MUSSOLINI



Fondazione dei Fasci di Combattimento

Programma di San Sepolcro, pubblicato su "Il Popolo d'Italia" del 24 marzo 1919.

La riunione si tenne il 23 marzo 1919 nella sala riunioni del Circolo dell’Alleanza Industriale
in piazza San Sepolcro messa a disposizione dal presidente dell’Associazione Industriale Lombarda
presieduta dall'ebreo Cesare Goldmann, un industriale massone.

In origine il fascismo prese il nome di "sansepolcrismo", ispirato ai principi enunciati da Benito Mussolini
il 23 marzo 1919 all’atto di fondazione dei Fasci Italiani di Combattimento.
Il discorso che riportiamo qui sotto - fu pubblicato il giorno dopo - il 24 - su “Il Popolo d’Italia”
.



"Senza troppe formalità o pedanterie vi leggerò tre dichiarazioni che mi sembrano degne di discussione e di voto. Poi, nel pomeriggio, riprenderemo la discussione sulla nostra dichiarazione programmatica.

Vi dico subito che non possiamo scendere ai dettagli. Volendo agire prendiamo la realtà nelle sue grandi linee, senza seguirla minutamente nei suoi particolari.

Prima dichiarazione: "L'adunata del 23 marzo rivolge il suo primo saluto e il suo memore e reverente pensiero ai figli d'Italia che sono caduti per la grandezza della Patria e per la libertà del mondo, ai mutilati e invalidi, a tutti i combattenti, agli ex-prigionieri che compirono il loro dovere, e si dichiara pronta a sostenere energicamente le rivendicazioni d'ordine materiale e morale che saranno propugnate dalle associazioni dei combattenti. Siccome noi non vogliamo fondare un partito dei combattenti, poiché un qualche cosa di simile si sta già formando in varie città d'Italia, non possiamo precisare il programma di queste rivendicazioni. Lo preciseranno gli interessati. Dichiariamo che lo appoggeremo. Noi non vogliamo separare i morti, né frugare loro nelle tasche per vedere quale tessera portassero: lasciamo questa immonda bisogna ai socialisti ufficiali. Noi comprenderemo in un unico pensiero di amore tutti i morti, dal generale all'ultimo fante, dall'intelligentissimo a coloro che erano incolti ed ignoranti. Ma voi mi permetterete di ricordare con predilezione, se non con privilegio, i nostri morti, coloro che sono stati con noi nel maggio glorioso: i Corridoni, i Reguzzoni; i Vidali, i Deffenu, il nostro Serrani, questa gioventú meravigliosa che è andata al fronte e che là è rimasta.

Certo, quando oggi si parla di grandezza della patria e di libertà del mondo, ci può essere qualcuno che affacci il ghigno e il sorriso ironico, poiché ora è di moda fare il processo alla guerra: ebbene la guerra si accetta in blocco o si respinge in blocco. Se questo processo deve essere eseguito, saremo noi che lo faremo e non gli altri. E volendo del resto esaminare la situazione nei suoi elementi di fatto, noi diciamo subito che l'attivo e il passivo di un'impresa così grandiosa non può essere stabilito con le norme della regolarità contabile: non si può mettere da una parte il quantum di fatto e di non fatto: ma bisogna tener conto dell'elemento "qualitativo".

Da questo punto di vista noi possiamo affermare con piena sicurezza che la Patria oggi è píú grande: non solo perché giunge al Brennero - dove giunge Ergisto Bezzi, cui rivolgo il saluto - non solo perché va alla Dalmazia. Ma è più grande l'Italia anche se le piccole anime tentano un loro piccolo giuoco; è più grande perché noi ci sentiamo più grandi in quanto abbiamo l'esperienza di questa guerra, inquantoché noi l'abbiamo voluta, non c'è stata imposta, e potevamo evitarla. Se noi abbiamo scelto questa strada è segno che ci sono nella nostra storia, nel nostro sangue, degli elementi e dei fermenti di grandezza, poiché se ciò non fosse noi oggi saremmo l'ultimo popolo del mondo.

