ANNO 1994

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(Corriere d.S. 28.2.'94)

POLITICA IN FERMENTO
UNA SINGOLARE DISCESA IN CAMPO

16 DICEMBRE 1992

IL CLIMA CHE SI STA FORMANDO
(Prima della nascita di "Forza Italia")

Sta nascendo un partito che in seguito nella Storia d'Italia, il futuro lettore non vi troverà nessuna radice ideologica. Scoprirà che non è nato autonomamente da cittadini colpiti da un profondo malessere della società. Non è avvenuta la gestazione dentro un processo culturale collettivo. Non é nato da idee rivoluzionarie o conservatrici, né è guidato da un "pensatore" di dichiarata fede politica o in funzione d'ideologie compiutamente definite, ma solo portavoce di un gruppo d'interesse, questo sì molto ben definito: un personale "Partito azienda" fatto nascere in una circostanza particolare e contingente.
Impossibile volerne ricercare la genesi in un classico e tradizionale testo di Storia delle Dottrine Politiche. Anche se possiamo aggiungere d'ora in avanti nei testi (di Sociologia però) che possono, i "Partiti" (non una Dottrina) anche nascere così: per la necessità e il bisogno di un singolo.
Ed è liberismo anche questo! Questo sia chiaro! Piaccia o non piaccia.

E' vero ci sono dei paradossi in certi discorsi, dove si predica contemporaneamente due ideologie:
Il Liberalismo e il Moderatismo. Due cose queste che non sono per nulla coincidenti.
Il liberalismo vuole (da sempre) liberarsi dalla statualità, dal peso dello Stato nell'economia, dai lacci.
Il moderatismo (da sempre) è lo storico orientamento dei conservatori che guardano allo Stato "nuovo sovrano", protettore e centralizzato.
La più alta espressione del conservatorismo sono le corporazioni, mentre i liberali sono per la liberizzazione delle professioni delle arti e dei mestieri.
Dei nuovi scessionisti che vorrebbero aggregare nuovi proseliti, pur essendo loro stessi la più forte espressione dell'antistatalismo pur di prendere voti si alleano con la Destra che ha sempre avuto una forte ideologia nazionalista e centralista.
Se lo si fa per prendere solo voti, se poi insieme vincono, entrambe le due ideologie non potranno mai coabitare. (inutile gridare "con Fini non prenderò neanche un caffe", "destra forcaiola" ecc. ecc, e poi guidare insieme un Paese.

Insomma un groviglio di ideologie storiche con tante incoerenze messe insieme. Non delle scelte nette, che potrebbero fare invece solo dei veri leader; anche se sappiamo che alla fine "la gente fa poi quello che vuole" con qualsiasi leader.
Mussolini ebbe un 25 luglio perchè aveva perso, ma Churchill ebbe il suo 25 luglio pur vincendo!

Poi, anche gli oppositori ultimamente non è che hanno fatto una scelta netta. Chiacchierano! Credono di essere al 1913, alle Settimane Rosse, e quasi emergono gli stessi contrasti di Livorno 1921, 1947-'48
E paradosso dei paradossi le nuove compagini emergenti non hanno nemmeno un' idea; da bravi asini di Buridano spesso chiedono agli elettori italiani se si devono schierare con uno o con l'altro polo. Loro non lo sanno! O al limite si affidano a un sondaggio, e scelgono la coalizione che risulta favorita nella banalissima teorica statistica.
Non c'è da meravigliarsi se ogni tanto poi "il popolo fa quello che vuole" (un Sovrano al referendum Monarchia-Repubblica).
Oppure "Basta un titolo su un giornale e ti ritrovi nella polvere in 24ore". Chi lo disse gli andò anche peggio, in una certa piazza Loreto.

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LA PREMESSA (e il clima)

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16 dicembre 1992, da L'indipendente

"Il segretario del Garofano ha ricevuto lunedì notte un avviso di garanzia per corruzione, ricettazione e violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti. Lo inchiodano le testimonianze di Chiesa, Lodigiani e Ligresti. Lui reagisce parlando di aggressione politica e lascia capire che non si dimetterà, ma ormai per l'ex uomo forte del Partito socialista é cominciato il conto alla rovescia".
All'occhiello, di Vittorio Feltri "La notizia poi gli applausi" (vedi anno 1992 > , - poi ritorna con il back)

L'11 FEBBRAIO  '93, Bettino Craxi lascia la segreteria del PSI. Gli subentra GIORGIO BENVENUTO. Resiste quattro mesi, il 28 maggio é sostituito da OTTAVIANO DEL TURCO.
Il 25 FEBBRAIO è la volta delle dimissioni del segretario del PRI Giorgio LA MALFA, coinvolto pure lui a Tangentopoli. Il 15 ottobre viene chiesta alla Camera  l'autorizzazione  a procedere  contro di lui e contro l'ex ministro repubblicano ADOLFO BATTAGLIA.
Il 29 MARZO tocca a  CARLO VIZZINI  lasciare il PSDI sostituito da ENRICO FERRI.

Mentre dentro la DC si sta assistendo a un vero e proprio sfascio.

Il clima a Milano é pesante, e raggiunge Roma dove stanno sciogliendosi come neve al sole i partiti storici: il PSI, la DC, il PRI, il PSDI; investiti i dirigenti da una montagna di avvisi di garanzia.  Si sta dunque creando il vuoto politico, con allo sbando milioni di elettori.
Ideologie che vanno a rotoli, con punti di riferimento alternativi nessuno, salvo i comunisti, i meno colpiti, ma comunque anche loro con qualche esponente del partito in manette, che provoca però un dissidio tra i magistrati del Pool sulle tangenti del PDS. Dissidio che poi sfocerà in una polemica presa di posizione del giudice Tiziana Parenti, titolare dell'inchiesta sul Pds,  ma poi esclusa - con varie motivazioni -  in veste di PM nella decisione del Tribunale della Libertà sulla scarcerazione concessa a  Primo Greganti.

Alla Camera CRAXI ha affermato che le tangenti sono una sciocchezza e se chi le ha prese va condannato, bisognerebbe condannare l'intero Parlamento.
"Un grave errore quello di alzarsi alla Camera e pronunciare questo discorso" commenta Vittorio Feltri." (vedi  articolo dello stesso anno già citato sopra)

 

16 GENNAIO 1993

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(da Il Mattino, 16.1.1993)

"Allarme"  Tangentopoli anche dentro l'azienda di BERLUSCONI  per la corruzione della Guardia di Finanza con tangenti pagate da quattro società del gruppo. Il fratello di Silvio Berlusconi, Paolo, si auto accusa dichiarando che era lui che aveva autorizzato gli anomali  pagamenti.  Ma nelle indagine che poi seguiranno  gli inquirenti non crederanno alla sua versione, non la riterranno  attendibile e rovesceranno la posizione; cioè   che il fratello non poteva essere all'oscuro dei gravi fatti  che  si addebitano alle quattro società coinvolte,  perché - questo il  giudizio espresso - l'onnipresente Silvio Berlusconi era lui al vertice delle quattro società, mentre il fratello era una figura marginale e comunque non con quell'autorità da poter decidere e disporre di somme considerevoli come quelle date nell'illegalità

(Silvio Berlusconi,  dopo le elezioni politiche del '94 che vincerà con Forza Italia alleata alla Lega di Bossi e la Destra di Fini, formerà il governo e assumerà la carica di  Presidente del Consiglio. Poi,   mentre  a  novembre  faceva gli onori di casa a Napoli al summit mondiale  proprio sulla criminalità  organizzata, riceverà il tanto discusso avviso di garanzia. (detto anche il "golpe di Napoli"). Dimissionario dopo un mese con la caduta del suo governo, Berlusconi andrà poi sotto processo che sarà costellato da polemiche e colpi di scena a ripetizione e si concluderà poi con Silvio Berlusconi  assolto.

Fortemente polemiche le reazioni di Berlusconi su questo percorso giudiziario: "Si usa l'arma dei processi politici per eliminare l'opposizione democratica, non si è più in una democrazia, si è in un regime".
Gli avversari non la pensano invece così: "Il processo e gli addebiti sono avvenuti prima della sua "discesa in campo" e sono reati che vanno perseguiti come si fa con  un qualsiasi cittadino,  quindi nessuna immunità, tanto meno la si deve interpretare come una persecuzione politica").


( Parentesi )

Andiamo per un attimo fuori "campo" ma restiamo "in campo"
I Campionati del mondo di calcio - Sono in programma per il giugno 1994
Televisioni, mass media, e operatori, preparano i programmi e le strategie del business per il grande evento. Nascono quindi progetti vari per essere così  pronti all'appuntamento.
La foto che vediamo sopra  sono i tifosi dei precedenti mondiali dove lo slogan era il più ovvio e il più consueto:  "Forza Italia";  così come lo erano i vestiti che indossavano  cioè "Azzurri".

Apparentemente hanno poi un singolare legame (di opportunità manageriale) con la nascita del nuovo gruppo politico che si chiamerà proprio "Forza Italia" o gli "Azzurri". Lo vedremo più avanti perché.

 

Il 19 OTTOBRE 1993 (le prime indiscrezioni)

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A questa data Berlusconi rilascia un'intervista a Epoca, dove per la prima volta parla di un Club  Forza Italia, anzi parla di una associazione nazionale di club nelle varie città italiane, ma accenna essere queste a carattere sportivo (almeno cosi dicono se interpellate anche le sedi della FININVEST), poi  successivamente afferma in questa intervista che sono nati per "suscitare nella gente una partecipazione all'impegno civile e politico".
Ma allora ????

18 NOVEMBRE 1993

Il Corriere della Sera, legge, e si mobilita. Vuole conoscere di che cosa si tratta. Il primo passo é chiedere ulteriori particolari  a UGO MAGNI quello che ha fatto il servizio su Epoca,  ma va a vuoto: "Non ne so niente, buongiorno".
Camillo Arcuri, Matteo Bandiere, Paolo Coltro e Michele Farina i quattro giornalisti della testata milanese vogliono scoprirlo. Il 18 Novembre nel "Supplemento Sette" ( n.46) curano il servizio, che in effetti è una vera e propria peregrinazione in giro per l'Italia, a Milano, Venezia, Genova, Bologna e altre città,  per cercare di entrare dentro in uno dei club  apparsi nel servizio e che Berlusconi ha citato. Si battono varie strade, si chiede qualcosa in giro soprattutto dentro le varie società della FININVEST, in quelle di marketing, in quelle  finanziarie, giornalistiche, mediali, di pubblicità del gruppo; inutilmente.

Titolano il servizio
"I club del mistero li abbiamo cercati ma non li abbiamo trovati"
Primo approccio al leader. "Il partito?"  
Berlusconi nega: "L'ho detto venti volte che non voglio farlo".

Alla FININVEST milanese non sanno niente dei club di Berlusconi, "Forza Italia? Forse un'iniziativa dei tifosi del Milan" affermano "ne sono coinvolti forse quelli di Publitalia, parlate con loro".
A Venezia si cade dalle nuvole "Ma quali club, non ne sappiamo niente". - A Genova:   "Non è assolutamente vero che Berlusconi voglia mettere su un partito. Per i club si rivolga a Programma Italia".
Ma quelli di Programma Italia a Mestre invece rispondono "La nostra struttura non si occuperà dei club di Forza Italia". - Ma non molto lontano, a Padova, PAOLO COLTRO sente un'altra campana. Qui  un funzionario la racconta in maniera diversa e questa volta è molto chiaro e non ci sono più dubbi: "Non mi sono mai occupato di politica, ma adesso è giunto il momento di muoversi" poi manda giù qualche invettiva contro la Lega e il Pds  e conclude "per fortuna arriva il partito di Berlusconi".- 
Allora il Partito c'è. Ma dov'è? Dove si nasconde? Sta nascendo un nuovo Mazzini?

MATTEO BANDIERA, l'altro giornalista, su segnalazioni varie, va a Milano, in Via Isonzo 25, dove viene  segnalata  con smentite e da mezze conferme la sede centrale  di Forza Italia.  Qualcuno gli ha riferito: "E' lì che  c'è la mente dei clubs. Ed é  Gianni Pilo, il direttore marketing delle reti Fininvest". -
Dai dirigenti inavvicinabili non esce nulla, ma dai portieri viene a sapere che da tre mesi Pilo   ha lasciato perdere i programmi e si è messo a vendere il Capo in versione Ross Perot. Fa indagini di mercato, sondaggi telefonici ecc. del tipo: "Le piacerebbe vedere Berlusconi Sindaco di Milano, o meglio ancora Primo Ministro?"
Ma il suo Capo ha già  in anticipo la risposta, ha commissionato a una società demoscopica francese un'indagine mirata a conoscere l'elettorato potenziale qualora scendesse in campo con un partito guidato personalmente.

Nessuno riceve Bandiera; gli spiegano:   "è difficile, sono tirati, lavorano molto, ultimamente fanno notte in ufficio. Provi a telefonare alla Diakron".
Ma allora vuol dire Fininvest? "Qui - afferma il portiere - è tutto Fininvest"

Tentativo telefonico: "Qui Diakron, Forza Italia? Non è qui, non ne sappiamo niente. I giornali hanno sbagliato e il portiere pure, gli avrà dato un numero a caso".
Non resta che andare da URBANI, il fondatore dell'Associazione del Buon Governo di cui parla Berlusconi nell'intervista su Epoca. Qui finalmente una segretaria è già più   disponibile a ricevere  il giornalista  MATTEO BANDIERA che laureando in scienze politiche, le parla non da profano, ma gli illustra un  credo liberal-democratico, e chiede di poter   entrare nell'Associazione dopo aver letto quell'invito  fatto  da Berlusconi:  "Partecipazione all'impegno civile e politico, possibilità a chi lo desidera, di interessarsi, magari per la prima volta, ai problemi della polis".
(Riflessione del giornalista: Polis é appunto quella struttura politica dell'antica civiltà greca caratterizzata dalla partecipazione di tutti i cittadini al governo della città. Qui invece sembra che si faccia  molta difficoltà se uno ha intenzione a partecipare).

Risposta "Se proprio insiste ne parlerò a Urbani. Cercherò di procurarle un abboccamento. Ma prima mi faccia avere un suo curriculum e una lettera"

Lettera? Di che tipo? E a chi? - "Scriva chi è lei, cosa fa e qual è la molla che ha fatto scattare il suo interesse all'iniziativa, poi  la indirizzi  a:  Silvio Berlusconi, Fininvest, Palazzo Donatello, Milano 2 Segrate".

