L'INIZIO DI UN' "AVVENTURA"

Siamo a circa 12/10/8000 anni fa

IN IRAN C'ERA UNA VOLTA IL "PARADISO"
OGGI SEMBRA DIVENTATO UN "INFERNO"  

alla fine di queste pagine affronteremo i tempi più moderni
le GUERRE passate e quelle odierne in IRAQ e IRAN
( una lunga lunga storia partendo da inizio 900 )
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COME E DOVE SI E' FORMATO L'IRAN ?
Dal mar Caspio a ridosso di una grande catena di montagne, un "muro" largo ca. 100 km, lungo 700 km,
con montagne alte fino a 5610 metri (
M. Damavand) quasi sempre innevate per la condensa delle nubi formate dal mare.
Quindi grande abbondanza di acque. Un regalo dal cielo per la locale nascente prima agricoltura. (10.000-8000 a.C.)
L'Iran diventa così la patria di una delle più antiche civiltà del mondo.
Conosciuta in seguito come Assiria, Mesopotamia, Persia, in seguito e fino ad oggi, diventato uno Stato Arabo-Musulmano.

Oggi anni 2000 l'IRAN ha un territorio di 1.648.195 km² (5 volte l'Italia)

( una popolazione di 82 milioni di abitanti (nel 1930 ne aveva 10 milioni)

La Capitale Teheran ha 15 milioni di abitanti. (11 volte Milano).

 

Dopo aver letto le precedenti pagine del nostro "cammino umano" (in "STORIA UNIVERSALE" >>>)   il focolaio dove si sono sviluppati più di ogni altro luogo, ingegno, capacità, creatività e fantasia nell'uomo, é questo territorio che oggi sembra una polveriera, e in particolare su quel territorio che parte dai monti Elburz (a Nord le sponde del Caspio, a sud di Teheran, a ovest l'antica e ancora sconosciuta Tracia (da non confondere con quella trovata (ormai spenta - conquistata dai Romani, 5000 anni dopo) e a Est il deserto.

IN QUESTO TERRITORIO nasce  e si forma la prima culla della civiltà moderna: la "rivoluzione post-neolitica". Questa volta però diffusa, e non "chiusa" come in quella egiziana
(rimasta - e rimarrà arcaica nonostante le bellezze del "mal della pietra")
posta su un unica direttrice, sul Nilo, su un'unica linea di 5000 km, con un unico governo, assoluto, onnipotente perchè teocratico, con un territorio facile da organizzare,  unificare e controllare.

La civiltà nel perimetro iraniano mesopotamico  si forma invece su un ambiente molto vasto, a raggiera, con condizioni climatiche ancora migliori dell'Egitto e con continui contatti tra le genti, quindi una maggiore assimilazione di altre culture che nei territori limitrofi stanno sbocciando in modo diverso e autonomo, ma che poi nei numerosi contatti si integrano e si sviluppano reciprocamente in  forma esponenziale. Daranno vita ai Sumeri, agli Accadi, agli Assiri, agli Ittiti, agli Hurriti, ai Cassiti, ai Babilonesi (che daranno vita con Hammurabi ai primi Codici di leggi). Seguiranno poi altri imperi, quello dei Persiani, dei Parti, per poi finire con le conquiste degli ARABI. (Su quel territorio che oggi chiamiamo Medio Oriente (pari a 7,2 milioni di KMq - L'Europa ne ha 10,1) - Ma non dimentichiamo che i Califfi arabi avevano dal 661 al 750 conquistato l'Egitto, tutta la costa africana Mediterranea, la Spagna e per un breve periodo anche la Sicilia - Salvo proprio la Sicilia in Africa hanno poi lasciato come idioma la lingua araba e la religione l'Islamica).


Le competizioni in questi primi territori di civiltà tra di loro non mancheranno, e saranno questi i motivi della precaria unificazione (ma paradossalmente proprio i conflitti stimolarono gli ingegni) . La civiltà egizia (lo sappiamo dalla loro storia scritta e dalle loro modeste tecnologie) si  "chiuderà"   per 3000 anni in un unico Stato accentratore con una spiccata  vocazione egocentrica, mentre  in Medio Oriente nello stesso periodo nei vari Stati le "aperture" sono molto  frequenti. Alle volte traumatiche ma anche provvidenziali.  Personaggi energici e carismatici crearono gruppi, tribù, regni, imperi, che poi sottomettevano, e quelli sopraffatti  dopo un certo periodo tornando alla ribalta riprendevano il sopravvento. Ma in questi continui mutamenti,  uno Stato con la sua cultura s'integrava con l'altro. E se ognuno ne aveva creata una autonoma di cultura, nell'integrazione subìta o fatta subire, il patrimonio di conoscenze si unificava, si  raddoppiava e si moltiplicava ininterrottamente. Gli stessi sistemi politici subivano reciproche influenze. O con le armi o con la saggezza.

Il gruppo che in seguito diventeranno i Sumeri sono nella migliore posizione: sono al centro di questa umanità in continua evoluzione.  A sud ovest avevano i nomadi arabi. A sud oltre il deserto troviamo un primitivo popolo di navigatori (nel Golfo Persico nelle Isole Bahrain e dintorni sono migliaia i tumuli neolitici ancora sepolti). A  ovest  avevano l'attuale Iraq, l'Anatolia, l'intera futura Mesopotamia, gli Aramei, al di là degli alti monti Ararat, la Siria, l'attuale Turchia, e oltre i monti del Libano, e ancora più ad occidente nel Mediterraneo (Cipro era già popolata) e a Creta e a Micene gli insediamenti neolitici erano già millenari).
I futuri Sumeri avevano quindi indubbiamente  iniziato ad avere con la maggior parte di questi popoli, rapporti commerciali quindi assimilavano altrettante preziose culture autoctone, come vedremo più avanti.

Non dimentichiamo che questi gruppi  avevano abbandonato (circa 40.000 anni a.C.) come i precedenti (Neanderthaliani) il centro Africa, e  giunti in Asia Minore si erano poi diretti chi a est e chi a ovest (vedi il tracciato sull'immagine). I maggiori gruppi si insediarono nella Mesopotamia, Siria ecc. Bastano solo 5000 anni e come i predecessori li troviamo a ovest nelle coste africane mediterranee, in Spagna, e a est in India, in Giappone e in Cina da dove poi emigrano nel nord Asia, nella futura Russia, spingendosi fino al Nord Europa.


