indice QUADRO 11

< < < NAZISMO E FASCISMO, DUE REGIMI A CONFRONTO


MA MUSSOLINI
FECE TUTTO DA SOLO?

Come scrisse De Felice: "Il predominio culturale del socialismo si stava indebolendo: anzi si sentiva minacciato; questo perché socialismo e fascismo in un certo senso avevano lo stesso codice genetico: erano figli della rivoluzione francese. E questa — che oggi tutti riconoscono una banale verità — era un’affermazione tremenda per la sinistra. Indigeribile".
(... alle elezioni del novembre 1919 l'esito delle urne sembrò dover spazzare dalla storia italiana la meteora fascista - perché MUSSOLINI. non conquistò alcun seggio, ma addirittura finì anche in carcere).
I vincitori furono i socialisti e i popolari.
Ma gli ex amici socialisti di Mussolini “rivoluzionari” non erano poi stati in grado di fare la rivoluzione tante volte minacciata - era quindi quasi naturale che una rivoluzione (insperatamente) la facesse M., dimostrando fiuto politico, grande opportunismo e una estrema abilità nel navigare a vista tra i marosi della politica italiana dell'epoca. (non per nulla e non a caso Lenin, lui che di rivolgimenti era maestro, si lamenterà pochi anni dopo con i socialisti perché "si erano lasciati sfuggire l'unico uomo capace di fare la rivoluzione in Italia".

Per il Comunismo l’obiettivo finale era l’uguaglianza tra i cittadini che deve essere raggiunta attraverso l’eliminazione delle classi capitalistiche e del diritto di proprietà. Lo Stato doveva sostituire l’economia privata.


Perfino Togliatti e Antonio Gramsci più tardi nel 1926, capirono e intuirono che il Fascismo mussoliniano non era solo stata una reazione anti-capitalistica: ma era legittimata da una base sociale, essenzialmente proletaria e piccolo borghese. Per questo, i “fratelli in camicia nera” potevano rappresentare una sponda possibile per il processo rivoluzionario anche in Italia.
E ancora nel 1936 (davanti ai successi di Mussolini) Togliatti (scocciato di essersi fatto scippare nel '19 la nomea di "fascista" (quello che doveva terrorizzare i "padroni") invidioso del suo successo incitava i suoi "compagni camerati" che nell'appello chiama "Fratelli di camicia nera!!!!" ....."I comunisti devono far proprio il programma fascista del 1919 !!!!"...... ""E' ora di prendere il manganello !!!!!!"
vedi qui >>> -
Ma se lui di diventare fascista ambiva così tanto, di fatto lo era già. Altro che antifascista!! O meglio si é antifascista di nome ma si desidera essere fascista di fatto (cioè con il manganello!).

Non così BOMBACCI. Lui avendo una sua visione massimalista e intransigente del socialismo; entusiasmato da Lenin e dalla rivoluzione d'ottobre, fu poi nel 1921 uno dei fondatori del Partito Comunista d'Italia, insieme ad Antonio Gramsci, Amadeo Bordiga, Egidio Gennari, Terracini. Amico personale di Lenin, col quale rimase in URSS durante la Rivoluzione d'Ottobre, fu soprannominato il "Papa Rosso". Ma ammirava molto anche Mussolini (come del resto anche lo stesso Lenin) fino al punto che nel 1927 i dirigenti comunisti in esilio ne decretarono l'espulsione definitiva, con uno scarno comunicato su un numero dell'Unità: "Nicola Bombacci è espulso dal partito comunista d'Italia per indegnità politica". Anche lui come Togliatti voleva indossare la camicia nera e far proprio il programma fascista. Una assurdità per i comunisti italiani che - nel '27 - guardavano con simpatia al bolscevismo staliniano.

Bombacci da sempre vicino alle classi lavoratrici in alcuni opuscoli aveva scritto sui pericoli del bolscevismo e la degenerazione staliniana dei principi comunisti. "Io ero accanto a Lenin nei giorni radiosi della rivoluzione, credevo che il bolscevismo fosse all'avanguardia del trionfo operaio, ma poi mi sono accorto dell'inganno". E accennò ai pericoli della degenerazione staliniana.

Lenin poco prima della morte (avvenuta il 21 gennaio 1924) ancora lucido aveva delineato i ritratti dei maggiori esponenti del partito candidati alla sua successione.
STALIN >>>
uno dei tanti esponenti - imponendosi sugli altri e collocandovisi - approfittando della sua malattia, gli era subentrato d'imperio.
Mossa che non sfuggì a Lenin, che ancora cosciente, poco prima di morire nel suo "Testamento"
("lettera al Congresso" che divenne di dominio pubblico soltanto nel 1956) aveva invece proposto la rimozione di Stalin giudicato "troppo grossolano dalla carica di segretario generale" - "perché sta concentrando nelle sue mani un immenso potere e io non sono sicuro che egli sappia servirsene".

A quel punto, come già accennato, nel 1927, BOMBACCI fece quello che voleva fare Togliatti: avendo paragonato la rivoluzione fascista a quella "comunista-leninista" , buttò nelle ortiche la camicia rossa dei "compagni-stalinisti" e si unì ai "fratelli in camicia nera".
Caduto in disgrazia con i socialisti-comunisti, divenne perfino amico di Mussolini, che lo aiutò pure economicamente. Lo seguì perfino a Salò. E a Milano si accodò ai fuggiaschi. Poi dai suoi ex amici, fu catturato a Dongo, fucilato, e appeso con i ganci da macellaio a Piazzale Loreto.
E lì finì per sempre anche il "socialismo".
Passato, presente e futuro.


I socialisti? Come avrebbe scritto più tardi Nenni (Storia di quattro anni, p.212) "...nessuna preparazione tecnica si era compiuta. Non c'era un piano d'azione della sinistra. Vagamente si era chiacchierato di armamento, di atti di sabotaggio, di offensiva a fondo, senza che alle parole corrispondesse la benché minima opera pratica e concreta" e con i lavoratori ormai esasperati per gl inutilii ricorrenti inviti a scioperare.
Non c'era un vero Governo: c'erano degli uomini che cercavano di evitare certe responsabilità anzichè affrontarle. Negli incontri discutevano di formule e alleanze, manovre e contromanovre, un guazzabuglio, mentre fuori nelle piazze dove iniziava una furia reazionaria. (perfino dei socialisti contro socialisti stessi e ricordiamo che Mussolini era stato uno di loro)

L'esasperazione ci fu con il "biennio rosso" (con scioperi, scioperi, scioperi e violenze), poi venne pure quella del 7 agosto, con lo "Sciopero legalitario" (uno sciopero generale a tempo indeterminato in opposizione al nascente "fascismo" (socialista). (teniamo a mente questa parola: "fascismo".
I risultati furono disastrosi per i socialisti, che ottennero soltanto di spaventare la borghesia e la classe media instillandogli il timore per un ritorno alle violenze ed ai boicottaggi del "biennio rosso" (che ebbero il loro culmine e la loro conclusione con l'occupazione del settembre 1920 in oltre 300 fabbriche)......

......... che Salvemini definì...
"Mossa pazzesca. Moralmente un delitto. Politicamente un errore".
Insomma, fu un suicidio. Fu l'inizio delle lotte e delle divisioni interne. Passate, presenti e future.

Nel momento in cui le masse - invitate a farlo - occuperanno le strade e le fabbriche, vedremo i capi attardarsi in discussioni puramente teoriche a ulteriore dimostrazione della loro incapacità ed irresolutezza.
La presunzione di rappresentare una forza, fa promuovere e scatenare altri scioperi selvaggi, sabotaggi, occupazioni delle fabbriche. Manifestazioni che dividono loro, più che unire gli altri; infatti dopo i fallimenti di queste azioni - non coordinate - vi é lo strascico delle polemiche che danno origine a contrasti sempre più insanabili proprio all'interno della sinistra. (c'erano state, ci furono, ci saranno sempre!)

La spaccatura nei socialisti dalla quale nascerà il Partito Comunista era già alle porte. Un comunismo questo che era una variante del socialismo - Mentre i socialisti credevano nella democrazia e volevano conquistare il potere democraticamente, i comunisti credevano nella "dittatura del proletariato" e intendevano arrivare al potere con la rivoluzione - lo disse poi chiaro e tondo Stalin definendo " il comunismo come dittatura del proletariato, un potere non limitato da nulla, da nessuna legge, non condizionato da alcuna regola, che si basa sulla coercizione". (!!!)

Nel marzo del 1920 "Ordine nuovo" pubblica il manifesto:"Per il congresso dei consigli di fabbrica. Agli operai e contadini di tutta Italia". (sarà un fallimento!!)
I disfattisti già durante la guerra ma poi ancor più nel dopoguerra, erano convinti di poter innescare una rivoluzione proletaria; non ben definita perfino nelle loro file, se riformista o massimalista. Guardavano a est, alla nuova stella sorgente "rossa"; mentre proprio in Russia, Lenin e compagni - e poi lo stesso Stalin - tanta lucidità di cosa fare, non c'era proprio. Il primo dovette far rientrare dalla finestra quelli che aveva cacciato dalla porta. Il secondo inizia ad usare le maniere forti. Emarginando i suoi ex-alleati, ora avversari. Inzia gli anni delle purghe. Si sbarazza di tutta la vecchia guardia sovietica. Già nel '27 Stalin diventa il capo assoluto. Stalin sostiene che la "rivoluzione permanente"
(quella sostenuta da Lev Trochij, e Lenin - che temono che la rivoluzione perda sempre più la sua matrice proletaria, che diventi esclusivamente espressione dei burocrati di partito) "è una mera illusione e che l'Unione Sovietica deve dirigere alla mobilitazione di tutte le proprie risorse al fine di salvaguardare la propria rivoluzione (teoria del "socialismo in un Paese solo". Stalin emargina tutti, tiene a bada col terrore e le depurazioni i funzionari di partito e da' inizio alla sua incontrastata dittatura.
"Stalin davanti alla catastrofe del sistema di Lenin, é diventato segretamente un fascista. Essendo lui un semibarbaro non usa ("come noi" - Ndr) l'olio di ricino, ma fa piazza pulita con i sistemi che usava Gengis Kan. In un modo e nell'altro sta rendendo un commendevole servizio al fascismo".
Lo scriverà addirittura BENITO MUSSOLINI, sul Popolo d'Italia, il 5 marzo del 1938 !!!!

Dal 1848 con il manifesto di Marx, “Uno spettro si aggira per l'Europa: lo spettro del comunismo" >>>> si preannunciava la rivoluzione. Nel 1917 in Russia la rivoluzione divenne cosa fatta, quella auspicata da Lenin con il suo opuscolo "Stato e Rivoluzione" > (qui l' originale) >>> .
Con a fondo pagine un'analisi critica di Gramsci.... "I bolscevichi rinnegano Carlo Marx". (ma era il '17, e non era ancora arrivato Stalin!!).

Poi dal '18 al '22. in Italia si aggirò lo stesso "spettro". E se anche qui la Rivoluzione Staliniana avesse vinto, molte cose sarebbero cambiate in Italia.
Per il Comunismo l’obiettivo finale era l’uguaglianza tra i cittadini che doveva essere raggiunta attraverso l’eliminazione delle classi e del diritto di proprietà. Lo Stato doveva sostituire l’economia privata. Questo il modello staliniano.
Lo storico Emilio Gentile, non certo tenero con i fascismi, ha descritto mettendo in evidenza “un’ondata di conflitti di classe senza precedenti nella storia del paese, condotti in gran parte dal partito socialista massimalista all’insegna di una imminente rivoluzione per instaurare anche in Italia, con la violenza, la dittatura del proletariato, come annunciava il nuovo statuto che il Partito socialista aveva adottato nel 1919”.
Inneggiavano perennemente alla violenza di classe. Il tutto con l’obiettivo dichiarato di “fare come in Russia”, "come stava facendo Stalin!!". Usando il terrore!!
Se l’Italia non ha conosciuto i gulag, le fucilazioni di massa, la Siberia per i dissidenti, la miseria e la carestia non è stato per la maggiore bontà dei comunisti nostrani, ma solo perché i fascisti .....avevano.....
i 2000 fervidi assertori del fascismo... della LA NAZIONE OPERANTE > > (ne parleremo ancora più avanti)) che hanno impedito questo scempio. Quando poi cadde il "Muro", abbiamo visto tutti l'arretratezza del "paradiso sovietico".


Ma anche quasi alla fine della 2nda G. M. in Italia ci mancò poco che con l'appoggio della sinistra estrema Tito entrasse da Trieste nella Pianura Padana con l'appoggio dei "gappisti" che incitavano "L'armata Rossa gloriosa avanza e ormai i tempi stringono". L'invasione é «un'eventualità, una grande fortuna per il nostro paese». ) ( !!!??? sic )

(qui i giornali dell'Epoca, > > i "filorussi" si oppongono agli italiani "italiani" > >


Questa eventualità naufragò nel '45 con l'intervento degli anglo-americani. La Jugoslavia di Tito (piuttosto distaccato dal potere staliniano) fu sostenuta da Stati Uniti e Gran Bretagna (le quali chiusero gli occhi di fronte alle nefandezze dei titini perpetrate a danno degli italiani) perché attraverso una sua neutralità (apparente) doveva impedire all'Unione Sovietica di accedere al Mare Adriatico e quindi imporsi anche nei Balcani. Così temporeggiando divisero Trieste in zona A e B. Ma la "Questione Trieste" vedi Wikipedia ......e Istria si trascinerà fino al Trattato di Osimo del 1975).
In Grecia vi erano state le stesse mire dei comunisti, ma Churchill le aveva stroncate di brutto, spazzandole via, con la Russia a guardare senza intervenire; nè poteva!! ( Churchill si giustificò nelle sue "memorie" dicendo "i patti (di spartizione) con Stalin erano chiari, nei Balcani non si devono immischiare. Sono nostri!! "
(qui i giornali dell'Epoca, > > il massacro > >

Questi (sognati) obiettivi di una parte delle sinistra in Italia ebbero proprio a est, anche momenti drammatici come a Porzus (vedi Wikipedia > ) – considerato uno dei più tragici e controversi di una certa Resistenza italiana. (vi morì anche il fratello di Pasolini - laico-socialista). Oppure la "strage di via Rasella", e la rappresaglia fatta poi alle Ardeatine.

(Giorgio Bocca, il più filopartigiano degli storici italiani scrisse (In Storia d'Italia partigiana" (Laterza , Bari, 1977, pag. 135) "Come i comunisti sanno bene, il terrorismo ribelle non é fatto per prevenire quello dell'occupante ma per provocarlo, per inasprirlo. Esso é autolesionismo premeditato: cerca le ferite, le punizioni, le rappresaglie, per coinvolgere gli incerti, per scavare il fosso dell'odio".

E Lucioli-Sabatini
, é altrettanto chiaro (in "Resistenza al di là del mito", Tusculum Roma. 1997, pag 41)."Le azioni di guerriglia, i sabotaggi e gli atti di terrorismo dovevano servire a provocare la rappresaglia. Ottenuta la strage, l'antifascismo (rosso, Gap) poteva impossessarsi di una copiosa messe di martiri da piangere come fossero i propri e da inserire nella vulgata resistenziale".

Ed anche Giampaolo Pansa, nei propri scritti più recenti ha parlato di un atto "terroristico, voluto dal PCI per riaffermare la propria egemonia all'interno della Resistenza".
Non per nulla quelli finiti alle Ardeatine erano dentro Regina Coeli, quasi tutti esponenti azionisti, socialisti, monarchici, liberali, tutti "concorrenti" al potere dei Gappisti.

Così pure in tempi più recenti, Pierangelo Maurizio e Mario Spataro nell'opuscolo "Affidarono ai tedeschi il lavoro più sporco. - Come i comunisti si liberarono dei loro concorrenti nella corsa al potere" (Controrivoluzione N. 72-76 - febbraio 2001)

POI ...
"Lo Stato italiano dichiarava non punibili (quindi tutti amnistiati) gli atti compiuti dai partigiani, con il decreto legge n. 96 del 5 aprile 1944, pochi giorni dopo via Rasella, e con il n. 194 del 12 aprile 1945, gli attentati  li considerava come legittimi".

Uno dei Capimanipoli era Arrigo Boldrini. Dal 1937, iscritto al Partito Nazionale Fascista e volontario nella MVSN ("le camice nere"). Dal 1939 ha il grado di Capomanipolo; poi nel 1943 diventato pure lui antifascista aderì al clandestino Partito Comunista Italiano. Dopo l'8 settembre, fu tra i principali organizzatori della Resistenza. Dal 1944 divenne comandante della 28ª Brigata Garibaldi "Mario Gordini". (Associati alle Brigate Garibaldi erano i Gruppi di azione patriottica GAP. contro le strutture politico-militari del fascismo). La stessa fu operativa nella zona di Codevigo, ove ebbe luogo la sommaria esecuzione di militi della R.S.I. E quella di Schio. Ma nei processi che ne seguirono Boldrini venne sempre scagionato. A partire dal 1947, rappresentò l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (per 14 volte fu Presidente). Divenne parlamentare fino al 1994. Dirigente regionale e nazionale del Partito Comunista Italiano, membro del Comitato Centrale e della Direzione Nazionale del Partito. Ritiratosi morì nel 2008 a 92 anni.


Anche Rosario Bentivegna, l'esecutore della strage di Via Rasella, in gioventù si era avvicinato come Boldrini, alle idee fasciste intorno al 1937, dentro una delle articolazioni del fascismo (in foto), il Gruppo Universitaro Fascista (GUF). Poi diventò un antifascista sovversivo, ed infine operante dentro i Gap di Roma.

Nella "Resistenza senza fucili" (titolo del libro di Giovanni Bianchi) vi era anche Carlo Bianchi organizzatore e animatore dei "Partigiani Cristiani"; entrò a far parte del CLNAI, ma fu sempre in contrasto con i GAP comunisti disapprovando gli attentati contro gli occupanti nazifascisti, onde evitare le dure rappresaglie sui civili. E proprio in uno degli attentati dei Gap contro 7 tedeschi, finì lui e altri 66 (traditi da un delatore) fucilato nella seguita rappresaglia (10/1) tedesca a Fossoli e a Cibeno.

Ma anche gli angloamericani si fidavano poco dei partigiani. Il Comandante di tutte le forze alleate in Italia, a fine 1944 lanciò per radio l'ordine alle formazioni partigiane ( "Proclama Alexander") di sciogliersi e abbandonare la lotta partigiana. Erano diventati insofferenti. Ma per un motivo, perchè erano quasi tutti comunisti-stalinisti e avevano anche delle armi in mano.
Dopo il 25 aprile, il 2 maggio il generale Alexander con un altro Proclama ordinò la smobilitazione delle forze partigiane, con la consegna di tutte le armi. L'ordine di smobilitazione venne in generale eseguito ma le armi solo in parte furono consegnate indi occultate.


E se Roosevelt aveva indebolito la Resistenza francese (minacciò di non inviare più armi e viveri) Winston Churchill (era lui l'autore del proclama di Alexander ) voleva spazzar via di brutto la resistenza italiana. Era convinto e temeva che dopo la liberazione, i comunisti avrebbero preso il potere e formato un governo con Togliatti che era appena rientrato dalla Russia. Una eventualità che se fosse veramente avvenuta, Churchill non si sarebbe fatto degli scrupoli; come non se li era fatti in Grecia, che spazzò via di brutto i "filo-russi", riempendoci i cimiteri. E per giustificarsi disse che "i patti a Yalta con i Russi erano chiari"). Ecco perché Churchill nel governo italiano diede poi appoggio a un re e a un maresciallo, anche se non aveva per loro due nessuna stima.
E se a Milano erano terminati i bombardamenti, non erano il 27-28-29 invece terminati a Verona, Vicenza, Padova, Treviso. (altro che liberazione!!) - Un segnale chiaro per i Titini che volevano entrare da Est e unirsi a filosovietici italiani.