Adesso è tutto chiaro. Dopo i tanti giri dell'oca, si è arrivati, se non altro all'indirizzo; di quella  persona che ha detto venti volte che un partito "non vuole  farlo e che sta organizzando solo una associazione di club" ma intanto però a quanto sembra  fa la selezione dei candidati.
Di club sportivi di certo non si tratta, visto il mistero che li circonda e le difficoltà per entrarci. Per entrare negli ultrà del Milan mica ti chiedono se hai la laurea, il curriculum, e quali sono state le precedenti esperienze politiche e quali le delusioni avute.
Insomma concludono i quattro giornalisti, per entrare ci vuole l'"abboccamento" giusto, e il "curriculum" dev'essere indubbiamente gradito al Grande Capo.

Sembrerebbe che selezionare la classe dirigente della futura azienda Italia sia un po' come selezionare le domande di assunzione del personale di un'azienda qualunque. Ma chi seleziona chi? Non bastava come ha detto Berlusconi. "essere interessati ai problemi della polis?"

Alla Repubblica, Eugenio Scalfari, legge e insinua "Una lobby? La base di un partito aziendale da cui si sprigiona ha l'odore del "Grande Fratello".

E' la prima frase di moltissime  altre che di lì a poco invaderanno le pagine di quotidiani e settimanali degli avversari, che iniziano    una feroce campagna anti-Berlusconi. (La leggeremo più avanti  in   "Bravi sociologi. Avete sbagliato tutto"

18 NOVEMBRE 1993

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L'ISPIRATORE DEL MOVIMENTO
"Caro Silvio, vai avanti"
Francesco Alberoni

L'idea del nuovo movimento qualcuno lo ha indicato in Francesco Alberoni, suggeritore anche dei club di Forza Italia attraverso i quali il potente suo editore si propone  di  "orientare persone per bene a occuparsi di politica". -  Myriam de Cesco lo intervista dopo l'inchiesta sopra, fatta dai quattro giornalisti. Alberoni ammette "Può darsi che Berlusconi si sia ispirato a ciò che scrivo.... I Valori esistono nella borghesia come nel proletariato. ("Valori" è appunto il titolo dell'ultima opera di Alberoni, ndr). La spallata é stata potente... Adesso é il momento di ricostruire... nessuno può chiamarsi fuori...  Berlusconi ha tutti i diritti di fare quello che sta facendo.... il diritto di farsi carico del destino del suo Paese.... Deve nascere una nuova classe dirigente" (da Sette, Corriere della sera, 18.11.1993)

18 NOVEMBRE 1993

INTANTO SE NE PARLA
escono i sondaggi

 

Escono i sondaggi. La SWG di Trieste indica che il neo partito di Berlusconi  potrebbe prendere il 13% dei voti, pescati da un elettorato piuttosto frazionato (un misto di ideologie, che è allo sbando, ndr.)
Raccoglierebbe consensi nell'area di centro, nella destra e dentro il partito di Bossi, quello  chiamato della "protesta" e dove c'è un po' di tutto.  Sono dunque queste   le maggiori forze del suo elettorato virtuale: i leghisti, gli orfani della DC, i laici,  una bella fetta di missini, e una buona metà dei socialisti.
Curiosa la fetta proveniente dai socialisti  in quell'8% (che è la metà dei   voti che prendeva prima  il  PSI). Cioè  il 50% di chi votava Craxi   non lo voterebbe più ma darebbe la sua preferenza ora a Berlusconi. Un quinto quelli della DC, e un ottavo sono della  Lega.
Non mancano i laici e i verdi. Unici assenti, ovviamente, i partiti della sinistra PDS e RC, che però non sono immuni da contrasti interni. Il 27 giugno  c'è il cambio nella segreteria a Rifondazione  Comunista con FAUSTO BERTINOTTI, mentre dentro il PCI  di Occhetto il dissidio è latente, ed esploderà a elezioni perse con il cambio alla segreteria il 1° luglio del 1994, dove già dato vincente WALTER VELTRONI, a prendersi la poltrona sarà invece   MASSIMO D'ALEMA.

18 NOVEMBRE 1993

 
Alla domanda "Se Berlusconi fondasse un partito lei lo voterebbe"
hanno risposto il 70% no, il 17 non sa o non risponde, il 13 lo voterebbe.

PARTITO VECCHIO ED ELEMENTARE
CONTRARIAMENTE ALL'IDEA CHE CI SI E' FATTA

 
La sorpresa nel sondaggio è appunto la composizione dell'elettorato. L'idea che ci si era fatta era quella di un partito giovane, dinamico, con un livello d'istruzione alto, e invece  quasi la metà dell'elettorato é sopra i 55 anni, mentre la fascia del livello istruzione universitario è solo del 5,3%, quella di media superiore tocca appena il 15,3%. La parte del  leone la fanno quelli che hanno le elementari e le medie inferiori  che sfiora addirittura l'80 per cento, il 79,4 per l'esattezza.

I titoli dei due specchietti non lasciano dubbi, un Partito che oltre non avere nessuna ideologia è NATO VECCHIO ed  é  un Partito "ELEMENTARE".
Il mondo del lavoro in Italia,  lo ricordiamo ha   il 28,2%  di imprenditori autonomi e il 71,8% come operai e impiegati dipendenti.

(in precedenza era stato fatto lo stesso sondaggio nei confronti della Lega di Bossi. Pur questa da molti considerato il suo elettorato "rozzo", aveva le stesse percentuali di Forza Italia,  che solo apparentemente (così è presentato dai suoi media) sembra essere un movimento giovane di fascia economica alta e con più istruzione).

18 NOVEMBRE 1993

 
La curiosità dei quattro giornalisti del Corriere non si ferma qui. Hanno scoperto qualcosa. Dopo il tam tam di alcuni personaggi che si sono dati appuntamento ad Arcore  in una cena informale dove si è discusso il programma politico in gran segreto ma non troppo, hanno le prime confidenze . La notizia é  pure arrivata, ma solo brevemente accennata in TV. Mentana a canale 5 interrogato ha liquidato la questione con  "Il Movimento di Berlusconi?  penso che sia una prova tecnica di fiancheggiamento politico".

Ad Arcore il Cavaliere ha incontrato i fedelissimi, quelli scelti   nelle  sedi  delle varie società  Fininvest, come a Padova (di cui abbiamo già letto sopra l' entusiasmo e le attese), o come Cavallo a Genova, e altri che dopo l'"abboccamento" hanno superato con il "curriculum" anche la  selezione davanti al Grande Capo.

Fra i tanti,  alla cena informale c'è anche  un gruppo di democristiani capeggiati da Roberto Formigoni. A tutti, il padrone di casa,  ha fatto un discorso molto semplice e conciso, determinato,  con  tutta la strategia del piano già stabilita nei minimi dettagli.

Possiamo immaginare il preambolo. E' forse una  panoramica di questi ultimi mesi, settimane, giorni,  con le ore che scorrono una dietro l'altra con la domanda "domani a chi toccherà?".
Quale coperchio vero, falso, o inventato si aprirà. Berlusconi fa il realista, è il primo indubbiamente a capire che il panorama politico italiano entro poche settimane cambierà totalmente.  Il primo a capire che gli effetti dirompenti dello "spettacolo" che si sta rappresentando, nelle aule di giustizia, sulla stampa, ora perfino in televisione   col processo CUSANI,  -  trasformatosi in un "processo simbolo" e dove sta sfilando tutto il gota politico e imprenditoriale del Paese  - è psicologicamente devastante per tutti.

Devastante lo è per i cittadini che si sentono non solo rapinati  di denaro da certi ceffi  (questo lo sapevano già da un pezzo)  ma si sentono defraudati da quel po' di  fiducia e  briciole di carisma che avevano dato o riposto nei loro leader, alcuni dall'aria onesta con atteggiamenti curiale, altri più effervescenti e beat, altri  con un palese cesarismo, e altri ancora con anonime facce, ma con i  puffi. ripieni di miliardi in contanti,  ricevuti in cambio di intrallazzi, e  non per lo scambio di vacche al mercato, ma di medicinali fasulli o addirittura letali.
Un pugno allo stomaco per tutti, questa volta, ricchi e poveri, intelligenti e tonti, tutti   accomunati.   Nemmeno un Pirandello, un Kafka o un Dostoevskij messi insieme  avrebbero potuto immaginare un'opera  così  buffa, di così alta negatività nei rapporti   umani,  e così diabolica e tragica, visti  i drammatici suicidi,  o - si insinua da più parti - non proprio molto chiari.

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Molti  esultano, altri  godono con il linciaggio demagogico perfino sui morti ("La folla fischia la bara di Cagliari" vedi sopra) altri ancora invece seguono con indignazione e tanta  pietà  i loro ex   beniamini sui teleschermi, con la bava alla bocca a dire bugie o sfacciatamente  a negare pateticamente le loro malefatte davanti a milioni di spettatori. Segretari di prestigiosi partiti, ex ministri, ex capi di governo danno lo spettacolo della loro mediocrità  di cui molti italiani  ignoravano essere così tanta, abbondantemente così diffusa.

Poi ci sono altri, molto di  più di quelli che ci si poteva  immaginare, che sapevano ma stavano zitti, perché a loro, dal più piccolo al più grande, dal più debole al più forte, quel "sistema" andava bene così. Alcuni ci si sono arricchiti, e tanti;  i parassiti più o meno consapevoli  ci hanno vivacchiato con quel sistema, eppure  li troviamo ora a fare prediche moralistiche.

Fu così  il 25 luglio, l'8 settembre, il 25 aprile dei tempi passai. Uguale!
Tutti con una volontà di rimozione, di capovolgimento della verità, tutti a scrivere e a fare un gran vociare, eliminando così colpe e memorie scomode, con la cattiva coscienza, cercando spesso delle equivoche (e anche ridicole) giustificazioni, o addirittura a sentenziare, io lo dicevo, io l'avevo detto, io lo sapevo, togliendosi così  il letame che ha appiccicato addosso e buttandolo  contro gli  altri, quelli che prima erano i suoi   benefattori.  Una gara questa, fatta con chi di spazzatura  ne buttava di più. Subito prendendo le distanze dai "vecchi amici" in disgrazia con cui prima facevano "bisboccia" e "affari" o le gare di "servilismo".

Anche le scelte drammatiche come i suicidi, che avevano le loro dolorose ragioni, si iniziarono a strumentalizzare per colpire le inchieste, fermarle, per attaccare il pool,   rendergli difficile il lavoro, possibilmente criminalizzarlo.
Esultano, godono, irridono, compiangono, falsi garantisti e cittadini;  ma sanno tutti che stanno assistendo ad un altro 25 luglio, a un altro 8 settembre, a un altro 25 aprile, e che ci vorranno forse più di dieci anni prima  di uscire fuori da questo sfascio; dal pantano dove sembra che tutti si siano cacciati dentro.  
Allora,  nelle piazze, negli uffici, nelle caserme,  tutti a giurare che non erano mai stati  fascisti. Mentre ora,  qui,  e  non solo nelle aule giudiziarie,  tutti   a giurare che non hanno mai preso una lira, avuto un beneficio di sorta, e che se li hanno presi -  i politici dicono -  era per mantenere la democrazia;  gli imprenditori  per lavorare;  tutti gli altri per avere un posto per campare.
Facciamo dunque la somma:  risultato tutti innocenti!
Persino i repubblicani, così piccoli e severi,  sono caduti nel fango. Persino la Lega afferma di non aver "preso" nulla,   ma poi si scopre che ha messo il cappello per terra e ha aspettato l'obolo per  non dover vedere in faccia il disprezzato (con la demagogia) benefattore.

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Devastante per i cittadini, ma devastante psicologicamente anche per molti personaggi coinvolti. Alcuni giunti al capolinea (colpevoli o presunti colpevoli e perfino del tutto  innocenti e senza attendere gli sviluppi) non hanno avuto tutta quella freddezza e autorevolezza sempre in passato dimostrata e ostentata  nella loro professione.
Sono, infatti, molto tragiche le uscita di scena di certi personaggi coinvolti; fra cui noti e importanti imprenditori, che, nell'angosciante solitudine interiore e nello sconforto profondo, pur così pieni di vita  e con tante  sicurezze,  sono ricorsi al suicidio sia fuori che dentro il carcere;  perfino con metodi e mezzi umilianti, non essendo capaci di essere in sintonia con la realtà, che non é solo "mercato", é qualche volta scomoda, spesso dura, ma mai fino al punto tale da dover rinunciare alla vita per un "bene" materiale.
Un'offesa a tutti coloro che sono  malati o in miseria e lottano ogni ora del giorno nel combattere  la propria   battaglia per un solo prezioso "bene": la vita.

Ad afferrare questa situazione, é Berlusconi. Non poteva essere un altro soggetto. Compare lui, il maggior imprenditore televisivo. Lui lo abbiamo già descritto in un altra sede, è il geniale e dinamico incantatore di quella che è diventata  la "fabbrica",  "che ha il fascino primordiale della stupidità" (cito Bocca, ndr) e che per crescere ha avuto bisogno di un conoscitore di psicologia popolare.
E Berlusconi su questa dimostrò di essere un vero maestro quando iniziò a guidare questa  fabbrica dei sogni. Un maestro d'istinto. Non per nulla ama Erasmo da Rotterdam e il suo Elogio alla follia.
Giorgio Bocca  scriverà dopo un incontro con lui:  "Non ho mai sentito uno mentire in modo più innocente e convinto". -
Ma per fare televisione, dove tutto é finto, questa è la "virtù" che ci vuole. Innocenza e convinzione, o meglio la convinzione d'essere innocente. E dato che siamo tutti colpevoli, chi poco chi tanto (lo dice anche il Vangelo - ricordiamoci  la pietra da scagliare), identificarci in un innocente vero o finto è quello che desideriamo un po' tutti.
Poi c'era il suo ottimismo, il suo viso esuberante, vivace, allegro, sorridente, in uno scenario che stava diventando  piuttosto tetro e anche pietoso.

Nel riesaminare tutti gli eventi di questo periodo, seguirli passo passo fino ad oggi, andare e venire, indietro e avanti,  e poi ancora indietro, a guardare, a esaminare alcuni fatti, la stampa, gli eccessi di demonizzazione degli opinion leader, con il senno del poi, Berlusconi non poteva che comportarsi così e poi vincere.
Se siamo obiettivi e ci mettiamo nei suoi panni, senza pregiudizi di qualsiasi genere,  se avessimo avuto le stesse sue preoccupazioni - che non erano poche ma ben simulate  -  per difendere il proprio patrimonio (come vedremo alla vigilia della sua discesa in campo), e possedere la sua stessa determinazione nell'agire, attaccando prima di essere attaccato, anche noi ci saremmo comportati allo stesso modo.