Li troviamo in occidente, in Europa - circa 28.000 anni fa. In questi primi nuovi insediamenti si era sviluppata la cultura neolitica Gravettiana; presente in Belgio, Spagna, Francia.  Poi dopo circa 10.000 anni, nel 18.000 a.C,  seguì la cultura  Solutreana e Magdaleniana, con alcune presenze in Italia in Calabria (Romito e Praia a Mare), nel Veneto (Tagliente), in Liguria (Arene C.),  in Francia (Bourdeilles e Dordogna).
Anche  in Francia 16.000 anni fa i numerosi uomini neolitici europei che abitavano nella maggior parte le grotte, ci hanno lasciato pregevoli raffigurazioni pittoriche sulle pareti; le principali e le più straordinarie a Lescaux e ad Altamira ecc.
Contemporaneamente anche in Italia, nelle grotte del Fucino, in Abruzzo e a Otranto (Grotta Romanelli)  iniziarono a vivere  le prime popolazioni  semi-sedentarie.  D'estate,  erano nomadi in cerca della grande selvaggina che si era ormai diradata, mentre   d'inverno svernavano in grotte vicino al mare, quasi sempre esposte a sud.

L'ambiente ancora molto ostile. La difficoltà a procurarsi cibo doveva essere enorme, visto che per circa 6000 anni (240 generazioni)  saranno costretti questi nostri progenitori a cibarsi di molluschi (cosa mai avvenuta prima), o con i pochi piccoli selvatici mammiferi erbivori che c'erano in giro, quei pochi che scampavano alle fauci dei grossi carnivori, che però per loro fortuna stavano già migrando a nord dell'Italia e nei paesi nordici.

Alcuni di questi gruppi umani, quasi alla fine di questo periodo (10.000 a.C.) decisero di emigrare. Alcuni si spostarono in Calabria,  altri invece risalirono la penisola in cerca di zone migliori. Alcune tracce di queste migrazioni  sono state individuate  in Campania, nel Lazio, in Umbria, in Toscana e in Liguria. Ma mai in forma stabile, pur essendoci già le condizioni ideali.
Il nomadismo senza tregua,  la tanta dispersione di energie, quindi l'assenza di prolungati stanziamenti non permisero certo  la immediata scoperta dell'agricoltura, dell'allevamento e lo sviluppo dell'artigianato. Si viveva alla giornata. Qualche abbozzo in queste arti ci furono, ma occasionali, molto grezze, spesso dettate dalle circostanze, senza una continuità nel trasferire alle successive generazioni, quanto si era appreso, imparato o scoperto. E come i periodi  di carestia anche gli spazi di tempo culturali erano periodici. Non c'era tempo e non c'era soprattutto una residenza fissa, nè ci poteva essere  una vegetazione spontanea adatta all'alimentazione per lunghi periodi, inoltre questa era non solo rara ma anche povera. I frutti - come li intendiamo noi oggi - quasi inesistenti. In giro solo alcune bacche selvatiche.

Invece nelle zone che abbiamo citato più sopra, in Anatolia, Siria, Iran, Iraq, Palestina, Libano   e dintorni,  le cose andarono molto diversamente. Gli insediamenti fissi (li vedlamo dai puntini sulla carta) furono numerosi, accrescendo e arricchendo culture e tecnologie. In breve divennero  le più avanzate di ogni altro gruppo umano. Gli altri, avevano scelto 40-20.000 anni prima il nomadismo, mentre queste popolazioni  erano rimaste sempre sugli stessi territori per qausi 200 secoli (800 generazioni)  scoprendo - anche loro - a causa della carenza di fauna, straordinarie alternative alimentari per sopravvivere. Si erano organizzati  gruppi, e dentro questi  erano stati separati i compiti, creati degli addetti di un unico settore, e con la ripetitività nel fare il proprio mestiere costoro migliorarono col tempo non solo i mestieri ma anche le culture, l'organizzazione sociale, le tecnologie. Indubbiamente come in Egitto erano nate delle istituzioni rette da uno o più saggi, ed erano state create squadre di specialisti e, come leggeremo più avanti, anche dotati di nozioni di alta ingegneria.

Gli abitanti di questi territori,   con gli stanziamenti ormai fissi,  e dopo così tante generazioni, hanno dunque iniziato ad addomesticare gli animali, a coltivare i cereali a inventare l'artigianato, a costruire case, dighe, canali, barche, magazzini, edifici sacri ecc..  Nel farlo si sono formati grandi centri abitati, alcuni dei quali muniti di fortificazioni. Presente in ogni centro già un grande fabbricato fornito di silos per la conservazione dei cereali e delle bevande, segno evidente di una cooperazione e di una istituzione centralizzata molto attenta. Nelle case in muratura appaiono  macine per cereali e forni per la cottura del pane, e gli artigiani oltre la lavorazione della pietra - già da qualche millennio non più scheggiata ma levigata - hanno iniziato il neolitico preceramico (o terracotta)  fabbricando in serie oggetti di uso quotidiano sempre migliori come materiali, aspetto, forma e fattura e già con i primi accenni di un'arte espressiva.  Nell'artigianato, per i contenitori di liquidi, prima scavavano pietre, ora hanno scoperto il fango argilloso, che indurisce al sole. Poi più tardi, forse in giornate di pioggia, scoprirono mettendo i manufatti  nello stesso forno del pane che  l'essiccazione avveniva  più rapida e anche meglio.  Iniziarono così a fabbricare una sterminata produzione di vasellame e oggetti vari; dalle stoviglie arrivarono poi a veri e propri manufatti artistici ornamentali di pregevole bellezza con espressioni figurative, geometriche ed anche astratte.
Dedicandosi alla bellezza, agli ornamenti voluttuari della casa e della persona, vuol dire quindi che esisteva già una prosperità molto diffusa.



Le case non sono più capanne o grotte, ma sono già fatte con mattoni crudi, con ambienti rettangolari, intonacate, perfino colorate, ed alcune imponenti di 6 m per 4.  Uno dei più antichi che si conoscono di questi villaggi   è quello di Qual'at Jarmo che sorge su un ettaro e mezzo nella pianura di Chamchama (Iraq settentrionale). Poco lontano a sud  in Giordania, subito dopo (8750 anni fa), sorse su quattro ettari Gerico, e a Konya in Anatolia su dodici ettari Catal Huyuk.

