LE RELIGIONI

LA RELIGIONE SOLARE NELL'IMPERO ROMANO
Autore: Giovanni Pellegrino

In questo articolo prenderemo in considerazione l’importanza rivestita dalla religione solare nell’impero romano a partire dall’introduzione del culto solare da parte di Elagabalo, avvenuta nel 218.

Nel III ancor più nel IV secolo nell’universo pagano romano esistevano diverse correnti di pensiero in assoluto contrasto tra di loro. Come abbiamo messo in evidenza in due nostri libri, ovvero Il neopaganesimo nella società moderna ed Il ritorno del paganesimo questa conflittualità esistente nel mondo pagano nell’età imperiale favorì senza dubbio la vittoria del cristianesimo sul paganesimo. Senza dubbio la causa più importante che determinò nell’universo pagano romano la formazione di tali correnti in aperto conflitto tra loro fu la crisi della religione politeistica tradizionale.

Premesso ciò torniamo ad occuparci della religione del “Sol Invictus” che era una divinità originaria dell’Oriente particolarmente venerata in Siria: nel III e nel IV secolo diverse religioni orientali fecero il loro ingresso nell’impero romano.

La religione solare fu introdotta a Roma nel 218 dal giovanissimo imperatore Elagabalo che decise che il dio solare, venerato nella sua patria, diventasse una divinità onnipotente alla quale avrebbero dovuto assoggettarsi tutti gli altri dei della tradizionale religione romana, ivi compreso Giove. Il tentativo di Elagabalo, già di per se stesso prematuro ed anacronistico, venne inoltre condotto senza nessuna prudenza e senza il minimo rispetto della mentalità e dei costumi socio-religiosi romani. Per tali ragioni esso causò una violenta reazione nell’impero, in quanto profanava i simboli più sacri della tradizione religiosa romana.

Alla fine i romani eliminarono in poco tempo sia l’imperatore Elagabalo sia il suo dio solare di origine siriana. Tale reazione del popolo romano indusse il successore di Elagabalo, ovvero suo cugino Alessandro, a tralasciare in tutto il territorio dell’impero qualsiasi rito che riguardasse la divinità solare, sebbene questa avesse grande importanza presso tutti i membri della famiglia imperiale.
Tuttavia, poco dopo nel paganesimo orientale ebbe grande vigore la riflessione teologica sulla divinità solare. La nuova teologia solare divenne ancora più raffinata a partire dalla metà del III secolo, ricollegandosi a concezioni sempre più chiaramente monoteizzanti. Nella nuova teologia solare Helios acquistò la sua definitiva dimensione, che rimarrà tale anche nel tardo paganesimo. In tali riflessioni la divinità solare era sempre la più importante delle divinità, ma era subordinata all’Uno, la somma divinità dei filosofi neoplatonici, che affidava a Helios, come a un demiurgo, il controllo di tutte le parti dell’universo.

La creazione teologica di un principio universale di tipo monoteizzante suscitò grande interesse nella società dell’epoca. Infatti, la teologia solare non solo interpretava in maniera efficace sul piano religioso molte delle più importanti esigenze che quel periodo storico, ma diventava anche causa di rilevanti conseguenze in ambito politico, in un’era storico nella quale la dimensione religiosa e quella politica erano strettamente collegate. In questo periodo della storia dell’impero romano la già avvenuta trasformazione dello stato romano in una moltitudine di popoli differenti tra loro , per costumi, tradizioni, sistemi politici, provocò una forte conflittualità tra imperatore e senato. La romanizzazione, spesso poco efficace e superficiale, delle province di recente conquista, faceva sì che l’impero dovesse temere non solo il conflitto con i nemici esterni, ma anche il conflitto permanente che si sviluppava all’interno dei territori dell’impero.

