.

___________________________________________________


VENEZIA  IN CRONOLOGIA

20.000 - 193 d.C. 238-567 568-803
804-1172 1175-1284 1284- 1364
1364 - 1501 1501-2000 CRONO-BIOGRAFIA DEI DOGI

(pagine sempre in costruzione, in aggiornamento e miglioramento)

LA NOBILTA' E IL POPOLO

IL "FEDERALISMO" DOGALE NELLA TERRA FERMA

1848 LA RIVOLTA DI MANIN

1866 IL VENETO "SOTTO"  I SAVOIA

1866 IL PLEBISCITO "BURLETTA"  - "  'ndemo via...vacca 'roja  "

VENETO E EMIGRAZIONE

LA LEGGENDA DI SAN MARCO - IL LEONE DI SAN MARCO
LA GONDOLA VENEZIANA - I COLOMBI DI PIAZZA S. MARCO
LA BOXE A VENEZIA - I MURAZZI - LE ZATTERE
IN VARIE SU VENEZIA

STRATIFICAZIONE DELLA SOCIETA’ VENETA
NELLA PRIMA META’ DEL XX SECOLO


PRIMA PARTE - dall' Antichità - Fino al 193 d.C.

ANNO 20.000-10.000 a.C. - Le prime tracce di presenza umana nel Veneto risalgono al paleolitico Inferiore. Ma meglio documentato da reperti è il paleolitico Medio e quello Superiore. Industria musteriana (pal. inf.) ed epigravettiana (pal. sup) sono presenti in moltissime località: la più importante - dove attualmente sono ancora in corso gli scavi - è il Riparo Tagliente in Valpantena. Qui fra altri reperti, in una tomba, su una pietra è stato trovato incisa la figura di un leone. (la leggenda del Leone di San Marco si mescolerebbe quindi con la preistoria, quando nelle grandi foreste padane questo feroce animale era presente). (vedi poi successiva leggenda del Leone)

ANNO 2000 a.C.  - La presenza di genti indoeuropee parlanti una lingua paleoveneta (molto singolare) risale dunque al bronzo finale e alla prima età del ferro. Nello stesso periodo e dalle stesse ondate migratorie giungono in Grecia quei popoli nella loro globalità detti Achei.

ANNO 1900-1200 a.C. - Grandi migrazioni sui Balcani; dalle Porte di Ferro (Danubio) scendono prima verso l'attuale Belgrado poi verso l'Istria, popolazioni di una civiltà ancora oggi del tutto sconosciuta. Più antica e progredita di quella Mesopotamica, e di quella Egizia. Il centro di questa civiltà, era nei pressi di Varna sul Mar Nero (alle foci del Danubio). Con gli ultimi scavi (del 1973-77) la datazione è del 5.000 a.C. Oggetti stupendi d'oro più antichi di oltre mille anni di quelli rinvenuti poi a Troia. Agli scavi archeologici Schliemann ebbe proprio questo dubbio, che proprio la civiltà trace avesse fondato la città 1500 anni prima che gli stessi Traci la distruggessero. 
Gli dei Zeus, Dionisio, Cibele, Apollo, Orfeo erano traci, e perfino l'Olimpo era Trace 2000 anni prima che sorgesse la civiltà greca. (altri dettagli nel link NEOLITICO e alla FONDAZIONE DI ROMA , dal 1500 al 800 a.C.). Sconvolgente poi il ritrovamento delle Tavolette Tartaria, con un alfabeto più antico di quello geroglifico egiziano e di quello cuneiforme sumerico, e come se non bastasse, il ritrovamento a Karanovo dei sigilli a cilindro usati 500 anni prima ancora dei sumeri. E sembra che la cultura palafitticola provenga proprio da Varna. I romani ce ne diedero una vaga testimonianza storica quando (con una civiltà già scomparsa, già da 6-8 secoli cancellata dai greci) conquistarono la Tracia, quel Paese cui diedero poi il nome Roma-nia. Ma gli scavi di oggi ci testimoniano che erano presenti le case su palafitte nel 4.000 a.C. (sono tutt'ora visibili a Varna- come sono visibili quelle più tardi di Ledro (1500 a.C.).

