ANNO 1971

CRONOLOGIA DELL'ANNO ( 1a PARTE )


all'attacco il "Pianeta Donna"
La "ribellione" passa in mano alle donne.
Le credevano passive, timorate da Dio, serve dell'uomo, angeli del focolare,
e invece le troviamo in piazza a spazzare via
duemila anni di pregiudizi e a riprendersi la dignità come "persone".

(vedi anche PIANETA DONNA. GLI ANNI DELLA RIVOLUZIONE FEMMINILE > >

qui una veloce panoramica dell' intero anno
segue poi la cronologia mese per mese

La VOCE di SARAGAT
MESSAGGIO INIZIO ANNO 1971

Saragat
GIUSEPPE SARAGAT

" discorso inizio anno 1971 "
(richiede plug-in RealAudio® o RealPlayer®)

 

 

Il 1971 !
Un anno quasi oscuro, poco noto (per chi non vuol vedere nè sapere), ma è un anno che ha segnato piu' di tanti altri il destino del Paese. Tutto quello che accadrà in seguito, nel bene e nel male come vedremo, parte da questo anno e tutto matura nell'ombra misterica e sfuggente di certe sedi di partito, dentro i salotti dell'alta finanza, dentro gli uffici comunali provinciali e regionali, dentro i piccoli e grandi negozi, dentro le immobiliari, dentro le aule, e perfino nel profondo dell'anima di ciascuno italiano. Oltre che dentro i covi di certi estremisti e dentro quelli che li dovevano tenere sotto controllo.

Questo 1971 arriva nel bel mezzo di una grave crisi economica. Dall'inizio fino alla fine il compagno di viaggio degli italiani nel corso di questi mesi è il totale vuoto di potere. Ideale compagno perchè si trasformi nell'anno della presa di possesso del territorio da parte di molti Italiani scaltri.
STA FORMANDOSI LA CASTA !!!

D ove nessuna categoria ne rimase esclusa.
a) I giovani politici della nuova generazione si impossessano delle segreterie.
b) I gruppuscoli ribelli dominano la piazza con gli "opposti estremismi".
c) I boiardi nelle aziende di Stato diventano i padroni d'Italia ("la razza padrona")
d) Gli amministratori locali con le Regioni dominano ora in tutte le attivita' locali. (nasce "la Casta")
e) I sindacati - commenta il Washington Post - "sono stati chiamati dagli avvenimenti a riempire il vuoto dei politici" - e di fatto diventano da questo momento e per dieci anni uno dei piu' forti poteri della societa' italiana.
f) I lavoratori si rimpossessano del loro "privato"; c'e' infatti una profonda disaffezione al lavoro che sembra contagiare tutti i settori di attivita': ed è la patologia morbosa dell'assenteismo, che inizia a toccare da quest'anno cifre da capogiro.
g) Nella scuola, ormai gli insegnanti pure loro nei due "disagi", quello economico e quello cosiddetto "della civilta'", scatenano la piu' grande contestazione mai vista in Italia e paralizzano totalmente la scuola. (hanno imparato dagli allievi!).

Insomma la "ribellione" e la "rivoluzione" è passata ora in mano ai padri!..... ma anche alle madri, alle figlie, alle mogli, cioè ....alle donne. Le credevano passive angeli del focolare, e invece le troviamo in piazza a spazzare via duemila anni di pregiudizi e determinate a riprendersi la dignità come "persone".
(vedi PIANETA DONNA. GLI ANNI DELLA RIVOLUZIONE FEMMINILE > >

(Per "RIBELLIONE SCUOLA" , "LA SCUOLA BOCCIATA" VEDI CAPITOLO DEDICATO > >

L'intolleranza, la contestazione, la ribellione sessantottina insomma sembra aver contagiato tutti, anche se il '68 e' gia' lontano e si aggira piu' solo come un fantasma. Salvo le donne che lotteranno fino in fondo.
Sembra che ognuno voglia tirare a campare pensando a se stesso. Il "progetto alternativo" che tutti si aspettavano sembra ormai evaporato nell'inerzia della rassegnazione. Il "sistema" che i giovani dicevano di voler combattere ha abilmente giocato d'astuzia e ha "regalato" loro una società permissiva consumistica ed edonistica e ha screditato, colpendole, tutte le avanguardie e quelle che di avanguardia non avevano proprio nulla. Alcune si sono rese persino ridicole, folcloristiche (come gli "indiani metropolitani"), mentre altre piu' spericolate hanno "giocato" a fare la guerra.

Infatti lo "stile" giovanile ha creato falsi hippies (nella borghesia e nel ceto operaio), ha creato strafottenti, scandali gratuiti, atti provocatori, finti poveri, le comunità agresti, la spiritualità indiana, l'amore libero e l'evasione con gli spinelli.
Mentre i settori (detti) "piu' impegnati", presi dal delirio di potenza, sperimentando la violenza (il "si puo'", il "facciamo paura") sono diventati violenti.
Non piu' schierati (i giovani!) uno accanto all'altro contro le generazioni adulte per la conquista di spazi e di agibilita' politiche e culturali, ma schierati ora l'uno contro l'altro, e perfino armati.

Sembra un paradosso eppure il "sistema", che ha sempre nella sua storia soffocato dentro la società l'autonomia del singolo o dei gruppi ribelli sempre reagendo, ha promosso invece in questi due tre anni il piu' singolare individualismo proprio dentro il "sistema".

Ma il secondo capolavoro machiavellico è quello di essere riuscita una certa politica a mettere i giovani uno contro l'altro. Ha colto lo slancio vitale e l'ha dirottato nella mediocrità, nell'etica della bellezza, nella libertà sessuale (divorzio e pillola, con il via libera il 17 marzo alla pubblicita' anticoncezionale), nell'erotismo, nella moda, nel consumismo di massa, e nell'antagonismo di quella civilta' liberista e opulenta, proprio dove inizialmente era stata indirizzata la protesta.

La politica, il sistema, la classe emergente, realizzati i due capolavori e ora al riparo dalla grande ondata della contestazione (che in pratica termina quest'anno visto che il prossimo non fa piu' notizia in se') dirotta le proprie energie non sull'impegno sociale, non sulla soluzione dei mille problemi economici e sociali della collettività, ma va a creare dentro le rispettive caste, spesso in connivenza, l'individualismo piu' smanioso misterico e sfuggente: dentro lo Stato, dentro i salotti della finanza, dentro la vecchia e la nuova borghesia, e tutti insieme danno inizio a un'altra epoca. 
Non proprio bella, un epoca del "chi può arraffa".

Saranno gli anni che costoro domineranno nella vita pubblica con un generale vincolo omertoso consociativo a base di ricatti incrociati fino al 1992. Nel 2000 alcuni vorrebbero rivisitare la storia, ma si nega tutto, "fuori le prove, fuori i nomi - dicono gli altri - in questi anni non è accaduto nulla!!!"
Già, ma in questo 1971 il debito pubblico era di 14 milioni, nel 2000 è di due milioni di milioni.

Nasce la "razza padrona", nascono le corporazioni dei commercianti, l'economia assistita, i poteri dentro le regioni e nei comuni, nascono le grandi lobby e l'economia sommersa. E cominciano le prime corruzione (o concussioni), come vedremo.
Tutti insieme, con l'immobilismo e quindi in un vuoto di potere, in dieci e piu' anni faranno tutti il proprio comodo. Cambieranno poi alcuni uomini dopo gli anni Ottanta ma il consociativismo rimase e la corruzione (o concussione) era ormai diventata una onnipresente "dazione ambientale".
La grande corruzione inizia il 26 novembre di quest'anno 1971, quando si scoprono i primi "fondi neri" per il finanziamento ai partiti, le prime tangenti date dalla Montedison alla DC, al PSI, al PLI, al MSI, al PSDI, e al PRI. Cioe' ai partiti di governo.
E sono gli stessi che a fine anno (anche se si stracciano le vesti nel vedere la destra avanzare, e l'accusano ipocritamente di essere la responsabile del terrorismo) manderanno al Quirinale GIOVANNI LEONE proprio con l'appoggio della destra pur di impedire di far salire sul Colle, MORO, FANFANI, NENNI.

La produttivitò industriale nel corso del decennio avrà periodi molto difficili, le maggiori imprese entreranno in crisi, con cadute, riprese, ristagni, ancora cadute e ancora riprese fino al 1980. Ma e' tutto apparente, le industrie piangono ma intanto decentrano, si lamentano dei costi ma si appoggiano al "sommerso"; a quel settore dove gli italiani in pieno individualismo si stanno mobilitando sfuggendo ai controlli sindacali e a quelli fiscali e stanno fondando la propria prosperita' in quella che verra' chiamata la "Terza Italia", che è la fortuna di molti italiani ma anche una singolare fortuna del Paese Italia lasciato allo sbando o meglio trasformato in una grande torta per i "banchetti".

Singolare perche' caleranno ufficialmente la produttivita', l'occupazione e gli investimenti, ma la domanda nei consumi risulterà sempre fortissima, così forte che l'inflazione parte quest'anno con un 10% e arriva a fine decennio a superare il 20% annuo. Cosa che non dispiace affatto alle aziende grandi e piccole che hanno contratto grossi debiti con le banche. Una manna!

Pagheranno invece i salariati che dovranno rimanere sempre sulla difensiva e chiedere ogni anno aumenti, che poi vengono subito vanificati dal rialzo selvaggio dei prezzi.

Una spirale perversa che pero' va tutta a beneficio dei produttori e commercianti, che faranno affari d'oro dopo quella che viene definita la "data storica" del commercio, che permette loro di non far piu' nascere concorrenti, di fare i prezzi che vogliono, e infine creare una corporazione con i referenti politici dentro ogni settore merceologico. (Un colpo di mano in grande stile!)