Considerata sotto questo aspetto, la crisi economica e sociale del terzo secolo fu in gran parte conseguenza dello scontro tra due opposte ideologie, l’una conservatrice tendente a restaurare nell’impero i valori tradizionali della “romanitas”, l’altra modernizzante tendente a dare importanza nell’impero romano a tradizioni religiose, sociali, politiche e culturali che erano in aperto conflitto con gli ideali della romanizzazione. Questo conflitto ideologico -culturale ebbe notevoli conseguenze sul piano politico poiché secondo l’ideologia conservatrice, l’imperatore doveva essere scelto secondo il principio dell’adozione del migliore mentre secondo l’altra ideologia l’imperatore doveva essere scelto secondo i criteri di una stabile monarchia ereditaria.

Questo conflitto ideologico, culturale e politico divenne particolarmente forte dopo l’età di Marco Aurelio. Dopo il regno di tale imperatore entrò in crisi il principio dell’adozione del migliore e si affermò sempre più il principio della monarchia ereditaria, che presentava maggiori garanzie di stabilità e continuità rispetto all’altro principio. Anche negli ambienti intellettuali pagani si affermò sempre più il principio della monarchia ereditaria e si comprese che tale ideale politico poteva affermarsi con maggiore facilità se avesse avuto il supporto di una religione adatta a tale scopo.

Proprio la religione solare venne considerata negli ambienti intellettuali pagani la più adatta a sostenere questo nuovo tipo di ideologia politica. In sintesi l’imperatore era considerato come una persona che avevaappoggio del dio solare, che forniva il suo appoggio anche a tutti i membri della famiglia imperiale. Prendendo le mosse dalle concezioni astrologiche dominanti in quel periodo storico, la religione solare divenne un ottimo supporto per la monarchia ereditaria: tali concezioni astrologiche partivano dal presupposto che le anime preesistenti nell’empireo, quando si abbassavano verso la Terra per animare i corpi cui erano destinate, attraversavano la sfera dei pianeti e ne ricevevano determinate qualità.

Partendo da tali concezioni astrologiche si affermò la convinzione che il Sole, re degli astri, era egli stesso il padrone del destino degli imperatori, poiché Helios dava a quelle persone che aveva scelto come imperatori la virtù dell’invincibilità, e inoltre li assisteva continuamente nella loro opera di governo proprio come un compagno e un protettore personale.
L’imperatore era perciò legato ad Helios da un rapporto di intima comunione e ne costituiva in qualche modo l’incarnazione sulla Terra: egli era pertanto imperatore per diritto di nascita, perché fin dalla sua venuta al mondo gli astri lo avevano destinato a diventare imperatore (si noti come il determinismo astrologico giocava un ruolo importantissimo nella religione solare non solo per l’imperatore ma per tutti gli esseri umani dal più potente al più umile).

L’imperatore, che secondo la religione solare era disceso dal cielo prima di diventare quello che era, dopo la morte risaliva in cielo per vivere in eterno con gli dei; inoltre molti teologi della religione solare sostenevano che l’imperatore dopo la morte fosse portato in cielo dal Sole in persona nella sua quadriga risplendente.

Da quanto abbiamo detto appare evidente che la religione solare e le teorie politiche ad essa collegate davano una giustificazione religiosa al crescente assolutismo degli imperatori romani, ragion per cui molti di essi vennero attratti da tale religione. Per fare un esempio, nella seconda metà del III secolo l’imperatore Gallieno volle che fosse collocata a Roma una statua gigantesca del dio Helios.

Tuttavia fu soprattutto alcuni anni più tardi che il culto del “Sol Invictus” rivestì un ruolo importantissimo a Roma all’epoca degli imperatori illirici. Essi ritennero la religione solare per i suoi stessi intrinseci caratteri il supporto più efficace della monarchia ereditaria che volevano instaurare. Dobbiamo dire che dal punto di vista storico-sociale e politico tali imperatori restaurarono l’unità politica e militare dell’impero romano e inoltre riuscirono a garantire la pace sociale promuovendo la conciliazione tra le necessità economiche delle varie classi. La religione solare raggiunse il suo apogeo nell’impero romano nel 274 quando Aureliano proclamò il “Deus Sol Invictus” la divinità ufficiale dell’impero e in suo onore costruì a Roma un tempio di straordinaria bellezza, al cui servizio fu preposto un apposito collegio di sacerdoti che presero il nome di “pontifices Dei Solis”. Inoltre molti storici sostengono che in quel periodo la religione solare era ufficialmente imposta ai soldati romani e ai capi delle legioni.

