ANNO 1940

 

la voce

Dal balcone di palazzo Venezia

(richiede plug-in RealAudio® o RealPlayer®)

...Popolo italiano...corri alle armi ... >>>

(l'intero discorso su http://www.teche.rai.it )



MUSSOLINI PRIMA TENTENNA,
MA POI ROMPE GLI "indugi" ED ENTRA IN GUERRA

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""Combattenti di terra, di mare e dell'aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d'Italia, dell'impero e del regno d'Albania! Ascoltate!
Un'ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L'ora delle decisioni irrevocabili.
La dichiarazione di guerra è già stata consegnata (Grida altissime di "Guerra! Guerra!") agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia.
Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell'occidente che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l'esistenza medesima del popolo italiano.

Alcuni lustri della storia più recente si possono riassumere in queste frasi: promesse, minacce, ricatti e, alla fine, quale coronamento dell'edificio, l'ignobile assedio societario di cinquantadue stati.
La nostra coscienza è assolutamente tranquilla. Con voi il mondo intero è testimone che l'Italia del littorio ha fatto quanto umanamente possibile per evitare la tormenta che sconvolge l'Europa; ma tutto fu vano.
Bastava rivedere i trattati per adeguarli alle mutevoli esigenze della vita delle nazioni e non considerarli intangibili per l'eternità; bastava non iniziare la stolta politica delle garanzie, che si è palesata soprattutto micidiale per coloro che le hanno accettate; bastava non respingere la proposta che il Fuhrer fece il 6 ottobre dell'anno scorso, dopo la finita campagna di Polonia.
Oramai tutto ciò appartiene al passato. Se poi oggi siamo decisi ad affrontare i rischi e i sacrifici di una guerra, gli è che l'onore, gli interessi, l'avvenire ferramente lo impongono, poichè un grande popolo è veramente tale se considera sacri i suoi impegni e se non evade dalle prove supreme che determinano il corso della storia.

Noi impugnammo le armi per risolvere, dopo il problema risolto delle nostre frontiere continentali, il problema delle nostre frontiere marittime; noi vogliamo spezzare le catene di ordine territoriale che ci soffocano nel nostro mare, poichè un popolo di quarantacinque milioni di anime non è veramente libero se non ha libero accesso agli oceani.

Questa lotta gigantesca non è che una fase dello sviluppo logico della nostra rivoluzione; è la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori che detengono ferocemente il monopolio di tutte le ricchezze e di tutto l'oro della terra; è la lotta dei popoli fecondi e giovani contro i popoli isteriliti e volgenti al tramonto; è la lotta tra due secoli e due idee.
Ora che i dadi sono gettati e la nostra volontà ha bruciato alle nostre spalle i vascelli, io dichiaro solennemente che l'Italia non intende trascinare nel conflitto altri popoli con essa confinanti per mare o per terra. Svizzera, Jugoslavia, Grecia, Turchia, Egitto prendano atto di queste mie parole e dipende da loro, soltanto da loro, se esse saranno o no rigorosamente confermate.

Italiani!
In una memorabile adunata, quella di Berlino, io dissi che, secondo le leggi della morale fascista, quando si ha un amico si marcia con lui fino in fondo. ("Duce! Duce! Duce!"....) Questo abbiamo fatto con la Germania, col suo popolo, con le sue meravigliose forze armate.
In questa vigilia di un evento di una portata secolare, rivolgiamo il nostro pensiero alla maestà del re imperatore che, come sempre, ha interpretato l'anima della patria. E salutiamo alla voce il Fuhrer, il capo della grande Germania alleata (Il popolo acclama lungamente all'indirizzo di Hitler.......)
L'Italia proletaria e fascista, è per la terza volta in piedi, forte, fiera e compatta come non mai. (La folla grida:"Sì!".....) La parola d'ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti. Essa già trasvola e accende i cuori dalle Alpi all'Oceano indiano: vincere! (il popolo prorompe in altissime ovazioni.....)
E vinceremo,...... per dare finalmente un lungo periodo di pace con la giustizia all'Italia, all'Europa, al mondo.

Popolo italiano!....
Corri alle armi.... e dimostra la tua tenacia.... il tuo coraggio.... il tuo valore!......

( i puntini sono le pause dovute ai lunghi e fragorosi applausi e alle grida del popolo in delirio )

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Mussolini ha risposto all’ultimo messaggio di Roosevelt del 31 maggio dichiarando di non poter accogliere l’invito del presidente americano a non entrare nel conflitto.
Visti i travolgenti successi di Hitler in Francia (quasi a Parigi),  si "sveglia"..... (o meglio gli italiani lo "svegliano"). E' impaziente di intervenire. La sera del 29 ha già costituito il Comando Supremo, al cui vertice c’è lui Mussolini e sollecita Hitler ad accettare la sua entrata in guerra.

Hitler gli risponde di spostare di qualche giorno la data dell’intervento italiano già fissato dal Duce per il 5 giugno. Mussolini aderisce alla sua richiesta.

Ma Mussolini vorrebbe già dare l'annuncio al mondo intero dell'entrata in guerra contro la Francia e l'Inghilterra. Hitler personalmente lo frena, gli consiglia il 10. Sa che la guerra lui l'ha quasi vinta, é quasi alle porte di Parigi e non vuole proprio spartire territori con chi arriva a cose fatte. Come vedremo non gli perdonerà gli indugi precedenti, infatti, all'armistizio, non lo inviterà neppure nelle trattative di pace con la Francia.

Dal 1 al 5 giugno, si riapre l'offensiva tedesca; il 6-7-8 Giugno le armate tedesche irrompono nella strada per Rouen, il 9 Giugno sono sulla Senna, mentre l'armata di Kleinst il 10 Giugno allarga sulla Marna poi a passo di corsa verso la frontiera svizzera tagliando fuori tutte le forze francesi sulla linea Maginot.

Il XV corpo corazzato tedesco del gen. Hermann Hoth ha sfondato sulla Somme inferiore tra la costa e Amiens, dove è schierata la 10a armata francese. Ha resisistito bene invece tra Amiens e Péronne, agli attacchi del XIV e del XVI corpo corazzalo di von Kleist, la 7a armata francese. Più a est la fanteria della 9a armata tedesca è riuscita a fare breccia nello schieramento della 6a armata francese, ma è stata respinta davanti allo Chemin-des-Dames: i francesi comunque sono stati costretti a ritirarsi sulla riva meridionale dell’Aisne. Il Panzergruppe di Guderian (formato da due corpi corazzati, il XXXIX e il XLI) ha puntato verso sud-est in direzione di Chàlons e Langres, cioè verso la frontiera svizzera, per giungere alle spalle della linea Maginot e delle armate francesi schierate a est (precisamente la 3a, la 5a e l’8a).
I tedeschi hanno occupato Rouen, Dieppe, Compiègne, raggiunto la Senna e la Marna: la battaglia della Somme si è trasformata per i francesi in una rotta. L’ala occidentale della 10a armata francese, è rimasta completamente isolata, ripiega su St.-Valéry per tentare una ritirata via mare. 
Le truppe tedesche superano la Marna. L'esercito francese è praticamente già in rotta.
Delle 30 divisioni ancora esistenti sulla carta, 11 non possiedono più del 50% degli effettivi, 13 sono ridotte al 25%, le altre non sono che “resti” di divisioni.


SIAMO AL 10 GIUGNO
IN ITALIA MUSSOLINI FA IL...... GRANDE ANNUNCIO

La pagina storica italiana dell'anno - 10 Giugno 1940

10 Giugno Mussolini da Palazzo Venezia toglie gli indugi; annuncia al popolo italiano che l'Italia ha dichiarato guerra alla Francia e alla Gran Bretagna, schierandosi a fianco di Hitler che però il tedesco è quasi infastidito dalla notizia, perchè ha già annientato l'esercito francese ed è quasi alle porte di Parigi.

Il 10 Giugno, tutti gli italiani, dopo aver letto sulle pagine  dei giornali, i grandi titoli delle strabilianti vittorie di Hitler, é in attesa di una sola cosa, del grande annuncio.
Sono tutti impazienti di saltare sul treno in corsa, prima che si allontani. Pochissimi sono quelli contrari. E non perché, per merito di Mussolini o di Starace, gli italiani sono diventati tutti guerrieri, ma perchè c'é la convinzione, la certezza assoluta della vittoria tedesca.

Tutti i giornali sono pieni di panegirici per Hitler. Di ammirazione per le "formidabili armate che marciano vittoriose in Francia".

"La fulminea campagna tedesca all'inizio diffuse il terrore (fin dall'attacco alla Polonia c'era in Italia una congiura antitedesca: con i Savoia, Ciano, Grandi, Bottai, Balbo, Federzoni  ecc), poi questo terrore cominciò a mutarsi in stupefatta ammirazione. Ciano che stava lavorando a questa corrente che doveva travolgere Mussolini, addirittura è lui prendere il suo posto come nuovo capo del governo con tanto di decreto del Re, vide il deserto farsi intorno a lui e, uno dopo l'altro, gli antitedeschi, gli antinazisti di ieri diventare attivi fautori dell'intervento" (Ib. Alberto Consiglio) .

E cosa strana (ma non molto, viste le sue mire) si schiera anche Ciano in questo inizio della guerra, e sarà poi ancora lui a sostenere e a volere (lui l'ideatore) l'attacco all'Albania e alla Grecia ("per far qualcosa anche noi !")

Si assiste a un rovesciamento della pubblica opinione in poche settimane; dalla non belligeranza, da un dissenso alla guerra, si passa alla psicosi interventista, alla sindrome del guerriero, all'ossessionante timore di arrivare tardi. Molti da mesi rimproveravano a Mussolini "che stava "guardando" troppo da dietro la finestra, mentre Hitler con le sue folgoranti vittorie gli mancava solo più di scavalcare i Pirenei e le Alpi (due imprese molto più facili delle precedenti) e poi avrebbe brillantemente chiuso da solo tutta la partita".
"Ma perché mai allora ci siamo alleati a Hitler? chi aspira spara, e chi non spara, spira" Scriveva una penna molto seguita: Appelius. Ma anche qualche cappellano diceva le stesse cose.

L'immaginario degli italiani in questa vigilia era alimentato dalle notizie che apprendevano dai giornali di tutto il mondo (e queste erano purtroppo vere!); foto e testi impressionanti di un Paese che fino allora era considerato con il suo più potente esercito del mondo, invincibile,  che stava invece franando in tre settimane davanti alle armate di Hitler. Questo Paese non era uno qualsiasi, Andorra o San Marino, ma era la Francia! L'invasione della Francia! Erano secoli che questo non accadeva. Così in fretta che nemmeno al tempo dei Romani quando i Galli avevano come arma solo i bastoni!

Come se non bastasse, un'armata di 400.000 mila uomini che gli era andata in soccorso si era data a una fuga precipitosa, e questa armata in fuga era quella dell'Impero britannico non quello di uno staterello qualsiasi, che aveva 600 milioni di sudditi sparsi nei cinque continenti. Anche questo era dal tempo di Cesare che non accadeva, e ci si aspettava, davanti all'evidenza dei fatti e da un momento all'altro una umiliante capitolazione degli inglesi. Mussolini ne era quasi certo "Ve lo dimostrerò con un rigore strettamente logico". 
La rivista Bertoldo andava anche oltre l'ottimismo, vaneggiava: "Londra non sarà piena di tedeschi, ma fra poco sarà piena di italiani".

Fra questo e altro, la fantasia popolare degli italiani fu di tale portata che alle ore 18 del 10 giugno tutta l'Italia pendeva dalle labbra di Mussolini affacciato al suo balcone o ad ascoltare le radio sparse in tutte le piazze della penisola. E se pazzo e irresponsabile era lui, lo erano in quel momento tutti, era una esaltazione collettiva. Se Mussolini non avesse pronunciato la parola "guerra", gli italiani non gli avrebbero certo perdonato di aver trascurato questa occasione, con Hitler, l'alleato che ormai gli mancavano solo poche ore per entrare a Parigi.
Non è proprio da escludere che gli "acciaisti" lo avrebbero destituito e preso il suo posto.

Il "sovversivismo" fatta eccezione di poche manifestazioni isolate non dà quasi segni di vita; mentre la fronda fascista filo-tedesca si fa sempre più spavalda e perfino sprezzante verso l'altra fronda fascista piuttosto moderata (e forse più realista).
Non un giornale, neppure clandestino parla di non intervenire. L'antifascismo é sporadico, né da segni di ripresa. Gli operai tutti (compresi le residue frange comuniste socialiste - abbiamo visto già in Francia cos'e' successo) anche se non proprio favorevoli alla guerra risentivano dell'atmosfera (Hitler non si era alleato con i Russi? E allora???!!!) , anzi si illudevano di trarne benefici, di non doverla neppure combattere (gli operai)  perché erano convinti che loro sarebbero rimasti a casa,  perchè addetti alla produzione. Inoltre tutti dicevano "al massimo quattro settimane e finisce tutto, e di sicuro non richiamano noi. Quelli che ci sono sotto le armi bastano e avanzano".

Infatti Mussolini, non attuò nemmeno una mobilitazione civile, com'era invece avvenuto in Italia nella Grande Guerra nel 1915. Solo qualche provvedimento nella distribuzione di alimentari.

Ne' si levò nessuna voce di dissenso dalla parte degli intellettuali (quelli che detestavano il fascismo e quelli che lo lodavano esaltandolo) avevano solo vaghe preoccupazioni, ma come scrive De Felice questi timori e preoccupazioni  "erano solo di facciata, anche se i campanelli d'allarme, dopo la Polonia, il razzismo e il patto d'acciaio, c'erano e non lasciavano molti margini ai dubbi circa i pericoli che si stavano addensando sull'Italia".

PREZZOLINI che criticava il loro ambiguo disimpegno, affermava che "hanno il male intellettualistico", che li porta a discutere su tutto ma non assumersi mai rischi e responsabilità e, in definitiva a non agire". Non di meno BERTO che di certo non era un "mistico" del fascismo " se non si volevano il fascismo e la guerra, bisognava pensarci prima. Ora ne siamo tutti più o meno responsabili, e starsene inerti a guardare gli avvenimenti è la cosa piu' vile che si possa fare".