TORNIAMO AGLI ATTENTATI E ALLE RAPPRESAGLIE.

((( (Chi erano le vittime di via Rasella? Erano tutti bolzanini, oltre i 40 anni, solo 1, aveva 27 anni; metà di loro già padri di famiglia. Nel '43 la sera dell'8 settembre (oltre i deportati gli italiani "traditori" ) furono rastrellati e arruolati a forza dai tedeschi al servizio di guerra, pena la condanna a morte per i renitenti.
Nessuno dei sopravissuti alla strage - dichiarandosi cattolici - accettarono di prendere parte all'eccidio - alcuni addirittura disertarono. Non erano dei "volontari" e nemmeno fascisti o nazisti; anzi per la loro stessa origine, sudtirolese avevano (é noto) subìto dal fascismo vessazioni. E quasi tutti dal '22 in poi avevano prestato già il servizio militare nel Regio Esercito italiano. (vedi i nomi >>> )))).

Paradosso 1: Silvius Magnago - a 47 anni già leader della SVP (Südtiroler Volkspartei) con i suoi Schutzen e gli scampati al massacro, dagli anni '70 iniziò (con grande indignazione del PCI) a rendere omaggio e a commemorare come eroi le 33 vittime di via Rasella al cimitero di Bolzano. Friedl Volgger, con Magnago pure lui fondatore della Volkspartei, nell'annunciare sulla stampa la commemorazione scrisse:
"Sulle tombe delle innocenti vittime delle Fosse Ardeatine brillano ininterrottamente dei ceri e vengono deposte sempre nuove corone. Per i folli fanatici che nella città eterna senza alcuna necessità hanno provocato un bagno di sangue - in una compagnia di innocui poliziotti - ci sono poi state medaglie d'oro e posti in Parlamento. Le Fosse Ardeatine sono diventate per gli italiani un luogo di commemorazione nazionale.
I sudtirolesi si inchinano con il massimo rispetto davanti ai morti. Ceri e corone dovrebbero però essere stati innalzati da tempo anche per i poliziotti sudtirolesi proditoriamente uccisi. Nella pubblica opinione essi sono stati purtroppo per lungo tempo dimenticati. Per loro non ci sono state né medaglie d'oro, né onori."
(Riportato dalla La Stampa, 27 marzo 1981).

Paradosso 2: lo stesso (PCI) a Roma (oggi PD), ogni anno commemora gli eroi caduti alle Ardeatine.
Ma la Volkspartei della Klotz votatasi recentemente al PD della Boschi, d'ora in poi con la stessa celebreranno al cimitero di Bolzano la commemorazione degli eroi tirolesi caduti in via Rasella???
E celebreranno e onoreranno pure i terroristi degli anni '60, Georg Klotz
(il “Santo Martellatore”. capo del BAS “Comitato per la liberazione del Sudtirolo”. Liberazione da cosa? Dall’Italia) e il "bombarolo" Luis Amplatz (la prima tomba-monumento subito a destra all'entrata del cimitero di Bolzano) come fanno ogni anno gli Schutzen?
Gli stessi che con MATTARELLA, celebrando i 25 anni dell’autonomia altoatesina si sono opposti all'esecuzione dell'inno di Mameli “QUI NON SIAMO IN ITALIA!!" e hanno disertato. E così va pure dicendo Eva Klotz VEDI >> con i suoi manifesti esibendo pure le scope per fare "pulizia" di italiani nel.... Sudtirol ( lo chiama così davanti ai sudtirolesi anche la Boschi e non" Alto Adige").
Ma anche durante l'accoglienza di Juncker l'euroburocrate di Bruxelles davanti al palazzo della Provincia di Bolzano gli Schützen hanno suonato l'Inno Europeo e quello tirolese, mentre l'inno di Mameli è stato messo a tacere.
Ma che cosa daremo in cambio alla SVP per l'alleanza al PD? MIstero! Un mistero davvero imperscrutabile.

(Chi scrive non ha nulla contro i tirolesi, anzi, ho sempre percepito l'Alto Adige come una bellissima terra, con persone molto corrette (se si è corretti !); ci sono stato per 4 anni a fare il paracadutista, l'ho abitata per altri 10 anni svolgendo con soddisfazione un lavoro con i clienti locali, mi sono sposato con una donna di Bolzano, ci sono nati i miei 2 figli, e sono diventato per 10 anni ispettore per tutta l'Italia di una grande multinazionale tedesca. Insomma all'Alto Adige io devo molto).

Paradosso 3: Molto attuale. Alla dacia di Putin, ci va in "cordiale colloquio" il segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin (finito il papale "paese dei senza Dio"!?) e ci va anche Salvini (di idee abbastanza di destra), e Di Maio sembra non gli sia sgradito interloquire con Putin.
Mentre il governo Renzi, lui del PD (comunista!) avalla le sanzioni verso la Russia di Putin. E vola negli Usa per incontrare Trump, anche se l'incontro gli é stato poi negato.

Ma con questi 3 paradossi, si sta forse rovesciando il mondo delle ideologie???

Dubbi, Opinioni: Le rappresaglie fatte in nome di questa Resistenza ("rossa Gap") sono pagine oscure, ancora quasi sconosciute, pur essendoci molte testimonianze e che hanno offuscato altre memorabili imprese fatte da molti uomini coraggiosi (a inizio '45, ca. 130.000) con ribellioni spontanee, grande determinazione, pagando anche al prezzo della vita (ca. 35.000). Impegnandosi - rischiando lo scontro frontale - per bloccare le truppe tedesche in rotta, per dare un aiuto fondamentale alla liberazione, dando grande importanza dal punto di vista morale e politico, dimostrando capacità di sacrificio e di combattimento. Anche se - per le diverse anime - non si riuscì - con i compromessi - a operare una rottura veramente profonda con il passato. "Nonostante - secondo lo storico Miller - il mito fondativo sia stato poi "abbattuto" dalle strumentalizzazioni politiche da una parte e dalle revisioni accademiche dall'altra, esso può ancora offrire un insieme di valori degni di essere emulati in qualsiasi società democratica, rappresentando uno dei momenti più luminosi della storia dell'Italia unita".
Per la cronaca: da 130.000 che erano, dopo il 25 aprile i partigiani erano già 250.000, nel '46 già 500.000, dopo diventarono un po' tutti. Diedero il distintivo anche a mio padre che nel '46 era appena tornato dalla prigionia in Sud Africa.

Una discreta storia della resistenza é questa di Wikipedia >>>>

Ma dato che a 8-9 anni, io c'ero in quel dramma , vedi anche questa mia testimonianza >>>>>
abitavo dentro un comando tedesco e ho visto con i miei occhi le rappresaglie, la fucilazioni dei ribelli e vedevo anche (dietro il cimitero di S. Anna) quando un tenentino gli dava il colpo di grazia; e dal cranio spaccato usciva per alcuni minuti, come una spuma di una birra, la materia cerebrale.
Poi quel biondo tenentino giustiziere - come se nulla fosse - la sera mi prendeva sulle ginocchia e nel cortile assieme a tanti altri, in circolo ascoltavano
LILI' MARLEN >> (a quest'ora veniva irradiata alla radio) e poi tutti sommessamente la cantavano. (infatti le cose non stavano andando molto bene in Russia).

Anche in Abruzzo dove nacquero i primi partigiani con dentro anche fascisti e monarchici si immolarono e fecero grande la resistenza. E anche la liberazione di Chieti (città chiave del centro Italia - dove gli angloamericani rimasero in stallo per 10 mesi) fu fatta dai reparti Nembo della FOLGORE (quelli che oggi la Boldrini alla sfilata a Roma non saluta, perchè fascisti - indubiamente ignora i fatti di Chieti).
Io che ero presente, ancora ragazzino, ammirato di tanto valore e dei loro racconti, li abbracciai tutti quei paracadutisti; poi ventenne ci andai volontario e ci rimasi 4 anni, proprio nella ricostituita Folgore, a Viterbo al Centro Pracadutisti dei Carabinieri Sabotatori. Destinato poi in Alto Adige a fare - come detto sopra - antirerrorismo.

Poi passata la buriana della guerra, nella partigianeria buona e cattiva, venne il quieto vivere - con l'Italia ormai sotto la protezione Usa e la futura potente DC clericale del '48. Sorse sì il "reato di apologia al fascismo" ma non l' "apologia al comunismo" altrimenti dissero, lo si doveva estendere anche alla stessa Chiesa cattolica (rappresentata dalla DC) per i genocidi fatti in giro per il mondo con l'Inquisizione; ma anche nell'Italia stessa quando a Roma nel 1870 funzionava ancora la pena di morte per i dissidenti.

Il comunismo, e la sua apologia in Italia non è vietato perché in Italia non abbiamo avuto una dittatura comunista. Ma perché non l’abbiamo avuta? Proprio perché c’è stato il fascismo. Non quello che voleva fare Togliatti nel '19 e nel '36 (guardando a Lenin e poi a Stalin) , ma quello di Mussolini.

Eppoi....
quanto ai crimini, dissero i comunisti italiani...(con "l'amnistia Togliatti" per tutti i reati politici)....
i crimini erano stati commessi in Russia, la Siberia era in Russia, i Gulag pure, mica in Italia (!!)
I simboli del fascismo erano apologia di reato, non lo erano invece le bandiere rosse con la falce e martello che richiamavano alle stragi e i genocidi comunisti.
Non proprio d'accordo era la Chiesa, soprattutto quando....

Nel voler prendere la difesa degli operai e dei partigiani rossi, dentro il PCI rinasce dalla clandestinità il loro organo di stampa, il giornale l'UNITA'.
Ma il 28 giugno viene stampato il manifesto che vediamo sotto che fece varare ufficialmente il decreto del Santo Uffizio con la scomunica dei comunisti e per chi leggeva quel foglio. (per la Chiesa, era una "apologia" dell'odiato comunismo!!!),.

Per evitare anatemi, la scomunica, ma soprattutto per una temuta revoca della licenza, alcune edicole non vendevano l'Unità del PCI, che fu costretto a mobilitare gli iscritti per la vendita abusiva nelle strade (che vengono però colpiti duramente dalle prefetture (con la Legge Rocco fascista ancora vigente); alcuni "compagni" lo acquistavano, ma poi lo nascondevano sotto il braccio, rivoltato per non farsi notare. Alcuni lo nascondevano perfino in famiglia per non aver liti con le proprie mogli, sorelle, madri e figlie maggiormente colpite da queste crociate e anatemi che suscitavano in loro un senso di colpa.

Il monito dell "AVVISO SACRO" era del resto chiaro: "E' scomunicato e apostata chi scrive, legge e diffonde la stampa comunista.... chi vota per esso.... ed è estesa la sanzione anche a quei partiti che fanno causa comune con i comunisti".
"Chi ha votato PCI ed entra in chiesa
(il che significa che ancora ci andavano soprattutto le donne. Ndr.) e non si pente subito in confessionale, fa sacrilegio, è apostata, fa peccato mortale e non può essere assolto"

Ma nella nuova Costituzione non c'era scritto all'art 3-7 libertà politica, di opinione, autonomia/indipendenza tra Stato e Chiesa?
C'era solo scritto!!! Non valeva per i cattolici !!!!



La nuova DC (quella ancora bigotta) detta "cristiana" con tanto di "croce" nello scudo (Don Sturzo nel '19 quando la fondò come PPI, non voleva né l'una nè l'altra) nel '48 con l'appoggio del Vaticano, andò all'attacco, attraverso tutti i pulpiti e le piazze d'Italia col "microfono di Dio" del gesuita Padre Riccardo Lombardi con il suo "Gesù mi ha detto...."), con i "Comitati Civici" e gli "eserciti della fede" di GEDDA > vale la pena leggerlo >> , e milioni e milioni di manifesti infissi su ogni muro disponibile; Lo stesso Papa Pacelli fu piuttosto esplicito nei suoi appelli "O con Cristo o contro Cristo"; fece insomma la sua dichiarazione di guerra contro i "senza dio".

Fu varato anche l'Anno Mariano con processioni che percorsero in lungo e in largo tutta l'Italia, provocando nel popolino in ogni contrada scene d'isterismo - in ogni luogo avvenivano (!!??) miracoli con la Madonna "piangente di dolore"... "per il pericolo rosso incombente". (fu una regia quella di Gedda degna dei più accorti e dinamici pubblicitari)
Tutte le associazioni cattoliche furono usate per rinfocolare con ogni mezzo "la paura del comunismo" che é presentato come l'"Impero del Male", "una sventura per l'Italia qualora si insinuasse nella vita civile italiana questo cancro, una disgrazia incalcolabile, un salto dentro un abisso dove non esiste Dio".

Fu fatta una propaganda capillare attraverso 282 Diocesi, 25.647 Parrocchie, 66.351 Chiese, 3.172 Case Religiose Maschili, 16.248 Case Religiose Femminili, 4.456 Istituti di Assistenza e di Beneficenza con 232.571 assistiti, e 249.042 ecclesiastici, fra cui 71.072 preti, 27.107 religiosi professi e 150.843 professe.
Diventarono tutti ambasciatori di una direttiva papale, esplicita, ben chiara. "Demonizzare il Comunismo e i suoi rappresentanti e superare ad ogni costo quei quattro milioni di voti raccolti dai comunisti alle elezioni per l’Assemblea Costituente". (erano stati 4,7 quelli del PCI e 4,3 quelli del PSI, di contro 8,1 la DC)

I Comitati civici e i preti dai pulpiti delle chiese di ogni contrada dovevano risvegliare il popolo e renderlo capace - con i voti dati alla DC - di condizionare le future vicende politiche.
Ma non solo con i Comitati Civici, ma furono fatte pressioni dentro tutte le associazioni, delle professioni, del lavoro, operai, contadini, sportive, oratori ecc. ecc.
E una mano la diede proprio Togliatti con il suo more uxorio. (vedi più avanti).

La sinistra con Togliatti e Nenni, con i loro discorsi riempivano le piazze. Dopo quel successo alla Costituente a loro sembrava avere in pugno l'elettorato. Ma non avevano toccato il polso dell'elettorato. In Italia per la prima volta votavano le donne. E in piazza, c'erano pure loro, in silenzio ma c'erano. Le donne fino a questa data erano non solo frustrate ma ancora bigotte, ascoltavano il prete, non il "compagno" (marito). E tutti questi "compagni" commisero una ingenuità: non avevano capito proprio nulla del popolo, non conoscevano non solo le donne ma nemmeno le proprie mogli, le proprie figlie, madri e nonne. E alle urne presero una bella batosta: 9,9 milioni contro 12,7 della DC. Furono ribaltati i risultati della Costituente!!
Prima delle elezioni girava voce che se avessero vinto loro, molti avversari sarebbero stati estromessi, arrestati, confinati, deportati. In Russia lui c'era stato, e sapeva come faceva il "compagno" Stalin. Ma anche quello che aveva fatto l'ex compagno "Mussolini.
Questo clima e la stessa ambizione ci fu (ma invano) poi anche alle politiche del '53.

Invano, perchè nel '48, la vittoria della DC, rispetto a quella del 45 (dove l'Italia si era liberata da una dittatura fascista), aveva fatto una vera (questa sì) "Liberazione" da una nuova possibile dittatura staliniana, che fin dall'odio espresso da Piazzale Loreto in poi rivolse lo stesso odio non solo a chi era stato fascista, ma contro tutti coloro che non avevano fede nello stalinismo. Il rischio di una guerra civile era sempre nell'aria. E ci mancò poco quando ci fu il suo attenato. (ne parleremo più avanti).
Il Togliatti (Palmiro - nome datogli dalla madre, perchè nato nel giorno delle Palme- giorno della pace) non era affatto un uomo di pace, e aspettava il riscatto (Il "Potere al Popolo") una vittoria tutta rossa in una Italia che non era affatto rossa, ma ex nera, e pure nera era quella dei preti. Entrambi centristi e filoamericani.
Togliatti prese un abbaglio.

Un grave errore di Togliatti (quasi 60 enne) fu anche quello di abbandonare la moglie (Rita Montagnana, sposata nel '24 e madre di un figlio) che aveva condiviso (anche in Russia) con lui tutte le battaglie, per sostituirla in more uxorio con una bella donna di 25 anni, (NILDE JOTTI) collega di partito. Questo fatto oltre che suscitare scalpore nello stesso partito ("ma cosa c'era bisogno del more uxorio, poteva -in silenzio- farsela amante e morta lì"), fece enorme scalpore nelle stesse donne di sinistra, figuriamoci in quelle cattoliche!!

Dal Vaticano Pio XII considerava una minaccia per tutto il mondo cattolico, il 'senza Dio', i principali nemici della Chiesa"

E nel '48 le donne (credenti o no) erano tutte "parrocchiane", e i preti cosa dicevano a loro dai pulpiti " ecco il comunismo, ecco i rovina famiglia" - "salva i tuoi figli dal bolscevismo", "dai senza Dio"
E le donne, lo abbiamo ricordato, nel '48 per la prima volta nella storia, avevano diritto di voto !!

Così nel '48, fu la DC bigotta a prendere la "difesa dei figli del popolo", e della "famiglia"
(vedi qui il sottotitolo)


Purtroppo il Papa - del '48 - credette troppo a questa DC, vincente ma bigotta, convinto che era tutta sua, mentre questa, poi dopo i risultati delle nuove politiche del '53 (nonostante la "Legge truffa" > qui con i risultati in ogni città d'Italia >>> ) era già diventata la potente DC "partitocratica".
Non saranno i Comitati Civici nè l'afflitto Papa, a condizionare la DC ma sarà la potente DC a fagocitarli. Nelle stesse file dell'Azione Cattolica. Gli stessi preti nelle parrocchie dovettero da allora in poi raccomandarsi ai politici se volevano ancora contare "qualcosa" nelle loro comunità (ora diventati "feudi" della cosiddetta "balena bianca" - ma anche qui con tante divisioni e correnti al suo interno).

Il nuovo "pontefice massimo" era Amintore Fanfani (De Gasperi verrà infatti messo da parte, reo di essersi opposto e non aver voluto l'appoggio elettorale dei "fascisti" del MSI di Almirante - che nel '53 presero solo a Roma il 14,2 % dei voti (51.923 voti di preferenza nella sola circoscrizione di Roma) a Palermo il 23,8% ecc. ecc.).

Al governo ci andò Giuseppe Pella (viscerale anticomunista, un DC di destra, che andò su con i voti dei monarchici (!!!) e l'astensione del MSI (!!!!). Ad Alcide De Gasperi, Pella non diede nemmeno un incarico, fu messo da parte in malo modo. Liquidato ! ( umiliato, disoccupato, tornato nella sua Sella Valsugana, morirà l'anno dopo - la sua biografia >>>>> ).



(Giuseppe Pella (Biellese, mio concittadino, l'ho conosciuto quando veniva in tipografia dove io lavoravo proprio alla macchina dei manifesti giorno e notte per stampare migliaia e migliaia di manifesti della sua DC - Diceva perfino lui come farli, dove affiggerli, di giorno, di notte, dappertutto, offrendo laute ricompense. Proprio per questo - mi sembrò un uomo mediocre, banale, logorroico, anche se poi ricoprì incarichi di governo.

Si muoverà nella politica estera come un elefante dentro un negozio di cristallerie. Alla "Crisi di Trieste" del '59, richiamò i militari congedati degli ultimi due anni e minacciò di far intervenire l'esercito contro i titini; poi parlando a Washington, fece nascere polemiche e inquietudine in Italia, e non solo in Italia. Affermando che "l'Italia preferisce correre il rischio di un attacco atomico piuttosto che essere comunista").


