Analisi e contributi critici allo studio della storia italiana
di F. R. (Francesco Rossi) e  L. M. (Luca Molinari)

(per "Storiologia" e "Cronologia" )

 
L’ITALIA UNITA - 1861 - 2000     Analisi del sistema politico italiano

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SONO SEMPRE VALIDE ANCHE OGGI
QUESTE 2 PAGINE DI ROBERT MUSIL DEL 1916

( con la radio che era agli albori, con la TV che non esisteva ancora e tantomeno c'era internet )

 

IL "POPOLO" premessa

di Robert Musil (*)

Non esiste partito politico che non sarebbe pronto a rinfacciare a tutti gli altri partiti di frastornare il popolo con gli slogan. D'altronde non esiste neppure partito che, se vuole ottenere qualcosa, non si metterebbe subito a cercare con estrema disinvoltura un bello slogan efficace.

Però con gli slogans si lavora molto non soltanto in politica, anche in vari altri campi, e altrettanto volentieri ci si rinfaccia di lavorare solo a forza di slogan. "Questo è uno slogan!" (demagogico, disonesto, vuoto, vacuo, si è soliti aggiungere): alla fine questa esclamazione è diventata ormai essa stessa "uno slogan" da usare con l'avversario scomodo.
E proprio perchè questo concetto è così usato e abusato, il suo contenuto non è facile da definirsi, se uno ci volesse riflettere un po' sopra.

E uno slogan? Buon Dio, è qualcosa che oscilla tra deformazione cosciente, menzogna premeditata e semplice esagerazione. Sta a mezzo tra la stupidità di un pappagallo che vuol essere camuffata e la pregnante concisione di un vecchio detto. Ha qualcosa dell'infondatezza di una moda, ma anche di quella dei principi morali che inculchiamo nei nostri figli proprio come sono stati inculcati in noi, senza possedere altra prova della loro giustezza all'infuori della sensazione che ognuno è appunto tenuto a crederci.

 

Basta solo ricordare alcuni di questi slogan. La proprietà è un furto, il contadino viene sfruttato, si dice qui, - il proprietario terriero ci strangola con l'usura, si dice là. La religione instupidisce le masse, si dice qua, - i liberali sono tutti framassoni, si dice di là. Il matrimonio è sacro e indissolubile, dice uno, - un matrimonio tenuto insieme per forza è immorale in confronto al libero amore, dice l'altro.
Il pover'uomo che si deve soccorrere, gli irredenti, il moloch del militarismo, la schiavitù della donna, ecc. ecc. - su questo tono si potrebbe continuare per ore. E si vedrebbe che laddove per uno si tratta di menzogna consapevole e per l'altro di illecita esagerazione, per un terzo è invece qualcosa che risuona piacevolmente all'orecchio.

Gli slogan non sono mai del tutto veri e raramente del tutto falsi: su questo poggia la loro capacità di imporsi a tanti. E anche sul fatto che nella vita umana esistono pochissime cose che il singolo può veramente sapere; in parte perchè non si possono proprio conoscere e riconoscere ma soltanto credere, in parte perchè l'urgenza della vita e il poco tempo ci costringono a credere e a fare molte più cose di quante ne vorremmo conoscere nella loro essenza. E poi ogni uomo porta in sè un certo odio-amore per l'operato degli altri, senza averne mai scoperto il perchè o un modo di esprimerlo.

Ora, lo slogan coincide in piccola parte con questo sentimento (solitamente di insoddisfazione) e trascina il resto con sè, o meglio tutte le rimanenti insoddisfazioni e desideri inespressi dentro di noi gli corrono dietro alla cieca. Solo così si può spiegare quell'effetto che definiamo "trascinante"; tale da far credere a ognuno, per un attimo, di aver trovato per sempre la formula e la bacchetta magica.

Molti naturalmente ci speculano sopra e seminano in giro slogan come le esche. Ma sostenere per questo "io non dò retta agli slogan", o affermare di tutto e di tutti "è soltanto uno slogan", è altrettanto sbagliato, per non dire inutile. Nessuno può sottrarsi completamente agli slogan. Ragion per cui ognuno dovrebbe porre molta attenzione a non farsi sventatamente incantare da quelli cattivi - quelli che portano scritte in fronte la deformazione, l'esagerazione e la menzogna - o addirittura a favorirne la diffusione.

