LA PESTE NERA - IL COLERA - LA SPAGNOLA

le più diffuse, terrificanti e oscure epidemie di tutti i tempi
che non hanno insegnato nulla...

..... e così siamo arrivati ai nostri tempi
OGGI ANNO 2020....
Quando molti si illudono di esser loro a portare la "Corona di Re"


Dalla "Danza Macabra" di Simone Baschenis (1539
Chiesa San Vigilio, Pinzolo (TN)

Chi lo avrebbe mai detto, a certi potenti umani presuntuosi
che vanno anche dentro in un sofisticato missile per andare sulla Luna
e poi un banale virus li fa entrare dentro in una banale cassa per andare al crematorio
lasciando ville, castelli, vacanze ai Caraibi, champagne,
e gli inutili Rolex sul comodino perché il loro tempo..... é finito nel forno.

I politici poi: appena ieri..... tagliavano nella sanità 70.000 posti letto, chiudevano 359 reparti,
i laureati in medicina a spasso, pur mandando in pensione i medici.
Risorse e medici per curare cosa e chi? vecchi e poveri ???? Giammai !
La sanità viene lasciata in mano alle cliniche private per curare solo i ricchi. (Modello USA)

Un allarme che qualcosa non andava già c'era, appena ieri .
10 Gennaio 2018

e che sembra l'allarme di oggi.


MA PARTIAMO ORA DA MOLTO LONTANO


ANNO 1347 - 1350

Nel mese di ottobre del 1347, 12 navi mercantili genovesi giungono nel porto di Messina, con a bordo alcuni marinai morti ed altri in fin di vita. Le navi provengono dalla città di Caffa, in Crimea, dove i genovesi hanno costituito una base commerciale.
La città di Caffa è assediata da quasi tre anni dai tartari guidati da Khan Djanisberg, anche se alcune navi riescono ad entrare ed uscire dal porto, consentendo agli assediati di resistere per lungo tempo. Ma fu proprio su quelle navi si diffuse il morbo.

E questo morbo era "LA PESTE". Provocata dal bacillo Pasteurella Pestis, scoperto da Alexandre Yersin solo nel 1894 a Honk Kong. Ma la malattia non era nuova, fu descritta da Procopio ancora nel VI secolo. La malattia è provocata dal bacillo della peste, Pasteurella Pestis, scoperto poi da Alexandre Yersin nel 1894 durante un'epidemia a Hong Kong. L'agente patogeno scatenante avviene attraverso la puntura della pulce annidata nel pelo dei ratti. E dove questi nella sporcizia prolificano, a loro volta infettano gli umani. Soprattutto proprio sulle stive delle navi che per mesi navigano o stanno alla fonda nei porti.

Ma non dimentichiamo che le pulci si annidano anche nel pelo dei cani e dei gatti, che non sono questi direttamente portatrici dell'infezione all'uomo, ma sono le stesse pulci (che annidate, vivendo anche 30 giorni) si trasferiscono anche sui vestiti, coperte, i letti dell'uomo, e quant'altro se costui vive nella sporcizia e non fa prendere aria alla casa con le pulizie, offrendo così la possibilità alla pulce di pungerlo e infettarlo.
Ma anche nelle pulci presenti nei topi, quando questi muoiono, queste si trasferisco sugli umani.

Alla fine del mese di settembre si diffonde improvvisamente anche nelle vicinanze di Caffa tra l'esercito tartaro il morbo letale che fa strage di soldati, allentando notevolmente la morsa dell'assedio.
Ben presto, però, la malattia raggiunge anche i cittadini di Caffa che muoiono a migliaia.
I marinai genovesi, che riescono a ripartire dalla città, hanno già contratto il morbo, e conducono le loro navi fino alle coste del Mediterraneo toccando terra nel porto siciliano.
I malati - punti dalla pulce - presentano degli strani rigonfiamenti all'inguine e sotto le ascelle, di colore nero, trasudanti sangue e pus.
Anche il resto del corpo è pieno di macchie nere, causate dall'emorragie interne che provocano dolori lancinanti che poi portano alla morte entro 5 giorni. L'emorragia interna é il sangue che blocca il proventricolo, che è una piccola sacca dell'esofago. Con un coinvolgimento anche dei polmoni.

In altri casi la febbre molto alta e l'emorragia polmonare provocano il decesso in sole 24 ore.
Viene chiamata la "peste bubbonica" mettendo piede sul continente europeo dopo essersi diffusa nel medio e nell'estremo oriente.
La malattia si presenta in due forme: una che inquina il sangue e viene trasmessa per contatto, con i sintomi dei bubboni e delle macchie nere, l'altra, più violenta, che interessa le vie respiratorie, come un banale raffreddore, che quindi si trasmette più facilmente per via aerea.

Quando gli abitanti di Messina si accorgono che gli improvvisi casi di morte sono da ricollegarsi all'arrivo delle galee genovesi, le cacciano immediatamente dal porto e dalla città, spingendole verso altri lidi con il loro carico di morte. Ma è ormai troppo tardi.

Oltre che in Italia, ben presto in tutta Europa si diffonderà il contagio mortale per campagne, paesi e città e molti piccoli centri verranno completamente spopolati, rimanendo deserti.
La peste provoca dei cambiamenti nella stessa compagine sociale. Perfino nei rapporti d'affari.
Gli uomini, incontrandosi, provano paura e sfiducia reciproca.
Vengono messe in pericolo non solo le attività economiche e sociali ma anche le amicizie e i legami parentali e famigliari. Tutti prendono delle distanze da tutto e da tutti. Nelle città e nei paesi le strade sono vuote; i commerci di ogni genere annullati; l'unico rimedio e quello di chiudersi in casa per non avere contatti con persone contagiate.
Si affievoliscono sensibilmente la solidarietà, la compassione ed il rispetto verso il prossimo.

Il terrore di contrarre il morbo tocca anche sacerdoti e religiosi, dopo che alcuni di essi muoiono rapidamente per essersi accostati ai malati assolvendo al loro compito spirituale.
Quindi molte abitazioni rimangono piene di cadaveri senza che neppure i famigliari abbiano il coraggio di dar loro sepoltura per non infettarsi.

Fino al 1350 sulla popolazione di tutta Europa si poserà un'oscura ombra di morte, che riempirà la vita di una paura continua, in un agghiacciante sospetto reciproco.
Gli uomini più acculturati o più intraprendenti tenteranno di reagire con i metodi di prevenzione e cure più impensate e, talvolta, scatenando una caccia crudele ai presunti colpevoli.
Alla fine -passata la grande tragedia- la società medievale riuscirà a risorgere anche se un po' diversa.
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UNA TRAGEDIA che colpi' l'Europa tra il 1347 ed il 1350.
In Italia raggiunse l'apice nel 1348 causando sconvolgimenti che cambiarono radicalmente l'esistenza dei sopravvissuti. Ma anche dove in alcune contrade sembrava scomparsa, ci fu una ricomparsa della malattia che continuò fino al 1350.

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FU CHIAMATA "LA PESTE NERA".

La peste è una malattia infettiva di origine batterica causata dal bacillo Yersinia pestis. È una zoonosi, il cui bacino è costituito da varie specie di roditori e il cui unico vettore è la pulce dei ratti (Xenopsylla cheopis), che può essere trasmessa anche da uomo a uomo se questi vivono nella sporcizia.

Qui una versione di ENRICO BUTTERI ROLANDI

Verso la fine del XIII secolo si arrestò la crescita demografica che fino a quel momento aveva caratterizzato l'Europa ed ebbe inizio una grave crisi economica che si protrasse per circa un secolo e mezzo. Le cause principali di questa depressione, o almeno quelle più appariscenti, furono essenzialmente tre: le pestilenze, le guerre e i mutamenti climatici.

Per quanto riguarda il clima, in realtà gli esperti tendono ad escludere che nel periodo considerato si sia verificato un eccessivo raffreddamento rispetto al passato; sembra invece che semplicemente si sia registrato un inaspettato incremento delle precipitazioni, con piogge troppo abbondanti proprio in corrispondenza delle semine autunnali e primaverili e nei periodi immediatamente precedenti il raccolto. Si trattò di un elemento ulteriore che andò ad aggiungersi allo squilibrio già in precedenza creato dalla crescita demografica: e la produzione dei terreni, coltivati ancora con tecniche arretrate, non era sufficiente a soddisfare il fabbisogno alimentare di tutta la popolazione.

Per quanto riguarda le guerre, esse portarono a saccheggi, incendi e devastazioni, oltre a sottrarre uomini alle attività lavorative e produttive. Mentre nelle epoche precedenti si era trattato di episodi saltuari che non avevano ostacolato comunque una rapida ripresa, nel XIV secolo si venne a creare una situazione anomala poiché diverse regioni europee furono teatro di operazioni militari praticamente senza sosta.

Ad aggravare poi questa situazione critica, proprio in questo periodo si incominciò a fare frequente ricorso ad eserciti mercenari, in cui i soldati utilizzavano sistematicamente il saccheggio come strumento per alimentare ed integrare il loro compenso.

Poi arrivò anche la pestilenza, proprio nel XIV secolo - -fra il 1347 e il 1350 - e si registrò la più diffusa e terrificante epidemia di tutti i tempi che non soltanto provocò con il suo passaggio migliaia di vittime, ma rimase endemica ricomparendo periodicamente ora in una regione ora in un'altra anche dopo l'intervallo di tempo compreso tra il 1347 ed il 1350 durante il quale la peste devastò l'intera Europa, raggiungendo l'acme in Italia nel 1349-50.

E' impossibile determinare quanti furono i morti provocati da questa sciagura, ma si può affermare che mai in precedenza un contagio aveva provocato tanti danni: mentre nel passato era stato possibile porre rimedio ai bruschi cali demografici per le guerre, con maggiori nascite, ma dopo la peste del 1348 il recupero fu ostacolato dal carattere frequente delle epidemie che fecero la loro ricomparsa a intervalli di 1-2 anni. Chi ha provato a fare una stima delle vittime ritiene che sia morta una percentuale compresa tra il trenta e il cinquanta per cento della popolazione.

Conoscendo che la popolazione totale era allora di circa 2-300.000.000, i morti furono ca. 60-100 milioni.

La peste ebbe origine in oriente, con ogni probabilità in Cina, e si diffuse con grande rapidità, raggiungendo nella primavera del 1347 la prima città europea: si trattava di Caffa, in Crimea, che a quel tempo era un centro di commercio dei Genovesi. Nell'estate dello stesso anno 1347 l'epidemia aveva già raggiunto Bisanzio e quasi tutti i porti dell'Europa orientale. Dalle zone colpite numerose persone cercarono di emigrare e di raggiungere aree dove fosse possibile sfuggire al contagio, favorendo così inconsapevolmente la sua diffusione.

Ben presto dunque la peste raggiunse i porti occidentali, in particolare la Sicilia, Genova, Pisa e Venezia, e di qui si diffuse in tutta l'Europa.
L'Italia fu il paese in cui il morbo si manifestò con maggiore violenza, lasciando segni indelebili e conseguenze che faranno sentire il loro peso anche nei secoli successivi, tanto che qualche storico ha avanzato la proposta di fissare proprio il 1348 come simbolica data della fine del Medioevo. La paura, la sofferenza e la drammaticità della situazione emergono in modo chiaro e sconvolgente dai racconti dei cronisti dell'epoca.

La prima regione dell'Europa occidentale ad essere colpita dall'epidemia nell'Ottobre 1347 fu - come accennato - la Sicilia. Racconta il francescano Michele da Piazza nella sua Historia Siculorum che a portare il morbo furono dodici galee genovesi che raggiunsero il porto di Messina. Quando i Messinesi intuirono da chi aveva avuto origine il contagio cacciarono le navi, ma ciò non bastò a fermare la peste: da questo momento la morte poteva arrivare improvvisamente in ogni luogo. La paura e l'incertezza del domani determinarono un imbarbarimento dei costumi e la moderazione lasciò il campo a comportamenti estremi.


Sentimenti come il rispetto e la compassione si affievolirono sempre di più sostituiti da egoismo e timore tanto nei confronti dei vivi quanto nei confronti dei morti. Si cercava di non avere contatti con altre persone che potevano essere infette e numerose città sbarrarono e vietarono - creando una zona rossa - l'ingresso a chi proveniva da una zona già colpita dalla malattia; tuttavia le numerose eccezioni introdotte a questi divieti non consentirono di evitare i contatti con i malati favorendo il diffondersi dell'epidemia.

