IL CICLISMO dal 1975 al  1985 


... da MOSER a HINAULT 

di Daniele Laneri

ANNO 1975 - Ancora Eddy Merckx si presenta alla grande: vince la sesta Milano-Sanremo, poi il Giro delle Fiandre e la Liegi-Bastogne-Liegi, mentre è battuto da De Vlaeminck alla Paris-Roubaix. Non viene al Giro d'Italia. La corsa rosa è attesa dagli sportivi come la possibile consacrazione di Baronchelli; ed allora l'organizzatore Torriani decide di fare un percorso a lui favorevole: cosa meglio di un arrivo, nell'ultima tappa, sullo Stelvio? Ma, come abbiamo detto, Baronchelli va a sprazzi, e non è il suo anno. All'ultima tappa si presenta in maglia rosa un italiano, una sorpresa, Fausto Bertoglio, con una manciata di secondi di vantaggio sullo spagnolo Galdos. Da difendere fino in cima allo Stelvio. Galdos attacca, ma il giovane Bertoglio gli risponde ed alla fine riesce a tallonarlo fino all'arrivo, concedendo allo spagnolo solo il successo di tappa. Ancora una volta gli italiani sperano di aver trovato un nuovo campione. E poi con quel nome, Fausto.....Ma sarà solo un fuoco di paglia, perchè Bertoglio non riuscirà mai più a esprimersi su quei livelli, e la sua stella brillerà ancora per poco. Al Tour vi è una vera e propria rivoluzione per il ciclismo; per la prima volta Eddy Merckx viene battuto. Il "cannibale" si comporta molto bene a cronometro guadagnando un buon vantaggio sui suoi antagonisti, lottando molto nelle tappe in pianura contro Francesco Moser, il giovane talento italiano, che già s'era messo in luce nella Parigi-Roubaix. Ma in salita è più volte in difficoltà. Il belga Van Impe si aggiudica molti successi parziali in montagna, ma il vero avversario di Merckx è il francese Thevenet. Ai piedi delle Alpi, Merckx è ancora maglia gialla ma ha già passato più d'un momento difficile. E sul Vars e sull'Izoard il grande belga cede la corona, lo scettro del Tour passa a Bernard Thevenet. Sarà l'inizio del suo declino, dopo un lunghissimo regno. 

ANNO 1976 - Merckx ancora!   trova il modo di battere ogni record vincendo per la settima volta la Milano-Sanremo. In quell'anno ritrova gli ultimi ruggiti anche Gimondi, che vince il Giro d'Italia, per la terza volta, e la Parigi-Bruxelles, per la seconda volta. Mentre al Tour è la volta di Lucien Van Impe, che non si accontenta più dei soli traguardi di giornata, ma corre con più criterio. Duella a lungo con l'olandese Zoetemelk, che è sempre alla sua ruota, sul filo dei secondi. Ma a St.Lary gli rifila la botta decisiva: lo stacca di 3 minuti e si aggiudica la corsa alla grande. Il campionato mondiale si disputa in Italia: ad Ostuni volata finale a due fra Maertens, che viene da numerosi successi, fra cui le prime otto tappe del Tour de France, e Francesco Moser. Il campione trentino è generosissimo, come sempre, ma nulla può contro uno specialista delle volate come Maertens. 