ANNO 1200 a.C. - Protoilliri e Protoveneti avrebbero in questo periodo massicciamente colonizzato le regioni dell'Adriatico settentrionale. La diffusione di una cultura palafitticola si diffonde su tutta la pianura veneta, nelle Valli e nei Laghi: Lago di Garda, Basso Veronese (Oppeano) ma soprattutto in quella zona che darà poi origine alla ricca Cultura d'Este (atestina). Altri insediamenti ai piedi dei colli Euganei, a Padova, Vicenza (lago Fimon), Altino, Montebelluna).

ANNO 1000 a.C. - I palafitticoli improvvisamente abbandonano le valli e si concentrano sulla pianura Veneta dando origine alla cultura Polada. Molte le tracce della cultura Tracia (preromana) e Micenea. La più singolare scoperta è il ritrovamento di un pugnale al villaggio palafitticolo di Ledro (sopra il lago di Garda) che ha le stesse caratteristiche e le stesse incisioni di un pugnale ritrovato in una tomba di Micene (alla casa dell'olio - quindi entrambi databili nel 1500 a.C. - visto di persona in entrambe le località). Ed è ancora singolare che a Ledro nelle anfore del 1000 a.C. ancora ben conservate, compaiono vinacce (la vite in Italia, in Francia, e in Germania era ancora del tutto sconosciuta - arrivò (quindi da nord) in Veneto, in Toscana verso l' 800-700 a.C. poi a Roma nel 600-500 a.C.). Inoltre a Ledro compare il frumento di due specie, il Triticum csphaerococcum e il monococcum. Due ibridi che erano coltivati solo sul mar Nero e sul mar Caspio (vedi per questo centro agricolo mondiale dell'antichità NEOLITICO - IL PARADISO), non ancora in Grecia, tanto meno in Puglia, del tutto sconosciuto questo tipo di grano nel centro Italia e negli Appennini bolognesi. (vedi link sugli Etruschi, e sulla Fondazione di Roma - per i movimenti di queste popolazioni).

ANNO 800 a.C. - I VEN-ETI - Da più fonti si cita questo popolo. Sulla radice ven, ci sono due interpretazioni: quella che sia originaria della lingua indoeuropea, che indica una classe di guerrieri che vince e che si stabilisce in una zona, e quella che invece sta a indicare il membro di un gruppo ben unito. 
VENEDI
è il nome etnico più antico menzionato nelle fonti greche (Tolomeo, geografo del II sec.) e romane (Plinio, Tacito). Entrambi indicano alcune popolazioni stanziate lungo la slava Vistola. Il termine sopravviverà integro in Italia con il latino, ma anche nella lingua tedesca con Windische per indicare le popolazioni slovene-venete. Anche Erodoto cita i venedi per indicare una tribù illirica dei Balcani. Ma andiamo ancora più indietro e non dimentichiamo Omero, che ci ricorda nell'Illiade questa popolazione della Paflagonia abitante lungo le coste dell'Asia Minore. Così Livio, Virgilio, Catone che ci narrano che i venedi dopo aver partecipato alla guerra di Troia come alleati dei troiani, migrarono in massa sotto la guida di Antenore e sbarcarono sulle coste adriatiche settentrionali dell'Italia. A un altro eroe di Troia, a Diomede, è attribuita la fondazione di Adria. Quindi prima che arrivassero via mare dalla Lidia gli Etruschi in Toscana, e i Greci nel sud Italia in Sicilia e nel basso Adriatico, i venedi erano già sulle sponde dell'alto Adriatico, tanto è vero che sono loro a dare il nome a questo mare. L' "etrusco" Tirreno invece lo farà più tardi in quello occidentale alla penisola.

C'è anche una singolare parola che indica un oggetto "molto veneziano" ma di origine indo-mesopotamico-persiano: La Gondola
E' una imbarcazione che ha origini remote. Nella Grecia antica una barca con questa sua aggraziata forma concava veniva chiamata "Kondis" , ma era già un termine preso dal vecchio indo-mesopotamico-persiano "Kondy che indicava sempre questo tipo di barca; poi nel greco classico fu chiamata "Kondura", infine in latino Menagio la chiama "Gondus", e Ovidio ce la propone in " Cunula", da cuna, culla; così l'insieme di Menagio-Ovidio fa nascere la " Gondula", italianizzato in "Gondola".