Il fatto poi che in certe città la peste giungesse dopo essere stata importata da un altro Comune accese una forte conflittualità tra le città non ancora colpite con quelle dove il morbo si era già manifestato e questo infiammò i rancori che già esistevano fra città e città per altri motivi.

Così un medico di Padova, dove il morbo era stato portato da Venezia, pose in apertura del suo Regime contro la peste questa preghiera: "O tu vera guida, tu che determini ogni cosa di questo mondo! Possa, tu che vivi in eterno, risparmiare gli abitanti di Padova e come loro padre fa' sì che nessuna epidemia abbia a colpirli. Raggiungano esse piuttosto Venezia e le terre dei saraceni …".

Se tra Comuni diversi la situazione era già tesa, tra coloro che abitavano in una grande città le cose non andavano meglio. Il carattere improvviso e letale della malattia e il terrore di contrarre il morbo da una persona infetta giustificavano il sentimento di sfiducia nei confronti del prossimo. Gli stessi religiosi, che avrebbero dovuto portare gli estremi conforti a chi stava per morire a causa del morbo, nella maggior parte dei casi, per la paura di infettarsi, non svolgevano più il proprio compito e ciò contribuiva ad aggravare la situazione poiché uno dei timori più grandi era allora proprio quello di morire senza essere riusciti a confessarsi e a ricevere l'estrema unzione.

Racconta il canonico Giovanni da Parma che "molti si confessavano quando erano ancora in salute. Giorno e notte rimanevano esposti sugli altari l'ostia consacrata e l'olio degli infermi. Nessun sacerdote voleva portare il sacramento ad eccezione di quelli che miravano ad una qualche ricompensa. E quasi tutti i frati mendicanti e i sacerdoti di Trento sono morti …".
Se anche chi cadeva malato avesse avuto qualche possibilità di riprendersi superando la fase critica della malattia, il suo destino era segnato per il fatto che egli veniva abbandonato da tutti, non soltanto dagli amici, ma addirittura anche dai familiari. In molte delle opere letterarie che ci parlano del periodo della peste è presente il riferimento al fatto che la moglie non volesse più vedere il marito e addirittura il padre non volesse più avere nulla a che fare con i figli nel caso in cui fossero stati colpiti dalla malattia.

Gli ammalati rimanevano abbandonati nelle case da cui arrivavano le invocazioni di aiuto che però rimanevano inascoltate, mentre i parenti più stretti, piangendo, si mantenevano a distanza. Emblematico è il racconto di Marchionne di Coppo Stefani, cronista fiorentino, che riferisce:
"… moltissimi morirono che non fu chi li vedesse, e molti morirono di fame, imperocchè come uno si ponea in sul letto malato, quelli di casa sbigottiti barando gli diceano: "Io vo per lo medico" e serravano pianamente l'uscio da via, e non vi tornavano più. Costui abbandonato dalle persone e poi senza cibo, accompagnato dalla febbre si venia meno. Molti erano, che sollicitavano li loro che non li abbandonassero, quando venia alla sera; e' diceano all'ammalato: "Acciocchè la notte tu non abbi per ogni cosa a destare chi ti serve, e dura fatica lo dì e la notte, totti tu stesso de' confetti e del vino o acqua, eccola qui in sullo soglio della lettiera sopra 'l capo tuo, e po' torre della roba".
E quando s'addormentava l'ammalato, se n'andava via, e non tornavan più. Se per sua ventura si trovava la notte confortato di questo cibo la mattina vivo e forte da farsi a finestra, stava mezz'ora innanzichè persona vi valicasse, se non era la via molto maestra, e quando pure alcun passava, ed egli avesse un poco di voce che gli fosse udito, chiamando, non gli era risposto, non era soccorso. Imperocchè niuno, o pochi voleano intrare in casa, dove alcuno fosse malato".

Se a Firenze capitava che spesso i malati rimanessero rinchiusi nelle proprie case a morire, racconta il cronista Lorenzo de Monacis a Venezia, invece, "il governo cittadino decise di incaricare degli addetti affinché passassero per le strade e nelle case a raccogliere i moribondi e i morti, che comunque rimanevano abbandonati per giorni, e li portassero nelle isole di San Marco Boccalama o di San Leonardo Fossamala o a Sant'Erasmo, dove poi sarebbero stati seppelliti in grandi fosse comuni. Fa rabbrividire il pensiero che "molti spiravano su queste imbarcazioni e molti che ancora respiravano rendevano l'anima soltanto dentro queste fosse".

Ogni famiglia dovette sopportare lutti gravissimi: ad esempio, Francesco Petrarca dovette subire la morte di un figlio e della tanto celebrata Laura, il cronista senese Agnolo di Tura perse addirittura cinque figli.
Quelli inferti dal destino e dalla malattia erano colpi che in tempi normali avrebbero gettato in una disperazione insanabile chiunque, ma, in questo periodo particolare, una quotidianità che continuamente riproponeva l'evento della morte ne rese l'idea così familiare da provocare un aumento del coraggio e della resistenza di chi doveva sopportare la scomparsa di un congiunto. In sostanza, era così facile contrarre la malattia e morire che la priorità era sopravvivere e solo in un secondo momento si poteva eventualmente pensare agli altri, compresi parenti ed amici.

Nell'Introduzione alla Prima Giornata del Decamerone di Boccaccio leggiamo: "E lasciamo stare che l'uno cittadino l'altro schifasse e quasi niuno vicino avesse dell'altro cura e i parenti insieme rade volte o non mai si visitassero e di lontano: era con sì fatto spavento questa tribulazione entrata né petti degli uomini e delle donne, che l'un fratello l'altro abbandonava e il zio il nipote e la sorella il fratello e spesse volte la donna il suo marito; e (che maggior cosa è e quasi non credibile), li padri e le madri i figliuoli, quasi loro non fossero, di visitare e di servire schifavano."

Per evitare poi che la popolazione fosse travolta da una disperazione e da una depressione sempre maggiori, molti comuni decisero di vietare che si celebrassero i funerali con l'ordinaria cerimonia e, soprattutto, che si suonassero a morto le campane poiché, per usare ancora le parole di Marchionne di Coppo Stefani, all'udirle "sbigottivano li sani, nonché i malati".

Agnolo di Tura riferisce: "E non sonavano Campane, e non si piangeva persona, fusse di che danno si volesse, che quasi ogni persona aspettava la morte; e per sì fatto modo andava la cosa, che la gente non credeva, che nissuno ne rimanesse, e molti huomini credevano, e dicevano: questo è fine Mondo".

Si credeva che la malattia fosse una sorta di castigo inviata da Dio allo scopo di punire la depravazione dei costumi che aveva caratterizzato quest'epoca. Si poté così assistere ad un riaccendersi del fervore religioso della popolazione che portò ad una ripresa del movimento penitenziale nel sud della Francia e nelle città del centro e del nord Europa: una moltitudine di persone scendeva nelle piazze e per le strade, si recava in processione nelle chiese della città e si flagellava pregando e invocando il nome di Cristo e della Vergine Maria affinché proteggessero il mondo che sembrava prossimo alla fine. Ma nel farlo, queste persone entrando fra di loro in contatto ne contagiavano altre.


La mancanza di sufficienti conoscenze mediche determinava poi l'impotenza di fronte alla malattia ed un senso di frustrazione che spingeva a cercare qualcuno a cui fare risalire la causa e la responsabilità del contagio: si pensava che, individuando e punendo i responsabili, ("morte all'untore") l'ira divina si sarebbe placata.

Così, come sempre accade, la colpa dell'epidemia venne fatta ricadere sui "diversi" dell'epoca, gli Ebrei, accusati di avvelenare i pozzi delle città e spesso le processioni dei flagellanti si concludevano con una vera e propria caccia agli Ebrei che venivano trucidati senza tenere conto del fatto che anche questi ultimi morivano di peste proprio come tutti gli altri.
Si trattò della più grande persecuzione che il popolo ebraico dovette subire, prima dell'olocausto del XX secolo. Il fenomeno delle processioni dei flagellanti e delle cacce agli Ebrei non interessò comunque, almeno in questo periodo, l'Italia e le autorità cercarono di contenerlo, pur con grande fatica, anche nelle zone in cui si verificò a causa di alcune connotazioni eterodosse che portarono ad una sua condanna da parte prima dell'Università di Parigi e poi del Pontefice.

Durante le frequenti epidemie successive al 1348 si diffuse il culto di San Rocco, che, così vuole la tradizione, mentre si recava in pellegrinaggio a Gerusalemme da Montpellier, incontrò a Roma la peste nera e qui si fermò circa tre anni per assistere i malati. Mentre tornava nella propria città fu vittima egli stesso della peste nei pressi di Piacenza, ma grazie all'aiuto di un cane e di un angelo riuscì a guarire e a riprendere la sua strada. Ma anche lui fu chiamato "untore". Morì dopo cinque anni di carcere, ingiustamente accusato di spionaggio e aver diffuso la malattia.

Di fronte ad uno scenario apocalittico come quello creato dalla peste, la reazione di gran parte della gente paradossalmente non fu quella di deprimersi e di pregare pentendosi dei propri peccati in vista di una imminente fine del genere umano, ma racconta il Boccaccio nel suo Decamerone che, dopo una prima fase di disperazione e smarrimento, mentre alcuni cercavano di condurre un'esistenza morigerata e di evitare il contatto con altre persone per sfuggire alla malattia, "altri in contraria opinion tratti, affermavano il bere assai e il godere e l'andar cantando a torno e sollazzando e il sodisfare d'ogni cosa all'appetito che si potesse e di ciò che avveniva ridersi e beffarsi esser medicina certissima a tanto male: e così come il dicevano il mettevano in opera a lor potere, il giorno e la notte ora a quella taverna ora a quella altra andando, bevendo senza modo e senza misura, e molto più ciò per l'altrui case facendo, solamente che cose vi sentissero che lor venissero a grado o in piacere".

La situazione dei costumi non cambiò neppure quando ormai il peggio era passato e i sopravvissuti, invece di ringraziare Dio per averli risparmiati tenendo una condotta conforme agli insegnamenti cristiani, secondo quanto riportato dal cronista fiorentino Matteo Villani nella sua Cronaca, "… trovandosi pochi, e abbondanti per l'eredità e successioni dei beni terreni, dimenticando le cose passate come se state non fossero, si diedero alla più sconcia e disonesta vita che prima non avieno usata, però che vacando in ozio usavano dissolutamente il peccato della gola, i conviti, le taverne e dilizie con dilicate vivande, e giuochi, scorrendo alla lussuria senza freno, trovando ne' vestimenti strane e disusate fogge e disoneste maniere, mutando nuove forme a tutti li arredi".

In realtà la degenerazione dei costumi era già iniziata prima del diffondersi dell'epidemia, ma fu questo evento a provocare una crescita del tenore di vita e del gusto per il lusso, tanto che proprio solo nel periodo successivo alla peste furono introdotte nuove imposte nelle città per frenare il fenomeno.

Dopo la grande paura nel '50 regnava il desiderio di divertirsi, dovuto anche alla possibilità di sfruttare la grande quantità di sostanze di cui ciascuno poteva disporre, dopo averle ereditate da coloro che erano stati portati via dal morbo. Il già citato Marchionne di Coppo Stefani racconta lo stupore dei sopravvissuti diventati improvvisamente ricchi ed il loro desiderio di abbandonarsi al lusso in queste parole: "Il tale che non aveva nulla si trovò ricco, che non pareva che fusse suo, ed a lui medesimo pareva gli si disdicesse. E cominciorno a sfogiare nei vestimenti e ne' cavagli e le donne e gli uomini".
Una teoria affascinante, anche se messa fortemente in discussione, sostiene che proprio la peste, favorendo la formazione di ingenti patrimoni e provocando al tempo stesso una riduzione delle possibilità di investimento, abbia creato i presupposti per il sorgere di un periodo come il Rinascimento: il complesso delle condizioni createsi fece sì che il denaro venisse utilizzato per l'acquisto di opere d'arte piuttosto che per finanziare attività produttive.