Montanelli molti anni dopo invece scriverà:
"I più fecero come chi scrive, cioè nulla. Ci lasciammo portare dagli avvenimenti quasi dissolvendoci in essi, e senza contribuirvi nè in un senso nè nell'altro. Quelli di noi che vennero richiamati alle armi, cioè quasi tutti, non furono soldati traditori, ma nemmeno buoni soldati". "L'Italia dell'Asse, 1a ediz. Rizzoli, 1981, pag 446)

Quelli sopra rispecchiano il tenore dei moderati, ma gli altri, i bellicisti, usavano toni molto più duri. I pacifisti, i neutralisti, gli inerti, erano senza mezzi termini bollati  "dei grandi idioti", "dei coglioni", "dei vili".

In conclusione, prima che Mussolini parli al balcone, l'italiano è già risucchiato a tal punto che cavalca tutte le irrazionalità. Di fatti seri ne ignora molti e di come stanno le cose pure, crede veramente che abbiamo un potente esercito come gli è sempre stato detto. Che l'Italia non è vulnerabile. Che è forte. Che vincerà.


Che non ha bisogno l'Italia di portaerei,
"la portaerei é l'Italia infilata nel suo Mediterraneo, essa stessa è una grande portaerei". Ha un Adriatico chiuso a chicchessia e un Tirreno e uno Ionio guardato a vista dalla nostra efficiente Marina. Infine: il Mediterraneo è una grande "lago romano" oggi difeso dai "nuovi romani" del nostro Impero"

Crede  insomma ora, alla riscossa, che sono finiti i sacrifici dell'attesa  durata 284 giorni, che non erano stati né di pace né di guerra, ma  solo giorni di impaziente ansia e voglia di intervenire.
In questa ora decisiva l'italiano era sicuro e certo che non era l'ora del fatalismo, né della diplomazia, ma quella dei fatti. Era insomma l'ora tanto attesa e che "bisognava muoversi!"
Quindi nel ricercare le motivazioni al consenso quasi unanime di questa oscillazione psicologica (e fra poco - a fine anno- ne vedremo subito delle altre in negativo) c'era il desiderio di una rivalutazione sociale di una intera nazione. Basta leggere i giornali dell'epoca, ogni settore, ma proprio tutti indistintamente, erano favorevoli all'intervento.
I pochi o i tanti (se c'erano) contrari non scrivevano di certo sui giornali - salvo quelli clandestini che nessuno leggeva e che quindi non potevano influenzare un bel niente - mentre chi li possedeva i giornali - o era dentro la numerosa schiera di pennivendoli - non solo incitava ma disprezzava chi solo osava pensare il contrario (e bisognava avere fegato per scrivere il contrario!).
Montanelli era già al Corriere, e stranamente proprio il Corriere sottotitolava: "L'Italia contribuirà con tutte le sue forze"! 
Anche se poi lui scriverà nel dopoguerra: "I più fecero come chi scrive, cioè nulla. senza contribuirvi
")

C'erano comunque  anche voci di un dubbio inquietante, riflessioni realistiche, e non certo campate in aria: "sia che vinciamo o che perdiamo, l'Italia diventerà una colonia tedesca, una propaggine mediterranea della Germania". Questo se sfuggiva a qualche italiano poco attento era ben chiaro invece proprio nei progetti di Hitler.
Ma a rompere le uova nel paniere di Hitler fu proprio questo appoggio dell'Italia non desiderato, fonte di tanti suoi guai. Era già un presentimento ma non avrebbe mai immaginato che sarebbe stato proprio lui Mussolini con la sua "guerra parallela" che fra poco lui andrà a iniziare, a fare la frittata con i suoi errori e tanta improvvisazione. 
Del resto il bluff di Mussolini, il millantare forze che non ha, è stato scoperto da Hitler, che non vuole da lui né aiuti né appoggi; Mussolini invece crede che una "passeggiata" in Francia e in seguito in Albania e Grecia possa riequilibrare il suo prestigio.

In Grecia, come vedremo più avanti  Hitler  lo lascerà  cuocere nel suo brodo un intero inverno, ripescandolo solo quando cominciò ad allarmarsi per i suoi personali futuri progetti a est. Ma alla fine gli avrebbe mandato un conto salato, lo avrebbe un'altra volta esautorato, messo in un angolo (come farà fra qualche giorno in Francia, poi lo farà in Grecia e infine in Africa) solo lui avrebbe dominato dagli Urali all'Atlantico, dal Polo Nord all'Equatore, gli altri a "lucidargli gli stivali". Wilson - secondo Hitler- non aveva fatto così a Versailles e a Compaigne?

In America, raggiunto dalla notizia dell'intervento dell'Italia contro una Francia che stava capitolando, Roosevelt rilascia a Charlottesville, in Virginia, una dura e amara dichiarazione alla radio:
"In questo 10 giugno, la mano che teneva il pugnale l'ha affondato nella schiena del suo vicino"
(Questo discorso  alla radio lo abbiamo in originale. Lo metteremo in seguito).

Da considerare che i francesi avevano sguarnito tutta la frontiera alpina a ridosso dei confini italiani per inviare tutte le truppe disponibili sul fronte della Somme e dell'Aisne. Sulle Alpi avevano lasciato solo cinque divisioni, e come vedremo nonostante le 32 italiane che le aggredirono riuscirono a contenere gli attacchi italiani. (così avevano fatto nella prima guerra mondiale, ma con successo)

Mussolini geloso dei successi di Hitler, - che ammira e invidia- si era illuso di avere un alleato, di poterlo affiancare e con lui dividere la "torta" Europa.
(Il "fattore" Russia non lo ha minimamente mai preso in considerazione, anche se è stato lui stesso a suggerirlo a Hitler  in gennaio - "di rivolgere le sue armate a est").
Era semmai deluso e quasi con vendetta cominciò a imitarlo, forse voleva anche giocarlo. Ma l'alleato era invece troppo sicuro di sè (e delle sue armate) e sapeva di poterlo semmai  giocare lui. Sbagliarono tutti e due, non avendo una minima intesa tra loro, né entrambi collaboravano per averne una.


DOBBIAMO RITONARE AL 10 GIUGNO

Il 10 Giugno dunque Mussolini dichiara guerra alla Francia e all'Inghilterra annunciando l'inizio delle ostilità da Palazzo Venezia davanti a una folla osannante. Il discorso é famoso " Combattenti di terra, di mare, dell'aria; camicie nere della rivoluzione e delle legioni; uomini e donne d'Italia, dell'Impero; ascoltate! Un'ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra Patria. L'ora delle decisioni irrevocabili". ecc. ecc. Ma fra le altre cose una in particolare è da sottolineare (avrà la sua enorme importanza come vedremo)  "...vogliamo spezzare le catene di ordine territoriale e militare che ci soffocano nel nostro mare, poichè  un popolo di 45 milioni di anime non è veramente libero se non ha libero accesso all'oceano"
qui l'intero discorso di Mussolini

Ha parlato di Oceano, quindi significa davanti a tutto il mondo che Mussolini intende  l'Oceano Indiano quindi l'Egitto e il Mar Rosso; è dal tempo della guerra in Abissinia che lui ci pensa e non è un mistero per nessuno.

Nessuno conosce i piani militari di Mussolini. Nemmeno Hitler che manda il suo controspionaggio a Roma, dove però il capo del servizio segreto non appura un bel nulla, tanto che dalla Germania Hitler gli manda un bel telegramma "o che lei è scemo o che gli italiani sanno mantenere il segreto".

Quel funzionario non era ne scemo, nè il Quartier Generale Italiano aveva segreti strategici. Più semplicemente la realtà era.... che in Italia i piani strategici nessuno li aveva mai fatti. Le tre armi, Marina, Aviazione, Esercito non si erano nemmeno viste tra di loro. Le insofferenza erano del resto risapute. Soprattutto con la nuova arma: l'Aviazione.

I Giapponesi, i tedeschi e perfino gli inglesi erano sicuri; l'Italia per prima cosa avrebbe scatenato una grande offensiva aerea in Africa settentrionale preventivamente occupando Malta, il punto più strategico del Mediterraneo, e  verso la Tunisia e il Marocco, per cautelarsi anche via terra da un attacco proveniente da una sbarco sulle coste atlantiche.
Una base quella di Malta che si rivelò decisiva quando poi la vera guerra iniziò in Africa. La disfatta in Africa fu dovuta principalmente proprio alla mancanza di rifornimenti italiani bloccati dalla base inglese di Malta, per non parlare della roccaforte Gibilterra che trasformò il Mediterraneo in una trappola da dove non si usciva né si entrava. Nessuno si ricordò -dichiarando la guerra- che c'erano  212 grosse navi mercantili (oltre le piccole) fuori dall'ex grande "lago romano".


L'Inghilterra era così sicura (!!! ? o fu una sceneggiata? ) di questa mossa italiana, che  nello stesso pomeriggio del 10 evacuò l'isola di Malta da militari, civili, navi e aerei. "Non possiamo certo -si dissero-  difendere Malta con a ottanta chilometri la Sicilia, a mezz'ora di volo dai bombardieri italiani". Gli inglesi dunque fuggirono ma... gli italiani non arrivarono. (Perchè?)

10 Giugno - PRIMO GIORNO DI GUERRA- Nella notte alcuni aerei italiani decollati da basi siciliane puntano su Malta. Si teme qualcosa dalla Grecia? No! Il capo di Stato Maggiore dell’esercito greco gen. Alexandros Papagos (filo-fascista, ma non sa cosa l'aspetta) assicura che il suo governo ha apprezzato le dichiarazioni di Mussolini e annuncia che "la neutralità del suo paese (attenzione a questa parola e frase) sarà osservata e difesa anche con le armi". (con il popolo greco manterrà la parola, ma non escludiamo una nota dello stesso tenore fatta forse pervenire a Churchill).
Dunque, una puntata su Malta gli aerei italiani la fecero, buttarono qualche bomba nel porto della Valletta e se ne andarono via. (chi scrive ha la testimonianza di un carissimo amico: l'aviere Graziano Simoni, di Ferrara) Distrussero a Malta un solo aereo. Che è lì
a Malta ancora oggi come cimelio. 
Churchill non credeva ai suoi occhi e alle sue orecchie (oppure recitava benissimo!) tanto che un paio di giorni dopo ne approfittò, fece fare marcia indietro ai fuggiaschi, preparò una intera flotta con una portaerei, privò perfino di aerei e di cannoni Londra (che ne aveva estremo bisogno) e fece occupare Malta, che si trasformò in quella micidiale Isola (sede poi di una potente base navale, aerea e di aerosiluranti) che andrà fra breve a capovolgere l'esito di tutta la guerra e a compromettere tutta la strategia sia di Mussolini (sempre che non fosse d'accordo con Churchill) che di Hitler stesso. 

Churchill aveva visto molto lontano. Inoltre non aveva solo l'isola al centro del Mediterraneo, ma sull'isola ci mise i suoi Radar che "vedevano" le navi e gli aerei appena  lasciavano i porti e gli aeroporti italiani.
L'aviere mio amico citato sopra mi racconterà  "qualcosa gli inglesi dovevano per forza avere, non le notizie radio in codice intercettate alla partenza o delle spie che la comunicavano, perchè un giorno -dopo vari viaggi e alcuni incontri sgraditi- noi decidemmo solo dopo la partenza e di nostra iniziativa di cambiare rotta. E nonostante questo dopo pochi minuti i caccia erano già dietro la nostra coda. I caccia non vanno a spasso per il mare; i caccia quando partono puntano su un obbiettivo ben preciso, perché non hanno una grande autonomia. Noi raccontavamo queste cose, ma era come parlare a dei sordi."
"Questo dopo, ma all'inizio della guerra, qualcosa di più avremmo potuto fare, con i nostri SM 79, 80; nei primi giorni di guerra non sarebbe stato per niente  difficile conquistare Malta. Ma si sa, noi dell'aviazione non eravamo ben visti. La conquista la doveva fare la Marina, che però non si muoveva, rimaneva in rada, e noi a girarci i pollici negli aeroporti".

L'11 Giugno invece Mussolini e i suoi generali cosa fanno? Partono per le Alpi a fare delle banalissime offensive contro i Francesi. Il commento di Roosevelt  lo abbiamo già letto. Subito dopo arrivò quello di Gandhi, che solo un anno prima aveva dichiarato Mussolini che era il più grande statista del mondo, ora lo bollava come un "sciacallo".
Ma -siamo obiettivi, leggiamo i giornali di quei fatidici giorni - sciacalli in quelle ore lo erano in molti in Italia, e premevano perchè lo diventasse anche Mussolini.
O se non lo erano, a distanza di anni scrivono quello che abbiamo letto in apertura anno:
  "I più fecero come chi scrive, cioè nulla. Ci lasciammo portare dagli avvenimenti quasi dissolvendoci in essi, e senza contribuirvi nè in un senso nè nell'altro. Quelli di noi che vennero richiamati alle armi, cioè quasi tutti, non furono soldati traditori, ma nemmeno buoni soldati". "L'Italia dell'Asse, 1a ediz. Rizzoli, 1981, pag 446)
 Ma uno che non contribuisce "nè in un senso né nell'altro" chi sono? 
Soprattutto quando sono ufficiali?

I piani militari della vigilia dell'entrata in guerra sono di una incompetenza e di una superficialità incredibile. Ogni Comando decide per proprio conto, spesso senza neppure informare le altri Armi.
Si è in certi casi perfino al paradosso.  L'Aeronautica (ignora perfino le posizioni politiche dell'Italia) predispone un piano tenendo conto di una Iugoslavia ostile, cioè non sa che esiste un patto di non aggressione  fatto da Mussolini proprio con la Iugoslavia.
La Marina - all'opposto- di piano ne fa invece un altro credendola neutrale. E nulla come abbiamo visto è  stato predisposto per Malta. Mentre l'Esercito senza un obbiettivo preciso viene mandato in ogni parte, con al comando Principi, Conti, Duchi, Marchesi o gerarchi del partito che nel 22 avevano fatto la Marcia su Roma. Tutti cercano la propria gloria personale, pensando alla campagna d'Africa del '36 - alle medaglie e onori per tutti. 

A capo delle Forze Armate ci dovrebbe essere il Re, è lui il capo delle Forze Armate, invece il comando (ma è sempre il Re a darglielo (*) lo si da per "delega" a Mussolini in persona, poi i due montano entrambi su una camionetta e partono per Aosta a guidare l'attacco alla Francia, proprio nelle Alpi, in quella zona dove i francesi sono in pratica quasi assenti e all'interno di fatto già quasi sconfitti.