ANNO 1977 - Le classiche primaverili  sono un duello fra Maertens e De Vlaeminck. Il Fiandre va a De Vlaeminck, il "Gitano", mentre Maertens si prende la rivincita nella Freccia Vallone. Poi alla Roubaix è De Vlaeminck a cogliere il quarto successo (è un record) nella corsa delle pietre, salutando la compagnia dei migliori contendenti con un'azione irresistibile a 20 chilometri dall'arrivo. Il giovane Bernard Hinault vince la Gand-Wevelgem, e si presenta al grande pubblico. Poi nella Liegi-Bastogne-Liegi si ripete,con un attacco vincente negli ultimi chilometri. Al Giro di Spagna vince alla grande Freddy Maertens, che dunque onora alla grande la maglia iridata che indossa. Nella corsa iberica si aggiudica anche 13 tappe, un vero record, e si presenta al Giro d'Italia con propositi minacciosi. Ed infatti parte bene anche nella corsa rosa, dove vince sei tappe prima di essere messo fuori da una caduta in volata con Van Linden, nella tappa che si conclude al Mugello. Sarà anche l'inizio dell'eclissi della sua carriera. La classifica finale del Giro va comunque ad un altro belga, il poco elegante ma efficace Pollentier. Nel Tour de France domina a lungo il tedesco Thurau, ma negli ultimi giorni la corsa gli sfugge a favore di Thevenet. Per i campionati del mondo la carovana si trasferisce in Venezuela, a San Cristobal: nel finale si sganciano Moser, Bitossi e Thurau. Franco Bitossi lavora in favore di Moser, e con la sua azione la fuga guadagna un buon vantaggio. Poi il toscano si stacca, e deve accontentarsi della medaglia di bronzo. Moser prova a staccare Thurau, ma il tedesco gli rimane sotto. Poi a 5 chilometri dall'arrivo il giallo: Moser fora, ma furbescamente riesce a non far notare la foratura al compagno di fuga: si porta in seconda posizione, chiama l'ammiraglia e senza farsi sentire dice al meccanico che ha forato. In un attimo la ruota di ricambio è pronta e Moser perde poco terreno che velocissimamente recupera. In volata, nonostante l'incidente, è ancora lui il più fresco e si laurea campione del mondo sotto un improvviso acquazzone. 

ANNO 1978 - Con la maglia iridata addosso, Francesco Moser vince anche la sua prima Parigi-Roubaix, arrivando al velodromo solitario dopo aver lasciato la compagnia di tre pericolosi compagni di fuga: Maertens, l'olandese Raas e De Vlaeminck, che è però suo compagno di squadra e copre la fuga. Del resto proprio a De Vlaeminck era andata la vittoria nella Sanremo. Intanto il 18 maggio Eddy Merckx annuncia il suo ritiro dalle corse, dopo un paio di stagioni di declino. Una decadenza veloce, repentina. Scrive Ormezzano: "Ripensata adesso la decadenza di Merckx appare triste, squallida, ma tale è anche e soprattutto in quanto rapportata a fulgori favolosi. Nessun altro poteva patire così le luci spente, dopo averne accese tante". Finito il regno di Merckx, ecco pronto un nuovo re: Bernard Hinualt, che vince sia il Giro di Spagna che il Tour de France. Ed al Tour Hinault sembrava ormai tagliato fuori dai discorsi per la vittoria finale: tutto sembrava ormai favorire il belga Pollentier, specie dopo la vittoria di quest'ultimo all'Alpe d'Huez. Ma al termine della tappa, viene scoperto in flagrante mentre tenta di frodare i medici al controllo antidoping, con un ingegnoso sistema di tubi e pompette sotto la maglietta. E' squalificato, e la maglia gialla va all'olandese Zoetemelk,che finalmente sembra pronto per la vittoria. Ma rimane ancora una tappa a cronometro, la Metz-Nancy di 72 chilometri, che Hinault vince rifilando 4 minuti a Zoetemelk, che dunque vede sfumare la vittoria finale a favore del francese. Nel frattempo un noioso Giro d'Italia era andato al belga De Muynck. Al mondiale, al Nurburgring, ancora una volata a due con Francesco Moser protagonista. Il trentino sembra poter battere l'olandese Gerrie Knetemann, che appare ormai stanco. Ma Moser lancia la volata troppo da distante e sulla linea d'arrivo è beffato. Si rifà vincendo il Giro di Lombardia, ma la delusione per il possibile bis-mondiale gli rimane. 