Molti erano morti senza neppure avere il tempo di fare testamento, mentre, nella maggior parte dei casi, erano gli stessi notai ad evitare di recarsi nelle case in cui vi era un malato di peste o addirittura a fuggire dalle città per paura di contrarre la malattia. A volte, vista la gran quantità di lavoro, un notaio coraggioso si limitava a prendere semplici appunti per trascrivere successivamente le ultime volontà in un testamento canonico senza però averne il tempo, colto anch'egli da morte improvvisa. E' bene sottolineare che nell'Italia e nella Francia del XIV secolo la competenza a redigere testamenti efficaci era riservata esclusivamente ai notai, per cui si venne a creare una grande confusione che continuò a produrre i suoi effetti anche nel periodo successivo alla fine della peste con centinaia di cause che produssero il blocco dell'attività dei tribunali.

Come i notai, anche la maggior parte dei medici optò per la fuga dalla città, che dal loro punto di vista - isolarsi - era l'unico valido mezzo per evitare il contagio, lasciando il campo libero a curatori improvvisati che vendevano a peso d'oro i loro inefficaci rimedi. Anche Guy de Chauliac, medico personale di papa Clemente VI, tentato, ammise: "Io per paura del disonore non osai fuggire. Tormentato continuamente dalla paura, cercai di proteggermi alla meno peggio …".


La scelta di fuggire e di isolarsi, condivisa peraltro anche da vari vescovi, di chi soprattutto in quel momento avrebbe dovuto assistere le vittime della peste si può comprendere pensando al fatto che coloro che avevano svolto il proprio dovere avevano a loro volta contratto la malattia morendone. Chalin de Vinario, altro medico avignonese vicino al papa, espone in modo chiaro quella che era l'idea (egoistica) prevalente tra i dottori: "Noi siamo il prossimo di noi stessi. Nessuno di noi è accecato da una tale follia da occuparsi più della salvezza degli altri che della propria, tanto più trattandosi di una malattia così rapida e contagiosa".

Ad approfittare della situazione venutasi a creare furono soprattutto gli ordini religiosi e le confraternite che mai come in questo periodo riuscirono ad accumulare ricchezze grazie ai lasciti testamentari di chi, sentendosi ormai vicino alla morte, cercava in questo modo di ottenere la salvezza della propria anima.
Tale arricchimento non fu comunque indolore poiché molti uomini di chiesa che avevano continuato ad occuparsi dei bisognosi morirono - nel '49 e '50 - pure loro di peste, tanto che in molte diocesi i vescovi furono costretti a consacrare sacerdoti giovani che non avevano ancora terminato gli studi necessari, e anche tra i laici, appartenenti alle confraternite che assistevano gli ammalati, le perdite furono altissime, come per esempio nelle Scuole veneziane della Carità e di San Giovanni dove morirono circa trecento confratelli.

Gli apparati pubblici si trovarono invece ben presto in ginocchio in quanto non soltanto la malattia aveva provocato la morte di gran parte dei contribuenti riducendo drasticamente le entrate, ma aveva messo in pericolo lo stesso funzionamento dello Stato. L'elevata mortalità rischiò di bloccare l'attività degli organi pubblici che non riuscivano a raggiungere il quorum necessario per adottare delle decisioni. Questa situazione di stallo portò a Bologna addirittura ad un tentativo di colpo di stato represso con la forza.
Contribuiva poi al dissesto delle casse dello Stato il fatto che la morte o la fuga di medici, notai, insegnanti e militari di professione obbligava le città a reclutare personale di questo tipo anche forestiero con una vertiginosa crescita dei compensi dovuta alla sproporzione tra domanda ed offerta.

Una conseguenza importante della elevata mortalità è costituita dal fatto che prima della peste nel momento in cui la crescita demografica aveva raggiunto il suo apice le città erano diventate tutte un groviglio di case piccolissime, mentre dopo la peste lo spazio a disposizione di ogni persona era cresciuto enormemente. Questo fatto, unito alle maggiori possibilità economiche di gran parte della popolazione, portò alla riunione in un'unica struttura di più abitazioni e alla creazione di grandi palazzi: i sopravvissuti volevano vivere in spazi più ampi e per questo avviarono una risistemazione edilizia che mutò radicalmente il volto delle città.

Tuttavia, la ricchezza improvvisamente raggiunta si rivelò a lungo andare un'illusione. Le possibilità economiche dei sopravvissuti all'epidemia subirono una crescita non soltanto grazie ai lasciti dei defunti, ma anche grazie ad un aumento dei compensi spettanti a tutti i lavoratori, compresi quelli che svolgevano le mansioni più umili. Era normale: la morte di molti lavoratori aveva provocato una diminuzione dell'offerta rispetto alla domanda e di conseguenza un aumento dei salari. Tuttavia nell'arco di pochi anni la crescita dei costi di produzione determinò un vertiginoso aumento del costo della vita andando ad annullare i vantaggi creati dal precedente aumento della ricchezza.

Ad influire poi sull'andamento dei prezzi c'era anche la grave crisi attraversata dal settore agricolo determinata non soltanto dalla scarsità di manodopera, ma anche dalla scarsa produttività dei terreni.
In generale, la grande peste del 1348-50 non soltanto determinò cambiamenti radicali nell'aspetto delle città o nei patrimoni dei sopravvissuti, ma, cosa ben più importante, mutò il modo di pensare degli uomini del tempo. Il gusto per il lusso e per il divertimento diffusosi subito dopo il contagio, nasceva dal fatto che l'esperienza della peste aveva evidenziato in modo drammatico l'incertezza del domani, tanto che ai più sembrava senza senso preoccuparsi del futuro investendo i propri averi in nuove attività produttive o nell'educazione dei figli. Il patrimonio veniva così utilizzato essenzialmente per il soddisfacimento del proprio piacere personale e il capitale accumulato in conseguenza della peste venne nella maggior parte dei casi sperperato.

Tuttavia, gli effetti della nuova concezione della vita nata durante l'infuriare del flagello non furono del tutto negativi: se certamente non si può attribuire esclusivamente alla grande peste il merito del rinnovamento culturale che caratterizzò il periodo successivo, essa, cambiando la mentalità dei sopravvissuti, diede comunque un contributo fondamentale al sorgere di quelle che saranno tra le epoche più fiorenti della nostra storia, cioè l'Umanesimo ed il Rinascimento.

di ENRICO BUTTERI ROLANDI
Bibliografia
* La società italiana prima e dopo la "peste nera", di Antonio Ivan Pini - Ed. Società pistoiese di storia patria, Pistoia 1981.
* La peste nella storia: epidemie, morbi e contagio dall'antichità all'età contemporanea, di William Hardy McNeill - Ed. Einaudi, Torino 1982.
* A peste, fame et bello libera nos Domine: le pestilenze del 1348 e del 1400, di Alberto Cipriani - Ed. Società pistoiese di storia patria, Pistoia 1990.
* Morire di peste: testimonianze antiche e interpretazioni moderne della peste nera del 1348, di Ovidio Capitani - Ed. Patron, Bologna 1995.
* La Peste Nera e la fine del Medioevo, di Klaus Bergdolt - Ed. Piemme, Casale Monferrato 1997.


Questa pagina
è stata offerta da Franco Gianola
direttore di
http://www.storiain.net

*** In Europa la terribile peste non risparmiò neppure i grandi della terra, morirono dogi, duchi, re, prelati, ricchi e poveri. E se prima c'era gia' un caos dinastico voluto dai poteri terreni, il "flagello dei poteri divini" (così chiamato dai preti) portò dentro alcune dinastie la desolazione. Il caos divenne ancora più complesso in Italia. Un Paese dove la morte non aveva risparmiato sia i recenti come gli antichi contendenti.

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IL COLERA

(di Manzoniana memoria")

anni 1628 - 1631

Sono gli anni che Eserciti di varie nazionalità in lotta marciarono in lungo ed in largo in tutto il Nord Italia. Francesi, spagnoli, tedeschi e.... gli italiani stessi tra di loro nei vari ducati. Tutti combatterono gli uni contro gli altri; coinvolsero le popolazioni civili e desolarono intere regioni e province. E ciò…..solo per ampliare i domini territoriali ed aggiungere allori di gloria ai monarchi dell’epoca assetati di potere e di ricchezza.

Tutti gli eserciti in lotta razziarono quanto più poterono causando il parziale abbandono delle campagne e delle città da parte delle popolazioni indifese ed il progressivo impoverimento del territorio soggetto alle loro esigenze di saccheggio.
Con la morte e i saccheggi che colpì in tutte le combinazioni possibili in unione oltre alle carestia provocate dalle stesse guerre, iniziarono i tumulti popolari anche per il tremendo morbo del colera; portata secondo le cronache dalle masse mercenarie tedesche in avanzata lungo i territori dell’Alta Italia.
Ne furono colpiti in particolare il Piemonte, la Lombardia, il Veneto nonché altre zone d’Italia.

Il colera per i ricordi di un tragico passato - come quello sopra accennato - fu chiamato anche questo "Peste", mentre rispetto a questa aveva tutt'altra origine. Non dai topi e pulci, ma anche questa causata dalla scarsa igiene, soprattutto dalle acque o dai cibi inquinati. Infatti il batterio si trasmette per via orale-fecale, tramite l'ingestione di acqua o cibi contaminati da esso. Come il cibarsi di molluschi; questi sono in grado di accumulare al loro interno un buon numero di vibrioni, costituendo, così, un buon mezzo d'infezione qualora siano consumati crudi o poco cotti. Non per nulla l'infezione appare con una diarrea profusa che porta - con la disidratazione e con altri sintomi, crampi, ipotensione, tachicardia e tachipnea - fino alla morte. Ma prima della morte scatenava non solo questi sintomi e umori del corpo ma - per l'impotenza a farvi fronte con dei rimedi - esprimevano negli stati d'animo una "collera"; ecco perché fu chiamato inizialmente proprio "Collera", COLERA.

Come la peste del 1348, anche il colera era conosciuto fin dal V secolo a.C. forse per le stesse ragioni: per scarsità di igiene negli ambienti umani con le acque inquinate dal batterio, oggi chiamato gram-negativo, o Vibrio cholerae o vibrione.

La fame dell'epoca, strinse, con i suoi dolorosi crampi, le classi meno abbienti costituite per lo più da gente misera - per poi estendersi anche verso alcune ricche città dell’Italia settentrionale - aveva costretto i primi a cibarsi di ogni cosa, soprattutto di molluschi sulle allora affollate coste marine, con allora più della metà di abitanti della penisola. Ma per contagio ben presto si estese anche nell'entroterra. Prima a Milano divulgandosi poi in altre zone del Nord Italia.
Il colera poi richiamò le più oscure presenze. La numerosità dei colpiti dal morbo nonché l’impotenza di quanti destinati a farvi fronte ebbero come risultato la ricerca quasi ossessiva di chi ne fosse resposabile; l’”Untore”. Manzoni nei suoi romanzi “Storia della Colonna Infame e poi nei “ Promessi sposi “ narrò a questo proposito alcune vicende rendendole famose.

La penisola italiana nella prima metà del seicento era costituita da molti piccoli Stati sotto l’influenza dei potentati stranieri tra cui Francia, Spagna e l'Impero asburgico. Appena moriva un principe o un duca, tutti si precipitavano nei loro feudi per impadronirsene contestando le successioni.

Queste situazioni che si vennero a verificare sono ben “fotografate” da Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi:
“Era quello il second’anno di raccolta scarsa. Nell'antecedente, le provvisioni rimaste degli anni addietro avevan supplito, fino a un certo segno, al difetto; e la popolazione era giunta, non satolla né affamata, ma, certo, affatto sprovveduta, alla messe del 1628, nel quale siamo con la nostra storia. Ora, questa messe tanto desiderata riuscì ancor più misera della precedente, in parte per maggior contrarietà delle stagioni (e questo non solo nel milanese, ma in un buon tratto di paese circonvicino); in parte per colpa degli uomini. Il guasto e lo sperperio della guerra, di quella bella guerra di cui abbiam fatto menzione di sopra, era tale, che, nella parte dello stato più vicina ed essa, molti poderi più dell'ordinario rimanevano incolti e abbandonati da' contadini, i quali, invece di procacciar col lavoro pane per sé e per gli altri, eran costretti d'andare ad accattarlo per carità.”(**)

"“A ogni passo, botteghe chiuse; le fabbriche in gran parte deserte; le strade un indicibile spettacolo, un corso incessante di miserie, un soggiorno perpetuo di patimenti. Gli accattoni di mestiere diventati ora il minor numero, confusi e perduti in una nuova moltitudine, ridotti a litigar l'elemosina con quelli talvolta da cui in altri giorni l'avean ricevuta” (**).