LE PAGINE DELLO SVILUPPO DELL'APPARATO DISTRIBUTIVO SONO
PAGINE NERE DELLA STORIA D''ITALIA, DAL 1971 IN AVANTI.
(ne abbiamo fatto un piccolo capitolo a parte -
CLICCA QUI )

Ma andiamo avanti......

 

UNO SGUARDO ALLA POLITICA

Il 1971 - titolava un giornale a inizio anno - "e' un anno difficile e per fortuna ne capita uno ogni sette anni". C'e' infatti la corsa al Quirinale che non è solo una grossa incognita, ma fin dall'inizio si preannunciano grosse "battaglia" fra e dentro i partiti e fra i maggiori personaggi aspiranti. Saranno 23 gli scrutini! I franchi tiratori impallineranno nomi di prestigio, come Moro, Fanfani, Nenni, mentre a Saragat gli daranno il benservito: 45 voti.
Ma quel giornale non immaginava che l'anno oltre che difficile era anche il primo di un decennio nero; cosi' oscuro che ne capita uno ogni secolo. Tante lotte visibili e invisibili, tante astuzie e tante incertezze, tanti drammi e tanti intrallazzi, tanti morti e tanto sgomento. E tanti altri colpi di scena nel "teatro" Italia.

La scena alla prima battuta di questo decennio è gia' sotto molti aspetti problematica da calcare per la improvvisa crisi economica internazionale quando Nixon dichiara l'inconvertibilita' in oro del dollaro e mette fine al sistema monetario internazionale.

Sulla scena nelle altre battute c'e' poi il disagio per la forte conflittualita' sociale provocata dai sindacati riuniti, quando, ormai forti e compatti, iniziano a spingere un po' troppo sulle rivendicazioni e sull'applicazione dello Statuto. Si diffondono così con gli scioperi, molta inquietudine e molti malumori che vanno ad allarmare ancora di piu' il ceto medio, gli industriali, i politici conservatori.
E come se non bastassero questi colpi, c'e' l' inquietante escalation del terrorismo che sconvolge l'Italia con omicidi e attentati, e dove ognuno gli da' la matrice che vuole, neri, rossi, anarchici, Servizi segreti. Ognuno ha le sue certezze e quel che è peggio pensa e scrive le sue verita' a titoli cubitali. Se per il cittadino comune che acquista poco i giornali non e' facile capire, anche per chi legge (e sono pochi in italia ) e' un'impresa molto difficile. Ci sono in Italia 11 quotidiani di partito, e altri 74 sono di tendenza: di destra 8, di centro destra 27, di centro 17, di centro sinistra 17 e di sinistra 5. E ognuno riporta le sue verità e il suo sdegno verso il suo avversario.

Non quindi uno scenario limpido, tanto meno felice, eppure sembra che gli italiani si disinteressano di ogni cosa. Dalla "strategia dell'attenzione" come voleva Moro, ha vissuto subito dopo la "strategia della tensione", ed ora, pur quest'ultima continuando per tutto il decennio, gli italiani entrano dentro nella "strategia della stagnazione e della disaffezione" anche se in qualche zona del paese qualcosa si muove e sussulta.

COLOMBO che guida un caotico governo di centrosinistra definisce l'anno difficile a causa di una "confusa stanchezza degli italiani per la democrazia". Il motivo di questa sua esternazione è che all'improvviso alle elezioni comunali c'e' la sorpresa.
Tanto allarmismo sui giornali e nei discorsi mentre avviene uno spostamento verso il conservatorismo, verso l'ordine ad ogni costo e ad ogni prezzo, con il "Boia chi molla" di Ciccio Franco, cioe' verso destra.

"Amaro fenomeno" scrivono alcuni giornali "dopo un quarto di secolo dalla Liberazione, l'Italia non ha ancora liquidato il fascismo".

I politici di governo non riflettono che sono proprio loro con gli errori, le incapacita' e le intemperanze ad aver agevolato questo spostamento. Ne' riflettono che la nuova classe emergente e' composta da quella generazione che alla fine della guerra aveva venti anni e che ora e' decisa a mettere in un angolo "il vecchio" e a farsi largo nelle leve del potere dentro la vita civile, religiosa e politica in un modo decisamente agnostico, distaccandosi da ogni dottrina idealista e sposandone solo una, quella dell'utilarismo piu' impudente; e lo fa anche sfrontatamente, ma sempre piu' spesso agendo nel sottosuolo con tanta complicita'. Tutti (soprattutto quelli che si scandalizzano) hanno piu' o meno scheletri nell'armadio da anni, e molti dei personaggi vogliono farsi perdonare qualcosa.

Questo agnosticismo lo inaugura la politica, ma tocca anche il mondo del lavoro, quello impiegatizio, e, fenomeno nuovo, anche quello operaio. Ma partiamo dalla politica.

La DC e' piu' impegnata a nascondere le sue beghe interne che non a occuparsi del Paese. Alla sua segreteria infatti ci sono lacerazioni dolorose. C'e' il sinistrismo di DONAT CATTIN e il centrosinistrismo di FORLANI e PICCOLI, mentre RUMOR e' (vecchia ruggine dorotea) ai ferri corti con MORO (aspirante al Colle), e non di meno ANDREOTTI e FANFANI (altro aspirante al Colle), ma i due, proprio non si comprendono a vicenda.
E oltre a DE MITA che ha gli stessi obiettivi di Moro (colloquiare col PCI) troviamo perfino alle ACLI (!) l'ex presidente LABOR che sta fondando un partito di sinistra svincolandosi dalle gerarchia ecclesiastica; ma anche questa è dentro tante contraddizioni (create dal Concilio). Una parte vorrebbe il dialogo perfino con i non cattolici, mentre un'altra va' creando rotture insanabili dentro quei cattolici che invece vogliono secolarizzarsi, mondanizzarsi "convertirsi al mondo" invece di "convertire il mondo".
Il papale giovanneo "segno dei tempi" sta creando insomma il problema della coscienza individuale nelle scelte di vita, dentro la societa' e dentro la stessa famiglia) (vedi il "caso Mazzi").

Ma ritorniamo alla DC dove corre il sospetto che una corrente giovane spregiudicata stia facendo un compromesso con una meta' del PCI per il referendum del divorzio e per l'appoggio da dare a MORO per farlo salire al Quirinale. Mentre un'altra corrente, non meno spregiudicata della prima, il compromesso lo sta gia' facendo con la destra (e ci riuscira'!).

Rotture anche nel PCI; una buona meta' aborrendo certi inciuci accetta solo il compagno NENNI al Colle e vuol rimanere fedele all'ideologia marxista-leninista.

Burrasche anche nel PSI; qui Mancini e De Martino con la teoria-obiettivo della "costruzione di equilibri avanzati" e di "convergenza" con il PCI stanno provocando forti contrasti all'interno, e consequenziali rotture nei rapporti con il PSU, che a sua volta lacerato, cambiera' fra poco nome, in PSDI, equamente diviso tra MAURO FERRI e MARIO TANASSI.

Ciclone anche in casa del PSIUP, di tale gravita' che alle prossime elezioni politiche subiranno una Caporetto. Neppure un seggio, esclusi dalla Camera!

Per ultimo il PRI, che non condividendo la politica economica esce all'improvviso dal governo ma lo appoggia in Parlamento. E qui non solo gli elettori non ci capiscono più nulla ma nemmeno i giornali che si chiedono a che gioco sta giocando La Malfa: perchè, per cosa e per chi.

Affermare, dentro questo panorama, come Colombo, che l'italiano è preso da una "stanchezza politica" non sembra proprio molto originale perche' e' una realta' endemica del Paese, e non solo nella politica, ma su larghi strati della popolazione. Ma che reagisce con un bell'antidoto. Infatti l'italiano in questi vuoti di potere sta rivolgendo tutte le sue energie all'arte di arrangiarsi; piccoli, medi e grandi soggetti si ritagliano il proprio spazio locale aiutati dal padrino di turno, mentre la politica centralista diventa solo utile, serve e servira' solo per farsi foraggiare con le sovvenzioni, che cadranno a pioggia a secondo del padrino piu' o meno potente. E i potenti si contano su una mano, un numero che corrisponde a quelle regioni che in Italia in questo decennio sono quelle che decollano (gia' ricordate).

(alla fine, nelle ultime righe della cronologia dell'anno 1970 abbiamo messo in comparazione i vari dati di due regioni, la Sicilia e il Veneto, anno 1970. Per il lettore sara' una sorpresa)

Ma la sorpresa di questo 1971 è nel mondo del lavoro. L'atteggiamento agnostico, il non porsi problemi, il non affannarsi a tracciare piani, come abbiamo visto sopra fare dalla classe politica, era un atteggiamento finora sconosciuto nel mondo operaio, mentre ora va espandendosi; il fenomeno del "posto vuoto" negli uffici e nelle fabbriche si va ingigantendo.
La disaffezione al lavoro contagia tutti i settori di attivita', quello privato e quello pubblico, nel Nord e nel Sud. E non avviene durante un felice periodo dell'economia italiana, ma in un momento di crisi, di ristagno, quasi di recessione, e dove nel corso dell'anno la lira diventa piu' debole delle altre valute europee perchè piu' debole è la sua economia.

Ma il fenomeno non è legato alle pure leggi economiche, ma avviene perchè è finita un'epoca. Ed è un fenomeno che interessa forse piu' il biologo e il neurologo che non il politico, l'economista e il sociologo, che non ne hanno azzeccata una in questi anni.

 

La "fiat-rivoluzione culturale" italiana, non "maoista o leninista"

CON LA DISAFFEZIONE 
NASCE LA "TERZA ITALIA"
Alberoni li ha chiamati
" i negrieri del sommerso "

*** Sicilia -Veneto 1970 a confronto)

 

Anche se i sindacati hanno avuto nel corso dell'anno grosse polemiche  al loro interno per il sofferto "patto federativo" ( vedi UNIONE SINDACATO ANNO 1971 > > il fenomeno di mancanza di interesse per il lavoro, la disaffezione degli italiani, non è per nulla dovuta alle agitazioni sindacali (interne ed esterne), ai malumori delle singole categorie in lotta (ora anche dentro l'impiego pubblico) ma viene fatto risalire a diversi ordini di cause.