E di attacchi ne riceverà molti, moltissimi, ma per effetto underdog, l'effetto di quella campagna anti-berlusconi che si scatenò subito dopo, che paradossalmente lo ha aiutato. (ne riparleremo più avanti e dimostreremo come "i bravi sociologi sbagliarono tutto" e con loro anche i politici, quelli ancora attaccati alla vecchia propaganda ideologica.

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Mazzini il carbonaro fondò la Giovane Italia all'Estero in clandestinità

Mentre qui prosaicamente la nuova "Giovane  Italia"  nasce tra polenta e zucchine.

Berlusconi alla cena informale ad Arcore (e ne seguirono poi altre in giro per l'Italia - quella con Miglio era a base di polenta e salcicce" - Sette, Corriere della Sera, 18 nov, 1993) disse pressappoco così, come ci riferiscono i quattro giornalisti già citati sopra, dopo aver sentito chi era  presente:  
"Io sono un imprenditore e ho bisogno di un panorama politico sereno. Poiché non c'è, io metto a disposizione del Paese la mia capacità di leggere la realtà. Oltre che aver fatto fare una indagini a una società demoscopica francese, io ho capito (corsivo, ndr) che questo Paese sta andando a sinistra. In caso di elezioni la sinistra otterrebbe il 42 per cento dei voti"...."Se vince la sinistra le mie aziende perdono automaticamente il 30 per cento".(Molto di più, B. ha dimenticato le Banche, che come a Gardini, potrebbero subito chiedere  i rientri entro 24 ore. ndr.)."Quindi non mi resta che buttarmi in politica". 
Formigoni chiese  "Con un partito?".   " No, si tratta solo di movimentare l'area di centro, stimolare il dibattito, di lanciare lo slogan Forza Italia, magari  con qualche sistema che tenga conto dei tempi moderni. Come per esempio il merchandising: bandiere, distintivi, cravatte, ombrelli, cappelli, magliette, con su scritto solo Club Forza Italia. Se poi non si fa  questo Centro, nessun problema, colori, stemma, club, scritte, bandiere, slogan, l'azzurro  e tutto il resto,   ricicliamo tutto per i Mondiali di Calcio che sono alle porte, non sprecheremo proprio nulla".

Ma ci vuole anche un leader - azzarda un presente. "Certo, ma non ne vedo in giro. Martinazzoli? E' tristissimo. La Bindi? poche ragazze giovani s'identificherebbero in lei. Ne ho incontrati altri, quelli di Segni, quelli della Lega, ho visto poi dei socialisti.   Mi sembrano molti fiacchi e altri persino sgradevoli".
Un altro presente si azzarda a dire, perché non lo fa lei signor Berlusconi il leader? - "Io non sarò questo leader.  L'ho già detto e lo ripeto: io non sarò questo leader . Ma se fossi un giovane democristiano come voi, andrei di corsa da Berlusconi, in processione, e gli chiederei: sii il nostro leader".

E quale sarà il programma? - incalza un altro presente.   "Io ho solo linee progettuali, perché non voglio scontentare nessuno. Quando sarò Presidente farò il programma".

E gli elettori dove li peschiamo? Chiesero tutti in coro i presenti alla cena. Il padrone di casa   spiega loro che "spera molto negli iscritti ai Milan Club e in tutte le donne che seguono le telenovelas, tra le quali Berlusconi e tutto ciò che è targato Fininvest sono molto popolari."
(ecco forse la spiegazione della tabella "Vecchi ed Elementari"; un pubblico-elettorato, casalingo, fatto di soprattutto di donne e di pensionati teledipendenti).

Su quello che dice, su come pensa di organizzare il suo movimento le idee sono chiare. Nella situazione descritta sopra e che presto troverà conferma nelle prossime elezioni comunali nelle grandi città - come vedremo più avanti - vi è costretto. Moderati disuniti (e con un sistema maggioritario) significa sinistra vincente. E con una sinistra al potere la sua vita sa che diventerebbe durissima. Gli porterebbero via le televisioni e gli negherebbero i crediti bancari per le altre tante numerose attività. Attività che a fine anno ammontano a circa 12 mila   miliardi di fatturato.

28 OTTOBRE 1993
PROCESSO CUSANI - UN CLIMA PESANTE SULLA POLITICA ITALIANA
Il 28 ottobre si apre il processo CUSANI, il primo grande processo di Tangentopoli. Alla sbarra il finanziere ex consulente di Raul Gardini con l'accusa di concorso in falso in bilancio e finanziamento illegale dei partiti. Accuse  in relazione alla maxitangente Enimont di 150 o 500 miliardi. E' il cosiddetto grande processo di "Mani Pulite"  che diventa lo "spettacolo" più seguito dagli italiani alla Tv  nelle loro case, con  protagonista uno sconosciuto pubblico ministero: ANTONIO DI PIETRO che ne diventa il mattatore, il simbolo della pulizia, l'eroe castigatore a cui molti cittadini  s'identificano.

A parte tutte le altre verità scomode che emergeranno nel  corso del processo, quello che nell'immaginario collettivo ha più colpito e indignato il cittadino italiano in questo periodo è l'arresto avvenuto pochi giorni prima (30 settembre) di Duilio Poggiolini direttore generale del Servizio farmaceutico nazionale accusato di aver preso tangenti dalle farmaceutiche. (Gli italiani al sondaggio di fine anno lo hanno messo al primo posto come il personaggio più negativo dell'economia nazionale;  prende più lui voti - il 54,5% - che tutti gli altri messi insieme). Nella sua casa é stato scoperto  un vero e proprio tesoro in oro gioielli e denaro (dentro i puffi del salotto) pari a 200 miliardi di lire.

"Se un anonimo direttore è arrivato a tanto, dove saranno arrivati gli altri, i potenti?"
- Questa é la domanda che ogni italiano va facendosi anche da solo. E le risposte quasi immedesimandosi nell'irruenza dibattimentale di  Di Pietro, le cerca proprio in quello spettacolo,   in quell' azione purificatrice di massa,  che viene offerto all'ora di cena. Sembra una liberazione catartica per tutti. Compresi i protagonisti, quando (lo riportano i giornali) fanno la fila alla procura di Milano per incontrare i magistrati e liberarsi dall'opprimente cappa che li avvolge, per attenuare l'angoscia della temuta attesa di  finire da un momento all'altro in manette.

Il 20 luglio  si era già suicidato nel carcere di san Vittore  Gabriele Cagliari, ex presidente dell'Eni, tre giorni dopo con un colpo di pistola alla tempia si suicida  Raul Gardini, uno degli uomini di maggior spicco della finanza italiana. Qualche settimana  prima  il suicidio di Sergio Castellari ex direttore del ministero delle partecipazioni statali, e poco prima era morto d'infarto Franco Piga il ministro delle partecipazioni statali.
In carcere,  altri personaggi di grosso calibro  che  sfilano in manette, mentre altri iniziano davanti ai magistrati a fare i nomi, a scoprire il coperchio del grande calderone della corruzione, ma che  alcuni mettendo le mani in avanti chiamano  estorsione, concussione, dazione ambientale, "una prassi consolidata". Confesserà pubblicamente un imputato "Per avere qualcosa, voti o appalti,   si pagava di giorno di notte, in cielo in terra, dentro o fuori e in ogni luogo".
Parlano i vari Sama, Nobili, Garofano, Larini, e tanti altri, e nello stesso tempo una raffica di  avvisi di garanzia a personaggi politici di primissimo piano; dopo Craxi, sfilano Bossi, Pomicino, Vizzini, La Malfa, Forlani, Prandini, e tanti altri come indagati, oppure a conoscenza dei fatti e altri ancora  come testimoni.

Al 31 dicembre 1993 si contavano 3100 avvisi di garanzia, di cui 158 parlamentari (119 deputati, e 39 senatori)  con la DC al primo posto con 75 inquisiti contro i 53 del PSI.  2100 gli imprenditori e i manager pubblici e privati coinvolti. a vario titolo.

22 NOVEMBRE 1993

 
Le elezioni comunali.
Il primo test in piena bufera Tangentopoli
E le prime grandi sorprese.
Clima di grande attesa e molta ansia  il 21 novembre  in alcune grandi città per le elezioni comunali. Nelle sedi dei partiti c'è aria come nelle elezioni del '48.  Tutti le aspettano come  la  cartina tornasole dello scenario politico che è quasi tutto travolto o impantanato  nella grande bufera di Tangentopoli;  che non è finita, anzi è in pieno corso, perfino spettacolare anche se sta tingendosi di "giallo", e poi anche in un drammatico luttuoso "nero" con i vari funerali di alcuni protagonisti. 
Il processo Cusani è iniziato il  28 ottobre,  e sta riempiendo le pagine dei  giornali. Ogni ora un colpo di scena,  e chissà, pensano molti,  quanti ancora ne verranno, quanto  ancora durerà quella che é considerata "la pulizia" della Prima Repubblica. Una vera svolta del Paese ad angolo retto; prima vivace, poi  via via diventata sempre più drammatica, infine anche  tragica, cìè il ribaltamento di un sistema.

Un indagato che ha fatto un lungo soggiorno in carcere, al suo rilascio fa dichiarazioni allarmanti e inquietanti ai suoi colleghi;  "I magistrati sanno tutto, hanno una documentazione  incredibile, con riscontri e incroci di conti bancari in Italia e all'estero.  Ti presentano un quadro probatorio che ti  fa decidere che è meglio dire subito la verità. Ai colleghi dico solo una cosa, tenete sempre pronto tutto il necessario per entrare da un momento all'altro a san Vittore. Ho l'impressione che  ne andranno dentro almeno 1000" (sbagliò in difetto, saranno molto di più, circa 3100).

Il primo risultato  alle elezioni arriva il 21 novembre.   Al primo turno è eletto a Palermo Leoluca Orlando della Rete. Mentre a contendersi la poltrona nel ballottaggio  nelle 5 maggiori città  (Roma, Napoli, Trieste, Genova, Venezia)  c'è uno scenario politico nuovo e ben definito: sinistra contro destra nelle prime tre città, mentre nel Nord Italia, a GE e VE,  sinistra contro leghisti.

Gli altri partiti storici, fino a pochi mesi prima indiscussi protagonisti sono in mille frammenti. Si assiste così a schieramenti impensabili, come a Trieste con una DC perfino alleata ai comunisti. (un precedente che farà subito scuola in seguito, spaccando la DC in destra e sinistra, che si chiamerà centro-destra e centro-sinistra perché forse  suona meglio foneticamente,  ma in effetti si tratta di un  destra-centro e un sinistra-centro,  perché di Centro poco ne è rimasto in giro, c'é ma si é nascosto, mimetizzato, frantumato. Molti si vergognano di dire che prima votavano quei soggetti che sono passati davanti alle telecamere. I lazzi si sprecano nei commenti: "...e questi erano i potenti? Poveretti!"".
FANFANI amareggiato é  lapidario "Sì, certo di colpe ne abbiamo, ed é quella di aver allevato della gente mediocre"

Qualcuno ha avuto il buon gusto di defilarsi, ma altri tornano alla ribalta con le facce di bronzo.
Spaccature, divorzi e "unioni" anche incestuosi non si contano nelle varie segreterie;  nel partito democristiano le separazioni, i divorzi, e i nuovi matrimoni sono i più insoliti.
Ci sono gruppi che si spostano nella destra e altri che emigrano nella sinistra, parroci che parlano bene della Lega e parroci che con tanta amarezza si buttano nelle braccia dei verdi, o dei comunisti.  Perfino le monache si "tingono" di rosso. Clamoroso fu lo spoglio di un seggio in una città Veneta (!) dove la presenza di suore di un grande istituto, era pari al 90% degli elettori del seggio, i comunisti presero il 60%, mentre negli anni d'oro di Rumor, nello stesso seggio, così molto particolare, non superavano l'1%.

Alcuni religiosi si sono sentiti quasi  scippati; ma forse hanno creduto troppo al partito, a "questa nuova provvidenza" senza scrupoli, che in città e paesi li aveva esautorati, ed era andato sempre di più ad occupare o aveva fatto occupare dai propri iscritti e con le loro potenti raccomandazioni i posti chiave del Paese dentro ogni settore.

Ma che cosa sta pensando effettivamente l'elettorato sembra proprio che nessuno lo sa.
Con  i mezzi che ha, oltre l'istinto di capire la massa, c'è solo lui: Berlusconi.
Del resto si dice che il bisogno aguzza l'ingegno. E la necessità di muoversi ora è diventata vitale. Il "rosso" batte alle porte e gli effetti già si vedono.

23 NOVEMBRE  1993

I primi risultati delle elezioni con la evidente svolta a sinistra provocano un pesante ribasso alla Borsa di Milano: il - 4,92 dell'indice Mibtel. I risultati negativi sono  soprattutto le reazioni degli investitori stranieri che disertano  Piazza degli Affari, preoccupati dal nuovo corso, quindi una forte tendenza ad  alleggerire il portafoglio di titoli italiani.
In mezzo ad alcuni  imprenditori sta nascendo disagio e apprensione e soprattutto quelli che hanno forti esposizioni  con le banche sono presi dal panico. Non è che si teme il comunismo (che non c'è)  si teme semmai la rivalsa di tutti coloro che sono stati da quattro decenni emarginati dalle pregiudiziali,  di vecchio stampo ma che però  hanno lasciato il segno. Pre '68, post '68.


23 NOVEMBRE  1993
"LO SDOGANAMENTO"
In questo clima dove sembra esserci ormai solo un bipolarismo   rosso e nero, mentre  é localizzata solo nel Nord la novità Lega (questa in alcune città é dirompente, ha ottenuto il 53,2% dei voti  ad Alessandria, il 44,6 a Venezia, il 40,8 a Genova)  BERLUSCONI  esce allo scoperto il 23 novembre,  prendendo (almeno sembra in un primo momento) una precisa posizione politica.
Riferendosi a Roma, dove c'è il ballottaggio tra  Rutelli e Fini, l'imprenditore Berlusconi,  che ormai sa che tutti aspettano una precisa indicazione  politica del suo movimento non più  segreto, afferma pubblicamente che se fosse chiamato a votarea Roma sceglierebbe senza esitazione il leader del MSI Fini.

Per chi vede dietro l'angolo la nascita del suo partito, annunciato da più parti, già pronto a buttarsi dentro la mischia,  il Cavaliere ha tolto tutti  i dubbi su quale linea politica si schiererà il suo movimento che si chiama  per il momento Club Forza Italia.
Oltre alla sorpresa,  arrivano subito le reazioni convulse dal mondo politico e dai giornali. Le stesse testate giornalistiche del gruppo Fininvest,  comprese una parte di quelle  televisive (Mentana, su TG5) esprimono preoccupazioni per la propria indipendenza. 24 giornalisti del Gruppo Mondadori entrano in sciopero. L'unico a contrapporsi è il TG4 di Fede, che invece sprizza gioia da ogni poro dalla sua rete a tutte le ore, con quel calore e  colore  che diventeranno proverbiali, ma che con il suo zelo non si risparmia nel provocare   feroci  polemiche  criticando apertamente dai teleschermi  chi non si schiera con il suo datore di lavoro (come vedremo più avanti).

