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ANNO 1917

LENIN
"Stato e rivoluzione"
L'opuscolo originale è integralmente digitalizzato

Chi era VLADIMIR LENIN
Simbirsk, 22 aprile 1870 – Gorki, 21 gennaio 1924)
Era nato in una famiglia benestante ebraica, ben presto a 17 anni si interessò di socialismo rivoluzionario di stampo marxista contro gli Zar, soprattutto quando nel 1887 impiccarono suo fratello Aleksandr per aver partecipato a un attentato proprio contro lo Zar. Da quel giorno lui stesso iniziò a partecipare a manifestazioni contro il regime degli Zar, e per questo fu anche espulso dall'università. A 23 anni fu rrestato per sedizione ed esiliato a Shushenskoye per tre anni, dove si sposò con Nadežda Krupskaja. Terminato l'esilio abbandonò la Russia e nel 1903 si trasferì in Europa (Zurigo, Ginevra, Parigi, Monaco di Baviera) diventando ben presto con i suoi scritti sul marxismo molto popolare. Fu lui a incoraggiare la prima fallita insurrezione del 1905. Poi allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, auspicò che questa si trasformasse in una rivoluzione proletaria che, come il marxismo riteneva, avrebbe comportato il rovesciamento del capitalismo e la sua sostituzione con il socialismo.
Dopo la rivoluzione russa del febbraio del 1917 che portò alla caduta della monarchia zarista e all'istituzione di un governo provvisorio, Lenin fece ritorno in Russia, per guidare il nuovo regime con un governo bolscevico guidato dai soviet.

Il nonno materno era l'ebreo Israel Blank, e il nipote Lenin nel guidare sia la rivoluzione che il nuovo governo affermò che gli israeliti erano i migliori rivoluziori.
«Il russo intelligente quasi sempre è un ebreo o ha sangue ebraico»
(Cfr. D. Volkogonov, Lenin: A New Biography, pag. 112.)

Si riferiva certamente a sé stesso. Il ricercatore Wayne McGuire, dell'Università di Harvard, scrive:
«Lenin era un ebreo per gli standard della "Legge del Ritorno di Israele": egli aveva un nonno ebreo. Sembrerebbe che non solo Lenin fosse ebreo, ma che fosse anche un razzista e uno sciovinista, sebbene lui tenesse le sue idee su questa questione lontano, nella penombra. Probabilmente perché tali idee erano in conflitto radicale con il supposto universalismo del marxismo [...]. Lenin era un razzista ebreo che diede intenzionalmente e specialmente agli ebrei, i "compiti intellettualmente più esigenti". Lui stesso ammise che il 50% dell'avanguardia terrorista e comunista, nel Sud e nell'Ovest della Russia, era composta da ebrei».

Lenin dichiarò: «Noi stiamo sterminando la borghesia come classe». Il suo partner l'ebreo ZINOVIEV (Grigory Apfelbaum; 1883-1936) dichiarò: «Gli interessi della rivoluzione richiedono l'annientamento fisico della classe borghese».
Chi erano questi «borghesi»? Certamente i non ebrei. I zaristi in primo luogo. Anche l'ebreo TROTSKIJ (Leon Davidovich Bronstein; 1879-1940) spiegò chi erano in una intervista concessa nel 1937 al giornale ebraico di New York, il Daily Forward: «Più a lungo la corrotta società borghese vive, più il barbarico antisemitismo arriverà dappertutto». «Borghesia» era una parola in codice dei bolscevichi che sta per «gentile» (in ebraico goi, che significa «non ebreo»). La prima legge passata dopo l'ascesa al potere dei comunisti in Russia fu di rendere l'antisemitismo un delitto punibile con la morte
(Cfr. Izvestia, del 27 luglio 1918.)