La guerra ha dato ciò che noi chiedevamo: ha dato i suoi vantaggi negativi e positivi: negativi in quanto ha impedito alle case degli Hohenzollern, degli Absburgo e degli altri di dominare il mondo, e questo è un risultato che sta davanti agli occhi di tutti e basta a giustificare la guerra. Ha dato anche i suoi risultati positivi poiché in nessuna nazione vittoriosa si vede il trionfo della reazione. In tutte si marcia verso la più grande democrazia politica ed economica.

La guerra ha dato, malgrado certi dettagli che possono urtare gli elementi più o meno intelligenti, tutto quello che chiedevamo. E perché parliamo anche degli ex-prigionieri- È una questione scottante. Evidentemente ci sono stati di quelli che si sono arresi, ma quelli si chiamano disertori: d'altra parte in quella massa c'è la grande maggioranza che è caduta prigioniera dopo aver fatto il suo dovere, dopo aver, combattuto: se così non fosse potremmo cominciare a bollare Cesare Battisti e molti valorosi e brillanti ufficiali e soldati che hanno avuto la disgrazia di cadere nelle mani del nemico.

" Seconda dichiarazione: "L'adunata del 23 marzo dichiara di opporsi all'imperialismo degli altri popoli a danno dell'Italia e all'eventuale imperialismo italiano a danno di altri popoli; accetta il postulato supremo della Società delle Nazioni che presuppone l'integrazione di ognuna di esse, integrazione che per quanto riguarda l'Italia deve realizzarsi sulle Alpi e sull'Adriatico con la rivendicazione e annessione di Fiume e della Dalmazia.

Abbiamo quaranta milioni di abitanti su una superficie di 287 mila chilometri quadrati separati dagli Appennini che riducono ancora di più la disponibilità del nostro territorio lavorativo: saremo fra dieci o venti anni sessanta milioni ed abbiamo appena un milione e mezzo di chilometri quadrati di colonia, in gran parte sabbiosi, verso i quali certamente non potremo mai dirigere il più della nostra popolazione.
Me se ci guardiamo attorno vediamo l'Inghilterra che con quarantasette milioni di abitanti ha un impero coloniale di 55 milioni di chilometri quadrati e la Francia che con una popolazione di trentotto milioni di abitanti ha un impero coloniale di 15 milioni di chilometri quadrati.

E vi potrei dimostrare con le cifre alla mano che tutte le nazioni del mondo, non esclusi il Portogallo, l'Olanda e il Belgio, hanno tutte quante un impero coloniale al quale tengono e che non sono affatto disposte a mollare in base a tutte le ideologie che possono venire da oltre oceano. Lloyd George parla apertamente di impero inglese.

L'imperialismo è il fondamento della vita per ogni popolo che tende ad espandersi economicamente e spiritualmente. Quello che distingue gli imperialismi sono i mezzi. Ora i mezzi che potremo scegliere e sceglieremo non saranno mai mezzi di penetrazione barbarica, come quelli adottati dai tedeschi. E diciamo: o tutti idealisti o nessuno. Si faccia il proprio interesse. Non si comprende che si predichi l'idealismo da parte di coloro che stanno bene a coloro che soffrono, poiché ciò sarebbe molto facile.

Noi vogliamo il nostro posto nel mondo poiché ne abbiamo il diritto. Riaffermo qui in questo ordine del giorno, il "postulato societario della Società delle Nazioni". È nostro in fin dei conti, ma intendiamoci: se la Società delle Nazioni deve essere una solenne "fregata" da parte delle nazioni ricche contro le nazioni proletarie per fissare ed eternare quelle che possono essere le condizioni attuali dell'equilibrio mondiale, guardiamoci bene negli occhi. Io comprendo perfettamente che le nazioni arrivate possano stabilire questi premi d'assicurazione della loro opulenza e posizione attuale di dominio. Ma questo non è idealismo; è tornaconto e interesse.