Primo imputato: La fabbrica moderna, le tayloristiche (o fordiste) tecniche produttive, i ritmi vertiginosi delle macchine, le catene di montaggio, gli orari sfibranti, gli straordinari, i turni di notte alternati a quelli di giorno, i processi metabolici alterati, i pasti affrettati e disordinati, e infine una affettività familiare e un vivere sociale in una continua compromissione, sempre disorganizzata; che sono per alcuni psicologicamente insostenibili. La società è cambiata è diventata più articolata e frammentaria. Il mondo del lavoro centrato sulla fabbrica sta improvvisamente cessando di plagiare l'organizzazione sociale.

Ed eccoci alla cifre. Per tutto il periodo del "boom" e fino al 1965, il tasso medio di assenze nelle fabbriche era stato del 5%, poi iniziò a salire. In questo 1971, è del 13% poi salirà ancora; all'Alfa Sud si toccò un giorno il 40%. Alla Fiat ogni giorno 20.000 operai risultano assenti, 35-40 milioni sono le ore perdute nel corso dell'anno.
Gli industriali danno la colpa alle troppe garanzie dell'art. 5 dello Statuto dei lavoratori e ai medici della Mutua troppo zelanti nel rilasciare certificazioni.
Ricordiamo che prima dello Statuto, le ispezioni al dipendente assente malato venivano effettuate da personale - guardie o fattorini - dello stesso datore di lavoro. Se riscontravano che era una simulazione o era assente da casa poteva procedere all'immediato licenziamento.

Ma i medici "zelanti" dell'INAM si difendono. "Le diagnosi? è vero, non sono grandi malanni, ma sono specifiche patologie causate dai ritmi e dal tipo di lavoro alienante, malattie a risolvere le quali è spesso sufficiente un breve periodo di riposo; che non è un regalo, ma una seria necessità fisica e psichica del lavoratore "malato". Non occorre necessariamente che stia a letto o debba avere per forza la febbre".
Un luminario dell'INAM polemicamente aggiunse "Non si possono togliere sette milioni di contadini dalle campagne e immetterli in un ciclo altamente tecnicizzato senza che si verifichino conseguenze per la salute" (aveva ragione allora Wiener che abbiamo citato più volte in questi anni "chi vuol trasformare in formiche gli uomini, non conosce ne' le formiche ne' gli uomini!"

"Condannare un uomo a svolgere funzioni limitate e ripetitive, come una formica, costituisce una degradazione della natura stessa dell'uomo. Inoltre si commette un grave errore, non si avra' mai una formica e mai un uomo.  Ogni societa' efficiente che crede a un certo punto di aver trasformato l'uomo e l'intera sua societa' in efficiente formicaio, fallisce perche' non ha studiato e non ha osservato ne' le formiche ne' gli uomini.
"Non sono affatto abnormi e inutili tutti quei comportamenti umani che non hanno la razionalità, la meccanicità e la produttività dei meccanismi autoregolantisi (comprese quelli politici ed economici). Se si vogliono trarre conclusioni sull'uomo bisogna studiarlo e accettarlo complicato com'e'". (Wiener, Introduzione alla cibernetica, Ed. Boringhieri)

Quindi il secondo imputato di questa disaffezione non è solo la fabbrica ma è il modello di società; il fenomeno del "posto vuoto" si va allargando, ingigantendo;  L'ASSENTEISMO contagia tutti i settori di attività, in quello privato e in quello pubblico; negli uffici e nelle scuole, nel commercio anche se in questi ultimi comparti in minor misura per i rapporti più ravvicinati.

Insomma il "lavoratore" italiano (che non è più solo l'operaio proletario ma anche l'impiegato, pure lui ora sindacalizzato) ha mutato pelle; è crollata tutta una impalcatura che gli economisti i politici e gli industriali avevano costruito su di lui ("uomo formica laborioso") soprattutto nella fabbrica taylorista, con l'organizzazione scientifica del lavoro, con l'organizzazione a catena o il cottimo, cioè quell'ideologia che secondo gli esperti spingeva il lavoratore ad accettare e adeguarsi a questo sistema perché pungolato dall'incentivo economico che lo avrebbe trasformato in un buon Homo oeconomicus , cioè mosso soltanto dalla molla del guadagno monetario individuale; facendo ore straordinarie, accettando i cronometristi e il cottimo, i locali insalubri e pericolosi, e sobbarcandosi non solo i disagi ma anche pagando 1.633.559 infortuni e 4.360 morti sul lavoro in un anno. (11 infortuni al minuto, e 7 morti al giorno - sono i dati dell'anno 1971!!!!!!).

Ma era passato il '68, ed erano avvenuti (malgrado tanta confusione e pochi punti di riferimento) mutamenti di valori e di atteggiamenti che avevano determinato una generale atmosfera anti-industriale. La contestazione aveva sì esaltato comportamenti irrazionali da ogni parte criticati, ma aveva anche fatto scoprire a molti che l'uomo non è soltanto una formica. I contestatori avevano vissuto una sola "primavera abbagliante" ma molta di quella primavera anche quando se ne tornarono a casa era rimasta loro addosso; addosso a tutti, a quelli non impegnati e a quelli impegnati anche se con tanti errori commessi. 
Putroppo Don Minzoni era stato profetico in un discorso a Torino il 20 dicembre 1922 " Non sono mai le masse che fanno le rivoluzioni e a loro profitto; ma sono le classi di dominio che si servono anche delle masse, ove occorra, per fare le rivoluzioni" E questo accadde subito dopo e anche in questo 1968-1971. Ma comunque qualcosa rimase!

Senza alcuna ripercussioni politico-ideologiche (salvo i dissociati gruppuscoli di estremisti) il loro slancio vitale, il loro stile giovanile diventò oggetto di ammirazione da parte degli adulti. Ed ecco il "miracolo" questa volta non economico ma quasi "biologico" e "psicologico"!

Se l'azione dei sessantottini non è riuscita ad abbattere il "sistema" ha comunque ottenuto una "rivoluzione della coscienza" dei padri, che improvvisamente si liberano delle loro tradizioni e si mettono a imitare i giovani. Si mettono anche loro i tanto deprecati teppistici jeans, e diventano anche loro anticonformisti come i giovani, s'impossessano della libertà sessuale dei giovani, della loro musica, scoprono la moda, iniziano a curare il corpo, e il tempo libero lo fanno diventare sacro; insomma tutti vogliono diventare giovani, e tutti scoprono l'individualismo tipico della gioventù (e non è biologico questo?), e lo fanno con una tale accelerazione che si liberano di venti anni di vita da formiche e intaccano i presupposti sociali e psicologici delle motivazioni al lavoro e della subordinazione. (me ne parleremo ancora nei prossimi anni)

Quello che però manca ora a tutti, in questo riavvicinamento delle due generazioni (quasi una ubriacatura collettiva) sono i nuovi valori. Ora i padri dai figli (che ora cercano e cercheranno invano i propri figli come zattere di salvataggio) si aspettano da loro anche questi nuovi valorii; invece per entrambi c'e' solo il modello culturale della società dei consumi e quello edonistico che non guarda alle ideologie cattoliche o marxiste, ma propina modelli e comportamenti in piena autonomia senza porsi tanti problemi etici e morali; la sua sola  "missione" è creare un modello egualitarista tra le classi, tra i gruppi, e tra i singoli, e poi produrre e vendere loro qualcosa, possibilmente tanto; poi Stop!
Finisce qui il loro compito e la loro "missione". I produttori e quelli del marketing mica sono nati per fare i pedagoghi, i filosofi, i sociologi e tantomeno i moralisti.

Anche Nietzsche diceva "non chiedetemi di fare l'uomo, io non sono un ingegnere, sono un filosofo" figuriamoci se lo potevano fare i media, i produttori e i commercianti, questo non era compito loro.

Alberoni nel 1975 scriveva così riferendosi a questo 1971 già lontano "I modelli culturali della società dei consumi penetravano nella società a poco a poco, come comportamenti di fatto non integrati con i valori tradizionali. La gente si comportava in modo diverso, ma cercava di continuare a credere in modo tradizionale. La trasformazione economico-sociale era cioè avvenuta secondo una modalità di "aggregato", attraverso tante e tante decisioni individuali, senza dare luogo a rielaborazioni collettive e a nuovi campi di solidarietà".

Ma come avrebbero potuto farlo? Ci si poteva cambiare abito, ma mica potevano cambiare la testa con quella cristallizzata pseudo-educazione arcaica e medioevale che c'era ancora dentro in ogni famiglia. I valori tradizionali erano ancora legati a certe superate concezioni della vita che perfino a una mente limitata -appena si affacciava alla finestra- apparivano anacronistiche, alcune perfino indegne della dignità umana (es. il mondo femminile). Eppure nonostante queste disimpegnate riflessioni si buttò con l'acqua sporca (e com'era sporca!) anche il bambino.

 
Nell'arco di dieci anni tutta l'impalcatura istituzionale e culturale tradizionale appare quindi trasformata, sconvolta. Il venire meno delle certezze tradizionali non era compensato dal sorgere di nuove istituzioni politiche e culturali che davano la stessa fiducia di quelle antiche. Ne' se le potevano creare dal basso da soli queste istituzioni. Ci provarono in Francia alla Rivoluzione a coltivare i nuovi 
"Culti della Ragione" il nuovo  Culto trinitario, il nuovo  "Culto dei dodici apostoli martiri"; ma -nonostante l'illuminismo di tanti dotti-  fallirono miseramente. Fu un patetico scimmiottare ciò che volevano a tutti i costi abbandonare. Nulla di creativo, nulla di nuovo.