Ma altrettanto intensa é l'attività nella zona nord dell'Iraq-Iran - che più tardi doveva diventare l'Assiria -  e nella zona meridionale degli Zagros, dove non molto lontano a ovest sorgeranno i futuri stati di Sumer, Akkad e dell'Elam; cioè la Mesopotamia. Più tardi la Persia.
Un periodo neolitico questo molto intenso di cui conosciamo pochissimo. Da Bagdad a Teheran lungo la strada si possono vedere  ancora oggi migliaia e migliaia di tumuli, ed ognuno é una insediamento umano di questo periodo di cui non conosciamo quasi nulla. Un po' perchè è un Paese martoriato da guerre, e un po' perchè le rare spedizione archeologiche  hanno sempre cercato solo oggetti di valore artistico da vendere o mettere nei musei; le modeste produzioni neolitiche e i mucchi di ossa dei primi abitatori non interessa a nessuno; non certo i finanziatori delle spedizioni. 

Nonostante questo, dalle ultime scoperte qualcosa sappiamo. Sia gli Assiri che i Sumeri non erano affatto nativi dell'Assiria e della Sumeria, ma di una regione  non esattamente ancora identificata, ma comunque fra Teheran e il Mar Caspio. Qui  vi sono moltissimi insediamenti di civiltà neolitiche non ancora dissepolti. Il territorio ancora oggi è disseminato  da una rete inestricabile di canali naturali che ne fanno il "Paradiso Terrestre"  (l'etimo nacque proprio qui - significa una "Bel Giardino" dove si coltivano fiori e prodotti dell'agricoltura) della vegetazione mondiale. In questa zona vi é il museo naturale dell'agricoltura mondiale, mediterranea e premiditerranea. I maggiori centri della cultura intensiva sono qui. Qui l'origine di quasi tutti i frutti e le varietà di verdure che si conoscono al mondo, compresa tutta la varietà di cereali, riso, grano, segala, soia, granoturco; compresi gli agrumi, i legumi, il cotone, il tabacco, il tè, la canna da zucchero, gli olivi;   la stessa vite è stata specificatamente individuata come originaria di questa zona, nel Turkmenistan, sulle sponde del Caspio.

Insomma tutto partì da questi "Giardini" ( così si chiamano ancora oggi gli orti e i frutteti) e ogni pianta o frutto raggiunse in varie epoche sia l'Occidente sia l'Oriente (non per nulla che la pista per la Cina rimase per altri 7000 anni quella del Turkmenistan, trasformando Samarcanda il crocevia di due mondi. Da questi percorsi scesero in Oriente le piante selvatiche,  e nelle mescolanze trasformarono i cinesi nei migliori ibridisti del mondo.


In questi territori iraniani tra i monti Zagros e il mar Caspio, prosperano ancora oggi tutte le famiglie delle piante nello stato selvatico sopra citate. Che sono in pratica quasi tutte le piante che ci sono oggi utili nell'alimentazione vegetale.

 


Altrettanto queste mescolanze ci furono per gli animali di allevamento. Sembra proprio che gli antenati della pecora e della capra odierna siano entrambi del vicino Turkmenistan dove vive l' argali, una pecora selvatica  dei monti Zagros. I bovini, il bos primigenius é nativo di questa zona; era un animale gigante, ma gli abitanti selezionarono le specie nane e le addomesticarono. Per quanto riguarda il maiale, le più antiche ossa finora note al mondo (della Sus  scrofa)  sono quelle recuperate dalla spedizione di Coon proprio sulle sponde del Mar Caspio (a Belt).

E arriviamo in particolare alla storia dei cereali e dei legumi. Nascono qui (ed esistono ancora) le prime piante selvatiche di quasi tutti i cereali che conosciamo. Prendiamo qui il grano e il riso.
La successiva semina e germinazione avveniva occasionalmente in forma naturale per un errore della natura.  Nella sua forma selvatica, la pianta giunta alla maturazione, il suo baccello inizia ad aprirsi facendo cadere i chicchi-semi che si disperdono sul terreno pronti a rinascere nella successiva stagione. Probabilmente non avendo altro da mangiare gli abitanti si misero (facendo concorrenza agli uccelli) a raccogliere con tanta pazienza i tanti chicchi sul terreno sparpagliati. Nrlla loro lingua diedero il nome all'oggetto  con il verbo chiamando il chicco  gran  da ghan, che significa appunto disperso, sparpagliato.

Di tanto in tanto la pianta selvatica annuale subisce per alcune ragioni (es. clima non ottimale) un mutamento che ne determina accidentalmente l'estinzione quando la spiga (il baccello) perde la capacità di aprirsi. Il chicco non cade e la pianta  marcisce con il suo stelo assieme ai suoi potenziali semi. Quando questo accade, non solo a terra non ci sono chicchi di gran da raccogliere ma l'anno dopo in questo terreno ovviamente non vi cresce più nulla. L'osservazione avvenuta forse in più stagioni, portò alla grande utile scoperta.
Se l'uomo interviene su questa piantina prima che marcisce e provvede al momento giusto a raccogliere i chicchi  battendo la spiga con i baccelli non aperti, non solo ottiene il prodotto da utilizzare nell'alimentazione ma può usarne anche una parte per la successiva e necessaria seminagione. Lo fa tagliando le spighe (mietitura) e le porta   a casa, senza perdere neppure un chicco. E cosa più interessante e pratica, può seminarli  vicino dov'è la sua dimora.
Iniziò tutto così. I primi proto-agricoltori iraniani da raccoglitori si trasformarono in coltivatori seminatori dopo aver sgran-ato (!!) da queste spighe (i gran) i semi,  assicurandosi così non solo la pappa quotidiana ma anche il prossimo raccolto se fatto con intelligenza. Cioè ripetere in casa quello che prima faceva da se' la piantina; cresceva, maturava, cadeva, e l'anno dopo tornava nuovamente a germogliare. 
Altrettanto accade alla piantina del riso, ai piselli, alle fave, alle lenticchie  e a molti altri cereali, legumi e tante varietà di verdure.