(*) Non dimentichiamo (lasciamo stare il discorso di Mussolini, che non conta nulla giuridicamente)  la comunicazione ufficiale inizia con queste parole "Sua Maestà il Re e imperatore dichiara che l'Italia si considera in stato di guerra con la Francia a partire da domani 11 giugno".
La medesima comunicazione viene inviata agli ambasciatori della Gran Bretagna.
 La firma è del Re, non di Mussolini. (Questa comunicazione e il testo integrale è riportato su tutti i giornali di martedì 11 giugno. E vi si aggiunge il documento interno. "Circa il Comando supremo delle nostre Forze Armate  esso sarà tenuto personalmente dal Duce per delega della Maestà del Re Imperatore".

I giornali del pomeriggio dell'11, fanno seguire al comunicato "dell'ora fatale" e alla cronaca della sera del 10, gli avvenimenti della mattina dello stesso giorno 11:
"Tutto un popolo ha stasera legato la sua volontà e il suo coraggio al genio e alla fortuna di Mussolini: ora in colonne vuole recarsi dal Re Imperatore per mostrargli il suo entusiasmo. Fiumane di popolo s'avviano cantando alla Reggia. Le grida di "Savoia" s'innalzano verso il balcone del Quirinale, che ha ancora le vetrate chiuse: ma ecco che queste si aprono, e subito dopo, il Re Imperatore appare; egli veste l'uniforme di marcia col berretto a bustina".

"Non ci sono dubbi -prosegue il cronista-  è già in partenza per le zone di operazioni. E da queste ha diretto ai soldati di terra, del mare e dell'aria il suo proclama: "Soldati....Capo Supremo di tutte le Forze Armate, seguendo i miei sentimenti e le tradizioni della mia Casa, come venticinque anni or sono, ritorno fra di voi".  (Corriere della Sera , edizione del pomeriggio, 11 giugno 1940).
Il Re si mette la bustina del combattente e parte a fare le ispezioni sul fronte.

Carta canta - ecco chi comandava!

Il Re non ha dimenticato lo Statuto Albertino e lo applica. Potrebbe destituire il Capo del Governo. Ma non lo fa. Ma con lo stesso potere e con lo stesso Statuto in mano  lo destituisce poi il 25 luglio del 1943!! Anzi lo fa anche arrestare. Il potere quindi ce l'aveva!
Non dimentichiamo inoltre che l'Alleanza con la Germania l'ha fatta lui, il Re, non Mussolini.
Fu Mussolini che incaricò Ciano (che era diventato l'uomo di fiducia al Quirinale) di preparare lo scambio di telegrammi tra il Re e il Fuhrer, per evitare "maligne insinuazioni".
Cioè che l'accordo non si stipulava tra l'Italia di Mussolini e la Germania di Hitler, ma tra il Regno d'Italia e il Reich germanico. Il Re si avvalse della sua "regia" autorevole prerogativa.

Il Re dunque nel dichiarare guerra alla Francia e all'Inghilterra si assunse tutte le responsabilità.
Il 5 giugno scrisse perfino una lettera a Mussolini, in cui gli comunicava che:
"manteneva in base allo Statuto, il comando supremo delle forze armate,
delegandogli la direzione politica e militare della guerra".
 
(i comunicati ai giornali parlano chiaro)

Conservava dunque il Re il potere supremo, cioè quello di revocare il capo del governo in qualsiasi momento.
"Mussolini leggendo quella lettera ebbe perfino un accesso di cieco furore, ma non reagì" (Memorie di Alberto Consiglio, decima puntata, Oggi, n.8, 1950

Mussolini ricevuto per delega il comando, riversa sul confine italo-francese 300.000 uomini, richiamati e ammassati in gran fretta; impreparati, che non sanno nemmeno che tipo di guerra devono fare se offensiva o difensiva. Ma quello che è più grave non lo sanno nemmeno i generali. 
Badoglio non vuole un attacco, Mussolini invece sì. Gli altri non di meno e con mille dubbi si mettono a litigare l'un l'altro, ognuno con le proprie convinzioni appoggiando chi Mussolini chi Badoglio.

il 12 Giugno a togliere tutti dall'imbarazzo e a dare "la sveglia" ci pensano due aerei inglesi che raggiungono Torino e  Genova; che sono addirittura (!!) scambiati per aerei italiani in arrivo all'aeroporto (in Africa faranno l'incontrario) invece sono due bombardieri inglesi che hanno come obiettivo la Fiat e l'Ansaldo. Sanno già dove colpire: al cuore della zona della produzione bellica. Sono passate appena 24 ore dall'entrata in guerra e Mussolini non ha pensato agli aerei, nessuno ci ha pensato, e ci si accorge pure di non avere una contraerea; chiede subito aiuto ad Hitler, che tutto si aspettava ma non che Mussolini attaccasse la Francia dalle Alpi mentre lui stava marciando su Parigi; gli aveva raccomandato nella lettera di mantenersi solo in difensiva e fare solo propaganda anti-anglo-francese.

14-15 Giugno - Vengono predisposti dei reparti da Badoglio sul fronte alpino in funzione difensiva, nemmeno ci pensa di dover fare una offensiva, anche perchè Hitler non è più... quasi, ma è veramente alle porte di Parigi.

Infatti nel frattempo dal 12 Giugno Guderian ha attraversato le alture della Champagne, ha lanciato il XXXIX corpo corazzato su Chàlons-sur-Marne, che cade senza opporre alcuna resistenza.
Il gen. Weygand, comandante in capo dell’esercito francese, firma l’ordine di ritirata generale.  Weygand, appoggiato da Pétain, sostiene la necessità di chiedere l’armistizio: la proposta viene energicamente respinta dal capo del governo Paul Reynaud che vorrebbe la resistenza a oltranza e spalleggiato da Churchill chiede l’aiuto degli Stati Uniti.
In effetti dagli Usa salpa la Eastern Prince, ed è la prima nave da carico con armamenti destinati però non alla Francia ma all’Inghilterra. Fa inoltre sapere Roosevelt a Reynaud che gli Stati Uniti non intendono scendere in campo. Intendono solo a prestito o in affitto rifornire gli inglesi.

La Spagna sollecitata dagli alleati e da Hitler a prendere una decisione, si dichiara neutrale, non belligerante.

Il 13 Giugno Parigi è stata occupata, sulla Torre Eiffel, sventola la bandiera tedesca, le stazioni radio diramano già notiziari in lingua tedesca. Il governo francese si trasferisce da Tours a Bordeaux.

Ma a Hitler non gli basta solo Parigi; vuole umiliare militarmente la Francia; infatti a sud di Saarbrucken, la Maginot viene sfondata dai soldati del Gruppo di armate C. Da sud-ovest, puntando sulla Loira  il XIV corpo corazzato taglia la ritirata alle truppe francesi che stanno ripiegando su Bordeaux. Il XVI corpo corazzato punta invece a sud-est, verso Lione e Digione. Infine Guderian con il XXXIX e il XLI corpo corazzato punta a est, tagliando la ritirata alle armate francesi che erano "sedute" sulla Maginot.
L'unica operazione riuscita bene ai francesi, è la tempestiva iniziativa dei suoi ammiragli;  la flotta alla fonda nei porti della Manica, la mettono in salvo, parte in Gran Bretagna e parte nell’Africa settentrionale. 

Il 14 Giugno il comunicato tedesco annuncia che l'esercito francese ha cessato di esistere:
"Der vollige Zusammernbruch der ganzen franzosischen Front zwischen ..... Il crollo totale dell'intero fronte francese tra il canale della Manica e la linea Maginot a Montmedy ha fatto fallire la originaria intenzione del comando francese di difendere la capitale della Francia. Di conseguenza Parigi è stata dichiarata città aperta. In questo momento le truppe tedesche vittoriose, stanno entrando a Parigi"
(Questo discorso  alla radio lo abbiamo in originale. Lo metteremo in seguito)

Città aperta significa, città risparmiata quindi i parigini festeggiano.
La rapidità della vittoria tedesca e la conseguente richiesta di armistizio da parte dei francesi costringe Hitler a impartire nuove istruzioni ai suoi più diretti collaboratori. Con la Francia non vuole infierire. Gli interessa solo staccare la Francia dalla Gran Bretagna che gli ha promesso aiuti.

Il 15 Giugno con le sue armate già dentro Parigi, Hitler  comunica a Mussolini che rifiuta nettamente l'aiuto delle sue truppe nelle operazioni che sta conducendo in Francia.

Mussolini è infuriato, e non lo ascolta, incita Badoglio a sferrare un attacco offensivo alla Francia su l'arco alpino, cosa che il generale non solo non vuol fare ma non può fare, perché lui ha predisposto sul confine tutto un piano difensivo (cioè arretrato)  e non offensivo e ci vorrebbero almeno 10 giorni per modificarlo.
Mussolini è ancora più infuriato e a questo punto lui personalmente  ("io ho le responsabilità politiche, io prendo le decisioni militari" - non potrebbe farlo... ma il Re lo lascia fare) dà quindi l'ordine al Maresciallo Graziani che deve predisporre un attacco per il giorno 26 giugno, che è il tempo minimo necessario per far muovere tutta la macchina bellica su un terreno non facile come quello alpino. Ma il giorno dopo.....

Il 17 Giugno il Furher ha raggiunto Parigi, sta brindando  sotto la Torre Eiffel e sta aspettando le sue armate che al suono marziale e festoso della Badenweilermarch sfilino lungo i Champs-Elysees per raggiungere l'Arco di Trionfo. 
Comunica a Mussolini di sospendere tutte le operazioni, perché i Francesi hanno chiesto l'armistizio (e seguendo il consiglio di Hitler lo hanno chiesto anche all'Italia) e di raggiungerlo a Monaco, dove .....

17 Giugno la Francia ormai senza speranza davanti all'invasione tedesca capitola.  Hitler incontrando poi Mussolini a Monaco, gli ribadisce di non fare ulteriori operazioni belliche sul confine, inoltre non lo invita al tavolo delle trattative con la Francia in procinto di firmare la resa a Compiègne. Grande delusione del Duce.

18 Giugno - Hitler e Mussolini si incontrano a Monaco, e non certo per decidere a guerra conclusa di spartirsi reciprocamente in qualche misura la Francia senza aver quasi sparato gli italiani un colpo.  La Francia   ha perduto 92.000 uomini; i feriti sono 250.000, 1.500.000 i prigionieri. Dal canto loro gli inglesi lamentano 3500 caduti e 14.000 feriti, i belgi 7500 morti e 16.000 feriti, gli olandesi 2900 caduti e 7000 feriti. Le perdite tedesche ammontano a 27.000 morti e 18.000 dispersi: i feriti sono 111.000. 
Gli italiani ancora nessuno! (Mussolini ne voleva un migliaio per sedersi a Parigi - ne "avrà" alla fine 631) e ovviamente non viene chiamato (su decisione di Hitler) a sedersi con lui nelle trattative di pace con i francesi.

Mussolini si era fra l'altro proprio illuso, era partito con una lunga lista di pretese nei confronti della Francia: voleva la Corsica, la Tunisia, Avignone, Valenza, Lione, Casablanca, Beirut; occupazione fino al Rodano e una testa di ponte a Lione. Voleva inoltre  la consegna della flotta francese che era dentro il Mediterraneo.
Hitler lo calma, lo ridimensiona, gli dice che queste cose lui alla Francia non le chiederà mai, non vuole infierire sui francesi, lui farà il "suo" armistizio e detterà le "sue" condizioni, mentre Mussolini avanzi le sue ai francesi ma
non a Parigi, na in separata sede a Roma. Per Mussolini é una cocente umiliazione.

il 19 Giugno Mussolini rientra furioso in Italia ed é deciso a fare di testa sua....

Mussolini nonostante il veto di Hitler, con un pretesto, prende l'iniziativa di scatenare una offensiva sulle Alpi contro i francesi che stanno già firmando con Hitler l'armistizio.
L'attacco italiano terminerà (fra l'altro con un disastro sulle alpi innevate) senza aver conseguito alcun risultato. 


il 21 Giugno, mentre Hitler va a godersi la vittoria e la rivincita a Compiègne, Mussolini va contrordine vuole un attacco; vuole scatenarlo nella fascia confinaria alpina contro il parere di molti generali, muovendo i reparti che erano appostati sulla difensiva; cambia i piani, lui ora li vuole all'offensiva. -
Mussolini ha fretta, "voglio l'attacco subito".

Seguono litigi di generali e un cambio nell'alto Comando. Parte l'offensiva rappezzata, improvvisata, disorganizzata, poi a complicare tutto, appena parte l'offensiva il 23 GIUGNO si scatena una tempesta di neve sul valico, trenta centimetri  che bloccano non solo tutto l'apparato trasporti,  ma il freddo congela mani e piedi di 2151 soldati rifugiatisi nelle trincee fatte di grotte e anfratti, che non avevano addosso nè le scarpe adatte né erano stati previsti i guanti perchè era una campagna estiva ("da dopolavoro! di un paio di settimane"). E' quasi un disastro; quella che doveva chiamarsi pomposamente la "Battaglia delle Alpi", finisce con la "Disfatta delle Alpi". 


Nel frattempo in Inghilterra Churchill non è tranquillo; anzi chiaro e tondo parlando alla radio, sostiene che dopo la Francia, "....Inglesi preparatevi perché l'ora critica verrà anche per l'Inghilterra...". Discorso che ovviamente è ascoltato dai tedeschi e da un Hitler, che invece di essere raggiante, è un'altra volta inquieto, come a Donkerque.  
Fa diramare dal Quartier Generale ai vari comandi che  “Con riferimento allo "Sbarco in Inghilterra", il Fuhrer non ha manifestato finora tale intenzione in quanto si rende perfettamente conto delle difficoltà di una simile operazione". Del resto sia al Comando Supremo sia Hitler in persona, non hanno fatto nessun lavoro preparatorio. Mica potevano immaginare che la conquista della Francia sarebbe stata così facile. Né potevano prevedere una così umiliante ritirata degli inglesi. 
Ora l'unica cosa che doveva fare Hitler era non coinvolgere gli Stati Uniti: Ma questi di partecipare alla guerra proprio non avevano voglia. I sondaggi parlavano chiaro.
Eppure Hitler è inquieto. Tuttavia conquistate Saint-Etienne e Angouléme, i tedeschi occupano ora tutto il territorio a nord e ad ovest della linea Ginevra-Dole-Tours-Mont-de Marsan-confine spagnolo. Il Canale della Manica e tutta la costa atlantica sono in mano tedesca e costituiscono tutte teste di ponte per eventuali offensive, comprese le operazioni in Atlantico.