Anche i successori di Aureliano continuarono a proteggere ed appoggiare la religione solare. Tuttavia le cose cambiarono radicalmente quando salì al trono Diocleziano. Infatti, tale imperatore si prepose come scopo principale del suo regno la restaurazione della romanitas. Nell’ambito di tale restaurazione Diocleziano attribuì grande importanza alla religione tradizionale romana. Diocleziano attribuì grande importanza al culto delle divinità classiche quali Marte, Mercurio, Pallade, Giove ed Ercole. Egli inoltre perseguitò con grande durezza i cristiani, ritenendoli dei pericolosi nemici degli ideali e della religione tradizionale del popolo romano. Per questi motivi la persecuzione voluta da Diocleziano fu una delle più dure della storia per il cristianesimo: moltissimi cristiani furono uccisi, a cominciare da quelli che rivestivano ruoli importanti nell’impero.

Diocleziano costituì anche un sistema di governo che prese il nome di tetrarchia, nel quale il potere sovrano era affidato a quattro persone, in altre parole due Augusti e due Cesari. In tale sistema di governo la successione era assicurata non per diritto di nascita ma attraverso il tradizionale sistema dell’adozione del migliore. Da quanto abbiamo detto, è facile comprendere che l’impero di Diocleziano trovava il suo fondamento etico, politico e religioso non nella religione solare ma nelle divinità della credenza tradizionale romana. Tuttavia tutti gli sforzi di Diocleziano di restaurare la romanitas e di far ritornare l’impero romano ai suoi antichi splendori fallirono, tanto che Diocleziano si ritirò amareggiato e deluso a vita privata e non ne volle più sapere di riprendere il suo posto nella tetrarchia.

Dopo il ritiro di Diocleziano dalla scena politica romana ricominciarono le guerre civili originate dai conflitti tra i tetrarchi ed il principio dell’ereditarietà del potere imperiale tornò ad affermarsi e con esso tornò in auge la religione solare. Costantino in gioventù fu un fervente adepto della religione solare, anche perché suo padre, verso il quale il futuro imperatore provò sempre un’ammirazione assoluta ed incondizionata, era a sua volta un convinto adepto del dio Helios. Nella biografia di Costantino scritta da un autore anonimo, si sostiene che nel 310 a Costantino sarebbe apparso il dio solare mentre il futuro imperatore era intento a pregare in Gallia in un tempio dedicato alla divinità solare.

Molto complessa da interpretare e da comprendere è la politica religiosa instaurata da Costantino dopo la sua conversione al cristianesimo, abbandonò la religione solare, si convertì al cristianesimo. Prima della battaglia di Ponte Milvio, in cui sconfisse Massenzio, gli apparve in cielo una croce. Costantino ordinò che la croce fosse posta sullo scudo di tutti i suoi soldati, perché era convinto che in tal modo abbia sconfitto Massenzio, conquistando il potere imperiale. Dopo aver sconfitto Massenzio Costantino, si convertì al cristianesimo. Tuttavia nessuno può negare che la politica religiosa di Costantino fu dominata dal sincretismo religioso, non solo dopo la vittoria di Ponte Milvio su Massenzio, ma anche dopo che Costantino sconfisse Licinio diventando l’unico imperatore romano (mentre in precedenza Costantino governava la parte occidentale dell’impero e Licinio quella orientale).

Gli storici si sono chiesti com’è possibile spiegare il persistente sincretismo religioso di Costantino, pur considerandone, sincera la conversione al cristianesimo. A nostro avviso è possibile solo se si tiene presente che la maggior parte dei sudditi di Costantino era pagana, mentre i cristiani costituivano una minoranza nella popolazione dell’impero. Inoltre i cristiani erano una minoranza quasi totalmente incapace di gestire il potere, poiché Diocleziano, come detto in precedenza, aveva fatto uccidere la maggior parte dei cristiani che avevano qualsiasi tipo di potere.


