IN MEMORIA DI UNA CARO (SFORTUNATO) AMICO


Ricevo volentiere l'invito di Filippo Boni, di voler ricordare - con una mia testimonianza - Oreste Leonardi.

Nei miei ventanni, ero uno dei primi paracadutisti civili (il 142mo in Italia). Poi in procinto di fare il servizio militare nel '57, ovviamente scelsi di andare volontariamente nel plotone (di appena 50 uomini) di paracadutisti alpini, formatosi in Italia a Viterbo da appena due anni (in precedenza vi era la famosa Folgore, che erano quasi tutti morti al El Alamein, e quindi scioltasi dopo la guerra che avevamo perduta).
Ero anche qui a Viterbo uno dei primissimi in Italia (il 131mo). Arrivai dunque al Centro Militare di Paracadutismo a Viterbo per il Corso di circa tre mesi - che era piuttosto intenso come attività - sia dentro che fuori la palestra, che allora era anche la sede dei CARABINIERI SABOTATORI.
Comandante era il medaglia d'oro colonnello Mautino, uno dei sopravissuti ad El Alamein, mentre il nostro Capo Istruttore era invece ORESTE LEONARDI, che aveva 10 anni più di me. Un uomo straordinario !!! Indimenticabile !!!


Nei tre mesi vissuti con lui - per i molti interessi culturali che io avevo e per essere già un paracadutista civile - ebbi il privilegio di diventare amico di Oreste, fino al punto che alcune sere uscivo con lui, e cosa strana (prima dei lanci noi non prendevamo ancora la lauta indennità) alcune volte pagava lui nella trattoria o pizzeria dove andavamo. Dove parlavamo di tutto.
E devo dire che non solo era un amico, lui Oreste era un uomo eccezionale, severo ma sempre gentile e garbato, non il solito istruttore militare che nella sua arroganza grida anche a sproposito ad ogni minima mancanza.
Ma amico era (terminato il Corso) anche quando - davanti alla porta dell'aereo -
rassicurante ti dava l'amichevole pacca sulle spalle prima di buttarti giù dall'aereo.
E quando dico amico, intendo dire, che un uomo così, mite e buono, lo si vorrebbe accanto a noi come amico per tutto il resto della nostra vita. Qualcuno - che citeremo più avanti - presto lo capì anche lui.

Essendo io volontario (infatti rimasi poi nei ranghi per circa 4 anni) finito il Corso, Oreste, poco prima che partissi per Merano (dove allora stava nascendo il terrorismo altoatesino) mi fece una proposta che anche lui stava valutando. Quella di accettare insieme un invito ricevuto dal Corpo Forestale Canadese per fare il "Pronto intervento" nelle sterminate foreste canadesi per spegnere gli incendi. Era una proposta allettante, perché pagavano molto ma molto bene (4 volte sopra la media) però bisognava vivere sei mesi fuori dal mondo, in piccoli gruppi allestiti in apposite sperdute radure per le immediate emergenze, che erano appunto un lancio di paracadutisti attrezzati per spegnere i focolari.

A me però mi attirava di più Merano - anche perché avevo già fatto amicizia con 4 altoatesini che me ne vantavano le bellezze e soprattutto (io che amavo le montagne) perché c'erano le Dolomiti; ma anche perché - proprio a Merano - vi aveva prestato servizio anni prima mio fratello e ne era rimasto entusiasta del luogo, e quindi decisi per tale destinazione.
Ma anche il Comandante mi voleva a Merano per affidarmi un incarico molto particolare e così decisi per l'Alto Adige.
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E anche se il periodo fu impegnativo e rischioso, le soddisfazioni non mi mancarono: le scalate sulle dolomiti, i lanci in alta montagna, e anche l'ambiente umano, piuttosto - soprattutto nelle valli tirolesi - chiuso ma onesto e leale. Salvo qualche nostalgico che seminava il terrore con gli attentati.