21 Giugno - Ore 15,30 - Mentre Mussolini sta attaccando sulle Alpi, la Germania sta umiliando la Francia. Alle ore 15,15 la delegazione francese deve recarsi a firmare l'armistizio nel luogo che i tedeschi hanno scelto.
Alla foresta di Compiegne, dove nel 1919, la Germania aveva dovuto accettare la umiliante resa. I tedeschi chiedono lo stesso vagone ferroviario con la quale allora i Francesi con il maresciallo Foch avevano ricevuto i rappresentanti tedeschi sconfitti.
Questa volta a rappresentare la Francia sconfitta è il generale Charles Hunrzinger e per la Germania vittoriosa  il generale Wilhelm Keitel. Le condizioni sono durissime, il francese vorrebbe consultarsi con il governo. Ma Keitel non vuole né modificarle né tantomeno discuterle.
  Abbiamo questa drammatica risposta in originale audio:
"Die moglichkeit kann vielleicht herbeitgefuhrt werden, aber .......Tale possibilità potrebbe anche esistere, ma non possiamo ammettere che si discuta sul contenuto di singole disposizioni di queste condizioni e ci richiamiamo a questo proposito alle condizioni qui discusse, che sono state imposte alle forze armate tedesche nel 1919" (ore 15,15)
E si dà la notizia con una vena di rivalsa trionfale anche alla radio alle ore 18,50:
"Il Fuhrer ha consegnato le condizioni di armistizio nella foresta di Compiegne nello stesso vagone ferroviario in cui il maresciallo Foch l'11 novembre del 1918 con procedura umiliante impose ai plenipotenziari tedeschi l'armistizio".
(Questo due discorsi  li abbiamo in originale. Li metteremo in seguito).

il 24 Giugno
troviamo Hitler che ha concluso in modo definitivo la guerra su tutto il fronte francese.
Mussolini invece é invitato (gli viene imposto) per conto proprio a firmare il "suo" armistizio con i francesi e chiedere agli stessi ( l'umiliazione che gli riserva Hitler) i territori per la sua mini-guerra di 5 giorni con i francesi già sconfitti. All'incontro che si svolge a Roma a Villa Incisa, all'Olgiata,   il gen. Huntziger per l’esercito francese e il gen. Badoglio per quello italiano alle ore 19,15 firmano l’armistizio. 
Mussolini otterrà  di tutte le sue avanzate pretese solo il porto di Gibuti in Africa e solo la smilitarizzazione di una piccola fascia sul confine libico. Cioè una piccola caramella di consolazione.

E' proprio una gran brutta figuraccia davanti a tutti gli italiani che si erano illusi come lui, sfilando nei cortei con i cartelli e le scritte "Nizza, Corsica, Tunisia, Avignone, Valenza, Lione ecc." 
Sembra la esatta ripetizione dei fatti della notte del 2 novembre del 1918. (Sfondamento ad Ala al casello T, per un increscioso incidente, a "bocce ferme", con Wilson infuriato).

Il 26 Giugno su tutta la Francia cessano le ostilità e cala sull'Europa il silenzio; ma ora tutti si chiedono con sgomento che cosa farà  Hitler; come e  quando farà lo sbarco in Inghilterra che a Donkerque ha stranamente rimandato. 
E' "la lunga attesa" delle due uniche forze rimaste in campo sulla scena europea. Di cui una,  -l'Inghilterra- è già  in ginocchio, arroccata. Il gen. Charles De Gaulle - che si è rifugiato a Londra- si è messo a capo dei “francesi liberi”. Churchill deplorando la fine della Francia, pochi giorni prima alla Camera dei Comuni ha criticato il governo di Pétain, e ha affermato che l’Inghilterra ha un grosso impegno " salvare se stessa anche per salvare l’onore della Francia e il mondo".

Ma discorsi ottimistici a parte, ora tutti si attendono una grande mossa strategica di Hitler e la definitiva capitolazione degli inglesi con l'invasione tedesca, che tutti danno per imminente.

Del resto sconfitta la Francia con una campagna rapidissima, tutti sono convinti che la resa inglese sia solamente questione di ore. 
O perché non ne ha l'intenzione o perché  Hitler  è talmente sicuro che la guerra sia ormai vinta, non imposta alcun piano per attaccare l'Inghilterra. Dopo aver fatto un giro nella Francia occupata e una passeggiata a Parigi, il 6 luglio rientra a Berlino per celebrare il trionfo in stile Cesare; con uno strato di fiori sparsi sulla strada dove passa la sua auto scoperta. Il discorso che seguirà  è accordato al grande "storico" evento. 

Hitler ha dato disposizioni a Goring ma in effetti salvo lui (fanatico, ma anche impulsivo quanto Hitler) gli altri comandanti affrontano il problema dell'attacco  in uno stato d'animo indeciso e senza avere delle idee chiare. Il  piano strategico
diramata dall’Oberkommando della Wehrmacht alle sue unità, parla per la prima volta dell’operazione “Seelowe”, cioè dell’azione che prevede uno sbarco in Inghilterra. Ma viene continuamente discusso, elaborato poi rielaborato. Dubbi se dare più  importanza alla marina o all'aviazione. E molti sono i dubbi sulla data scelta per l'attacco.
Con queste indecisioni che dureranno fino a quasi metà agosto (quindi quasi due mesi), danno tutto il tempo agli inglesi di riorganizzarsi, per rafforzare le difese e per risollevare (con i discorsi di Churchill) il morale dei sudditi.

Lo stesso giorno 26 Giugno (appena cessate le ostilità in Francia e dopo la figuraccia) Mussolini mette a disposizione di Hitler un corpo di spedizione italiano per l'invasione dell'Inghilterra, di cui è certo da lì a breve lui farà.-
Gli scrive: "Fuhrer, Ora che si tratta di vincere la Gran Bretagna Vi ricordo quanto Vi dissi a Monaco circa la partecipazione diretta dell'Italia all'assalto contro l'Isola. Sono pronto a contribuire con forze terrestri e forze aeree e voi sapete quanto lo desidero.
Vi prego di darmi una risposta in modo che mi sia possibile passare alla fase esecutiva. Nell'attesa Vi mando i più camerateschi saluti. Mussolini"
(Lettere/Documenti  Mussolini-Hitler, King Features Syndacate, New York, 1946) (Poi in Lettere/Documenti - Doc. N. 29,  Mussolini a Hitler, Rizzoli, 10-6-1946).

Mussolini pur rivolgendogli questo accorato appello, Hitler rifiuta. Accetterà poi solo alcuni aerei; che risulteranno poi -non essendo idonei- del tutto inutili. (Lo leggeremo nella Battaglia d'Inghilterra).

11 Luglio - Già è poco convinto Hitler, poi si fa sentire l’ammiraglio tedesco Erich von Raeder che cerca di dissuadere Hitler dall’attaccare l’Inghilterra dal mare e pertanto di non dare il via all’operazione “Seelòwe".
Con una direttiva (la n. 16) Hitler cerca quasi di giustificare il suo operato Poiché l’Inghilterra, nonostante la sua situazione disperata, non lascia scorgere alcun segno di comprensione, ho stabilito di preparare contro di essa un’operazione terrestre e, se fosse necessario, di eseguirla...”.Sembra il “via” ufficiale alla preparazione dell’operazione “Seelòwe”.

Per giustificarsi invece con il mondo fa alla radio un'altra dichiarazione il.... 
19 Luglio .... Hitler dal Reichstag (mentre ha già impartito a Goring un vago piano di invasione dell'Inghilterra) pronuncia il suo discorso di pace.
" In dieser stunde fuhle ich mich verpfichtet, vor meinem Gewissen, noch einmal einen Appell  ....In quest'ora mi sento obbligato, di fronte alla mia coscienza, a rivolgere ancora una volta un appello alla ragione anche in Inghilterra. Credo di poter fare questo, perché non chiedo qualcosa in qualità di vinto, ma da vincitore mi appello alla ragione. Non vedo alcun motivo di proseguire questa battaglia. Compiango i sacrifici che essa richiederà. Vorrei risparmiarli anche al mio popolo. So che milioni di uomini e di giovani tedeschi si infiammano di potersi scontrare col nemico, che senza alcun motivo per la seconda volta ci dichiarò guerra.
Ma so anche che a casa sono rimaste molte mogli e mariti e madri che, nonostante siano totalmente disposti a sacrificare anche la cosa suprema, nel loro cuore sono attaccati a questa cosa suprema.
Churchill ora può liquidare di nuovo questa mia dichiarazione strillando che questo è solo un parto della mia paura e del mio dubbio circa la vittoria finale. Io mi sono comunque alleggerito la coscienza nei confronti degli eventi futuri".

(Questo discorso  alla radio lo abbiamo in originale. Lo metteremo in seguito).


Per quasi tutto il resto del mese di luglio Hitler aspetta che da Londra venga una richiesta di pace.
Anche se Churchill ha solennemente dichiarato che la Gran Bretagna avrebbe continuato la guerra anche da sola, Hitler lo ha ritenuto quel discorso solo uno sfogo retorico per far digerire ai sudditi di Sua Maestà la mortificante sconfitta.

Ma anche il generale Alfred Jodl esprime la sua opinione sull’operazione Seelòwe e le obiettive difficoltà dell’azione sulla Manica; o quantomeno queste sarebbero superabili se l’invasione assumesse “l’aspetto dell’attraversamento di un grande fiume" Con la Luftwaffe nella parte dell’artiglieria.
Ma anche in un memorandum redatto dallo Stato Maggiore della Marina si sostiene che lo sbarco sulle coste inglesi richiede tempo, e potrebbe essere effettuato solamente nella seconda metà del mese di settembre e neppure in questo caso la marina potrebbe sostenerlo dal mare. Probabilmente la Marina teme gli aerei inglesi, che l'Inghilterra  però non ha.

Con questi preliminari, e decisioni non concordi e molto lente, per l'operazione “Seelòwe" alla fine Hitler emana la direttiva n. 1 7 in cui si delinea la strategia che verrà seguita dalle tre armi. 
L’offensiva viene fissata per il 5 agosto e inizierà con le forze aeree, puntando subito sulla eliminazione della RAF. A questo scopo sono pronti 2669 apparecchi divisi in flotte aeree; quella del gen. Stumpfl di stanza in Scandinavia, interverrà nel Nord della Gran Bretagna; quella di Kesselring, con quartier generale a Bruxelles “curerà” l’Inghilterra fino alla linea Portsmouth-Oxford-Manchester; altre flotte  attaccheranno le regioni occidentali e sudoccidentali dell’Isola.

Critiche ci sono, lentezza pure, ma nell'attesa dell'attacco tedesco all'Inghilterra, nessuno più osa  opporsi a Hitler; alcuni lo avevano ostacolato, lo avevano frenato, criticato nelle sue innovazioni, credevano quasi impossibile una vittoria con la Francia, e che non era mica la Polonia! E inoltre c'erano gli Inglesi pronti a intervenire.  Molti generali lo avevano guardato con supponenza quel "caporale" che voleva fare tutto lui, andando allo sbaraglio e in un modo arrogante. 
Ora -visti i risultati- il "caporale" si rivelava un "genio militare"  (ovviamente coadiuvato da ottimi elementi). Inventando le panzerdivision, gli assalti con i paracadutisti, lo sbarco di truppe sui silenziosi alianti, i reparti di ingegneria costruttiva al seguito, e i blitz che ostinatamente aveva fatto simulare per mesi e mesi in Germania,  persino ricostruendo i fortini francesi della Maginot, o nelle foreste tedesche con le stesse caratteristiche di quelle francesi, provava i suoi carri armati.
Le ricompense militari dopo la felice e brevissima conclusione in Francia erano piovute a grappoli su chi lo aveva seguito e si era dimostrato sempre entusiasta delle sue idee; degli altri, ora ricredendosi, più nessuno osava criticare il "capo", ormai indiscusso "stratega" e con l'aureola di "vincitore"; e che vincitore!!
Cominciarono così non solo gli ufficiali ma anche i subalterni  ad avere la sensazione di essere "invincibili", di essersi trasformati tutti nel nibelungico "invulnerabile" Sigfrido. (Forse dimenticando troppo in fretta che anche Sigfrido aveva un punto vulnerabile).
Insomma Hitler (o qualcuno vicino a lui, come Goering) è determinato a sferrare l'attacco.

Tuttavia Churchill non si arrende all'evidenza dei fatti e non ha nessuna intenzione di mollare. Manda infatti a Hitler una lettera molto sprezzante "Avete incupito le pagine della storia europea di una macchia indelebile, noi non ci arrenderemo mai, rimaniamo fedeli ai nostri principi , la Germania se vuole la pace deve restituire la vita libera e indipendente alle nazioni che ha occupato, aggredite, saccheggiate; in caso contrario la guerra continua, preferiamo perire tutti anziché vacillare o mancare al nostro dovere".

Un atteggiamento che mette nell'inquietudine Hitler, visto che l'Inghilterra é sola, e da sola non può realisticamente certo vincere una Germania, questa potente Germania, la sua Germania! Chi avrà alle spalle? Gli Stati Uniti o la stessa Russia? I primi, non crede che interverranno; abbastanza esperienza (anche se coronata dal successo) del 1917-18.
Roosevelt del resto ha il dissenso dell'opinione pubblica americana, e se anche é del parere di aiutare l'Inghilterra ha ben chiarito ai francesi che non intende scendere in campo.
Mentre - pensa Hitler - la bolscevica Russia é come il "diavolo" per Churchill. Ma anche
il "diavolo" mai e poi mai aiuterebbe la imperialista Inghilterra.
Ma Churchill ha anche detto che "se Hitler fa la guerra al diavolo lui si allea con il diavolo". Questo tarlo a Hitler gli rode dentro.

In questa vicenda c'é la chiave di tutta la Guerra Mondiale che segue. In pochi giorni si decide il futuro corso della guerra, che d'ora in avanti diventa una partita dove il vincitore già appare nitido e chiaro. Eppure deve ancora scoppiare il vero conflitto mondiale.

Nessuno fino ad oggi ha una spiegazione su quanto accadde a Dunkerque e quello che sta per accadere ora alla vigilia, durante e dopo la Battaglia d'Inghilterra. 
Hitler a un certo punto - in settembre- fallita la tardiva Battaglia sembra che non voglia più di insistere di distruggerla, ma nemmeno vuole che l'Inghilterra interferisca nella "sua" Europa.
Ha lanciato (come abbiamo già letto in precedenza) il 19 luglio  un accorato appello proponendo la pace agli inglesi. Ma Churchill dall'Isola é stato irremovibile: "noi andremo fino in fondo!"
Anche se molti storici hanno criticato questa intransigenza del premier inglese, altri affermano che Hitler anche se avesse concluso una pace con gli inglesi, lui avrebbe continuato comunque a fare la guerra non rispettando nessun trattato fatto con Churchill.