Anche di una moneta d'argento non si sa con certezza se porterà bene o male, quando la si porge; ma chi prima l'ha soppesata a lungo in mano, è senza dubbio avvantaggiato. Perchè, nel caso della moneta, ha molto più importanza spenderla con una precisa intenzione che spenderla nel giusto stato d'animo, vale a dire con ponderazione e senza leggerezza o vanteria, in quanto da ciò dipendono tutte le altre monete che uno possiede. E qualcosa di molto simile mi sembra si possa dire anche per lo slogan.

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IL SIGNOR "COMESIDEVE"
IL SIGNOR "COMISIVUOLE"

di Robert Musil (*)

Un deputato!

Ci si aspetta che sia intelligente, abbia vasta cultura, in più sia ferratissimo in un certo campo per potersi distinguere nelle sedute parlamentari.
Deve essere un abile oratore e un buon scrittore, compenetrato dalla salutare idea del parlamentarismo, cioè che un deputato collabora alla costruzione dello Stato ed è stato scelto dai cittadini per armonizzare l'opera delle autorità con i bisogni dello Stato.

Si suppone che oltre all'intelligenza gli sia necessario un tatto particolare per subordinare la volontà spesso turbolenta dei suoi elettori, privi per la maggior parte di capacità di giudizio, alle necessità più generali. Non deve guardare in faccia a nessuno ed essere abituato ai contatti sia con i potenti che con gli umili. Non scambiare la politica per una professione, così da non rendersene dipendente, ma nemmeno ridurla a uno sport, come capita facilmente a gente troppo importante e ricca che finisce per non sbrigare il molto lavoro anonimo e faticoso che pure deve essere sbrigato.
Si dovrebbe pensare che non promette a vanvera e respinge subito tanto le richieste irrealizzabili quanto le dimostrazioni di riconoscenza per quelle realizzate; chè considera la sua carica un dovere rispetto ai suoi elettori e allo Stato.
Abbiamo tracciato qui un quadro ideale, ma non vogliamo dire che non trovi mai riscontro nella realtà. Solo osservare l'aspetto purtroppo frequente di questa realtà.

Le difficoltà iniziano subito, quando si tratta di far passare una candidatura, nel dibattito del comitato ristretto. Chi si potrebbe prendere in considerazione?

Il signor COMESIDEVE?
Certo è intelligentissimo, colto, onesto e indipendente, sarebbe il migliore - nel comitato infatti siedono assennati esponenti di un partito - ma come politico è troppo intransigente e nella circoscrizione elettorale non è molto amato; quindi offre agli attacchi degli avversari punti deboli che si prestano ad essere sfruttati e c'è da aspettarsi una dura opposizione; inoltre è troppo intelligente per la massa degli elettori, e la cosa non piace a moltissimi di loro. Infine, ha troppi soldi e quindi è troppo invidiato. Dunque dovremo ripiegare sul signor....

Il signor COMESIVUOLE ?
E' vero, lui purtroppo non ha le qualità del COMESIDEVE, però tutti lo amano ed è molto popolare; quindi è presumibile che venga appoggiata la sua candidatura. Inoltre lui smania da anni per avere un mandato, mentre COMESIDEVE è piuttosto recalcitrante e lo accetterebbe solo per amore del suo Paese.

Adesso viene convocata una riunione di tutti gli uomini di fiducia in cui COMESIVUOLE fa la sua comparsa e per la prima volta espone il suo programma: Cioè, non proprio il suo programma, dato che lui su molti punti la pensa diversamente; però si risolve a pronunciare esattamente le parole che tutti si aspettano: COMESIDEVE non ne sarebbe stato capace e probabilmente avrebbe fatto fiasco già in questa riunione.

Ma COMESIVUOLE ha altre frecce al suo arco, la sua faccia tosta. Si presenta alle riunioni delle singole categorie professionali e dalle sue parole sembrerebbe che la categoria a cui in quel momento sta parlando sia la prima e la più necessaria dello Stato.
Promette mare e monti, aggiungendo che sì, non può garantire ogni realizzazione, ma ricorre poi a un abile giro di parole che suscita nel suo uditorio l'impressione della massima energia.

Insomma, in tutte queste riunioni viene considerato come l'uomo che ci vuole. Poi arriva finalmente la grande adunata degli elettori, in cui la sua candidatura deve essere ufficialmente accettata. Qui naturalmente il nostro dà fuoco a tutte le polveri, secondo il detto di Goethe "chi porta molto, porta qualcosa a parecchi, e tutti se ne tornano a casa contenti". Quest'ultima è la cosa principale, perchè chi ride di più sarà eletto.