Però dopo quattro anni non mi vedevo proprio per il resto della vita, in caserma seduto in una scrivania di qualche fureria. Guardando fuori o leggendo i quotidiani nazionali ero invece attirato da un'altra vita. Questo perché fuori c'era ed era iniziato il "boom economico" dei primi anni sessanta.
Per tutti gli italiani si stava aprendo un mondo dalle condizioni favorevoli, soprattutto per chi - puntando sulla propria intraprendenza - desiderava migliorare il suo stato sia economico che sociale; insomma stavano cambiando in Italia molte cose, ed era il momento propizio per chi voleva approfittare delle mille opportunità che si stavano aprendo. E io ne approfittai.
Fu così che decisi nel '61 - anche se a malincuore - di congedarmi nel marzo del '61. Fu tuttavia una scelta che mi diede poi molte soddisfazioni. (vedi qui la mia avventurosa biografia > > )
Mi assunsero come rappresentante nella nascente Tentata Vendita alla Galbani, e qui dopo circa tre anni dopo aver decuplicato il fatturato, diventai per 10 anni ispettore per tutto il territorio nazionale di una multinazionale, la Henkel. Poi manager di una azienda municipalizzata, infine diventai imprenditore di me stesso con i primi computer all'inizio degli anni '80.

Ma nel corso delle mie galoppate di rappresentante della Galbani nelle irrequiete valli altoatesine, un giorno del gennaio '63, salendo al Passo Sella, una valanga di neve aveva ostruito la strada, con io fermo al di quà e le altre auto al di là ferme anche loro. Ad un tratto vedo una persona che scavalca i mucchi di neve e viene verso di me mentre io sto facendo il dietrofront per tornarmene a valle. Era Oreste Leonardi, e non poca fu la mia e la sua sorpresa.

Oreste Leonardi da tempo assunto come guardia del corpo dall'On. Aldo Moro, lo stesso con la famiglia era in vacanza il Val Gardena. Oreste aveva a bordo le due figlie grandi che lui aveva accompagnato a sciare a Passo Sella perché mancava neve in Val Gardena. Mi chiese quindi se gentilmente le potevo portare a valle. Alloggiavano in una villetta messa a disposizione dai proprietari dell'Albergo Posta di Santa Cristina, fra l'altro miei clienti.
Cosa che feci volentieri. Ed ebbi così l'occasione di conoscere Moro la sua gentile e squisita moglie Eleonora e i quattro loro figli di 17, 14, 11, 5 anni, Fidia, Anna, Agnese e Giovanni.

Poi cvon Oreste ci ritrovammo al bar a fare due chiacchiere e a ricordare i bei tempi di Viterbo.
E proprio ricordando quei tempi, Oreste a un certo punto mi fece una singolare proposta.....

Per la cronaca: nello stesso febbraio '63, Segni aveva sciolto le Camere e fissato le elezioni politiche per il 28 aprile. Che poi si svolsero con molti contrasti all'interno della DC (Fanfani & C.) per la sua l'apertura ai socialisti. Moro inizialmente era indicato come Presidente del Consiglio, infatti a elezioni concluse gli venne dato l'incarico. Ma si rivelò vano il tentativo di formare il 18 giugno il suo primo governo con aperture a sinistra. Di conseguenza rinunciò all'incarico. Anche se poi il successivo 5 dicembre riuscirà a formare il suo primo governo organico di centrosinistra; e sarà poi proprio Moro a guidare un quadripartito, DC-PSI-PSDI-PRI. Poi ne seguirono altri 4. Fino alla sua tragica conclusione che tutti sappiamo (vedi la mia biografia di Aldo Moro e i fatti del '78 >>>> )

Leonardi come già accennato - al tempo di quel fortuito nostro incontro - era diventato da un po' di tempo uomo di scorta di Moro. Che indubbiamente una volta conosciuto l'uomo, lo volle sempre accanto a se.
Mi ricordo che la moglie Eleonora (detta Norina - 1915-2010) (sempre appartata dalla politica e dalla mondanità) ricordandolo dopo la tragedia disse, che lui Oreste Leonardi "era diventato uno di famiglia", tanto era affezionato a tutti loro, non solo per dovere professionale, ma per il rapporto umano che ne era nato, per la sua lealtà e onesta discrezionalità , virtù che erano del resto nel carattere dello stesso Moro, un uomo mite e buono e politicamente un mediatore tenace. E proprio per queste affinità proprio Moro, Leonardi lo aveva voluto e lo avrà poi sempre accanto a se per quasi venti anni, fino alla tragica fine.