Tripudio dentro le file del MSI per un riconoscimento così autorevole, così mass-mediologico, in un ambiente che come abbiamo visto sopra è molto "nazionalpopolare", quindi indubbiamente forte l'effetto psicologico sulla massa. Già all'inchiesta del 10 gennaio '94, sul Mondo, gli italiani  votano  il personaggio più positivo dell'anno CIAMPI con il 38 per cento dei consensi, ma Berlusconi in poche settimane ha fatto un balzo notevole,  lo incalza al secondo posto con il 36 per cento. Dopo loro due c'è il vuoto.


25 NOVEMBRE  1993
La crisi dentro la DC prima ancora di attendere i ballottaggi delle elezioni é profonda. Si cerca di riunire i cocci rimasti con delle iniziative che più che unire, dividono ulteriormente. Non sono ben definiti gli schieramenti, le alleanze (nelle amministrative si sono visti in certe città apparentamenti incredibili che hanno lasciato sconcertati gli elettori di altre città), e manca soprattutto la tempestività.
MARTINAZZOLI a Roma annuncia il "concepimento"  del Partito Popolare destinato a  sostituire la DC in frantumi, ma rimanda la " nascita" del nuovo partito al 18 gennaio del prossimo anno, quando una convention ne sancirà il "battesimo". L'intenzione è quella di ricostituire un Centro.
Ma altri cattolici e laici moderati con MARIO SEGNI guardano già altrove. In pochi giorni prima di attendere i risultati finali del ballottaggio delle comunali, il 1° dicembre a Roma, Segni   il leader dei Popolari per la riforma, accetta  di candidarsi come premier del Centro accogliendo l'appello di un gruppo.
Ma altre divergenze emergeranno dentro il partito che deve ancora nascere di Martinazzoli . Al battesimo del 18 gennaio, la frattura è già maturata nel gruppo dei neocentristi tra i quali  CASINI, MASTELLA, CARULLI, che non entreranno nel nuovo partito, ma con una scissione daranno vita al CCD, al Centro Cristiano Democratico.
Tra le possibili alleanze del CCD (alcuni giorni e saranno annunciate):  il nuovo partito della destra di FINI, il movimento Forza Italia di BERLUSCONI e la Lega di BOSSI. Quindi una "alleanza"  di centro-destra. Mentre i rimanenti Popolari emigreranno verso il centro-sinistra.

Se qualcuno aveva ancora dei dubbi, fin dal 1945, che dentro i cattolici si nascondesse un elettorato di destra e di sinistra ora con il maremoto in atto, dal mare dell'ambiguità sono emerse in superficie alla luce del sole queste due realtà.
(*) SAVERIO VERTONE, sul numero 46 del supplemento del Corriere della Sera del 19 novembre, a pag.46, scrive: "Berlusconi è un cittadino come gli altri. Non so cosa ci sia di vero, se intende partecipare alla rissa politica. Se ha deciso davvero di  intervenire con una nuova forza politica in questo finale della prima Repubblica da manicomio  bisogna pensare che possono averlo spinto due motivazioni diverse:
1) una sua particolare valutazione politica delle esigenze del Paese;
2) preoccupazioni sul futuro della sua azienda....
Motivazioni perfettamente legittime. Non esistono leggi che  vietino agli industriali di presentarsi come candidati o di promuovere la formazione di raggruppamenti politici.  Si può dire invece che la renitenza degli industriali a occuparsi di politica e a promuovere la costituzione di uno Stato all'altezza di una società economicamente avanzata é stata una delle cause profonde dei nostri malanni.
Nel caso di Berlusconi, che è capo di una grande azienda dell'informazione, nascerebbe però un problema di correttezza professionale: sua e dei suoi dipendenti. L'Informazione   (anche con la I maiuscola) è raramente obiettiva. Ma un apparato informativo che dovesse propagandare la candidatura del suo proprietario non sarebbe né corretto né efficace. Immagino che Berlusconi lo sappia, e che, nel caso voglia scendere in lizza, sappia anche regolarsi in conseguenza"


Le previsioni di Vertone  diventano una realtà. Ma sono pochi a reagire. Ma qualcosa accade sulla poca obiettività nell'informazione a cui accennava Vertone. (Anche se lui stesso poi si schiererà con Berlusconi, lui stesso si avvantaggerà con quell'apparato  e proprio lui sarà eletto senatore di Forza Italia)

(**) Primo incidente. INDRO MONTANELLI  che scrive e dirige Il Giornale del gruppo Berlusconi.
C'è  un'insanabile frattura il 6 GENNAIO  prossimo, quando il direttore  del Tg4 EMILIO FEDE, dai teleschermi,  pubblicamente, destando scalpore, invita Montanelli a dimettersi, perché nel   giornale la sua  linea politica è in netto contrasto con quella del suo editore, e  non lascia  sufficiente spazio alle opinioni dello stesso Silvio Berlusconi. Interviene a stemprare gli animi personalmente il Cavaliere. Sembra ritornare la pace, ma cinque giorni dopo Montanelli annuncia le sue dimissioni per i profondi contrasti, che, afferma,   "sono insanabili".
L'11 GENNAIO  lascia Il Giornale, e al suo posto  subentra VITTORIO FELTRI (già all'Indipendente) mentre Montanelli dà vita a un nuovo giornale La Voce.

Altra polemica  il 7 Febbraio, quando lo stesso Fede su Rete 4 trasmette la lunga diretta sulla convention di Forza Italia. E' guerra aperta tra Pds e Fininvest sull'uso delle reti televisive. Il governo chiama in causa il Garante dell'Editoria. Purtroppo la regola che si segue é che chi possiede un canale televisivo privato lo usa e fa quello che vuole.

Vittorio Sgarbi anche lui se la prenderà con Montanelli; dai teleschermi lo bolla  "Fascista, vigliacco" (da   Approfondimento di Enzo Biagi, Pag. 78, Panorama, 23 dicembre 1994), poi scatena un putiferio a Domenica In  in una intervista monologo con polemici  e irriguardosi giudizi su vari  politici,  prima  Bossi, Di Pietro, D'Alema, Pivetti ecc. e finisce con  "Perizia psichiatrica anche per Scalfaro" (pag. 43, Panorama, 23 dicembre, 1994)

26 NOVEMBRE 1993

LA NUOVA DESTRA - NASCE ALLEANZA NAZIONALE

 

Sono passate poche ore dalla dichiarazione di Berlusconi a favore del MSI- che alcuni hanno già ribattezzato   "sdoganamento della destra in Italia" -  FINI il segretario del MSI   con grande tempestività  non si lascia scappare l'occasione. Ma molto più realisticamente possiamo immaginare che tale   iniziativa sia  già stata concordata con Berlusconi, visto che fra pochi giorni i due leader dichiareranno un'alleanza.
Il segretario del MSI convoca una conferenza stampa e presenta una nuova formazione politica della destra  moderata-conservatrice di ispirazione gollista, che sostituisce il MSI, ed é  ribattezzata  AN (Alleanza Nazionale).  
Dichiara apertamente che "il fascismo é morto nel 1945", ma che intende conservare il vecchio simbolo missino, la fiamma tricolore.
Fra l'altro il leader prende l'impegno (che manterrà) di recarsi in visita alle Fosse Ardeatine, per rendere onore ai martiri della barbarie naziste.
In questa operazione di maquillage, dentro il nuovo partito confluisce una parte della DC in sfascio, in aperto contrasto con il nuovo segretario MARTINAZZOLI  alle prese con grosse difficoltà e tante polemiche con gli  ex DC  nel ricostituire il partito cui ha dato il nome storico  Partito Popolare, rifacendosi a quello di Don Sturzo. 
Presto però per queste polemiche  e altri dissensi  insanabili che porteranno a una scissione il nuovo partito (CCD di Casini- Mastella), Martinazzoli  lascerà la carica e ritornerà a fare l'avvocato a Brescia (In seguito il Sindaco).

A FINI,  la  tempestività non gli é però sufficiente per vincere alle urne del 5 DICEMBRE  nel  ballottaggio con RUTELLI,  che riserva un'altra grande sorpresa.  Nella capitale e nelle  grandi città già citate sopra, domina solo la sinistra. A Roma con il 53,1%, a Venezia 55,4, a Trieste 53,0,  a Genova 59,2 a   Napoli 55,6, a Pescara 60,6.

Berlusconi ha dunque già espresso fin da queste elezioni il suo pensiero, e ora a fine anno e subito all'inizio del prossimo, il suo amo lo butterà   anche alla Lega di Bossi (anche se non ha una grande simpatia  nè per i leghisti  nè per il suo leader) per formare una grande alleanza in grado di contrastare la sinistra.
E' una difficile impresa quella di riunire e mettere d'accordo due forze politiche così diverse, perfino reciprocamente ostili, ma la " vera squadra" di Berlusconi deve ancora nascere, poi - si sarà detto il Cavaliere - si vedrà.
A fine anno 1993, nessuno è in grado di fare previsioni, indicare delle percentuali,  e non si sa ancora chi dei tre utilizzerà l'altro, o chi andrà poi a rompere le uova nel paniere a uno dei tre o peggio a fagocitarlo.  Ma fra pochi mesi lo sapremo; l'anno 1994 riserva novità, sorprese e grossi colpi di scena.

Che a fine anno ci sia molta incertezza nell'elettorato lo conferma un sondaggio, questa volta non di Berlusconi. Il 75 per cento dell'elettorato  alla domanda se ha già un'idea per chi voterà alle prossime elezioni politiche che si danno quasi per certe a Marzo, ha risposto che non ha ancora deciso, è molto confuso, attende gli ultimi sviluppi, e si giustifica dicendo che  non ha del resto delle indicazioni precise dagli stessi partiti che  una volta votava.
Dopo certe alleanze viste alle comunali nessuno ci capisce più nulla. Nemmeno chi di ideologie se ne intende e le ha solide, anche costoro  navigano nel buio; anzi proprio perché sono inossidabili,  sono sconcertati da certe incestuose alleanze che i dirigenti dei partiti vanno facendo.

Che una piccola parte della  DC potesse allearsi con la destra, questa era una ipotesi che si poteva benissimo prendere in considerazione, ma che poi metà DC emigrasse in  una alleanza  - se pure elettorale - con dentro  i comunisti, questo da molti  era ritenuta una vera e propria eresia. Dopo quasi mezzo secolo di feroce anticomunismo e con le minacce dai pulpiti con le   scomuniche  questa  inversione di marcia la gente normale mica poteva capirla. Sfuggiva a tutte le logiche.

Comunque dopo le amministrative, solo apparentemente sembra esserci in Italia in questo momento (secondo semestre '93)  un bipolarismo abbastanza definito.  Ma non é così. In ordine sparso, e senza ancora un punto di riferimento preciso, ci sono i "randagi", poi gli "orfani" democristiani,   i socialisti, i repubblicani, i  liberali e gli elettori dei tanti partiti minori locali, che prima brillavano di luce riflessa accanto ai  grandi  partiti  scomparsi, ora non sanno dove schierarsi, pur avendo alcuni un'unica (e collaudata) vocazione, quella di fare o azione di disturbo o essere solo dei  rappresentanti di categorie corporative, oppure di gruppi etnici, o.... semplicemente di campanilismo locale. Come quelle province che una congiuntura favorevole ha trasformato in pochi anni in isole felici economicamente, ma sono diventate  zone egoistiche,  con arroganti pretese, dimenticando in fretta i vecchi "curiali" padrini della "balena bianca"e  le loro "provvidenze" che questo benessere lo avevano fatto nascere e favorito a spese di altre regioni dimenticate o volutamente emarginate non certo con i vangeli in mano, anche se utilizzavano e ostentavano  nel loro scudo una "comoda" grande croce.

A contribuire a quei vecchi successi  fu molto marginale e quasi assente l'apporto ideologico, non essenziali le virtù evangeliche che aveva all'origine il partito detto "confessionale";  virtù e  valori vissuti  ma non certo interiorizzate da un elettorato, immediatamente pronto ora a salire sul carro del federalismo, del secessionismo, dell'antimeridionalismo, e in certe sacche anche su quello del razzismo, e solo  per difendere i propri interessi territoriali e il  guscio del  personale  tornaconto.

A parte quindi il cartello dei leghisti dove sembra esserci solo l'opportunismo locale, nel resto d'Italia, sia dentro le file degli  ex  elettori sia  in quelle degli ex  professionisti della politica, si ha la netta sensazione che una parte voglia  approdare in un  porto della sinistra data  sicura "vincente" (il trasformismo impera),  mentre l'altra   parte  più disunita e confusa della prima  sembra proprio destinata ad essere o assente o salire sulle  mille zattere di salvataggio che molti stanno lanciando creando una miriade di piccoli partiti destinati la maggior parte (col maggioritario) a far naufragio,  regalando così alla sinistra  se non proprio   una vittoria,  certo  una possibile   "non sconfitta".

L'elezione del sindaco a Roma é molto indicativa, tutti si sono resi  conto che nella prossima  battaglia, alle elezioni politiche,  sarà assente il Centro. I reduci dei partiti scomparsi hanno fatto (a Roma come in altre città) molte alleanze, apparentamenti e accordi, ma sono tutti nella confusione e allo sbando, con dirigenti vecchi e  nuovi in perenne ostilità, spesso   in contraddizioni,  e solo impegnati nelle scissioni per andare o da una parte o dall'altra: o a sinistra o a destra.
Potenzialmente questi  elettori delusi sono  (è del resto un istinto naturale) pronti ad approdare verso chi è capace con carisma,  con autorevolezza e una forte determinazione, di  riunirli  sotto un'unica bandiera.

Gli effettivi e i potenziali "protestanti" - di questa Repubblica che sta perdendo oltre che l'intera classe politica anche la reputazione -  non sono tutti disposti a convergere nell'irruenza bossiana, che ha programmi radicali, irrealizzabili e spesso bollati folcloristici;  anche se da un paio di anni proprio la  Lega è stata la sola forza politica veramente nuova espressa dal Paese  senza tanti mezzi propagandistici  a disposizione (Non un giornale non una Tv).
Del resto, definito  partito della "protesta",  quest'ultima  per essere  esercitata  non   ha certo bisogno né di un megafono né di uno sponsor, la protesta nasce spontanea e si fa sentire, soprattutto quando attorno c'è del gran  vuoto.
Bossi si è trovato in questo vuoto nelle condizioni ideali e nel  momento giusto, e ai "protestanti"   quest'uomo",  il Bossi,  fa comodo. E' molto significativo il fatto che nelle città -dove poi ai voti  la metà è risultata leghista-  se si fa un sondaggio sono pochi a dichiarare apertamente di essere leghisti. Una motivazione ci deve pur essere per questa ritrosia a rivelare le proprie tendenze.