Oltre a questo, in Italia si aggiunsero poi dieci anni di incertezze economiche e altrettanti dieci anni di terrorismo, che non spaventarono più di tanto, ma crearono solo una maggior spinta all'individualismo ("il riflusso" fu chiamato) che non si arresterà più. (Ancora nel 1998 una indagine dell'Ist. Poster nel Nord-Est, rivela che il 75% della popolazione rifiuta le relazioni sociali e crede che sia opportuno badare anzitutto ai propri interessi).

Ma è un decennio questo dove comunque, scoperte altre "virtù", in Italia nasce un'altra penisola dove pur bagnata da mari di intrallazzi, corruzioni e dalle spregiudicatezze di uomini pronti a tutto per la loro ascesa, gli italiani con questo individualismo -che a ben guardare non vi si scorge che l'amore per il proprio io- (e questo lo avevano frustrato con l'evangelica rassegnazione) paradossalmente salvano l'Italia dal disastro economico. Lavorano molto, alle ore che vogliono, nei sottoscala, nei garages, di notte e di giorno, al mare ai monti e al piano, sono degli sfruttati e sanno di esserlo (autosfruttati); ma hanno fatto una scelta libera e non la scambierebbero mai con quella collettivistica leninista o maoista.

La polemica fra De Rita e Alberoni è rimasta famosa. Il primo che aveva capito con anni di anticipo l'inarrestabile fenomeno  premeva i politici ad interessarsene (si formò anche una inutile costituente), mentre il secondo lo accusava di predicare la "filosofia del disordine", "la legge degli espedienti" (era la Terza Italia!) , di "incitare i negrieri al sommerso"
Alberoni lo si può giustificare; lui scriveva dentro uno studio asettico, fuori non c'era mai stato, De Rita sì. Alberoni insegnava a Trento, sociologia (quando insegnava- perchè lì nel '67-68 nacquero i primi fermenti rossi (!?) e neri  (!?) - c'era anche un principe! oltre tanti figli di papà).

 Università sempre barricata. Vi studiavano Curcio e C. Quando non erano in sciopero li si poteva incontrare alla saletta rossa del bar del Teatro Sociale. Teorizzavano, ma nulla sapevano cosa stava effettivamente accadendo nel resto del Paese. Chi scrive (ispettore su tutto il territorio nazionale) durante la settimana percorreva 2500 chilometri in giro per l'Italia vivendo le vere realtà, e quando li incontrava il sabato o la domenica scambiando qualche opinione, loro di queste realtà non sapevano nulla. Erano lontani; leggevano i testi rivoluzionari dell'800. Inapplicabili alle nuove realtà, e ai nuovi italiani anni Settanta.

Ideologicamente questi italiani negrieri del sommerso, virtualmente sono con i contestatori, ma non fanno rumore; lavorano tutti a testa bassa. Sono in un certo senso tutti anarchici ma senza mettere bombe lavorano sedici ore. Forse votano poi per i comunisti, forse per i democristiani, ma sono lontani, estranei dalla mentalità immobilista dei politici che nonostante tutto poi alle elezioni li vanno a votare. E questo sia nella Romagna rossa come nel Veneto Bianco.

Con gli esempi che vengono dall'alto, con le ideologie rosse a Rimini (rossa) ci fanno una frittura mista e seguitano a costruire le pensioncine e gli alberghi  non per "il popolo" ma ognuno il suo. Mentre a Vicenza con le ideologie bianche ci fanno il baccalà, intanto seguitano a costruire le fabbrichette, non per la "comunita' evangelica" ma ognuno la sua. Nelle Marche padri, madri, figli, nonni e bisnonni "dal levar del sole" fino a notte inoltrata, cuciono scarpe, a Carpi invece fanno maglie notte e giorno alternandosi. 
Non sono "impegnati" come i "gruppuscoli" ma si sono impegnati - e molto - a difendere una sola cosa: il proprio individualismo, "Diventa opportuno badare anzitutto ai propri interessi"

E' l'anno 1971. Un anno che nel segno della crisi e "della nuova vita" si riapre la storia d'Italia.
I sindacati stanno litigando per l'unione, gli italiani per la disunione.
SINDACATO ANNO 1971 > >


SICILIA e VENETO A CONFRONTO

( non abbiamo preso un 1945, ne' un 1955, ma il 1970! )

Riportare impressioni servono a poco, sono le cifre che raccontano.
Prendiamo dunque queste due regioni che pur distanti tra loro, sono in questo inizio anno 1971 a pari condizioni demografiche, produzione agricola e industriale, risorse e reddito.
Quindi una al Nord (da poco "rumoriana") e una al Sud. La Sicilia e il Veneto.
Il Nord-Est anni Settanta!
sembrano in tutto e per tutto gemelle

SICILIA VENETO
abitanti 4.876.000 4.088.000
aziende agricole 557.000 312.000
media ha 4,2 4,8
aziende agricole private 417.000 279.000
media ha 2,7 3,3
aziende bestiame 236.000 203.000
imprese industriali 46.605 48.400
PIL 2.633 miliardi 3.104 miliardi
reddito per occupato 1.663.000 1.872.000
reddito totale 2.377 miliardi 2.820 miliardi
ferrovia 1739 km 1.234 km
autostrade e strade stat. 3.380 km 2.580 km
n. autovetture 534.000 568.000
forze lavoro 1.434.000 1.528.000
0ccupati 1.374.000 1.492.000
disoccupati 60.000 36.000
negozi alim. 43.988 35.164
negozi vari 43.524 44.022
ambulanti 26.088 20.143
sportelli bancari 853 810

 

MESE PER MESE

 

L'inizio di tanti mali.
Crisi monetaria mondiale decennale
L'Italia inizia con il 10% d'inflazione
ma corre verso il 22%.
Per chi ha fatto i mutui per la casa
è una manna dal cielo.

 

 

14 GENNAIO - Dopo i vari interventi della Commissione parlamentare sui servizi segreti vengono portati a conoscenza i risultati ottenuti riguardo al fallito colpo di Stato del 1964 (vedi 1964). La commissione parlamentare anche se non ha potuto prendere visione del piano "Solo" per i tanti segreti di Stato (gli "omissis") invocati dal governo, conclude i suoi lavori e presenta la sua relazione finale che viene sottoscritta dalla DC, PSI, PSU, e PRI.
Documento dove si esclude che a quell'epoca vi sia mai stato un tentativo di colpo di Stato. Nello stesso tempo si avanzano delle proposte per formare una commissione per il riordino dei servizi segreti. (al governo c'e' Rumor e agli interni Restivo).
(ad ogni cambio di guardia un riordino dei Servizi! Nessuno si chiede cosa andranno a fare i  "mandati a casa". A fare la calza o a mettersi a servizio di qualcuno?)

Ma in parallelo si erano concluse anche le altre tre relazione dell'opposizione - della sinistra in particolare - che dicevano e sapevano ben altro. Che il golpe nel '64 c'era stato (tutti ignorano ancora quello dello scorso 7 dicembre di Borghese) e che erano accaduti quel giorno dei fatti gravissimi:  oltre a una struttura eversiva guidata del generale De Lorenzo (solo = di carabinieri), c'era a fiancheggiarla (o a contrastarla)  anche una fantomatica struttura parallela ai servizi segreti, ancora più potente. Così autorevole e molto bene organizzata dall'alto che li aveva però fatti (!) desistere.

Su questa fantomatica struttura segreta di cui nessuno sapeva il nome (non distinguendo i politici gli appartenenti alla Cia, Sid, Sifar ecc.- Una ignoranza abissale) si discusse per anni, ed emergerà come un'ombra ad ogni processo sui presunti organizzatori e autori della "strategia della tensione" e quindi colpevoli di attentati e stragi, a partire da Piazza Fontana.
Verrà debolmente alla luce quando:
a) Nel 1973 verrà incriminato Giannettini;
b) Quando nei suoi confronti verrà spiccato un mandato di cattura il 14 agosto del 1974, dopo che il 20 giugno era stato riconosciuto come agente informatore del Sid dal ministro della difesa Andreotti;
c) Quando arresteranno nel 1976 il capo dell'uffico D del SID per aver fatto fuggire il medesimo Giannettini.
d) E quando nel processo di Catanzaro Giannettini nel 1979 fu condannato all'ergastolo con Freda e Ventura per la strage di Piazza Fontana (ma poi assolti il 1° agosto 1985 dalla Cassazione)

Se ne parlo' ancora il 18 ottobre 1990 quando esplose con tante polemiche dentro le massime autorità istituzionali della repubblica il "caso Gladio", e finalmente si scoprì il nome di questa struttura: appunto la " Gladio". Una organizzazione clandestina dei Servizi volta a contrastare anche con mezzi militari, l'avanzata del comunismo. (ma ogni governo nero-rosso, bianco o giallo, fa la stessa cosa, in ogni regime)

A curare i tanti omissis durante l'inchiesta del piano Solo dal 1966 al 1969 c'era il sottosegretario alla difesa Francesco Cossiga, che fu proprio lui poi nel 1990 a difendere la legittimità della "misteriosa" organizzazione paramilitare che, da quanto emerse, solo lui, Taviani e Andreotti ne conoscevano l'esistenza.