" Terza dichiarazione: "L'adunata del 23 marzo impegna i fascisti a sabotare con tutti i mezzi le candidature dei neutralisti di tutti i Partiti. Voi vedete che io passo da un punto ad un altro, ma in tutto ciò c'è logica, c'è un filo. Io non sono un entusiasta delle battaglie schedaiole, tanto è vero che da tempo ho abolito le cronache del 'Camerone' e nessuno se ne è doluto: anzi il mio esempio aveva consigliato altri giornali a ridurre questa cronaca scandalosa fino ai limiti dello strettamente necessario. In ogni modo è evidente che entro quest'anno ci saranno le elezioni.
Non si conosce ancora la data né il sistema che sarà seguito, ma dentro l'anno ci saranno queste battaglie elettorali e cartacee. Ora, si voglia o non si voglia, in queste elezioni si farà il processo alla guerra, cioè il "fatto guerra" essendo stato il fatto dominante della nostra vita nazionale, è chiaro che non si potrà evitare di parlare di guerra.

Ora noi accetteremo la battaglia precisamente sul fatto guerra, poiché non solo non siamo pentiti di quello che abbiamo fatto, ma andiamo più in là: e con quel coraggio che è frutto del nostro individualismo, diciamo che se in Italia si ripetesse una condizione di cose simile a quella del 1915, noi ritorneremmo a invocare la guerra come nel 1915.
Ora è molto triste il pensare che ci siano stati degli interventisti che hanno defezionato in questi ultimi tempi. Sono stati pochi e per motivi non sempre politici. C'è stato il trapasso originato da ragioni di indole politica che non voglio discutere, ma c'è stata la defezione originata dalla paura fisica. Per quietare la belva molliamo la Dalmazia, rinunciamo a qualche cosa. Ma il calcolo è pietosamente fallito.

Noi, non solo non ci metteremo su quel terreno politico, ma non avremo nemmeno quella paura fisica che è semplicemente grottesca. Ogni vita vale un'altra vita, ogni sangue vale un altro sangue, ogni barricata un'altra barricata. Se ci sarà da lottare impegneremo anche la lotta delle elezioni. Ci sono stati neutralisti fra i socialisti ufficiali e fra i repubblicani. Anche i cosiddetti cattolici del Partito italiano cercano di rimettersi in carreggiata per far dimenticare la loro opera mostruosa che va dal convegno di Udine al grido nefando uscito dal Vaticano.

Tutto ciò non è stato soltanto un delitto contro la Patria ma si è tradotto in un di piú di sangue versato, di mutilati e di feriti. Noi andremo a vedere i passaporti di tutta questa gente: tanto dei neutralisti arrabbiati come di coloro che hanno accettato la guerra come una corvée penosa; andremo nei loro comizi, porteremo dei candidati e troveremo tutti i mezzi per sabotarli.

Noi non abbiamo bisogno di metterci programmaticamente sul terreno della rivoluzione perché, in senso storico, ci siamo dal 1915.

Non è necessario prospettare un programma troppo analitico, ma possiamo affermare che il bolscevismo non ci spaventerebbe se ci dimostrasse che esso garantisce la grandezza di un popolo e che il suo regime sia migliore degli altri. È ormai dimostrato irrefutabilmente che il bolscevismo ha rovinato la vita economica della Russia. Laggiù, l'attività economica, dall'agricoltura all'industria, è totalmente paralizzata. Regna la carestia e la fame. Non solo, ma il bolscevismo è un fenomeno tipicamente russo.

Le nostre civiltà occidentali, a cominciare da quella tedesca, sono refrattarie. Noi dichiariamo guerra al socialismo, non perché socialista, ma perché è stato contrario alla nazione. Su quello che è il socialismo, il suo programma e la sua tattica, ciascuno può discutere, ma il Partito Socialista Ufficiale Italiano è stato nettamente reazionario, assolutamente conservatore, e se fosse trionfata la sua tesi non vi sarebbe oggi per noi possibilità di vita nel mondo.

Non è il Partito Socialista quello che può mettersi alla testa di un'azione di rinnovamento e di ricostruzione. Siamo noi, che facendo il processo alla vita politica di questi ultimi anni, dobbiamo inchiodare alla sua responsabilità il Partito Socialista Ufficiale. E' fatale che le maggioranze siano statiche, mentre le minoranze sono dinamiche. Noi vogliamo essere una minoranza attiva, vogliamo scindere il Partito Socialista Ufficiale dal proletariato, ma se la borghesia crede di trovare in noi dei parafulmini, s'inganna. Noi dobbiamo andare incontro al lavoro.