Quello che forse manca dentro questo nuova espressione politica è un gruppo dirigente. Ci sono elementi  capaci di innescare con degli slogan questa  protesta per uscire dai vecchi schemi di potere consolidato con le vecchie combine del passato,  ma non sono capaci di coagulare il meglio  della cultura di una popolazione che il leader del Carroccio vorrebbe invece rappresentare, anzi Bossi risveglia e libera delle forze latenti che andranno poi   controcorrente alla sua linea. Le incomprensioni e le poche affinità tra Lega Nord e Lega Veneta sono macroscopiche viste dal Veneto,  ma si cerca a Milano di minimizzarle e a Venezia  per il momento a  nasconderle. 
Osservando il  Nord Est si ha l'impressione che ci si voglia ritagliare uno spazio proprio, utilizzando la Lega Nord, fino a quando si  sarà (senza esporsi) consolidata l'idea autonomista locale,  guidata da gente locale, con tutto il bagaglio delle tradizioni e della cultura locale fortemente radicata, atavica, oggi più di ieri per via di quel benessere  che ha raggiunto per la prima volta non solo una piccola parte  della popolazione (come ai tempi della Serenissima - qui mai dimenticata e oggetto di culto)  ma  tutto l'intero territorio veneto.

I vecchi leader, quelli ancora in circolazione, con varie giustificazioni e motivazioni fanno, nella propaganda elettorale,  dei veri e propri esercizi ginnici, dove predominanti ci sono tante capriole, i doppi e i tripli salti mortali, pur di ritagliarsi uno spazio politico nelle nuove formazioni e nei nuovi movimenti che nascono in ogni angolo del Paese (311 saranno i simboli alle elezioni politiche di marzo); alcuni con una ideologia ben precisa (nonostante tutto conservata ad oltranza, legata alle idee e non ai singoli uomini)  altri per confondere l'elettorato, e altri ancora solo per salvaguardare i propri interessi. Un monsignore a Vicenza, rivolto alle tante "sirene incantatrici", su un giornale fu  molto lapidario "....almeno abbiate il pudore di fare silenzio, e lasciateci piangere dalla vergogna in pace". Quanta amarezza deve aver provato!

Ma prima della fine dell'anno accadono altre fatti. E si verificano tra le date che abbiamo citate sopra. Hanno la loro importanza sullo scenario della politica che per il momento ha solo due schieramenti: destra e sinistra. Ed è quest'ultimo  quello che preoccupa Berlusconi. Non è ancora iniziato il massacro, ma uomo di mondo com'è lui, ha già  intuito che presto questo sfacelo inizierà, e purtroppo non ha scelta: o la padella o la brace.

Sul Corriere della Sera Enzo Biagi, scriverà  in seguito: "Quando decise di entrare in politica, Berlusconi mi chiamò e mi disse "Entro in politica", gli risposi che stava commettendo un errore. Correrà dei rischi. E lui "caro Biagi, se non entro in politica, mi fanno fallire".
"Io del resto - quando voleva tentare l'avventura alla Tv  commerciale- anche allora gli dissi che sbagliava. Sbagliai invece io, diventò Sua Emittenza. Ma é anche vero che un conto é gestire Mike e la Lorella, un altro gli italiani: é più complicato".

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18 novembre,1993, Sette, C.d.S.

Che  Berlusconi abbia intenzione  di buttarsi in politica per questo motivo, salvaguardare i propri ineteressi (non ispirandosi certo alla carboneria  Mazziniana)  é informato  anche l'ideologo della Lega GIANFRANCO MIGLIO, il 17 SETTEMBRE.
Lo ha chiamato in una cena a base di polenta e salcicce, e gli ha riferito la stessa  cosa che ha detto a Biagi,   per chiedergli un consiglio, anche se la Lega,  Berlusconi non l'ama proprio. -  Miglio lo frena:   "Cavaliere mi dia retta . Sarebbe un suicidio. I suoi nemici non aspettano altro. Butta alle ortiche la sua carriera. Inoltre per far politica a tempo pieno  perderebbe la popolarità che ha oggi.  Cavaliere mi dia retta. Se lei fondasse un partito dovrebbe abbandonare non solo le Tv e i giornali, ma anche il Milan".

Ad Approvare Miglio c'era anche CONFALONIERI amico fin dalla gioventù e ora braccio destro di Berlusconi; si è detto sempre contrario all'idea di un partito, come del resto molti altri dirigenti della Fininvest che leggeremo più avanti.
Ma Berlusconi insiste "Non posso però restare con le mani in mano mentre a Roma dei "tangheri" cercano di tagliarmi le gambe, togliermi le televisioni, e farmi fallire".
Insomma o la padella o la brace. Non ha alternative. Vi è costretto. Mazzini non c'entra proprio.

 

2 NOVEMBRE 1993
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2 NOVEMBRE '93 - Berlusconi non aveva torto ad avere dei timori e ad essere molto preoccupato.  Ha, come abbiamo letto,  annunciato le sue  intenzioni come agire e non ha nascosto  timori che gli accada  qualcosa di molto spiacevole.  E questo "spiacevole" gli piomba addosso  puntualmente,  ad orologeria.

Coincidenza (!)  vuole, che arriva una richiesta di arresto a GIANNI LETTA vicepresidente della Fininvest e ad ADRIANO GALLIANI presidente del RTI, il network di Berlusconi. Sono accusati di concorso in corruzione  nell'ambito delle inchieste sulle frequenze televisive. Avrebbero pagato tangenti al Ministero delle Poste per ottenere l'ambita concessione. L'arresto è stato richiesto a Roma dal PM MARIA  CORDOVA, respinto però dal GIP RAFFAELE DE LUCA COMANDINI. - Il PM Cordova, subito annuncia ricorso contro il provvedimento, i due li voleva   in carcere, e invece Comandini li ha messi in libertà.

2 NOVEMBRE '93 - (stesso giorno quindi e sempre a Roma).  Dopo essere stato emesso due giorni prima un ordine di cattura per  CARLO DE BENEDETTI dal GIP AUGUSTA IANNINI, con l'accusa all'imprenditore di concorso in corruzione ai  funzionari  (anche lui!) del Ministero delle Poste, il presidente dell'Olivetti si costituisce all'alba del 2 novembre a  Milano. E' tradotto a Regina Coeli a Roma, interrogato dallo stesso PM MARIA  CORDOVA (al piano di sopra, già impegnata, e ostinata col ricorso a far arrestare Letta e Galliani) e dal GIP Augusta  Iannini, il magistrato che ha spiccato per il   manager d'Ivrea il mandato di cattura.-  De Benedetti in carcere alle due signore magistrato, riconferma quanto detto al PM DI PIETRO a Milano: cioè che é stato costretto a pagare tangenti ai politici e alle Poste per continuare  a fare il lavoro di imprenditore. La notte stessa De Benedetti viene scarcerato e  gli vengono  concessi gli arresti domiciliari.

Per una strana coincidenza sulla rivista SETTE del Corriere della Sera del 18 NOVEMBRE c'è un servizio proprio sul Gip  Augusta Iannini moglie del giornalista  molto conosciuto dal pubblico televisivo, Bruno Vespa. Scrive  nel servizio  Maria Letella  dal titolo  "L'altra metà di Vespa", " "Iannini, una signora poco nota. Fino a ieri, fino a quando sul tavolo del GIP Augusta Iannini sono arrivati il caso Ciarrapico prima e l'inchiesta su CARLO DE BENEDETTI subito dopo, insieme  con quella  sulla FININVEST, prontamente ceduta dal magistrato Iannini ad altro collega (non si fa il nome ma si intuisce che è Raffaele De Luca Comandini (citato sopra che si opporrà all'arresto di De Benedetti chiesto dal GIP Maria Cordova, ndr. )  perché, oltre a Galliani, coinvolgeva anche un antico e carissimo  amico della famiglia Vespa, un altro abruzzese di successo, Gianni Letta, vicepresidente della Fininvest" .
E  sulla didascalia di una foto "A casa Vespa non capita quasi mai di incrociare   magistrati e giornalisti, ma fa eccezione Gianni Letta delle Fininvest e l'amico Del Noce".
Infine sempre nell'articolo sopratitolato "Il Caso",   la giornalista Latella scrive ancora  "Augusta Iannini é giudice  in un'inchiesta importante, è moglie di un giornalista noto, lavora in tandem con un'altra donna, MARIA CORDOVA" . Che è poi il  PM che ha chiesto l'arresto di Letta vice presidente della Fininvest e di Galliani presidente della RTI sempre della Fininvest di Berlusconi, ed é anche la stessa signora magistrato che poi ha interrogato con la Iannini a Regina Coeli, De Benedetti, che poi è stato scarcerato".

La coincidenza è singolare. I due imprenditori, i due maggiori rappresentanti e anche rivali  nella potente "fabbrica" catena dell'informazione, oltre che essere rivali politicamente, nello stesso giorno hanno questa disavventura, che però si conclude nel modo migliore, senza ulteriori traumi, quasi nella stessa sede,  e altra coincidenza   nel "tandem" Iannini-Cordova.

(tutte le notizie  riportate sono documentate su riviste e giornali dell'epoca sopra citati).


N. 2 Il Mondo
, del 10 gennaio '94.

Il governo deve ancora dimettersi. (lo farà il 13). Il settimanale pubblica il sondaggio di fine anno 1993. Il giudizio più positivo su organismi pubblici e privati, premia i magistrati del pool di Mani Pulite con il 59,4% dei consensi, al secondo posto col 15,1% c'é Berlusconi, seguono altri molto distanziati (la presidenza del consiglio, solo il 4%).
Nel  giudizio negativo, il pool di Mani Pulite ha quasi il consenso generale, prende solo il 4,0% di negatività.

Il messaggio dal Pool di Mani Pulite sulla rivista sembra molto chiaro. Le indagini devono continuare. Per chi conosce illeciti ancora occulti può condizionare la vita politica ed economica del Paese. Con i ricatti.
"Non basterà sostituire solo i 600 parlamentari,  chiudere Tangentopoli e poi rifare l'Italia. C'è il tessuto dei funzionari, manager, intermediatori, burocrati che hanno fatto parte del sistema.  Bisognerà fare tante cose, non solo i processi e non solo le elezioni. Non saremo certo noi giudici a risanare tutta la storia della finanza italiana degli ultimi decenni" Lo affermava il Sostituto procuratore FRANCESCO GRECO.

11 DICEMBRE 1993
BOSSI  apre il congresso della Lega ad Assago milanese, l'11 DICEMBRE,  e afferma  di voler aprire un dialogo con le forze di centro, ma rilancia  i suoi slogan federalisti, questa volta non più regionali, ma propone  la costituzione di tre repubbliche federali: la Padania, l'Etruria, e la Repubblica del Sud.  Sono solo degli slogan populisti.  I cambiamenti di rotta iniziano subito a gennaio anche se termineranno clamorosamente a  dicembre.

A GENNAIO '94,  il 24, BOSSI  fa un'intesa elettorale e un programma comune con  SEGNI che, guida il Patto per l'Italia ma   vuole aggregare nell'alleanza  anche i Popolari di Martinazzoli. Entrambi sono due gruppi politici  al cui interno   i discorsi di Bossi di spaccare la nazione non li vogliono nemmeno sentire nominare, e proprio per questo atteggiamento Bossi dopo 24 ore ha già mandato in fallimento l'intesa portata avanti con molta fatica da Maroni. 
A FEBBRAIO '94,  il 3, a Bologna, al congresso, altro colpo di scena dentro la Lega. Bossi annuncia l'alleanza con Forza Italia ma ribadisce (anche con frasi colorite e offensive) che non farà mai un alleanza con la destra "forcaiola e fascista" di Fini con la quale però Berlusconi avrebbe già raggiunto un'intesa.

A FEBBRAIO '94, il giorno 10, a Roma, riuscire nell'impresa che tutti credevano impossibile,  riunire nella stessa "alleanza"  due forze politiche così diverse come i  missini e i leghisti, ci prova e ci riesce invece Silvio Berlusconi, ma adotta due singolari   strategie come  forma e come sostanza.

 La prima,  è  autoritaria. E'  infatti solo lui a trattare con la Lega, senza chiedere il parere o informare gli altri   alleati, il CCD di Casini e Mastella, la Lista Pannella, e i Liberalsocialisti;  tanto è vero che si lamenteranno di essere stati emarginati nelle trattative e di non essere stati nemmeno interpellati. (ma zitti zitti si adegueranno poi tutti alla volontà del nuovo "Cesare").

La seconda,  é invece molto stravagante e del tutto impensabile: Berlusconi ha  spaccato  in due l'Italia. Nel Nord,  Forza Italia e la Lega di Bossi  si  presenteranno  con candidati comuni sotto lo stesso simbolo; mentre nel Sud, il partito di Berlusconi farà altrettanto ma alleato di Alleanza Nazionale di Fini. Insomma il Cavaliere pur di vincere al Nord e al Sud   mette il piede in due scarpe, di cui una non solo è spaiata con l'altra,  ma è anche stretta, e  non permette di andare  molto lontano.

Ma Bossi  improvvisamente (abile e furbo !?) contraddice il suo programma federalista e liberalista ed accetta la proposta di Berlusconi  entrando  in questa alleanza decisamente centralista (chiamata moderata, con una destra che lui non ha mai  considerato moderata,  legata al sud, quindi fortemente statalista e assistenzialista)  ma che  permetterà  a Bossi - con questa alleanza così anomala  e le elezioni maggioritarie - di arrivare a Roma con 130 eletti. 
Un abilità e una furbizia (alcuni dicono doppiezza) forse pensando di aver giocato Berlusconi, ma che però come vedremo nel corso del 1994, rischierà di essere lui giocato, quando si accorgerà non solo che deve fare compromessi con i due alleati  di cui uno - il MSI - ha  una  insofferenza viscerale,  ma che lentamente  rischia anche di essere emarginato, prigioniero, fagocitato dal carisma e dalla potenza dei media del suo alleato Berlusconi.  Insomma la "luna di miele" durerà poco più di una stagione.

Aveva ragione Cossiga quando avvertì subito "Attenzione, Berlusconi non ha vinto le elezioni e che, comunque, una maggioranza aritmetica non è una maggioranza politica".