Leonardi mi disse cosa stava bollendo in quei giorni di febbraio nella pentola della politica. E prevedendo l'ascesa di Moro alla Presidenza del Consiglio, era prevista per lui una maggiore scorta, quindi mi propose di affiancarlo. Ero onorato di riceverla questa mansione ma davanti alle mie perplessità, aggiunse che ci avrebbe pensato lui a farmi rientrare in servizio e nel cerchio della scelta.
Io pur lusingato di ricevere tale sua proposta - premettendogli che io nel lavoro stavo andando molto bene professionalmente ed economicamente - gli dissi che ormai avevo fatto la mia scelta di vita e che quindi pur non sgradita declinavo la sua offerta. Alla fine ci salutammo e da allora non l'avevo più rivisto.
Se io allora avessi accettato la sua proposta oggi non so se sarei qui a raccontarla. Infatti al mio posto Leonardi prese con se Domenico Ricci, e via via gli altri.

Infatti nella primavera del' '78, il 16 marzo, mentre Moro si stava recando alla Camera dei Deputati - (riunita quel giorno per votare un governo di solidarietà nazionale, presieduto da Andreotti e del quale avrebbero fatto parte per la prima volta dalla nascita della Repubblica anche esponenti della sinistra) - balzò nella cronaca nera il drammatico rapimento da parte delle BR dello stesso Aldo Moro dopo che ne era stata sterminata la sua scorta, cui poi dopo 55 giorni di prigionia, seguì la barbara e tragica fine dello stesso Moro il 9 maggio, dopo il fumoso dibattito e lo scontro tra la linea di fermezza e la linea favorevole alla trattativa per salvargli la vita. Famoso il "No" alle trattative di Andreotti & C.
Secondo il racconto del brigatista Morucci, Oreste Leonardi fedele a quel rapporto che si era instaurato con Moro, per proteggerne la sua incolumità, pur colpito a morte nel sedile anteriore, arrivò fino al punto - fedele fino alla fine - di girarsi per far abbassare Moro e proteggerne la sua incolumità; che riuscì pure, ma purtroppo fu poi rapito e in seguito come ricordato ucciso.

Non posso qui raccontare quanto in quei giorni io ne rimasi sconvolto. Sia per la tragica fine di Moro, ma soprattutto per i suoi 4 angeli custodi e quindi dello stesso caro amico Oreste Leonardi. L'uomo che mi ha fatto fare i più bei lanci, poi mai più ripetuti in Italia. (su montagne di 4000 metri !!)

Negli anni seguenti della tragedia sono rimasto ancora più amareggiato per aver visto entrare questa barbarica fine nel dimenticatoio sia dei media che degli italiani tutti.
In rete, sono quasi l'unico a ricordarlo, e quei pochi che frettolosamente lo fanno non disdegnano di mettere le mie immagini, dove ricordo lui e anche i suoi quattro suoi colleghi: Raffaele Jozzino, Francesco Zizzi, Giulio Rivera, Domenico Ricci.



Ora sono lieto di avere riportato alla luce questi miei ricordi e nell' aver accettato l'invito di Filippo Boni. Che - pur nel nostalgico dolore che mi ha fatto rivivere - tuttavia ringrazio di tutto cuore.
Oreste Leonardi meritava questo e altro.
E la sua famiglia pure.

FRANCO GONZATO

FINE


VEDI ANCHE "L'AVVENTUROSA VITA DI FRANCO" l'Autore > > >

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