Già al tempo dell'armistizio io scrissi che bisognava andare incontro al lavoro per chi ritornava dalle trincee, perché sarebbe odioso e bolscevico negare il riconoscimento dei diritti di chi ha fatto la guerra. Bisogna perciò accettare i postulati delle classi lavoratrici: vogliono le otto ore? Domani i minatori e gli operai che lavorano di notte imporranno le sei ore? Le pensioni per l'invalidità e la vecchiaia? Il controllo sulle industrie? Noi appoggeremo queste richieste, anche perché vogliamo abituare le classi operaie alla capacità direttiva delle aziende, anche per convincere gli operai che non è facile mandare avanti un'industria e un commercio.

Questi sono i nostri postulati, nostri per le ragioni che ho detto innanzi e perché nella storia ci sono cicli fatali per cui tutto si rinnova, tutto si trasforma. Se la dottrina sindacalista ritiene che dalle masse si possano trarre gli uomini direttivi necessari e capaci di assumere la direzione del lavoro, noi non potremo metterci di traverso, specie se questo movimento tenga conto di due realtà: la realtà della produzione e quella della nazione.

Per quello che riguarda la democrazia economica, noi ci mettiamo sul terreno del sindacalismo nazionale e contro l'ingerenza dello Stato, quando questo vorrebbe assassinare il processo di creazione della ricchezza. Combatteremo il retrogradismo tecnico e spirituale. Ci sono industriali che non si rinnovano dal punto di vista tecnico e dal punto di vista morale. Se essi non troveranno la virtù di trasformarsi, saranno travolti, ma noi dobbiamo dire alla classe operaia che altro è demolire, altro è costruire, che la distruzione può essere opera di un'ora, mentre la creazione è opera di anni o di secoli. Democrazia economica, questa è la nostra divisa.

E veniamo alla democrazia politica. Io ho l'impressione che il regime attuale in Italia abbia aperto la successione. C'è una crisi che balza agli occhi di tutti. Abbiamo sentito tutti durante la guerra l'insufficienza della gente che ci governa e sappiamo che si è vinto per le sole virtù del popolo italiano, non già per l'intelligenza e la capacità dei dirigenti. Aperta la successione del regime, noi non dobbiamo essere degli imbelli. Dobbiamo correre. Se il regime sarà superato, saremo noi che dovremo occupare il suo posto.

Perciò creiamo i Fasci: questi organi di creazione e agitazione capaci di scendere in piazza a gridare: "Siamo noi che abbiamo diritto alla successione perché fummo noi che spingemmo il paese alla guerra e lo conducemmo alla vittoria!".

Dal punto di vista politico abbiamo nel nostro programma delle riforme: il Senato deve essere abolito. Mentre traccio questo atto di decesso devo però aggiungere che il Senato in questi ultimi tempi si è dimostrato di molto superiore alla Camera. Ci voleva poco? È vero, ma quel poco è stato fatto.

Noi vogliamo dunque che quell'organismo feudale sia abolito; chiediamo il suffragio universale, per uomini e donne; lo scrutinio di lista a base regionale; la rappresentanza proporzionale. Dalle nuove elezioni uscirà un'assemblea nazionale alla quale noi chiediamo, che decida sulla forma di governo dello Stato italiano. Essa dirà: repubblica o monarchia, e noi che siamo stati sempre tendenzialmente repubblicani, diciamo fin da questo momento: repubblica! Noi non andremo a rimuovere i protocolli e a frugare negli archivi, non faremo il processo retrospettivo e storico alla monarchia.

L'attuale rappresentanza politica non ci può bastare; vogliamo una rappresentanza diretta dei singoli interessi, poiché io, come cittadino, posso votare secondo le mie idee, come professionista devo poter votare secondo le mie qualità professionali. Si potrebbe dire contro questo programma che si ritorna verso le corporazioni. Non importa. Si tratta di costituire dei Consigli di categorie che integrino la rappresentanza sinceramente politica. Ma non possiamo fermarci su dettagli. Fra tutti i problemi, quello che oggi interessa di piú è di creare la classe dirigente e di munirla dei poteri necessari. E inutile porre delle questioni più o meno urgenti se non si creano i dirigenti capaci di risolverle.