ANNO 500 a.C. - Sono di questo periodo le primi iscrizioni in lingua "venetica" (così si chiama, e non veneto che invece indica la regione). Di iscrizioni ne esistono circa duecento e vanno dal V al I sec a.C. Il linguaggio parlato pur con molte presenze di osco-umbro e celtico, (la o) e isoglosse in comune col latino, conserva una caratteristica tutta indoeuropea, come le originarie aspirate all'inizio o all'interno della parola. (molti studiosi ritengono il Venetico una lingua del tutto indipendente dalle altre italiche). Curiosa anche la fine delle parole, che terminano non con la m come il successivo latino (fu breve la dominazione e l'influenza - più subìta che accettata) ma termina  sempre con la n greca-trace-balcanica.

ANNO 388 a. C. L'invasione gallica della Pianura Padana permette ai Galli di insediarsi fino a Verona. Fu allora che i veneti si allearono con i Romani per combattere il nemico comune. Questa fu un'alleanza temporanea, senza nessun patto giuridico. Anche successivamente pur non opponendosi a una certa penetrazione politica, culturale e militare romana, i venedi mantennero a lungo le loro tradizioni di popolo autoctono, assimilando solo lo stretto necessario per una coatta convivenza. Lo sviluppo delle strade ad opera dei romani  perchè interessati per la posizione strategica del territorio, contribuì moltissimo a una  contenuta assimilazione della civiltà romana. Fino a quando nel...

ANNO 186 a.C. - Una nuova ondata emigratoria di Carni (popolazione che si era affacciata sui confine del Friuli (in quella zona che poi fu chiamata Carnia) mise in allarme i Venedi. 
Ma anche i Galli poco lontano dove oggi sorge Aquileia avevano iniziato a costruire un oppidum, (luogo fortificato) ma senza fare distruzioni, volevano solo coltivare le terre trascurate. Ma allarmarono comunque i locali.
Fu allora che i Veneti (dopo avere appoggiati i Romani a respingere i Galli a Verona)
chiesero aiuto proprio ai Romani, che ricambiarono non solo il favore del 388, ma sul territorio come leggeremo più avanti fondarono una colonia di tipo difensivo.
I Romani già dal III secolo avevano costituito la colonia di Rimini, e conquistatori com'erano prima o poi anche al Veneto miravano per la sua felice posizione.

ANNO 183 a.C. - Roma accogliendo l'invito invia in zona alcune legioni ad Novum Gallorum oppidum: nè i Galli né i Veneti si opposero, dimostrando i primi di non avere idee bellicose ma volersi semmai solo integrare.  (Livio XXXIX, 54). Ma ormai i romani ci sono, e ci vogliono restare e nel....

ANNO 181 a.C. - Il Senato di Roma decise di insediarsi nello stesso oppidum gallico, e far sorgere poco lontano la colonia di diritto latino; fondarono così Aquileia (il nome era della zona, Aquilis veniva chiamato allora il fiume Natisone). Gli incaricati dal senato per la costruzione furono il triunviro Caius Flaminius, Lucius Manlius Acidinus, Publio Cornelio Scipio Nasica. Con gli "ingegneri" scesero da Roma anche 3.000 "coloni latini". Se ne aggiunsero poi altri 1500 nell'anno 169 a.C. quando gli uomini delle legioni, fanti (anche questi 3000) e cavalieri (1500)  erano aumentati. (Livio XXXIX 55,6)


La lapide di Lucio Manlius Acidininus.

E' conservata al Museo Archeologico di Aquileia. Il Museo fu aperto nel 1882. 
Bello l'ingresso, simile a un portico romano.
E' tra i musei della romanità uno dei più ragguardevoli dell'Italia e del mondo

Pur non essendo tutto esposto per difetto di spazio, l'insieme di tutto il materiale archeologico offre tuttavia uno specchio genuino della multiforme vita dell'antica città. Tante gemme uscite in gran numero dalla terra di Aquileia: le ambre, gli ori e gli argenti, nonchè sale e bacheche e vetrinette che accolgono una considerevole quantità di oggetti di uso domestico, industriale, agricolo, militare.
La galleria lapidaria è sovraccarica di monumenti, fra i quali emergono per numero e mole e fasto quelli sepolcrali. Tanto da poter dire che la città dei morti doveva essere senza esagerazione non meno imponente di quella dei vivi. Gli avanzi superstiti con le loro proporzioni, con la squisita fattura, proclamano ad ogni passo l'opulenza dei cittadini di Aquileia romana.