Hitler - senza la volontà così determinata degli inglesi- non sappiamo se avrebbe lasciato perdere l'attacco all'Inghilterra, rivolgendo subito le sue armate verso la Russia; i piani dell'invasione anche se erano forse pronti non potevano avere di sicuro una data di inizio in agosto e peggio ancora in settembre. Non poteva certo correre il rischio di fare la fine di Napoleone. Ma neppure avrebbe mantenuto ferme e inoperose fino a primavera le sue armate, i suoi uomini, le sue navi e i suoi aerei.

Decise quindi di preparare (ma con molto ritardo) quello che tutti attendevano da una parte e temevano dall'altra: cioè lo sbarco, l'invasione della Gran Bretagna. Siamo dunque alla vigilia della Battaglia d'Inghilterra aerea, mentre un raggruppamento di navi germaniche rimarranno in attesa di solcare la Manica dopo i quattro giorni previsti per l'annientamento delle basi inglesi.

1 Agosto - Hitler dirama la direttiva ultrasegreta n. 17 con l’ordine categorico per l’aviazione tedesca di “schiacciare l’aviazione inglese con tutti i mezzi a sua disposizione".
L'operazione viene battezzata "Adlertag", il “Giorno dell’aquila”.
L’Inghilterra dispone di 704 caccia operativi, di cui 620 tra Hurricane e Spitfire, appoggiati da 350 bombardieri. La Germania, dal canto suo, può disporre di ben 2669 velivoli, in buona parte bombardieri: bombardieri orizzontali (1015 tra Do-17, Do-217, Do-215, He-111, Ju-88); 346 sono i bombardieri in picchiata (Stukas) Ju-87, monomotori; 375 caccia-bombardieri Me-110,bimotori. mentre la caccia comprende 933 velivoli monomotori Me-109.

Anche Churchill, come ha fatto Hitler il 19 luglio, con un altrettanto storico discorso (si dice essere uno dei migliori della storia) ha preparato il morale agli inglesi, ha pure previsto il peggio, ha promesso "lacrime e sangue", ha sferzato con il suo "non ci arrenderemo mai!", e insieme alla sera parla ai londinesi con la piccola principessina (futura regina) Elisabetta

(LA SUA VOCE ALLA RADIO, INSIEME A QUELLA
DELLA PRINCIPESSINE ELISABETTA LO TROVATE IN QUESTA PAGINA > > >

E nello stesso  tempo Churchill sta preparando una grande trappola agli aerei tedeschi, cominciando a spostare molto a nord della capitale gli aeroporti, gli aerei e i rifornimenti. In verità la mente di questa operazione dell'arretramento fu merito di un anziano generale HUGH DOWDING fu lui a impedire che i tedeschi non sbarcassero sull'isola. Mentre i tedeschi si accanivano sulla capitale, Dowding, aveva fatto arretrare all'interno gli aeroporti, i rifornimenti di carburante, i depositi di munizioni, tutto. Se arrivavano i temuti caccia tedeschi sull'isola (con solo 60-80 minuti di autonomia fra andata e ritorno) questi sarebbero stati agganciati e non avevano più scampo; o desistere o accettare il duello, che inesorabilmente li spingeva all'interno a perdere tempo. In questo caso o finivano abbattuti, o se scampavano, al ritorno finivano nei flutti della Manica senza carburante. Dowding disponeva degli ultimi duecento caccia. Ne perse nel corso della battaglia 56, ma gli altri salvarono l'Inghilterra.
Nei 22 giorni di irrazionale vendetta, i tedeschi iniziarono a perdere il primo giorno 30 caccia, il secondo giorno 70, e così negli altri giorni; cascheranno nella trappola 2750 aerei. A quel punto Hitler annullò l'invasione. Scriverà Dowding "
«La battaglia d'Inghilterra è finita nel preciso momento in cui Hitler annullò gli ordini per l'invasione che i tedeschi avevano cominciato a preparare ».


I pochi aerei che Mussolini inviò, senza radio, senza carlinga, provarono una sola volta ad attraversare la Manica; si persero nella nebbia, tentarono il ritorno ma non trovarono nemmeno più la base da dove erano partiti, fecero un atterraggio di fortuna su quattro stati diversi. (questi fatti con una testimonianza li leggeremo in altre pagine)
L'attacco aereo Churchill lo attendeva, ma il "Piano" di sgombero detto sopra era appena iniziato. Certo che più Hitler ritardava l'attacco più lui aveva tempo per portarlo a termine.


La prima ondata di caccia e bombardieri -come leggeremo più avanti- riuscirono nei primi giorni a distruggere alcune attrezzature aeree inglesi con gravi danni. La notte del 24-25 agosto alcune bombe caddero anche sulla città di Londra. Hitler poi si scusò alla radio con i londinesi spiegando "è stato un errore'", ma Churchill vendicativo (ma con un tremendo effetto psicologico positivo per la sua gente e scioccante per i tedeschi, osò il massimo; e proprio mentre lA SUIA Isola era violentemente attaccata da 1500 aerei tedeschi, inviò una squadriglia di bombardieri in pieno giorno su Berlino, sul Reichstag, proprio nel momento in cui vi era la delegazione russa per fare nuovi patti e decidere la spartizione dei territori inglesi, che Hitler era sicuro di aver già in mano. La delegazione si dovette rifugiare nei bunker.
Poi  Churchill per radio ai berlinesi a missione compiuta fu sarcastico "noi non ci scusiamo affatto, e il nostro non é stato per nulla un errore".
La delegazione russa ne fu sconvolta, non capivano come Hitler considerato ormai imbattibile su tutti i fronti, che faceva addirittura già le spartizioni dell'isola britannica, poi aveva gli aerei inglesi sopra la testa che lo bombardavano addirittura in casa . "Considerate l'Inghilterra già sconfitta; ma queste non sono bombe?" fu la considerazione piuttosto sarcastica di un russo. 
Se ne ritornarono a Mosca impressionati e  cercarono di convincere per questo episodio (oltre le inaccettabili pretese di Hitler su alcune spartizioni) Stalin -il "diavolo"- a valutare seriamente un'alleanza con l'altro "diavolo": Churchill.

SULLA   BATTAGLIA D'INGHILTERRA.
VEDI LE PAGINE DELLA 2nda GUERRA MONDIALE > > >



Il 3 Settembre - Mentre si sta svolgendo la Battaglia d'Inghilterra, Churchill sottoscrive un patto con gli Stati Uniti e gli Stati dell'Unione Panamericana, che si impegnano a fornire materiale bellico agli inglesi. Gli Usa ottengono pure dall'Inghilterra con cessioni varie, basi navali e aeree  rafforzando la loro presenza militare nell'Atlantico (Non si sa mai, pensano in America).

12 Ottobre - Mussolini viene a sapere che Hitler ha occupato i pozzi petroliferi romeni “per proteggerli” (ma si chiede Mussolini ... proteggerli da chi?? Non immagina nemmeno lontanamente l'attacco alla Russia del prossimo anno).
Questo colpo di mano manda su tutte le furie il capo del fascismo che, stizzito, confida a Ciano: “Hitler mi mette sempre di fronte al fatto compiuto, ma questa volta lo pago con la stessa moneta: saprà dai giornali che ho occupato la Grecia, cosi l’equilibrio verrà ristabilito”.

SU QUESTA INVASIONE ALLA GRECIA NE PARLEREMO PIU AVANTI
DOBBIAMO RITORNARE ALLE
PRIME BATTUTE BELLICHE DEGLI ITALIANI

POI ARRIVEREMO ALLA RIPICCA:
AI  PREPARATIVI E ALL'ATTACCO ALLA GRECIA

Il 5 novembre viene rieletto per la terza volta presidente degli Stati Uniti, ROOSEVELT con una maggioranza di oltre 4,5 milioni di voti sull’avversario  repubblicano Wendell Willkie. Può così mantenere la promessa fatta a Churchill il 3 settembre. Cioè lo stanziamento di fondi straordinari per la difesa, con un piano di produzione di 50.000 aerei e 15 milioni di tonnellaggio navale. 
Poi crea un Consiglio di produzione-spedizione di materiale bellico in Gran Segreto.

1) L'aiuto americano agli inglesi, per gli Usa é allettante perché ci guadagnava tutta la produzione industriale americana. Lo spettacolare e coraggioso blitz fatto da Churchill su Berlino ha fatto tifare tutta la stampa americana e ha convinto gli americani ad accettare il piano del rieletto Presidente. 
2) Convinto é anche Hitler della forza anglo-americana, anzi la teme, e cerca di non provocare incidenti. Eppure sta aprendo un altro fronte; ma lontanamente prevede che Mussolini gli sta mettendo la manciata di sabbia nel suo perfettissimo ingranaggio bellico.


Ma dobbiamo ritornare alla guerra di Mussolini in questo 1940.......
perchè accadono molti altri fatti, piuttosto gravi, fin dall'inizio delle ostilità

Ritorniamo proprio a lui, a Mussolini. Umiliato e messo nell'angolo all'armistizio francese, dove ha ricevuto "un pugno di mosche", vuole riscattarsi e offre a Hitler un corpo di spedizione militare per la prevista invasione dell'Inghilterra. Vorrebbe ripetere le gesta di Cesare, sbarcare sulla "perfida Albione" (così la stanno chiamando in Italia, aggiungendo che l'isola sarà nuovamente popolata da tanti italiani), ma Hitler rifiuta anche questa volta la sua offerta; gli bastano i suoi soldati e i suoi aerei. Ma Mussolini insiste, alla fine il Furher accetta l'aviazione visto che con questa vuole in quattro giorni mettere in ginocchio l'Inghilterra e poi fare lo sbarco navale.

Mussolini manda 75 "bombardieri" BR 20  e 95 "caccia" CR 42 e G 50. Il generale capo dell'Aeronautica, Pricolo, lo sconsiglia, dice che non sono adatti.  Ma Mussolini é irremovibile, "é una questione politica". Intanto manda  Ciano da Hitler, ma questa volta, prima dell'invasione dell'Inghilterra (non vuole certo  ripetere la brutta esperienza francese) con le sue richieste di spartizione dei territori inglesi una volta finita la campagna (ora le mire del Duce si spingono fino al Congo). Ma Hitler nemmeno  ascolta le pretese di Ciano:  "prima di parlare di  spartizioni bisogna sconfiggerla l'Inghilterra" e lo liquida bruscamente. Ciano ci resta male, non tollera l'arroganza. Torna a casa, esprime queste idee al suocero. Che lo liquida in malo modo e manda ugualmente gli aerei in Normandia per l'attacco. 

Quando gli aerei italiani arrivarono alla base germanica per attaccare l'Inghilterra, i tedeschi implorarono in ginocchio i piloti di non volare con quelle "cicogne", senza carlinga, senza a bordo la radio (inconcepibile nella nebbia inglese), lenti, obsoleti, inadatti a scontrarsi con i potenti Spitfire inglesi. Cercarono di convincerli che quelli non erano caccia ma libellule. Inutilmente; alla fine le perdite italiane all'uscita della prima e della seconda missione  furono il 50 per cento. Tutti suicidi preannunciati.
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VEDI LE SUCCESSIV E PAGINE
GLI ITALIANI ALLA BATTAGLIA D'INGHILTERRA.


Poteva vincere l'Italia?

AL "CORRI ALLE ARMI" (CHE NON C'ERANO)



Ritorniamo all'entrata in guerra il 10 giugno. Con il "Popolo italiano corri alle armi" si mobilitarono nell'Esercito 1.630.000 uomini di truppa e 53.000 ufficiali. Aviazione 84.000 aviatori con 1796 aeroplani solo in parte efficienti (700 capaci di volare). La Marina con 295 unità navali e 226 unità ausiliarie.

A Nessuno gli venne in mente (!!!) prima di dichiarare guerra il 10 Giugno che c'erano fuori dal Mediterraneo al di là di Gibilterra, 212 grosse navi da carico; un terzo di tutta la flotta mercantile italiana, che così rimase bloccata fino alla fine della guerra nei porti nemici o neutrali. Una flotta che poteva essere determinante per rifornire l'Africa, invece di adoperare per i trasporti navi che erano destinate invece per la guerra in mare e non per i pesanti carichi che ostacolavano già la critica navigazione (vedremo più avanti cosa accadde "solo per rifornire di acqua" le truppe in Africa)

Si era entrati in guerra con 12.000 pezzi d'artiglieria ancora della guerra 1918; 400 carri armati leggeri (3 ton. che dovevano emulare i 46 ton.o i 55 ton. di Hitler o scontrarsi con i 35 e 52 ton. dei russi e inglesi). In dotazione 53.000 automezzi compresi autoambulanze e trattori, compresi quelli requisiti alle ditte che furono subito riverniciati, ma sotto si vedeva la scritta Birra Peroni o il logo di Avandero, Gondrand ecc. (li guidava il padre di chi qui sta scrivendo); e per questo motivo essendo di varie marche, e molti costruiti anni addietro, erano tutti senza pezzi di ricambio, senza gomme di scorta, benzina e armi. I Belgi che si erano arresi ne avevano 90.000 di automezzi, mentre i tedeschi ne possedevano circa 500.000 e quasi tutti di recente costruzione e della stessa casa costruttrice; cosa importantissima, nell'emergenza un camion colpito era sempre utile per prelevare i pezzi di ricambio o le gomme per quelli che ne avevano la necessità.

Alla mobilitazione poi ci si accorse che per metà degli uomini non c'era l'equipaggiamento, neppure il vestiario; infatti una parte dei richiamati li rimandarono a casa per alcuni mesi in attesa delle forniture. Si approntarono 74 divisioni, ma solo 19 erano le divisioni complete di armi e di equipaggiamento; 34 efficienti ma incomplete; 21 solo sulla carta e senza neppure le armi e il vestiario. Ad alcuni reparti si distribuirono equipaggiamenti invernali in pieno Giugno Luglio e partirono per l'Africa a 50 gradi all'ombra, mentre nella "Battaglia delle Alpi" invece si erano distribuite quelle estive. Una tempesta di neve in pieno giugno paralizzò uomini e mezzi.
E se fu carente la logistica qui in casa, figuriamoci oltremare in terreni infidi come il deserto o negli altipiani rocciosi a quota 2500 metri.