Poi il Colera iniziò a fare le prime vittime.
“La peste - così chiamata - che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c'era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d'Italia”. “ Per tutta adunque la striscia di territorio percorsa dall'esercito, s'era trovato qualche cadavere nelle case, qualcheduno sulla strada. Poco dopo, in questo e in quel paese, cominciarono ad ammalarsi, a morire, persone, famiglie, di mali violenti, strani, con segni sconosciuti alla più parte de' viventi”. (**)

Secondo alcune cronache il colera aveva già devastato l’Asia e l’Africa già nel 1617. Al termine della campagna di Persia l’esercito russo la propagò dapprima in Russia, poi in Polonia da dove si diffuse in tutta Europa. Si estese poi in Ungheria ed in Germania. Le città di Berlino, Vienna e Budapest ne furono colpite nel mese di settembre; Amburgo nell'ottobre. Dopo aver infierito nuovamente in diverse province meridionali della Francia, si sviluppò in Italia. Il male sconosciuto ai medici con sintomi molto simili a quello dell’avvelenamento fece sorgere quasi dappertutto sospetti sulla presenza di presunti avvelenatori provocando anche sollevazioni di massa.

Nelle città si aprì quindi nuovamente la caccia agli “untori”. Nei momenti difficili…..c’è sempre spazio per superstizione e fanatismo! A queste psicosi non furono esenti anche le classi più abbienti e perfino le persone culturalmente più preparate. Giuseppe Giusti infatti, poeta e scrittore, in quei tempi scrisse Il morbo ah! Credilo – Idolo mio! Ci vien dagli uomini – Non vien da Dio!".

L’avanzare della malattia e la sua virulenza preoccupò anche lo Stato della Chiesa, quindi il Papa - Gregorio XVI - intervenne disponendo anche lui la formazione di cordoni sanitari e l’istituzione di un apposito corpo di “Guardia Sanitaria Papale” le cui forze furono distribuite tra le principali località di confine. Ma anche in questo caso - e così le preghiere in ogni chiesa - i blocchi funzionarono poco. Nel mese di luglio l’epidemia si diffuse dal Lazio anche nell’Italia centrale.

La classe medica e le autorità, nella loro assoluta ignoranza, non seppero o non vollero imputare immediatamente la causa diretta delle prime morti alla peste. Tardarono quindi i provvedimenti necessari tra cui quelli dell’organizzazione di cordoni sanitari per quanto gli stessi, considerata la situazione generale, fossero di difficile attuazione. In Lombardia, in Piemonte, nella Repubblica di Venezia e nel ducato di Mantova si continuarono inoltre ad armare milizie da inviare nei vari teatri di guerra aumentando così i flussi migratori ed accrescendo in maniera esponenziale le possibilità di contagio.

L’epidemia che sembrava sopita alla fine del 1629 cominciò invece a diffondersi ulteriormente colpendo con grande virulenza alcune zone del Piemonte, della Lombardia e del Veneto. A Venezia la città risultò quasi paralizzata, i traffici cominciarono a languire mentre la popolazione si ridusse a vagare per la città chiedendo l’elemosina. Il governo agì comunque con decisione coordinando le attività sanitarie, l’eliminazione dei rifiuti, l’organizzazione dei lazzaretti e provvedendo al seppellimento dei cadaveri infetti utilizzando la calce. Le misure preventive attuate - così vaghe - a Venezia come in altre città non impedirono però l’ulteriore diffondersi della pestilenza.

Nell’infuriare della guerra il colera già presente nel 1629 in Lombardia, in Valtellina e nel Piemonte cominciò a fare stragi diffondendosi in altre contrade anche a causa delle pessime condizione igieniche in cui versarono le popolazioni e dell’assenza di qualsiasi forma di cura.

La pestilenza colpì così la Toscana: a Firenze le conseguenze furono devastanti. Nel ducato di Modena in pochi mesi si ebbero migliaia di morti. Dalla Lombardia il morbo si diffuse a Bergamo dove imperversò fino all'autunno inoltrato, mietendo vittime ogni giorno. Nel periodo culminante dell'epidemia e cioè nei mesi estivi, il numero dei morti fu così elevato da renderne difficile perfino la sepoltura.

A Milano i decessi riguardarono 86.000 milanesi su di una popolazione di 150.000 persone, mentre a Brescia la peste causò non meno di 11.000 morti. In Piemonte si diffuse a Torino, Susa, Pinerolo e Saluzzo. Nella Repubblica di Venezia, in 16 mesi in città e nei lazzaretti persero la vita quasi 50.000 cittadini cui si aggiunsero i 95.000 riscontrati nel cosiddetto Dogado, e cioè nelle frazioni di Murano, Malamocco e Chioggia.

Nelle grandi città la popolazione affamata assalì magazzini e rivendite alimentari nonché i convogli di grano e di farina. Alle accuse lanciate contro presunti incettatori seguì il saccheggio dei depositi posto in essere dalla folla tumultuante. I moti popolari furono duramente repressi ed alcuni cittadini..…più o meno colpevoli di furti finirono impiccati sulle pubbliche piazze a monito ed esempio per gli altri.
Agli abitanti delle città, già facilmente irritabili a causa delle dure condizioni di vita, dell’indigenza, dell’ignoranza e delle molteplici malattie, giunsero in occasione del colera anche “voci” sulle presunte cause della malattia dovuta, secondo le stesse, allo spargersi di unguenti velenosi. Le autorità civili e religiose, altrettanto ignoranti, non furono all’altezza della situazione. Non riuscirono quindi a porre alcun freno alla pubbliche credenze sull’esistenza degli “Untori”. Questi tristi personaggi, tratti dalla fervida immaginazione di qualcuno, diventarono reali attraverso le “dicerie” e colpirono con false accuse, lanciate da popolani rozzi e terrorizzati, uomini e donne assolutamente innocenti che si trovarono a passare in atteggiamento sospetto … per di là.

La guerra continuò spostandosi nuovamente nel Monferrato ed in Piemonte. Il Duca di Savoia, nel luglio 1630 mentre si trovava a Savigliano fu colpito da una febbre fortissima dovuta, secondo alcune maldicenze, al colera . Apparsi i primi sintomi della morte Il duca chiese il viatico e scese dal letto, malgrado le proteste dei figli : “Dio non voglia — esclamò — che un Re sia a letto!”. Si cinse la spada, si pose il collare dell'Ordine dell'Annunziata, si coprì con un manto di porpora e, ricevendo il sacramento, spirò subito dopo .

Il colera continuò a mietere vittime un po’ dappertutto ma, fortunatamente a dicembre, grazie al freddo, il contagio cominciò a perdere vigore e, a partire dai primi mesi del 1631, l'epidemia cominciò a regredire per poi esaurirsi del tutto. La gente superata la fase critica tornò a vivere e qualcuno anche appartenente alle classi più povere riuscì finalmente anche a trovare casa, occupando più o meno definitivamente alcune di quelle, tra l’altro numerosissime, lasciate libere dalle vittime del colera.

Terminate le guerre che avevano insanguinato tutto il Nord Italia, esaurita salvo qualche caso sporadico l’epidemia di colera, cessata la carestia e ritornate poco alla volta le popolazioni alle attività ordinarie la situazione cominciò a migliorare.

Alle grave carenze politiche e sanitarie fino allora assenti, cessato il morbo si sostituì poi quella religiosa. In ogni contrada si organizzavano processioni e Messe. Furono organizzate dappertutto a titolo di ringraziamento.
A Venezia
dov'erano morti 80.000 e altri 600.000 nel territorio della Serenissima, il patriarca Giovanni Tiepolo il 22 ottobre 1630 con un voto solenne dedicò una Chiesa alla Vergine Santissimaa perpetua memoria
, chiamata SANTA MARIA DELLA SALUTE, avendo liberato dal male la città. (ovviamente lasciando solo loro vivi)
Poi anche a Genova e in altre città la fine dell’epidemia fu celebrata con dei solenni Te Deum.
Qualcuno scrisse:
"Dio ha voluto far scendere nell'Inferno i malvagi, e ha accelerato la morte dei giusti per averli accanto a sé nel Paradiso""
AMEN !!

Il pensiero cattolico è sempre stato un pensiero consolatorio che si è sempre basato sull'aldilà, più bello e migliore, togliendo sempre le forze a chi vorrebbe invece anche nelle sciagure lottare per la vita, che nonostante tutto lui ama.

M.Squillaci

Bibliografia

(*) L.A. Muratori – Gli Annali d’Italia – Napoli 1783
(**)
A. Manzoni – I promessi Sposi – Edizione fuori commercio - Torino 1989
Cesare Cantù – Storia di cento anni – Felice Le Monnier, Firenze, 1855
B.Cognetti – La storia d’Italia – Sacra Civile e letteraria – Napoli 1876
L. Cappelletti – Storia d’Italia (476-1900) – Vallardi Editore – 1932

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POI (NEL 1918) VENNE ANCHE
LA"SPAGNOLA"


Una immagine del tempo inviatami da Giovanna di Paolo.
Sembra oggi !!

LA "SPAGNOLA" - Di morti la Spagnola negli ultimi quattro mesi del '18 ne causò 20.000.000 in Europa.
Morirono 650.000 italiani fra civili e militari (tanti quanto in 5 anni di guerra!!) mentre al di là delle Alpi nei ranghi dei nemici, fra gli austriaci-tedeschi, di morti la Spagnola ne causò il triplo, 2.000.000. L'80% fu nei ranghi superiori, piuttosto anziani. Soprattutto nei ranghi austriaci proprio sul confine italiano dove vi era in corso l'ultimo "grande scontro".

Si è ritenuto che negli adulti le reazioni immunitarie furono del tutto assenti. Era infatti questa una "malattia misteriosa". Non la solita peste o il solito colera. La caratteristica principale era inizialmete un forte raffreddore, una cosiddetta "influenza", accompagnata da una insistente tosse.
La Storia Italiana non menziona mai questa alleata, divenuta decisiva per la cosiddetta "Vittoria mutilata" italiana, mentre la Storia tedesca e austriaca invece attribuisce a questa calamità la disfatta (oltre quella politica della Germania - che però non era responsabile di una sconfitta militare, perché fino allora non aveva subito alcuna grande disfatta militare).

Nei testi italiani la troviamo citata solo nella Storia della Medicina, alla voce Storia delle pandemie, oppure in "Storia della Peste e delle epidemie nel mondo" di William H.. Mc. Neil.(Ed. Einaudi - 1982- a pag 262 e seg.).
"Non bisognerebbe ignorare queste variabili perché si rischia di forgiare una mentalità vincente non dovuta né a mezzi né a forze, ma solo ai capricci della natura. Il mito dell'efficienza, della razionalità non garantisce a priori i risultati previsti, c'è di mezzo il caso e l'imprevedibilità; e ne è padrona solo la Natura, non gli uomini".

A questa "influenza" fu dato il nome improprio di "spagnola" anche se la Spagna non era coinvolta nella guerra. Ma furono loro i primi a riscontrare l'epidemia presso i campi militari sofraffollati, luoghi ideali per la diffusione di un virus respiratorio che colpirono i primi arrivi nel contigente americano giunto in Europa. (Alcuni dicono che furono proprio questi "alleati" a portare la pandemia che poi colpì l'intera Europa).

Infatti bisogna ricordare che negli Stati Uniti, la malattia era stata già osservata per la prima volta nella contea di Haskell, nel Kansas, fin dal gennaio 1918, spingendo il medico locale Loring Miner ad avvertire il l'U.S. Public Health Service.
Il 4 marzo 1918 a Fort Riley, una struttura militare americana che stava addestrando truppe statunitensi, un corpo di spedizione destinate a combattere la Guerra in Europa, risultò contagiato da una strana epidemia (respiratoria).

Qui ci furono le prime vittima della malattia. In pochi giorni, 522 uomini del campo Riley riferivano di essere malati. L''11 marzo 1918, il virus aveva raggiunto il quartiere Queens di New York.
Mancarono nella circostanza del tutto l'adozione di misure preventive tra marzo ed aprile. Del resto i sintomi erano talmente inusuali che inizialmente non fu nemmeno classificata come una influenza (che era già conosciuta col nome A) ma diagnosticata erroneamente come colera o tifo.