Da cosa nasce cosa. E questi proto-iraniani  dopo i primi risultati come coltivatori nei "giardini" (orti), si   conquistano  anche la fama mondiale di maestri nell'arte dell'irrigazione e distribuzione delle acque (ancora  oggi sono sotto il controllo politico). Fin da questo neolitico, non si limitarono a deviare le acque dei fiumi e dei laghi con una rete di migliaia di canali all'aperto,  ma scavarono dentro le montagne grandi gallerie (le qanat - che trasportano l'acqua senza farla evaporare attraversando zone estremamente calde e aride - esistono ancora quelle fatte seimila anni fa - per portare il prezioso liquido  nei più lontani "giardini",  insegnando quest'arte al resto del mondo (Poi anche agli Egizi sul Delta! e ai Romani dopo cinquemila anni. Leggi la prima parte della Storia di Roma).



La  storia dei SUMERI ( da Shinar, che significa "signori civilizzati" "gente unita" "un popolo" ) inizia storicamente nel 3500 a.C., ma erano in modo sparso già presenti in Mesopotamia con una prima ondata migratoria avvenuta nel corso di tre millenni prima. Vi arrivarono lentamente in un modo singolare.   All'improvviso poi mille anni prima di questa data (quindi nel circa 4000-4500 a.C.) scesero in massa sulle rive dei due fiumi gemelli creando la Meso-potamia (che significa "terra di mezzo" nei due fiumi) modificando l'intero territorio,  e fondandoci  poi il loro stupefacente impero. E' il periodo della loro prima grande città, una vera e propria metropoli: URUK (sembra che abbia dato il nome a IRAK (o IRAQ) sorta appunto nel 3500 a.C. ). Ed essendo diventato un popolo di "gente unita e civilizzata" al suo interno si forma una classe dirigente, quella sacerdotale e gente dedita alle varie attività artigianali e commerciali. Con la "città" così formata avviene ovviamente una tendenza alla centralizzazione. Uruk in breve sorse su una spianata di ca. 6 kmq, con attorno mura lunghe 10 Km, abitata da ca. 100.000 abitanti. Viene considerata la prima CITTA' sorta nel mondo.
Uruk, diventa anche una città letteraria per merito di Re Gilgamesh; sarà lui a scrivere "L'Epopea di
Gilgamesh"." Il primo poema della "Storia dell'Umanità". Ma é anche un poema di grandissima importanza nelle cultura religiosa di tutti i tempi. 1000 anni dopo farà testo nelle successive storie bibliche; ci narra Gilgamesh di un Dio quando lui separò il Cielo dalla Terra, la Creazione dell'Umanità, l'albero della vita con attorno un serpente che insidia una fanciulla, ilun Dio che premia e punisce, e ci narra di un PARADISO e di un INFERNO, con un personaggio Enkidu che scende negli inferi per vedere e narrarci le punizioni riservate ai peccatori. Infine vi troviamo la morte di Gilgamesh ma che grazie all'intervento del suo Dio, risorge e gli viene concessa l'immortalità.
(entrambi di sicuro vi dovrebbe ricordare qualcosa - la Bibbia di 1000 anni dopo, i Vangeli di 2000 anni dopo, la Divina Commedia di Dante di 3300 anni dopo).

Ma torniamo indietro nel 7000 a. C., cioè subito dopo una grande inondazione che sconvolse le pianure dove scorre ancora oggi il Tigri e l'Eufrate.  Era questo il penultimo diluvio apocalittico che aveva spazzato via gli insediamenti del primo neolitico (l'altro quello biblico verrà dopo,  nel 6000 a.C.), ricoprendo l'intera pianura  con 7 metri di limo. (ma non erano rari questi diluvi "universali" , si contano oggi ben 6 strati di diversi metri di limo, di altrettante 6 alluvioni avvenute nel corso di ca. 100.000 anni.

(per dare un'idea questo bacino dei due fiumi è 14 volte più grande di quello del nostro Po, e la pianura mesopotamica 10 volte più vasta della Pianura Padana).

Poi le acque ad ogni alluvione ritirandosi davano origine a una miriade di canali e laghi instabili e gli stessi due fiumi gemelli prendevano poi corsi diversi rendendo inabitabil e invivibile la zona, anche se nella catastrofe della penultima e poi ultima alluvione (quella biblica) di vivi non ven'erano più erano quasi morti tutti. Una landa desolata.

Dobbiamo riflettere su questo particolare: Se nel Basso Nilo e nel grande immenso delta   le alluvioni dopo l'estate,  cioè in settembre,  depositavano il prezioso limo (ricco di minerali) e rendevano il terreno una immensa palude incoltivabile, le inondazioni mesopotamiche essendo invece subito dopo l'inverno, in aprile, depositavano  l'altrettanto prezioso limo ma rendevano il terreno  un deserto   incoltivabile per l'improvvisa evaporazione estiva. (non dimentichiamo che il limo è una sabbia finissima mineral silicea, ma non un humus, che nell'aridità cessa di esserci per evaporazione - muoiono cioé tutti i microrganismi).

Questi primi "Sumeri" sparsi in piccoli villaggi, residenti  da alcuni millenni in quella zona più sopra descritta, se già godevano   di una rigogliosa  vegetazione spontanea, selezionandola e poi curandola con le irrigazioni, ottennero poi i migliori risultati.  Una ricchezza  alimentare che sostituiva eccellentemente quella carnea (diventata da alcuni secoli difficile da procurarsi) o che alternandola più per necessità che per scelta, (anche se non lo sapevano ancora scientificamente) cedeva all'organismo i più importanti  minerali, amminoacidi, carboidrati, vitamine e in alcuni casi sostituiva anche le proteine animali come i legumi che avevano scoperto e cominciato ad essiccare, così sempre pronti all'uso.
Ma non solo era stata scoperta dai questi ex neolitici l'alimentazione a base vegetale con al primo posto i cereali (ricchi di amidi, e quindi preziosi zuccheri), ma avevano  - come abbiamo letto più sopra - scoperto come riprodurli a volontà mediante la semina nei luoghi che ritenevano migliori; terreni soffici, facili da lavorare, sabbiosi,  sempre umidi, perché
costantemente
irrigati con i canali ricchi di acque anche nei mesi aridi. Ben attenti a mantenere l'humus indispensabile alla germinazione e quindi alle produzioni alimentari.
Il clima l'avevano, le piogge nelle stagioni giuste pure e possedevano migliaia di varietà selvatiche da selezionare seminare mettere a dimora.
Ma l'impressionante numero di insediamenti in questa zona ci fa presumere  che  l'abbondante e ricca alimentazione causò anche un'alta natalità. Per alcuni gruppi questo  rappresentò il motivo di mettersi a cercare altri territori da colonizzare.