Abbiamo riportato già in altre pagine negli scorsi anni cos'era la Gladio. Non una struttura ideata o a disposizione delle autorità di governo, anzi quasi tutti i politici non ne sapevano nulla; ecco perché tante accuse di alcuni partiti alla stampa compiacente che parlavano di deviazioni dei servizi segreti ad ogni fatto di sangue (accuse da destra, da sinistra e dal centro). Probabilmente qualcuno ne avvertiva la presenza ma era qualcosa di sfuggente (ne' poteva essere diversamente se era segreta! Con tanta gente poco raccomandabile in giro oltre che trasformista)

Le basi per la costituzione di questa organizzazione erano state poste nel 1956 con un accordo italo-americano sottoscritto in gran segreto il 26 novembre non dal governo italiano ma da due esponenti politici Si trattava di una "rete clandestina post-occupazione" i cui uomini con specifici compiti dovevano vigilare, informare o nel momento piu' critico, una parte, quella operativa, entrare in azione come forza in caso di presa del potere della sinistra o di una invasione dell'Italia da parte dell'Urss o qualsiasi altra iniziativa come quella terroristica.
Come in effetti avvenne, anche se la sinistra parlamentare non fu per nulla coinvolta, anzi venne l'imbarazzo quando le bande cominciarono (il 17 giugno '74 a PD - col il primo fatto di sangue) a fregiarsi di "rosso", anche se il Pci sapeva benissimo che venivano dalle sue fila (con quale ideologia in testa, saperlo non era facile).

In sostanza questa organizzazione segreta Gladio doveva agire ne' più ne' meno come avevano agito i gruppi di partigiani durante la guerra, che erano strutture paramilitari "clandestine" appoggiate, aiutate e foraggiate dagli angloamericani, nonostante i gruppi della Resistenza in buona parte appartenessero alla sinistra. Soltanto che questa volta la sinistra stava dall'altra parte della barricata, c'era in Europa la guerra fredda, e la vigilata questa volta era proprio la sinistra, non la "destra fascista" del '43-'45).

Questo tipo di accordi erano stato fatti subito dopo la fine della guerra, ma se prima rientravano nella normale sfera politico-militare dell'Alleanza atlantica, dopo, nel 1956 uscirono fuori da quel campo d'azione, o meglio crearono una struttura parallela a quella esistente che comunque rimase in piedi alla "luce del governo", con il Sid.
E i motivi erano le non chiare posizioni dei governi in Italia, che si erano avvicendati con un partito di maggioranza molto volubile e poco affidabile (Fanfani segretario della DC, finita l'era degasperiana, aveva prima nel 1956 nel modo più assoluto escluso accordi con i partiti di sinistra, poi nel '57 aveva reclamato l'autonomia politica della DC dalla gerarchia ecclesiastica; subito dopo a Vallombrosa aveva sfumato nei confronti del PSI; e addirittura nel '58 proprio lui andò a formare un governo di centrosinistra. Il tutto in due anni, creando non pochi imbarazzi e dissensi dentro il suo partito. (Rumor, Taviani, Colombo, Sarti, Morlino, ecc.) Ma erano passati dieci anni, e Fanfani in mezzo ai nuovi rampanti dopo il '59 cominciò a contare sempre meno. Come abbiamo già letto in precedenza. Non gli diedero molto peso.

Gli americani (in piena fobia anticomunista nel loro paese) avevano ragione a non fidarsi. Troppi i personaggi che "mutavano" direzione. Li consideravano poco affidabili. E capiterà infatti che anche se premier, o ministri degli Interni o della Difesa, alcuni uomini politici italiani non seppero mai nulla  dell'esistenza della Gladio fino al 1990; neppure il potente Fanfani e neppure Rumor e C.

A conoscenza erano solo un paio di politici, i piu' affidabili secondo gli americani. E visto che la Gladio rimase segreta per 34 anni, la fiducia era stata a quanto pare ben riposta in chi ne faceva parte.

A far parte della Gladio non erano dei "rambo" ma dei normalissimi particolari cittadini (di fede e di provate capacità) che si muovevano disinvoltamente sul territorio nazionale nell'ambito di attività che non avevano nulla a che fare con gli apparati militari, ma comunque svolgevano delicati incarichi parallelamente al proprio lavoro senza destare i minimi sospetti. Uomini itineranti o mobili. Potevano essere degli autentici rappresentanti e giornalisti che giravano l'Italia, oppure dei semplici autentici studenti che frequentavano le università e si mischiavano in mezzo ai mille estremisti di destra o di sinistra, nelle aule, nei covi, e anche dentro nelle caserme e addirittura tenevano sotto controllo i "Palazzi" (vedi la parte finale del 7 luglio). Quel che è certo, visto la stabilità che si mantenne nel Paese nonostante alcuni momenti che sembrarono drammatici e destabilizzanti, svolsero i compiti nel modo migliore e fortunatamente con moltissimo equilibrio anche se dovettero guardarsi le spalle dai colleghi delle varie "schegge". 

Infatti alla normale partitocrazia, che si era pero' ultimamente trasformata in correntocrazia, rimasero quelli del Sid, ma soprattutto si affiancarono quelli che dal Sid erano stati cacciati e mandati a casa dai nuovi "potenti" delle emergenti correnti. E ogni capo corrente entrando con le altre in contrasto creo' dalla sua poltrona con alcune "schegge" il suo "partito traversale" dentro le maggiori istituzioni dello Stato al fine non solo di impedire l'ingresso al governo della sinistra, ma indebolire e contrastare con ogni mezzo alcuni capi corrente che alla sinistra facevano gli occhi dolci (non a caso, finita l'" era Leone" -che congelo' per sette anni i sogni dei "ribelli" DC) alla vigilia di un'apertura al PCI, eliminarono Moro; e non a caso contro queste forze politiche che si opponevano a una seconda Repubblica caratterizzata in senso presidenziale, negli Anni Novanta si scatenò il "picconatore" Cossiga.
Insomma, molti recitarono negli "anni di piombo" che ci aspettano, una grande sceneggiata. Comparvero addolorati nei funerali delle vittime, o si scagliarono indignati contro il clima del terrorismo attribuendolo alla destra, ai reazionari di sinistra o a disegni eversivi dei servizi. 
Una gran bella sceneggiata! Il tutto appoggiato da una buona parte della stampa in mano alle correnti, che se non si schieravano, direttore e giornalisti dalla sera alla mattina li mandavano "a spasso", come fecero al Corriere e al Gazzettino e tanti altri).

L'aspetto inquietante delle rivelazioni, dei depistaggi, delle coperture, e il sapere il coinvolgimento dei servizi, fece stampare per anni quintali di carta da giornale, con tante faziosità. Quelli del centro (di destra) sempre ipocritamente battevano sul tasto che si volevano creare le condizioni favorevoli al colpo di destra; lanciavano il sasso ma poi ritraevano la mano quando si chiedeva loro qualcosa di piu' ; quelle di destra dicevano a quelli del centro che erano azioni per far ricadere la colpa sul MSI.
Mentre la sinistra qualificava la presenza dentro le  BR di sedicenti gruppi mossi da fantomatici servizi segreti per dare allo Stato la possibilità di organizzare nuove forme di repressione (tesi che venne sempre rifiutata da tutti i brigatisti (Valerio Morucci sul Manifesto del 25 ottobre 1993 seccamente dirà "Eravamo comunisti, non qualcosa d'altro").(ma la sua è una opinione, però valida quanto le altre. Inoltre parlare al plurale è molto azzardato; poco o nulla sapeva degli altri con i quali allora conviveva, e forse neppure lo sa oggi)

La realtà era che in questo periodo, l'Italia dopo aver rimosso la guerra, uscita dalle umiliazioni morali, sofferte quelle economiche, stava attraversando con la generazione che aveva voluto dimenticare e con quella che queste situazioni non le aveva vissute, un periodo di profonda trasformazione sociale, culturale, economica, religiosa e di costume; e in un modo uniforme, mai avvenuto in passato.
Alcune forze intendevano opporsi a questo cambiamento, a questo passaggio dell'Italia (uno degli ultimi paesi d'Europa) nella condizione di paese occidentale avanzato, e queste forze non venivano dall'esterno ma dall'interno ed erano legate al fenomeno del terrorismo per opporre la  "resistenza" a questo "nuovo", a questa "rivoluzione moderna". "Era come se tutta la società italiana avesse quelle età stesse, cioè, nascendo e modellandosi. Nel bene e nel male. Era cominciata la rivoluzione "moderna" e il moderno è assieme suggestivo e lancinante; crea e lacera; ti fa impazzire di gioia e di desiderio e poi ti lascia nella più cupa disperazione" scrive GIAMPIERO MUGHINI oggi, che allora aveva vent'anni.

Invece il "vecchio" la forza contraria veniva dai politici provenienti da una borghesia provinciale (che prima non contava nulla); veniva dagli accademici arroccati alla cultura "baronale", e veniva anche dagli intellettuali (!?) che non avevano capito nulla di quel momento che stavano vivendo, e ce lo descrivevano così: "Studenti matti, estremisti e provocatori, una minoranza di facinorosi, giovanottelli allergici al sapone e al rasoio. Sotto la loro rivoluzione culturale il mio naso (*) avverto puzzo piu' di Bakunin che di Mao, cioe' alibi ideologico di quello che noi, ragazzi (!!!!!!, Ndr) altrettanto turbolenti, ma non meno presuntuosi, chiamavamo cagnara, caciara, buriana, ammoina, quarantotto. Possono contare sulla nostra solidarietà. (!!!, Ndr) Gli chiediamo solo di dissociarsi con piu' risoluzione degli altri, quelli che si chiamano rivoluzionari, ma che in realta' sono solo dei disertori". Indro Montanelli anno 1968, 6 marzo, Corriere della Sera". (*) Quello di "Turatevi il naso ma votate DC", Giornale Nuovo (Cefis), Elezioni Giugno 1976 (ed era gia' scoppiato lo scandalo Lockheed).