Adesso è deputato. Si potrebbe pensare che ora, rafforzato nella mente e nel corpo in vista dei cinque anni sicuri di potere politico, ceda al suo impulso interiore che lo chiama a un impetuoso attivismo per il bene dello Stato. Ma quando mai! E' un politico di professione e deve pur vivere anche dopo lo scadere dei cinque anni; conseguenza: un continuo corteggiamento del corpo elettorale.

Dov'è il nobile compito del deputato di dare leggi allo Stato? Lui non può staccarsi gli elettori dalle gonnelle. Deve mettere a disposizione delle ore di udienza in cui accoglie richieste e lamentele dalle circoscrizioni, deve tenersi dei segretari per sbrigare la corrispondenza giornaliera con gli elettori, insomma si trasforma in una specie di avvocato tanto più insistentemente ricercato in quanto la sua attività non richiede pagamenti. In breve, onori e oneri. E cosa non gli tocca difendere! A volte faccende addirittura nocive per il bene, superiore all'interesse del singolo, di una comunità, di una regione, persino dello Stato. Un certo elettore vuole una concessione; la richiesta viene respinta dal comune, perchè in loco non se ne vede la necessità: il deputato deve intervenire (l'interessato è, guarda caso, un fidato uomo di partito - e a che scopo altrimenti lo sarebbe?) e far passare la cosa alla seconda istanza. Se non è abbastanza influente o temuto, si nasconde dietro a un collega di partito più in vista, di fronte al quale l'autorità in questione è costretta a cedere.

Dunque, non solo il deputato COMESIVUOLE non dà vita a nessuna legge, ma in più interviene nei procedimenti amministrativi e inceppa le leggi esistenti. Si aggiungano poi le innumerevoli richieste economiche del territorio che egli rappresenta! Ferrovie, strade, canalizzazioni, tutta roba da costruire. Lui fa approvare una cosa o l'altra e viene esaltato come padre della patria, cioè della sua parrocchia.
Si può star certi che il pensiero se i costi di quella ferrovia o strada o altro siano compatibili con la loro importanza all'interno del loro organismo statale, non l'ha neppure sfiorato. Lo stesso giorno, un altro Tizio vuole un impiego, anche se non ci è affatto portato. Caio desidera un avanzamento, Sempronio vuole un titolo, un altro ancora un'onorificenza. E il deputato interviene di nuovo non in base a considerazioni obiettive, ma personali. Nel frattempo gli vengono trasmesse delibere di circoli e assemblee politiche, le cui ingenuità lo fanno sorridere. Ma che importa, è tenuto a rispondere e a darsi da fare per questioni che considera, a ragione, del tutto insensate e dannose per lo Stato. Laddove succede una cosa qualsiasi, lui spedisce telegrammi di saluto, va a tutte le riunioni, a tutti gli spettacoli, e non è tranquillo fin quando non legge il suo nome nel giornale tra gli "ospiti d'onore presenti".

D'accordo si dirà, ma questi sono aspetti secondari, fastidi che un deputato deve assumersi, però in compenso ha l'occasione di spiegare il volo dei suoi pensieri nelle aule del tempio legislativo. Qui deve anzitutto associarsi a un club, e lo fa con gioia, vi trova amici con cui scambiare le idee, e lavoro fecondo a bizzeffe.
Ma non è esattamente così. Nel club dominano i pezzi grossi del partito che non lasciano spazio a nessuno. La politica si fa nei corridoi e in salette riservate dove quelli si incontrano e prendono le loro decisioni nella massima segretezza. L'onorevole Comesivuole girella a vuoto e si annoia, una volta scomparso il primo brivido di riverenza. Sì, certo che COMESIDEVE si sarebbe trovato meglio, avrebbe potuto far pesare la propria influenza, là dentro sono tutti soltanto dei COMESIVUOLE; e i COMESIDEVE sono purtroppo pochi, perchè non vengono eletti. Ma il nostro COMESIVUOLE si consola pensando: verrà anche la mia volta e terrò un bel discorso, dirò cose nuove e importanti, diventerò famoso. Intanto é solo un COMESIVUOLE e ben difficilmente avrà qualcosa di importante da dire, e poi anche tenere un discorso non sarà così facile.