 

E se parlava così Pella...
é perché sapeva....
che erano state installate in Italia dagli Usa, postazioni a Gioia del Colle rampe di lancio di missili atomici rivolte verso l'URSS.
Che proprio quell'anno aveva messo in orbita sulla Terra il primo satellite, lo Sputnik. (che per gli Usa fu una vera umiliazione, un KO!)
Addirittura un grave incidente nucleare stava per accadere; non avendo pensato a una specifica protezione, alcuni fulmini colpirono le rampe di quattro testate nucleari di missili Jupiter, e per fortuna furono di striscio.
Vedi la pagina inerente del 1957 >>>
( Le rampe e lo smantellamento delle armi atomiche in Puglia fu poi il prezzo pagato da Kennedy, per far allontanare da Cuba i Russi. (ma non furono certo notizie riportate dalla stampa e neppure dalla Storia).

Il comunismo per Pella era la sua bestia nera. Era la Russia come per il Papa Pio XII, il mondo dei "senza Dio".

(((( Ma chissà cosa direbbe oggi Pio XII, nel sapere che l'omonimo suo segretario di Stato Montini, oggi Pietro Parolin, (il 17 agosto 2017) é andato in Russia (nel mondo dei "senza Dio) nella sua dacia a Sochi, a fare una cordiale visita a PUTIN ))))).

A quel punto per non sparire del tutto,
anche la sinistra in Italia si adeguò.
Calmò il bolenti spiriti e
si sentirono in giro meno "viva Stalin!»
Finì insomma tutto con la "prescrizione"
di Togliatti, ed estinti furono anche i reati
di coloro che si erano arricchiti con il fascismo
(estinti perché - si disse - "erano troppi")
i giudizi in corso finirono in un vago
"vogliamoci tutti bene".
Del resto se volevano mangiare pure loro, i viveri, il grano, come pure il carbone, i medicinali, e i soldi ndel Piano Marshall, mica arrivavano dalla Russia, da quel Paese che i comunisti vantavano come il "miglior mondo possibile"....
.... ma arrivavano dall'America!!
(vedi il PIANO MARSHALL > con tutti i nomi dei beneficiati >>

La sinistra del partito PSI "rosso", quella favorevole all'alleanza col PCI, è guidata dal socialista PIETRO NENNI. La destra del partito invece è guidata da GIUSEPPE ROMITA un intransigente dei "rossi". Mentre il centro guidato da SANDRO PERTINI è la corrente che tenta invano una mediazione in quella frattura che spaccherà per sempre la sinistra socialista e comunista.
Con i democristiani che ringraziarono.

La vittoria della DC sul comunismo (nel '48 come poi nel '53) fu molto apprezzata dagli americani.
NEW YORK TIMES: "..Questa vittoria costituisce anzitutto una giustificazione del Piano Marshall, e più generalmente della politica americana che promette all'Italia il pane e il rispetto della sua dignità nazionale, mentre il comunismo non offre altro che armi per una guerra civile a vantaggio dei sovietici"
(Comunicato Ansa delle ore 11,35, del 22 aprile 1948)

Del resto proprio MARSHALL segretario di Stato USA, era stato molto esplicito all'Università di Berkeley il 20 marzo: a solo un mese dalle elezioni. Aveva affermato che gli aiuti economici agli italiani, che erano già diventati in tre mesi 176 milioni di $, "sarebbero cessati nel caso di una vittoria elettorale in Italia delle Sinistre". Le due minacce fatte arrivare su tutti i pulpiti d'Italia furono zelantemente rinvigorite in ogni più sperduta contrada dai Comitati Civici: lo spettro dello stomaco vuoto e l'anima dannata, "confezionarono" così "il miracolo" della DC!
In piazza Duomo a Milano, platealmente arrivavano i primi camion della War Relief Services e Il cardinale Schuster (proprio lui che nel fascismo degli anni d'oro benediceva sul sagrato i gagliardetti) gli andava incontro benedicendo la "grazia di Dio", che era poi la "grazia degli americani".

Dunque fin dal 1947 erano cominciati a "piovere dal cielo" gli aiuti degli americani. Ma anche il più americanofilo dei lettori difficilmente potrà credere alla favoletta dello zio Sam mosso solo da motivi umanitari. Era forse una espressione di generosità e di solidarietà? Come è ovvio e lecito che sia, in politica estera si agisce con strategie diverse rispetto a quelle della Caritas. Dietro l'idea del Piano Marshall, il programma di aiuti per l'Europa, c'erano strategie e obiettivi politici ed economici ben precisi: Il primo: era contro la minaccia dell'espansionismo sovietico; il secondo: una risposta ai loro problemi economici interni. Dopo lo sforzo industriale per la guerra, negli Usa, cessata questa se non vi era uno sbocco alla loro produzione vi era il pericolo di una nuova depressione. Bisognava subito convertire e produrre non solo per se stessi.
Sia la guerra che il Piano Marshall, fu un grosso affare per gli Usa, prima.... per prepararsi alla guerra e poi ....nel farla; ma un affare fu anche dopo per la loro gigantesca riconversione industriale.

Questi grandi sforzi sono ampiamente descritti nella.....

Relazione Ufficiale dei 3 Capi di Stato Maggiore
Comandanti Supremi, prima e durante il conflitto, con i preparativi,
la mobilitazione, la logistica e le operazioni di guerra. QUI in originale >>>>>>>


Il bilancio federale USA a cavallo del decennio 1930-1939 era di “appena” 8 miliardi di dollari l’anno, nel 1945 invece, Il costo globale sostenuto dagli americani, fu di 321 miliardi di dollari, il doppio di quanto il governo aveva “scucito” ai contribuenti nei 152 anni di storia che vanno dal 1789 al 1941.
Gli eventi bellici peraltro, non rappresentarono solo il grande business dei banchieri, ma anche un subdolo ed efficacissimo strumento di azione politica. Vengono infatti concepiti a tavolino (qualcuno direbbe pretesto) per instaurare a guerra finita, gli assetti politici e sociali a loro più congeniali. Si muovono a piccoli passi per realizzare il loro grande progetto. Uno scopo che del resto trapela esaustivamente dalle stesse parole pronunciate da James Warburg (insigne esponente dei poteri forti) solo pochi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale:
"Che vi piaccia o no, avremo un governo mondiale, o col consenso o con la forza".

E questo lo abbiamo poi visto !!!!

Le Forze Armate degli Stati Uniti avevano impiegato 15.000.000 uomini. Altrettanti erano stati nel reclutamento del personale per le industrie, i cantieri e le altre attività essenziali del Paese. Dal '43 in poi erano circa 65.000.000 i cittadini di ambo i sessi che erano o in uniforme, o impiegati in attività essenziali per la guerra. Finita questa era necessario subito riconvertire tutte le attività. Il Piano Marshall e l'ERP, furono il toccasana; un grosso affare per gli Usa, alle prese con la immediata gigantesca riconversione industriale dell'Europa.
Fra aiuti e prestiti all'Europa si toccarono i 12.918 milioni di dollari
!!! (di materie prime il 33%, di alimentari il 29%, alle macchine e ai veicoli il 17%, ai carburante il 16%, il 5% in varie. Ancora nel '49 macchine, veicoli e materie prime americane furono il 50%.
(sono storiche e esaurienti le tabelle contenute nelle ricerche di LUCA LA MACCHIA > >

Quando cominciarono ad arrivare in Europa e in Italia gli aiuti americani, per un po' in giro in bene e in male si parlò poco di Russia....
fino al '56 !!!

Anche se Togliatti - lo abiamo già detto sopra - nel '43 dopo il rientro dalla Russia dove aveva preso la cittadinanza lanciò vani appelli alla sinistra italiana per essere più compatta. (come quell'appello famoso del '36 fatto ai "fratelli in Camicia nera" al "fascismo della prima ora", in contrapposizione a quel fascismo mussoliniano al potere:
"Popolo Italiano! Fascisti della vecchia guardia! Giovani fascisti! Noi comunisti facciamo nostro il programma fascista del 1919" - "E' ora di prendere il manganello!" - Vedi l' appello >>>>
(cosa vi dicevo sopra !!?? Non erano antifascisti, ma erano dei "fascisti" pure loro! - Voleva lui essere Mussolini !
E se Togliatti ambiva ad essere "fascista col manganello" di fatto lo era già fin dalla nascita; ma non riuscendoci faceva del puerile antifascismo.
L ’equivoco per molti, prima, dopo e ancora oggi é questo; il fascismo non era affatto quello che si opponeva ai padroni, ma quello che voleva fare la rivoluzione rossa, cacciando i padroni. Chiamarsi "antifascisti" ancora oggi é incoerente, e fa ridere!! Anche perchè si fa oggi dell'antifascismo col metodo fascista.

Poi Togliatti abbandonato i propositi rivoluzionari nel '36 se n'era andato in Russia. Rientrato in Italia dopo essersi messo a disposizione dei sabaudi, andato il Re in esilio, nel governo provvisorio De Gasperi, Togliatti fu nominato perfino "ministro di grazia e giustizia" (fu infatti poi sua la - tanto gradita - famosa legge del "condono" , l'"Amnistia Togliatti" il "vogliamoci tutti bene". (Come ottenne quel dicastero ancora oggi é un mistero).


Nel '48 pochi giorni dopo le elezioni (il 14 luglio), Togliatti sfuggì a un attentato. Fu raggiunto da tre pallottole sparate a bruciapelo da uno studente siciliano che poi si disse essere "uno squilibrato".
Furono questi giorni il culmine di una stagione di scontro politico.
L'Italia piombò nel caos, divisa in due, con treni e strade paralizzate, i telefoni muti per la distruzioni di alcune centrali. Alcuni rivoltosi avevano anche le armi, quelle non consegnate e nascoste il 25 aprile.
Una vera e propria rivolta del popolo della sinistra. E le colpe ricadevano su De Gasperi "dimissioni, via il governo".
Si temette una guerra civile; nei disordini ci furono 30 morti e centinaia di feriti in tutte le piazze d'Italia. A Torino alla Fiat gli operai sequestrano perfino Valletta. A Genova 50mila operai innalzano barricate per le strade, bloccano i trasporti pubblici e si appostano sui tetti puntando delle mitragliatrici. Altre fabbriche grandi e piccole occupate e presidiate dagli operai.
A qualcuno sembrò una “resa dei conti”. "un fantomatico "PianoK". "Il 18 aprile ci siamo contati ed ora eccoci qui"
(così gridava un minaccioso Alberganti, del PCI).
Ci fu una tesissima riunione di governo, dove si voleva autorizzare Scelba a proclamare lo stato d'emergenza e far intervenire nelle piazze l'esercito. Si procastinò rimanendo in attesa degli eventi.

Lui Togliatti, pur gravemente ferito, dal letto dell'ospedale responsabilmente (ma è sola la Jotti che lo racconta) lanciò lo "state calmi" "non fate pazzie", "“Non perdete la testa”.
Se veramente queste parole furono dette, probabilmente aveva presente - nella stesso tesissimo clima - cosa era successo nella repressione in Grecia, dove i comunisti - che controllavano il principale movimento di resistenza - dopo essere scesi in piazza minacciosi, furono spazzati via. Sotto gli ordini di Churchill ("con Stalin avevamo fatto dei patti, quindi...") riempirono non solo le carceri ma anche i cimiteri.
Poi i sovietici misero il veto agli aiuti americani ai paesi sotto la loro influenza, e per fortuna l'Italia (che si stava riprendendo e sfamando - compresi i comunisti - con quegli aiuti, non era sotto la loro influenza!!
Anche se quell'atteggiamento, e questo veto, costituì un punto di svolta della "guerra fredda" in Europa e nei futuri rapporti americano-sovietici.

 

Perché fino al 56?
Perché ci fu la rivoluzione ungherese!!! Che sgomentò mezzo mondo e disorientò molti degli stessi "filorussi" togliattiani italiani. I Socialisti (PSI) di Nenni (si dimise pure) si dissociarono dai comunisti e appoggiarono senza remore gli ungheresi, mentre a favore dell'intervento dei carri armati delle truppe sovietiche furono i comunisti, e uno di questi era Giorgio Napolitano (che solo nel 2007 ebbe poi a dire che - nel dissociarsi- aveva ragione Nenni).

Poi venne pure la "Rivolta di Praga" del '68, quando anche qui i carri armati sovietici entrarono nella capitale cecoslovacca per mettere fine con la repressione alla "Primavera di Praga". Altro disorientamento nel PCI.

Con questi drammi, l' Italia col ricordo della disfatta - con gli anni '60 stava riprendendosi lavorando sodo (altro che "miracolo"!!) - poteva  forse sperare di "correre" verso il benessere.... imitando una Russia?
Per solo qualche grave carenza di carattere economico l'Italia, solo perchè vicina.... poteva andare a prendere il "modello" nella vicina Jugoslavia di Tito oppure "imitare" quello di Stalin?
Bella sciagurata scelta avrebbe fatto!!!


Se l' "obiettivo" riusciva (siamo coerenti e realisti) anche l'Italia avrebbe avuto anni dopo, una "rivoluzione ungherese" una "rivolta di Praga" (1968) e..... un Muro (1961); che quando poi cadde (1989)......
( la caduta del "Muro" >>>>>

........rivelò al di là, l'arretratezza di un grande Paese come la Russia. Il "sociale" del socialismo russo si dimostrò un amaro fallimento. Lenin fin dal '18 dopo aver cacciato gli industriali e messo "il popolo" e i "comitati operai" a fare i pseudo-manager, per non fallire del tutto dovette richiamare in fretta e furia il padronato zarista a guidare le imprese (anche se a nome del Partito). Ma non si improvvisa su due piedi un management. Inoltre la proprietà dei mezzi di produzione e dei terreni agricoli, fu trasferita allo Stato, non agli operai, non ai contadini, ma allo STATO! Così nacque una nuova "casta", una nuova nomenclatura improduttiva, distruttiva, incapace, nonostante i successivi e pur validi Piani Quinquennali di Stalin e lo stakanovismo delle masse operaie. Rimase un sogno la partecipazione popolare, e così pure il libero mercato! E sogno rimase la tanto decantata "democrazia sovietica" presto trasformatasi in "totalitarismo".

E in Italia volevano fare come in Russia !!
Possiamo benissimo immaginare oggi (senza per questo essere accusati di essere fascisti) che se non ci fosse stato il disgregamento della sinistra (piuttosto ricorrenti le divisioni - come ancora oggi) e quindi la nascita (dentro lo stesso socialismo) del partito di Mussolini, e il largo consenso della (accorta) borghesia e degli industriali, molte cose sarebbero cambiate; .....sicuramente in peggio.

Altrettanto fallimento fu quando si pensò di far nascere in Europa l'"EUROCOMUNISMO" > > > (ASCESA E DECLINO DELL'EUROCOMUNISMO (dieci capitoli) > > >. anche qui il fallimento del progetto fu l’eccessiva differenza di impostazione ideologica fra i tre partiti della sinistra, fatto che ha reso molto precaria la loro unità di intenti nei momenti più decisivi, subito e anche in seguito in Europa e soprattutto in Italia, dove nulla potè fare anche l'accorto e moderato BERLINGUER (Compromesso storico) >>> - Per lui una società socialista doveva essere: “il momento più alto dello sviluppo di tutte le conquiste democratiche e doveva garantire il rispetto di tutte le libertà individuali e collettive, delle libertà religiose e della libertà della cultura, delle arti e delle scienze.” [Berlinguer E., 1976)

Non fu ascoltato!! Anzi gli ammazzarono anche chi lo stava ascoltando: MORO). Che Montanelli dichiarò di essere stato "L'affossatore" della DC. (Montanelli, La vedova nera, il Giornale nuovo, 23 luglio 1982). Ma semmai fu la Dc (filo-atlantica) che 'affossò" Moro. Basta ascoltare (e pochi sanno) cosa diceva Moro qualche giorno prima. (Aldo Moro > la voce >>
( Nella strage di Via Fani fu ucciso anche il capo scorta di Moro, mio Istruttore al C.M.P Carabinieri Sabotatori di Viterbo, ORESTE LEONARDI che voglio ricordare qui >>>


Ma chi era interessato a non far nascere un centrosinistra in Italia ?
Erano forse le "Brigate Rosse"?
Proprio nel momento che il rosso i Berlinguer andava al governo?
Ma per favore !!!!!!!
Non siamo all'asilo !!!!!
La fine di Moro dopo 40 anni è ancora tutta da scrivere !!
E per i più accorti basterebbe...
ricordagli questa foto Ansa, che non fu certo gradita altreatlantico.

E in seguito? Cosa rimase del "comunismo" e della "sinistra"? Più nulla. Via via più nessuno si chiamò "comunista" , soprattutto dopo la caduta del muro di Berlino. Nel '91 Occhetto fonda e da' il nome al nuovo PDS (Partito Democratico della Sinistra) (sostituì sì il nome, "Comunismo", lasciando però invariata la sostanza del suo modo di essere) anche se - differenziandosi dal suo - ci furono altre sigle più o meno a ricordare i nomi "comunismo" e "sinistra". Del resto essere comunisti allora significava credere in modo assoluto nella innegabile grandezza di Stalin. E qualcuno - nonostante la caduta del Muro, ci credeva ancora.
Poi nel 2004 nasce l' "Ulivo" (simbolo di pace) seguito dalla "Margherita" (simbolo del comunismo ti amo non ti amo). Infine nel 2007 nasce il PD "Partito Democratico". Scompare del tutto anche l'accenno a "sinistra".

Il 16 febbraio 2014, compare Renzi, già sindaco di Firenze; con le primarie di partito forte del risultato è stato proclamato segretario nazionale.- Letta
ch'era stato messo al Governo viene sfiduciato. Il Presidente della Repubblica Napolitano affida a Renzi l'incarico di Primo Ministro, pur non avendo avuto una ufficiale investitura popolare - anche se -legittimamente- grazie a manovre parlamentari e interne ai partiti.

Poi lo stesso Renzi si fa promotore di una riforma costituzionale; che significa eleggere una personale Camera senza senatori: la SUA !! E con una SUA Costituzione. Quasi a voler depotenziare la sovranità popolare.
Indice il "Referendum". Che però per molti é un "referendum/plebiscito" sul Capo; "alla Mussolini",
dimenticando che sono passate le condizioni storiche e culturali che li resero possibili nel tempo in cui nacquero.

Poi il 4 e il 5 dicembre 2016, chiuse le urne referendarie Renzi prenderà atto di una sonora sconfitta. Si dimette dal governo. Poi nelle nuove elezioni politiche del 4 marzo 2018 si assiste a una fortissima flessione nei voti per il Partito Democratico, che prende meno del 18,7 % sia per la Camera sia per il Senato; il peggior risultato della sua storia di 70 anni . Responsabile della sonora sconfitta? il Capo... che minaccia pure di dimettersi da Segretario del Partito. Ma ha minacciato solo! Lui è convinto di risorgere dalle macerie. Anche senza gli elettori !!!
COME?? Con la avvilente legge "Rosatelleum". Ha permesso di far entrare con il proporzionale in Parlamento tanti "paracadutati"
(una lista di nomi scelti in base alla fedeltà al capo) a prescindere dal loro radicamento sul territorio (tecnicismo sconosciuto alla stragrande maggioranza degli elettori) che così ha reso impossibile un rapporto dei candidati con il proprio territorio.
Risultato: sul territorio Renzi non ha preso VOTI (ma se ne frega), perché in Parlamento ha un buon numero di "eletti" ai suoi ordini, i cosiddetti "paracadutati".