Nella parte finale di questo articolo cercheremo di dimostrare due cose. in primis non è corretto sostenere che Costantino si sia convertito al cristianesimo per un puro calcolo politico, (in tal caso dovrebbe essere considerato un politico molto scadente, cosa molto lontana dalla realtà); in secondo luogo che per salvare la vita e il trono Costantino non poteva far altro che una politica religiosa imperniata sul sincretismo (la maggioranza dei suoi sudditi erano adepti o della religione solare o della religiosità tradizionale romana politeistica), pertanto questa fu dovuta a un calcolo politico.

In primo luogo i cristiani erano una minoranza della popolazione dell’impero romano (secondo la maggior La scelta di Costantino di convertirsi alla religione cristiana non fu un calcolo politico per almeno due ragioni. Parte degli storici costituivano poco meno del 10% della popolazione dell’impero, quasi totalmente priva di uomini dotati di potere. In secondo luogo Costantino non avrebbe abbandonato la religione solare per un puro calcolo politico, anche per rispetto della memoria di suo padre Costanzo Cloro, il quale non solo era un convinto adepto della religione solare, ma aveva più volte invitato Costantino a non abbandonare mai il dio Helios; e dopo la morte eroica di Costanzo Cloro in Britannia l’ammirazione di Costantino verso il padre era aumentata considerevolmente.

Riteniamo opportuno dire qualcosa su Costanzo Cloro che deve essere considerato un buon generale e un valente uomo politico. Egli rivestì il ruolo di Cesare nella tetrarchia di Diocleziano, poi dopo l’abdicazione di Diocleziano e Massimiano divenne Augusto con Galerio. Costanzo Cloro dimostrò di essere un valoroso condottiero perché combatté diverse battaglie per difendere i confini dell’impero. Morì eroicamente in battaglia in Britannia, dove si era recato per guidare una spedizione romana contro gli abitanti di quella provincia dell’impero.
Per quanto riguarda la decisione di Costantino di adottare una politica religiosa basata sul sincretismo, dobbiamo dire che si trattò di un calcolo politico molto intelligente ed anche inevitabile.

Dobbiamo tenere presente che al tempo di Costantino la maggior parte di chi faceva parte degli ambienti politici, militari ed intellettuali dell’impero romano erano adepti della religione solare, mentre tra le masse popolari e il proletariato erano prevalenti gli adepti della religione romana tradizionale. Se Costantino si fosse posto in contrasto contro la religione solare, si sarebbe messo contro i suoi stessi soldati che lo ammiravano in maniera incondizionata, non solo perché erano in maggioranza adepti del dio Helios, ma anche perché erano stati in gran parte agli ordini di Costanzo Cloro.
D’altra parte se Costantino avesse dimostrato pubblicamente di disprezzare la tradizionale religione romana, si sarebbe attirato l’odio delle masse popolari, a quel tempo molto turbolente e frustrate.

Di conseguenza Costantino praticò un evidentissimo sincretismo religioso adottando simboli e comportamenti in linea a volte con la religione solare e a volte con la religione tradizionale romana. Inoltre pur essendosi convertito al cristianesimo nel 312, non si fece mai battezzare se non quando si trovava già sul letto di morte gravemente ammalato.

Dopo Costantino i suoi successori praticarono una politica religiosa sempre più filo cristiana e ostile al paganesimo fino a che la religione cristiana divenne la religione ufficiale dell’impero romano. Al declino progressivo del paganesimo non sfuggì neanche la religione solare, che divenne sempre meno importante anche negli ambienti dove aveva esercitato una notevole influenza al tempo di Costantino.

Chiudiamo quest’articolo mostrando che il paganesimo nel V secolo era quasi totalmente sparito negli ambienti urbani mentre continuava a essere praticato negli ambienti rurali dove riti come la lustratio finalizzata ad aumentare la fertilità dei campi erano considerati così importanti dalla maggior parte dei contadini che a volte accadde che i cristiani che si rifiutavano di partecipare a tale rito subissero il martirio anche nel V secolo e all’inizio del VI, come attestano alcune iscrizioni trovate in varie province dell’impero.