E' già tutto stabilito in precedenza, tanto che i discorsi in parlamento non sono necessari, al massimo si tratta di dichiarazioni che ovviamente possono essere pronunciate solo dai pezzi grossi. Però può accadere che una volta tanto gli si offra l'opportunità di parlare. Il nostro COMESIVUOLE presenta - naturalmente su richiesta dei suoi elettori - una mozione d'urgenza. Adesso potrà spaziare sulla tastiera della sua eloquenza; ma toh, la sala è vuota, le gallerie sono deserte, il presidente siede con l'aria annoiata e di tanto in tanto ricorda all'oratore meccanicamente che dovrebbe parlare di questioni urgenti. Il tentativo di diventare famoso è fallito. COMESIVUOLE prova persino un po' di vergogna e viene deriso come un pivello dai vecchi che in proposito la sanno lunga.

Il nostro COMESIVUOLE, peraltro, ha il suo ben da fare. Deve correre nei vari ministeri per occuparsi delle incombenze affidategli dai suoi elettori. Allungando una mancia al portiere viene introdotto - con sollecitudine e dopo lunga attesa a seconda della consistenza della mancia; dal capodivisione, talvolta persino da Sua Eccellenza il Ministro, viene quasi sempre interpellato con un "onorevole" e trattato con cortesia. E' soddisfatto, altrettanto quanto il capodivisione che lo ha felicemente accompagnato alla porta. Anche qui un COMESIDEVE sarebbe stato più indicato, perchè avrebbe fatto colpo sul capodivisione presentando in maniera intelligente e risoluta la sua richiesta.

Tutto il parlamentarismo odierno è disgregato in una sequela di interessi particolari di sconfinata irrilevanza. Può darvi un'apparenza di dignità e il potere reale che ne consegue, essi vengono associati a interessi di partito o subordinati a quelli già esistenti. I partiti considerano loro compito primario superarsi a vicenda, e a pagarne le conseguenze sono ovviamente l'obiettività e lo Stato.
Questo vale sia per i partiti di maggioranza che per le opposizioni. La maggioranza siede accanto alla fonte del potere e in tutto quello che dovrebbe fare, si chiede, per prima cosa, se sia idoneo a rafforzare la sua posizione.

La minoranza, se è meno pericolosa per l'attività legislativa, lo è molto di più per l'andamento regolare dell'amministrazione, che cercherà di disturbare in tutti i modi pur di attirare l'interesse su di sè; tanto, la responsabilità di tutto ciò che avviene ricade sulla maggioranza. Questa a sua volta, sarà pronta a respingere l'attacco a mettere il partito avversario dalla parte del torto. Insomma, è un continuo giocare con le cose che ai rappresentanti dei partiti sembrano enormemente importanti, l'alfa e l'omega della loro esistenza politica, ma che considerate obiettivamente sono del tutto infruttuose.
L'interesse dello Stato, anzi tutto ciò che esula dall'interesse partitico, viene così completamente ignorato.

Poichè associarsi in partiti non potrà mai essere impedito, il rimedio contro le innegabili degenerazioni del parlamentarismo può venire solo da due parti; dall'elettore, che al momento di scegliere deve considerare la persona e eleggere non dei COMESIVUOLE, ma solo autentici COMESIDEVE, senza però pretendere poi dal suo deputato ciò che questi non può dargli, - e dalle autorità, che dovrebbero sbattere la porta in faccia ai deputati occupati solo a sbrigare le faccende dei loro elettori.

Il deputato non può e non deve mai ingerirsi nell'attività amministrativa, per quanto importante e necessario sia il controllo che su di essa esercita la totalità dei deputati, la camera.

Deve combattere implacabilmente la corruzione in ogni forma, non deve mai diventare lo strumento per la realizzazione di esigenze particolari.
Deve essere al servizio di tutto il popolo e dello Stato, e solo il bene del popolo e l'interesse dello Stato devono guidare le sue parole e le sue azioni.

Robert Musil (*)

( era il 1916 ! )

Bibliografia
(*) Herr Tuchting und Herr Wichting, di Robert Musil -
Soldaten Zeitung, n.12 (27 agosto 1916, pp.3-4
(Tutta la "serie" del famoso giornale di guerra di Robert Musil
pubblicato durante il suo servizio a Palù in Valsugana
è conservata alla Biblioteca di Bolzano).
Un'altra versione è stata pubblicata in Musil-Forum, .4, n.2 (1978) pp.187-193.
E un'altra ancora su "La guerra parallela" pubblicata da Reverdito Editore, Gardolo(TN) 1987


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