Ma perchè è accaduta questa demoralizzante situazione fra i suoi ex elettori? Proprio questi non hanno più creduto alle sue promesse: di voler stare vicino ai bisogni della gente, curare quella parte sociale del Paese in crisi nel lavoro, nella sanità, nella scuola, di voler affrontare le tematiche concernenti i diritti civili, i temi delicati dei fenomeni migratori, di interessarsi della piccola-media imprenditoria. Nulla!
Tantomeno ha mai parlato di rovesciamento del sistema dei poteri forti sempre stato nel DNA della sinistra storica; anzi ha consolidato i suoi e quello dei nuovi amici !! e allora l'elettorato si è rivoltato contro (democraticamente) dando i voti ai partiti della destra e dei cosiddetti populisti. Quelli che lui - fra le tante, tante, troppe, banalissime battute a raffica in TV - liquida come i "Cip & Ciop", la "Casaleggio & dissociati", "telenovela sudamericana" ecc. ecc. senza guardarsi attorno: cioè i dissociati del suo PD.

Lui . Renzi - si era chiuso dentro in riunioni personalistiche, gigli magici ecc. - E quel non più guardare cosa succedeva fuori lo ha distaccato dai cittadini elettori, e così si sono da lui svincolati. Infine quel dire anche questo a raffica "faccio qui, faccio là, faccio su, faccio tutto io" (come un "duce") ha fatto tutto il resto. Perfino le 500 donne del Pd, messesi contro il vertice del partito, "sempre più chiuso" con "trattative di soli uomini chiusi nelle loro torri" si sono risentite per essere rimaste fuori dalle supernominate e nominate nelle liste. "Abbiamo sbagliato a fidarci- scrivono le donne-dem- non accadrà mai più". Paola Natalicchio é stata ancora più netta "Vergognamoci per come abbiamo fatto le liste" (
Lui le ha fatte!!. Ndr.) (Espresso dell'8 aprile).

Non solo ma abbiamo assistito alle tante divisioni (sembra il '21) : chi "fascisti-comunisti" destra del Pd), chi "antifascisti comunisti" (alla Togliatti), chi "comunisti liberisti" (sempre che ci sia un liberismo di sinistra!!), chi addirittura "comunisti cristiani"!!!!!!! (Casini nella ex Romagna Rossa, Rossa !!!, anche se prima questa regione era stata con il "romagnolo" e il fascismo regionale uno dei più consistenti e agguerriti d'Italia, . (una regione che fino all'autunno del 1920 aveva visto la straordinaria fioritura dei partiti della sinistra - ma nel '21 erano già divisi in 4, e con metà di loro già passati al fascismo o ambivano passarci (Togliatti). - Poi nel dopoguerra erano tornati alla grande tutti a sinistra, tutti "senza Dio").
Proprio un bel "casino".

Nel tentativo di fare un "SUO" partito col "referendu-plebiscito" Renzi forse pensava a uno simile al '29, fatto da "Quello"
.
Gli italiani sembra che dormano, ma poi all'improvviso davanti a una qualsiasi tentazione autoritaria creano un abisso fra l'elettorato e la rappresentanza e fanno "quello che vogliono", come fecero dal '29 in poi con tutti SI, SI, SI, (a Bologna al plebiscito il fascismo prese il 97,8%), o all'inverso come quello del '46 con tutti NO, NO, NO ( la sinistra
a Forlì prese l'86% dei voti, a Ferrara il 76%, a Bologna il 65%). (ma non c'era ancora un Casini)

Nel 2018 il PD alle nuove elezioni ha preso un misero 18,7% !!! , contro il 69,7% dei Cip & Ciop ( CDX 37%. - M5S 32,7%

La Sinistra? col Partito..... Democratico? addio!!
Quel "democratico" stona. Perchè gli elettori PD hanno fatto "democraticamente" quello che volevano.

 

Ma questo da anni era già avvenuto nel resto d'Europa
(ASCESA E DECLINO DELL'EUROCOMUNISMO (dieci capitoli) > > >

Ma torniamo agli anni VENTI.... (per capire ancora meglio)
Dal 28 marzo al 1° aprile del '20, proprio la Lega degli Industriali (costituitasi nel '19)- soprattutto i metalmeccanici - proclamano la "serrata". Di rimando il 13 aprile dai socialisti viene proclamato lo "sciopero generale" e "l'occupazione delle fabbriche" (300) (per essere pronti all'azione rivoluzionaria) soprattutto nel cosiddetto triangolo industriale: Milano, Genova e Torino; che però il 24 si esaurisce con la sostanziale vittoria degli industriali e con i socialisti che fanno una magra figura. Inizia il fuggi fuggi e il disgregamento dei socialisti.

Per la cronaca, nel 1926 fu costituita poi la "Confederazione generale fascista dell'industria italiana" .
Va dicendo Mussolini "se vogliono fare la rivoluzione, i conti proprio non tornano, sono in pochi".
"le dottrine socialiste sono crollate, i miti internazionalistici caduti, la lotta di classe è una favola".
Si convince ancora di più che la rivoluzione è la Vandea, quando inizia a vedere i pessimi risultati della Rivoluzione Russa: "Bello i soldati uniti al popolo! Bello il collettivismo! Bello la distribuzione delle terre! Male invece i nuovi dittatori statali nelle fabbriche e nelle campagne".
Non era questo il socialismo che Mussolini sognava da giovane. Non era questo il Marxismo (lo scriveva pure Gramsci!)

CONSEGUENZA DELLA DISFATTA SOCIALISTA
I molti dissidenti disertano il Congresso a Livorno e danno vita al nuovo partito: Il PCI. Ma non basta !
Proprio Antonio Gramsci, scrisse un giudizio storico preciso (che chiudevano i risultati di una perdente esperienza storica del socialismo in Italia) e rivelerà la....
"...contraddizione interna, che viziava dalle fondamenta la concezione politica e storica dei primi capi della riscossa degli operai e dei contadini d'Italia, che condannava l'azione loro a un insuccesso tragico, pauroso. Il risvegliare alla vita civile, alle rivendicazioni economiche e alla lotta politica le decine e centinaia di migliaia di contadini e operai è cosa vana, se non si conclude con la indicazione dei mezzi e delle vie per cui le forze risvegliate delle masse lavoratrici potranno giungere a una concreta affermazione (programma) di sé.
A questa conclusione, i pionieri del movimento di riscossa dei lavoratori italiani non seppero giungere.

La loro azione (scioperi selvaggi) mentre stava facendo crollare i cardini di un sistema economico (con le "serrate" come reazione), non prevedeva la creazione di un diverso sistema, nel quale i limiti del primo fossero per sempre superati e abbattuti. Poneva le premesse di una rivoluzione ma non creava un movimento rivoluzionario. Scuoteva le basi di uno Stato (e di un sistema economico) e credeva di poter eludere la creazione di uno Stato nuovo".


Come colpo mortale alla sinistra i fascisti non avrebbero potuto fare meglio!
E IL 1921... é l'anno del Fascismo.................

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LE TRISTI CONDIZIONI CHE C'ERANO NEL BIENNIO 1919-20

qui sotto, un "Mc Donald" di allora.... i miseri campi.... le fatiscenti scuole con .....

....con un popolo di analfabeti .....a partire dai maestri

L'analfabetismo in Italia...

Estratto dal Libro-Agenda "FINO AL 2001 E..RITORNO"
di Francomputer
( Copyright - deposito SIAE))

 

Anno

Italia

Spag

Ger-Aus

Sviz

Franc

Sv-N-D

Be-Ol-

Inghilt

(USA)

(Giapp)

1900

48,6

51

1

1

17

0,5

19

3

11

12

1941

13,8

17

1

1

12

0,5

11

2

5

4

1950

12,9

16

1

1

4

0,5

3

2

3

2

1960

8,3

12

1

1

3

0,5

2

1

2

1

anni di freq.scuola

7,6

6,9

11,6

11,6

12

11,4

11,3

11,7

12,4

10,8

 

Non solo durante la guerra, ma anche nel biennio '19-'20 fu impressionante l'aumento del costo della vita in Italia. In una Italia tutta disoccupata, metà ancora analfabeta e con 5.000.000 di reduci a spasso da due anni con in dente avvelenato, vi era tanta miseria.
Fissandolo a 100 nel 1913, il costo della vita era salito a 365,8 nel 1918, ma ha compiuto poi un drammatico balzo a 624,4 nel 1919-20. Il 100% in un anno! L'oro era a 3,49 lire al grammo nel 1913, nel 1920 schizza a 14,05 (240% solo nel 1920). Con una guerra "vinta" (!!??) dicono i politici, una guerra che avevano voluta loro mandando a morire 600.000 italiani.

Finita la guerra, il bolscevismo russo, che voleva creare a sé uno sbocco nell'Europa occidentale e quindi anche in Italia, favorì con danaro e con ogni mezzo il sovversivismo nostrano che, sfruttando le tristi condizioni economiche del periodo del dopoguerra, tentava in qualche modo di impadronirsi dello Stato.
Del resto si era ancora alle idee-vangelo di Tkacev, che nell'esporre le condizioni di successo di una rivoluzione, scriveva ad Engels "Basteranno due o tre disfatte militari, alcune insurrezioni contadine simultanee in due tre province e un insurrezione aperta nelle città, in tempo di pace, perché il governo rimanga completamente isolato e abbandonato da tutti. Mille rivoluzionari decisi a tutto, e la rivoluzione è fatta"
(P.N. Tkacev, Socineija, II, p. 277).

Infatti, furono proprio queste circostanze che portarono al primo esperimento rivoluzionario in Russia del 1905 e poi del 1917. In Russia però! E l'Italia non era la Russia!!!

Idee e manovre simili -finita la guerra- ci furono -e le abbiamo già accennate in altre pagine- pure in Europa: nella Germania sconfitta con la lotta degli spartachisti, in Ungheria con Bela Linder, in Baviera e altri paesi, ma sempre senza successo, perché in Europa il capitalismo c'era ed era forte, non così in Russia. Qui andò bene (la rivoluzione, ma non il suo futuro a lungo termine) perché fu facile, prese infatti, la scorciatoia; buttò fuori dalla porta l'inetto Stato burocratico creato dallo zarismo, e fece entrare dalla finestra l'inetto Stato burocratico creato dal partito. (Ma lì non vi era il capitalismo!)
Eppure proprio MARX nella prefazione del Capitale, scriveva che "una società non può né saltare né eliminare per decreto le "fasi naturali" dello svolgimento".

Qualche economista in Russia Marx lo aveva letto, visto che ZIBER scriveva pure lui che "…le "fasi naturali" dello sviluppo non potevano essere né soppresse né abbreviate: quindi anche la Russia avrebbe dovuto passare necessariamente prima attraverso il capitalismo".

Ma Marx (lui stesso di origine ebraica) aveva scritto un suo libello nel 1843 su La questione ebraica; dove crede di poter descrivere la società borghese come l’avvento di una generale "giudaizzazione" della società.


Lenin prima che crollasse tutto, corse sì ai ripari, e richiamò i burocrati zaristi, ma non poteva richiamare dei grandi capitalisti, né un valido management economico e finanziario, né tantomeno quello industriale, perché entrambi questi in Russia non c'erano ancora. C'erano possidenti di terre (sul 90% del territorio) ma non le industrie .

E se vogliamo dare una diretta testimonianza che un movimento di siffatta portata sociale tendente a sconvolgere dalle fondamenta l'intero assetto sociale, diciamo che era (a lungo termine) condannato all'insuccesso se non era contemporaneo oltre le stesse frontiere naturali, e quindi mondiale; ricorriamo a certe affermazioni di LOSOWSKI, nel 1920, presidente dei sindacati operai della nascente Russia sovietica. In un colloquio avuto con dei giornalisti occidentali ("capitalistici") recatisi a studiare l'organizzazione del regime comunista russo.
Il colloquio lo riprendiamo da un libro pubblicato nel 1921 (che l'Autore di Storiologia, possiede in originale) scritto da Italo Caracciolo, titolo "Bagliori di Comunismo - La guerra dei contadini".
Losowski ai giornalisti, ammise che....
" I rapporti economici fra i diversi centri di vita e di produzione non ammettono la contemporanea esistenza di organizzazioni sociali così antagoniste. Il comunismo o sarà internazionale, o non sarà che un effimero tentativo. Se la sperata rivoluzione europea non avviene, la rivoluzione bolscevica russa è condannata a perire. Non possiamo sussistere se il comunismo non si propaga dappertutto. Se rimarremo soli, fatalmente cadremo. Come si potranno conciliare nelle relazioni commerciali l'economia comunista e quella borghese? Nella vita economica internazionale valgono le leggi dei vasi comunicanti; perciò, o noi saremo costretti ad accettare le vostre leggi, o voi le nostre, e ciò in un breve periodo di tempo. Per salvare le nostre conquiste dobbiamo guadagnare tempo, utilizzare anche il più breve respiro, altrimenti è la morte". (era il 1920 !). (che profeta!!!!!)

Ma se non c'era in Russia il capitalismo, c'era invece in Italia, modesto ma c'era, e Mussolini anche lui come Ziber, già nel 1915 su Utopia scriveva:
"I socialisti commettono un gravissimo errore, credono che il capitalismo ha compiuto il suo ciclo. Invece il capitalismo è ancora capace di ulteriori svolgimenti. Non è ancora esaurita la serie delle sue trasformazioni. Il capitalismo ci presenta una realtà a facce diverse: economica, prima di tutto".


Ma ancora prima, sempre su Utopia, del 15 gennaio 1914, scriveva: "Nella mente del proletariato, la "coscienza teorica" del socialismo sarà sempre amorfa, rudimentale, grossolana: come non c'è bisogno per essere buoni cristiani di aver letta e capita tutta la teologia, così si può essere ottimi socialisti pur ignorando i lavori e i capolavori della letteratura socialista, pur essendo completamenti analfabeti. I "sans-culottes" che mossero all'assalto della Bastiglia probabilmente non avevano nessuna "coscienza teorica" .

Poi nel 1917 frenando gli entusiasmi delle prime trionfalistiche notizie provenienti dalla Russia, scriveva:
"....La rivoluzione non è il caos, non è il disordine, non è lo sfasciamento di ogni attività, di ogni vincolo della vita sociale, come opinano gli estremisti idioti di certi paesi; (il riferimento alla Russia è chiaro. Ndr) la rivoluzione ha un senso e una portata storica soltanto quando rappresenta un ordine superiore, un sistema politico, economico, morale di una sfera più elevata; altrimenti è la reazione, è la Vandea. La rivoluzione è una disciplina che si sostituisce a un'altra disciplina, è una gerarchia che occupa il posto di un'altra gerarchia"
(1917, 26 luglio, Il Popolo d'Italia).

Agli operai poi, nel 1921, quando la svolta fu decisamente tutta a destra (e i primi fallimenti in Russia di Lenin erano ormai risaputi), MUSSOLINI così affrontò il proletariato:
"La parola socialista nel 1914 aveva un senso, ma ora è anacronistica..... bisogna esaltare i produttori perché da loro dipende la ricostruzione.... e ci sono proletari che comprendono benissimo l'ineluttabilità di questo processo capitalistico....produrre per essere forti e liberi...." - "le dottrine socialiste sono crollate, i miti internazionalistici caduti, la lotta di classe è una favola". Voi non siete tutto, siete soltanto una parte, nelle società moderne. Voi rappresentate il lavoro, ma non tutto il lavoro, e il vostro lavoro é soltanto un elemento nel gioco economico. Finché gli uomini nasceranno diversamente "dotati", ci sarà sempre una gerarchia delle capacità". - "Non basta essere in tanti, ma si deve essere preparati".

Gli industriali italiani ringraziarono !! Finalmente qualcuno li capiva!!

La svolta poi è quando il suo "Popolo d'Italia" da "quotidiano socialista" -dopo aver ricevuto alcuni finanziamenti di industriali- inizia dal 3 agosto a sottotitolarlo "Quotidiano dei combattenti e dei produttori". Poi il 1° gennaio del '21, ottenendo qualche finanziamento anche dai "siderurgici"- sarà ancora più opportunista ed esplicito mettendo il motto di Blanqui "Chi ha del "ferro" ha del pane".
Il patto con gli industriali è ormai senza più sottintesi.

Sempre su "Il Popolo d'Italia" del 15 gennaio 1921 così scriveva: "La società capitalistica ha realizzato quel tanto di socialismo che le poteva giovare e non si avranno ulteriori progressi in tale direzione. Il capitalismo non è soltanto un apparato di sfruttamento, come opina l'imbecillità pussista (PSU - Nda): è una gerarchia; non è soltanto una rapace accumulazione di ricchezza; è un'elaborazione di valori, fattasi attraverso i secoli. Valori, oggi, insostituibili. C'è chi pensa, e noi siamo del numero, che il capitalismo è appena agli inizi della sua storia. Appare sempre più evidente che il proletariato si farà rimorchiare dalle minoranze "capitalistiche", con le quali si accorderà ad un dato momento per dividere il bottino, escludendo i parassiti di sinistra, che vivono in margine alla produzione".

Gli industriali italiani ringraziarono due volte !! E iniziarono a guardare al Fascismo.
Infatti non demordono su cosa fare, fanno quadrato; prima fanno nascere la Confindustria (marzo 1920), poi iniziano a fare le "serrate" (fine agosto 1920). Così anche chi lavorava si ritrovò pure lui a spasso, a fare gli scioperi di "solidarietà"…stando a spasso senza una lira in tasca.
Qui i sindacati socialisti iniziarono a perdere credibilità di azione. Non si poteva di certo continuare così.


E infatti .. abbiamo già detto....
IL 1921... é l'anno del Fascismo.................


... lo scrisse proprio Mussolini "...il 1921 ...può essere definito l'«anno fascista», in quanto ché tutta la vita politica italiana - dal Parlamento alla piazza, ai giornali - è stata dominata e quasi ossessionata dal fascismo"
( Mussolini, Il Popolo d'Italia, N. 309, 28 dicembre 1921).

Poi la scissione della sinistra nello stesso '21 a Livorno >>>
, servì a spianare la strada a Mussolini. E se in questi ultimi mesi, c'era stato un cauto allontanamento dal fascismo da parte della borghesia...
questa e non solo questa,
trovò poi nel fascismo l'unico valido strumento per farla finalmente finita con i "rossi".......


(vedi i 2000 fervidi assertori del fascismo...
LA NAZIONE OPERANTE > QUANTA BELLA GENTE!! > >

Dove dentro vi troviamo un po' di tutto: Principi (6), Conti (45), Duca (4), Marchesi (15), Nobili (18), Professori (182), Avvocati (182), Militari (65), Commendatori e Cavalieri del Regno (280), Scrittori e giornalisti (26). Di cosiddetti "giovinastri" "facinorosi", solo una decina su 2000 !!!

E un clamoroso appoggio giunse anche dall'ambiente militare (soprattutto da quei 150.000 ufficiali (vilipesi dai socialisti "bei fessi siete stati") che sono a spasso, con una circolare spedita dagli uffici di propaganda militare ai comandi d'armata, dal capo ufficio dell'informazione dello Stato Maggiore dell'Esercito Camillo CALEFFI, dove afferma: "I Fasci di combattimento sono da considerare "forze vive" da contrapporre eventualmente agli elementi antinazionali e sovversivi e che perciò è necessario mantenere contatti con essi seguendone l'attività". -
Il RE queste due righe le prese come oro colato, quando non ebbe dubbi cosa fare riguardo ai timori sulla "Marcia su Roma".

Non è storico dire poi, dopo ventidue anni, che nessuno era fascista, o che lo erano stati perché costretti. Era questo che leggevano sui giornali nazionali, che iniziarono a riportare e ad amplificare i discorsi di Mussolini, i suoi scritti e le sue idee. Il poderoso libro sopra, andò a ruba. In seguito fatto sparire da tutte le biblioteche pubbliche (meno uno che io possiedo).
Vi sono le fotografie dei 2000, la loro biografia, chi erano, cosa rappresentavano, e la loro influenza nel Paese.
Dire oggi che i facsisti erano quattro coglioncelli, vuol dire offendere Gentile, Marconi, Toscanini, Agnelli e tanti altri gentiluomini e industriali che nel dopoguerra li ritroveremo tutti.
(la stessa cosa fece poi nel '33 Hitler, con la sua Reichsverband, di cui parleremo più avanti).