Esaminando il nostro programma vi si potranno trovare delle analogie con altri programmi; vi si troveranno postulati comuni ai socialisti ufficiali, ma non per questo essi saranno identici nello spirito perché noi ci mettiamo sul terreno della guerra e della vittoria ed è mettendoci su questo terreno che noi possiamo avere tutte le audacie. Io vorrei che oggi i socialisti facessero l'esperimento del potere, perché è facile promettere il paradiso, difficile realizzarlo. Nessun Governo domani potrebbe smobilitare tutti i soldati in pochi giorni o aumentare la quantità dei viveri, perché non ce ne sono. Ma noi non possiamo permettere questo esperimento perché i socialisti vorrebbero portare in Italia una contraffazione del fenomeno russo al quale tutte le menti pensanti del socialismo sono contrarie, da Branting e Thomas a Bernstein, perché il fenomeno bolscevico non abolisce le classi, ma è una dittatura esercitata ferocemente.

Noi siamo decisamente contro tutte le forme di dittatura, da quella della sciabola a quella del tricorno, da quella del denaro a quella del numero; noi conosciamo soltanto la dittatura della volontà e dell'intelligenza. Vorrei perciò che l'assemblea approvasse un ordine del giorno nel quale accettasse le rivendicazioni del sindacalismo nazionale dal punto di vista economico. Posta questa bussola al nostro viaggio, la nostra attività dovrà darci subito la creazione dei Fasci di combattimento. Domani indirizzeremo la loro azione simultaneamente in tutti i centri d'Italia. Non siamo degli statici; siamo dei dinamici e vogliamo prendere il nostro posto che deve essere sempre all'avanguardia."

"Il Popolo d'Italia" 24 marzo 1919

 

Assieme a Mussolini si trovarono riuniti 127 persone. Li troviamo nell'Elenco ufficiale dei Sansepolcristi insigniti di relativo brevetto, pubblicato sul volume “23 marzo 1919” realizzato, il 23 marzo del 1935 XIII, dal Gruppo dei Sansepolcristi in occasione del XVI annuale della fondazione dei Fasci Italiani di Combattimento.

 