VINCENZO VINCIGUERRA, quello che il prossimo 31 maggio sara' l'autore della strage di Peteano (il 12 settembre 1979 confesserà le proprie responsabilita' e sara' condannato) rivelerà legami con una struttura parallela ai servizi segreti, dipendente dell'Alleanza atlantica e conosciuta da alcuni vertici politici e militari. In una intervista a ZAVOLI dirà "Eravamo (anche lui parla al plurale. Ndr) impegnati in una attività politica contro un sistema di partiti che non poteva trovare il nostro favore....Dalla analisi della nostra azione, si arriva alla conclusione di uno scontro frontale con lo Stato...Questa è la guerra che i tecnici degli stati maggiori, chiamano non ortodossa. La guerra che ha per obiettivi le menti, le coscienze, i cuori e gli animi degli uomini, non i territori. La guerra non ortodossa non risponde alle regole della guerra classica. Questo degli agguati, degli attentati, non è che un mezzo, uno dei tanti impiegati in questo tipo di guerra anche dai militari in uniforme ai quali, pero' nessuno rimprovera l'adozione di certi metodi". 
GIANFRANCO BERTOLI un altro sotto processo per la strage alla Questura di Milano nel '73, anche lui si confessa: "... si servirono di me, perché a quei tempi non si ammetteva il terrorismo di sinistra e serviva il pericolo fascista..... Che cosa penso di quegli anni? che il pericolo fascista era volutamente sovradimensionato".

((Nel 2010- 2030 forse conosceremo nei minimi dettagli, questa Italia buia, del "terrorismo ancora in cerca d'autori" e dei mandanti, ma se su un computer gia' oggi si fa un relazionale incrociato di fatti e nomi (le carriere politiche, le connivenze, le lotte intestine, le beghe personali, i torti, i voltafaccia di ognuno e i conniventi) la chiave di molti misteri apre già qualche porta della verità, non quella ufficiale, ma quella che ognuno con un grande collage può farsi da se')) .

Perfino i brigatisti, compresi quelli sul delitto Moro sanno molto di più di quel che dicono. Ma continuano a tacere, a coprire, o a non poter dire quello che non sanno. Ma - si chiedono in molti - se i brigatisti erano "rossi" e Moro stava portando i comunisti alla Camera l'11 marzo 1978, perche' mai avrebbero dovuto uccidere Moro?

Forse
perche' era l'uomo che stava... "trovando soluzioni tra le forze non democratiche nonostante sia l'atteggiamento del nostro governo statunitense nei confronti dei partiti comunisti in alcun modo mutato.
I leader democratici devono dimostrare fermezza nel resistere alla tentazione
"
.
Comunicato Dipartimento di Stato USA all'Italia del 12 gennaio 1978, dopo la Relazione dell'Ambasciatore GARDNER. 58 giorni prima dell'11 marzo, 60 giorni prima del rapimento di Moro; 118 giorni prima della sua esecuzione.
Forse? è molto improbabile.

Infatti l' "assassinio di Moro" provocò l'effetto boomerang: la Camera e il Senato insieme quasi all'unanimità per la prima volta nella storia della repubblica votò a favore del governo "Moro"; poi dopo pochi giorni si aprì la campagna diffamatoria contro il centro-destrista Leone; dopo 20 giorni si approvò la legge sull'aborto; l'8 luglio al Quirinale salì un capo socialista della Resistenza (Pertini); e il 27 agosto Craxi scrisse il nuovo Vangelo socialista. Un en plein.

La CIA non poteva aver commesso tutti questi errori! I comunisti nemmeno, infatti (e non c'entravano per nulla) sulla comprensibile indignazione persero 1.500.000 di voti alle politiche e 2.300.000 alle europee. Chi ha eliminato allora politicamente Aldo Moro? Bisogna aspettare il 2010-2030!)
Ma andiamo avanti nella cronaca di quest'anno.

 

 

Il gruppetto della DC "PI-RU-BI" (*)
al completo: PIccoli (TN), BIsaglia (PD), RUmor (VI)
(*) (Dal nome dell'Austostrada PD-VI-TN)
(caduti i "3 feudi" è
poi rimasta incompleta)

 

 

 

 

- 19 GENNAIO - DE MITA scalpita e riafferma alla direzione DC (lo aveva già fatto seriamente nel '69 a Firenze, chiedendo un patto costituzionale aperto al PCI) che "il partito non può proprio rifiutare l'offerta di disponibilità di collaborazione che viene dal PCI".
Ma qualcuno si allarma.

DE MITA è un giovane molto intelligente, ma è un ribelle dentro la DC fin dal 1964, quando alle precedenti votazioni per il presidente della Repubblica fu sorpreso a votare scheda bianca anzichè Leone; una rilevante indisciplina che gli costò la sospensione dal partito (e quest'anno in vista c'e proprio la "sorpresa" Leone!)
Ma questa volta De Mita non cadrà in disgrazia, anzi, sarà sempre dentro i governi Andreotti, Moro e Rumor, e salirà ancora.

L'avellinese è grintoso, insofferente alle "mummie" del partito e ha una forte capacità di sintesi. Capisce i momenti difficili e ha capito subito i "nuovi tempi"; vorrebbe un rinnovamento totale, ma deve purtroppo scontrarsi con la corrente dorotea e con quella di destra dove scalpita da anni un altro rampante protetto dai vecchi e nuovi "baroni" , FORLANI, un tempo il delfino di FANFANI.

Ci vorranno dieci anni perche' all'interno della DC afferrino le idee di De Mita; e di fronte al crollo della DC nel 1983 (perdita del 6,9% al Senato, 5,4% alla Camera) correranno ai ripari e lo eleggeranno segretario, ma quando già era arrivata la "punizione" Craxiana.
Il non ascoltare De Mita in quest'anno 1971 fu il primo passo della DC verso la disfatta (non erano bastati neppure i saggi consigli di Fanfani. Ma ne riparleremo piu' avanti)

24 GENNAIO
- GUERRIGLIA IN CALABRIA - A Reggio ancora dimostrazioni e tumulti per la scelta del capoluogo. Viene assaltata la sede della DC per non aver mantenuto le promesse dell'elettorato. La polizia con autoblindo e mezzi cingolati scioglie i cortei di dimostranti; ne seguono barricate, sassaiole, cariche, percosse e la guerriglia urbana. Numerosi i feriti.

4 FEBBRAIO -
GUERRIGLIA IN CALABRIA - Altri incidenti, ma questa volta a Catanzaro e sempre per gli stessi motivi. Gruppi di antifascisti protestano per le strade con manifestazioni e barricate, e forse per vendicarsi dell'attacco alla DC di Reggio un gruppo minaccia la sede del MSI. Poi il dramma: - qualcuno dice da una finestra del MSI - altri da teppisti provenienti da una via laterale, vengono lanciate sulla folla quattro bombe a mano. Il bilancio è di un morto e 14 feriti.

Sull'onda dell'emotività, questa volta Catanzaro la spunta: Il 16 febbraio un centrosinistra regionale vota come capoluogo Catanzaro, mentre Reggio Calabria diventa sede del consiglio regionale. Ma a Reggio si sentono beffati e riprendono i tumulti.

10 FEBBRAIO
- Svolta dentro il PSU al suo congresso a Roma. Per il momento c'è il cambio del nome e si ritorna alla vecchia denominazione PSDI (Partito socialista democratico italiano) Mentre MAURO FERRI viene riconfermato segretario e MARIO TANASSI alla direzione.

11 FEBBRAIO -
Dopo anni di discussioni sempre contrastate dai ricchi proprietari, viene finalmente votata la legge sui fondi rustici che fa avvantaggiare gli affittuari ed elimina gli assenteisti proprietari dei terreni. I latifondisti si sentono defraudati. Reagiranno all'ombra di estremisti dove il colore è solo un opzional. Quel che interessa loro è far ritornare un autoritarismo.

27 FEBBRAIO
- LA MALFA con il suo PRI dentro il governo COLOMBO, con un ministero (ORONZO REALE alla Giustizia) e con vari sottosegretari, dopo aver criticato severamente i provvedimenti del governo sulla politica economica, sulla riforma fiscale e quella universitaria, fa ritirare i suoi uomini, pur concedendo l'appoggio al governo. Sui giornali nessuno ne capisce il motivo, salvo qualcuno che avanza il dubbio che sia solo una propaganda elettorale.
Comunque il governo ottiene ugualmente la fiducia alla Camera con 346 si' , 235 no, 2 astenuti . Al Senato 167 si' contro 111 no.

27 FEBBRAIO - GUERRA DI REGIONI - Viene deciso dal governo: l' Aquila diventa capoluogo regionale dell' Abruzzo e  Pescara solo  sede regionale degli assessorati. Ricominciano gli scontri tra dimostranti e forze di polizia in entrambe le città;  all'Aquila vengono assaltate da una fazione le sedi dei partiti della maggioranza che hanno tradito l'elettorato. Altre barricate e posti di blocco attorno alla città, mentre la polizia mandata in gran numero ha l'ordine di non reagire davanti alle provocazioni. Nemmeno quando i manifestanti passando davanti ai poliziotti schierati, sputano loro in faccia. Si cerca l'incidente a ogni costo ed è solo la fredda calma del questore a evitare il peggio (presente anche chi scrive).

7-9 MARZO
Alla seconda conferenza unitaria delle tre confederazioni sindacali viene deciso di formare una struttura sindacale in fabbrica incentrata sui delegati, sui consigli di fabbrica, e perfino sui consigli zonali dove in concerto verranno riunite e discusse le varie rivendicazioni.

10 MARZO
- Malessere dentro il PSI - Oltre che aver eletto presidente del partito FRANCESCO DE MARTINO, questa corrente del PSI lancia la proposta degli "equilibri piu' avanzati".
L'obiettivo che si pone il PSI, con un documento del comitato centrale del giorno dopo, è quello di convergere verso il PCI.
Ma una minoranza, quella degli autonomisti non sono per nulla d'accordo e non siglano per il momento il documento. Non solo, ma l'elezione di De Martino è avvenuta con 64 voti su 87; significa che 23 all'interno del comitato non condividono la sua linea politica, fra i quali un giovane vicesegretario, l'autonomista BETTINO CRAXI, un personaggio ancora scialbo con una modesta carriera e che alcuni indicano sia stato messo alla segreteria proprio per fare la marionetta. Non sanno che ha degli artigli e che fra breve li userà.