Lo stesso Zinoviev affermò:«Senza misericordia e senza risparmio, noi uccideremo a centinaia i nostri nemici. Facciamo sì che essi siano migliaia; facciamo in modo che affoghino nel loro stesso sangue. Per il sangue di Lenin e Uritzky, Zinoviev e Vólodarsky, facciamo sì che ci siano inondazioni di sangue della borghesia. Più sangue! Quanto più è possibile» (Cfr. Krasnaya Gazeta, del 1º settembre 1918.).
(da "I PADRONI DELLA PROPAGANDA" >> qui in rete >>>>>

 

QUI SOTTO IL SUO
"Stato e rivoluzione"

L'opuscolo che digitalizziamo qui sotto fu scritto nel settembre 1917, un mese prima della Rivoluzione; andato poi in stampa a Mosca in novembre un mese dopo la rivoluzione. Accenniamo subito al Post scriptum di Lenin aggiunto in tipografia all'ultimo momento. (è un'edizione italiana dell'epoca stampata a Napoli nella Tipografia degli Artigianelli)

LE PAGINE SONO IN CASCATA
E SI CONCLUDONO IN FONDO CON UNO SCRITTO DEL 25 ENNE GRAMSCI
APPARSO SU L'AVANTI, EDIZIONE MILANESE DEL 24 NOVEMBRE 1917
DAL TITOLO "
LA RIVOLUZIONE CONTRO IL "CAPITALE"



















































































































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ANTONIO GRAMSCI...

(qui la BIOGRAFIA > > > >

...il 24 novembre 1917, subito dopo la pubblicazione dell'opuscolo sopra, quindi a rivoluzione avvenuta, pubblica un articolo "La rivoluzione contro il "Capitale", su l'Avanti, socialista edizione milanese.

"La rivoluzione dei bolscevichi si è definitivamente innestata nella rivoluzione generale del popolo russo. I massimalisti che erano stati fino a due mesi fa il fermento necessario perché gli avvenimenti non stagnassero, perché la corsa verso il futuro non si fermasse, dando luogo ad una forma definitiva di assestamento - che sarebbe stato un assestamento borghese, - si sono impadroniti del potere hanno stabilito la loro dittatura, e stanno elaborando le forme socialiste in cui la rivoluzione dovrà finalmente adagiarsi per continuare e svilupparsi armonicamente [...] partendo dalle grandi conquiste realizzate ormai.

La rivoluzione dei bolscevichi è materiata di ideologie più che di fatti. (Perciò, in fondo poco ci importa sapere più di quanto sappiamo.) Essa è la rivoluzione contro il Capitale di Carlo Marx. Il Capitale di Marx era, in Russia, il libro dei borghesi, più che dei proletari. Era la dimostrazione critica della fatale necessità che in Russia si formasse una borghesia, si iniziasse un'era capitalistica, si instaurasse una civiltà di tipo occidentale, prima che i proletariato potesse neppure pensare alla sua riscossa, alle sue rivendicazioni di classe, alla sua rivoluzione. I fatti hanno superato le ideologie. I fatti hanno fatto scoppiare gli schemi critici entro i quali la storia della Russia avrebbe dovuto svolgersi secondo i canoni del materialismo storico.
I bolscevichi rinnegano Carlo Marx, affermano con la testimonianza dell'azione esplicata, delle conquiste realizzate, che i canoni del materialismo storico non sono così ferrei come si potrebbe pensare e si è pensato.