Molti monumenti sono esposti lungo la Via Sacra: l'Ara a Giove dedicata a Caracalla, resti di monumenti a Decio, Valentiniano, Teodosio, Arcadio e tanti altri. Usciti dalla Via Sacra verso  ovest l'acciottolato della Via Giulia Augusta che corre da nord a sud come cardine della città, con ai lati il Foro
Visibile il Porto fluviale, i muri dei Magazzini, resti del Circo, avanzi dell'Anfiteatro, Palestra termale con mosaici, Serbatoi dell'Acquedotto e, molto interessante,  l'orologio solare emisferico a  meridiana orizzontale, con agli angoli i protomi dei venti (orologio tutt'oggi in funzione).

Base militare strategica
nella conduzione delle campagne militari nell'Est, Aquileia sarebbe cresciuta anche come preziosa base intermediaria tra Oriente ed Occidente. Ma già da tempi immemorabili, ad Aquileia affluiva dal Baltico l'ambra, che gli artigiani locali lavoravano poi con singolare maestria. Fornaci cuocevano ogni giorno vasellame, anfore e tegole, il corno e l'osso venivano finemente intagliati, il legno trasformato in agili imbarcazioni. Nel porto fluviale lungo il Natisone commercianti, navigatori e compratori si affollavano per ricevere le nuove merci in arrivo o per preparare i carichi in partenza. Una banchina di oltre 400 metri di lunghezza, costruita con pesanti blocchi di pietra costeggiava la riva del fiume. Dotata di due livelli d'attracco per le diverse maree con rampe e scale, piloni d'ormeggio, essa si affacciava anche su una lunga teoria di magazzini, destinati alla raccolta delle merci.(Oggi è sprofondata nelle acque).
La presenza di monete nella regione aquileiese risale al IV-III sec. a.C. Sono state rinvenute monete greche, magno-greche, illiriche, italiche, celtiche e noriche. "Tale presenza è forse da mettere in relazione con il mercenariato militare che le popolazioni celtiche fecero al servizio dei dinasti ellenistici o con offerte votive fatte nei santuari agresti." (da Bernardelli et Al., 1997).

Domati gli Istri (178-177; e 129 a.C.), Aquileia fu poi come vedremo necessaria ai romani per le conquiste contro gli Illiri (167 a.C.) e contro il dalmata Delminio (156, 119) e contro i Giapodi, Taurisci e Carni (129 a.C.). Sempronio Tuditano, vincitore di quest'ultima campagna, ha una statua al Timavo, santuario preromano. Anche M. Emilio Scauro (115 a.C.) risulta vincitore dei Carni-Taurisci, ma una pacificazione duratura si otterra' solo con Augusto, verso la fine del I sec a.C. che fisserà i nuovi confini ad oriente del territorio. Aquileia diviene così il capoluogo della decima regione Venetia et Histria (nome che viene attribuito in ricordo delle popolazioni che maggiormente resistettero alla romanizzazione - gli Istri - e della civiltà veneta che più di altre contribuì a dare un assetto culturale all'area orientale italiana. Questa regione che comprendeva anche Brescia, Cremona, Verona, fece fiorire, in età augustea, una cultura letteraria di grande valore con Virgilio, Livio, Catullo, che non raggiunse però, come avvenne per quella artistica, la stessa città di Aquileia.
 
