RUSSIA E
UNIONE EUROPEA

di LUCA MOLINARI ( LUGLIO 2002)

IL NODO IRRISOLTO
DEI RAPPORTI TRA RUSSIA E UNIONE EUROPEA


Quali devono essere i rapporti tra la Russia e l'Unione europea? Per una comunità europea che, con l'allargamento ad est vedrà estendere i propri confini fino alle porte della Federazione russa questo è un tema di primaria importanza che non può essere ignorato in quanto da esso dipendono buona parte degli equilibri internazionali. Per molti decenni si è discusso se la Russia fosse o meno Europa e, dopo il tragico crollo del modello sovietico, semplicisticamente si è sostenuto che i rapporti tra Mosca e le capitali occidentali sarebbero per incanto diventati eccellenti come se la colpa delle tensioni dei decenni precedenti fossero tutte ascrivibili alla dirigenza comunista.

Anche alla luce del fatto che la quasi totalità della nomenclatura moscovita è rimasta pressoché immutata, con una rapida conversione dal comunismo al nazionalismo e dallo statalismo opprimente ad un liberismo capitalista selvaggio, i problemi di relazioni internazionali tra le sue parti dell'Europa restano tutte sul tavolo, anzi in u certo senso sono più evidenti per l'insorgere in Russia di movimenti nazionalisti e populisti con il partito di Zirinozchy.

Sulla encessità di aprire un nuovo capitolo delle relazioni Ue-Federazione Russa, si è espresso anche Mikail Gorbaciov, nella sua visita a Bologna nel luglio scorso.

Un accorato appello quello dell'ultimo leader sovietico che punta l'indice sulla necessità di sanare le ferite e le ambiguità di un rapporto troppo sbilanciato vantaggio dell'occidente e che quindi rischia di umiliare e spingere all'autarchia e all'isolamento il gigante russo.
Alla base di questa disparità da cui si genera una frustrazione nella dirigenza e nella popolazione russa vi sono, in primo luogo i problemi e le difficoltà registrate nei rapporti di carattere economico, commerciale e finanziario.

"Molti nell'Unione Europea vorrebbero che la Russia fosse solo un mercato per le industrie occidentali, senza però permettere ai prodotti russi, con la sola eccezione dell'energia di entrare in occidente".
Parole schiette e senza ipocrisie quelle dell'ultimo segretario del Pcuss che, senza eufemismi e panegirici, denuncia lo stallo delle relazioni Ue-Russia.

Dopo le belle parole e gli impegni di facciata dei vertici internazionali, occorre davvero passare dalle parole ai fatti e ripensare i rapporti tra Mosca e Bruxelles, sia dal punto di vista politico, sia da quello economico.

L'allargamento ad est della Nato per i russi rappresenta una seria preoccupazione. È caratteristica fondamentale della diplomazia moscovita, dagli zar a Stalin, circondare i confini nazionali di "stati cuscinetto" in grado da rappresentare una camera di decompressione tra la Russia e i vicini più forti.
Se le insegne dell'Alleanza atlantica arrivassero fin vicino al confine russo senza accordi con il governo di Mosca, ciò sarebbe interpretato molto probabilmente con allarme e desterebbe preoccupazione. È per questo che non si deve abbandonare l'idea di una forza di difesa comune europea in cui, in maniera autonoma, ma coordinata, entrino da protagonisti anche i russi.
Anche l'allargamento ad est dell'Unione europea, evento positivo ed indispensabile per dare compimento ad un progetto come quello dell'Unione in grado di continuare ad assicurare pace e sviluppo ai popoli europei, deve tenere conto delle inquietudini dei russi.

L'entrata della Bulgaria nell'area interessata dal trattato di Schengen rischia di far crollare il turismo russo per la minor presenza di bulgari, a cui sarà reso più difficile (e meno conveniente) andare in Russia piuttosto che in altri paesi europei.

A queste angosce che nascondono reali necessità, bisogna rispondere con soluzioni reali che non possono essere vaghe e irrealistiche promesse di entrata a far parte e a breve termine della Russia nell'Unione europea.

Tutti i soggetti sanno che ciò è impossibile perché porterebbe disequilibrio nell'Unione, rendendola ingovernabile senza apportare vantaggi al colosso russo. Ma allo stesso tempo non si può ignorare la necessità di partnership rafforzata tra le due realtà politiche che deve andar oltre alle parole per passare ai fatti.

In sintesi non si tratta che di costruire quella "Casa comune europea dall'Atlantico agli Urali" di cui lo stesso Gorbaciov parlò già nei primi anni '90.
"Casa comune" che si può costruire solo con una cooperazione rafforzata tra Mosca e Bruxelles, con la Russia inserita nell'area dell'Unione non come stato membro, ma come stato associato.

Una nazione, la Russia che, come evidenzia Enrico Franceschini nel suo "Russia. Istruzioni per l'uso", "Meno del 5 per cento del suo territorio è situato a sud del cinquantesimo parallelo, che passa nel nord della Francia. Oltre metà si estende a nord del sessantesimo parallelo, lo stesso di Stoccolma", necessità di una propria peculiare posizione internazionale ed al tempo stesso di una forte cooperazione con la vicina e (fra pochi anni) confinante Unione europea secondo una dinamica che lo stesso Gorbaciov descrive chiaramente "La Russia e l'Europa comunitaria hanno bisogno l'una dell'altra per affrontare insieme le sfide del futuro che possono essere vinte solo da un'Europa unita".

Per far ciò occorre porre fine da entrambe le parti a relazioni troppo ambigue sopra a cui veleggia una sottile coltre di ipocrisia. "Nell'Unione Europea tutti dicono di voler aprire un nuovo capitolo nei rapporti con Mosca" - continua il Premio Nobel per la Pace ed ex uomo forte del Cremlino - "però poi si fanno 70 processi anti jumping contro di noi".
Ambiguità e contraddizioni che per Gorbaciov nascondono anche seri rischi nei rapporti bilaterali che potrebbero diminuire la tensione europea ed europeista dei russi, facendo preferire alla Russia una "via asiatica" con maggiore interesse per i suoi vicini orientali.

Una Russia che guardi di più alla steppa dell'est che ai distretti industriali e alle metropoli dell'occidente non piace proprio all'uomo della perestrojka, ma sicuramente la diplomazia moscovita non può ignorare le proprie responsabilità nell'area asiatica. Insicurezza e rischio terrorismo sono all'ordine del giorno in quella vasta schiera di stati che dalla Cecenia arriva fino al tormentato Afganistan tanto che sarebbe auspicabile anche in quell'area forme di cooperazione rafforzata e conseguentemente comunitaria di cui la Russia potrebbe essere il soggetto centrale. Una sorta di nocciolo duro proponente e propulsivo in grado di diventare un ponte ideale e materiale tra l'Europa e l'Asia in gradi di ricreare un equilibrio internazionale foriero di pace e sviluppo che ormai manca dalla fine della Guerra Fredda.

Membro associato dell'Unione Europeo e promotore di una partnership rafforzata tra le nazioni asiatiche. Può realisticamente essere questo il futuro della Russia che riacquisterebbe così un forte ruolo internazionale anche in grado di dare ai suoi cittadini quell'orgoglio e quella forza necessarie per affrontare le difficili sfide interne (riforme, economia, ordine pubblico) che già stanno vivendo e che sempre di più li aspettano nei prossimi anni.
LUCA MOLINARI

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