ANNO 1979 - Ancora un Moser superlativo nella Roubaix di quest'anno. Stacca i rivali a 25 chilometri dall'arrivo e De Vlaeminck è secondo, dopo la vittoria nella Sanremo. Ottima impresa anche di Thurau nella Liegi-Bastogne-Liegi, che vince alla grande con una fuga finale di 60 chilometri. Nasce intanto in Italia una nuova ed intensa rivalità: Francesco Moser contro Giuseppe Saronni. 
Il Giro del '79 infatti pare disegnato per il trentino, ma Saronni, lombardo di Parabiago, lo batte proprio sul suo terreno preferito, le cronometro, quella in salita di San Marino e quella finale che porta a Milano. Una rivalità quasi inevitabile, due caratteri troppo diversi --estroverso e guascone Moser, introverso ma pepato Saronni-- intorno alla quale il ciclismo riprende colore e vigore. Al Tour una nuova cavalcata di Bernard Hinault. La lotta è per l'ennesima volta con Joop Zoetemelk, ma alla fine prevale la forza di volontà del francese, che vuole ed ottiene fortissimamente la vittoria anche nell'ultima tappa sui Campi Elisi. Fuga proprio con Zoetemelk, e tripudio finale per Hinault. 
Il mondiale si corre al Valkenburg in Olanda. Nei primi giri le telecamere riprendone impietose Jan Raas, corridore di casa, che sulla salita del Cauberg si fa spingere dai gregari. Sarebbe da squalificare, ma è olandese, e tutto gli è permesso. Già, e proprio negli ultimi metri a giocarsi la vittoria sono Raas, Thurau e il nostro Giovanni Battaglin, che viene da un finale di stagione molto positivo. Battaglin sembra potercela fare, ma Raas, per evitare Thurau lo sbatte per terra e si aggiudica la corsa. Il commissario tecnico Martini protesta, sporge reclamo, ma la giuria non prende provvedimenti. 

ANNO 1980 - Dopo che Gavazzi aveva beffato tutti in volata a Sanremo, Moser vince la sua terza Parigi-Roubaix, togliendosi di ruota ancora una volta di ruota tutti gli avversari, fra cui l'ostinato francese Duclos-Lassalle. Scrive delle imprese di Moser il grande Alfredo Martini: "Atleta dotato di conformazione fisica forte ed armoniosa e sorretto da una tenacia invidiabile, Moser ha sempre dato l'impressione dell'uomo che sapeva superarsi. I segni evidenti che la fatica lasciava sul suo volto durante lo sforzo erano la più convincente testimonianza della sua capacità di soffrire oltre ogni limite".
Bernard Hinault dà prova della sua classe nella Liegi-Bastogne-Liegi: stacca tutti a 60 chilometri dal traguardo, in un inferno di vento, pioggia e neve. Pensa anche al ritiro, ma alla fine la sua tenacia lo porta all'arrivo, dove dopo di lui, il secondo classificato, Kuiper,arriva con 9 minuti di ritardo. Finiranno la corsa solo 21 atleti. Poi si aggiudicherà anche il Giro d'Italia. Il suo progetto è la doppietta Giro-Tour. E le cose sembrano mettersi bene in Francia, perchè Hinault prende la maglia gialla comunque, anche dopo essere stato battuto a cronometro da Zoetemelk. Ma soffre per una tendinite, e nella notte, lascia il Tour de France prima di affrontare le Alpi. E'allora Zoetemelk, che già si stava ben comportando, a vincere, finalemte, a 33 anni, la Grand Boucle. Ma Hinault si prende la rivincita ai mondiali che si tengono proprio in Francia, a Sallanches. Stacca ad uno ad uno i suoi avversari, l'ultimo a resistergli è il nostro Gibì Baronchelli, ma sull'ultimo passaggio sulla salita di Dourancy, anche lui deve cedere allo strapotere del bretone. 