Fu poi proprio su una nave da trasporto americana partita per l'Europa con a bordo ca. 11 mila tra soldati e marinai, partita da New York, che su 2000 soldati si riscontrò nella traversata atlantica nell'equipaggio una strana forma di contagio polmonare-respiratorio che provocò una ottantina di morti (che buttarono a mare). Ma gli altri approdati in Spagna, a loro volta si ammalarono nei giorni successivi, e si contarono a centinaia altri morti. Ed è forse qui che una stampa spagnola vagamente lanciò il suo primo allarme; che fu inascoltato per non allarmare chi doveva combattere

Sappiamo oggi che la trasmissione del virus avveniva per vie polmonari respiratorie, per tosse o starnuti. Uno di questi poteva immettere in aria circa 4.600 goccioline sino a 4 metri di distanza. Tali goccioline potevano rimanere sospese nell’aria per più di mezzora e ognuna poteva originare circa 19.000 nuove colonie di germi altamente patogeni, ma sconosciuti).

I medici non sapevano cosa esattamente stesse accadendo, quindi nessun mezzo per combatterlo. Ipotizzarono che fosse un enzima o un minuscolo protozoo invisibile ai loro microscopi ottici. E senza sapere bene con che cosa avessero a che fare, decisero di chiamarlo“virus”. (Veleno, in latino).

Non era insomma né tifo, né colera, né peste. In Europa l’Agenzia di stampa spagnola FABRA aveva infatti scritto: "Una strana forma di malattia a carattere epidemico è comparsa in Spagna… L’epidemia è di carattere benigna non essendo risultati casi mortali". Ma si era solo all'inizio! Inoltre la stessa notizia-allarme non fu diffusa nelle nazioni che erano in guerra, per non allarmare i loro eserciti sul campo. Inoltre la Fabra nulla sapeva delle morti nella colonia americana approdata proprio in Spagna.



Nell'agosto del 1918, un ceppo più virulento apparve a Brest (in Francia). Si riempirono gli ospedali (anche improvvisati in enormi stanzoni) di centinaia e centinaia di ammalati; tutti con una brutta tosse, che in breve ne portò alla tomba moltissimi.

E quasi contemporaneamente in Italia a settembre, a Sossano (VI) In Italia, presso un gruppo di reparti di americani, da impiegare contro la guerra che era stata decisa dagli italiani in quello stesso periodo: l'attacco era infatti previsto proprio in autunno.
L'epidemia scoppiata fra i reparti fu anche qui frettolosamente diagnosticata come Tifo, fino al punto che il sindaco di quel paese vicentino fece chiudere tutte le scuole e raccomandare i suoi paesani di stare rinchiusi in casa.
Ma nello stesso tempo il terribile virus trasformatasi in una oscura pandemia (detta “bronchite purulenta”) scoppiò anche presso le linee nemiche, dove la mortalità in pochi mesi contò nelle file dell'Impero Austro-Ungarico 260.000 morti. Soprattutto nelle file degli ufficiali superiori austriaci, che erano per lo più quasi tutti anziani.
A metà ottobre, si arrivò a punte di 3000 decessi giornalieri.

Ma contemporaneamente - pur diffusasi - molto meno morti lo si ebbe nei reparti italiani. Ma per una ragione molto semplice. Nell'alimentazione dell'esercito italiano si usavano abbondanti cibi freschi come la frutta di ogni tipo e così anche le verdure fresche (lattuga, insalate varie, radicchi, spinaci, broccoletti, cavoli, cavolfiori ecc.); queste erano a buon mercato, ma apportavano una quantità anche se minima di vitamine (con la utile B12 o la D, che viene col sole), innanzitutto la ricca vitamina C che aiuta molto, questa spesso era già usata per prevenire sulle navi lo scorbuto. Ma tutte hanno anche altri utili effetti ossidanti. Non così nei ranghi delle truppe austriache che per lo più i pasti - anche se più sostanziosi - erano confezionati con spezzatini di carne (gulash, crauti, minestre con legumi vari, salumi vari, speck). Assenti quasi del tutto erano le verdure e la frutta fresca, perchè non disponibili oltralpe.

Quando in novembre fu firmata la RESA, tutto l'esercito austriaco era già allo sbando. Anche in Trentino Alto Adige, gli austriaci in massa erano ormai tutti in ritirata verso il Brennero senza un ufficiale o un semplice maresciallo al comando.
A Trento ci fu l'assalto degli austriaci sui treni verso il Brennero, perfino sui tetti, dove poi molti - inconsapevoli - morirono soffocati nella numerose gallerie che ha quella ferrovia nel suo percorso.

Ne approfittarono gli italiani (per un banale incidente ad Ala (nonostante la resa fosse stata già firmata a Padova - su imposizione di WILSON che era già a Parigi) per inseguirli non solo fino a Trento, Bolzano e fino al Brennero ma anche fino a Innsbruck, dove gli ufficiali italiani brindarono alal vittoria, facendo infuriare lo stesso Wilson, che aveva già deciso (così nel Trattato di Pace a Parigi) che il territorio dell'Alto Adige rimanesse autonomo.
(La questione Alto Adige (rivendicazione dell'autonomia) si trascinerà per anni, durante tutto il ventennio fascista e anche nel dopoguerra. Fino agli anni '60 quando comparvero i "bombaroli" di Klotz dando vita al "Terrorismo Altoatesino" (dove chi scrive vi ha partecipato per contrastarli) per riavere quell'autonomia che era stata in quel modo scippata.

Lui - WILSON era il "dominus" della spartizione postbellica!! A Parigi si sentiva il "Messia" della pacificazione universale. E proprio con l'aria messianica e istrionica, fece persino concorrenza ai miti della "rivoluzione proletaria" dei socialisti (non ancora comunisti bolscevici) con un ambiguo discorso che "inneggiava all'avvenire delle classi lavoratrici".

Quel suo autoritario intervento pose le premesse per la "colonizzazione americana dell'Europa". E accanto a lui CLEMENCEAU 78enne, massiccio e fiero uomo politico che per la sua tenace azione politica gli valse il soprannome di "Tigre". Lui l'artefice - si disse - delle ultime imprese guerresche, lui il "direttore d'orchestra" di tutte le armate Alleate. Che fu poi nominato pure Presidente della Conferenza a Parigi. Questa scelta e quella della sede lasciavano intravedere che si trattava di imbastire una "pace gallica. (Fra l'altro Wilson non conosceva il francese, mentre Clemenceau conosceva benissimo l'inglese). Gli italiani presenti (poi messi da parte, fino al puntodi ritirarsi dalla Conferenza) masticavano solo un po' di francese ma nessuno conosceva l'inglese. Gli italiani - infastiditi - dovettero ricorrere sempre agli interpreti. Gli inglesi di Lord George invece contarono poco, rimasero sempre diffidenti. Anche perchè quel Clemenceau ricordava agli inglesi lo spettro napoleonico del 1870.
( qui nei dettagli la Conferenza di Parigi >>e gli intrighi della Francia >che già faceva sottobanco le spartizioni in Italia con opportunisti imprenditori italiani > originali >>>>>

Il RE italiano - quasi umiliato - con i suoi uomini presenti a Parigi, non contarono nulla, lui rimase solo indignato; si sentì tradito dagli esiti della guerra vittoriosa italiana. (che proprio per questo fu chiamata "Vittoria mutilata").

Questa situazione ingrata (caotica con i partiti italiani in piena disgregazione) permise così poi l'ascesa del Fascismo Mussoliniano (fu infatti il Re a dargli il Governo nel '22). E convivendo con questo fascismo il RE poi trovò nel 1940 l'occasione....(o meglio dire la "rivalsa") assieme ai tedeschi di Hitler - (che a Parigi nel '19 avevano subito le pesanti penalità imposte che esorbivano dalle possibilità del popolo tedesco).... per appoggiare Mussolini nella sciagurata Guerra alla Francia. Ma più che appoggiare fu proprio lui a volerla come detto "rivalsa". Lui a firmare !!
La dichiarazione di Guerra alla Francia Mussolini la dichiarò dal balcone a parole, ma il vero e proprio atto formale (e intenzionale) lo fece Vittorio Emanuele III. Lui ne aveva tutte le facoltà di poter decidere, senza l'approvazione nè di Mussolini né del suo Governo. Questo perché occorre tenere presente, che in politica estera, la Corona godeva di una larga autonomia, consentita dall'art.5 dello Statuto Albertino, ancora ispirato a princìpi assolutistici.

(Art. 5. - "Al Re solo appartiene il potere esecutivo. Egli è il Capo Supremo dello Stato: comanda tutte le forze di terra, di mare e di cielo; dichiara la guerra; fa i trattati di pace e quelli di alleanza) (statuto Albertino originale >>>

Questi princìpi V.E. III li usò proprio nel 1940 per "entrare" in guerra "a fianco" della Germania, e (ricordiamo ma è noto) usò poi lo stesso art. 5, per "uscirne" il 25 luglio 1943, destituendo e arrestando Mussolini e sciogliendo il partito fascista. E poi in gran segreto il 3 settembre firmò anche la resa dell'Italia. Comunicata poi solo l'8 settembre mentre lui e tutto il quartiere generale si davano alla fuga, lasciando l'Italia e le sue truppe allo sbaraglio. (causando un fuggi fuggi dalle caserme, al pari dei loro comandanti).

Tutte le dichiarazioni di guerra furono sempre dichiarate e firmate da VITTORIO EMANUELE III (compresa poi quella dichiarata inutilmente alla fino allora "alleata" Germania (perdente) fatta però solo il 13 ottobre del '43, quando ormai il potere era tutto in mano agli angloamericani sbarcati in Sicilia. E ancora LUI che aveva anche firmato le famose "Leggi Razziali". Il 25 luglio aveva sì sciolto il Partito Fascista ma non aveva abrogato le stesse leggi. (che furono fatali per gli ebrei del ghetto di Roma, quando a ottobre ci fu la deportazione degli ebrei in massa fatta dai tedeschi "traditi" proprio da Re).

Lui, insomma il RE - ci vendette agli americani - perchè nel disastro voleva salire sul carro del vincitore che chiamò poi pure "alleati". (ma dagli angloamericani mai considerati tali). Alla Conferenza di Parigi li chiamarono sempre "nemici". E le bande partigiane (per lo più di sinistra, antifascisti) che agivano, li consideravano dei "sovversivi" che operavano per imporre il "comunismo bolscevico" anche in Italia. (famosa la direttiva n. 19 di Parri per scatenare in Italia l'insurrezione (golpe). - Non per nulla che il primo ordine degli angloamericani il 28 aprile entrando a Milano, fu quello di sciogliere subito le bande partigiane e anche.... di disarmarle. Altro che "liberazione partigiana".
La "liberazione la fecero loro, soprattutto dopo aver visto la "macelleria di Piazzale Loreto"; e avevano buone ragioni di farlo. A Est i "Titini" rossi stavano diventando pericolosi; si stavano unendo (erano già a Trieste) ai "rossi" italiani in attesa del famoso "Golpe" di Parri.

E torniamo alla "influenza spagnola" fra il 1918 e il 1920 questa uccise decine di milioni (70) di persone nel mondo. In Italia, la pandemia contagiò circa 4 milioni e mezzo di persone, circa il 12% dell’intera popolazione che, all’epoca, contava circa 36 milioni di individui. I morti stimati furono ca. 650.000, ma furono molto meno nei reparti dell'esercito per le ragioni dette sopra. Dove nei campi quasi mangiavano meglio rispetto alla popolazione delle città e paesi in piena carestia.

Ma ancora oggi a distanza di 100 anni, molti scienziati non hanno ancora saputo rispondere alla domanda: che cosa fu esattamente l’epidemia di "influenza spagnola" del 1918 e perché fu così letale.

 

Ricordiamo che l'invenzione del microscopio elettronico é degli anni Trenta, e solo da allora i virologhi del tempo cominciarono a vedere quel Virus. Considerato una molecola complicatissima, ovvero il più semplice degli esseri viventi.

Tuttavia grazie a un gran lavoro di laboratorio (furono riesumati cadaveri congelati morti di spagnola per studiarne il DNA) oggi sappiamo che a causare l’influenza fu una mutazione del virus dell’influenza A (uno dei quattro tipi di influenza allora conosciuti, identificati come A, B, C e D), appartenente del sottotipo H1N1.
Con grandi misure di sicurezza in quei laboratori il virus ha mostrato – con anni di ritardo – tutta la sua potenza. Rivelandosi cento volte più letale degli altri ceppi di influenza che erano stati precedentemente già testati e conosciuti.
Insomma il virus del 1918 era «speciale» dissero, e aggiunsero "un prodotto mortale e unico frutto della natura, dell’evoluzione e della convivenza tra animali e umani". Aggiungendo ... una testimonianza della «portentosa capacità della natura di creare pandemie».