L'intera colonia insomma nel corso degli anni si trasforma in una fortezza, e diventerà sempre di più di enorme importanza strategica. Oltre che essere una base per la futura conquista romana dell'Istria, divenne un vero e proprio baluardo contro i barbari, che non tardarono pochi secoli dopo ad affacciarsi nei vicini confini dell'Impero; e sia la colonia sia la fortezza presto si trasformò in un vero crocevia del mondo romano. Nel periodo augusteo, da Aquileia partivano le strade che portavano le legioni a Augusta, a Carnuntum, a Vindebona (Vienna), in Pannonia, nell'Illirico, in Tracia, in Dacia, in Macedonia, in Grecia, in Oriente, oltre che a Verona, Brescia, Milano, e in Gallia. - Nella vicina Concordia c'era il lusso romano delle famiglie dei funzionari e dei generali. A Grado e Altino (furono questi ultimi,  poi a fondare Venezia) c'erano i lucrosi commerci, mentre alla fortezza di Aquileia il comando strategico e gli eserciti. 
Nel III secolo, Aquileia non potrà non rimanere coinvolta dall'anarchia che dilagava nell'impero.
Di qui passarono quasi tutti gli imperatori romani e anche i primi imperatori bizantini con i loro eserciti nelle
loro campagne offensive o difensive. Ma sia le frontiere, sia lo strategico crocevia, e le comode strade romane, furono poi anche utilizzate poi dagli Unni, Ostrogoti, Avari, Slavi, per fare le loro veloci razzie in Italia, o le loro migrazioni di massa, come i Longobardi.

ANNO 148 a.C.  - Sono gli anni che si costruiscono le prime grandi strade, quelle che portano ancora oggi il nome dei consoli dell'epoca. In questi anni i romani ormai avevano conquistato tutta la pianura Padana e la Liguria, fino a Genova. E proprio a Genova termina la strada che inizia ad Aquileia: la Postumia, che porta il nome del  Console Spurio Postumio Albino, il "progettista". Da Aquileia la Postumia attraversa Oderzo, poi giunge a Vicenza est, attraversa la città (con la via che oggi si chiama Via Trieste, poi quella che si chiama oggi Corso Palladio) prosegue per Verona, Mantova, Cremona, Piacenza, infine giunge a Genova.

ANNO 131 a.C. - Abbiamo visto sopra che nel tracciato non c'è ancora Padova. A collegarla ad Aquileia ci pensò il Pretore Annio Rufo, dandogli il suo nome "Annia" che collega Concordia Sagittaria, Altino, a Padova città già preromana, poi prosegue e si collega alla via Emilia, già costruita nel 187 dall'omonimo  Emilio Pretore Paolo Lucio. L' Annia e l' Emilia congiunte diventano l'asse viario principale ("l'autostrada") di Roma con Aquileia per rafforzare le difese ai confini.

ANNO 129 a.C. - L'Annia la utilizza subito il Console C. Sempronio Tuditano che deve accorrere ad Aquileia per contrastare un'invasione nelle Venezie di  Taurisci e Giapidi. E pochi anni dopo, nel 115, a guidare le legioni contro un'altra  penetrazione di Carni è il Console M. Emilio Scauro.

ANNO 89 a.C. - Romani e Veneti dopo alcune imprese, per salvaguardare i rispettivi territori e i confini, e dovendo dunque convivere reciprocamente, Roma concesse alla Venetia il diritto latino e la piena cittadinanza romana.  Aquileia viene trasformata da colonia in municipium  con magistrati locali e romani. Ormai Aquileia ha una funzione strategico-militare, quindi ha una considerevole popolazione di soldati e di coloni, di artigiani e commercianti, e quindi in parallelo la colonia è ormai diventata una città la cui importanza commerciale diventa notevole. Nascono altri edifici, la necessità fa sorgere altri collegamenti stradali con centri vicini e lontani
E' il periodo della costruzione della via Julia, che da Aquileia raggiunge Linz e Klagenfurt nel Norico, che dopo aver attraversato  Tricesimo sale al Passo Monte Croce Carnico ed entra nel Norico (Attuale Austria).