Quando nel '22 ci fu poi la netta svolta a destra nel governo, così i grandi quotidiani la salutarono:
ALBERTINI direttore del Corriere della Sera:
"Il fascismo ora interpretato é l'aspirazione più intensa di tutti i veri italiani" -

Gli fece eco La Stampa di Torino:
"Il governo Mussolini é l'unica strada da percorrere per ridare agli italiani quell'"ordine" che tutti ormai reclamano intensamente".

Entrambi i due fogli non erano il "Corriere dei Piccoli", ma i due più diffusi giornali d'Italia.

Capito ????

Con la "mossa pazzesca" dei socialisti e poi dei nascenti comunisti....
(
Ma anche questi si divisero in tre correnti, massimalisti comunisti puri da una parte (Gramsci e C.), riformisti dall'altra parte (Turati e C.), e in mezzo i massimalisti comunisti unitari (Serrati e C.). Anche se da che parte andare non lo sapevano proprio. Annaspavano!!).
..... ebbe inizio il fascismo.

COS'ERA IL FASCISMO prima di allora

Da non dimenticare che il nome "fascista" derivava dal POI "Partito Operaio Italiano" operante nel 1882-1892 di orientamento socialista che aveva anche una rivista "La Plebe", rimpiazzata nel 1883 dal "FASCIO OPERAIO". (che voleva essere indipendente da tutti gli altri partiti e si credeva matura per far da sè, senza ricorrere agli "operai del pensiero"- Com'era stato nel Risorgimento - intellettuali, borghesia ed anche nobili).
A seguito delle varie azioni di scioperi e distruzioni di questi (operai) lavoratori in rivolta, i seguaci, subito ma poi anche in seguito (quando ci fu la scissione socialista), fu data a loro la nomina di "Fascisti" (e poi rimase tale verso gli agitatori della piazza, diventati poi seguaci di Mussolini (quando lui era ancora socialista).
Insomma "fascista" era sinonimo di "rivoluzionari", "manipolo di violenti" "operai" contro gli industriali e i possidenti. E furono proprio questi ultimi che diedero questa nomea di "fascisti" alla sinistra prepotente.
.
Tale nome lo era prima con "Fascio operaio", ma rimase anche dopo (usato dagli stessi della sinistra) contro i loro "concorrenti" del "Fascio di Combattimento" fondato da Mussolini. Ma questa volta al soldo degli industriali, volendo lui interpretare la rivoluzione e l'ordine, giocare la carta del nazionalismo, non alla maniera "Russa" dove le rivolte del '17 di Lenin avevano sì portato il proletariato nei posti di comando, ma ben presto si trovò che non sapevano fare i manager ma solo gli operai che ragionavano da operai. Corse in fretta a far rientrare dalla finestra - la borghesia zarista - quella cacciata prima dalla porta.

Tornando sopra, a quel punto quelli della sinistra da "fascisti" che erano stati, diventarono "antifascisti"; ma con la stessa precedente indole: violenza, squadrismo, rivolte, scioperi, distruzioni. E di fatto - quindi - anch'essi "fascisti".

Dal 1887 al 1889 diversi componenti di "Fascio Operaio" (con la nomea di "fascisti") furono arrestati per incitamento agli scioperi. Nel 1991 il "Fascio Operaio" prese poi il nome di "Partito dei Lavoratori Italiani". I cui militanti poi confluirono nel "Partito Socialista Italiano Rivoluzionartio" fondato da Andrea Costa. Lui il fondatore del settimanale "Avanti!". Deputato nel 1882 fu lui tra i fondatori del "Partito Socialista". Nel 1898 guidò la famosa rivolta dei lavoratori milanesi; fu arrestato durante il tragico stato d'assedio e la repressione (con fuoco sulla folla - ci furono oltre 100 morti) del generale Bava Beccaris
(Decorato poi da Re; motivazione: " ...ha reso un grande servigio al Re e alla patria"). Due anni dopo -il 29 luglio del 1900 - a Monza, Re Umberto I veniva assassinato dall'anarchico "vendicatore" Gaetano Bresci.

L'attività operativa socialista si svolgeva nelle costituite Camere del Lavoro. Qui con i demagoghi (gli "operai del pensiero") si decidevano loro gli scioperi dei lavoratori, le barricate degli "operai", le occupazioni, gli attacchi rivoluzionari contro lo Stato, che scatenarono le tragiche repressioni.
Uno degli agitatori socialisti, e che si schierò con l'ala rivoluzionaria del partito, capeggiata da Arturo Labriola. era allora proprio Benito Mussolini. Che cercò di imporre all'intero movimento socialista la propria concezione rivoluzionaria, attaccando le istituzioni sia politiche sia religiose.
Lo stesso Mussolini era spesso
a capo degli scioperi, con minacce alle organizzazioni padronali, finendo pure anche agli arresti.
Nel 1910, Mussolini divenne segretario della Federazione socialista forlivese dirigendo il periodico ufficiale l'"Idea Socialista", settimanale di quattro pagine (ribattezzato poi da Mussolini stesso "Lotta di classe"). Diventato pure lui "massimalista" del socialismo italiano giunse alla direzione dell'Avanti! Diede sostegno all'ondata rivoluzionaria della "Settimana Rossa", con l'insurrezione popolare che infiammò dalle pagine dell'Avanti scrivendo « Proletari d'Italia! Accogliete il nostro grido: W lo sciopero generale. Nelle città e nelle campagne verrà su spontanea la risposta alla provocazione".
Più fascista di così Mussolini non poteva essere!!

Gli scioperi si accompagnarono a distruzioni varie da una parte come dall'altra. Entrato poi in disaccordo con i socialisti sull'Interventismo alla vigilia del 1ma G.M, il 15 novembre 1914 Mussolini fonda il giornale "Il Popolo d'Italia" e dalle sue colonne attaccò senza remore i suoi vecchi compagni. Dieci giorni dopo il 29 novembre a Mussolini gli tolgono il giornale e viene espulso dal PSI. Motivo: era diventato un interventista; come del resto lo erano diventati i socialisti tedeschi. (M. scrisse infatti "Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva ed operante".
Anche nel corso della guerra i disfattisti socialisti non mancarono. (Cadorna attribuì a questo disfattismo la Caporetto). Poi la guerra finì come sappiamo: in una "Vittoria mutilata", e i socialisti non interventisti gioirono, ripresero vigore, disprezzando i 5 milioni di reduci ("cosa dicevamo? siete stati dei bei fessi").

A quel punto, Mussolini riunisce i "fessi" (li chiama "arditi") e fonda i "Fasci di combattimento" a Milano il 23 marzo 1919 in Piazza San Sepolcro assorbendo i nazionalisti, i reduci ancora a spasso, ma anche la borghesia, ed anche i tre milioni di piccoli proprietari di terre, piuttosto allarmati dai fatti russi.
Ovviamente tutte le gesta piuttosto violente dei suoi "arditi" contro i socialisti e contro il governo, furono bollate dai liberali ma anche dagli stessi duri irriducibili socialisti come in passato "fasciste".

Questi "violenti", "mussoliniani" più esaltati e baldanzosi .....

... erano
spesso incontrolllati dallo stesso Mussolini, che scrisse a proposito che "la violenza era e doveva restare per il fascismo un'eccezione, non un metodo ed un sistema" . Preoccupato per l'eco negativa dei tragici fatti che stavano suscitando nell'opinione pubblica italiana, Mussolini, nella riunione del Gran Consiglio del fascismo del 5 ottobre 1925, fece approvare un ordine del giorno riservato, che disponeva fra l'altro "lo scioglimento immediato di qualsiasi formazione squadristica" e l'espulsione dal partito di chiunque non ottemperasse a tale ordine. Chiaro di chi parlava!! E se già era nata nel " selvaggio Farinacci" (com'era chiamato dai suoi fedelissimi) la tentazione di fare una sorta di "antiduce" da contrapporre al moderato Mussolini, e riluttante a far applicare quell'ordine del giorno - che segnava per lui una grave sconfitta politica - prevedendo una sua reazione, Mussolini lo aveva rimosso da segretario del partito assieme a circa 100.000 iscritti con le idee farinacciane, cioè tipi violenti, che terrorizzavano le piazze, chiamandosi "fascisti").
(Ma non è che Mussolini infierì più di tanto. Anche se in alcuni territori avrebbe fatto bene a guardarsi alle spalle. Più tardi nello stesso GUF.......

(questo era il Gruppo Universitario Fascista) nato per controllare il polso dei giovani e selezionare i possibili quadri - nel '34 erano 1174 studenti e nel '38 già 18.000 - le donne (qui a fianco un raduno) rappresentavano nel '36 il 15,5 %, nel '41 il 21,9% - ma quest'ultime erano escluse dalla politica attiva. Attive erano invece le giovani donne nei raduni e soprattutto negli sport, con grande scandalo degli ecclesiastici; secondo loro gli italiani non dovevano vedere "le cosce al vento" e le attillate provocanti magliette, perché erano tentazioni di Satana. E nel '35 queste tentazioni erano già 387.000. Ricordiamo che i preti sconsigliavano non solo lo sport alle donne, ma anche di andare in bicicletta, c'era il rischio con la sella di lesionare l'imene, e quindi pregiudicare la loro immacolata verginità. Le volevano tutte sante, come la illibata Maria Goretti).

Nello stesso GUF, ..... e lo scrive Giorgio Napolitano: "vi era un vero e proprio vivaio di energie intellettuali antifasciste, mascherato e fino a un certo punto tollerato".
E sono nomi legati allo storia del cosidetto 'antifascismo: Natta, Bocca, Moro, Ingrao, Pintor, Calamadrei e p
erfino Bentivegna (quello di Via Rasella) e tanti altri che leggerete nella lista >>>>
Insomma tutti "questi neo intellettuali" nella lunga lista dei "Littoriali della Cultura" di Bottai, avevano paradossalmente potuto fare "liberamente" - al soldo e proprio dentro il fascismo - perfino dell'antifascismo - facendo... i fascisti. (l'attentato di Bentivegna (pure lui uscito dai GUF) in via Rasella, di Porzus, di Schio, di piazzale Loreto furono fatte nel perfetto stile violento dei fascisti del 1883; non certo di "uomini di pensiero").

..... ma la nomea di "fascisti" rimase, anche in tempi meno cruenti del regime, per un ventennio, anche se socialisti e comunisti quasi sparirono in Italia; alcuni rifugiandosi all'estero, perfino in Russia (Togliatti prese addirittura la cittadinanza russa) in attesa prima o poi della fine di Mussolini.
Del resto - visto che M. aveva fondato i nuovi "Fasci" e li aveva anche chiamti "di combattimento" non era improprio - per le azioni violente di alcuni suoi "arditi" - chiamarli "fascisti", come appunto erano i socialisti prima del'22).
Non a caso Lenin, che di rivolgimenti e azioni violente era maestro, si lamenterà pochi anni dopo con i socialisti perché "si erano lasciati sfuggire l'unico uomo capace di fare la rivoluzione (violenta) in Italia".
Ma bisogna anche ricordare lo stesso Togliatti che ancora nel '36 - scocciato di essersi fatto scippare lo storico termine "fascista" (quello che come nel 1883 doveva terrorizzare i "padroni") incitò i suoi lanciando L' “appello ai fratelli in camicia nera”, affermando "I comunisti devono far proprio il programma fascista del 1919". "prendiamo i manganelli"!!!!! (vedi qui >>>

Fu da allora che gli avversari "alla Togliatti" iniziarono a chiamarsi impropriamente (copyright Bordiga) "antifascisti". Ma di fatto non lo erano !!! Perché pure loro non si fecero mancare le azioni violente "fasciste".

Poi proprio come nel '18, nel'45 quando la nuova sciagurata guerra stava portando al disastro l'Italia - col solito ritornello: "ve lo avevamno detto, bei fessi siete stati" - i mancati "fratelli in camicia nera" diventati rossi, riapparvero e si risollevarono per condurre la loro guerra contro le nuove istituzioni che si stavano già formando in Itralia, con il CLN Comitato di Liberazione Nazionale, dove esisteva (con i soliti "uomini di pensiero") una frattura tra i tre partiti di sinistra (PCI, PSIUP e PdA) e i tre partiti di destra (DC, PLI e DL), tutti anelanti alla nuova presa del potere. Con i primi che non si risparmiarono in azioni violente al pari di quelle precedenti cosiddette "fasciste". (culminate a PIazzale Loreto, ma anche dopo).

E cruenti e tragici furono (dopo l'8 settembre '43 e in seguito) quelli condotte (in modo fascista) dagli antichi "compagni" contro gli ex "fascisti", ma questa volta - come detto - assunsero loro il nome (si e no improprio) di "antifascisti".
BORDIGA già membro fondatore e primo segretario del PCI, nonché leader della Sinistra Comunista, definirà l'"antifascismo" «il peggior prodotto del fascismo», o meglio: «il più disgraziato e pernicioso prodotto del fascismo» (
dalla Piattaforma politica del partito, redatta da Bordiga per il PCInt; citato anche in Marxismo contro fascismo e antifascismo, pubblicato dalla Sinistra Comunista nel 1984).

Convinti questi "antifascisti Gap" di poter far risorgere il vero comunismo del '21-'22, e di far entrare da Trieste nel '45, il "Bolscevismo" anche in Italia, i GAP sognavano non una indipendenza dell'Italia ma una Italia sovietica guidata dal "compagno" Stalin.
(qui i giornali dell'Epoca, > > i "filorussi" italiani si oppongono agli italiani "italiani" di Trieste> >

Vedi a proposito, come il già citato, ma non mancano altre testimonianze in rete - uno dei tanti incresciosi aspetti di questa lotta di potere....
Porzus (vedi Wikipedia >
Ed anche l'ECCIDIO DI SCHIO >>>>>> avvenuto due mesi dopo la fine della guerra. Il 6 luglio, dove dentro una stanza vennero massacrate a colpi di mitraglia 54 persone tra cui 14 donne (la più giovane di 16 anni).
A che pro? Era forse questa la cosidetta Liberazione??


Torniamo agli ANNI VENTI

Anche fra i socialisti rimasti al congresso di Livorno non esisteva omogeneità, era composto prevalentemente da massimalisti, e da pochi riformisti, presto questi ultimi buttati fuori, perchè Mosca al III congresso dell'internazionale del 22 giugno, inviterà il PSI ad espellerli dal partito - con la frase - su Mussolini- ricordata sopra di Lenin).
Risultato: le divergenze e quindi le scissioni indebolirono tutta la sinistra italiana.
Si sfasciarono tra reciproche accuse; e perfino le masse lavoratrici passarono all'altra parte; a confermarlo la Kuliscioff che scriveva pochi giorni dopo da Milano a Turati -il 14 agosto- "...anche qui pare che ci sia un gran esodo degli operai dalla Camera del Lavoro con numerosi passaggi, con armi e bagagli al fascismo" e pochi giorni dopo aggiungeva "...non nascondo che la cittadinanza, nel suo attuale stato d'animo, mal tollererebbe azioni a fondo contro fascisti" (Turati-Kuliscioff, Carteggio, p.558).

Ma oltre la Kuliscioff, ALBERTINI sul Corriere della Sera, lo stesso 3 agosto, scriveva:
" .... sbaglio colossale per i socialisti perchè ha rialzato le azioni dei fascisti nella pubblica considerazione e ha sciupato, pure nell'opinione pubblica del paese, la pretesa conversione dei turatiani alle istituzioni, mentre dall'altro canto ha ristabilito automaticamente quel fronte unico tra popolazione, fascisti e agenti dell'ordine che i socialisti vorrebbero ad ogni costo spezzare".
E ancora:

"Il fascismo ora interpretato é l'aspirazione più intensa di tutti i veri italiani" -

Capito ????

L'ondata rivoluzionaria, che traeva ispirazione dai fatti russi
(con l'affermazione bolscevica - distribuzione delle terre ai contadini, fabbriche sotto il controllo prima degli operai ma ben presto sotto il partito, con i tribunali del popolo poi del partito, la milizia popolare poi del partito che ha sostituito la polizia, la nazionalizzazione (non più dei comitati operai ma da direttori imposti dal partito) delle attività commerciali, industriali e bancarie) spaventò enormemente la piccola come la grande borghesia italiana, il mondo liberale come quello cattolico, particolarmente allarmato dall'ateismo marxista, e impaurite erano anche le masse contadine (in Italia erano 3 milioni i piccoli proprietari di terre (sì piccoli "fazzoletti" di terre, ma gelosamente custoditi da padre in figlio) naturalmente legate alle tradizioni; timorose della confisca delle terre, furono ovviamente sorde alle sirene comuniste. (Anzi erano terrorizzati).

Probabilmente senza i fatti rivoluzionari russi (dichiarati "liberatori"), il "Biennio rosso" e il fallimento degli scioperi, in Italia non sarebbe mai nato il fascismo.

Scrive Bocca (Lui, il più filopartigiano degli storici italiani) "Nel 22 la sinistra é sconfitta e in certo senso ha fatto karakiri: ha voluto gli scontri frontali e li ha persi, é andata alla guerra con la borghesia e con i ceti emergenti e le squadre fasciste l'hanno fatta a pezzi.............
("a pezzi" letteralmente : vedi qui un rarissimo volume di Matteotti del '22 - che gli costò caro)

i fascisti distrussero le Camere del lavoro, dei sindacati, delle cooperative ....vedi foto >>>>>.
........ l'hanno fatto con l'appoggio dello Stato e del governo, degli industriali, quello che il socialismo voleva distruggere"
(Bocca: Storia illustrata n. 302, gennaio 1983).

Dopo il '22, dopo il disordine interno e dopo i 3 falliti governi precedenti, con Mussolini cessò l'indisciplina nelle officine; cessarono gli scioperi, cessò lo stato d'ansia degli industriali; fu rimessa in attività tutta la produzione del paese; furono messi funzionari con un maggior senso di dovere e di responsabilità; fu impresso un andamento più severo ed energico alle funzioni dello Stato, delle Provincie e dei Comuni, e quindi anche tutta la politica economica-finanziaria-industriale ne beneficiarono.
I latifondisti, gli industriali - dopo si aggiunsero anche alcune potenze occidentali e la stessa Chiesa - che nel '29 al "Concordato" chiamò poi M. "l'uomo della provvidenza", gli tessero gli elogi, Mussolini aveva allontanato dall'Italia il bolscevismo.

L'esperienza Russa,  con Lui, "uomo dell'ordine" e "della provvidenza" sembrava ormai lontana. Mussolini non esita a imporre quest'ordine al Paese, prima con il dominio sul malcontento, in seguito con la dittatura di un partito, e infine la sua, in un crescendo continuo.


Fu una dittatura negativa? Come dicono pseudi antifascisti. Sotto molti aspetti quella fascista differiva molto da quella successiva nazista, era più moderata e meno repressiva. Pur avendo imposto un ordine di natura autoritaria, Mussolini e il suo fascismo mantenne una certa collaborazione con altri attori tradizionali del potere sia industriale, economico che intellettuale (vedi la citata "La mia nazione operante) ) e questo servì, in un certo senso, a mitigare la durezza del regime; Non dimentichiamo che Mussolini riconobbe una certa autonomia alla Corona ed alla Chiesa (con la quale firmò nel ’29 i "Patti Lateranensi", ottenendo in cambio non solo il suo appoggio, ma fu anche chiamato "l'uomo mdella Provvidenza").