ANNO 1981 - Hinault sorprende tutti vincendo la Parigi-Roubaix: una corsa che egli ritiene anacronistica, che quasi odia, ma che vuole vincere per poi non correrla più. E ci riesce battendo in volata corridori anche più veloci di lui. Giovanni Battaglin vince il Giro di Spagna, e si presenta ben rodato all'appuntamento col Giro d'Italia. Ma c'è una nuova formula, che prevede abbuoni di 20 secondi ai vincitori di tappa, e di altre manciate di secondi ai piazzati. Una formula che pare favorire Saronni, che è quasi imbattibile in volata. Ma Beppe spreca forse troppe energie nella prima parte di gara per accumulare vantaggio, e nel finale è appannato. Battaglin attacca deciso sulle Tre Cime di Lavaredo, e conquista la maglia rosa, che conserva, nonostante il ritorno minaccioso di Saronni nelle ultime tappe, con l'arrivo trionfale nell'ultima tappa all'Arena di Verona. 
Il Tour è ancora una volta di Bernard Hinault, e questa volta i distacchi che infligge sono davvero abissali: Van Impe, che è secondo, perde un quarto d'ora. Il mondiale, a Praga, su un tracciato non difficilissimo, finisce male per la squadra italiana. Alla volata finale arrivano 31 corridori, fra cui 8 italiani. Secondo i piani, bisogna fare la corsa in favore di Saronni, in caso di arrivo allo sprint. Ma qualcosa non funziona. Nel finale scattano Millar e Baronchelli, ma sono Saronni e Panizza a riprenderli. A Baronchelli non sta bene, e decide di non aiutare Saronni nel finale. Decide anzi di tirare la volata a Moser, ma Francesco non è pronto a prendere la ruota di Baronchelli, e Saronni ne approfitta. Ma quando Baronchelli s'avvede di avere proprio Saronni a ruota, si fa da parte. Mancano 350 metri all'arrivo e Saronni è ormai allo scoperto. Tenta una volata lunga, con le mani sulla parte alta del manubrio, ma è recuperato e battuto da Maertens, che per un giorno si riscopre campione. 

ANNO 1982 - La primaverile Sanremo vede la beffa dei campioni da parte del neoprofessionista francese Marc Gomez, superstite di una fuga partita 9 chilometri dopo Milano. Sarà l'unico lampo della sua carriera. Nelle classiche del Nord, fra gli italiani si fanno onore Mario Beccia, che vince la Freccia Vallone, e Silvano Contini, che si aggiudica la Liegi-Bastogne-Liegi. Proprio Contini sarà protagonista anche sulle strade del Giro, l'ultimo a cedere allo strapotere di Hinault, che si aggiudica anche il Tour de France, soprattutto grazie alle cronometro; il battuto è ancora una volta Zoetemelk. Poi per dieci mesi vige il dominio di Beppe Saronni: prima vince il campionato mondiale, con uno scatto irresistibile nel rettilineo finale in leggera salita: uno scatto talmente potente ed impressionante da essere ribattezzato come "la fucilata di Goodwood", dal nome della località inglese di gara. Poi vince il Giro di Lombardia, battendo in una volata ristretta i migliori contendenti. 

ANNO 1983 - Beppe Saronni  fa sua, con uno scatto sul Poggio degno di quelli del grande Merckx, anche la Milano-Sanremo, dopo che per tre volte era già arrivato secondo. Infine è suo anche il Giro d'Italia, dopo una strenua difesa dagli attacchi di Roberto Visentini, che, senza gli abbuoni, sarebbe risultato vincitore. Da lì in poi per il campione lombardo si spegne la luce. Quali siano i motivi rimane un mistero. Certo è che dal suo passaggio al professionismo, che avviene a soli 19 anni, ha già speso tantissimo, e forse, per ottenere così grandi risultati, ha raschiato fino in fondo al barile delle sue energie. Poi c'è il ritorno prepotente del suo grande rivale Moser, che dopo un paio d'anni in cui aveva perso smalto si ripropone di prepotenza. L '83 va ricordato anche per la vittoria di Hinault al giro di Spagna, e il suo forfeit al Tour, a causa del riacutizzarsi della tendinite, che lo costringe a sottoporsi ad un'operazione. Ed al Tour si rivela vittorioso un suo compagno di squadra, Laurent Fignon, che, presa la maglia gialla all'Alpe d'Heuz, non la molla più. Ma parlavamo del grande ritorno di Francesco Moser. 

