ANNO 1936

Per la guerra abissina
italiani con i
CONTI IN ROSSO
( ancora oggi nel 2016 !! )

Il pretesto di Ual Ual, propagandandolo come una provocazione per farne una causa "giusta", viene subito trasformato in una "necessità" improrogabile, e conduce MUSSOLINI a rompere gli indugi per intervenire militarmente in Africa, in Abissinia.

Il Duce inizia a fare i preparativi militari già a inizio 1935; richiama alle armi alcune classi, forma due divisioni, istituisce gli alti comandi e fa partire il 5 FEBBRAIO 1935 circa 35.000 uomini per l'Africa. Le intenzioni del piano DE BONO ( (già in Africa il 7 gennaio, come Alto Commissario per la Colonia), che ci teneva tanto a questa guerra e ne diventa il Comandante Superiore il 28 marzo, contempla un'immediata offensiva militare, ma Mussolini vuole temporeggiare, la sua deve essere una mossa politica, non ancora una vera e propria guerra d'aggressione. Vuole intimorire, convincere, inviando con questa iniziativa solo dei messaggi all'Europa.

E' comuqnue una forza insufficiente per una vera e propria "grande conquista", addirittura persino carente per una difesa efficiente in caso di attacco. Infatti come numero di uomini, sono quasi la metà di quelli inviati da Crispi trentanove anni prima e finita molto male.
Inoltre manca totalmente una strategia. De Bono è solo un militare non ha nessuna preparazione logistica, soprattutto in luoghi come questi.

L'11 APRILE si svolge l'incontro a Stresa che abbiamo abbondantemente raccontato nelle pagine prercedenti.

Quasi avallando l'intervento di Mussolini e a screditare gli abissini, la Società delle Nazioni pubblicherà  un rapporto, reso pubblico poi da una massiccia propaganda negativa, dove l'Etiopia figura ancora fra quelle nazioni che praticano la schiavitù. Insomma l'intervento di Mussolini sarebbe quasi una missione di civiltà in questi territori "barbari".

Il 3 SETTEMBRE ci sono ancora schermaglie, infine la rottura totale. L' 11 Settembre 51 Paesi su 54 aderenti alla Società delle azioni, minacciano delle gravi sanzioni se Mussolini osa proseguire nella sua decisione di dichiarare guerra al popolo abissino. Lui non si fa intimorire e ha deciso !!

Il 2 OTTOBRE Mussolini dal balcone di Palazzo Venezia e dalla radio, con la popolazione in attesa su tutte le piazze d'Italia per ascoltarlo, fa il suo storico discorso e comunica con la "mobilitazione generale", l'inizio della guerra in Africa.
Il giorno dopo, dall' Eritrea, le truppe che via via nel corso di sette mesi vi si erano già state stanziate (circa 110.000 uomini) iniziano l'invasione dell'Etiopia.


Il 7 OTTOBRE - Scattano le operazioni belliche: Gli italiani avanzano, hanno davanti 110 chilometri di deserto, con piste appena visibili.

Ha inizio la grande "avventura" in Africa.
Ma con quali mezzi, con quali risorse?

Eccoci alle cifre.
Ed anche alla organizzazione logistica, prevista inizialmente dalla sola base principale di Mogadiscio. La Somalia è piatta e unifrome, è percorribile in ogni senso; ma il clima tipicamente equatoriale, la penuria d'acqua potabile rendono estremamente difficili i movimenti di reparti di una certa consistenza. Per questi motivi ci si può muovere solo lungo le direttrici dei due grandi fiumi della regione - il Giuba e l'Uebi Scebeki - che sono i soli che possono assicurare l'indispensabile rifornimento idrico, previa mezzi di potabilizzazione.

In Somalia non c'erano tracce di strade per rapidi trasporti automobilistici e se si intendeva penetrare all'interno erano indispensabili schiere di operai che con un duro lavoro superassero queste difficolta per creare strade. E dopo le strade il grosso problema era l'acqua la più assillante ed inderogabile esigenza.

Bisognava scavare pozzi, preparare ampie cisterne lungo le strade, approntare navi cisterna al porto, fare nuove banchine, pontoni, insime a tante chiatte per gli scarichi del materiale.
Ben presto fu necessario oltre Mogadiscio approntare altre due centri logistici Massaua e Asmara, con magazzini per i viveri, vestiario, equipaggiamenti, foraggi, carburanti, munizioni e altre materiale bellico.