BENEDUCE (vedi > > in quella "Nazione Operante" farà la parte del leone; sarà lui a stendere una complicata rete riformatrice dell'economia e della finanza. Con un paio di grandi aziende e un paio di finanziarie creò le "Partecipazioni Statali" riuscirà a condizionare 20.000/30.000 medie e piccole aziende. Creerà l'IMI, l'INA, l'IRI, la SIP, la STET, le grandi banche
: la struttura del "Capitalismo di Stato" con la "Confederazione fascista degli industriali" e con le "Corporazioni sindacali" che entrambe (sempre più consenzienti) diventeranno organi dell'amministrazione statale. La stessa Stampa (tutta) era consenziente!!

Furono tanti gli effetti benèfici, ma che poi diedero vita (zitti zitti) alle ben note degenerazioni, che sia durante (alcuni si arricchirono) come dopo il fascismo si trasformarono nel dopoguerra per molti in un "campo dei miracoli" e in una grande "abbuffata >>>>>". Perché quella rete di potere economico di Beneduce non terminò con la fine della guerra né con la fine del fascismo, ma (con suo genero CUCCIA) avrà una sua continuità (con gli ex "fervidi assertori" ) per quasi tutta la seconda metà del secolo, con la nascente "razza padrona" e con l'italia diventata per alcuni un altro "campo dei miracoli" con l'ipocrita frase che cominciò a circolare nel dopoguerra: "chi avuto avuto, chi ha dato ha dato" senza pagare...... "pegno".

A fine guerra non si riuscì a capire chi aveva preso soldi, avuto benefici, aiuti di Stato, prestiti dalle banche; non esisteva più nulla di scritto!!! Dopo il '45, fare dell' "antifascismo" rendeva, funzionò benissimo sia a sinistra ma anche chi.... era stato di destra.
Ci fu il reciproco patto: "Io non so nulla cosa hai tu ricevuto, e tu non sai nulla cosa ho ricevuto io; chiaro?".
Per quelli che si erano arricchiti durante il fascismo, ci furono migliaia di inquisiti, tutti gli italiani potevano fare denunzie; poi quelli andarono sì sotto inchiesta ma poi furono tutti assolti; erano si disse "troppi" (vedi più avanti).
Aveva ragione De Felice, "la peggiore eredità che il fascismo ci ha lasciato è l’antifascismo" .
Fino al giorno prima c'erano 30 milioni di fascisti il giorno dopo 30 milioni di antifascisti.

Insomma tutti costoro ringraziarono l'ex fascismo!! - e diventarono tutti "antifascisti" e si accodarono pure per avere i "prestiti" (a fondo perduto) del "Piano Marshall" (qui tutti i nomi dei beneficiati) > >


A molti fin dall'inizio del regime era convenuto, ed erano riusciti a creare dei veri e propri imperi industriali; la Lega degli Industriali del '19 (quelli della "serrata" come quelli del '26) - adeguandosi - si trasformò in "Confederazione generale fascista dell'industria italiana". E con questa si avvantaggiarono e fecero fortuna.
Poi, dopo, quando si accorsero che Mussolini era stato utilizzato abbastanza per i loro piani, lo scaricarono. Il 25 ottobre del 1938 lo stesso Mussolini si accorse di questa ingratitudine, quando nel suo discorso a Bari accennò al "tradimento della borghesia" e a "quel mezzo milione di vigliacchi che si annidano nel Paese".

Il suo dramma iniziò già da quel giorno. Gli rimasero ipocritamente a fianco solo per altri scopi, quello di stimolarlo a una guerra con Hitler (vedi i giornali !), per incrementare la produzione bellica, per ripetere il "miracolo" '14- '18. (quando gli industriali in 4 anni decuplicarono sia le maestranze che la produzione).
A nessun industriale conveniva una pace o una "non belligeranza" (neutralità), e nemmeno quella autarchia industriale che Mussolini
voleva imporre al Paese .

Il mondo si stava aprendo ai nuovi mercati, ai consumi delle masse, al liberismo che stimolava gli ingegni e l'imprenditoria, che poi si traduceva in tanta   ricchezza anche a chi ne aveva già molta.
Tuttavia (siamo coerenti!) in un modo (corretto) o in un altro (poco corretto) a beneficiarne furono tutti gli italiani che non patirono certo le pene del popolo del "paradiso bolscevico" reclamizzato dai fanatici comunisti come il "migliore dei mondi possibili".

Conclusione: se la sinistra non veniva sconfitta nel '20-'22, non sarebbe mai nato il fascismo...
E se vincevano i "rossi" l'italia sarebbe diventata un "paradiso" "rosso"! come a Est !!!.

Né in seguito (da un "caporale").....
(imitando tutto ciò che era stato creato in Italia dal '22 al '29)
......sarebbe sorto il nazismo in Germania.


Perché quando Hitler nel 1933 sale le scale del Reichstag, tutta la politica, soprattutto quella economica-finanziaria-industriale della Germania era già a monte tutta pianificata, con a valle una struttura altamente organizzata; già tutta razionalizzata dalla Reichsverband (associazione industriali tedeschi - 600 cartelli - vedi in Biografia di Hitler > > > ) poi diventata Wirtschaftslenkung "imprese private guidate" . ("dirigismo")
Dallo Stato? No! era semmai (all'inizio) lo Stato fu guidato dalle imprese. E sia la prima come le seconde (nate nell'occasione) non erano certo "creature" di un caporale che aveva fatto appena la quinta elementare, che non era capace nemmeno di fare una moltiplicazione e una divisione. Non erano progetti che si potevano creare in un mattino. Erano necessari i maghi della finanza, i grandi banchieri (dei Beneduce) occorrevano notevoli capacità imprenditoriali, e abbisognava di nutrito appoggio dei conservatori. Hitler era stato messo lì solo perché era un ottimo e utile demagogo per le folle, infiammva i reduci umiliati, i disoccupati, i perdenti di una Storia rivoltatasi contro il destino tedesco.
Hitler infatti, sale (è messo) al potere con la legalità; ed è un potere che gli viene offerto da una elite tedesca su un vassoio d'argento.
Una Elite così determinata a trasformare la Germania, che allarmò l'altra "Elite", quella del mondo ebraico, l'ebraismo internazionale (ne parleremo più avanti).

Ma possibile che nessuno in Europa (ALL'INDOMANI DELLA PRESA DE POTERE DI HITLER) si accorse che si stava - con la "pianificazione autoritaria" - via via incrementando oltre che tutta la struttura economica-finanziaria-industriale, aumentando quella del finanziamento di guerra?
-- che c'era la mobilitazione delle industrie di guerra, il funzionamento delle fabbriche ed officine che producevano il materiale di guerra;
-- che era in fermento tutta l'organizzazione del centro direttivo dell'industria degli armamenti (Heereswaffenamt);
-- che c'era la nascita del consorzio degli armamenti e delle fabbriche d'armi, di munizioni e di materiali vari (fucili, mitragliatrici, carri armati, autoblindate, cannoni di ogni calibro);
-- che si stava curando l'organizzazione dell'esercito con riguardo agli stati maggiori, ai quadri superiori, ai subalterni, alle truppe in attività di servizio, alle riserve istruite, alla polizia, alle milizie, alla preparazione pre-militare, al servizio del lavoro, ai campi di istruzione, alle esercitazioni e manovre ;
-- curando il settore dell'organizzazione dell'aviazione ;
-- curando gli armamenti navali e la politica delle costruzioni navali
-- che c'era la preparazione della gioventù alla cultura del guerriero (tanti Sigfrido) che veniva inculcata in tutti i gradi dell'educazione.

Ma é possibile?
Che nessuno se ne accorse? Sortite da un caporale quasi analfabeta?

A partire dal '33, Hitler con la sua "Reichsverband" parallelamente all'instaurazione del regime nazionalsocialista dopo la sua l'ascesa al potere stava facendo (ma non lui) ciò che negli Usa era già in corso con il New Deal di Roosevelt.
Quando Hitler sale le scale del Reichstag, tutta la politica economica era stata già pianificata, con una struttura altamente organizzata, razionalizzata; e le stesse cose le stava facendo Roosevelt, anche lui che con la sua ""pianificazione autoritaria" impose: a) il controllo rigoroso dei cambi; b) il controllo del commercio estero; c) il rifiuto di svalutare la moneta, d) importazioni solo da paesi disposti a ricevere la propria moneta e non valuta convertibile.

Nel Piano "pianificazione autoritaria" hitleriano c'era una rosa di provvedimenti dove c'era materia tecnica da far impallidire i più grandi economisti del mondo, compresi quelli americani, c'erano le migliori menti dell'alta finanza tedesca. C'era l'espressione di tutto un intero "potente" mondo economico che voleva egemonizzare economicamente l'intera Europa (e il "clima" era del resto favorevole - tutti erano in crisi, america compresa).
Infatti col New Deal ancora nel 1939 gli Usa - anche con la "pianificazione autoritaria", non avevano ancora risolto nessuno dei grossi problemi (a sentire i repubblicani, anzi li aveva aggravati).
Hitler addirittura nel '39 stava stipulando un patto con gli inglesi per boiocottare tutte le merci statunitensi. Poi cambiò il vento. Scoprì che gli inglesi da quando gli Usa - fin dal '29- si erano volutamente isolati dagli stessi cugini, erano ridotti male. Non vendevano più nulla e non producevano più nulla. Erano in crisi.
Una occasione per Hitler da cogliere al volo per invaderla.

La "Crociata in Europa" di fine '40 poi del '41 (come titolò Eisenhauer le sue memorie) fu per gli Usa una vera manna dal cielo, risolse tutti i loro problemi. Prima negli stessi Usa e poi con l'Europa.

Su quella "pianificazione guerresca hitleriana" con dati più o meno precisi e circostanziati se ne scrissero molti nel corso del '33-'34-'35. Possiamo citare, tra le altre, le seguenti pubblicazioni: Paul Darcy, L'Allemagne toujours armée, 1933. Editions des Portiques, Parigi ; Dorothy Woodman, Aus seuil de la guerre. Hitler réarme. Edition du Carrefour, 1935, Parigi (tradotto dall'inglese) ; Dr. Helmut Klotz, Germany's secret armaments. Londra, Jarrolds, ottobre 1934; S. Erckner, L'Allemagne, champ de manoeuvre, Parigi, 1934 ; ecc., senza contare tutta una serie di articoli sparsi nei vari periodici, specialmente in quelli..... anche francesi ed inglesi (!!)
Gli unici attenti, e quindi preoccupati era l'ebraismo non solo tedesco ma anche quello internazionale, gli
ebrei di tutto il mondo (ne parleremo più avanti).

Se fu possibile?
Certo, forse alcuni non sapevano leggere !!! O non conoscevano i tedeschi che avevano ancora tutti il dente avvelenato della Grande Guerra. Eppure profeta a Wersailles era stato Sir GEORGE (inglese): "Ho la sensazione crescente che gli USA si stiano comportando da prepotenti".
"Non riesco ad immaginare più grave motivo di una guerra futura".
E nel '33-'34-'35 , la stavano appunto preparando la guerra !!!! Con Hitler a fare il fantoccio spaventapasseri.


Hitler fu dunque messo lì da grossi personaggi della Germania Guglielmina, i grandi notabili, i grandi industriali, i grandi banchieri: il principe Augusto figlio del Kaiser, i dirigenti della Deutsche Bank, della Commerz Bank, della Dresder Bank. I grandi industriali dei colossi chimici Farben, gli Henkel, i Schnitzler, i Bosch, i Thyssen, i re della gomma Conti, dell'acciaio Voegler, delle Assicurazioni Allianz. Poi i gruppi Simens, Aeg, i Krupp,  gli Junker e tanti altri. Infine  Schacht, l'economista di fama mondiale, un mago della finanza (un Beneduce!), che dirigeva la prestigiosa Reich Bank. Oltre a centinaia di altre grandi aziende: Adler Sa, Aeg, Astra, Auto-Union, Bmw, Messerschmitt, Metall Union, Opta Radio, Optique Iena, Photo Agfa, Puch, Rheinmetall Borsig Ag,  Schneider, Daimler Benz, Dornier, Erla, Goldschmitt, Heinkel, Solvay, Steyr, Telefunken, Valentin, Vistra, Volkswagen, Zeiss-Ikon, Zeitz, Zeppelin e altre innumerevoli
.
Nel '33, al plebiscito Hitler ottenne 40.600.000 di voti; pochi i contrari.
(vedi biografia di HItler > >

Insomma in Germania come in Italia !!

Nel '34 Mussolini al suo plebiscito ottenne 10.043.875 voti SI, contro i miseri 15.215 NO.

E se Hitler é stato il padre del nazismo, la madre fu la Germania tutta.

E se Mussolini é stato il padre del fascismo, la madre fu l'Italia tutta.

Nessuno può inventarsi di fare il dittatore se non ha le spalle coperte, nè può continuare a farlo per vent'anni se non si hanno grandi appoggi e un largo consenso.
SOPRA LO ABBIAMO VISTO.

Oggi il fascismo non esiste più, né può più risorgere:
se rimane nello sfondo è solo perché l’anti-fascismo lo risuscita continuamente.

La legge che si vuole varare (Fiano - lo appoggia il partito di Renzi) vuole impedire la diffusione di un’idea e dei suoi simboli e combacia perfettamente con l’idea di quel fascismo che la sinistra ci ha raccontato dal '21 fino a oggi. Pensare di fare una legge “fascista” contro il fascismo è piuttosto bizzarro.
Torneremmo al 31 dicembre 1925 quando entrò in vigore la legge n. 2307 sulla stampa che disponeva che i giornali potessero essere diretti, scritti e stampati solo se avessero avuto un responsabile riconosciuto dal dal governo fascista.

Ma a chi conviene? Non siamo nel 1921 !!

Fascismo e antifascismo oggi
(di De Sio Cesare - sito esterno)

 

più avanti parleremo della guerra

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FASCISMO - MUSSOLINI: CHE COS'E' QUESTO FASCISMO
FASCISMO - MUSSOLINI: LO STATO FASCISTA
FASCISMO - LA DOTTRINA FASCISTA (IL VANGELO DI MUSSOLINI)
MUSSOLINI E GLI EX COMBATTENTI - Braccio di ferro, ma vinse Mussolini
1921 - SCISSIONE NEL PSI - NASCE IL PARTITO COMUNISTA ITALIANO
IL DUCE CREA IL FASCISMO, E CROLLANO I LIBERALI
ANALISI DELL'ANNO 1922 - i 18 discorsi di M. prima della Marcia su Roma
FASCISMO - MUSSOLINI IN PARLAMENTO (Discorso di apertura e seguenti)
29 OTTOBRE 1922 - LA MARCIA SU ROMA, MUSSOLINI AL POTERE
1922 - IL FASCISMO E L'ESERCITO ( BADOGLIO, UNA PREMONIZIONE! )
FASCISMO - 1922-1936 - LA CRISI - LE CORPORAZIONI - L'ECONOMIA
1922-1925 - DAL PARLAMENTARISMO AL REGIME
MATTEOTTI: LIBRO INCHIESTA SULLE VIOLENZE FASCISTE ANNO 1921.22
1924 - IL FASCISMO NELLA BUFERA- IL DELITTO MATTEOTTI
1928 - MUSSOLINI: I MIEI 2000 PIU' FERVIDI ASSERTORI (quanta bella gente !!!! )
L'ITALIA FASCISTA - Le leggi, le riforme, l'ossatura del consenso
LO STATO MADRE. PADRE, "Grande Fratello" - Ma anche ASSISTENZIALE

1929 - MUSSOLINI E IL CONCORDATO CON LA S. SEDE

FASCISMO - ANNO 1936 - L' ORDINAMENTO DELLO STATO CORPORATIVO
LE NUOVE LEGGI - LE RIFORME - I SINDACATI - IL LAVORO
FASCISMO - ANNO 1936 - CRONACHE DEL REGIME, I NUMERI
FASCISMO - MUSSOLINI: MASSIME, PENSIERI, FRASI LAPIDARIE
FASCISMO - CIVILTA' FASCISTA - MONTANELLI
FASCISMO: LA "MACCHIETTA" STARACE
VALERIO BORGHESE - Fece inquietare tutti gli ammiragli del mondo
FASCISMO: IL DOTTOR PAVOLINI, "MISTER" "BRIGATA NERA"
DINO GRANDI - Dalla limpida fede del '23,  alla oscura fronda del '43
MACHIAVELLI - "IL PRINCIPE" DI MUSSOLINI - IL FASCISMO - DE SANCTIS
1935 - LA GUERRA IN ETIOPIA - LE SANZIONI ( una ipocrita pagliacciata! )
FASCISMO - CIANO, QUASI QUASI SALVAVA L'ITALIA DAL MACELLO


LA GUERRA

TUTTI GLI EVENTI IN BREVE

MA CHI VOLEVA LA GUERRA ?

MUSSOLINI, I GIORNALI, GLI ITALIANI ?

LA NON BELLIGERANZA

Venerdì 1° settembre 1939 - XVII. Il Consiglio dei Ministri, riunitosi al Viminale alle ore 15 sotto la presidenza di S.E. Benito Mussolini, ha emesso il seguente comunicato: "Il Consiglio dei Ministri, esaminata la situazione determinatasi in Europa in conseguenza del conflitto tra Germania e Polonia, presa conoscenza di tutti i documenti presentati dal ministro degli esteri, dai quali risulta l'opera svolta dal Duce per assicurare all'Europa una pace, ha dato la sua piena approvazione alle misure militari fin qui adottate che hanno e conserveranno un carattere semplicemente precauzionale e sono adeguate a tale scopo; ha approvato altresì le disposizioni di carattere economico-sociale necessarie data la fase di grave perturbamento in cui è entrata la vita europea; dichiara e annuncia al popolo che l'Italia non prenderà alcuna iniziativa di operazioni militari; rivolge un alto elogio al popolo italiano per l'esempio di disciplina e di calma di cui ha dato, come sempre, prova".
Questo comunicato della Stefani fece tirare un sospiro di sollievo a milioni di persone. Il popolo italiano, che secondo un orrendo neologismo del bellicoso Achille Starace, era "acciaiato", non aspirava davvero a combattere, dopo aver già pagato, nell'arco di tre anni, un tributo di sangue per la conquista dell'Impero e anche nella guerra civile di Spagna. Anche se in entrambi i casi le Armi italiane erano uscite vittoriose: motivo in più per meritare ora un periodo di pace.

Ma il 1° settembre 1939 iniziava la Grande Illusione.
Hitler, spinto da una satanica energia, dopo aver divorato l'Austria e la Cecoslovacchia, ora stava gettando la potentissima macchina militare germanica contro la Polonia, nonostante la quasi certezza dell'intervento della Gran Bretagna e della Francia. Ma noi pur legati al carro nazista dal patto d'acciaio, eravamo pur sempre i discendenti di Machiavelli (ma anche di Azzeccagarbugli) e quindi sapevamo tenerci fuori dalla tempesta che tra poco avrebbe scosso l'Europa. (Qualcosa del genere era accaduto anche nel 1914 - l'Italia rimase neutrali per un anno intero).