La già citata Arnold, scrisse anche questo:
" l’influenza spagnola ottenne quello in cui l’esercito tedesco aveva fallito per quattro anni: conquistare l’Europa"

Hitler poi fallì anche quando volle riprovarci nel 1940 senza la Spagnola, pur con lo sciagurato appoggio e intervento del Re. Che poi deluso volle firmare anche l'intervento in Grecia (creando a Hitler in Jugoslavia "la manciata di sabbia" messa nei suoi micidiali ingranaggi bellici che risultarono poi fatali (il ritardo) per l'attacco alla Russia. Dove fu ancora il Re a firmare (anche se non richiesto) il suo appoggio a questa nuova "sciagurata" dichiarazione di Guerra ai Russi.

FINE

 

Qualcosa di più lo trovate su Internet in questo sito:
https://www.ilpost.it/2020/03/01/influenza-spagnola/

 

RIGUARDO ALL'ATTUALE 2020

Il Grande Nemico attuale (del "coronavirus") é - si dice - forse scaturito dal ventre di un pipistrello, che ricordiamo é un mammifero, fra l'altro é l'unico mammifero volante. (se vi è capitato di averne uno nelle mani, è un essere rivoltante, inquietante, orribile da vedersi).
Lui é uno stretto parente del primo mammifero del pianeta: Il TOPO. Il responsabile (nella sporcizia degli assembramenti umani) di tanti flagelli (chiamati "peste" o "colera") apparsa in tutte le epoche della storia umana conosciuta.

"Virus" è oggi il nome di varie specie di microrganismi unicellulari, e fu chiamato cosi ( derivato dal latino "veleno") perché allora sconosciuto, e fu quello che imperversò in Europa verso la fine della Prima Guerra Mondiale, col nome di "spagnola" (narrato sopra).
La sintomatologia attuale del coronavirus (tosse secca, raffreddore, mal di gola, febbre, difficoltà respiratoria, soprattutto chi ha tale insufficienza) ricorda il "simil-influenzale" proprio della "Spagnola".

Certi Virus - sia negli uomini come negli animali) possono (anche se guariti) essere latenti, cioè senza manifestare alcune ulteriori patologie. Può restare silente a lungo nei vari gangli, riattivandosi solo in concomitanza di cali delle difese immunitarie dell'uomo. Un esempio é il banale labiale "Herpes simplex" (e anche l'H. Vaginale") che da latente, anche dopo anni e anni può ripresentarsi, infettare dei sani e perfino trasformarsi in "herpes encefalico", che può portare anche a un ictus.

(questi miei suggerimenti sottostanti, sono dovuti al fatto che mia moglie è una Infermiera Professionale, assistente in una famosa sala operatoria - e altrettanto ventennali infermiere di un ospedale, mia suocera e mia cognata).

 

I LATENTI: Il consiglio di stare a casa e.... di non avere contatti esterni (di qualsiasi tipo) è proprio un invito prudenziale per impedire: 1° di non ammalarsi; 2° impedire la diffusione del virus.

Una cosa è certa!! Il virus non ci apre la porta di casa e ci viene ad infettare. Ci infetta se noi abbiamo contatti con chi (amici, parenti ecc,) ce l'ha gia addossoil virus, e gli offriamo così l'accasione per insediarsi anche a casa nostra.
Ma non basta solo "stare a casa". Ma a casa se si hanno persone anziane, queste possono essere contagiate dai nipoti, figli, giovani ecc. che se hanno addosso (senza saperlo) il virus, anche se asintomatici possono infettare gli anziani che più o meno a una certa erà hanno sempre qualche disturbo nelle vie respiratorie, e quindi pericolosamente esposti.
Bisogna trovare in qualche modo separarsi. Anche chi vive in un piccolo appartamento. E' meglio essere chiusi in una stanza e senza tanti contatti piuttosto che finire all'ospedale, dove sembra (con una sanità carente) che non vi sia scampo.
Vale la pene ricordare che poco più di 100 anni (non conoscendo la disinfezione) le partorienti morivano di più se venivano ricoverate all'ospedale che non partorendo a casa.

Inoltre se quello che chiamiamo soggetto A si è comunque infettato (è asintomatico ma lui non lo sa, salvo fare il tampone) se non ha altre patologie nel periodo dove agisce il suo sistema immunitario, questo soggetto incosapevolmente guarisce in 15-20 giorni. In questi giorni lui ha avuto addosso sì il virus ma allo stato latente senza ulteriori conseguenze per lui. Ma questo solo per lui !! Non deve avere contatti con altri !! Soprattutto se anziani !!

LO STARE A CASA non è una solo una raccomandazione campata in aria.
Lo studio significativo fatto a Vo Euganeo è singolare. La percentuale dei soggetti sottoposti al tampone rivelatisi asintomatici è apparsa altissima, tra il 50 e il 75%. Ciò sta a indicare che un numero elevato di persone infette ma in buona salute, hanno rappresentato un’ampia fonte di contagio nell’arco di tutto il tempo in cui – nonostante fossero (inconsapevolmente) positivi – sono andati in giro (perfino a correre nei parchi) privi di sintomi, perché del tutto ignari di diffondere la malattia. Ma anche fatali per i congiunti nella propria casa.
Dunque la presenza di soggetti positivi ma asintomatici sta pertanto alla base delle più recenti disposizioni di isolamento domiciliare semitotale o meglio anche totale .
Significa che tutti dobbiamo stare a casa. Ma se ci sono in casa anziani con qualche patologia addosso (non rara a una certa età), isolare anche questi anziani.

Infatti il grave é questo, se questo stesso soggetto A, che ora chiamiamo soggetto B ha altre (a qualsiasi età) patologie soprattutto polmonari (della respirazione come riniti, asma bronchiali e varie) non solo nell'infettarsi può lui aggravarsi e portarlo anche alla morte, ma se ha contatti con altre persone le può a sua volta pericolosamente infettare.

E se questi nuovi infettati soggetti C, D, E, F, G ecc. sono in una situazione simili al soggetto A e B, non solo può ripetersi lo stesso percorso in benigno o maligno; ma o latente o potenziale il virus lo trasmette comunque su altri soggetti H, I, L, M, N, ecc. che a loro volta lo diffondono ad altri ancora all'infinito (e questo causa la pandemia)

Abbiamo già detto sopra che per tosse o uno starnuto un infetto può immettere in aria circa 4.600 goccioline sino a 4 metri di distanza. Tali goccioline possono rimanere sospese nell’aria per più di mezzora e ognuna può originare circa 19.000 nuove colonie di "VIRUS".
Sospese sì nell'aria ma proprio per questo possono anche depositarsi su varie cose che poi noi andiamo a toccare; depositate su un oggetto qualsiasi che ci viene dato in mano, essere presenti su un corrimano di una scala o di una corriere o tram, sulla maniglia di una porta, sul pulsante di un ascensore, perfino sulla penna che abbiamo usata in uno sportello bancario; e peggio ancora se abbiamo dato la mano a qualcuno e ancora più peggio se lo abbiamo abbracciato o baciato.

Primo accorgimento è quello di lavarsi bene e a lungo le mani con del sapone. Poi anche se abbiamo messo la mascherina andando fuori, al nostro rientro a casa bisogna subito disfarsene o almeno sterilizzarla in un sterilizzatore apposito o se compatibili col materiale, messa in un contenitore di un nebulizzatore aerosol; e oltre che per le mascherine bisogna farlo anche per i panni indossati. In ultimo pulire anche lo stesso aerosol con uno dei tanti disinfettanti in commercio come l'Amuchina, ma sono utile anche anche quelli fatti in casa in modo semplice (ricetta dell'Oms per un litro di prodotto (833 ml di alcol etilico al 96% - 42 ml di acqua ossigenata al 3% -15 ml di glicerina (glicerolo) al 98%).

Ma non mettete solo la mascherina !!!!!!.... ma copritevi la testa anche con un cappello o una cuffia. I capelli catturano facilmente una delle 45.00 goccioline. E il cuoio capelluto é un potenziale ricettacolo di una colonia di germi indi anche del virus. La famosa forfora che a molti cade sulle spalle questa può contenere colonie e colonie di germi.
(ho visto in TV medici e infermieri con la mascherina ma con i capelli lunghissimi che gli svolazzavano davanti e perfino sulla mascherina. (ma perchè se la sono messa a fare la mascherina????
IGNORANTI !! (ricordiamoci
che anche i pidocchi si riproducono
proprio fra i nostri capelli,
fanno colonie,
come anche fra i peli dei nostri animali domestici).




A mia moglie
(la vediamo sopra in TV, aiuto in sala operatoria
quando il suo Primario Dr Rispoli effettuava
primo in Italia le prime osteosintesi (i chiodi nelle fratture)

gli si rizzano proprio i capelli
quando vede questi...
incoscienti

che vorrebbero
curare altri pazienti
come se fossero in discoteca o allo stadio.

 


Latente o meno, alcuni virus nell'uomo, possono colpire proprio gli animali domestici (cani e gatti) e questi con la loro saliva, le feci e le urine, possono trasmettere il virus alle persone più vicine, pur non avendo questi stessi animali i sintomi della malattia. Ma se un cagnolino lecca il nonno (infetto) e poi lecca il nipotino, la trasmissione del contagio è più che certa.

Non vi è attualmente alcun allarme....... (salvo un caso a Hong Kong, un cagnolino da compagnia, trovato positivo e attualmente messo in quarantena), ....... ma prendere noi tutti alcune sane precauzioni può essere provvidenziale.

Bisogna adottare sempre buone pratiche igieniche; soprattutto dopo aver accarezzato i nostri amici a quattro zampe ed evitare anche di baciarli come spesso vediamo fare dai ns. bambini. Il latente batterio "capnocytophaga" è uno di quelli presenti nella saliva di gatti e cani, anche se di solito (!!) non creano pericoli nè a loro nè alla salute dell’essere umano a lui vicino.
Ma anche se fosse la sua saliva immune da un qualsiasi batterio latente, noi vediamo spesso l’animale leccarsi il pelo, mordere qualsiasi cosa, con le zampe calpestare di tutto in strada o nei giardini, annusare negli angoli urine di altri suoi simili e anche pulirsi e leccarsi perfino le parti intime. Poi viene a leccare noi, che magari siamo infetti (solo latenti), ma poi va a leccare la nonna che ha problemi respiratori, la contagia e questa poi contagia noi.
Tutte cose quelle sopra che noi non faremmo mai con un nostro simile, non gli daremmo né un bacio né una carezza, anzi non gli stringeremmo neppure la mano.......eppure....Spesso non siamo provvidenziali.

 

MA ANCHE LE DIVINITA', LE MADONNE, I PAPI E I PARROCI OGGI RIESCONO A FARE MOLTO POCO.
"Fu la paura la prima a creare gli dei del mondo", e può valere come sintesi emblematica di tutte le teorie sull'origine pratico-emotiva delle religioni. I bisogni insoddisfatti, la precarietà dell'esistenza, le sue tragedie e il mistero angoscioso del dolore e della morte troverebbero nella religione solo una risposta compensatrice"
(Petronio).
I "miracoli" sono sempre esistiti fin dall'antichità. L'elemento "portentoso" é intimamente connesso alla dimensione delle varie tradizioni religiose; la pagana, la cristiana e anche la buddhista ne sono ricche, specie a livello popolare. I fenomeni della credulità popolare si verificavano sempre quando le cose vanno molto male. Le statue piangenti sono sempre esistite!!!
Superfluo dire, che a far nascere la psicosi collettiva erano proprio loro, i sacerdoti. Tutti pronti a far nascere la psicosi e a predicare e ricordare che tutto il male derivava dal fatto che non si onoravano abbastanza gli dei. Quando Annibale decise l'invasione d'Italia nel 217 a.C., per le disfatte subite dai romani, i sacerdoti e gli officianti di riti si diedero molto da fare. E non c'era ancora il Cristianesimo. A Mantova tutti gli dei lacrimarono così tanto sangue che il fiume Mincio iniziò a tingersi di rosso. Ma non contenti, i sacerdoti segnalarono che sulle strade c'erano gocce di sangue, dunque era caduta una vera e propria pioggia di lacrime di sangue degli dei offesi.
(quella pioggia rossa non era altro che una nuvola impreganta dalle solite sabbie provenienti dal deserto africano; come accade ancora oggi).