Prima della fine dell'anno Bossi farà il "ribaltone". Bocca  lo definirà:  "La mossa della disperazione, la mossa per sfuggire in extremis a una progressiva sconfitta politica". - L'operazione di Bossi, quella di aver preso i voti con una alleanza  di centro-destra, e poi nella lite, schierarsi  con quella di centro-sinistra solo per far cadere il governo, provocherà non pochi dissidi dentro la Lega, sia a livello di parlamentari (che non credono a una maggioranza con il Pds), sia a livello di elettorato che non comprenderà la svolta a sinistra, visto che il 70 per cento dei leghisti è decisamente anticomunista.

Questa  svolta politica ad angolo retto di Bossi - la terza nell'arco dell'anno - avrà  la conseguenza di far perdere credibilità  nell'elettorato moderato leghista, e innescare (o meglio liberare)   forze autonomiste che prima o dopo sfuggiranno inevitabilmente al suo controllo (come nel Nord-Est che ha sì accettato ma che cova altre ambizioni).

Scriverà M. Pera su Panorama pochi giorni prima della crisi: "Mai si era visto dopo il golpe di Mussolini che i vinti alle elezioni delegittimassero tanto i vincitori".  Ma il KO. più micidiale a Berlusconi arriva non dall'opposizione, ma dall' alleato Bossi.
Il capo leghista ha vinto  con Berlusconi e Fini alle elezioni, ma a urne aperte, si é accorto  che i voti non sono suoi. Sorge quindi a Bossi il  problema: come si fa a mantenere 180 parlamentari col 5-6 per cento dei consensi rimasti al suo partito? Cerca allora di non essere schiacciato tra l'incudine di Forza Italia e il martello del proprio calo elettorale, e diventa sempre più litigioso e sciupa miseramente ogni idea buona che gli passi per la testa. Così è il federalismo, trattato un tanto al chilo. Così è per il liberismo: ha infatti annunciato ai suoi elettori di voler sfracellare lo stato assistenzialista e poi cosa fa? Si smentisce (compresi i suoi ministri) come nel caso delle pensioni.
Così per la legge elettorale:  prima firma il referendum per l'abolizione della proporzionale  e a  favore del turno unico, poi fa dietrofront. Tocca poi il fondo quando fa capire a dicembre che si può cambiare maggioranza in corso d'opera senza consultare gli elettori,  dimenticando il   vincolo morale  che  non sono liberi di fare scelte diverse  dagli accordi che hanno assunto  quando hanno chiesto il voto ai propri militanti (anche se la costituzione non lo proibisce (l' articolo 67 è tassativo "Ogni membro del Parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato", quindi nessun golpe, nessun tradimento. Il rapporto elettori-eletti é esplicitamente escluso dalla Costituzione")

A dargli una mano, o meglio a martellarsi le dita é lo stesso Berlusconi. Non risolve subito il conflitto d'interesse. Rovescia la sua agenda politica cominciando dall'informazione (quella che gli sta più a cuore e che gli sarà fatale (*)  anziché dall'economia. Partorisce l'aborto del decreto Biondi sulla giustizia. Reagisce fuori dalle righe alla magistratura.  Infine alla Finanziaria si fa spaventare dai sindacati, si fa mettere di mezzo dagli industriali e consente a Bossi di annacquare tutto. 
E il voto del 27 marzo? Mastella non ha dubbi: "Un grande imbroglio. Un imbroglio nei confronti degli elettori e alle spalle del Paese".

(*) Infatti, il ribaltone parte proprio dalla pretesa di volere Berlusconi  il controllo di una commissione speciale su tutta la Tv, da affidare a Vittorio Sgarbi, presidente della commissione Cultura.  E' il 14 dicembre 1994, IRENE PIVETTI  (Presidente della Camera) ha messo ai voti la mozione,  e la maggioranza si è spaccata. An e Fi  in minoranza, Lega, Ppi e Pds in maggioranza.  E' il primo schiaffo, il primo "tradimento" della Lega,   quella che iniziano  a chiamare gli ex alleati  la "maggioranza di giuda". Anche se dietro questo voto c'era un progetto preciso e più ambizioso, che narreremo nel prossimo capitolo: "I SEI MESI DI GOVERNO".

 

16 DICEMBRE 1993

L'11 FEBBRAIO,  BETTINO CRAXI aveva lasciato la segreteria del PSI a GIORGIO BENVENUTO, poi dissidenze interne avevano portato OTTAVIANO DEL TURCO a sostituirlo il 28 MAGGIO.
Ma in questo 16 DICEMBRE  (quando Berlusconi è ormai pronto col suo nuovo partito)   all'Assemblea nazionale assistiamo al duello tra BETTINO CRAXI che vuol riprendere il timone del "suo" partito e lo stesso Dal Turco che non lo vuole invece mollare. - Rammentiamo che  il 30 aprile, la Camera  fra tante polemiche e proteste in tutta Italia,  ha assolto Craxi, respingendo l'autorizzazione a procedere,  bloccando  6 inchieste iniziate da Di Pietro, e garantendo così  l'impunità al capo del Garofano, che ora vorrebbe ritornare in sella per fare un'alleanza con il vecchio amico Berlusconi )
Il nuovo segretario Dal Turco, dopo la vicenda Tangentopoli e i vari "incidenti" a Craxi,   vuole spostare la sua linea politica a sinistra, mentre Craxi com'è comprensibile,  vuole rimpossessarsi del partito e muovere verso  il nuovo centro-destra che sta concependo Berlusconi.
A decidere sono chiamati i delegati convenuti all'Assemblea dei socialisti, che riservano un colpo di scena: 156 voti sono a favore di Del Turco contro i 116 di Craxi. Risultato: il  Partito Socialista si spacca in due. Quello di Dal Turco cambia perfino nome e simbolo e lo troveremo il 1° febbraio a Roma a fare l'intesa elettorale con le forze progressiste. Mentre parte dei  dissidenti convergeranno   nelle file di Forza Italia, mentre altri - i più compromessi - spariranno dalla circolazione in attesa dei processi.

FINE  DICEMBRE 1993

A fine anno la caduta del governo CIAMPI è già data per scontata  per i primi giorni di gennaio (avverrà in realtà il 13 gennaio), il che significa scioglimento delle Camere e l'avvio della procedura per le nuove elezioni che si danno per certe,  fissate in  Marzo o in Aprile. (avverranno in realtà   il 27-28 marzo).
Berlusconi deve ancora annunciare la sua "discesa in campo", ma tutto è già pronto per buttarsi nella mischia.

Il successo di Berlusconi alle prossime   elezioni, ma solo in alcuni ambienti che nutrono molto ottimismo  è dato già per  scontato. La campagna elettorale sarà feroce.  I risultati comunque confermeranno le previsioni degli ottimisti del Cavaliere.  Poi avverrà la  formazione del suo governo. Vivrà sei mesi. Poi,   la fine dell' '"Avventura"; che molti, moltissimi, anche fra gli avversari, non credevano durasse così poco; meno di una delle tante telenovela delle saghe televisive nazionalpopolari.

Tutti, anche chi non lo affermava esplicitamente (anche se era avversario) ebbe l'impressione che l'Italia avrebbe avuto finalmente al vertice un grande manager, quindi efficienza; nelle idee, nella logistica, nell'operatività. "Quello, i lavativi che non lavorano li manda a casa subito con la regola del "due": su due piedi, in due secondi, con due parole".
L'impressione è che la grande efficienza  fino allora conosciuta, dell'uomo imprenditore di successo, si potesse  trasferire  nella buona conduzione politica del Paese, intelligente, innovativa, moderna.

Insomma fu una delusione per molti! Anche se non sappiamo esattamente per quali veri motivi il Cavaliere Silvio Berlusconi dovette al termine dell'anno 1994 mettere fine al suo governo. Non sappiamo  perché non fu messo in condizione (alcuni affermeranno - impedito) di  formarne un altro. O come in questo circostanza, il perché non si ritornò immediatamente alle urne con nuove elezioni  (si dovranno attendere quelle del 1996). Forse la "regola del due" sopra accennata a molti parassiti faceva paura.


(Nel 1998 si riparlerà molto di questo periodo,  ma di chiarezza ne verrà fuori molto poca. Soprattutto su quell'avviso di garanzia  a Napoli, recapitato in una circostanza   molto delicata per l'immagine dell'Italia nel mondo. La figuraccia non la fece solo Berlusconi, ma   tutto il Paese, amici e nemici di Berlusconi).

Una cosa è certa, Berlusconi scese nell'arena con un carattere e delle intenzioni molto diverse, poi lo scontro molto duro lo ha trasformato. Con le armi della comunicazione che aveva a disposizione, preponderanti su quelle dei concorrenti,  ci si aspettava una battaglia di media, di immagini, mentre invece venne fuori una battaglia ideologica come non si era più vista dai tempi del 1948. 
La leggeremo Più avanti

10 GENNAIO 1994

Forte accelerazione nei preparativi ad Arcore e nei tanti uffici della Fininvest in giro per l'Italia. Sta per scattare l'ora X.  Il governo Ciampi sta per dare le dimissioni. La soluzione per un nuovo governo appare difficile. Le Elezioni sono alle porte. Dunque, "si rompono gli   indugi"  tutti in prima linea; sta per suonare la tromba della carica.

Lo abbiamo già letto, non é una decisione presa per  passione politica, se Berlusconi ora non "scende in campo" e alle elezioni vince il centrosinistra, Berlusconi rischia di fallire. Le banche con le nomine "rosse" potrebbero chiedere subito - anche in 24 ore- il rientro dei 3.800 miliardi,  Che non ci sono, quindi il fallimento.

Berlusconi vuol far credere agli italiani che vuole evitare che i "cosacchi rossi" arrivino a pascolare in piazza San Pietro, ma in effetti quello che teme è che i futuri direttori "rossi" delle banche vadano a mettere le tende nel parco di Arcore, perché del tifo per Berlusconi politico (o di chiunque altro) gli istituti di credito non sanno cosa farsene: Le banche non hanno un volto, hanno i Consigli di amministrazione, e questi guardano solo i conti e non le facce di chi è simpatico o meno.
Potrebbero, gli "gnomi" della finanza, nei Consigli di amministrazione, già subito, dopo il "cambio della guardia" (che  si teme tutta vestita di rosso) chiedere al cavaliere di "rientrare" dai debiti che sono tanti. A paventare questa eventualità è una rivista della Rizzoli del 10 gennaio, che riporta due servizi  interessanti.

MEDIOBANCA ha fatto già i conti in tasca a Berlusconi e  il resoconto ce lo presenta IL MONDO

I dividendi? Alle banche"
""I punti di vista restano diversi. Per MEDIOBANCA  l'esposizione finanziaria netta della Fininvest nel 1992 era di 3428 miliardi. Per la casa del biscione la cifra giusta era di 3.333 miliardi. Ma anche rispettando la classificazione degli uomini di Alfredo Messina, direttore finanziario del gruppo, l'indebitamento netto cresce a un ritmo rilevante.
Dai 3.333 miliardi si è passati secondo quanto risulta al "Mondo" a 3.800 miliardi a fine 1993.
Quasi 500 miliardi in più. Che fanno salire nonostante il raffreddamento dei tassi, gli oneri finanziari a 400 miliardi, un vero salasso. Per Berlusconi é il conto più amaro da pagare. Si tratta di una specie di super dividendo, da versare non nelle casseforti di famiglia ma in quello delle banche creditrici"
. (Da Il Mondo, 10/17 Gennaio, 1994).

Nello staff per la "scesa in campo" sono molti a gioire - scrive Ettore Tamos, sempre sul Il Mondo citato sopra, pag. 124, "C'è chi lo fa per piaggeria. E chi per non rovinare la festa. Ma anche se si uniscono al coro degli evviva che rimbalzano dalla villa di Arcore al quartiere generale di Forza Italia, a Milano, molti fedelissimi di Silvio Berlusconi voterebbero no. No all'impegno politico di sua emittenza. ...Più che un consiglio di buon senso sembra un grido di allarme. Che rende bene l'idea di come il vertice manageriale del gruppo Fininvest, nella holding e nelle aziende operative, sta vivendo la vigilia del tanto atteso annuncio. Con la preoccupante prospettiva di gestire un conglomerato di 12 mila miliardi senza il carisma del leader. Lo sapeva bene Fedele Confalonieri, vicepresidente della Fininvest, quando mostrava segnali di evidente insofferenza ai progetti di Berlusconi in politica. E lo sa bene Franco Tatò chiamato a gestire la ristrutturazione del gruppo in un momento così delicato. Con problemi organizzativi e di politica aziendale che si sommano con la definizione dei bilanci del 1993, un esercizio pesante che impone rapide decisioni di ristrutturazione e rilancio. Con o senza il Cavaliere.
Vengono messi nel preventivo dei fattori negativi anche quelli che qualcuno chiama eufemisticamente effetti collaterali di natura diversa: attacco dagli schieramenti politici contrari a Berlusconi; caduta dell'alone di simpatia intorno ai prodotti del gruppo, dai giornali alla tv, fino ai centri commerciali; provvedimenti legislativi penalizzanti; minore interesse dei partner internazionali; pressioni delle banche creditrici allarmate!"
.

Timori non vaghi. Il primo luglio, a elezioni avvenute e con al governo già Berlusconi, una serie di attentati colpiscono i supermercati della Standa del gruppo Fininvest a Roma, Milano, Brescia, Trento, Modena e Firenze. Mentre la Consulta e la Corte Costituzionale inizia a vagliare, e prende tempo, per il "taglio" alle Tv private.
Inoltre cosa non  messa in conto potrebbe cadere nel mirino di alcuni magistrati contrari alla sua politica. Nessuno meglio di lui dovrebbe sapere che l'informazione vera o falsa, se strumentalizzata, o fatta esplodere ad orologeria, distrugge uomini e imperi.

(vedremo infatti, lo scalpore suscitato il 22 novembre dal Corriere della Sera, (anche questo nel pianeta Rizzoli) che pubblicò in anteprima il famoso avviso di garanzia a Berlusconi, proprio mentre lo stesso si trovava a Napoli a presiedere come Presidente del Consiglio, la conferenza ONU, contro (ironia del destino) la criminalità organizzata. Il massimo che gli poteva capitare. Insomma i rischi ci sono per questa discesa in campo, ma ci sono anche se accantona l'idea come tanti gli suggeriscono. O la padella o la brace, non esistono alternative. E restare a guardare non rientra certo nel suo carattere.  Umanamente perfino da ammirare per il coraggio di aver scelto la strada più difficile. Forse.