13 MARZO-
Si svolge a Milano la prima manifestazione anticomunista della "maggioranza silenziosa" . Una sfilata quasi funerea, senza far chiasso, ma molto provocatrice, nelle vie del centro di Milano. Vi aderiscono gli esponenti della destra della DC, del PSDI, del PRI e il "Comitato della Buona Borghesia, un'ala moderata composta da giovani del PLI (Anche i borghesi hanno imparato a fare la contestazione con le sfilate!)

 

17 MARZO - Esce Paese Sera con una "notizia bomba". Non si era ancora spento a gennaio l'eco del processo del Colpo di Stato del 1964 - con la commissione che aveva affermato che non era mai esistito un tentativo di golpe - che ne viene rivelato un altro, tentato e capeggiato dal principe JIUNIO VALERIO BORGHESE, (esponente dell'estrema destra, ex comandante della X Mas all'epoca della Repubblica di Salò, eroe sommergibilista in guerra) nella notte del 7 dicembre scorso. RESTIVO ministro degli interni (dal 1968) deve rispondere alla Camera su queste prime notizie che portano alla luce vicende inquietanti:  in quella notte fu occupato per due ore proprio il Ministero degli Interni. Ma che poi a notte fonda una telefonata fece rientrare il golpe.

Per chi agiva Borghese non lo si è saputo mai, solo illazioni. Ma per l'esiguo numero di partecipanti alla "missione" (tanto che fu chiamato il "colpo di Stato da operetta") è impossibile che l'ex comandante agisse da solo. Ne' poteva esserci la regia di un partito come la modesta destra parlamentare di Almirante, ancora in fase di ricostruzione.
Ma non dimentichiamo che il 1° dicembre era stato votata alla Camera la legge definitiva del divorzio, e il mondo cattolico era sul piede di guerra. (e non dimentichiamo che appena salito Leone al Quirinale furono annullati i mandati di cattura a Borghese e C. di cui parliamo sotto)

19 MARZO
- La procura della Repubblica interviene sulle rivelazioni della stampa, e probabilmente su sollecitazioni di chissà chi, emana un ordine di cattura per il Principe Valerio Borghese, per il reato di cospirazione contro lo Stato. Inutile dirlo ma ci si appella paradossalmente al "Codice Rocco fascista, traslato integralmente sulle nuove leggi della Prima Repubblica "democratica". Ma dopo le prime indiscrezioni uscite il 17 marzo, Borghese si è già reso irreperibile ed è rifugiato in Spagna.

21 MARZO -
Dopo la fuga di Valerio Borghese su ordini dei magistrati viene perquisito il suo appartamento e vengono trovati gli organigrammi dell'apparato direttivo che doveva insediarsi dopo il "golpe": ci sono nomi di uomini politici, militari e magistrati iscritti alla massoneria che avrebbero architettato e appoggiato il "golpe".
Questo elenco detto "tabulato dei 500" per il momento si ferma dentro il ministero degli interni e non ne vengono divulgati i nomi. Solo l'8 settembre del 1976 all'arresto di Sindona esploderà lo scandalo e verra' trasmessa ai giudici. Nella lista comparvero 962 nominativi di noti uomini del mondo politico, economico, dell'informazione e dei servizi segreti. (fra i nomi di spicco coinvolti: Longo del PSDI, Cicchito del PSI, De Carolis della DC, Bandiera del PRI, gli imprenditori Berlusconi, Rizzoli, Tassan Din ecc., i banchieri Calvi, Sindona ecc. i giornalisti Di Bella, Costanzo, F. Colombo ecc., i militari Santovito, Maletti, Grassini, Federici ecc., altri e Vittorio Emanuele di Savoia.)

Gruppo che avrebbe dovuto dar vita a un centro di potere che faceva capo alla loggia massonica P2 guidata da Licio Gelli. Nel 1981-82 De Martino e Spadolini faranno scoppiare il caso con grandi ripercussioni dentro il governo, nelle forze armate e nell'opinione pubblica (ma ne riparleremo a suo tempo).

28 MARZO
- PROLETARIATO ASSASSINA PROLETARIATO - A Genova una banda in fuga, dopo una rapina all' Istituto Case Popolari, uccide un semplice fattorino (e la lotta di classe!?) che si era opposto alla rapina. Grazie alla fotografia di un passante viene identificato l'assassino, Mario Rossi, appartenente al gruppo di estrema sinistra XXII Ottobre, che viene arrestato con altri suoi quattro complici di cui un paio risultano essere nient'altro che elementi della malavita che con la politica nulla hanno a che vedere.

Si scopre inoltre che sono anche i responsabili di un sequestro di un facoltoso genovese Sergio Gadolla, a scopo estorsione, ma che i banditi giustificano come espropriazione proletaria; necessaria a finanziare il gruppo estremistico. Inutile commentare che la notizia fa scalpore, e getta le prime ombre di dubbi sulla natura estremistica della sinistra extraparlamentare (ma lo si attribuisce a un incidente, a teppaglia)

Ma nello stesso periodo ci si allerta e si indaga su Milano proprio sulla sinistra extraparlamentare dove emergono inquietanti collegamenti con il terrorismo. Il 16 aprile il rapporto curato dal prefetto Mazza viene inviato per conoscenza al ministro degli Interni Restivo che lo rende noto il 30 aprile in una seduta alla Camera sollevando vivaci proteste dentro i banchi della sinistra. Ma soprattutto perché anche questo rapporto-rivelazioni, come quello del "golpe" viene anticipato alcuni giorni prima con grossi titoloni a piena pagina da un certo tipo di stampa, dal giornale Il Messaggero di Roma .

7 APRILE
- I tre sindacati compatti indicono uno Sciopero generale per la casa e le riforme sociali. La partecipazione è massiccia perché il problema casa nel Paese è diventato serio e viene avvertito ormai da tutte le categorie del mondo del lavoro sia privato che pubblico. Viene quindi sollecitato il governo a preparare un progetto di riforma urgente (vedi esito il prossimo 26 giugno).

Nello stesso giorno la Camera boccia le nuove norme sulla riforma della scuola dove fra l'altro si chiedeva l'abolizione degli "esami a ottobre". Si sta aprendo una grave crisi che esploderà con effetti dirompenti a Giugno (Vedi LA SCUOLA BOCCIATA capitolo a parte > > >

13 APRILE
- Un giudice di Treviso, Stiz, seguendo le indagini della "pista nera", emette mandati di cattura a FREDA, VENTURA e per lo studente Aldo Trinco (esponenti dell'estrema destra padovana) , dopo aver trovato alcuni elementi di colpevolezza per la strage di Piazza Fontana (ma si prosegue anche sulla pista anarchica. Quella degli anarchici diventa sempre comoda e immediata).

Dopo alcune indagini, indizio principale per il gruppo padovano è quello di aver acquistato in un negozio delle borse simili a quelle che erano state utilizzate negli attentati di Milano e Roma. Il 27 agosto del prossimo anno verranno incriminati per la strage, e il 15 maggio del 1973 altro mandato di cattura per GUIDO GIANNETTINI, (*) che risulta essere (lo confermerà anche Andreotti) un agente del SID, poi aiutato dagli stessi servizi a fuggire all'estero (in effetti si è consegnato alle autorità consolari italiane in Argentina) dal generale MALETTI, capo del servizio segreto ufficio D, del SID, che il 28 febbraio 1976 verrà incriminato per questa complicità. Il 23 febbraio del 1979 Freda, Ventura e Giannettini, al processo di Catanzaro, verranno condannati all'ergastolo (ma assolti il 1° agosto 1985 dalla Cassazione)

(*) GIANNETTINI, giornalista, era un esperto di guerriglia, uno dei tanti usciti dalla scuola di paracadutismo, dove dominava un colonnello, e dove se si aveva anche un lontano parente comunista si veniva subito cassati dagli organici e inoltrati ad altri reparti. Ma quelli che venivano scelti era gente in gamba. Di grande intelligenza ma soprattutto fidati fino in fondo, anche nelle complicate e rischiose infiltrazioni, dunque  pronti a pagare anche di persona.

14 APRILE
- CHU EN LAI apre le porte di Pechino a una delegazione di atleti statunitensi per i campionati di Ping Pong in Cina. Che favorisce e promuove il disgelo dei rapporti fra l'America e la Cina di Mao. Avranno una grande importanza negli sviluppi positivi nella politica cinese compresi i successivi contatti che seguiranno dopo il "grande evento" (tale viene visto da tutto il mondo, questa semplice partita di ping pong)
MAO ha ormai abbandonato la "rivoluzione Culturale" e sta completamente rivedendo la sua programmazione economica nel Paese, aprendosi all'Occidente e agli interventi capitalistici. Alla "tigre di carta" com'era chiamata la grande potenza americana, si inviano formali inviti. Viene infatti invitato ufficialmente il consigliere di Nixon, Kissingher, che dal 9 all'11 luglio compie una visita ufficiale in Cina.
I risultati di questa missione (dove troviamo ambasciatore Bush) si vedranno subito. (vedi 25 ottobre).