Quando alcune spedizioni scesero a sud dei monti Elburz e scoprirono  la grande enorme spianata alluvionale dei fiumi gemelli nella zona tra le odierne Samarra, Bagdad, Bassora, dove i due fiumi scendono quasi paralleli,  trovarono il terreno più ideale esistente al mondo. Era secco, ma era limo,  e ai lati  c'erano i due grandi fiumi, con in mezzo migliaia di piccoli e grandi laghi che chissà con quanti "diluvi" precedenti si erano formati. Il cataclisma del resto aveva spazzato via ogni forma di vita, era un deserto, e quale  migliore occasione per prenderne possesso. Fecero così la loro prima grande migrazione. Nell'arco di mille anni (40 generazioni) scavarono una rete infinita di canali, calcolati con tanta abilità sia per la distribuzione dello spazio sia per la pendenza, che ancora oggi la più grande aspirazione del governo iracheno è di riportarli alle condizioni originali. Nessun ingegnere moderno potrebbe ideare un sistema migliore. Destarono queste opere idrauliche grande ammirazione nell'antichità, e ancora oggi appaiono straordinarie. (ne esiste uno sotterraneo lungo 25 km, scavato dentro una montagna).

Diversamente dalle opere che esistevano in Egitto che erano limitate a regolare piccoli e brevi canali laterali per irrigare i terreni ai bordi limitrofi del fiume seguendo la direzione della corrente del Nilo, quelli mesopotamici erano traversali, molto larghi, e a scacchiera.  I nuovi arrivati erano riusciti perfino a unire i due fiumi, poi controllando il flusso delle acque, con dighe e sbarramenti, oltre che ampliare le aree coltivabili con una rete di  medi e piccoli canali,  i due corsi d'acqua li resero perfettamente navigabili.
Dal Golfo Persico si poteva quindi risalire l'Eufrate fino all'altezza della odierna Bagdad; poi con un canale attraversarla portarsi sul Tigri e scendere nuovamente al Golfo Persico, dove stava nascendo un grande città portuale Eridu che teneva con le Isole Bahrain i contatti con tutte le coste bagnate dal Mare Arabico e quindi anche dell'India.
Da montanari che erano, questi primi "Sumeri"  divennero coltivatori, ingegneri, artisti e i più esperti navigatori fluviali e anche marinari. Grandi scambi quindi commerciali con le coste Arabe (Yemen, Oman, mitico regno di Saba) con le coste dell'India, viaggi di esplorazioni dentro il Mar Rosso, e primi contatti con gli egiziani. Siamo arrivati nel 5000 a.C. Cioè prima dell'insediamento nella grande città di Uruk, dove ormai organizzati diedero vita al grande impero Mesopotamico.

Secondo molti esperti, in questo periodo, grandissima è l'influenza in Egitto di questi stranieri (Sumeri? quasi con certezza). Influenza su quella etnica (troviamo infatti ora in Egitto una contemporanea presenza  semitica e camitica); influenza culturale (nella lingua egizia alcuni vocaboli sono iranici); marinara (compaiono in Egitto le prime barche con la prora diritta come quelle del sumerico Golfo Persico); ceramica (cambia totalmente la composizione, il colore, la decorazioni); e iniziano gli egiziani dopo il loro arrivo la tecnica delle costruzioni a mattoni. L'Egitto infatti, usava ancora le capanne, e solo per gli edifici pubblici o i monumenti si impiegavano le rare pietre, mentre i sumeri che di pietre da costruzione nella vasta pianura non ne possedevano, avevano  da duemila anni  inventato i mattoni di argilla cotti al sole; una tecnica che era ancora sconosciuta agli egiziani.
Ma l'apporto più grande che andò a modificare l'intero territorio egiziano dopo il loro primo modesto arrivo nel 5000 a.C., e dopo questo primo contatto, é la sorprendente e straordinaria ingegneria idraulica. Sono loro (la tecnica è identica a quella mesopotamica e avviene in Egitto improvvisamente) a realizzare  come in Mesopotamia, il labirinto di canali (questa volta non solo per per irrigare ma per far defluire le acque stagnanti) che restituirà nel corso di 2000 anni, in profondità gli ultimi 600 chilometri del Nilo; un territorio che viene reso abitabile fino al Mediterraneo, dove poi nel 3100 a.C. su questo nuova terra sorgerà il regno del Delta.   All'inizio uno stato minore, fondato da questi stranieri più evoluti e desiderosi di svilupparsi e di espandersi  nella valle del Nilo. Ma che destò forse delle gelosie nei faraoni dell'Alto Nilo.

(quello che del resto avvenne a Roma, quando alcuni abitanti lasciati i colli, scesero sulle rive del Tevere a fondare la città, con dei singolari nuovi arrivati, i palafitticoli scesi dal nord negli anni 1000-800 a.C. Che non dimentichiamo erano genti che 2000 anni prima avevano risalito il Danubio dal mar Nero. Ed era gente della Tracia che avevano tutte le conoscenze e la cultura della Mesopotamia.

Questi primi sumeri, forse arrivati per commerciare, in seguito decisero di  scegliere questa terra (il Bassso Nilo) quasi disabitata  per insediarsi (come avevano fatto in Mesopotamia) iniziando i grandi lavori idraulici,  visto che le possibilità di ricchezza che la terra, l'acqua e il clima offrivano, c'erano proprio tutte.
E questa colonizzazione dei Sumri in molti aspetti ricalca quella già fatta in Mesopotamia narrata sopra.

Nell'anno 3200 a.C. lo Stato Delta di questi "stranieri" (quello che sarà poi l'intero Basso Egitto) è già uno regno ricco, forte ed organizzato, meglio dello stesso Regno Egizio Alto, ancora arcaico anche se con molti più abitanti,  ed infatti forti di questa loro supremazia numerica il loro re scatenò la prima guerra della storia contro questi "stranieri" per cacciarli e impossessarsi del Basso Egitto. Chi dei due re fu il vero vincitore non lo sappiamo, la scrittura non esisteva ancora, e la storia proto-dinastica è ancora oscura.   Sappiamo qualcosa del leggendario  Scorpione e qualcosa di più sappiamo del suo successore, il semi-leggendario Menes,  re dell'Alto Agitto con capitale This.  Sappiamo però che  la fine di questa  guerra coincide con   l'unificazione dei due regni e lo spostamento del centro politico dall'Alto Egitto al Basso Egitto e con Menfi nuova capitale. Qualcosa di insolito doveva essere accaduto.