13-16 GENNAIO 1994
Com'era da più parti previsto, CARLO AZEGLIO CIAMPI presidente del Consiglio rimette il suo mandato nelle mani del capo dello Stato. Il giorno dopo, il Presidente della Repubblica SCALFARO avvia la procedura di scioglimento delle Camere. 
Per eleggere il nuovo Parlamento e annunciata la chiamata alle urne con le elezioni fissate per il 27-28 marzo.

19 GENNAIO 1994 - "L'ultimatum"
Berlusconi in una conferenza stampa convocata ad Arcore lancia un invito alle forze politiche a trovare un accordo. Non è un   semplice invito ma un vero e proprio "ultimatum".  "Vi concedo il tempo fino al 23 sera, poi prenderò la decisione  di scendere in campo personalmente alla testa del mio movimento che si chiamerà  FORZA ITALIA"

L'intenzione di scendere in campo c'è già, l'ultimatum è solo una abile formula per impressionare, mentre la tempestività nell'intervenire ("in soccorso del Paese, non spiegando se il "paese" era l'Italia  o quello di Arcore" -scriverà,  Enzo Biagi ) conferma che Berlusconi ha tutto pronto per l'ora X.
La sua sollecitazione alle forze politiche è abbastanza singolare,  suona come un ricatto ed inoltre  la forma é tipicamente  cesarista. Mai nessun governo aveva trovato la soluzione  a una crisi in tre giorni, né mai sono stati lanciati degli "ultimatum" per costituire un governo. Salvo quello di Mussolini nel '22 parlando a Napoli pochi giorni prima della Marcia su Roma.
Berlusconi non ha proprio detto "altrimenti ce lo prenderemo" ma velatamente lo ha fatto capire dal suo tono e nell'aver usato il termine "ultimatum". Insomma a Roma dovevano "tremare"! Stava muovendosi lui!

22 GENNAIO 1994 (la sera dopo scadrà l'Ultimatum di Berlusconi)
48 ore dopo l'ultimatum  GIANFRANCO FINI tiene a battesimo la nascita di ALLEANZA NAZIONALE, la nuova formazione politica annunciata il 26 novembre scorso. Contemporaneamente, afferma,  che i possibili  interlocutori nel neonato schieramento sono la Lega di Bossi, il CCD  di Casini e Mastella, e (guarda caso a 24 ore dalla scadenza dell'Ultimatum) il movimento di Forza Italia di Silvio Berlusconi.

26 GENNAIO 1994
Con un messaggio televisivo registrato, inviato   "alla Nazione", su tutte le reti, SILVIO BERLUSCONI  "scende in campo" e annuncia ufficialmente di candidarsi per le prossime elezioni, dichiarando di volersi impegnare a costituire il POLO DELLA LIBERTÀ' alternativo allo schieramento delle sinistre.
Nella "discesa in campo" manca dalla coreografia solo il "cavallo bianco"! Ma l'allarmismo che suscita in alcuni ambienti,  il colore  é ben diverso, infatti quello che sta scendendo in campo viene  già nominato il  "Cavaliere Nero".
Non si é ancora insediato, ed é stato già dipinto come "fascista", "dittatore", "peronista";  il suo partito una "lobby", un "partito azienda", un "partito di plastica" ecc ecc.. Non gli risparmiano nulla i nemici.

Non sono estranee in questa discesa in campo le pressioni che vengono dalla Sicilia, dove,  con le disavventure di Andreotti appena iniziate, hanno creato un vuoto nei referenti politici romani.
Ma questo fa parte di un altro discorso che affronteremo più avanti, guardando i fatti da un'altra angolazione, visto che la percentuale dei voti della Dc siciliana, il 43 per cento, passano improvvisamente al centro-destra di Berlusconi.
Ritorneranno così alla ribalta in questa circostanza molti nomi famosi che appartengono al passato.

28 FEBBRAIO 1994
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(Corriere d.S. 28.2.'94)
Abbiamo iniziato con questo titolo e terminiamo con lo stesso.
Vale la pena, per definire il clima che si sta scatenando; anticipare questa campagna elettorale. Dove Berlusconi  é appena "sceso in campo"; le elezioni si devono ancora fare; l'esito non si conosce ancora; e i maghi della comunicazione non hanno la palla di vetro.
Ma già a fine febbraio il successo di Berlusconi  è quasi sicuro per tanti motivi.

Nel servizio che curò PAOLO MARTINI sul Corriere della Sera del 28.2.'94, alcuni fra i più bravi sociologi,  nell'analizzare  le elezioni del '92 con propri interventi, o citando lo stesso Martini  alcuni  libri appena stampati a inizio gennaio, questi  esperti tiravano le somme per il futuro prossimo. Ed erano due gli scenari più considerati  nella campagna elettorale. "Trionferà la personalizzazione" rispetto alla "propaganda ideologica".
Visto che tipo di personaggio scendeva in campo, quasi tutti in coro dissero "Prenderà il sopravvento sulla political logic, la media logic. Insomma che la Tv batteva la lottizzazione. Che le  immagini ci avrebbero fatto dimenticare i discorsi passionali che si facevano nel '45, nel '48 e ancora negli anni Cinquanta e sin verso la fine degli anni Sessanta. I grandi dibattiti, i grandi scontri di idee di Togliatti, di De Gasperi, di Nenni, Amendola,  le rabbie sacrosante di Almirante o quelle ancora piu "sante" che venivano dal "microfono di Dio" del gesuita Riccardo Lombardi che guidava con i toni di una crociata la lotta contro i "senza Dio", gli atei comunisti.
Fatto dimenticare anche quelle noiose "tribune politiche" con Ugo Zatterin che moderava (e toglieva il microfono) appena uno alzava la voce. Ci si aspettava campagne elettorali all'americana, tutta impostata sullo "spettacolo" , sui lustrini e le belle donne in primo piano nelle convention.

Interventi, opinioni, servizi sui giornali e riviste erano ancora fresche di stampa, i libri ancora in bozza ed ecco che sulla scena ripiomba  la propaganda politica caratterizzata al massimo dallo scontro fra chi urla ai comunisti che fanno ancora paura perche mangiano i bambini e chi strilla al Cavaliere Nero. La campagna elettorale insomma ripiomba al 1948, e si svolge all'insegna della più dura ideologizzazione. I sociologi aveva parlato di media logic, ma di questa non se ne vede l'ombra, sulla scena un gatto nero e un gatto rosso ad azzuffarsi.

I sociologi si difendono: Berlusconi era assolutamente imprevedibile - confessa Giampietro Mazzoleni  che da anni studia l'incrocio fra mass media e la politica.- I mass media stavano prendendosi molto spazio rispetto alla politica, e il peso dei partiti sul sistema della comunicazione andava diminuendo. Ma con Berlusconi sono saltate tutte le logiche.  La logica dei media e andata in corto circuito. Così - concludeva Mazzoleni - fra i mass media e la politica, siamo ora quasi all'incesto".

Quindi con Berlusconi salta tutto? Vince perché ha in mano buona parte dei media? Questa è la conclusione della logica attuale   riveduta e corretta in fretta.  Ma non è affatto così. Sorge un grosso problema. - (lo abbiamo ricordato siamo al 28 febbraio - la campagna è in pieno svolgimento)  Alcuni ipotizzano che ad aiutare veramente Forza Italia ci stiano pensando gli altri media, quelli non berlusconiani, con certi eccessi di demonizzazione dell'avversario. Per effetto psicologico naturale, apparire come vittima può favorire Berlusconi. Negli Stati Uniti sono stati documentati casi in cui la demonizzazione di un politico da parte dei media e degli opionion leader, ha fatto scattare nella massa il bisogno di proteggerlo. Lo chiamano effetto underdog.

E chi meglio di Berlusconi poteva conoscere questo effetto. Da tranquillo anche se dinamico imprenditore si trasforma  - nel duro scontro propagandistico che si è scatenato - in un grande attore. Alla  strategia il Cavaliere applica l'arte . Ai primi attacchi si pone come difensore della libertà, e adotta una strategia non più in uso ma utile: attaccare gli avversari "trasformandosi" in uno sfegatato anticomunista. Rivanga il passato che   metà italiani hanno già dimenticato e l'altra metà non ha nemmeno conosciuto,  ma lui  lo riporta in superficie in un modo tale da prendere tutta la scena dei dibattiti. Quasi terrorizza come facevano i democristiani di Pio XII, di Gedda e di Lomardo nel 48.

Forse non si rende conto che lui - che ha quasi sessant'anni - appartiene al residuo di una generazione che sta scomparendo. Dai suoi natali, dal 1936, sono nati nel frattempo 48.450.000 cittadini su 57 milioni viventi,   cioè  l'85 per cento della popolazione  non ha conosciuto nè il fascismo nè il comunismo. Quindi discorsi vecchi e improponibili. Eppure!

Forse all'inizio Berlusconi  non aveva neppure pensato di percorrere questa strada,  perché in Italia -  e lo sapeva bene - in questo momento non solo non c'era più il comunismo (il Muro è caduto da quattro anni)  - ma era stata ammanettata quasi tutta la vecchia partitocrazia. I comunisti un po' meno, ma anche loro erano dentro al centro di quella  bufera che stava allontanando l'intero elettorato, deluso, in pieno rigetto della politica.
A ragione, visto che non era mai accaduto nella storia d'Italia che una intera classe politica sfilasse dietro le sbarre, e di quelli  ancora fuori si mormorava "Non ancora, ma domani mattina chi mettono dentro?". E si narra che molti politici (di ogni colore) non dormivano nemmeno più a casa per il terrore di sentire in piena notte il campanello suonare e il  cellulare di san Vittore aspettare sul portone.

I cittadini  in questo periodo (lo abbiamo visto,  il 75% degli italiani non ha ancora le idee chiare per chi voterà (cosa anche questa mai accaduta) sembrano - ma lo sono effettivamente - disorientati.
Più nessuno osa - anche in cuor suo, prima che con gli altri perché rischiano di fare delle figuracce il mattino dopo con il primo arresto - avere  delle certezze,  a mettersi a predicare stantie ideologie o a fare dell'estremismo dialettico, é dunque solo una grande marea di moderatisti.
In questa particolare condizione psicologica (lo sappiamo tutti) non c'è la disposizione ad assumere atteggiamenti barricadieri. E neppure si sente la necessità di affiancarsi a chi vuole demonizzare un avversario. ( e se poi vince? ).
Quello poi in causa, di cui stiamo parlando, Berlusconi, meno ancora:  fino a pochi giorni prima perfino i bambini  ne erano soggiogati, mentre i padri se volevano identificarsi in un uomo di successo a lui dovevano guardare; i giovani diplomati quasi tutti alla domanda in quale azienda vorresti lavorare rispondevano "a quella di Berlusconi".
Quindi non aveva colpe gravi, non aveva un passato criminale da potergli  tirar fuori, non aveva fatto parte di bande armate, né aveva conti in sospeso con una classe operaia sfruttata. Aveva soldi, aveva aziende, una forte squadra di calcio con tanti tifosi, forse qualche intrallazzo (che nessuno, anche chi ha una piccola azienda, ne é privo) in una società con tanto liberismo disinvolto, forse con qualche eccesso, ma come altri arrampicatori, anche lui sempre esposto al bersaglio dell' invidia.

POi c'era il rovescio della medaglia. Se scende in campo uno simile con tante carte in regola e- sempre abituato a vincere, é un pericolo. Non  per i cittadini, ma per tutta quella categoria di persone che con la politica ci vive, direttamente e indirettamente, sia quelli che vi operano in prima persona e quelli che in molte attività  prosperano solo perché ci sono i primi a permetterglielo.

Insomma per tutte queste circostanze a suo favore, e i pochi appigli degli avversari per demolirlo, l'unico modo - anche se sembrava paradossale - era di attaccarlo sul piano ideologico, ritornare  alla vecchia political logic, demonizzazione dell'avversario. E i contendenti non si risparmiarono di  certo.

In prima fila la bandiera del giornale-partito di  Carlo De Benedetti: L'Espresso, seguito da La Repubblica.

Per gli eccessi di demonizzazione, gli opinion leader delle due testate, non prendono minimamente in considerazione quello che abbiamo ricordato sopra: l'effetto underdog.  Cioè l'effetto opposto di quello che si vuole ottenere; quando scatta nella massa il bisogno di proteggere  dai media  il politico demonizzato.

I più informati giurano - scriverà poi Paolo Martini sul Corriere del prossimo 28 FEBBRAIO 1994 in piena campagna denigratoria - che persino Leopoldo Pirelli abbia trovato modo di far riflettere l'Editore De Benedetti sulla delicata questione. Persino Carlo Caracciolo si è interrogato sul problema degli effetti della campagna anti-Berlusconi  condotta da Scalfari e Rinaldi, su L'Espresso e La Repubblica. Si corre il rischio - dissero ma senza essere ascoltati - di paradossalmente aiutare l'avversario.

Ci sarà anche un grande dibattito sulla questione. Il numero di King uscito il 1° marzo '94, porta un inequivocabile titolo in copertina "Calma, Italia", e dentro,  l'intero numero è tutto ma proprio tutto  contro Berlusconi.
Mentre su Micromega di Lucio Caracciolo sempre del 1° marzo '94, in un identico dibattito, interviene  dalla Francia dove lavora alla Tv pubblica, Carlo Freccero   con una singolare interpretazione a proposito della demonizzazione, che ne è sicuro, questa  aiuterà  Berlusconi a vincere.  "E' questa una specie di guerra del Golfo al rovescio. A Baghdad l'attacco non ha avuto luogo perché i media non hanno potuto rappresentarlo, al contrario Berlusconi è già presidente del Consiglio perché si è rappresentato da solo come tale".
Può farlo solo con le sue Tv? Forse, ma non è decisivo. A farlo diventare protagonista ci hanno pensato gli avversari  nel modo peggiore: questo è decisivo, ed è quello che gli permetterà di vincere.
Vince, ma il percorso non è facile. Di attacchi inizia a riceverne da ogni parte. I primi: "Quelli portati dalle opposizioni che include la maggior parte della classe dirigente, da quella imprenditoriale a quella intellettuale" (l'analisi é di Marcello Pera, su Panorama  del 30 dicembre '94) e da parte della Chiesa che non è affatto tutta schierata con il Cavaliere, infatti ci sono alti prelati  contrari, alcuni molto critici, mentre altri esprimono riserve.
L'Osservatore Romano riporta una frase del Papa "Il Santo Padre non conduce una lobby ideologica politica";
Il Cardinale Giordano da Napoli é invece critico verso il Berlusconi  politico-imprenditore "Governare non significa comandare"; 
La Curia ambrosiana del Cardinale Martini ha  impietosamente bollata la  Finanziaria del governo del Cavaliere  "iniqua,  ingiusta e priva  di solidarietà"
A Ivrea l'arcivescovo Bettazzi  manda a dire che "La Chiesa non sta con i vincitori"
A Foggia l'arcivescovo Casale ha tagliato corto "Su questo centro destra sento odore di credere, obbedire, combattere";
Padre Sorge   da Palermo "esprimo tanta fiducia  in Martinazzoli e Prodi" e la rivista delle suore Consacrazione e servizio, scrive "L'arrivo della rampante squadra berlusconiana ha deluso gli italiani".
Ci sono anche quelli che appoggiano il Cavaliere, ma fra i  più potenti ci sono   molte riserve. Come il presidente della Cei, cardinale Camillo Ruini,  che vede meglio  l'idea di Buttiglione, quella di recuperare i voti dei cattolici.   Far unire il suo Ppi, il Ccd di Casini, i Verdi, i Pattisti di Segni.  Insomma una bella alleanza (meglio se coalizione)  centrista a prevalenza cattolica senza An. Da non dimenticare che Ruini vanta buone amicizie oltre che nella destra anche nella sinistra cattolica.