AGNELLI ENRICO - ANGIOLINI FRANCESCO prof. (MI) - AVERSA Avv. GIUSEPPE (MI), - BARTOLOZZI ETTORE (BG), - BASEGGIO CRISTOFORO - BERTI GIOSUE’- BESANA ENRICO (MI) - BESOZZI PIERO (Maggiore) (MI) - BIANCHI CAMILLO - Avv. (MI)BIANCHI MICHELEBINDA - Dr. AMBROGIO (MI) - BOATTINI VITTORIO (MI) - BOLLANI EMILIO - BONAFINI NAPOLEONE (MI) - BONAVITA Avv. FRANCESCO (MI) - BOSCHI ETTORE (Monza) - BOTTINI prof. PIERO (MI) - BOZZOLO NATALE Capit. (Marchirolo) - BRAMBILLASCHI GIOVANNI (MI) - BREBBIA GISELDA (MI) - BRESCIANI ITALO (VR) - BRUNATI GIUSEPPE BRUZZESI Avv. GIUNIO (MI) - CANAVESI GIACOMO CAPODIVACCA GIOVANNI (MI) - CARLI MARIO Capitano (ROMA) CASANOVA GIULIO - CATTANEO GIUSEPPE (MI) - CAUSIN GUIDOCAVALLARI MANLIO - CERASOLA Rag. FEDERICO (MI)CHIESA GIOVANNI (Vigevano)COLOMATI GIULIOCOLOMBO GIUSEPPECONTRERAS PASQUALECORRA BRUNO (MI)COSTANTINO MICHELE (BA)COTTARELLI LEONARDO (CR)DAQUANNO ERNESTODE AMICI DEFENDENTE -DE ANGELIS ERNESTO (MI)DEFFENU LUIGI (NU)DEL LATTE Dr. GUIDO (MI)DENTICI G.R.DESSY MARIO (MI)FABBIANINI NINO (NO)FABBRINI ALDOFACCHINI ANTONIO (MI)FALLETTI PIETRO (Soresina)FARINACCI ROBERTO (CR)FASANI ETTORE - FERRADINI FERRUCCIO - FERRARA GAETANO (MI) - FERRARI Avv. ENZO (MI) - FIECCHI FRANCO (GE) - FRANZI ERMINIO (BG) - FRASCHINI ALCIDE (PV) - FRASCHINI GIUSEPPE - FRESCHI PIETRO - FUNI ACHILLE (FE) - GALASSI AURELIO (MI) - GALIMBERTI AMLETO - GERA PIETRO - GHETTI DOMENICO (MI) - GIAMPAOLI MARIO - GIODA MARIO (MI) - GIULIANI SANDRO - GIUNCHEDI VALERIANO - GOBBI GINO - GUERRINI GUIDO - GUGLIELMI GIORGIO - JACCHIA PIERO - JACHETTI FRANCESCO (MI) - JERKLING MARIO (TS) - LEONE AJMONE - LONGONI ATTILIO (MI) - LOSACCO G.B. - MAINARDI ORESTE (CR) - MALASPINA EMILIO - MALUSARDI EDOARDO (MI) - MARCHI MARCO (VR) - MARCHIANDI ERNESTO - MARINELLI GIOVANNI (MI) - MARINETTI F.SCO TULLIO (MI) - MARTIGNONI RODOLFO (MI) - MARZARI QUIRINO (MI) - MARZOLA GIORGIO - MASNATA Prof. GIOVANNI (PV) - MASSARETTI LUIGI (PC) - MAZZUCCO GIUSEPPE - MECHERI ENZO (GE) - MELLI GINO (BS) - MERAVIGLIA CARLO - MORGAGNI MANLIO - MORRISI CELSO (MI) - MUSSOLINI ARNALDO - NASCIMBENI MARIA (Vigevano) - PASELLA UMBERTO (MI) - PATANE’ SEBASTIANO - PEDOJA LUIGI - PEIRANI FERNANDA - PESCE (ing.) - PICCOLI GIORGIO - PODRECCA On. GUIDO (MI) - PORCU JOSTO - POZZI ALESSANDRO ( MI) - RAIMONDI CARLO (MI) - RANZANICI ANGELO (BG) - RIVA UBALDO (BG) - ROCCA GIOVANNI (GE) - RONCARI G. B. - ROSSATO ARTURO - ROSSI CESARE (MI) - SALIMBENI (?NOME) - SANNA FRANCESCO - SCARANI CLETO (MI) - SCARZI RANIERI DR. ANGELO (MI) - SEMINO VIRGINIO (GE) - SETTIMELLI EMILIO - STEFANINI SALVATORE - TEDESCHI VITTORIO - TEGON GIUSEPPE - TERRUZZI Prof.ssa REGINA (MI) - TINOZZI GINA - VAJANA ALFONSO (BG) - VECCHI FERRUCCIO (MI) - VEZZANI MENOTTI (Monza) - VINCENZI GIUSEPPE - VITALONI VITTORIO - VOLPI ALBINO - ZAPPI FERDINANDO ( VR) -
Totale presenti 127

 

Questo movimento di Mussolini non aveva quasi più nulla a che vedere con i Fasci fondati nel 1914. Non é una dottrina elaborata a tavolino come in precedenza, nè tantomeno un partito, lui vuole e afferma "voglio una rappresentanza diretta dei singoli interessi". Dunque nasce da un bisogno di azione, e fu azione. Ma in questa azione la nomina di "fascista" gli rimase. E a quanto pare non gli dispiacque affatto. "Antifascisti" diventarono quelli di sinistra, non potendo loro di fatto più essere "fascisti" come lo erano stati fin dal 1887.
Del resto Togliatti - scocciato di essersi fatto scippare in questo '19 la nomea di "fascista" (quello che all'origine doveva a oltranza terrorizzare i "padroni") - invidioso del successo di Mussolini, ancora nel 1936, incitava i suoi "compagni camerati" che lui nell'appello chiama "Fratelli di camicia nera".... "I comunisti devono far proprio il programma fascista del 1919 !!!!" - "che è un programma di pace di libertà, di difesa degli interessi dei lavoratori". "vi chiediamo di lottare uniti per la difesa di questo programma"......"E' ora di prendere il manganello !!!!" vedi qui >>> - Circolare Togliatti >>>
Ma se lui di diventare fascista ambiva così tanto, di fatto lo era già. Altro che "antifascista!!".
Se ne tornò in Russia, affermando che "si sentiva un "miserabile mandolinista; e di valere 10.000 volte di più del migliore cittadino italiano". Ma non è che in Russia le cose andavano bene.