ANNO 60  a.C. - Ad Aquileia quindi sono passati finora un po' tutti per le varie guerra, Consoli e Imperatori, Dittatori e generali, futuri Imperatori. In questi anni, dopo le campagne contro i Galli a svernare ad Aquileia con le sue legioni, troviamo un personaggio che muterà la storia romana. E' Giulio Cesare, che dopo aver formato con Pompeo e Crasso il primo triumvirato, oltre che assicurarsi il consolato per il 59, con la legge Vatinia, ebbe il preconsolato per cinque anni (poi prorogato di altri cinque nel 56)  in Gallia Cisalpina e Illirico. Aquileia diventa la sua base logistica. Da qui partì alla conquista della Gallia citeriore, il Reno, la Mosella, Ginevra, Costanza, e le spedizioni in Britannia. E funge Aquileia ancora come base navale, per giungere a Ravenna (porto attrezzato) per le spedizioni militari contro gli Illiri.
Già presente una composizione etnica molto disparata: agli elementi indigeni (veneti, celtici, illirici, etruschi) si erano aggiunte, con le loro culture, le popolazioni dell'Italia centro-meridionale e più tardi i soldati ed i commercianti greci ed orientali, soprattutto siriaci. Ebbe quindi notevole sviluppo l'agricoltura, con pregiate culture. In Aquileia era presente un forum pequarium (foro boario), dove affluivano merci di ogni genere, bestiame, metalli, legname, lana, lino, cui erano collegate imprese artigianali, industrie alimentari, di terracotta e ceramiche e soprattutto vetrarie con forgiatori anche di metalli preziosi. Divennero così famosi anche i sarcofagi attici, ricercati in tutta l'Italia settentrionale.
Sulla religione l'azione della cultura romana non riuscì ad offuscare gli antichi culti: su tutti prevaleva il dio Beleno, forse di origine gallo-carnica, ma era vivo anche quello della Fonte del Timavo e di alcune divinità fluviali (Aesontius) e boschive (Silvanus). Naturalmente poi si aggiunsero quelle romane (Mars. Mercurius, ecc). Durante il terzo secolo furono accolti anche i culti orientali di Iside e di Serapide ed il culto a Mitra. Potente fu pure la comunità giudaica, che probabilmente rappresentò il tramite per la diffusione del cristianesimo.
Infatti più tardi si celebrerà ogni settimana un certa  "Santa Sàbida" o Sancta Sabbata (con il riposo dal lavoro) dunque una primitiva matrice giudaica, facilmente comprensibile in una città cosmopolita come Aquileia. E la maturazione cristiana non si sarebbe staccata molto presto da questa usanza, perchè lo stesso cristianesimo sembrava essere imbevuto di ebraismo alessandrino. Lo prova la presenza del Vescovo Atanasio d'Alessandria nel 345 d.C. (proprio mentre imperversava la famosa polemica arianesimo-cristianesimo.  Infatti Atanasio 
predicava l'ortodossia e lottava contro l'arianesimo

ANNO 51 a.C. - Con Giulio Cesare tutta la Gallia  è organizzata come provincia romana.
Giulio Cesare ricorda Aquileia, come castra hiberna, cui egli stesso fece ricorso per le truppe durante le campagne galliche. Ma ad esse si aggiungono motivi economici, prima verso il Norico, che rappresentava la primaria via dell'oro e dell'ambra, verso l'Istria per l'olio ed il vino, poi verso la Pannonia. Aquileia divenne così un nodo viario importantissimo per la Gallia dall'Occidente (via Postumia, via Annia) e da e per l'Oriente (via Gemina) ed anche verso le Alpi.

ANNO 50 a.C. - Si apre a Roma la questione della successione di Giulio Cesare nel governo delle Gallie. Lo si richiama a Roma prima del termine. Ne nasce una guerra civile.

ANNO 49 a.C. - C'è il conflitto tra Pompeo e Cesare. E' il momento più critico per Roma. Il Senato affida pieni poteri a Pompeo, impone a Cesare di licenziare immediatamente l'esercito e di abbandonare ogni comando militare. Invece Cesare, da Ravenna, il 13 gennaio, passa il Rubicone (il confine posto a confine fra l'Italia e le Gallie - nell'attuale Bellaria, a nord di Rimini). Cesare occupa l'intera penisola e la stessa Roma.

ANNO 43 a.C. Congiura e uccisione di Cesare. Imperatore Ottaviano (Augusto).  Con la riorganizzazione voluta da Augusto, nella Venetia et Histria, viene creata la X Regione con capitale Aquileia. Indi la corrispettiva X Legio. Nascono importanti municipi: Vicenza, Padova, Verona, Treviso, Rovigo, oltre altri grandi centri simili ai precedenti ma che perderanno in seguito la loro preziosa funzione; come Altimun (fortemente aperta al mondo greco e celtico) che è diventa nel corso degli anni, sede e "universita" di commercianti, e di ricchi possidenti, che sono poi quelli -lo abbiamo già accennato- che andranno più tardi come vedremo a fondare la futura Venezia) poi Concordia, Abano, Oderzo, Grado, Asolo, Feltre, infine la sempre  più plurifortificata Aquileia ecc.