ANNO 1984 - Moser sulla pista di Città del Messico, il 19 gennaio del 1984 batte il record dell'ora di Eddy Merckx, coprendo, nell'ora, chilometri 50 e 808 metri. E' una rivoluzione per il ciclismo. La preparazione che effettua il campione trentino è specifica per il record, e non, come era avvenuto fino ad allora, preparandosi con le gare su strada. Inoltre usa, per la sua bicicletta, le rivoluzionarie ruote lenticolari, che, a dire dei tecnici, gli permettono di guadagnare anche 2 secondi al chilometro. Ciò che stupisce è anche la freschezza di Moser al termine del vittorioso tentativo, in una prova che in genere aveva sempre lasciato stravolti anche grandi campioni quali Coppi e Merckx. E dopo soli quattro giorni il trentino riprova a battere il suo stesso record. E ci riesce, portando il primato a 51,151 chilometri. Ma non finisce qui.Tornato alle gare su strada, a inizio stagione stacca tutti lungo la discesa del Poggio per andare a vincere la sua Milano-Sanremo. Poi un breve periodo di riposo, nel quale il ruolo di leader delle classiche è dell'irlandese Kelly, e la vittoria al Giro d'Italia. La lotta è con Fignon. Moser si avvantaggia grazie alle cronometro, ma il suo fisico possente da passista gli crea problemi sulle montagne. L'organizzatore Torriani rinuncia al passaggio sullo Stelvio che considera intransitabile per la neve sostituendovi una tappa assai più abbordabile. Per Fignon è un regalo degli organizzatori a Moser. Ma il giorno dopo il francese attacca deciso sulle Dolomiti, e ad Arabba, conquista la maglia rosa. Ma l'ultima tappa è una cronometro, che si conclude con l'arrivo trionfale di Francesco Moser nell'Arena di Verona: recupera tutto lo svantaggio anche grazie all'uso della bicicletta del record dell'ora, con le ruote lenticolari, a cui ancora in molti non credono. Per Fignon è una grossa delusione, ma si rifà al Tour, vincendo quasi con facilità.

 ANNO 1985 - Moreno Argentin vince la sua prima Liegi-Bastogne-Liegi: i battuti sono l'irlandese Roche e il campione del mondo Criquelion. Al Giro si rivede Hinault: il duello è con l'intramontabile Moser, che arriva all'ultimo giorno, quello della cronometro finale al Lido di Camaiore, con poco più di un minuto di ritardo sul bretone. Si spera in una sua rimonta, come quella dell'anno precedente. Ma Hinault è di un'altra pasta rispetto a Fignon,e non si fa sorprendere. Poi al Tour riesce di nuovo nell'accoppiata, ma con grande fatica, dovendosi difendere soprattutto dal compagno di squadra Lemond, il primo corridore americano di talento, che già aveva vinto, nel 1983, il titolo mondiale. Ordini di scuderia impediscono all'americano di attaccare il suo capitano Hinault, che vince il suo quinto Tour. I mondiali si disputano in Veneto, sul circuito del Montello. Arriva la sorpresa. Argentin e Lemond, che sono i favoriti si marcano stretti. A 3 chilometri dall'arrivo si lancia in fuga il vecchio Zoetemelk, ormai trentanovenne, e mentre i due giovani campioni si stanno a guardare, fila dritto verso il traguardo. E' il più vecchio campione del mondo della storia del ciclismo su strada. 

Testo di Daniele Laneri

Si ringrazia per l'articolo  
FRANCO GIANOLA, 
direttore di  STORIA IN NETWORK 

 

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