Eppure c'è una fatalità anche in questi avvenimenti, e se i bolscevichi rinnegano alcune affermazioni del Capitale, non ne rinnegano il pensiero immanente, vivificatore. Essi non sono «marxisti», ecco tutto; non hanno compilato sulle opere del Maestro una dottrina esteriore, di affermazioni dogmatiche e indiscutibili. Vivono il pensiero marxista, quello che non muore mai, che è la continuazione del pensiero idealistico italiano e tedesco, e che in Marx si era contaminato di incrostazioni positivistiche e naturalistiche. E questo pensiero pone sempre come massimo fattore di storia non i fatti economici, bruti, ma l'uomo, ma le società degli uomini, degli uomini che si accostano fra di loro, si intendono fra di loro, sviluppano attraverso questi contatti (civiltà) una volontà sociale, collettiva, e comprendono i fatti economici, e li giudicano, e li adeguano alla loro volontà, finché questa diventa la motrice dell'economia, la plasmatrice della realtà oggettiva, che vive, e si muove, e acquista carattere di materia tellurica in ebollizione, ohe può essere incanalata dove alla volontà piace, come alla volontà piace. [...]

La predicazione socialista ha messo il popolo russo a contatto con le esperienze degli altri proletariati. La predicazione socialista fa vivere drammaticamente in un istante la storia del proletariato, le sue lotte contro il capitalismo, la lunga serie degli sforzi che deve fare per emanciparsi idealmente dai vincoli del servilismo che lo rendevano abietto, per diventare coscienza nuova, testimonio attuale di un mondo da venire. La predicazione socialista ha creato la volontà sociale del popolo russo. Perché dovrebbe egli aspettare che la storia dell'Inghilterra si rinnovi in Russia, che in Russia si formi una borghesia, che la lotta di classe sia suscitata, perché nasca la coscienza di classe e avvenga finalmente la catastrofe del mondo capitalistico?

Il popolo russo è passato attraverso queste esperienze col pensiero, e sia pure col pensiero di una minoranza. Ha superato queste esperienze. Se ne serve per affermarsi ora, come si servirà delle esperienze capitalistiche occidentali per mettersi in breve tempo all'altezza di produzione del mondo occidentale. [...]. Il proletariato russo, educato socialisticamente, incomincerà la sua storia dallo stadio massimo di produzione cui è arrivata l'Inghilterra d'oggi, perché dovendo incominciare, incomincerà dal già perfetto altrove, e da questo perfetto riceverà l'impulso a raggiungere quella maturità economica che secondo Marx è condizione necessaria del collettivismo. I rivoluzionari creeranno essi stessi le condizioni necessarie per la realizzazione completa e piena del loro ideale. Le creeranno in meno tempo di quanto avrebbe fatto il capitalismo.

Le critiche che i socialisti hanno fatto al sistema borghese, per mettere in evidenza le imperfezioni, le dispersioni di ricchezza, serviranno ai rivoluzionari per far meglio, per evitare quelle dispersioni, per non cadere in quelle deficienze. Sarà in principio il collettivismo della miseria, della sofferenza. Ma le stesse condizioni di miseria e di sofferenza sarebbero ereditate da un sistema borghese. Il capitalismo non potrebbe subito fare in Russia più di quanto potrà fare il collettivismo. Farebbe oggi molto meno, perché avrebbe subito di contro un proletariato scontento, frenetico, incapace ormai di sopportare per altri anni i dolori e le amarezze che il disagio economico porterebbe. Anche da un punto di vista assoluto, umano, il socialismo immediato ha in Russia la sua giustificazione. La sofferenza che terrà dietro alla pace potrà essere solo sopportata in quanto i proletari sentiranno che sta nella loro volontà, nella loro tenacia al lavoro di sopprimerla nel minor tempo possibile.

Si ha l'impressione che i massimalisti siano stati in questo momento la espressione spontanea, biologicamente necessaria, perché l'umanità russa non cada nello sfacelo più orribile, perché l'umanità russa, assorbendosi nel lavoro gigantesco, autonomo, della propria rigenerazione, possa sentir meno gli stimoli del lupo affamato e la Russia non diventi un carnaio enorme di belve che si sbranano a vicenda".
( Pubblicato sull' Avanti!», ediz, milanese, 24 novembre 1917) 

Uno scritto che fu indigesto al socialista MUSSOLINI che pensava anche lui di fare una rivoluzione ma in un modo diverso.

FINE

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