22 APRILE - Colpo di mano alla Montedison. Dentro la Montecatini (Faina-Macerata) e la Edison (Valerio) dopo il grande "matrimonio" ("testimone" Cuccia) ognuno aveva, conservato il suo vertice e il suo potere nelle due ex società, e ognuno sperava nel fare lo sgambetto all'altro per assumere la dirigenza della seconda più grande impresa privata italiana (193 stabilimenti, 177 mila dipendenti).
Ma tra i due litiganti, alla presidenza dell'ENI (dello Stato, la potente creatura di Mattei) c'è però un uomo: Cefis, che attende di compiere il suo capolavoro. Convince i politici di governo a tirare fuori i soldi, si affida allo stesso Cuccia per fare in segreto un rastrellamento di titoli in borsa, si assicura cosi' nell'ombra il controllo della società, e si presenta allo scontro violento dei due giganti espropriati, con la determinazione a prendersi lui la dirigenza visto che è  lui l'autore del "golpe" piu' appetibile d'Italia.

Si grida allo scandalo e ci si straccia le vesti nei due ex quartieri alti, finora ai ferri corti per il potere e per l'indirizzo da dare alle due società ora diventata una sola - chimica sI chimica no. Ora sono in ritardo per cambiare le cose, ed entrambi i due vertici considerano quella di Cefis 
questa manovra speculativa su un'azienda privata una vera rapina di Stato (fatta con i soldi pubblici) .
Ma per far calmare le acque vengono messi due presidenti super partes, Merzagora e Campilli. Ma durano poco, la confusione aumenta, le polemiche non si placano, intervengono gli "amici" politici che contano (Cefis ha un grande alleato: Fanfani) e incaricano il governatore della Banca d'Italia di risolvere la diatriba, che ha però un solo logico  sbocco "naturale": EUGENIO CEFIS  entra da re a Foro Bonaparte e subito progetta il suo secondo DIABOLICO capolavoro.


CEFIS ha convinto i politici ad acquistare il grande colosso privato per non far danneggiare le aziende di stato, ma ora, salito al potere inizia a cedere quelle poco redditizie e con i bilanci in rosso (26) proprio alle altre aziende di stato del gruppo IRI / EFIM ecc, quelle nella quali sempre di piu' piovono i finanziamenti a pioggia per le riconversioni, le partecipazioni, i salvataggi ecc. e ottiene due risultati Cefis: si scrolla di dosso le aziende in perdita e risana la Montedison scegliendosi (o "ricattandole") anche le aziende private (comodo!) che producono, vendono o acquistano dentro il Gruppo.
In questo modo la Montedison diventa il miglior gioiello d'Italia, grazie a Cefis, un uomo che rappresenta il tipico imprenditore, che si vale della politica per fondare sui padrinaggi di partito un immenso potere personale. Questo fenomeno verrà battezzato "razza padrona". Cefis farà scuola a questa "razza". E. Scalfari e G. Turani in Razza padrona, Storia della borghesia di stato, Milano 1974 così la descrivono "La confisca del potere politico ed economico effettuata da alcuni uomini utilizzando il denaro dello stato per finalità che con lo stato niente hanno da vedere, e senza incontrar resistenza alcuna da parte di chi viene espropriato e confiscato".
(Si dimentica pero' che gli espropriati e i confiscati stavano portando capitali all'estero (qui torna in mente l'opera di Beneduce lasciata in eredità a CUCCIA) , e che una certa borghesia industriale, sempre restia ai rinnovamenti, difettava in intraprendenza e in lungimiranza e perdeva il confronto manageriale persino con il piccolo ma iperattivo artigiano, che molto scaltro e senza conoscere la grande finanza, stava emergendo).

Cefis non si fermerà ai due capolavori di sopra, per altri cinque anni ci riserva grosse sorprese in molti settori, compresi quelli dell'informazione. Ma ci apparirà sempre piu' difficile storicamente tracciare un preciso confine tra quello che era giusto o sbagliato fare in questi anni, con i vuoti di potere e un'industria vecchia e piena di rughe, preoccupata piu' dallo Statuto dei lavoratori che non dei terroristi (facendo sorgere anche l'inquietante dubbio di connivenza proprio con questi).

Ancora piu' difficile scoprire a posteriori se l'etica di uno di questi personaggi pubblici fu inferiore o superiore a quella dei grandi capitalisti privati che ottennero anche loro gli stessi finanziamenti pubblici ma ne ricavarono poi un ritorno privato.

Con il potere personale far concedere dallo Stato finanziamenti a un'azienda pubblica in crisi per conservare il posto di lavoro di migliaia di operai che ci lavoravano poteva essere anche socialmente utile e anche  etico! Il "capitalismo di stato assistito" ha finalità da vedere con lo stato, mentre il "capitalismo privato assistito", salvo quello di dare occupazione, non ne ha nessuna di finalità, perché sia il plusvalore della produzione che le plusvalenze dell'azienda restano interamente al privato.

28 APRILE
-La rivista Il Manifesto diventa un quotidiano, diretto da GIOVANNI PINTOR con redattori ROSSANA ROSSANDA, MAGRI, Massimo Caprara, Aldo Natoli, Liberato Bronzuto, Eliseo Milani e altri. Un foglio che ebbe un largo seguito di giovani comunisti e fu l'unico foglio (l'unico a sopravvivere fino ai nostri giorni) che coinvolse i quadri militanti del Partito Comunista Italiano anche se per alcuni fondatori e redattori pur appartenenti al comitato centrale erano stati, su proposta di Natta, chiesta la radiazione dal partito il 25 novembre del 1969, dopo che erano nati forti contrasti al congresso del PCI dell' 8 febbraio dello stesso anno. La questione era la libertà di dissenso all'interno del partito, ma proprio per questa presa di posizione furono accusati di frazionismo.

Da ricordare che in questo periodo la stampa di sinistra extraparlamentare conta numerose pubblicazioni; ed alcune affrontano problemi teorici dell'ideologia marxista-leninista e rimasero dentro questo alveo; altre invece con atteggiamenti intransigenti filosovietici o maostici credevano solo nell'azione; l'ultrasinistra, i vari gruppi e movimenti dalle mille sigle, tali atteggiamenti con vari intrecci di ideologie e mercati di idee "rosse" e "gialle" ci si catechizzarono, anche quando si comincio' a promuovere la lotta armata e lo scontro fisico senza tanti mezzi termini.

Promuovevano la "militarizzazione"(*) ("servizio d'ordine") la "difesa delle piazze", incitavano a rimanere "mai senza fucili", auspicavano la "potenza di fuoco"; nei cortei si levavano al cielo le mani imitando con le dita la pistola P-38. In poche parole predicavano la cultura della politica guerreggiata, del sabotaggio.

Inizia così la "propaganda armata" ossia azioni esemplari contro i "nemici del proletariato", lotte traumatiche al di fuori delle istituzioni; poi parte con alcuni attentati a capireparti di fabbrica, capi del personale, pubblici ministeri, commissari servi dei padroni, ecc ecc. cercando di coinvolgere le masse operaie nella lotta, convinti che siano ormai mature le condizioni oggettive per l'avvento del comunismo e per la rivoluzione mondiale contro "l'imperialismo delle multinazionali" (questa la frase ricorrente nei volantini dei dopo attentati).

Ma rimasero in pochi; la grande maggioranza della folla di contestatori si ritrasse confusa e molto delusa; e ritenne di rientrare o nei partiti storici e nelle istituzioni, o di ritornarsene al "privato", a leggere altri misticismi come Siddharta, a fare le comunità dei fiori, e a disaffezionarsi alla politica e perfino alla fabbrica.

Ricordiamo alcuni fogli di una linea e di quell'altra "piu' forte", fra cui alcuni usciti fin dal '68: "Servire il popolo" diretto da ALDO BRANDIRALI, rigido e dogmatico della ideologia marxista-leninista. Operai e capitale diretto da MARIO TRONTI. Quaderni Rossi diretti da RANIERO PANZIERI. La Sinistra diretto da LUCIO COLLETTI. Giovane critica diretto da GIAMPIERO MUGHINI. Avanguardia Operaia di CORVISIERI-GORLA dei Cub milanesi. Potere operaio con ORESTE SCALZONE, ANTONIO NEGRI e FRANCO PIPERNO. Lotta Continua di ADRIANO SOFRI "diretto" da PIO BALDELLI; un foglio che diventerà quotidiano il prossimo anno, anche questo con un largo seguito di giovani di questa generazione, diffondendo ideologie maoiste ma puntando molto allo spontaneismo operaio che incitava a militarizzarsi e a dar vita, perché l'ora della lotta di classe era giunta e la rivoluzione pure. ("Tremate padroni ladroni, la Cina è vicina! E' in Albania!")

(
*) Lotta Continua il 27 maggio usci' con un supplemento dal titolo "Operai in divisa!" Fu denunciato Pier Paolo Pasolini, che non avendo il giornale di Sofri un direttore responsabile giornalista come vuole la legge, presto' il suo nome perché potesse uscire in edicola. ("Io non credo alla rivoluzione, ma non posso non stare dalla parte dei giovami che si battono per essa"- Pasolini, cosi giustifico' questo "prestito" dopo essere stato accusato di incoerenza)

Ma è quest'ultimo foglio che inizia fin dal 14 ottobre scorso una campagna infamante contro Calabresi: lo accusa apertamente dell'omicidio di Pinelli, l'anarchico di Piazza Fontana. Calabresi querela Baldelli. Ma la campagna accusatoria su Lotta Continua è partita, non si fermerà piu', alzerà i toni e diventerà persecutoria fino alla fine, e anche dopo.

Sui muri di Milano compaiono manifesti con le mani di Calabresi che grondano sangue. Il 24 giugno prossimo la vedova Pinelli non ha più indugi, lo denuncia per omicidio. La magistratura apre un procedimento a carico di Calabresi con questa accusa.

Per il commissario Calabresi la vita quotidiana diventa un inferno, accusato e minacciato di morte da centinaia lettere anonime vive braccato. Ma ne riparleremo il prossimo anno, quando accadde quello che virtualmente desidera il foglio di Sofri; che sarà cinico anche quando Calabresi verrà, come molti ormai temevano che accadesse o (con la congiura) volevano che accadesse, spietatamente "giustiziato".

FINE

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