Qiesto Re Menes é semi-leggendario, ma poi improvvisamente dopo la guerra per il Delta e l'unificazione dei due regni si ha qualche notizia su di lui, inizia infatti la prima documentazione storica: intanto compare il sigillo cilindrico che può essere arrivato solamente dalla Mesopotamia, ed insieme compare la scrittura geroglifica a pittogrammi  ma sempre concettualmente di tipo sumerico, anche se entrambi i due paesi ne rivendicano ancora oggi  l'invenzione (ma sembra che dopo la scoperta delle Tavole Tartarie in Tracia, uno dei due o entrambo abbiano copiato proprio dai Traci, sia l'idea della scrittura come anche l'idea dei sigilli cilindrici (pure questi rinvenuti solo recemente in Tracia (1970), e che sta sconvolgendo tante notizie storiche sia sumeriche che egiziane).


Quella alfabetica (ma meglio dire sillabica) geroglifica 
a pittogrammi egiziana anche se priva di relazioni morfologiche, mostrano, nei principi impiegati, alcune affinità che possono non essere semplicemente fortuite, tanto più che compare contemporaneamente a questa guerra che Menes chiama "contro gli stranieri" (!) .  Sarebbe più esatto ritenere che i Sumeri stimolarono e concorsero allo sviluppo della loro scrittura. Quella egiziana, che esisteva  (pittografica come  quella ancora delle caverne - un disegno corrisponde a un oggetto reale - detta anche ideogrammatica) - non trovando riscontro a un valore fonetico  la adattarono per creare  con i princìpi basilari mutuati dai sumeri delle corrispondenti  sillabe capaci di costruire con poche figure simboliche i fonemi necessari (detta quindi fonogrammatica). Ora che sappiamo decifrarla è molto più semplice da usare di quanto non appaia. La difficoltà non sta nel leggere per capirne il significato (che rimase quasi sempre figurativo) ma è nel pronunciare i vocaboli in lingua egiziana.

Per dire ca-po noi potremmo inventarci il disegno di  casapomo utilizzando le prime due sillabe come facevano gli egiziani. Ma casa e pomo in egiziano si pronuncia in un altro modo e non potrebbero mai costruire la parola egiziana capo corrispondente a due fonemi che sono ovviamente diversi in lingua egiziana.

Insomma in un centinaio d'anni avvengono in Egitto nel periodo della unificazione molti mutamenti, culturali, linguistici, politici e sociali. Iniziano i periodi dinastici di cui conosciamo l'intera cronologia perchè con  la scrittura nasce anche la storia scritta in geroglifici 
(ieroglifica", cioè lettere sacre incise, cioè  ierocratiche (da ierocrazia = dominio della casta sacerdotale). Nello stesso periodo gli egiziani apprendono alcune tecniche  per ottenere il bronzo. Hanno il rame nel vicino Sinai, ma alla lega bronzo necessita lo stagno, ma  in Egitto e neppure nel vicino Sinai non esistono miniere di questo metallo. Queste erano, guarda caso, sul Caspio, sui Monti Elburz, la culla dei proto-Sumeri.

Il ruolo preciso svolto in Egitto da questi primi invasori "sumeri" tra il sesto  e il terzo millennio a.C. non è ancora chiaro fino ad oggi, non esiste una precedente storia scritta ma solo pochissimi reperti; e del periodo protoceramico nell' Egitto Antico, in quello Alto,  quasi nulla, non perchè non ci sono, ma nessuno ha dissepolto qualcosa, perchè  interessa poco. Si cercano i tesori e non la paccottiglia, che invece svelerebbero molti misteri
Che abbiano  modificato i "sumeri" con il loro arrivo il regno e le antiche dinastie dell'Alto Egitto è ormai una ipotesi abbastanza credibile. Quasi certa. Ultimamente nel Delta alcune necropoli hanno restituito scheletri di uomini molto più alti di statura degli egiziani, inoltre con una struttura più massiccia e i crani più larghi che lunghi, anatomicamente identici agli iraniani del nord. Infine abbiamo il più famoso manico di coltello in avorio (è oggi al Louvre) trovato a Gebel el Araq del periodo protodinastico. Il rilievo presenta un uomo barbuto in abito sumerico che separa due leoni. Questa scena era riprodotta con frequenza nella patria dei Sumeri con i sigilli cilindrici  e rappresentavano Gilgamesh. Cilindri che anch'essi con la prima dinastia (dopo la guerra con "gli stranieri") diventarono di uso comune  anche in Egitto riproducendo in certi casi fedelmente  il disegno e il bassorilievo in stile sumerico (come nel manico di un coltello). Infatti improvvisamente i disegni  diventano nel 3000 a.C. in Egitto prospettici, cioè con le figure non allineate ma sovrapposte. Uno stile usato solo dagli scultori sumerici molto prima del 3000 a.C.

Resta il fatto che gli studiosi fanno terminare in questo periodo le due  culture dell'Egitto: la Badariana Nagada I dell'Alto Egitto (piuttosto arcaica) e la Ateriana Faiyum libica presente nel Basso Egitto  del tutto diversa. Con l'arrivo degli "stranieri" gli studiosi unificano una cultura - quando si unirono i due regni con la guerra - chiamandola  Nagada II.
Inizia un periodo completamente diverso per l'intero Egitto. La cultura Nagada II dal Delta (ora Basso Egitto) risale il fiume fino alla Nubia mentre dalla Nubia e Alto Egitto inizia  a scendere la popolazione ricca verso il  Basso Egitto attratta dallo splendore delle grandi città che sono diventate ora il nuovo centro politico, con una grandiosa struttura burocratica, minuziosa e pedante; allo stesso modo  quella religiosa, onnipresente in tutte le attività. Ma entrambe chiuse al progresso e ai commerci. Alcuni contatti,  ci sono stati,  ma solo per pochissimi acquisti sporadici di oggetti di lusso per i faraoni.  O il legname del Libano, il famoso cedro.