Ma poi Togliatti era rientrato nel '44 in Italia e con "la svolta di Salerno" si era messo (opportunisticamente) a disposizione nel governo Sabaudo di Badoglio. (che non era più fascista ma era pur sempre di destra!).

Dopo la Liberazione Togliatti entra nel governo di Ferruccio Parri il 21 giugno 1945 come ministro di Grazia e Giustizia. E qui (gli alleati non volevano sporcarsi le mani con dei processi come a Norimberga - inoltre degli antifascisti gli "alleati" si fidavano poco (andavcano dicendo "chi ha tradito e ha cambiato bandiera una volta lo farà un'altra volta").

Togliatti al Governo vara l'"Amnistia", per tutti, per gli ex fascisti, per gli ex della RSI, ma anche per tutti quei comunisti che si erano comportati da macellai a Dongo, a Piazzale Loreto, e dopo quello anche a Porzus, a Schio e in altri luoghi con fatti criminosi per pure vendette personali più che politiche. Questi erano fuggiti tutti in Jugoslavia ma con l'Amnistia tornarono tutti "innocenti" in Italia.
Ma quando De Gasperi tornò dagli USA con il "malloppo" degli aiuti, li ottenne se lasciava fuori dal Governo Togliatti, che infatti subito dopo verrà estromesso.
Nel '48 alle Elezioni, cercando di non perdere voti, Togliatti fece un curioso manifesto "noi non siamo atei" >>>.
Togliatti infatti temeva - dato che per la prima volta votavano le donne - ( il 70-80 % nate prima del '22 erano analfabete - dai 30 anni in su) queste vissute tutte fino allora fra casa e chiesa, i parroci le terrorizzavano indicando i comunisti "i senza Dio"


Prima delle Elezioni, i parroci che nel periodo pasquale andavano a benedire le case dicevano...
"in questa casa speriamo non entri mai un comunista" - "salvate i Vs figli dal Bolscevismo".

Ed infatti con gli anatemi, e le processioni delle "Madonne Pellegrine" e la mobilitazione di tutte le 20.000 parrocchie d'Italia fatte da GEDDA, la DC vinse. E a dire il vero l'apporto delle donne in questa vittoria fu determinante, anche se a casa molti mariti leggevano di nascosto l'Unità e non i Vangeli.
Togliatti sconfitto dovette ritornare fra i suoi "compagni" a fare il Comunista.
Ma non per molto. Plaudirono alla rivolta di Budapest nel '56, poi acclamarono i carri armati entrati a stroncare la Primavera di Praga nel '68. Alla fine ci fu il crollo del Muro nell'89.
I "compagni" tolsero il nome "Comunista" dal loro partito, poi tolsero anche il nome di "Sinistra". Iniziarono a prendere simpatia non più per i proletari ma per i capitalisti, le banche ecc. e si chiamarono "Democratici", così democratici che chi vuole parlare nelle piazze, le invadono e dicono "non ti impediamo di parlare, ma ti impediremo di farti ascoltare occupando le piazze come sardine". Più democratici di così !!!
Uno poi convinto di essere anche lui Mussolini, indice un Referendum, per l'abolizione del Senato e un solo capo del Governo "assoluto". "Comanderò solo io!!!" , " a me pieni poteri". Un flop !!
Non prende voti. Ma diventa - paradossalmente - Senatore di quel Senato che proprio lui voleva abolire. Sconfitto fonda allora un partito tutto suo, ma alle elezioni prende l'1% degli italiani aventi diritto di voto. L'hanno votato i genitori, la moglie, i parenti, la badante e qualche amico ancora fedele, ma forse amici ancora per poco.

Forse perché in "FACCIA A FACCIA", DA MINOLI ha confessato i suoi difetti: quello di essere "Talvolta sono troppo cattivo, un po' arrogante e talvolta impulsivo" e concludendo: "In questa intervista non ho detto neanche una bugia". >>>>>>>>>>>>>>>

 

 

 

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