4
ANNO 2 a.C. 14 d.C. - Aquileia e Ravenna sono sempre la due basi per le spedizioni romane nel Norico o in Pannonia. A guidarle vi troviamo, in questi anni Vinicio, Agrippa, Tiberio. Nel 12 a.C. soggiorna ad Aquileia lo stesso Augusto con la moglie Giulia, i suoi familiari e la sua corte. 
E ad Aquileia nacque anche il suo unico erede, che però morirà fanciullo.

ANNO 69 d.C. - E' l'anno dei quattro imperatori romani, ognuno con l' appoggio del proprio esercito. Nascono disobbedienze, alcuni muovono minacciosi contro Roma, ci sono guerre civili, uccidono Galba, gli uomini di Ottone saccheggiano la X Regione, razziano Aquileia. Imperatore diventa Vespasiano.

ANNO 70-150 d.C. - La Venetia et Histria, supera questo periodo con altri importanti eventi bellici che però avvengono all'esterno dei confini romani (Pannonia, Norico, Resia). Da Aquileia e Altino vengono  costruite altre strade verso l'Isonzo, che raggiungono Lubiana, da qui collegamenti con la futura Vienna; e strade che attraversando un piccolo villaggio di pescatori, Tergeste (la futura Trieste) raggiungono i nuovi castri che i romani vi hanno fondato (le futura  Istria, Fiume. Pola e altri nella Dalmazia). Vi passano le legioni  per le campagne sui Balcani, come quelle di Traiano, quelle inviate da Antonino Pio ecc.

ANNO 150 d.C. - Aquileia viene colpita da un tremendo terremoto. Ma la città viene subito ricostruita sulle rovine ed è sempre la città più importante della regione; è del resto Aquileia  la porta orientale dell'Impero.

ANNO 169 d.C. - Iniziano i primi sconvolgimenti. Scendono nelle Venezie dai confini le orde di Marcomanni e di Quadi. Queste popolazioni germaniche  varcano il Danubio, scorrono in Rezia, nel Norico, in Pannonia, infine scendono a sud delle Alpi e assediano Aquileia. E' considerata la prima invasione  barbarica in Italia. A contenere le orde, a costruire castelli, limes,  troviamo per anni e anni  Marco Aurelio, che registra alcuni successi. Un altare eretto ad Aquileia da un certo Eures ricorda Giove come Iuppiter, victor, conservator, defensor. Da quel momento Aquileia diventò zona d'interesse militare anche per le Alpi Giulie e fu circondata da altre opere difensive (Claustra Alpium Iuliarum) sotto il comando di un comes Italiæ, residente ad Aquileia.
 Nel 180, Marco Auelio muore, e troviamo Commodo suo figlio, che fa compromessi un po' con tutti i nemici e se ne torna a Roma dalle sue donnine e a fare il divino Ercole. Nei confini torna l'anarchia,  le invasioni e lo sfacelo.

193 d.C. - Altri sconvolgimenti a Roma per le successioni dopo l'assassinio di Commodo e di Pertinace. Settimio Severo proprio con l'appoggio delle truppe di Aquileia, viene proclamato imperatore. Con Severo, Aquileia, assume il suo nome Colonia Septimia Severa Clodia Albina, e con questo nome conosce di nuovo un forte impulso edilizio. Questo complesso di abitazioni, assieme a quelle che risalgono alla fine della Repubblica, sono ancora oggi visibili, come la via Sacra, il Foro, il grande mausoleo alto 17 metri, e subito dopo anche le prime basiliche paleocristiane. Secondo Ausonio, Aquileia era  la nona città dell'Impero,  la quarta in Italia dopo Roma, Milano e Capua. Ma strategicamente la più importante di tutte.

FINE 193 - prosegui inizio ANNO 238 fino al 567

20.000 - 193 d.C. 238-567 568-803
804-1172 1175-1284 1284- 1364
1364 - 1501 1501-2000 CRONO-BIOGRAFIA DEI DOGI

home page storiologia