Tutto questo richiese folte schiere di operai, ricorrendo a quelle fatte venire appositamente dai porti di Genova, Livorno, Napoli, ma poi furono assoldati molti locali, In totale a Maggio alla fine della guerra questi operai erano già diventati 100.000 di numero.

 

Parallelamente procedeva e con crescente intensità
l'invio dall'italia di materiali di ogni sorta.
E uomini, uomini, uomini.
Fino a 400.000

i costi furono enormi
i profitti per alcune aziende furono una manna
se molti di noi oggi (anno 2013)
pagano ancora sulla benzina l'accisa per quelle spese di guerra
i discendenti di quelle aziende possono ancora
oggi pasteggiare a champagne e caviale.

 

Dopo l'arrivo di Badoglio,
il 1° gennaio 1936 risultavano giunti in A.O.

12.497 tonnellate di filo spinato per dericolati
334.650 paletti 467 tonnellate di tubazioni
3.406 distillatori e filtri
10.995 sebatoi per acqua
38.040 camere d'aria
44.417.862 di litri di benzina
628.650 litri di petrolio
2.746.178 litri di lubrificanti
10.705.370 scatolette di carne
6.475.000 scatole di verdure e minestre
324.112.252 cartucce da fucile
354.655.576 per mitragliatrici
2.958.498 proiettili di artiglieria
1.954.272 bombe a mano.
362.927 attrezzi da lavoro
2.329 tonnellate di cemento
13.810 tonnellate di legname
2.000.000 sacchetti di terra

Via via ci fu poi l'accrescimento di forze e quindi di mezzi


Tre mesi dopo, con la richiesta pressante di Badoglio,
alla data del 31 marzo questa era la nuova situazione:

Traferimento in colonia di 400.000 uomini circa
Trasferimento di 80.000 quadrupedi
Per il trasporto in colonia furono impiegati 563 piroscafi.
Furono impiegati di 70.000 carri ferroviari
I mezzi in dotazione;
10.517 automezzi nella zona eritrea;
3.875 in quella somala.
Utilizzati 5.500 cammelli

Materiale e uomini presenti al 3 ottobre - poi al 31 marzo

Ufficiali 8.800 - 17.000
Truppa 159.700 - 350.000
Quadrupedi 57.650 - 105.790
Fucili e moschetti 297.750 - 484.640
Mitragliatrici 8.715 - 14.536
Pezzi artiglieria 1090 - 1608
Automezzi 6.980 - 19.000
Munizioni armi portatili 464.816.100 - 818.000.000
Colpi di artiglieria 3.400.500- 4.200.000

dal 1° dicembre '35 al 1° aprile 1936
furono inviate

4.647.000 paia di scarpe
92.212.000 metri di panno e tela
2.050.000 coperte.

Furono acquistati nel corso della guerra

2.500.000 quintali di grano dei quali 1.500.000 dall'estero
156.000 quintali di carne
20.000.000 di scatolette di carne
155.000 bottiglie di brodo concentrato

per i quadrupedi occorsero

600.000 quintali di mangime energon concentrato
2.000.000 di quintali di avena.

materiale per i genieri

6.000 tonnellate di materiale linee telefoniche
200.000 chilometri di cordoncino telefonico
1.500 centraline telefoniche
6.000 apparecchi telefonici
1.600 stazioni radiocampali
3.000 metri equipaggio da ponte
800 metri di pomti metallici
1.200 pontili
4.200 tonnellate Decauville
59 officine mobili
32 laboratori fissi



La guerra in Etiopia conclusa il 5 maggio
è costata l'astronomica cifra di 40 miliardi.

Un vero e proprio salasso
Gli italiani iniziano a conoscere nella cintura il "buco Mussolini"


e non solo i loro figli ma anche i loro nipoti ancora nel 2013
dovranno rimborsare queste spese folli della guerra in abissinia.

Infatti sulle accise della benzina abbiamo ancora oggi (anno 2013)
una tassa imposta di lire 1,90
.

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con l'AUTARCHIA che non finisce con l'Italia ora "imperiale"
ma continuerà purtroppo fino al 1945 !!!!

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