E ci fu anche nel '39 un grande sospiro di sollievo per tutto il paese, già allarmato dalle misure precauzionali (limitazioni al traffico delle autovetture, razionamento alimentare, seppur limitato agli esercizi pubblici, invito allo sfollamento nelle campagne) che erano state decise pochi giorni prima dal Governo, che sembravano comunque preludere all'entrata in guerra.
Alle ragioni che spinsero il Duce a stipulare il patto d'acciaio non furono certo una lucidità politica. Il dittatore non era più l'uomo trionfante che il 9 maggio del '36 aveva proclamato l'Impero, raggiungendo il culmine della popolarità e del consenso. Era un uomo che si trovava immerso in una situazione drammatica che probabilmente avvertiva di non poter più controllare, causata oltretutto da quell'Hitler che pochi anni prima aveva definito "un uomo un po' risibile e un po' invasato che ha scritto un'opera, il Mein Kampf, illeggibile".
Era quell'Hitler che già al loro primo incontro (il 14 giugno del 34) aveva da subito mentito, assicurando che la Germania rinunciava all'Anschluss, che rinunciava all'invasione dell'Austria, ma che ora invece (dopo averla invasa e annessa nel '38) lo attirava in una specie di vortice da cui il Duce stentava a liberarsi. Infine, a completare il quadro della confusione, dava un grandissimo aiuto l'assenza politica del Re, Vittorio Emanuele III.

il Duce si trovava in una situazione ben più critica di quella di quattro anni prima, quando i nazisti avevano fallito il loro disegno di annettersi l'Austria.

Allora il Duce aveva inviato quattro divisioni al Brennero e fatto costruire molte caserme in Alto Adige. Ora invece si limitò a prendere atto del fatto compiuto. Poteva essere l'occasione per sciogliersi dall'abbraccio mortale col nazismo e fu invece l'inizio di una gara di emulazione che portò alla rovinalui e il paese.
Il 15 marzo di quell'anno Hitler pose al nuovo presidente cecoslovacco Hàcha un'alternativa implacabile: o accettava il protettorato tedesco su Boemia e Moravia, o il paese sarebbe stato invaso da quattordici divisioni germaniche. Hàcha non poteva scegliere per il massacro del suo popolo, e capitolò.

Mussolini andò su tutte le furie per la nuova mossa dell'alleato che si mostrava sempre più aggressivo e che ora minacciava di attentare anche all'integrità territoriale della Jugoslavia, sulla quale invece l'Italia aveva già ben precise mire, sostenendo in segreto il movimento separatista di Vladimir Macek: Ciano tornò alla carica col suocero e per la prima volta fu esplicito nell'invito a rompere l'alleanza con la Germania. Ma bastò la rassicurazione da parte di Ribbentrop sul fatto che la Germania non aveva alcuna aspirazione ad affacciarsi sul Mediterraneo, perché la momentanea furia anti - tedesca di Mussolini si affievolisse.

Ciano riporta nei suoi diari che il Duce liquidò la faccenda dicendo: "Noi non possiamo cambiare politica perché non siamo delle puttane!".
Ma l'Italia restava legata alla Germania e quest'ultima premeva sempre più perché l'alleanza divenisse più esplicitamente un patto militare. Mussolini e Ciano tiravano in lungo, il primo: perché comunque dubbioso sulla possibilità dell'Italia di assumersi un impegno militare serio, con le forze armate efficienti al 30-40%, secondo; le dichiarazioni degli Stati Maggiori, il secondo perché sempre più anti tedesco. Ma il Duce comunque, era ormai avviluppato in quello strano rapporto di amore - odio - e di emulazione con il Führer.

E il 22 maggio a Berlino fu firmato il Patto d'Acciaio. Ciano riaffermò, nelle conversazioni con Hitler e Ribbentrop, "l'interesse di entrambi gli alleati a un ulteriore mantenimento della pace per almeno tre anni". I tedeschi assentirono; cosa costava loro dire di sì, quando già sapevano cosa volevano fare? Il giorno successivo alla firma dell'alleanza Hitler convocò i capi militari, ai quali impartì le direttive: "Danzica non è il nostro scopo; l'invasione del Belgio e dell'Olanda ci servirà per un affondo non già verso Parigi, ma verso le coste della Manica... ".

Mussolini ebbe un momento di incertezza e autorizzò il ministro degli esteri a sollecitare un nuovo incontro con Ribbentrop, in cui "chiarire definitivamente e senza dubbi la posizione italiana". Ma Ribbentrop, molto semplicemente, non si rese disponibile, perché troppo impegnato. Hitler aveva fissato l'invasione della Polonia per il 26 agosto, ma purtroppo il risultato dei colloqui di Ciano e Mussolini fu la classica soluzione all'italiana, che non servì che a ritardare solo di qualche giorno le operazioni militari tedesche e a portare alla dichiarazione di non belligeranza con cui abbiamo aperto questo studio.

Infatti il 25 agosto Mussolini fece pervenire al Führer una lettera in cui gli spiegava che l'Italia non poteva in ogni caso intervenire a fianco della Germania, perché troppo sprovvista di mezzi bellici e di materie prime. Era mancato il coraggio per lo sganciamento, e di fatto si rimandava il problema. Hitler chiese immediatamente al governo italiano di specificare le sue necessità di approvvigionamenti e il 26 agosto Mussolini riunì a Palazzo Venezia i capi militari, ai quali Ciano rivolse un caldo invito a non fare "del criminoso ottimismo".
Da quella riunione ne venne fuori una lista spropositata di richieste alla Germania che avrebbe avuto del comico, se la situazione avesse permesso di ridere. In sostanza, l'Italia denunciava carenze di materie prime ed armamenti per un quantitativo equivalente a 17.000 (diciassettemila!) treni merci. Che anche se attuata sarebbero occorsi 3 anni. Mussolini aveva optato per la furbata. Hitler non era certamente in grado di garantire all'Italia un tale flusso di rifornimenti, e continuò per la sua strada. (ma adesso sapeva dallo stesso Mussolini, che l'Italia era impreparata).

La Polonia fu stritolata in pochi giorni, mentre nell'opinione pubblica italiana, e anche tra le stesse migliori intelligenze del fascismo - Grandi, Balbo, Bottai - la neutralità diveniva sempre più popolare e iniziavano a serpeggiare le voci che volevano Ciano come successore naturale di un Duce stanco e scosso da mille dubbi. Ma Mussolini, che aveva potuto accettare le umiliazioni inflitte dall'alleato, non poteva sopportare che venisse messo in discussione il suo potere, e in occasione dell'incontro con le gerarchie del fascismo bolognese (la cosiddetta Decime Legio) fu esplicito: "In questo momento burrascoso per l'Europa e per il mondo intero, è bene che il pilota non sia disturbato, chiedendogli ogni momento notizie sulla rotta che sta seguendo... Se e quando apparirò al balcone e convocherò il popolo italiano ad ascoltarmi, non sarà per prospettargli esami della situazione, ma per annunciargli decisioni, dico decisioni, di portata storica...".
Purtroppo, il "pilota" portò l'Italia al 10 giugno 1940, alla catastrofe. Ciano vide da quel momento il suo potere estremamente ridotto, tornando al ruolo di ministro - esecutore. Aveva visto chiaro, ma non aveva potere sufficiente; del resto, gli mancò anche il coraggio di fare l'unico gesto che avrebbe potuto dargli una statura maggiore di quella del Duce: presentare le dimissioni, dissociarsi da una politica da suicidio.

il primo settembre 1939, 60 divisioni tedesche occupano la Polonia e due settimane dopo Varsavia capitola.

Francia e Inghilterra per i patti stipulati in precedenza con la Polonia, dichiarano guerra alla Germania. Ma l'impegno sul fronte orientale fu quasi ininfluente. La voglia di "morire per Danzica" i Francesi non l'avevano. Il 70 per cento degli studenti disse no, la popolazione il 90 per cento.
I francesi combatterono per 11 giorni, subirono 1800 perdite, arretrarono e si ritirarono nella loro Maginot a fare la "guerra da seduti"; la sitz krieg, dileggiata dai tedeschi che invece adottarono la blitz krieg (guerra lampo, di movimento).

Per gli inglesi l'impegno fu ancora minore, la percentuale di non interventisti era come in Francia. Il suo "appoggio" ai polacchi, in questa guerra che nessuno in patria voleva, registrò un solo caduto (uno!).
A "pagare" furono solo i polacchi. I morti non si sapranno mai. Ma i prigionieri sappiamo furono 910.000. Questi erano andati incontro ai panzer con i cavalli e le sciabole sguainate, come ai tempi dello Zar.

Mussolini pur esistendo il "patto d'acciaio", si era dichiarato subito di voler "rimanere estraneo al conflitto", usò anche un neologismo, "non belligerante", perché sa di essere impreparato per stare a fianco del Furher anche se ne soffre per tre ben precisi motivi: la sua simpatia per Hitler, la sua antipatia per Stalin, e il disprezzo che nutre per la Francia e l'Inghilterra ancora dalla Grande Guerra (Versailles!).

Al Consiglio dei ministri, così Grandi ce lo descrive "Era troppo evidente che contrastanti sentimenti cozzavano in lui. La delusione, l'amarezza, seppure contenute attraverso un linguaggio freddo, traspiravano da ogni parola. Terminò la seduta dichiarando che era dovere ed interesse dell'Italia rimanere estranea al conflitto dopo che la Germania era venuta meno ai suoi impegni di alleata". Sorprese tutti; amici e nemici. Per giorni e settimane evitò tutti, le folle, i gerarchi, le manifestazioni pubbliche. Si chiuse in un mutismo totale. In una occasione si affacciò al "suo balcone"; lo applaudirono come uomo della pace, rispose stizzito e sarcastico, "é quello che volevate no?" e girò i tacchi. (vedi 1939 - 2nda parte)

Arriviamo al 21 ottobre del '39. La guerra in Polonia si è conclusa in modo fulmineo. Tutti si chiedono ora cosa farà Hitler? Ha tutte le divisioni disimpegnate. Dove le dirigerà e quando?

E' il momento più terribile per Mussolini. Non sa cosa fare, da che parte andare.
Con chi allearsi.
(stessi dubbi nel 1914, quandi si era incerti se andare con l'Austria o con gli anglo-francesi)

a HITLER GLI DA' PERFINO DEI CONSIGLI....

E, stando ai documenti, lo dimostra pure. Infatti .......

il 3 Gennaio 1940 con una lunga lettera a Hitler (adoperandosi a fargli una intera panoramica sull'Europa) Mussolini tenta di convincere Hitler di fare un accordo pacifico con inglesi e francesi e rovesciare semmai le sue armate a est, contro la Russia di Stalin, contro il bolscevismo, che Mussolini gli indica ("io non ho modificato la mia mentalità rivoluzionaria") essere quello il nemico mondiale numero uno, oltre che ricordagli che la Russia ha 21 milioni di Kmq di territorio. "Non potete abbandonare la bandiera antibolscevica che avete fatto sventolare per 20 anni".

"Sono profondamente convinto che la Gran Bretagna (e la Francia) non riusciranno mai a fare capitolare la vostra Germania aiutata dall'Italia, ma non è sicuro che si riesca a mettere in ginocchio gli alleati franco-inglesi senza sacrifici sproporzionati agli obiettivi. Gli Stati Uniti non permetterebbero una totale disfatta delle democrazie. Gli imperi crollano per difetto di statica interna e gli urti dall'esterno possono consolidarli. E' prevedibile un epilogo della guerra che come voi avete detto non vedrà che due (o più vinti). Vale la pena -ora che avete realizzato la sicurezza dei vostri confini orientali e creato il grande Reich di 90 milioni di abitanti - di rischiare tutto - compreso il regime - e di sacrificare il fiore delle generazioni tedesche per anticipare la caduta di un frutto che dovrà fatalmente cadere e dovrà essere raccolto da noi che rappresentiamo le forze nuove dell'Europa? (Le grandi democrazie portano in se stesse le ragioni della loro decadenza"). (Lettere/Documenti Mussolini-Hitler, King Features Syndacate, New York, 1946)

Gli da' insomma dei consigli non da poco conto e quasi lo bacchetta, per poi rivestire i panni del soggiogato, quindi divenire accomodante. Si scusa di avere ottimi rapporti commerciali con Inghilterra e Francia "facciamo scambi per necessità di materie prime anche se siamo fortemente antibritannici e antifrancesi"..... "Le voci di eventuali blocchi neutrali sono false"......"La propaganda inglese alla radio non la possiamo efficacemente disturbare, ma nessun italiano prende sul serio le parole di libertà, giustizia, diritto, morale ecc"...
e in un punto della lettera diventa abbastanza lucido, realista e premonitore; avverte il pericolo, ma dà un colpo al cerchio e uno alla botte...

"... non è sicuro che noi insieme si riesca a mettere in ginocchio gli alleati franco-inglesi senza sacrifici sproporzionati agli obiettivi. E se anche fosse ripeto, gli Stati Uniti non permetterebbero una totale disfatta delle democrazie. L'Italia fascista intende essere la vostra riserva, dal punto di vista politico diplomatico, economico, e dal punto di vista militare. Desidero che il popolo tedesco sia convinto che l'atteggiamento dell'Italia é nello spirito e non fuori dallo spirito dell'alleanza". (Lettere/Documenti Mussolini-Hitler, King Features Syndacate, New York, 1946)


A questa lettera Hitler non rispose mai. Ma di altro tenore fu poi quella inviata da M. a fine giugno '41, sei giorni dopo l'invasione tedesca della Russia. Assicurandogli che l'Europa antibolscevica, quella antiebraica, quella cristiana, e tutta l'Italia fascista antibolscevica da 20 anni, tifava per le armate tedesche, tutte contente della "CROCIATA CONTRO IL BOLSCEVISMO".

( SE NON VOGLIAMO ESSERE IPOCRITI - ERA VERO! MOLTE NAZIONI PLAUDIRONO L'ATTACCO ALLA RUSSIA. ALCUNE NON PARTECIPANTI MA TUTTAVIA CONTENTE LE NAZIONE CAPITALISTE. E ALLA STESSA CHIESA NON E' CHE DISPIACEVA L'ANNIENTAMENTO DEI "SENZA DIO")

Il "caporale" tedesco si allarmò solo quando gli Stati Uniti mandarono in giro per l'Europa, WELLES, per trovare delle soluzioni a una pace duratura (che l'america proponeva decennale). ROOSEVELT stava infatti tessendo la sua tela pacifista e lanciava appelli. Molti Stati lo derisero, altri si allarmarono o furono sospettosi, ritenendola una interferenza sull'Europa; temevano infatti che gli Usa si sarebbero inseriti nuovamente nello scacchiere internazionale europeo come nel 1917.
Nessuno aveva dimenticato le "Linee WILSON" e i trattati di Versailles, e questa guerra era la causa di quelle scelte, era anzi la continuazione di quella guerra e di quei trattati.
Anche Mussolini rifiutò l'appello. Era fra quelli che derisero la proposta di Roosevelt: "Sono gli effetti della paralisi infantile! Seminatore di panico, anticipatore di catastrofi, fatalista di professione. Vuol fare in condottiero e non può nemmeno andare al gabinetto da solo".

Crede così di poter convincere Hitler, ma....

Hitler invece lo ha perfino umiliato quando Mussolini gli ha chiesto di voler far qualcosa per lui se solo avesse avuto i mezzi (che chiese proprio a Hitler, rivelandogli: "sulla impreparazione bellica italiana...... Considero mio sacro dovere di amico leale dirvi l'intera verità" - buttò giù la maschera, in casa non aveva nulla o quasi - lo vedremo a suo tempo nei vari anni del conflitto. Il Furher gli rispose quasi ironico, consigliandogli di fare solo propaganda anti francese e inglese, e di occuparsi solo della "pubblicità" e basta. E lui dovette ubbidire. Salvo mettersi contro!!!

Del resto mettersi contro Hitler voleva dire provocarlo e magari farlo scendere dal Brennero. Non era un mistero questa mossa. Due alti funzionari, a Praga e a Dresda, avevano riferito in un banchetto (poi dissero: che non erano sobri) che ""nello spazio vitale della Germania figura l'Alto Adige, Trieste, l'intera pianura padana, e lo sbocco sul mare Adriatico". Era presente un console italiano, e uno dei due che aveva fatto l'inquietante dichiarazione, diventò il nuovo goulatier di Praga.


Ma anche mettersi con Francia e Inghilterra, dopo aver visto il blando e fittizio "appoggio" dato alla Polonia, non è che Mussolini aveva molte scelte; per evitare la "padella" si sarebbe ritrovato nella "brace".
E per come andarono poi le cose al di là del Reno, e poi a Dunkerque, dopo il 10 maggio del 1940, non è che Mussolini sbagliò valutazione. Se la Francia capitolò in un mese, e l'appoggio dell'Inghilterra durò solo 5 giorni (Il Corriere della Sera del 24 giugno- parlerà di "vera e propria diserzione degli inglesi dai campi di battaglia sul suolo francese") in Italia sarebbero bastate solo poche ore. E forse con una punizione esemplare (che in una occasione Hitler velatamente accennò pure allo stesso Mussolini: "i traditori pagheranno, e così i vili".

In Alto Adige, i Sudtirolesi, già si stavano organizzando per dare il benvenuto ai tedeschi (quello che poi fecero l'8 settembre sera del 1943, alle ore 18.03 - tre minuti dopo Radio Algeri; due ore prima della lettura del comunicato di Badoglio; erano già attivi in tutti i presidi, già a loro assegnati. Rinchiusero tutti i soldati italiani allo sbando dentro il campo sportivo con le mitragliatrici puntate. Poi furono messi nei campi du concentramneo di Via Resia e tutti deportati in Germania).

Fra le varie testimonianze dei dubbi di Mussolini c'è quella di Grandi: "Che Mussolini non concepisse l'alleanza Italo-Tedesca come uno strumento di guerra lo dimostra il fatto che egli non entrò in guerra il 31 agosto 1939. Nonostante la sua letteratura, l'ideologia fascista-nazista, il programma politico dell'Europa, Mussolini non volle entrare in guerra e vi entrò solo il 10 giugno 1940 non spinto dal dovere di solidarietà colla Germania ma bensì da un calcolo, che doveva però in seguito mostrarsi errato. Dunquerque non è stata la sconfitta dell'Inghilterra. Dunquerque è stata la sconfitta dell'Italia. Sembra un paradosso, ma è così. Senza la sconfitta britannica Mussolini non sarebbe entrato in guerra, malgrado l'alleanza con la Germania. Egli entrò in guerra spinto dalla paura che aveva della Germania". (archivio Grandi, b. 152, fasc. 199, sottofascicolo 6, ins.3, 1 agosto 1944, f.86).

Al limite possiamo anche immaginare che Mussolini rimase in attesa (avanzando tante scuse con Hitler - vedi lettera) che Francia-Inghilterra e Germania si logorassero tra di loro per un certo periodo. Poi sarebbe intervenuto lui come paciere, come a Monaco. Purtroppo non andò così; del resto non solo Mussolini, ma nessun generale al mondo avrebbe immaginato che la potente Francia sarebbe crollata in poche settimane e che l'Inghilterra si sarebbe ritirata a Dunquerque per ritornarsene sull'isola, abbandonando armi e bagagli sul continente.

Ma ritorniamo ancora a Grandi, quando dal suo Diario, ci offre un'altra preziosa testimonianza. Che dobbiamo ritenere sincera e attendibile, perché scritta nel 1943-44, e Grandi certo non era l'uomo (rifugiato allora in Portogallo) che in tale data difendeva Mussolini, nè doveva proprio lui giustificarne il comportamento.
Grandi che prima (nel 1939) era mal tollerato da Mussolini e dai tedeschi, fu chiamato improvvisamente da Mussolini a ricoprire la carica di Presidente della Camera. Ma come proprio lui?


"Mussolini stesso annunciandomi la mia nomina mi aveva detto "Prima del 1° settembre ( il giorno prima Hitler invase la Polonia. Ndr) la tua nomina a presidente non sarebbe stata possibile, perchè tu non sei un uomo dell'Asse. Infatti avevo deciso di nominare Farinacci, che era il candidato gradito ai tedeschi. L'avevo anzi già preannunciato nel luglio scorso, quando il posto si rese vacante. Ma ho preferito aspettare ed ho fatto bene. I Tedeschi ci hanno "tradito". Ed io intendo appunto colla tua nomina dimostrare -così come ho fatto colla nomina del recente governo- che noi intendiamo fare politica per nostro conto, in piena libertà".