Le navi egiziane (sempre rimaste arcaiche e inadatte) nel corso dei successivi 3000 anni (quindi nell'intero arco della storia egiziana) usciranno rarissime volte dalla foce del Nilo pur avendo davanti un Mediterraneo, con le sue coste in fermento (con i Fenici) , e a fianco un Mar Rosso aperto a tutto il mondo orientale. La negazione agli scambi   commerciali con l'esterno (di conseguenza anche quelli culturali e tecnologici)   é dunque  dimostrata dalle pochissime cose che uscirono e  che entrarono in Egitto. Del resto non avvertirono mai la necessità di avere una moneta, dai Fenici di mutuarne l'alfabeto, nè avevano il desiderio di conoscere il mondo che li circondava.

Chissà per quali motivi, nonostante tante  maestose e perfino inquietanti bellezze, l'Egitto si chiude nel suo grande ma "piccolo" mondo per tremila anni. Più che un popolo conservatore, i reali e i governi si dimostrarono ottusi. E desta meraviglia che i costruttori delle piramidi avessero a disposizione una scienza matematica così ingenua in certe sue parti, soprattutto così priva di teorie e di regole per risolvere problemi pratici. Si occupavano di agrimensura, di catasto, sapevano calcolare superfici e volumi anche complessi, tenere in perfetto ordine i registri delle amministrazioni erariali.....ma per tremila anni non apprendono la più banale moltiplicazione; nella divisione conoscevano solo quella del due;  e le frazioni conoscevano  solo quelle che hanno l'unità al numeratore. Non possedevano nessun manuale di aritmetica semplice a livello di scuola elementare odierna.
Sembra incredibile che per moltiplicare un semplice 146 x 68 addizionassero 68 volte il 146; e che per dividerlo, seguitavano a utilizzare il 2 tante volte. L'area di un triangolo rettangolo di 10 x 4 richiedeva una intera pagina di geroglifici di spiegazioni per ottenere un banalissimo 20. Tutto questo per  quasi tremila anni. (un tempo pari al nostro Impero Romano, del  nostro medioevo e del nostro Rinascimento moltiplicato per due!).

Inoltre sembra proprio che l'agricoltura, alcuni tipo di cereali,  genere e specie di frutta e di verdura e alcuni animali domestici siano stati introdotti proprio da questi primi "sumeri" con un ritardo di almeno due tre mila anni rispetto ai centri in via di formazione non lontano dal delta del Nilo.  Non dimentichiamo che nella vicina Palestina, Libano, Siria, in villaggi  risalente al 8000-7000 a.C. sono state rinvenute macine a ruota per cereali. Mentre compaiono in Egitto dopo 5000 anni, solo nel 3000 a.C. (e questo dimostra la "chiusura" al mondo circostante fino a  quando arrivarono i provvidenziali   "stranieri")

Non siamo quindi affatto sicuri che la coltivazione e l'agricoltura (soprattutto quella avanzata) fu un'invenzione autonoma degli egiziani, e che prima di questa pacifica invasione di "tecnici", loro  la praticassero.  Il mistero che circonda questo periodo resta. Anche se sono gli stessi egiziani a documentarcela in una forma involontaria quasi criptica nel successivo testo Libro dei Morti , che ha sempre fatto perdere la bussola agli studiosi filo-egizi.

Si narra infatti su questo Papiro la più nota e antica leggenda scritta (é a Torino al Museo Egizio - assolutamente da visitare!).  E' quella di Osiride, che arrivato dal NORD (!!!)   introdusse in Egitto l'agricoltura, l'allevamento del bestiame, le arti e i mestieri.

Dopo la sua morte - si narra -  il suo spirito era ritornato nella sua patria, una zona ricca di cacciagione, con ogni tipo di animali  e ogni genere di frutti; era ritornato nel suo "paradiso terrestre"; e lì riceveva le anime dei morti dei giusti e dei buoni.
La patria di Osiride  - si racconta - era a Nord, in una regione circondata da altissime cime. Al di là delle montagne vi era un enorme lago come un mare; al di quà   tra le montagne e le pianure  una rete di fiumi e di canali d'irrigazione. All'intorno  una fitta foresta, mentre lontano dai monti e dai "giardini" (così si chiamano orti e frutteti in iranico, Ndr) coltivati, si stendeva a est il deserto.

Nulla in questa descrizione ricorda una zona dell'Egitto. Non esiste un posto del genere.

La zona invece corrisponde esattamente alla zona dei monti Elburz. Una catena di montagne con alte cime fino a 5610 m. (M. Damavand); a nord c'é il grande "lago" Caspio, zona umida e nebbiosa,  e a sud riparata a nord dalla stessa lunga e alta catena di montagne c'è il "giardino" il "paradiso"  iranico, disseminato di fiumi e canali d'irrigazione. Qui esiste quasi tutta la flora e la fauna che conosciamo sulla terra. E lontano dai monti, a est c'é il deserto iranico di Lut.

L'estensore di questo testo o il sacerdote, o lo stesso faraone (e molti avanzano questa ipotesi)  forse di antiche origini sumeriche  integratisi da generazioni in Egitto, probabilmente pensava alla patria dei suoi avi,  e osservando intorno l'arido e piatto paesaggio desertico egiziano, richiamava alla mente il  luogo d'origine   rimasto certamente scolpito nel suo cuore da conoscenze forse  tramandate oralmente dai suoi avi da chissà quanti secoli  in una forma di malinconica reminescenza.

Ma cosa strana, quando i Sumeri iniziarono anche loro a scrivere la leggenda del proprio passato (come la leggenda di Ghilgamesh) verso la fine, all'approssimarsi della decadenza e scomparsa totale del loro impero, nella ricca produzione letteraria c'è la stessa malinconia romanticistica.  Accennano al "paradiso"  perduto, da ritrovare, e a quello che aspirano dopo la morte (un tema questo ricorrente all'interno della religione dei Sumeri - fino a quella Parsista indo-persiana) e lo collocano questo paradiso nello stesso luogo riportato da Osiride nel Libro dei morti egiziano: nei "giardini" iranici, nel "paradiso", dove cercano invano fra tanta vegetazione lussureggiante l'albero della vita, ovvero dell'immortalità (da non confondere con quello biblico della conoscenza).