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Autore: Giovanni Pellegrino
(che "Storiologia" ringrazia )

Riferimenti bibliografici
G. Pellegrino, Il neopaganesimo nella società moderna, Edisud, Salerno, 2000.
G. Pellegrino, Il ritorno del paganesimo, New Grafic Service, Salerno, 2004.
M. Sordi, L’Impero Romano, Laterza, Bari-Roma, 2003.
('autore di
Una lettura sociologica della realtà contemporanea - New Graphic S. Sa
Una introduzione allo studio dei gruppi sociali - New Graphic Service Sa
I filosofi nel mondo greco e romano - Edisud Sa
La crisi della religione cattolica - New G. Service Sa
Il ritorno del paganesimo - New Graphic Service Sa
Nuove religioni oggi- Edisud Salerno
Costantino la politica religiosa ed altri scritti Officine Ed. Sa
Il ritorno dell'astrologia - New Graphic Service Sa
Il Neopaganesimo dei contemporanei - New Graphic Service Sa
Bibbia e Corano principale somiglianze - Edisud Sa

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AGGIUNTA DELL'AUTORE DI "STORIOLOGIA"

(estratto dalle pagine di "LE RELIGIONI" >>>>>

Per il crescente identificarsi di Mitra col dio solare, il suo carattere luminoso si affermò a tal segno che Mitra si festeggiava come il sol invictus il 25 dicembre. Una data quindi di molto tempo prima che venisse celebrata a Roma nei primi secoli dell'inizio del millennio, e dove proprio in questi anni per merito dell'Imperatore Costantino si trasformò nel Natale dei Cristiani.

L'accostamento al Sole Mithra non era del resto casuale. Giovanni nel Nuovo Testamento affermava "...in Lui era la vita e la vita era la Luce, la luce che splende nelle tenebre, la Luce vera che illumina ogni uomo" (Giovanni 1,4-5 e 9).

Abbiamo detto che le stesse funzioni cristiane, con l' ostia e il vino, era una trasposizione in forma simbolica del rito mitriaco del pane e del vino. Ma anche Roma non voleva più mangiare la carne delle vittime sacrificali, non voleva più berne il sangue, e neppure voleva più vederlo il sangue.
Questa concezione della con-sacrazione ( = dal-sacrificio) era un rituale presente in tutti i riti arcaici delle antiche religione politeistiche, monoteistiche e anche dei riti pagani piu' lontani nel tempo, ed era concepita questa libagione come portatrice di speciali forze che andavano ad agire sui presenti sacrificanti, e per questo chiamata "communio" (partecipazione una cosa con altri).
(ancora oggi in certi territori dove avvengono i raccolti di ogni genere é rimasto in uso il rito di distribuire ai presenti il morso del primo frutto, mangiare il primo chicco di grano, di riso e quant'altro).

Lo stesso ostensorio dove la religione cristiana oggi espone l'ostia, non ha preso il nome da quest'ultima, ma l'incontrario, è l'ostia che ha preso il nome dall'ostensorio . "Ostia" - significa infatti "mostrare" la vittima del sacrificio, ed era la primordiale barbara scena e costumanza di sacrificare alle divinità i nemici presi in guerra e mostrarli al popolo, e che il Senato di Roma aboli' nel 657 a.C.

Infatti - (ma avvenne molto piu' tardi) il sacerdote cristiano nel rito della messa, espone e mostra, sull'altare il sacrificio di Gesù, detto il "sacramento dell'eucaristia" che significa "ringraziamento".
Quel sacramento dove si rinnova misticamente l'offerta del sacrificio fatto da Gesù sulla croce.

Ma lo stesso ostensorio che oggi vediamo è infatti un disco contornato di raggi solari di antica memoria egiziana che prese vita assieme alla nuova concezione di un dio monoteistico. Che raccontiamo qui sotto brevemente.
Una violenta crisi religiosa nel 1377 a.C. del faraone Amenophis promosse lo scisma religioso tra i seguaci di AMON e la fede nel dio Sole ATON, istaurando un sistema monoteistico. Il nuovo simbolo della nuova fede, era naturalmente il disco solare.
Fu una grande novità: perchè la religione divenne unica e monoteistica; inoltre il faraone non si considerò più - come i precedenti - lui stesso un dio, ma solo un intermediario fra dio e l'umanità. (Due intuizioni che furono mutuate più tardi sia dalla religione mosaica, e dopo 1000 anni anche da quella cristiana.