Ma sui "Miracoli" ne abbiamo fatto una pagina intera, rammentando quelli del passato e quelli appena di ieri (Nel periodo del secondo dopoguerra, ( 1946-1950) con l'immane "pericolo rosso" dei "senza Dio", a tappeto si fecero in ogni contrada italiana grandi processioni. E lì statue e immagini che lacrimavano per la calamità comunista si contarono un po' dappertutto in ogni angolo d'Italia. Per non parlare dell'Anno Mariano del '53 , ma questa volta per prendere i voti dei fascisti di Almirante
. >>i miracoli del passato >>>

In allarme ora è anche il Vaticano. Presso le 605 persone residenti, si é riscontrata ieri (1° marzo) in un paziente dipendente della Santa Sede una positività al Covid-19. Malaticcio è apparso anche il Papa. Verrà - come misure precauzionali- forse sospeso l’Angelus del Papa di domenica 8 marzo e non si terrà nemmeno l’udienza generale di mercoledì 11 marzo. Ma si starebbe anche ipotizzando la chiusura al pubblico della basilica di San Pietro (con le varie messe all'aperto) e anche dei Musei Vaticani. (https://www.romatoday.it/attualita/coronavirus-al-vaticano.html)

A MILANO invece, l'Arcivescovo Delpini prega da una terrazza del Duomo di Milano, ma la piazza sottostante é vuota !!
La sua invocante preghiera "Mia bella Madunnina prega per noi peccatori nella ora della nostra morte"
. (la nostra morte?? che prete pessimista!!! io gli faccio le corna!! E dovrebbe stare a casa anche lui per non infettarsi o infettare. Come è già accaduto. Perfino dentro un convento di suore. Dove è bastata la visita alla nonna di una nipote per infettarne 40).

Mentre a NAPOLI, più che invocare San Gennaro, i frati carmelitani nella Basilica del Carmine di Napoli hanno esposto il Crocifisso miracoloso che protegge la città dalle epidemia come quella del 1656 quando la città fu colpita dalla peste (ricordata sopra) che decimò la popolazione. Quando l'epidemia si esaurì attribuirono a lui la "salvezza. Quelli gia morti era già salvi per l'eternità-.

UN CURATO IN BRIANZA vedendo la chiesa vuota, ha chiesto ai suoi parrocchiani un selfie, li ha stampati e li ha messi sulle sedie della navata e ha celebrato la purificatrice Messa per allontanare l'epidemia. (non sappiamo se ha funzionato e se funzionerà)!
Ma sembrano pratiche di fattucchiere che chiedono ai parenti la foto dell'estinto per mettersi in contatto con loro.

ED ANCHE I SACERDOTI MUOIONO. UNA STRAGE. IN ITALIA I DECESSI SONO GIA' 67 ANNI) - LA DIOCESI DI BERGAMO LA PIÙ COLPITA CON 22

MENTRE UN PARROCO A BRESCELLO per cercare di fronteggiare l'emergenza fuori dalla chiesa ha esposto il famoso crocifisso del film "DON CAMILLO e Peppone" invocandolo: "Cristo, morto e risorto fai cessare l'epidemia sull'Italia e il mondo intero!".
Dottori e scienziati statevene a casa!! Ci penserà LUI !!

Ma a me sembrano più stregonerie da medio evo che preghiere.

Ma anche a LA MECCA, la città cara ai musulmani, nel loro più santo sito l'Arabia Saudita ha vietato di compiere il solito pellegrinaggio alla KABA per i timori del virus. Maometto anche lui fa i miracoli, ma li fa meglio con la Kaba deserta.

Stesse apprensioni in ISRAELE. Il ministro della difesa Naftali Bennett ha ordinato ieri sera (2 marzo), con l’approvazione dell’Anp, la chiusura totale di Betlemme dopo l’annuncio fatto dal ministero della sanità palestinese di 7 casi di contagio da coronavirus registrati in un hotel di Beit Jalah.

Per i santuari come Lourdes e Fatima il problema si sente e già desta apprensione. I devoti non fanno più affidamento ai miracoli. Si affidano ai tamponi. Aboliti tanti pellegrinaggi con i tanti annullamenti delle prenotazioni nella varie agenzie viaggi. E così a loro volta le altre agenzie abolite le destinazione Roma, San Pietro e il Papa (visto che anche lui ha qualche problema - anche se gira in città a piedi - a noi proibito).
Si dice che a decidere sarà solo la volontà di Dio. Meglio ancora se ci sarà la volontà e la capacità di scoprire un vaccino.

Qualcuno anche nel territorio del nuovo "Messia" (che dice di essere un "genio") spera che l'epidemia desti anche lì qualche timore a allarme, e vada così (nella paura) a calmare i "bollenti spiriti" del "genio". E che le sue "Bombe Atomiche" anche nel 2000 non servono proprio a nulla.

LUI, il Virus è più micidiale e subdolo. E non fa nemmeno rumore.

MA LUI SI CONSIDERA UN GENIO

Trump avrebbe cercato dagli scienziati della Germania, che lavorano sul
vaccino del coronavirus di prenderlo in esclusiva in USA e per tutto il mondo.

E sembra dire "se avrò solo io il vaccino, dominerò il mondo
e mi potrò mettere in testa la "Corona del Re" ed essere il "Signore delle guerre"
.

Ha dimenticato che lui ha 75 anni e ha dimenticato chi è la....... "SIGNORA"
"sonte signora di ognia persona,
sonte io che porta corona, forte e sicura,
et son quella che fa tremar il mondo,
revolgendo la falce a torno a torno"
Dalla "Danza Macabra" di Simone Baschenis (1539
Chiesa San Vigilio, Pinzolo (TN)

“La vendita esclusiva di un possibile vaccino agli USA
deve essere impedita con ogni mezzo. Il capitalismo ha dei limiti”.
Se questo accade, penso che in certi Paesi la gente non starà più "a casa"
ma scenderà nelle piazze per fare una "rivoluzione".

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L'ITALIA OGGI HA I NUOVI "ALLEATI" - La Cina arriva in Italia per aiutarla a combattere la guerra contro il coronavirus, con uomini e materiale vario: mascherine, respiratori ecc..
MENTRE I NOSTRI "EX ALLEATI" GLI USA, PREOCCUPATI NON VOGLIONO PIU' AVERE CONTATTI CON L'ITALIA E L'EUROPA (Esclusa l'Inghilterra) SI E' CHIUSA AL MONDO. (non siamo più nel 1917, né nel 1943 !!! Con le "Crociate in Europa" come diceva Eisenhower. Guerre che per loro erano "un grosso affare", prima durante e anche dopo).
Se anche in USA il virus si trasformerà in una pandemia e causerà migliaia di morti (con - é noto - la sanità riservata solo ai ricchi ) il virus potrebbe causare milioni di morti anche in USA.
A quel punto l'egemonia, la supremazia, il dominio degli USA in Europa e nel Mondo non sarebbero più gli stessi. Il "First American" ("L'America al primo posto" - slogan che era caro ieri a Wilson e a Eisenhower, ribadito fino a ieri da Trump sarà di fatto solo un "first" sul loro (parziale) territorio.
(infatti alcuni Stati, come la California, si sono già dissociati dalla linea di Trump. Corrono ai ripari)

In più la Cina ha in mano il 25-30% del debito pubblico americano, che potrebbe mettere all'incasso quando vuole travolgendo le borse americane e il dollaro.
Insomma la Cina (che piaccia o non piaccia a qualcuno) è vicina all'Europa. Con "La via della Seta" >>vedi >>> e in Africa (dove ha già acquistato un po' di tutto - miniere, giacimenti petroliferi, banche ecc.). Così anche in Grecia, dove ha acquistato il Porto del Pireo. E forse presto anche quello di Trieste, che poi, via ferrovia collegherà attraverso l'Europa Rotterdam. Il porto d'Europa.

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ULTIMISSIME - CHE SCONCERTANO
( purtroppo quando si continua ogni giorno a comunicare l'eta' dei defunti che é oltre o vicina all'ottantina
i ragazzi e giovanottoni pensano di essere immuni, mentre anche loro rischiano. STATE A CASA !!
(dopo un improvvisato concerto tra di loro, hanno preso il contagio 30 di loro)

 

In Lombardia. L' etica clinica esposta dal SIARTI.
Le risorse non sono sufficienti per tutti i pazienti pertanto
bisogna varare misure drastiche, finalizzate a ridurre il contenimento dell’epidemia,
basandosi sulle maggiori possibilità di sopravvivenza.

https://www.giornalettismo.com/documento-segreto-coronavir…/

https://www.ilgiornale.it/news/politica/terapie-intensive-documento-choc-liste-meritevoli-essere-1837052.html

QUESTA INFORMAZIONE RIVELAZIONE DEL "IL FATTO" E' INQUIETANTE
sulla terapia intensiva

L'eutanasia (fino a ieri punita) oggi è offerta così gratuitamente - I "vecchi" malati? Da non intubare. Si sceglierà forse chi potrà vivere più a lungo o é prossimo a morire? MA CHI DECIDE ?
Ma chi avrà suggerito questa discriminazione, l'Inps? Così meno anziani meno pensioni da pagare?
In USA esiste già questa discriminazione non solo in termini di età, ma addirittura anche per la scarsa capacità' finanziaria per curare non solo i vecchi ma anche i giovani.
E' una mentalità di tipo RAZZISTA o DISCRIMINANTE stile Auschwitz (dottor Dr. MENGHELE ) ce lo racconta la Segrè che forse si é salvata solo perché anche lei era giovane e perché era utile a lavorare (ebrea o non ebrea).
Per vecchiaia, per malattie, tifo, polmoniti, carenza alimentare, di internati nei campi di concentramento ne morivono molti. Non vi erano capacità (come avviene oggi in Italia) di seppellirli, e si inventarono i forni crematori.
( ULTIMAMENTE - NETANYAHU ha attirato dure critiche proprio sull'olocausto con le sue dichiarazioni del 2015; secondo lui Adolf Hitler non aveva alcuna intenzione di sterminare gli ebrei, voleva solo espellerli, ma fu convinto dal Gran Mufti di Gerusalemme Amin al-Husseini, zio di Yasser Arafat.
L’intervento di Benjamin Netanyahu che ha indignato l’opinione pubblica, come riporta il quotidiano israeliano Haaretz, Netanyahu avrebbe pronunciato nel suo intervento le seguenti parole: «Hitler non voleva sterminare gli ebrei, ma solo espellerli». Ma in un incontro avvenuto nel 1941 a Berlino, il Gran Mufti disse al leader nazista: «Se tu li espelli, verranno tutti in Palestina». Allora, secondo Netanyahu, Hitler gli chiese: «Cosa dovrei fare con loro?». E la risposta di Amin al-Husseini sarebbe stata: «Bruciali!».)



Ma siamo sicuri che dal ventilato provvedimento preso in Italia ("salva i giovani") saranno escluse tutti quelli che sono nella categoria della "CASTA" (vecchi politici e ricchi)? Le strutture pubbliche sono carenti in tutto, ma le cliniche private ( pagandole) hanno a disposizione di tutto: letti, medicinali, mascherine, respiratori, personale specializzato ecc. ecc.)

Ma i vecchi in Italia - chiusi nelle case che finiranno chiusi nelle "casse", verranno forse sostituiti dalle giovani sardine e dai migranti che sono pure loro tutti giovani? La Bonino è già preoccupata:
Emma Bonino@emmabonino - "Ho chiesto a ministro #Lamorgese quali misure ha intrapreso per garantire la salute di richiedenti asilo ospitati nei CPR, perché venga fatto sforzo ulteriore di prevenzione per proteggere la salute di operatori e rifugiati". Bisogna insomma salvare le "nuove risorse!!"
Allarme nei centri "Coordinamemto migranti": perché sono troppi gli ospitati nei centri d'accoglienza, e servono altri alloggi, altri centri, alberghi che oggi sono chiusi. Il Danieli a Venezia é vuoto, e così tanti altri. Mandateli lì.
La sardina Jasmine Cristallo ha chiamato "criminali" i giovani lombardi che sono scesi al Sud, contagiandoli.
Ma i giovani che approdavano nello stesso Sud, dall'Africa, lei è sicura che erano tutti sani? Lo sentiremo presto.
(Le ultime notizie registrano già in 7 Stati africani i contagiati dal virus - Ma nessuno ne parla !!)