BADOGLIO del resto era stato chiaro in un suo rapporto (facendo riferimento a un altro rapporto "di Cavallero") "la nostra efficienza operativa é del quaranta per cento". FAVAGROSSA che invece era il vero responsabile della produzione nazionale di materiale bellico e aveva le liste dei materiali presenti nei magazzini o in produzione, era stato ancora più chiaro  e quindi ancora più pessimista "anche se riceviamo immense forniture di materie prime e carbone, la prima data per essere pronti a una guerra é l'ottobre 1942".

Mussolini soffre, sa di essere impreparato alla guerra, tutti i rapporti che gli sono arrivati sulla scrivania sulla situazione reale del paese oggi li conosciamo, ma lui vuole deliberatamente ignorare questa realtà dopo tanti anni di propaganda militarista; gli manca il coraggio di confessare a Hitler e alla nazione che l'Italia militarmente é un bluff. (Non sarà credibile quando crollato il 25 Luglio lui e il fascismo dirà "quelli che avevo vicino mi avevano tenuto nascosta la grave situazione". Lui volle comandare e lui volle fare lo stratega, semplicemente perchè così faceva Hitler. La situazione la conosceva! (anche se non aveva -bisogna dirlo con obiettività- altre alternative, che vedremo più avanti).

L'organizzazione dei reparti e in alcuni casi il comando, furono affidati a vecchi generali, o a nobili solo perchè erano nobili, ai gerarchi solo perchè con Mussolini avevano fatto la Marcia su Roma. Tutti fermi ancora alla guerra di trincea, impreparati, a digiuno di tecnologie militari moderne. 
(per l'Aviazione leggete la storia di
CAPRONI che diventò un genio dell'aviazione. E la storia di BALBO che invece da capitano degli alpini s'improvvisò maresciallo dell'Aria)
"
Erano venuti un sacco di piloti, figli di papà, a provare l'ebbrezza della guerra...questo fenomeno si era già visto in Spagna. Ma non era una guerra dei soldi, era una guerra del piombo e gli Inglesi non scherzavano affatto, sparavano sul serio" (l'asso dell'aviazione Gorrini, alla "La Battaglia d'Inghilterra").

Nell'esercito erano fermi al modello romantico della cavalleria dannunziana che travolge e massacra con le sciabole. (Il Savoia Cavalleria fu effettivamente mandata in Russia con i cavalli contro i carri armati. Si fecero anche onore. Ma era una battaglia disperata e impari, quindi senza vie d'uscita. Cinica e suicida!).

Fermi alle divise dell'ottocento, con le ghette, le fasce, le giberne, e cosa drammatica fermi ai fucili del 1891 (ai 200.000 ascari in Africa distribuirono perfino quelli del 1887. Ci prendevano in giro anche loro. "Io sbarado, golpido, ma nemigo non gaduto" era la battuta che circolava in Africa a proposito dell'efficienza delle armi italiane. I cannoncini sparavano ai carri armati inglesi senza scalfirli, mentre le batterie inglesi con un colpo sfasciavano e mandavano in mille pezzi le famose "scatole di sardine" italiane. Quelle che erano riuscite a muoversi. Soprannominati i "carri dell' Upim", perchè acquistati al reparto "giocattoli". 3 ton. di lamiere, contro le 52 ton. di acciaio dei T 34 russi!

Nell'approntamento Mussolini fa lo stratega "precedenza alle armi della fanteria, mettendo in seconda linea le artiglierie". Una pazzia! Ed entra talmente nella parte del condottiero (Hitler fa questo no?) che si convince che lui può fare a meno del parere dello Stato Maggiore, dei tecnici, degli strateghi (Hitler fa questo no?) sarà lui a prendere le decisioni.
E lo abbiamo già visto nella assurda pantomima della "Battaglia delle Alpi" che non serviva a nulla, o in quella di non far occupare la più importante base strategica del Mediterraneo (Malta) visto che aveva in mente di continuare, fare e condurre la "sua" guerra parallela in Africa, e poi in Grecia.

Inoltre la plateale deficienza in materiali delle forze armate, pur con uomini validi, era patetica, e più che di un condottiero i soldati avevano bisogno di mezzi e un equipaggiamento efficiente. Oltre la metà dei soldati italiani vittime dell'intera guerra sono morti per essere stati stremati dal gelo, dal caldo o dalla fame (non dai nemici!).

C'era una totale assenza di truppe provviste di mezzi corazzati. Salvo considerare i famosi carri "L" dei mezzi corazzati, visto che li chiamavano "scatole di sardine" che nel vederli nei film d'epoca, camminare nel deserto (ma camminarono pochi) con dentro due uomini non è solo una scena pietosa e ridicola ma abbastanza tragica per coloro che andarono con quei mezzi non molto lontano, e molti solo incontro alla morte.

La divisione corazzata Centauro la si chiamò divisione quando non era neppure una brigata, aveva solo 4037 uomini, 24 pezzi d'artiglieria, un centinaio di carri leggeri (non corazzati, avevano una lamiera di ferro (non di acciaio) che subito fondeva ai proiettili perforanti), cioè la decima parte di una divisione corazzata di Hitler come numero... ma come efficienza era 50 volte inferiore!

Dopo 18 giorni dall'inizio delle ostilità, l'artiglieria (se non vogliamo pensare a un atto fatto di proposito- nemici ne aveva tanti) scambiò l'aereo del proprio governatore in Africa Settentrionale, BALBO per quello di un nemico e lo abbatté al suolo.

Lo abbiamo accennato all'inizio dell'anno.
 ITALO BALBO dall'Africa si precipitò in Italia per dissuadere Mussolini a non mettersi con Hitler per non diventare prima o dopo "il lustrastivale dei tedeschi". Ma ormai Mussolini aveva deciso.
BALBO infuriato se ne ritornò in Africa. Farà all'inizio della guerra il suo dovere, ma aveva già predetto che non sarebbe stata una guerra facile e breve. Va dicendo perfino in pubblico che bisogna sbarazzarsi di Mussolini prima che sia troppo tardi. Presto invece la morte arrivò per lui; a 18 giorni dall'inizio, per errore la contraerea italiana centrò in pieno il suo aereo. 

Mussolini nel '45 disse poi di lui' "Era un autentico rivoluzionario. Il solo che sarebbe stato capace di uccidermi". (del resto l'invidia dei successi aviatori di Balbo esistevano, e vecchi screzi fin dalla nascita del fascismo pure).
Questo pericolo ora non c'era più: anche se rimase qualche dubbio sulla vera dinamica dell'incidente. La rivelazione dell'episodio ("la congiura delle barbette") passato inosservato ai più, e che stava per mutare il corso della storia, ci viene però da un giornalista americano, Frank Stevens, quando il 10 ottobre 1939 (Hitler aveva già invaso la Polonia, e Mussolini stava decidendo cosa fare) scrisse per "El Tiempo", un quotidiano di Bogotà, un'ampia corrispondenza dall'Italia nella quale, esaminando la critica situazione politica del Paese Italia, dava una notizia inquietante: palesava una fantomatica
"congiura delle barbette" che faceva perno su Grandi, De Bono, Balbo e i Savoia. (ma sappiamo che anche il ministro della Real Casa fece dei passi per far sganciare l'Italia dalla Germania).
Balbo abbiamo visto com'è finito; Grandi diventerà poi il protagonista dell'Ordine d.g. del 25 luglio 1943; e i Savoia fecero il resto arrestando Mussolini. Mentre De Bono l'altro "barbetta" finirà fucilato a Verona come "traditore", per aver firmato la destituzione.
  
Stevens aveva allora ragione! E un "golpe" in effetti era nell'aria, stava quasi per essere portato a termine. Non avvenne, ma il giornalista americano era  molto ben informato sui retroscena della politica italiana. Una rivelazione la sua che contiene molti elementi di credibilità, avvalorati nel 1966 dall'esilio di Cascais da parte dello stesso Umberto che ammise l'intenzione, maturata fin dal 1939, poi più concretamente condotta a termine solo il 25 luglio 1943; cioè di provocare un voto di sfiducia del Gran Consiglio del fascismo per mettere in minoranza Mussolini e chiederne le dimissioni. (a tale proposito leggi la pagine  del link già citato qui sopra)

Montanelli il 27 nov 2000, sul CorSera, scrive che quella della "Congiura delle barbette" è una notizia degna di Bogotà. Ma sappiamo poi il seguito! Balbo morì, Grandi fu poi il protagonista alla famosa seduta (ci andò con in tasca due bombe a mano) e dovette poi far fagotto per non finire anche lui come l'altra "barbetta" De Bono fucilato a Verona come "traditore". Umberto poi ammise questa congiura. E quando cadde l'aereo con Balbo, in Italia molti si interrogarono; mentre la moglie non aveva il minimo dubbio chi aveva voluto la morte del marito; se non direttamente Mussolini, indirettamente qualche filo-tedesco ai vertici che non sopportava il "balbismo", nè il suo antigermanismo. 
E Balbo, Grandi, De Bono erano appunto le "tre barbette".
Aveva ragione il giornalista di Bogotà! Era proprio degno di "attenzione".

Ma gli italiani come reagirono quando iniziò la guerra? Se dobbiamo sempre credere a Indro Montanelli ecco la sua risposta in L'Italia dell'Asse, 1a ediz. Rizzoli, 1981, pag 446) "I più fecero come chi scrive, cioè nulla. Ci lasciammo portare dagli avvenimenti quasi dissolvendoci in essi, e senza contribuirvi nè in un senso nè nell'altro. Quelli di noi che vennero richiamati alle armi, cioè quasi tutti, non furono soldati traditori, ma nemmeno buoni soldati".  
Insomma a queste condizioni, soprattutto se a "a far nulla" erano gli ufficiali,  non si poteva di certo sperare di vincere; ma a Bogotà già lo sapevano! che in Italia qualcuno mangiava, guidava degli uomini a lui affidati, e intanto faceva "nulla", e non "contribuiva".

(Anticipiamo il seguito dopo la morte di Balbo - A sostituirlo nella guerra in Africa fu mandato Graziani, che nonostante avesse già fallito sulle Alpi francesi, era un uomo non solo amante della guerra ma anche filotedesco. Ma presto (dando ragione a Balbo) si accorgerà anche lui a sue spese come e con quali mezzi doveva combattere in Africa; con 200.000 fucili del 1887 e del '91, e con le divise di panno invernale nel deserto a 65 gradi al sole, 50 all'ombra, e le gomme dei camion che scoppiavano come i palloncini (con lui c'era il padre dell'Autore che scrive, che evitò la cattura a Tobruk (era nei trasporti delle munizioni e dei carburanti) ma non pote' evitare poi con il generale Messe (e con l'Armata di Rommel) la Caporetto ad El Alamein nel maggio del '43, quando Montgomery li catturò assieme a tutti gli altri;  fatto poi  prigioniero fu "ospite" fino al settembre del 1946, nei "campi" di Sua Maesta' re d'Inghilterra in Rhodesia a mangiare inizialmente le noccioline. Non e' una battuta, gli inglesi rispettando la Convenzione di Ginevra che contemplava una razione di 1300 calorie al giorno per i prigionieri, diedero appunto solo mezzo chilo di noccioline, 1300 calorie, quello che era ancora rimasto nei magazzini della sussistenza. Avevano previsto dei campi di accoglienza un certo numero di razioni per gli eventuali prigionieri, ma non avevano previsto che avrebbero catturato l'intero esercito italiano; e centinaia di migliaia di uomini da sfamare diventò per loro un problema molto serio).
(VEDI BIOGRAFIA BALBO - E CHI LO COLPI' )

1 Luglio - Il generale Rodolfo Graziani è il nuovo comandante in capo delle forze armate italiane in Africa settentrionale e il nuovo governatore della Libia.
A
erei italiani effettuano azioni di bombardamento notturne sulla stazione di Etteb. Vengono inoltre attaccate le basi aeronavali di Aden e Porto Sudan.Nell’Africa Orientale, aerei italiani effettuano azioni di bombardamento notturne sulla stazione di Etteb. Vengono inoltre attaccate le basi aeronavali di Aden e Porto Sudan.

4 Luglio
- Le truppe italiane in Africa settentrionale colgono alcuni successi che fanno dimenticare a Mussolini l'umiliazione subita nelle spartizioni francesi e la "guerra beffa" di tre giorni delle Alpi.
Il compiacimento durò solo cinque giorni. 

9 Luglio - Al largo della costa calabra, la Marina a soli 12 giorni dall'oscuro incidente a Tobruk (Balbo), nella sua prima missione sullo Ionio in uno scontro a Punta Stilo con gli inglesi, per il  pessimo coordinamento fra Marina e Aviazione italiana.
La squadra inglese (1 portaerei, 3 corazzate, 5 incrociatori leggeri, 6 cacciatorpediniere) è comandata dall’ammiraglio A.B. Cunningham che conosce il Mediterraneo come le sue tasche.
Quella italiana (2 corazzate, 6 incrociatori pesanti, 12 leggeri e numerosi cacciatorpediniere), guidata dall’ammiraglio Campioni.
  I piloti italiani bombardano per errore le stesse navi di bandiera.
Gli aerei italiani arrivarono a dar man forte a Cunningham, invece delle navi inglesi bombardarono le navi italiane; 50 dei 126 aerei in missione si "sbagliarono" (!!!).
 
Lo scontro si concluse quando l’ammiraglia italiana, la corazzata Giulio Cesare, venne colpita dall’ammiraglia inglese Warspite. L’ammiraglio Campioni riuscì comunque a dirigersi verso Messina.
Un inizio drammaticamente negativo sul piano militare, e psicologicamente traumatico per gli italiani, che si risvegliarono da un brutto sogno. Un inizio invece positivo per chi aveva deciso di andare fino in fondo e prenotarsi per la vittoria: Churchill.

Intanto presidente americano Roosevelt firma il Two-Ocean Navy Expansion Act che prevede un forte potenziamento della flotta americana, oltre a tutto il resto. Molti impianti (fra poco quasi tutti) sono state subito convertiti per la produzione bellica.