 

Quest'ultima conservò e utilizzò poi lo stesso simbolo del disco solare trasformato in teca contenente l'ostia, l'"ostensorio" della liturgia cristiana, che contrariamente a quello che si pensa non prese il nome dall'ostia, ma l'incontrario fu essa chiamata ostia, perchè 1377 anni prima di Cristo "ostiare" corrispondeva - l'abbiamo già detto sopra - all'etimo igizio mostrare, far vedere; mostrare il disco solare ai fedeli; la cristiana conservò anche l'abbassamento del capo, perchè nei primi riti di Aton all'aperto, non era una vera e propria proibizione guardare il sole, ma era un accorgimento, perchè fissando il sole si rischia di perdere la vista. Nei successivi riti trasferiti poi all'interno dei templi i sacerdoti di Aton ricorsero a un disco d'oro con i raggi attorno, appunto l'ostensorio ("far vedere") elevato in alto sull'altare dove si celebravano i riti al coperto ("elevazione") ma pur essendo all'interno, l'abitudine di chinare il capo rimase, e fu poi molto più tardi insieme all'oggetto, traslato anche nel rito cristiano.

Un papa Leone Magno (nel 460 d.C.) sconsolato, dopo che erano passati quasi centotrenta anni dal bando del culto solare bandito da Costantino. (pur essendo lui - fino alla morte- un cultore del Sole - della sua conversione, questa sembra che avvenne sul letto di morte - non sappiamo quanto vera, perchè a riferirla fu solo il suo confessore- quindi di parte), papa Leone scriveva: "..E' così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani prima di entrare nella basilica di San Pietro apostolo, dedicata all'unico Dio, vivo e vero, dopo aver salito la scalinata che porta all'atrio superiore, si volgono verso il Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell'astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto che viene ripetuto in parte per ignoranza e in parte per mentalità pagana. Infatti anche se intendono venerare il Creatore della luce leggiadra, e non la luce stessa che è una creatura, devono astenersi da ogni apparenza di ossequio a questo culto degli dei; qualora trovasse tra noi una simile usanza, potrebbe praticare, come incensurabile, questo elemento delle vecchie credenze perchè lo vedrebbe comune ai cristiani e agli infedeli." (San Leone Magno, 7° sermone tenuto nel Natale 460 - XXVII -4).

Risolse più tardi il problema un monaco, nel secolo XV, un dottore della Chiesa, Bernardino da Siena (1380-1440). Al centro invece del disco in oro luccicante, ci mise una teca dentro quello che prese in nome dal contenitore (Ostensorio) l' OSTIA, il simbolo dell'eucaristia (A. Cattabiani, Calendario, Le feste e i riti dell'anno, ed Rusconi 1988).

Così Bernardino (noto per le sue concrete prediche alle folle in volgare) conciliò e accontentò sia l'adorazione solare dei pagani che l'adorazione dei cristiani. E rimase pure l'atto di umiltà di chinare il capo nell'atto dell'elevazione sull'altare. Al termine delle sue trascinanti prediche lui soleva mostrare (e far baciare dai fedeli) l'ostensorio contornato da un cerchio di raggi fiammeggianti, con al centro la teca con dentro l'ostia e sul vetro incise in oro le lettere JHS. (ib. p.73).
Ma l'ostia vera e propria consacrata risale invece alla fine del XV sec. - dopo le tante dispute teologiche medievali (come la transustanziazione cattolica prima e la consustanziazione luterana poi). Mentre la sostanza dell'ostia fu stabilita all'epoca del Concilio di Trento, quando fu riproposta la dottrina della presenza reale e della messa come sacrificio e la stessa consacrazione dell'ostia.


Il primo libro delle istruzioni in lingua volgare per i Parroci Predicatori
Stampato da Aldo Manuzio a Venezia nel 1572
(dalla biblioteca di "Storiologia")


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curiosità in rete.....
http://www.marcovuyet.com/ALARMA%20CULTO%20DEL%20SOLE.htm


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