Insomma una strada lastricata di difficoltà che solo un abilissimo politico può percorrere. In questa  strada appare evidente   non sono morte le strutture e le fittissime reti di potere della prima Repubblica,   la restaurazione delle vecchie solide strutture (sia cattoliche che di sinistra - due grandi apparati) sono sempre dietro l'angolo, quindi se si vuole rimanere a galla  si deve fare compromessi con il vecchio  moderatismo italiano,  troppo presto (é accaduto spesso) dato per morto, dimostrando così ancora una volta di non conoscere gli italiani.

Se Berlusconi dimostrerà di essere poco abile a percorrere questa difficile strada con i suoi "uomini azienda" (con la deformazione professionale del comando), Bossi non lo sarà per nulla con i suoi "uomini sempliciotti", lui seguiterà  sempre ad appoggiarsi al singolare "moderatismo  arrabbiato" dei suoi elettori,  dove  prende   voti  ma seguita a offrire  nulla in cambio.
Cavalca il localismo e poi dimentica la struttura nazionale della Chiesa, dimentica i ceti produttivi emergenti che guardano fuori, ai mercati fuori provincia, fuori regione, all'estero e  perfino alla multietnicità   come necessità per seguitare a produrre. (Solo la provincia di Vicenza già impiega nella produzione e nei servizi 35.000 extracomunitari!!!) 

Invece cosa ti farà Bossi a fine anno 1994? Vuole cambiare cavallo, anche se un pezzo di Lega lo frena.

13 Dicembre 1994 (e le ideologie?)
(( Il 13 Dicembre, 1994, in un clima natalizio Bossi preannuncia  l'agonia  del governo Berlusconi. All'una di notte annuncia. "Abbattiamo Berlusconi senza aspettare l'Epifania; già a Natale". Nervosismo fra i leghisti decisi a scongiurare un'alleanza con D'Alema. Una trentina sono i dissidenti alla Camera, una ventina al Senato. Musi lunghi, disorientati e alcuni polemici. Le motivazioni Bossi le spiega così:
"Berlusconi si é  alleato con noi in nome del liberismo, per far vincere la cultura federalista del Nord. E invece com'é finita?  Berlusconi si é schiacciato sul sudismo di An. Ha scelto lo statalismo, i riciclati, e noi lo mandiamo a casa".

Gli elettori leghisti non sono tanto d'accordo, il  58 per cento sono contrari, il 6% sono senza opinione, e solo il 36 per cento dicono sì. (Sondaggio pubblicato su Panorama il 30 dicembre 1994).
(un 36% è dunque di sinistra. Il 58% di destra)

Conclusione la "disperazione porta alle volte anche al "suicidio"."
(E' stato scritto. Ma forse dietro c'era un altro progetto, non completamente riuscito)

All'inizio Bossi aveva definito i due alleati "una porcilaia fascista"; poi aveva partecipato all'alleanza; infine dopo sei mesi ci ha ripensato e vuol cambiare alleati, progetti e andare su un'altra strada, dalla parte opposta. Mentre nessuno dei leghisti quando votò Bossi e i suoi parlamentari  pensò che potessero allearsi con i comunisti (Ma ne riparleremo in altre pagine))
Spentasi l'arrabbiatura, i suoi elettori ritorneranno chi subito e chi dopo un po' di tempo ad essere quelli che sono sempre stati: dei moderati e basta; sia a destra, sia a sinistra sia  al centro, dove  da un paio d'anni Bossi pescava voti.
I "golpe" "neri" o le Rivoluzioni "rosse" gli italiani non le hanno mai volute fare, tanto meno quelle leghiste; gli italiani non hanno la predisposizione. Si arrabbiano per un po' poi c'è sempre il riflusso.

"La politica non è una scienza esatta - affermava Bismarck - come molti s'immaginano, ma un'arte".
E Napoleone aggiungeva:  "In politica bisogna guarire i mali, non vendicarli".

La prima citazione sta bene a Berlusconi (marketing, sondaggi ecc.),  la seconda a Bossi.
La psicologia di massa alle volte (in un particolare periodo) fa l'improvvisa fortuna di un uomo, ma la stessa massa per uno di quegli eventi imprevedibili  spazza via lo stesso uomo in ventiquattrore. Come diceva Mussolini "basta un titolo su un giornale e ti ritrovi subito nella polvere".
Oggi con le implacabili TV ci vuole molto meno, solo poche ore. 

 

 

LA VITTORIA DI BERLUSCONI > > >

 

alcune frasi del nuovo
Personaggio

 

Io il successo me lo sono meritato, come Franco Baresi che si è fatto i suoi miliardi giocando da grande difensore. (La Stampa 07/04/1994)

Che cosa avete fatto nella vita? Io posso citare case, giornali, televisioni, insomma il secondo gruppo italiano. (La Repubblica 30/04/1994)

Ho fatto bene più di chiunque altro in tutti i settori in cui mi sono cimentato. (La Stampa 13/08/1994)

Fidatevi di me. Lasciatemi lavorare e vedrete che i risultati arriveranno. (L'Espresso 07/10/1994)

Se i giornalisti facessero l'esegesi di quello che dice il signor Berlusconi, vedrebbero che ha sempre ragione. (L'Espresso 11/11/1994)

Mi spiace, non voglio parlare di me in terza persona ma molto spesso mi viene comodo. Questo però non significa nessuna aumentata considerazione di me stesso, anche perché più alta di così non potrebbe essere. (La Repubblica 06/12/1994)

Se c'è qualcuno che mi ricorda la mitezza di Gandhi, quello è il signor Berlusconi. (La Stampa 24/12/1994)

La ripresa dell'Italia si chiama Silvio Berlusconi. (La Repubblica 04/02/1995)

In Italia c'è gente che parla come se non occupasse certi posti per grazia ricevuta. Ne vedo due o tre che sono lì soltanto perché siamo passati noi e abbiamo dato un bacino alla dea bendata. (Corriere della Sera 13/02/1995)

Io sono buono e bravo. ( Il Messaggero 11/05/1995)

Lo ammetto, la mattina quando mi guardo allo specchio ho un'alta considerazione di me. (Corriere della Sera 28/10/1995)

Se c'è una cosa pericolosa e che mi fa male è di vedermi assimilato a questi politici di professione che hanno alle spalle una carriera fatta di chiacchiere. ( La Repubblica 06/12/1995)

Io ritengo di essere geneticamente, istintivamente un innovatore. (La Repubblica 24/01/1997)

Ho riletto il mio intervento del 2 agosto '95 alla Camera. Beh, mi sono fatto i complimenti: un intervento mirabile. (La Repubblica 31/05/1998)


LA STORIA SIAMO NOI

Non mi è passato neanche per l'anticamera del cervello di paragonarlo [Prodi, N.d.R.] a Mussolini... Mussolini è stato un protagonista della storia, Prodi invece è una comparsa della cronaca.(La Repubblica 15/11/1996)

Non ho scelto io la politica, mi è stata imposta dalla storia. (M. Travaglio, Il Pollaio delle Libertà, p.98)

Il professor Spaventa, prima di competere con me, provi a vincere un paio di coppe dei campioni. (M. Travaglio, Il Pollaio delle Libertà, p. 101)

Il nazismo viene criticato perché gli oppositori li fece morire dentro i gulag. [Ovviamente erano i lager n.d.r.] (Congresso di Forza Italia 16/04/1998)


QUI LO DICO E QUI LO NEGO

Silvio Berlusconi si dichiara già ora prontissimo a fare non uno, ma due, tre, dieci passi indietro. (Il Messaggero 02/03/1995)

Si parla tanto di passi indietro. Qualcuno addirittura pensa che io possa fare un passo indietro. E invece bisogna fare due passi avanti. (Corriere della Sera 10/05/1995)

Nonostante atteggiamenti volutamente devastanti, il Bossi è un buon italiano: è diverso dai vecchi e nuovi marpioni della politica. E in questo me lo sento fratello. (Panorama 04/02/1994)

Bossi, quando parla, sembra un ubriaco al bar. (L'Espresso 26/08/1994)

Bossi è un uomo coriaceo, come sanno tutti, ma è sempre stato un realista: senza il suo realismo il Polo delle libertà non sarebbe mai nato. (Repubblica 05/11/1995)

Bossi, un disastro, una mente contorta e dissociata, un incidente della democrazia italiana, uno sfasciacarrozze con il quale non mi siederò mai più allo stesso tavolo. (Repubblica 20/01/1995)

L'opposizione non è nel mio Dna. (Repubblica 01/08/1996)

Più mi attaccano più sarà forte, determinata, inflessibile la mia opposizione. (Il Messaggero 29/09/1996)

Io non ho il know how dell'odio e del rancore. (Il Messaggero 24/03/1996)

Non è che non mi sia simpatico [Di Pietro n.d.r.]. Mi fa orrore. E' una cosa molto diversa da un sentimento come l'antipatia. (Porta a Porta 22/04/1998)

Qualunque sia l'esito della sentenza di giugno, non influenzerà il mio atteggiamento sulle riforme. (Porta a Porta 22/04/1998)

A questo punto o il governo invia subito un'ispezione al Pool di Milano, oppure si interromperà il dialogo con la maggioranza. (Corriere della Sera 09/05/1998)

Il Pool milanese continua la sua attività persecutoria, il suo accanimento giudiziario, condizionando la politica italiana a danno mio e di Forza Italia. Interferisce, inquina la politica e quindi la democrazia. (Repubblica 15/05/1998)

Dice [D'Alema n.d.r.] che sono fissato sulla giustizia, che ad ogni occasione tiro in ballo i magistrati? Beh, allora mente spudoratamente. (Repubblica 17/05/1998)

Un risultato positivo. Siamo stati noi del Polo a volere le riforme quando questa maggioranza non ne voleva sapere. (Conclusione dei lavori in Bicamerale, 04/11/1997)

Abbiamo deciso di bloccare la deriva verso un compromesso di basso livello. (Dibattito alla Camera sul testo approvato in Bicamerale, 27/05/1998)


IO, CIOE' DIO

Il papa è un uomo straordinario, ogni suo viaggio è come un gol. Ha la stessa idea vincente del mio Milan, che è poi l'idea di Dio, la vittoria del bene sul male. (La Repubblica 30/03/1994)

Nella mia vita ho già compiuto tre miracoli. Da costruttore, da sportivo, da editore... Adesso, tutti insieme, dobbiamo fare il nuovo miracolo italiano. (La Repubblica 31/03/1994)

Chi è scelto dalla gente è come unto dal Signore. (La Repubblica 27/11/1994)

In cielo io sono ben protetto. Ho cinque zie suore che pregano per me. (L'Espresso 17/02/1995)

Voi dovete diventare dei missionari, anzi degli apostoli, vi spiegherò il Vangelo di Forza Italia, il Vangelo secondo Silvio. (Il Messaggero 04/04/1995)

Io sono semplicemente un imprenditore che fa miracoli. (Corriere della Sera 06/10/1995)


L'APOCALISSE

Se la sinistra andrà al governo controllerà la carta stampata, la tv e l'economia attraverso i mezzi dei processi, delle prigioni e dell'esilio. (La Stampa 25/03/1994)

Il finale sarà un clima terribile, con un governo attuato con i processi, forse la galera e forse l'esilio. (La Stampa 30/04/1994)

Mi piovono addosso fucilate, critiche e cannonate. (La Repubblica 10/06/1994)

Quel che sta accadendo all'est può accadere anche nel nostro paese, c'è lo stesso pericolo. Io li vedo, in Parlamento. Alla mattina sono come noi, ben vestiti, ben rasati, pettinati. A mezzogiorno sono già un po' cambiati, alle cinque sono tornati a essere loro. (Il Messaggero 02/12/1995)


MAMMA, LI GIUDICI

Non sono giudici, sono avversari politici, nemici, competitors, quelli del pool soffrono di una malattia simile alla sindrome del Vietnam... Gente che si è abituata alla violenza e ora non riesce più a riadattarsi alla vita normale. (La Repubblica 07/10/1995)

Con tutti i delitti che rimangono impuniti, si mettono a cercare spasmodicamente non un ago dentro un pagliaio, ma un ago dentro una montagna di pagliai. (La Repubblica 16/10/1995)

Mi trovo imputato di corruzione, quando in realtà la mia azienda ha dovuto pagare perché costretta da un'associazione per delinquere. (Corriere della Sera 17/01/1996)

Anziché amministrare con imparzialità la giustizia, certi magistrati vogliono imporre i principi dello Stato etico cari alla sinistra. C'è l'emergenza corruzione? E allora via, in galera, dentro fino a quando il cittadino non confessa, magari diventando delatore. (Repubblica 17/05/1998)


VEDO, PREVEDO E STRAVEDO

Ho intenzione di governare a lungo. (l'Unità 03/08/1994)

Non mi dimetto e non mi dimetterò. (La Repubblica 23/11/1994)

Noi vinciamo e devo dire che anche Dini starà con noi. (La Repubblica 01/12/1995)

Noi siamo compatti, loro un'armata Brancaleone. La gente non voterà l'insalata russa del centro-sinistra. (Corriere della Sera 28/02/1996)

Il Pds porterà su di sé la responsabilità di aver fatto dell'Italia un paese disperato. Altro che Europa... Di questo passo si entra nella recessione e nella miseria. (La Repubblica 29/09/1996)

Se, come io sono certo, Prodi cade (e ricordate che non sbaglio mai le previsioni), e se non ci saranno nuove elezioni, si aprono nuovi capitoli. (Corriere della Sera 04/12/1996)

Poi su LIBERO ....

Ma poi anche con RENZI....


 

FINE

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