Per dare un'idea di questa forza che scende in campo, negli Stati Uniti quest'anno ci sono già 30 milioni di auto circolanti (l'Italia ne ha  166.000, ma tutte ferme, perchè senza benzina), un raccolto di 700 milioni di q. di cereali (l'Italia 63 mil.- e fra poco 150 grammi di pane tesserato a testa ). Poi infine gli Usa potevano contare sui grandi impianti industriali mobilitati (fra questi 250 acciaierie - in Italia ne esistevano 2) subito riconvertiti nella produzione di guerra che andranno a creare il boom economico di quell'America che inizia quest'anno a fornire a credito tutti i Paesi che erano contro Hitler. "Si pagherà a fine conflitto" fu deciso. (come nel 1917)


Una colossale fortuna per l'America che non si era ancora ripresa dalla batosta del '29. In tre anni raddoppierà il PNL con il 107 %. La produzione bellica passò da 346 carri armati a 29.000, da 2000 aerei a 96.000, da 1,5 milioni tonnellate di navi a 16 milioni. (A fine guerra riconvertendo nuovamente e immediatamente gli impianti (neppure sfiorati dalla guerra) faranno "grande" l'America)

C'erano insomma forze dispari in campo. L'Italia non aveva mezzi, non aveva acciaio, non aveva carbone e non aveva nemmeno benzina. Mussolini fece fondere tutti i cancelli d'Italia per fare cannoni (siamo imparziali, questo lo fece anche Churchill in Inghilterra); poi raccolse le fedi matrimoniali per dare l'oro e i mezzi alla patria. Poi mise la tessera sui generi alimentari e si iniziò a vivere in piena autarchia o con la borsa nera; ma tutto questo non bastava per andare lontano.

25 Luglio - Nonostante le carenze e i poveri mezzi i piloti italiani si riscattano con una bella missione, Una formazioni aeree bombarda la base navale di Alessandria.
Il giorno dopo altra impresa: effettuano un bombardamento aereo notturno sulla base di Gibilterra, gli inglesi se vogliono andare in Egitto devono fare il periplo dell'Africa e risalire il Mar Rosso.

5 Agosto - Il nuovo comandante in Libia, Graziani è in difficoltà sul fronte per mancanza di mezzi; chiede rinforzi e aiuti, rimandando l'offensiva all'arrivo di questi. Ma Mussolini vuole ad "ogni costo" subito l'offensiva per "motivi politici".

Mussolini gli scrive sostenendo tra l’altro: “... L’invasione della Gran Bretagna è stata decisa, è in corso di ultimazione come preparativi e avverrà.  Ebbene, il giorno in cui il primo plotone di soldati germanici toccherà il territorio inglese voi simultaneamente attaccherete. Ancora una volta vi ripeto che non ci sono obiettivi territoriali, non si tratta di puntare su Alessandria e nemmeno su Sollum. Vi chiedo soltanto di attaccare le forze inglesi. Mi assumo la piena responsabilità personale di questa decisione... sono decisioni politiche». Futuri obiettivi strategici presi o solamente attaccati da mettere poi sul tavole delle trattative a Inghilterra sconfitta.
Purtroppo come abbiamo già letto, la battaglia d'Inghilterra non solo inizia con ritardo (il 13 agosto) e dura poco e senza senza successo.


10 Settembre - Incursioni aeree italiane sul porto di Giaffa, in Palestina, e sulla ferrovia Alessandria-Marsa Matruh. Dall’Africa Orientale viene compiuta un’incursione sulla base aerea di Porto Sudan: il comunicato del Comando Supremo italiano parla di vari velivoli colpiti a terra e di uno abbattuto in volo.
Altre incursioni di aerei inglesi su Massaua, Asmara e Dessiè (in Africa Orientale) e in Cirenaica.

15 Settembre - Truppe italiane occupano Sollum (Al-Salum) nell’Egitto occidentale, nei pressi del confine con la Cirenaica (regione orientale della Libia).
Il giorno dopo gli italiani raggiungono e occupano Sidi-el-Barrani sulla costa della Marmanca, a est di Sollum.

27 Settembre
- Germania, Italia e Giappone siglano il "Patto tripartito".
A Berlino i rappresentanti di Germania (il ministro degli Esteri von Ribbentrop), Italia (il ministro degli Esteri Ciano) e Giappone (l’ambasciatore Saburo Kurusu) firmano il Patto Tripartito. L’accordo, oltre all’obbligo della reciproca assistenza militare in caso di attacco di un paese non ancora coinvolto nel conflitto, riconosce agli italo-tedeschi il disegno di stabilire un “nuovo ordine” in Europa e ai giapponesi il piano di imporre il loro “ordine nuovo” in Asia.

Il 4 Ottobre a Hitler, nell'incontro al Brennero, Mussolini gli riferisce i successi della sua offensiva in Africa. Hitler raccomanda che non si intraprendano azioni che non siano “di assoluta utilità all’Asse”.
 Parlano anche delle operazioni in Francia,  ma Mussolini gli tace il progetto che ha in mente, quello di invadere la Grecia.
Sono presenti i rispettivi ministri degli Esteri Ciano e Ribbentrop. Il Fuhrer offre una collaborazione per l' Africa settentrionale, ma Mussolini declina l’offerta.

 I soldati italiani infatti stanno cogliendo alcuni apparenti successi sul confine egiziano sguarnito di Inglesi presi in contropiede. Gli italiani dopo la delusione dello scorso giugno, nuovamente ricominciano a sognare. A sognare di entrare in Egitto ad Alessandria su un cavallo bianco con sopra Mussolini.
Purtroppo tre giorni dopo, il 7 ottobre, cospicui rinforzi inglesi, australiani, neozelandesi, indiani sbarcano ad Alessandria e sono subito fatti affluire verso Marsa Matruh.
Nei giorni seguenti Mussolini con alcuni generali definiscono il piano per l'invasione alla Grecia. Nel verbale della riunione alcuni generali esprimono dubbi sulla consistenza delle forze destinate all'invasione e si fanno presenti le difficoltà territoriali con l'inverno quasi alle porte.
Ma si è alla fine ottimisti, affidandosi a in fantomatico numero di forze eversive all'interno della Grecia - fra l'altro guidata da un governo con ammirazione al fascismo - ma che invece non ci saranno, il nazionalismo farà ricompattare il paese. 

Il 28 ottobre
Mussolini ha un altro incontro con Hitler a Firenze; gli comunica a bruciapelo "le nostre armate stanno marciando in questo momento sulla Grecia" e che le truppe italiane la stanno invadendo muovendo all'attacco dall'Albania dove sono sbarcate.
Hitler é  infuriato dell'iniziativa del Duce, gli sta rovinando i suoi futuri piani, che Mussolini però ignora. (fra l'altro Hitler sta stipulando un patto con l'Ungheria e la Romania). Aprire le ostilità sui Balcani significava avere alle spalle (e davanti - (*) conflitti che avrebbero messo in seria difficoltà i suoi progetti futuri verso Est. Ma diventa ancora più furibondo, 10 giorni dopo, quando gli Italiani sono costretti a ritirarsi in Albania con una imprevista sconfitta subita dai greci, pur questi attrezzati peggio degli italiani.
(*) Non dimentichiamo che Molotov volò subito a Berlino ad incontrare Hitler per esprimere le preoccupazioni per la penetrazione italo-tedesca nei Balcani soprattutto anche dopo che era stato concluso un patto fra Germania Ungheria e Bulgaria. Paradossalmente i russi ancora alleati dei tedeschi dimostrarono simpatia -e inviarono perfino aiuti- alla Grecia  (facendo quasi concorrenza gli inglesi).

VEDI QUI: LA DECISIONE, I PREPARATIVI, 
E L'ATTACCO ALLA GRECIA



20 Novembre - Hitler nell'inviare una lettera a Mussolini lo critica aspramente per l'iniziativa che ha preso in Grecia, ora che è in difficoltà: "Lo stato delle cose così creatosi ha conseguenze psicologiche e militari gravissime a proposito delle quali è importante far luce completa... Le conseguenze psicologiche della situazione sono spiacevoli...."
Gli elenca i singoli punti, le necessarie contromisure che deve e dovrà assumere, le misure di carattere politico-militare che dovrà prendere e prenderà a breve e a lunga scadenza sui Balcani, in Africa e nello sbarramento del Mediterraneo, ma non gli accenna minimamente che intenzioni ha verso la Russia.
Nell'intera lettera già ci sono i chiari propositi di evitare di crearsi dei nemici alle spalle quando invaderà la Russia in primavera. Gli scrive "Dobbiamo cattivarci la Jugoslavia e non indurla a minacciarci" (con Belgrado stipulerà un patto il 25 marzo del 41. Ma due giorni dopo Londra fomenta un colpo di stato con il giovane re Pietro. Con gravi ripercussioni ambientali quando poi nella stessa primavera dovrà Hitler utilizzare il territorio iugoslavo per correre in aiuto a Mussolini.
Perchè il....

3 Dicembre
Gli italiani in Grecia sono costretti a ripiegare e perdono anche un terzo dell'Albania. Mussolini per evitare la disfatta, ormai impantanato, è costretto a chiedere soccorso a Hitler.

8-10 Dicembre
Altra rovinosa ritirate delle truppe italiane in Africa dopo la controffensiva inglese, che successivamente proseguendo per Tobruk, faranno prigionieri in gennaio 120.000 italiani. 
Anche qui Mussolini è costretto a chiedere aiuto a Hitler per togliersi dai guai.

Sta per riversarsi nel perfetto ingranaggio bellico di Hitler, la "manciata di sassi greci" e la "manciata di sabbia africana" con gravi ripercussioni sulla sua progettata invasione in Russia, i cui ritardi saranno poi fatali.

Il 20 Novembre Hitler invia una lettera di fuoco a Mussolini;  fra l'altro scrive "Lo stato delle cose cosi' creatosi ha conseguenze psicologiche gravissime. Le conseguenze militari di questa situazione sono, Duce, molto gravi". Comunque in fondo gli promette aiuti, a una condizione "vorrei in primavera, al massimo a maggio, riavere le mie forze armate".
Scopriremo dopo cosa ci voleva fare a Primavera (l'intenzioni di invadere la Russia, che però non rivela a Mussolini, ma non aveva previsto Hitler, oltre i "sassi" della Grecia,  la imminente disfatta italiana  con la manciata di sabbia anche in Africa Settentrionale; che mette in crisi tutto il suo ingranaggio strategico.

Questa guerra greca che sembrava una folle decisione, era stata presa contro ogni logica, personalmente da Mussolini (ma soprattutto da Ciano che l'aveva convinto che era una passeggiata), ma aveva (per molti storici) una sua logica, il fine dell'attacco era indubbiamente politico e non militare e sta anche a dimostrare che il Duce (e soprattutto Ciano) temeva Hitler, nè sapeva come fare a fermarlo. (Ma altri storici affermano che questo attacco fu concordato segretamente con Churchill (che sta dandosi da fare quest'anno anche in Iugoslavia con re Pietro, e manda un accorato appello agli Slavi)  proprio per intralciare i piani di Hitler (e li intralcerà). Con chissà quale premio in contropartita. Mussolini nella sua ultima intervista, pochi giorni prima della sua cattura, cripticamente accennerà a qualcosa)

LA QUESTIONE ALTO ADIGE

Abbiamo già accennato alla questione Alto Adige; c'era una crisi palese sul territorio; una situazione locale che  aveva portato Mussolini dall'inizio della guerra a convivere con dei dubbi atroci. A Ciano prima della battaglia d'Inghilterra Mussolini disse queste parole "prevedo una inevitabile crisi tra Italia e Germania. Ormai e' evidente che si preparano a chiederci di portare il confine a Salorno, e forse anche a Verona. Il che produrrà una formidabile crisi in Italia, anche per il regime. La supererò, ma sarà la piu' dura di tutte. Sento ciò nel mio istinto da animale, e mi pongo seriamente il quesito se, per il nostro futuro, non è piu' auspicabile una vittoria inglese che una vittoria tedesca. Quindi non creiamo il mito dell'invincibilità tedesca, perchè presto dovremo batterci contro la Germania". (Diari di Ciano).  Insomma da Hitler,  Mussolini era ben cosciente che ci si poteva aspettare sciagure. Ma perchè Mussolini parlava cosi?

Potrebbe rispondere solo Churchill. Ed essendo morto non lo sapremo mai! E' il più grande mistero della guerra mondiale. E molti storici attribuiscono anche alla eliminazione di Mussolini perchè si volevano seppellire con lui alcune verità, accordi segreti, patti, che sarebbero stati molto scomodi se portati a conoscenza. (vedi 1945, documenti di Churchill e dichiarazione di Mussolini pochi giorni prima di essere eliminato. Ma sembra che come portarono a Mosca il mitra che lo uccise e il pastrano che indossava, portarono a Mosca anche i documenti della famosa cartella. E qui sorge il dubbio di un  "trio" Mussolini, Stalin, Churchill in... Grecia).

Quindi l'attacco alla Grecia per quanto folle e imprevedibile (non per nulla aveva avvisato l'alleato a cose già fatte - "lo lascierò di stucco, come fa sempre lui con me") aveva un ben preciso significato politico, anche pericoloso perché era un doppio gioco, drammatico, inutile negarlo, e che Hitler avrebbe potuto far pagare caro all'Italia; in poche ore poteva scendere dal Brennero, da Tarvisio e dal confine francese e invadere l'intera pianura padana da tre direzioni.

La Grecia quindi era una specie di assicurazione (ma appoggiata da chi?) contro una eventuale invasione dei tedeschi sempre più forti. Il rischio più grosso era la temuta discesa  su un territorio non ostile fino all'Adriatico attraverso il Brennero e quindi una porta aperta nel Mediterraneo.
Se poi Mussolini avesse saputo che Hitler si stava preparando all'invasione della Russia, l'avrebbe fatta con maggior convinzione e più mezzi e avrebbe avuto più appoggio dai suoi generali, visto che Badoglio fu rimosso perchè (ragionava da militare) perchè contrario a questa assurda invasione (all'inizio era favorevole, però aveva chiesto 20 divisioni. In questo caso Badoglio si dimostrò realista).

Molti storici sono convinti che Mussolini era stato informato da Churchill delle intenzioni di Hitler, e che lo stesso statista inglese avrebbe spinto Mussolini a invadere i Balcani proprio per questo scopo, cioè mettere (anche se sapeva benissimo dell'inefficienza e la carenza dei mezzi dell'Italia) almeno un sassolino balcanico nell'ingranaggio delle armate tedesche).
(C'è anche questa seconda ipotesi (ispirata da Churchill?): se Hitler gli rifiutava l'aiuto in Grecia e in Africa, Mussolini aveva uno dei più validissimi  motivi per chiedere aiuto proprio agli inglesi. Anche questo Hitler poteva immaginarlo e soprattutto realisticamente temerlo).