Ma ritorniamo in Egitto. Nei secoli successivi, la Civiltà Egizia rimase chiusa, con strutture più semplici perchè meno complicate, essendo dislocata su  una sola linea-solco percorsa da un unico fiume, mentre la Civiltà Mesopotamica policentrica  passò gradualmente (ma anche con grandi salti traumatici) attraverso varie dominazioni:  il baricentro dopo gli Assiri e i Babilonesi  iniziò a spostarsi verso quei Paesi che venivano a stretto contatto tra di loro, alle volte per cooperare, ma spesso con le ambizioni di dominarli. Spesso riuscendovi.

Comparvero così i pionieri della lavorazione del rame, del bronzo e del ferro,  poi comparve l'introduzione del cavallo e del carro, che se da una parte favorirono lo sviluppo, dall'altra diedero l'impulso alla forza delle armi  nelle perturbazioni politico-sociali.

Iniziarono quindi i governi e i commerci, e la crescente complessità di entrambe le due attività arrivò fino al punto in cui la scrittura divenne una necessità nel redigere leggi o contratti, e l'idea-invenzione sumerica, fu in seguito migliorata, e infine anche sostituita. Alcuni regni, a turno, si allargarono fino a creare le condizioni favorevoli al sorgere degli imperi e a complesse organizzazioni dello Stato, che se prima  per l'amministrazione che gestiva il territorio erano solo obiettivi  logistici locali, dopo ebbero un secondo scopo, quello della sicurezza interna,  la difesa dai nemici esterni a cui quel territorio interessava per estendere il proprio dominio.

Iniziano le prime guerre. Quindi nasce una civiltà guerriera.

Nacquero così le prime distinzioni di classi, al primo posto  l'aristocrazia militare (all'inizio il re e la sua famiglia molto numerosa), poi la classe media (funzionari, artigiani, proprietari di terre, mercanti) e infine  la popolazione addetta ai lavori umili, cui si aggregarono poi con le prime guerre di conquista le popolazioni vinte rese schiave.

Queste divisioni corrispondono alle differenziazioni e ai mutamenti politici, che nel corso della Storia - che ora va iniziare -  ritmano, sotto la pressione di forze interne ed esterne, la stessa Storia; "dell'umanità" (!?).

Termina così la Preistoria. L'Uomo della Pietra scompare. E termina la vera Storia dell'Umanità naturalistica, che d'ora in avanti diventa Storia di Popoli  individualisti ed egocentrici,  dove ognuno cammina per conto suo,  spesso marciando sugli altri con arroganza.  Faranno della propotenza un'arte, dell'ipocrisia un culto, sull'ignoranza inventeranno una liturgia; e si occuperanno solo del proprio interesse ma che chiamano ipocritamente interesse del popolo ,   non curandosi assolutamente degli altri.  A guidarli  quasi sempre un uomo che è convinto di essere un dio, e con il popolo - ignorante com'è - lui si ritiene il più saggio, il più illuminato, il più giusto,  il più perfetto, il più onesto, il più "civile".
A suggestionarlo fin da piccolo c' é il condizionamento ideologico e quello religioso e, nel caso si atteggi l'uomo comune a critico, questo é costretto con la forza al giogo; con la forza delle armi che convincono e vincono. E normalmente chi ha queste ultime ha dietro di se' denaro e ricchezze, i mezzi e gli uomini migliori che usano queste armi, e ha i servili sacerdoti, che con altre armi - quelle psicologiche  - minacciano le ire delle divinità e terrorizzano fin quando non  sottomettono il popolo minuto alla volontà del potente,  che è quello che dà poi ai soldati e ai sacerdoti, prebende, benefici, privilegi.

I potenti affermavano sempre che è per dare regole al progresso civile. Purtroppo non é stato così negli ultimi 5000 anni, e in certi casi anche con personaggi della cronaca del nostro tempo non é affatto così.

Era appena iniziata la CIVILTA', era appena morto il primo re dell'Alto Egitto, Scorpione; non era ancora iniziata la prima Dinastia, che già su una tavoletta d'ardesia ci  lasciava trionfante il suo successore re Narmer  la prima testimonianza scritta di una guerra contro gli abitanti del Basso Egitto. Cioè contro un insieme di famiglie umane; non animali; ma "fratelli" anche se stranieri che si erano insediati sul Delta.
Il bassorilievo commemorativo di questo re,  mostra le teste mozzate, i prigionieri deportati per farne schiavi, e lui   altezzoso che a cavallo passa in rassegna i suoi soldati "vincitori".
Da allora, nella storia contiamo 27.450 guerre disputate;  non fra animali famelici, ma fra umani dotati d'"intelligenza" che combattevano altri "intelligenti" .


 


Quando i potenti di un popolo usarono questa tecnica per eliminarsi a vicenda, per i pacifisti ci fu solo disprezzo, il bellicista s'inventò le frasi ad effetto. "L'uso della forza é giustificato per consolidare la pace", e aggiungevano   "Un impero fondato con la guerra, con la guerra deve mantenersi".
E dato che a partire da questo 3000 a.C. nessun impero è mai stato fondato senza una guerra, la civiltà moderna ha scelto solo questo mezzo e l'ha portato al suo più alto grado di efficienza senza mai arrestarsi;   si arresterà quando questa efficienza raggiunto il suo livello più alto,  porrà fine alla stessa civiltà. Alcune "prove"  negli ultimi anni le abbiamo fatte. E alcuni pazzi li abbiamo anche conosciuti. Ma molti sono ancora in circolazione.



"....alcuni sanno che basta apostrofare la folla chiamandola "popolo" per indurla a malvagità reazionarie...che cosa non si è fatto davanti ai nostri occhi, o anche non proprio davanti ai nostri occhi in nome di Dio o dell'umanità o del Diritto!" T.Mann

"Se uno uccide un uomo é un assassino,  se ne uccide un milione é un conquistatore,  se li uccide tutti é un dio".


"La civiltà ha reso l'uomo, se non più sanguinario, in ogni caso più ignobilmente sanguinario di quanto fosse un tempo" Dostoevskij 
(E non aveva visto ancora nulla di questo secolo lasciato da poco)


dopo questo excursus nei tempi lontani

ADESSO ANDIAMO AI NOSTRI GIORNI - ANNI 2020
E FACCIAMO UN PO' DI STORIA MODERNA IN QUESTA
"stessa"
PARTICOLARE ZONA

GUERRE
in IRAK
poi in IRAN
(una lunga e intricata storia.... che non é ancora finita..... ma ancora in corso)
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