Ha dimenticato la Bonino che per l'emergenza immigrazione in pochi anni in Italia sono stati spesi 20 miliardi per aprire i centri di accoglienza e assistenza, mentre nel contempo negli ospedali si tagliavano 37 miliardi destinati ai posti letto dei malati italiani. E mandavano in pensione i medici e infermieri senza rimpiazzarli. Soprattutto quelli specializzati. Si tagliavano 70.000 posti letto. Si chiudevano 359 reparti. Per non parlare poi della carenza sulle attrezzature. (alcuni non hanno nemmeno i respiratori e le banalissime mascherine).
Limitazione di risorse anche nelle borse di studio nelle università di medicina specialistica. Così i giovani laureati in medicina - a spasso - sono dovuti fuggire tutti all’estero. (30-40.000 all'anno).
Ci hanno distrutto la Sanità che ora ci servirebbe, e adesso richiamano i medici e infermieri andati in pensione.

 

Ma era da anni
che questo accadeva appena fino a ieri.

Scopriamo solo ora che nell'appello di "medici volontari" hanno risposto oltre 8000. Ma tutti questi prima cosa facevano? Lasciati a casa con i taglia alla sanità pubblica !!!
Lo smantellamento della Sanità Pubblica dovrebbe farci ricordare quello della Regione Lombarda che favoriva i profitti della sanità privata e che coinvolse il Presidente della Regione Formigoni (finito in carcere nel processo Maugeri-San Raffaele) e il "santo" Verzè.

Io stesso qui a Verona, la ULSS mi ha destinato il medico di base africano, che ha sempre la sala d'aspetto strapiena di altri africani, visto che lui parla la loro lingua.

 

UNO SFASCIO TOTALE CHE ADESSO LA LOMBARDIA e L'ITALIA PAGA SALATO
ECONOMICAMENTE TUTTI E..... ALCUNI ANCHE CON LA VITA.

 

Preoccupato anche il Capo delle "Sardine"; ma lui sta coltivando una bella idea.....(è già in mare, e ride)

 


(GIà, perché sappiate che - se molti Paesi Europei oggi (per l'epidemia) non vogliono già più rispettare la libera circolazione delle persone fatta con l'accordo di Shengen - l' Italia dei "porti aperti" può invece continuare indisturbata ad avere i flussi migratori, offrendo ai profughi ospitalità, vitto, alloggio e assistenza sanitaria in base al Trattato di Dublino.
Avremo così tante "utili risorse" a disposizione e "un nuovo stile di vita" come vogliono quei giovani sorridenti da un po' di tempo nelle piazze d'Italia.

(Così avremo non solo tanti medici in ospedale e di base africani ma anche tanti infermieri )
( e perché no? forse anche qualche congolese o nigeriano al Governo Italiano !!! )

Nel frattempo è uscito il libro scritto dai quattro fondatori del movimento ittico.
Con un nome curioso: "Le sardine non esistono".


Nel libro la profondità di analisi è minima, per non dire nulla. Cioè non si capisce cosa le Sardine faranno da grandi e non si trova neppure mezza traccia di sostanza politica. L'ossessione di fondo è solo e sempre Salvini, é lui che produce lo "sgretolamento del tessuto sociale", che é "intollerante, omofobo, misogino, razzista". Interventi che sono solo per zittire gli avversari
Mentre loro, i pesciolini preferiscono definirsi un “fenomeno sociale", o meglio un "moto di riappropriazione di pensieri, di idee di società". (BOOMM !! che fenomeni !!! del nuovo "Umano Millennio").
Ma senza però partorire un programma, né sociale né politico. Buio totale. Intanto ride.

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E così il Coronavirus imperversa, e nelle ultime ore....
pur con l'invito ai vecchi di stare a.... "casa" molti vanno a finire nelle.... "casse"
senza nemmeno i soliti saluti dei parenti, in massa
portati dai soldati nei forni crematori come.... ad Auschwitz.
(lì con i tanti decessi per malattie, tifo, colera, vecchiaia, fame ecc. ne morivano così tanti
che per smaltire i cadaveri usavano i forni crematori.
(su consiglio del Gran Mufti a Hitler (rivelazioni schok di Netanyahu - Come letto sopra)
(Un po come oggi con i tanti cadaveri del Corona virus).


E' da qualche anno (7) che la Sanità Italiana non ha "le casse" piene ma vuote.

E i morti in 7 anni sono più che triplicati; sempre in aumento.


( di influenza e malattie varie respiratorie e.... proprio per questo oggi più esposte al virus)

 

chissà come sarà contenta CHRISTINA LAGARDE

Ma anche lei ha già passato i 64 anni !! Non è più una "vispa teresa" !!


e come per tutti noi....oggi o domani....c'è sempre al varco LEI...
"sonte signora di ognia persona,
sonte io che porta corona, forte e sicura,
et son quella che fa tremar il mondo,
revolgendo la falce a torno a torno"
Dalla "Danza Macabra" di Simone Baschenis (1539
Chiesa San Vigilio, Pinzolo (TN)

FINE

Ma se collassasse la Rete, la Radio, la TV, la Stampa, l'Energia Elettrica,
il Petrolio, la carenza di Alimentari, Ospedali, Medici ecc.
per la ovvia mancanza di personale addetto ma anche di merci,
cosa accadrà?
.

Sono già iniziate le manovre speculative sugli alimentari dei "furbi" sciacalli",
in un supermercato del Canavese a Lanzo pane, olio, arance, caffè, conserva ecc.
e perfino la colomba pasquale i nuovi prezzi superavano il 200%.
SUL DEPLIANT OFFERTE (fatto sparire) C'ERA SCRITTO 100
me poi se andavi dentro i prodotti costavano il doppio.
UNA TRAPPOLA..... per chi voleva fare la spesa !!!

A Palermo, 20 clienti, che avevano già difficoltà ad arrivare a fine mese
riempiti i carrelli di alimentari a un supermercato
alla cassa non volevano pagare "siamo a casa senza stipendio, e abbiamo fame".
“Non abbiamo più soldi nemmeno per mangiare”, urla uno a squarciagola
E' intervenuta la forza pubblica.

Un altro - poi fermato - stava chiamando a raccolta col telefonino
gente per assaltare in gruppo un supermercato.


Con gli italiani ora "tutti a casa" affamati, tutti riuniti in silenzio
e nel tinello e nelle stanze con solo un lumino acceso?
E i giovani senza lo spritz alla movida, i concerti, il pallone allo stadio?
Cosa potrebbe accadere? Non oso pensarlo.
A questo punto non so se morirò di virus, di fame o di rivoluzione.

Vorresti informarti sui giornali su internet:
Corriere 24/3 - "Cosa succede ai polmoni quando ci ammaliamo?". "cosa fare se hai la febbre?".
IO vorrei saperlo. Io ingenuo ci casco e clicco = avviso! - Devi pagare 1-2-5-10 euro, abbonarti poi te lo dicono.
L 'informazione è diventata peggio del virus! - Quasi tutti i giornali si sono adeguati.
Pagare per sapere!!! non così la loro pubblicità.....
es. "come arricchire in un giorno", "come farti un secondo stipendio",
questo è gratis ! ma come sono magnanimi!!

"Cosa fare se hai la febbre?".
Guarda prima le nostre pubblicità, poi clicca sul titolo e solo se hai pagato te lo diciamo.
Noi nei momenti decisivi siamo al servizio del cittadino pagante.
Oppure.... "Guarda come va il coronavirus"; tu vorresti saperlo?
in realtà é anche questa UNA TRAPPOLA per catturare un tuo click che una volta fatto
non va sulla notizia ma ti chiede di pagare 1-2-5-10 euro per leggerlo. Più trappola di così !!

 

Mi sembrano più corretti questo giornale (a cui sono affezionato) CHIETI TODAY

"Nell'emergenza sanitaria i giornalisti di ChietiToday lavorano senza sosta, giorno e notte, per fornire aggiornamenti sulla epidemia Covid-19. Se apprezzi il nostro lavoro,
da sempre per te gratuito, e se ci leggi tutti i giorni, ti chiediamo un piccolo contributo per supportarci in questo momento straordinario. Grazie!"

Come dire "se non hai leggi pure , se invece hai dona"
Sono dei veri Signori !!


LE TRAPPOLE IN RETE - Io diffido di leggere notizie solo promesse - tipo "come proteggersi dal virus" - "come distinguere i sintomi" ma poi tu clicchi fiducioso ma se vuoi leggere devi pagare. Io diffido. Nel momento che nella CARTA di Credito.... ( io non ho mai voluto possederla, né possiedo lo smartphone- e sono un pioniere del computer !!) .....viene inserito il banale pagamento le credenziali della carta vanno in giro ( ti scrivono e credi che sia la tua banca, é invece un phishing) e con un "trojan" ti svuotono il conto. Ho 40 anni di informatica alle spalle e pochi sapevano allora cos'era un computer. L'ho poi bene insegnato a mio figlio oggi in Svizzera (in Italia nessuno lo ascoltava!) al servizio della sicurezza di un gruppo di banche per dare la caccia ai vari Spyware (ricordo che tutto ciò che inviate dai Vs. computer RESTA sul computer ed è quindi accessibile ai nascosti (virus) malware. Questi ci vanno dentro).
(FATTI UNA CULTURA IN MERITO >>> https://it.wikipedia.org/wiki/Malware.

COME SIAMO RIDOTTI
Del resto oggi dobbiamo perfino fare una offerta per la Protezione Civile,
paradossalmente dobbiamo noi "proteggerla" per la mancanza di fondi.
Ci chiedono contributi volontari/donazioni per la spesa sanitaria...
(mancano le mascherine, i respiratori, i letti, i medici, gli infermieri, e perfino gli stracci)
( ma chi si è mangiato i soldi delle tasse finora? )
Fra poco forse dovremo dare un obolo anche alle banche, alle ferrari,
e perfino ai balotelli del calcio che - poverini - non possono giocare alla palla.

Si aprirà forse la campagna “Oro alla Patria (di fascistica memoria) .
Seguita da una campagna “Ferro alla Patria”.
Adesso temiamo anche "soldi dei CC alla Patria"
( o all'Europa ? )
Cosa ci diceva Renzi proprio davanti all'Europa poco tempo fa.....
"Gli Italiani hanno il primo risparmio privato: 4 trigliardi di Euro".


Gen. 2015: "Le famiglie italiane si stanno arricchendo" > > > > > > >

Ora in questo stato di emergenza - con le limitazione della libertà di movimento,
ci sveglieremo un mattino forse sotto un regime?
Avremo un paese militarizzato per timore di rivolte?
Attualmente i militari stanno già aiutando le forze dell'ordine.
ma entrambe dispongono di pochi uomini.
(ca 100.000 - che divisi in 7904 Comuni: fanno 12 (!!) per Comune)

Per fortuna si dice abbiamo "le nuove risorse".
Ma fra i volontari nemmeno una “sardina”,
dei "resistenti" contro "l'invasor" nemmeno uno in giro.

Ma abbiamo.....
Gli immigrati residenti in Italia. Sono 5.5 milioni secondo i dati Istat aggiornati al 1 gennaio 2018
Ma sfuggono due categorie di migranti:
i richiedenti asilo e i migranti irregolari, volgarmente detti clandestini.

GORI ha già lanciato un invito a riaprire i porti e far entrare almeno 200.000 stranieri
per i lavori dei campi (sembra che tutti i contadini siano morti)
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Al 1 gennaio 2019, vi é una stima di 562 mila irregolari presenti in Italia.
Cosa faranno queste giovani "nuove risorse" per sopravvivere anche loro?
Scenderanno in piazza con gli altri 5,5 milioni di colleghi ?
Per darci una mano a zappare? o darsela fra di loro per il "richiamo del sangue"?


O ci verrà a salvare la Nato (USA) per mantenere l'ordine pubblico?
O perchè pure loro in casa contagiati, verranno questa volta i Cinesi?

L'Air Force US European Command in questi giorni ha «dispiegato
una task force In una Europa in gran parte paralizzata dal virus,
quasi militarizzata. Ma a cosa servono?
Ma lo sappiamo da anni, gli Usa potrebbero fare ciò che vogliono per salvarci.

 

faccio a tutti tanti .... auguri !!!
forse ce la faremo da soli !!

Sono ottimista. Forse il picco lo abbiamo superato.
In Maggio- per noi se ancora vivi - sarà solo un brutto ricordo.

 

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