(Sono anni che si cercano alcune lettere di Churchill che si dicono scomparse dopo  la cattura di Mussolini. Forse in quelle lettere c'era il grande mistero proprio dei Balcani: l'invasione della Grecia, e magari che le operazione in Africa dell'Italia era stata tutta una messa in scena ben concordata (purtroppo poi sacrificando tanti italiani) per inceppare le armate di Hitler.

Appare anche strano che il generale MESSE (già destituito in Russia nel novembre 1942 per contrasti con Gariboldi) inviato in Africa il febbraio del '43 per assumere il comando dell'armata italiana  il 13 maggio in Tunisia si arrese con tutto l'esercito italiano al 10° corpo d'armata inglese del generale Freyberg dopo esservi stato autorizzato da Mussolini.
  
"Catturato" (!?) quindi dagli inglesi, Messe volò poi  in Inghilterra non solo a ricevere tanti smisurati ossequi dagli inglesi, ma ricevette da Mussolini anche la promozione a Maresciallo d'Italia. Poi - caduto Mussolini, nel novembre del 1943 Messe rientra in Italia e si unisce al Re e a Badoglio; riceve la nomina di Capo di Stato Maggiore Generale delle Forze Armate, mantenendo questa carica fino al 1945. Andato poi in riserva a 65  anni nel 1947, lo ritroviamo nel 1953 senatore per la Democrazia Cristiana, poi deputato del PLI e del Partito Monarchico.
(Messe allora per chi parteggiava quando guidava gli uomini prima in  Russia e poi in Africa? ognuno pensi quello che vuole). 

La Grecia (poi l'Africa) fu proprio la manciata di sassolini e di sabbia nell'ingranaggio militare-politico tedesco, dove tutto era previsto (basterebbe leggere la lettera di Hitler del 20-Nov) tranne che Mussolini prendesse questa iniziativa della guerra parallela, per giunta sbagliata (!?), senza mezzi e organizzazione.
(Trattandosi di due alleati appare quanto mai inconcepibile e stranissima questa iniziativa di Mussolini, senza informare il collega delle sue intenzioni, e soprattutto per quale motivo lo faceva. La Grecia non era nemica dell'Italia; anzi era filo-fascista. E resta ancora un mistero che un pugno di uomini abbia ributtato a mare l'esercito italiano.

Le truppe scelte greche, gli Euzones, inchiodano gli italiani in una logorante guerra di posizione incrudelita dall'arrivo di un gelido inverno. Il maltempo imperversa, i piani d'attacco italiani sono stesi con faciloneria, manca l'equipaggiamento, le munizioni scarseggiano e le truppe italiane combattono con la divisa estiva, quella invernale non era prevista data la certezza "matematica" delle brevissima durata dell'offensiva (15 giorni).

La campagna in Grecia, che si dimostrò poi  catastrofica per l'Italia doveva secondo i piani (di chi?) concludersi dopo appena 15 giorni con la vittoria (puntando a un fantomatico esercito clandestino a favore (!?) dell'invasione-
Ciano credeva fermamente nel facile esito dell'operazione, condotta a suo dire con la connivenza delle massime autorità elleniche), invece fallì e causò una delle fasi più critiche per la Germania quando dovette spostare i suoi soldati su un altro fronte che veniva a trovarsi dietro quella linea che Hitler aveva in progetto di predisporre per invadere la Russia nella primavera del  '41 (che poi ritardò al 22 giugno; un ritardo che gli fu fatale)

Mussolini voleva tenere lontano i tedeschi dai Balcani, ma nelle difficoltà di questa sottovalutata "passeggiata" si trovò nella necessità di dover accettare l'aiuto di Hitler che non era disinteressato. Infatti,  Hitler non era solo infastidito e infuriato, ma era molto preoccupato perchè temeva che la sconfitta dell'Italia poteva portare la Grecia vincitrice nelle accoglienti braccia di Churchill, che non aspettava altro di avere (era una sua ossessione) una forza nei Balcani dalla sua parte per organizzare così una testa di ponte e quindi un altro fronte; sarebbe stato così  potenzialmente possibile attaccare le armate tedesche da tre lati e rinchiuderle come in una trappola nelle steppe gelate se Hitler si fosse spinto in Russia.
 (erano queste le  intenzioni, e questo poi accadde).

La RIEFENSTHAL, la famosa regista tedesca, riporta alcune confidenze di Hitler a quasi fine guerra "Per noi, l'entrata in guerra dell'Italia è stata una sventura, se non attaccavano la Grecia che provocò il nostro intervento di aiuti, e poi il ritardo, il conflitto sarebbe evoluto diversamente. In Russia, avremmo anticipato la morsa del gelo, conquistando Leningrado e Mosca, nè mai ci sarebbe stata alcuna Stalingrado".
In effetti se non ci fosse stato il ritardo, a Mosca (nonostante Smolenks) i tedeschi ci sarebbero arrivati; i russi avevano i mezzi ma i generali si dimostrarono impreparati e incompetenti. Solo il "generale" gelo (e utilizzando i siberiani) permise ai russi di fermare i tedeschi già alle porte di Mosca.

8 dicembre - Ma non era ancora era finito l'anno, con i tedeschi infastiditi per la  situazione in Grecia, quando l'Italia subì un'altra rovinosa ritirata anche in Africa settentrionale. Il 10 cade Sidi Barrani, il 15 ripiegano su Bardia sul confine Libia Egitto, che attaccata il 1 gennaio dagli inglesi cadrà il 5, poi proseguiranno per Tobruk catturando 120.000 soldati.
 Per Hitler il problema diventava ora ancora più enorme e critico. Doveva accorrere anche in Africa prima che gli inglesi, superato Suez, dilagassero in oriente a bloccare i rifornimenti di petrolio tedeschi, e da qui con un altro successivo passo  sfondare nel Caucaso, compromettendo l'"operazione Barbarossa" che proprio il 18 di questo mese di dicembre 1940, con la "Direttiva 21" era stata, con i suoi generali più fidati, minuziosamente preparata in gran segreto per la primavera del '41. (primavera!)

Gli sviluppi saranno decisivi, e tutti gli storici affermano che l'imprevisto dirottamento di alcune armate in Grecia (con la grossa sorpresa della Serbia), e poi in Africa, fecero saltare i piani di attacco di Hitler predisposti per la Russia;  provocarono uno stallo, minarono  l'ottimismo e favorirono  un inasprimento nella lotta di tutte le altre potenze coalizzate (il tempo giocava a loro favore). Queste dopo aver visto Mussolini entrare in una serie di difficoltà, con le armate di Hitler beffate dalla guerriglia Serba, si coalizzarono tutti contro Hitler, ormai  con il suo piano strategico compromesso, pieno di falle, prima ancora di dare inizio all'invasione della Russia.

(Ma questa è una versione. Quando Hitler decise di invadere la Russia, tutti i Paesi d'Europa contro il bolscevismo, l'ebraismo e i senza Dio, parteggiarono per Hitler. Leggeremo il 30 giugno del prossimo anno, una lettera di Hitler inviata a Mussolini, dove il Fuhrer si meraviglia perfino di questo appoggio: "Finalmente hanno capito da dove viene il pericolo" 

L'anno termina mentre si sta scatenando in Africa la controffensiva inglese, che costrinse gli  italiani il 31 dicembre a una rovinosa ritirata fino a Tobruk; qui senza mezzi, munizioni, rifornimenti, rimase in attesa di rinforzi, di carburante, di armi e di aerei. Rommel quando arriverà a portar soccorso con il suo corpo di spedizione sarà impegnato in Africa per quasi otto mesi.  Poi alla fine gli inglesi con Montgomery liquidarono la questione Africa (troveremo l'azione verso la fine del prossimo anno il..... 7 dicembre!!! )
Non a caso  Churchill scelse quel periodo e quella data per scatenare l'offensiva decisiva; proprio  il 7 dicembre quando l'intero esercito tedesco entrò in crisi e stava subendo la sua prima disfatta alle porte di Mosca. E sempre nello stesso giorno 7 dicembre i Giapponesi erano tutti impegnati all'attacco di Pearl Harbour, disimpegnando così i Russi a est.

Churchill se aveva fatto certi conti in questi ultimi mesi del 1940, a fine '41 gli tornavano tutti. Trappola compresa.
E fu lui a incitare i serbi di Belgrado a non cedere (esortava gli slavi ad "essere all'altezza di avvenimenti di portata mondiale") a sbarrare il passo alle armate di Hitler, che davanti al "No" di Belgrado era diventato furibondo, isterico, vendicativo.
(vedi a proposito: 
***
L'IRA DI HITLER A BELGRADO  GLI COSTERA' CARA! > > >

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La guerra era già segnata e Churchill l'aveva già vinta in questo fine 1940 predisponendo  il suo piano strategico che giorno dopo giorno -e non poteva essere diversamente-  si rivelerà vincente.

Tutti gli avvenimenti che adesso accadranno saranno solo militari, tutta la partita politica sembra che sia già stata tutta giocata con queste mosse; quelle vincenti di Churchill e quelle perdenti di Hitler.
(Con il contributo di Mussolini? Involontario lo possiamo pensare, ma anche quello volontario molti storici non l'hanno mai scartato. Anche se non è stato mai documentato).

La fine dell'anno per l'Italia non fu uno dei migliori. Le oscillazioni psicologiche nella coscienza popolare nell'arco di sei mesi furono più d'una; in alternanza pacifismo, entusiasmi, dubbi, scoramento, sdegno, vergogna. Dalla non belligeranza dei primi mesi dell'anno si era passati all'entusiasmo dell'entrata in guerra a fianco dell'alleato in giugno, credendo a una guerra facile e utile per montare sul carro del vincitore. Poi ci furono alcuni dubbi che la guerra sarebbe stata lunga (e con molti altri sacrifici) quando ci fu l'attacco alla Grecia.

Il 18 novembre, quando le cose già andavano male, la spedizione in Grecia marciava indietro verso un disastro e il momento era già cupo, Mussolini alla radio ridimensiona il contrattacco dei greci e smentisce Radio Londra che la divisione Alpina Julia era stata polverizzata, e incoraggia con una frase che resterà anacronisticamente famosa:
"C'è qualcuno fra di voi camerati, che ricorda l'inedito discorso di Eboli pronunciato nel luglio del 1935 prima della guerra etiopica? Dissi che avremmo spezzato le reni al Negus.
Ora, con la stessa certezza assoluta, ripeto assoluta, vi dico che spezzeremo le reni alla Grecia".

 Quando poi arrivò il clamoroso insuccesso (il 3 dicembre i greci sfondarono le linee italiane occupando parte dell'Albania), "le reazioni in Italia furono di stupore, disorientamento, vergogna , depressione e di sdegno e critiche assai aspre soprattutto degli alti comandi militari". (Renzo De Felice. Mussolini l'alleato, l'Italia in guerra, Einaudi, p.728)
"Non siamo stati capace di battere una piccola nazione come la Grecia" Che figura davanti all'opinione pubblica mondiale!". Questo vanno dicendosi tra di loro gli italiani, dopo un intero anno di sacrifici, convinti che questi servissero veramente allo scopo.

Questo momento di peggior depressione e di maggiori critiche verso il regime ce lo conferma indirettamente il tono allarmato dei carabinieri in un "promemoria per il Duce" relativo proprio al mese di dicembre.
"Lo stato d'animo di tutte le categorie sociali è sostanzialmente disorientato e assai depresso. Il fenomeno che appare degno di seria considerazione, è senza dubbio causato anche dal malessere economico divenuto sensibile, ma trae la sua prima origine dalla profonda vivissima amarezza per i nostri insuccessi, che, mentre favoriscono severi commenti ed aspre critiche, hanno determinato ed accentuato uno stato di perplessità e di preoccupazione. Prevale nelle varie province l'opinione che le attuali sfortunate vicende siano dovute alla impreparazione del paese alla guerra ed a errori di carattere militare e politico, ai quali molti invocano di mettere riparo con urgenti e radicali provvedimenti. (...) E' poi da porsi in risalto che l'orizzonti di speranze per una rapida soluzione della lotta si è tra le masse molto offuscato, tal che molti, constatando che le nostre forze armate, per difetto di messi, sono costrette a cedere di fronte al nemico, si domandano con viva preoccupazione cosa possa accadere in avvenire. Ciò pone in evidenza che nel popolo va declinando la fiducia; si sente spesso ripetere che sarebbe da preferirsi un sollecito intervento dell'alleato, anche se da ciò dovesse conseguire una ulteriore scossa al nostro prestigio" (ACS, Seg, part. del Duce, Carteggio ris.(1922-1943(, b. 164, fasc.23 - Pure in: Renzo De Felice. Mussolini l'alleato, l'Italia in guerra, ed. Einaudi, p.731).

Il responsabile degli insuccessi militari fu poi subito trovato. Badoglio da una certa stampa (in testa Farinacci) fu oggetto di un fuoco di critiche, e se ne chiese l'allontanamento, le dimissioni, che amareggiato ma anche indispettito poi diede. Per la stima che godeva il maresciallo apparve al popolo come unico capo espiatorio, e dello stesso avviso erano alcuni  ambienti militari regio-badogliani (e già si complotta- Badoglio si riavvicina al Re).
Pochissima o quasi nessuna critica verso le responsabilità degli uomini nell'ambiente politico (come ad es. Ciano - che inizia a ondeggiare). Poche critiche  forse solo perchè la stampa che avrebbe dovuto riportarle temeva qualche ritorsione dal regime. (Ricordiamo che c'erano sei mesi di carcere e 10.000 lire di multa solo per chi si azzardava a sintonizzarsi su Radio Londra; figuriamoci com'era la censura nella stampa interna! Sequestravano perfino i giornaletti di alcune parrocchie che facevano troppo inopportuno pietismo, non conformi allo "spirito di guerra" necessario agli italiani.

Una valutazione di queste critiche e di agitazione psicologica interna, viene comunque fotografata così da Alexander Kirk, che da Roma, dall'Ambasciata Usa, scrisse il 15 dicembre un rapporto a Summer Walles (e questi trasmise a Roosevelt) "Le reazioni suscitate dal fallimento in Grecia  sarebbero state tali da poter provocare un "aperta ribellione" contro il regime e la sua sostituzione con una dittatura militare" (F.D. Roosevelt Library, PSF, 57, "Italy" 1941).

Soltanto l'intervento dell'alleato tedesco salverà l'Italia
dall'onta di una cocente sconfitta in Grecia.
MA CI TORNERENO PIOU' AVANTI

ANDIAMO INSIEME AGLI ITALIANI
ALLA "BATTAGLIA D'INGHILTERRA" > > >

 

 

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