E Mussolini ripetè, scuro in volto, "Perchè i Tedeschi ci hanno tradito, facendoci trovare di fronte al fatto compiuto della guerra e dell'intesa con la Russia": "Non era del resto ciò che tu desideravi?" Poi ha aggiunto "Del resto i tedeschi si accorgeranno presto del grave errore compiuto. E lo realizzeranno il giorno in cui i loro sforzi si infrangeranno contro la linea Maginot che è imprendibile". (Mussolini ci credeva proprio al baluardo che era costato anni di lavori e ingenti spese ai francesi. Ndr.).
Tu volevi la denunzia formale dell'alleanza il 1° settembre. Ma sarebbe stato un errore. Non bisogna dimenticare altresì il fatto che vi è una corrente in Germania la quale constatando l'impossibilità di sfondare la linea Maginot e del Reno, pensa alla Valle Padana come teatro classico di una guerra tra Germania e Francia. Una nuova "battaglia di Pavia". E a ciò cui penso sempre. Bisogna impedire sia che i francesi sia che tedeschi si orientino verso questa idea. La denuncia formale della alleanza italo-tedesca ci avrebbe indebolito troppo a Parigi e dato delle idee "pericolose" a Berlino, dove noi siamo disprezzati da troppa gente come i traditori dal 1915 e ora del 1939"
. (archivio Grandi, b. 152, fasc. 199, sottofascicolo 6, ins.2 "nota di Diario", 1 novembre 1944, ff. 45 e seg.)
Insomma gli ultimi giorni di "non belligeranza" furono per Mussolini i peggiori della sua vita. Cercava di capire dov'era il male minore. Ma non era facile!
E non sarebbe stato facile per chiunque.

Se dobbiamo credere al Diario di Ciano, Mussolini tentenna tra i due mali: quello immediato (la temuta colonizzazione tedesca in Italia) e quello futuro (se Hitler perde la guerra): "Mi ha telefonato il Duce che dice "se pensano di spostare un solo metro il palo della frontiera, sappiano che ciò non avverrà senza la più dura guerra, nella quale coalizzerò contro il germanesimo tutto il mondo. (ma a chi avrebbe chiesto aiuto? Ndr) E metteremo a terra la Germania per almeno due secoli" Mussolini era indignato "Questi tedeschi mi costringeranno ad ingoiare il limone più aspro della mia vita. E parlo del limone francese".

Sta dunque pensando di allearsi con la Francia? (ma per la fine che poi fece la Francia il 10 Maggio, sarebbe stato un vero disastro per l'Italia. Per vendetta (e per il tradimento del Patto e per il voltafaccia) Hitler avrebbe sull'Italia infierito oltre misura, e senza tanta strategia, perchè ora sapeva (dopo la famosa lettera di Mussolini citata sopra) che l'Italia non aveva nulla. Che le 9 milioni di baionette erano tutto un bluff.
Mentre lui aveva tutte le armate ai valichi est, nord, e ovest. Gli bastavano due, al massimo tre ore per scendere su Ivrea; mentre dal Brennero con gli appoggi degli altoatesini, per scendere su Trento e Verona gli bastava una due di ore.

Ed è abbastanza singolare che nel periodo di non belligeranza, in tutto l'arco alpino dell'Alto Adige, Mussolini proseguì i lavori delle fortificazioni, l'insediamento di caserme e la dislocazione di reparti militari. (voleva arginare una futura invasione di Hitler?).

Fra l'altro ci furono anche da parte di altoatesini alcuni attentati dinamitardi in zona contro italiani. (chi scrive qui, è vissuto in Alto Adige per oltre quindici anni, e certe storie le ha sentite da visu, comprese le fortificazione, le caserme e i presidi, e per motivi militari li conosce tutti. Sa quando furono costruiti, dove, come e perchè. - Inutilmente!!).

Torniamo a Hitler alla vigilia dell'invasione francese. Dall'America Roosevelt (dopo le varie relazioni dei suoi emissari) tentò una pacificazione, prima che scoppiasse il peggio. Hitler gli rispose sprezzante "Io sono il capo di una povera nazione, voi signor Roosevelt parlate di pace e avete uno spazio vitale quindici volte più grande; parlate anche di giustizia, ma io non posso sentirmi responsabile dei destini del mondo, visto che il mondo non si è mai interessato prima d'ora delle condizioni pietose del mio popolo e della mia Germania".

Il 10 maggio 1940 le armate di Hitler invadono l'Olanda e il Belgio e dilagano in Francia. Mussolini non può più tirarsi indietro; il 10 giugno (con Hitler quasi a Parigi) scende in armi al fianco dell'alleato tedesco. Il prologo era finito, si compie il primo atto della tragedia (che - siamo realisti ! - non poteva proprio evitare )
(lo narreremo più avantI)

Nella cronologia dell'anno 1940, abbiamo visto gli eventi, quasi giorno per giorno. Un CIANO alla vigilia dubbioso e quasi ostile ai tedeschi. Ma il 20 maggio, a Milano, prima di recarsi a Berlino per incontrarsi con Hitler, fa un discorso che ha una profonda ripercussione. Tutta la stampa si schiera con Ciano e con le sue parole, "pronunciate in un clima di fascistissimo ardore e formidabile entusiasmo".
Anche se Mussolini non ha ancora rotto "gli indugi".

"In un clima di fascistissimo ardore e di formidabile entusiasmo"
" MILANO TUTTA UNA VOCE
SCANDISCE I NOMI DEL DUCE E DI HITLER"


Mussolini tentennerà fino al 5 giugno, poi si decise. A invadere la Francia. Ma Hitler lo blocca. Sa che la partita l'ha vinta da solo, e non vuole alleati per spartire la "torta" Francia. Mussolini rinvierà l'entrata in guerra il 10 giugno "quando dichiarerà che "...secondo le leggi della morale fascista, quando si ha un amico si marcia con lui fino in fondo... Popolo italiano corri alle armi..... !!!" (contro il parere di Hitler!)

Perchè si decise? Vi fu spinto da tutta l'opinione pubblica, di ogni ceto. A parte le enfatiche e pompose pagine di "tutti" i giornali, le battute della gente comune in Italia non mancavano (ed erano piuttosto... anche realistiche - come detto sopra): "per fortuna che l'Italia è alleata della Germania, altrimenti li avremmo in due giorni tutti addosso" ;
Tutti hanno paura di non poter saltare sul "treno di Hitler" che va di corsa verso Parigi. "Perchè mai ci siamo alleati allora con Hitler, per stare a guardare?'". E se Prezzolini spingeva all'azione gli italiani, Berto (che fra l'altro non era un fascista!) li offendeva pure gli italiani: "starsene inerti a guardare gli avvenimenti è la cosa piu' vile che si possa fare". E così molti altri, fior di intellettuali, a dire le stesse cose sui giornali, come questa sul Bertoldo: "chi aspira spara, e chi non spara, spira". E chi era più moderato diceva "cosa aspettiamo che vinca tutto lui?" , e
i più pacifici commentavano sarcasticamente "Mussolini aspetta che Hitler vinca poi farà l'avvoltoio".

Queste prese di posizioni della stampa, non venivano da un organo del regime, come il "Popolo d'Italia" che ricordiamo vendeva in quel periodo di media 400.000 copie al giorno, in una Italia che era mezza analfabeta, era letto da persone colte, dai cosiddetti intellettuali. Ma venivano da tutta la stampa, non dal "Corriere dei Piccoli"!

A dire il vero non c'era bisogno nemmeno degli intellettuali, tutti gli italiani (dal più stupido al più intelligente) erano convinti che bisognava salire sul carro del vincitore. Hitler si era permesso di ricacciare gli inglesi sull'isola e ora stava occupando l'intera Francia. Ed entrambe non erano il piccolo Stato di San Marino o il Principato di Monaco, ma due potenze mondiali travolte in una decina di giorni; (l'Inghilterra in cinque giorni!) perfino umiliate e dileggiate sulla stampa nazionale.

"... fanno la figura di cattivi dilettanti in paragone con i tedeschi. Non ci s'improvvisa soldati e tanto meno quando si tratta di fronteggiare delle truppe come quelle del Terzo Reich. Forzata la prima linea chi può ora minacciare le fortezze mobili dell'esercito di Hitler? Superiorità di materiale? Non c'è dubbio....Velocità? Anche.... Ma vogliamo immaginare che queste fortezze mobili tedesche hanno una corazza imperforabile come la pelle di Sigfrido dopo il bagno di sangue del drago" (Giornale di Sicilia, 25 maggio 1940 - e molti altri con lo stesso tono).

"IL FUHRER DIRIGE PERSONALMENTE LE OPERAZIONI DELL'OFFENSIVA - Questa è la realtà. E i suoi generali, anche quelli altolocati, sono esecutori collaboratori di dettagli....e presuppongono non soltanto un'assolutamente eccezionale facoltà di concentrazione, quali tutti ormai riconoscono a Hitler, ma nello stesso tempo una vastità di concezione, una forza e un'audacia di decisione che, pur tributando il giusto riconoscimento ai generali, soltanto il Fuhrer può avere in questo momento" (Ibid.)

" GUAI AI NON PROTAGONISTI - Oggi non è più tempo di reclamare i nostri diritti calpestati facendo appelli a tardivi atti di resipiscenza; non è più tempo di piangere sulle tombe dei nostri seicentomila caduti nella Grande Guerra...è tempo di realizzare i nostri diritti, realizzarli nella sola maniere nella quale potevano e dovevamo realizzarli, con la precisa volontà di mantenere alto e puro il prestigio dell'Italia quale grande potenza operaia, guerriera e fascista, che intende mantener fede ai suoi impegni, e insieme con essi, al suo più grande destino. Nelle vicende di questi giorni si combatte una guerra che non è soltanto grande per le sue dimensioni belliche, ma che è tale, soprattutto per la funzione storica che assolve, fatalmente, come moto di giustizia e di liberazione. Funzione al cui sviluppo noi abbiamo preso e più prenderemo attivamente parte.
E GUAI AI VINTI E AI NON PROTAGONISTI" (ibid)

Poi c'erano i "tutori" della Nazione. Il piccolo Re con i grossi stivali (di sette leghe, che gli serviranno poi nel '43 per scappare) smise all'improvviso di essere un insofferente antitedesco; la sua frase che girava negli alti comandi militari era "gli assenti hanno sempre torto".
Poi volle anche strafare a blitz concluso. In pompa magna cinse il collo di Gooring con il collare dell'Annunziata (!!!!!) che vuol dire trasformarsi in "cugino del Re".
(Al processo di Norimberga, poi, a Goring nel '45, gli stavano mettendo un altro "collare", meno nobile, ma preferì suicidarsi) .

Ma ritorniamo a CIANO, che secondo tante fonti storiche, era insofferente ai tedeschi, ed era contrario alla guerra. Ma fino a che punto?
Abbiamo rintracciato sulla Gazzetta del Popolo, il suo discorso tenuto a Milano il giorno 20 maggio, poche ore prima di recarsi a Berlino (da 10 giorni Hitler ha già scatenato l'inferno in Francia, e proprio il 20 ha chiuso Belgi, Olandesi, Inglesi e Francesi in una sacca ). Ciano, nei commenti dei giornali, che amplificano il suo discorso, non sembra proprio che (ora) gli manchi l'entusiasmo e la determinazione di marciare a fianco dei tedeschi.
Il suo fu un discorso di guerriero, e nel declamarlo prese perfino atteggiamenti mussoliniani.

Senza voler interpretare nulla, pubblichiamo semplicemente il giornale e il testo.

" PRONTI AGLI ORDINI DEL DUCE" Roma, 20 maggio, pom. -
E così i commenti....
"Se come riferiscono le notizie da Londra e da Parigi, il discorso di Milano ha fatto all'estero una forte impressione, all'interno ha suscitato i più larghi e calorosi consensi. Il discorso del nostro ministro degli esteri ha ricordato le nostre aspirazioni:
"Tutti avvertono e profondamente sentono che l'Italia non può rimanere estranea alla nuova sistemazione europea e mondiale che si sta preparando. Il trattato di Versaglia è ormai in pezzi e qualcuna delle ingiustizie che aveva sanzionato è già stata riparata. Ma altre rimangono e dovranno essere cancellate ....Le nostre aspirazioni sono naturali perchè sono eque ed indispensabili alla vita medesima del Paese. Esse avrebbero potuto e dovuto già essere state appagate: ma la cattiva volontà delle Potenze demo-plutocratiche ha impedito ogni concreta realizzazione.
"E prima di tutto l'Italia imperiale intende far valere i suoi diritti sovrani in terra, in aria e sul mare, diritti che da quando è scoppiata la guerra sono stati misconosciuti e offesi.
La recente formidabile documentazione resa pubblica colla relazione Pietromarchi ha dimostrato e denunciato alla Nazione e al mondo la pretesa anglo-francese di tenerci prigionieri nel mediterraneo, di sottoporci al loro controllo, di limitare arbitrariamente i nostri traffici e i nostri rifornimenti.
Questo stato di cose (si riferisce alla non belligeranza - Ndr) deve cessare e cesserà.
La violenza esercitata a nostro danno ha chiarito la pretesa anglo-francese di tenere l'Italia in uno stato di soggezione che è intollerabile e incompatibile coi nostri diritti, colla nostra dignità di Stato sovrano, colle nostre stesse possibilità di vita.
Tutti gli italiani che sentono la fierezza di vivere in questa eccezionale epoca, in questo clima eroico creato dal Duce, avvertono come la nostra ora si avvicini".
E l'immensa eco che le fiere parole del conte Ciano hanno avuto prima fra la moltitudine milanese e poi in ogni parte d'Italia dimostra che gli italiani sono pienamente consapevoli dell'ora storica".

L'unico a non parlare era Mussolini.
Quando poi la sofferta "avventura" iniziò
(dopo aver visto umiliare in un baleno, Francia e Inghilterra nelle Fiandre, proprio lo stesso giorno, il 20) tutti plaudirono.

L'Eco di Bergamo , il 21 giugno, titolò su 8 colonne in prima pagina "Crisi dinastica in Gran Bretagna. Dopo la sconfitta degli inglesi - Era di prosperità per l'Europa"
"A Madrid rievocano Napoleone: Gli inglesi si comportarono in Spagna come i briganti"

Il Corriere della Sera, il 24 giugno "L'Italia contribuisce in modo positivo a modificare profondamente la situazione strategica (all'uscita del giornale la Francia stava capitolando - Ndr) e il rapporto delle forze in questo teatro della guerra....E troveranno il loro giusto compenso, come hanno già trovato il leale riconoscimento del nostro alleato".

Purtroppo abbandonata a se stessa, la Francia capitolava, ed era quello che Mussolini aveva temuto. Infatti se si alleava con la Francia e l'Inghilterra non solo non avrebbe ricevuto nessuno aiuto ma avrebbe anche forse ricevuto una vendicativa punizione da Hitler, più o meno terribile. Se una Francia era caduta in cinque giorni con una linea di difesa impressionante lunga cinquecento chilometri, per sfondare in Italia bastavano poche ore, forse pochi minuti per arrivare da Innsbruck o da Stoccarda a Verona.

29 Maggio - Mussolini ha convocato un vertice militare, informando che vuole intervenire nel conflitto a fianco di Hitler. I tedeschi hanno conquistato Ypres, Ostenda e Lilla.
La fine del Belgio convince Mussolini che l’Italia deve intervenire nel conflitto il più presto possibile.
Chiederà al Re di assumere lui il comando delle operazioni belliche.
(ma le versioni di questa delega al comando storicamente è ancora dibattuta; se fu lui a chiederla oppure fu forzato ad accettarla su pressioni di altri. Resta un fatto, che il comandante supremo era sempre il Re, in base allo Statuto Albertino, quindi unico responsabile della guerra era lui.... il Re!
E la dichiarazione di guerra alla Francia e all'Inghilterra, reca la firma del Re e non di Mussolini.

Nel verbale segreto, con il resoconto stenografico della riunione tenuta a Palazzo Venezia nella stanza del Duce alle ore 11, Mussolini afferma "La situazione attuale non permette ulteriori indugi perché altrimenti noi corriamo pericoli maggiori di quelli che avrebbero potuto essere provocati con un intervento prematuro....(...) Se tardassimo di due settimane non miglioreremmo la nostra situazione, mentre potremmo dare alla Germania l'impressione di arrivare a cosa fatte, quando il rischio è minimo, oltre alla considerazione non essere nel nostro costume morale colpire un uomo che sta per cadere.....Fatta questa premessa da oggi nasce l'alto comando che "de jure" sarà reso noto quando la Maestà del Re mi darà il documento che affida a me il Comando delle Forze Armate"
(Lettere e Documenti di Mussolini-Hitler, King Features Syndacate, New York, 1946)

"troveranno il loro giusto compenso" (!!??)

Una panzana! - I compensi - A guerra in Francia finita (definita dai francesi quella italiana "una coltellata alle spalle")- furono poi irrisori. Mussolini aveva chiesto la Corsica, la Tunisia, Avignone, Valenza, Lione, Casablanca, Beirut; l' occupazione fino al Rodano e testa di ponte a Lione più la consegna della flotta francese dentro il Mediterraneo.

Invece Hitler non lo invitò nemmeno in Francia; lui farà il "suo" armistizio e detterà le "sue" condizioni a Parigi; quanto a Mussolini "si faccia le proprie in separata sede a Roma con i francesi".... "Io non chiederò queste cose ai Francesi".
(Forse a Hitler non gli era sfuggito cosa scriveva sull'Africa Montanelli ( >>>> ) che "allo scoppio della guerra i più fecero come me, cioè nulla". E se gli ufficiali italiani facevano nulla, chissà i subalterni!
Probabilmente (se è vero ciò che scrive Montanelli) anche Hitler se n'era accorto.

Alla fine Mussolini otterrà solo l'uso del porto di Gibuti, in Africa.

Per Mussolini fu una cocente umiliazione. Era entrato nell'avventura per riscattare la "vittoria mutilata" della Grande Guerra e ora il grande spettro di Versailles era ancora nell'aria, a Compiegne: l'Italia non era stata nemmeno invitata.
M. tenta poi di mettere a disposizione un corpo di spedizione per la progettata invasione dell'Inghilterra, che tutti si aspettano, ma Hitler rifiuta ( Mussolini invierà comunque alcune inutili "libellule", adatte a volare al sole di Roma, non sulla Manica con le nebbie, senza radio, senza riscaldamento e con le mitragliatrici dietro accanto al WC - vedi testimonianze dell'asso dell'aviazione Luigi Gorrini).

Rientrato in Italia, Mussolini è furibondo; ha deciso di fare da solo. Iniziare una "Guerra Parallela". Anche dopo un incontro con Hitler al Brennero avvenuto il 4 ottobre, non porta a conoscenza del Fuhrer la sua intenzione di invadere la Grecia. Vuol fare come lui, stupirlo a cose fatte. Lo informa dei fatti nell'incontro successivo avvenuto a Firenze il 28 dello stesso mese. Hitler è furibondo. E non sa ancora che la guerra in Grecia (perderà un mese con i Serbi, per arrivarci) è la manciata di sabbia dentro il suo perfetto ingranaggio strategico, logistico e militare, preparato per invadere la Russia; un piano che Mussolini ignorava e che Hitler gli tenne nascosto.

Hitler per togliere dai guai l'Italia nei Balcani e in Grecia, perderà tempo, cosicché partirà in ritardo per la Russia e, come Napoleone, quasi nello stesso luogo (Borodino) andrà incontro alla disfatta. A causa dei Balcani, Hitler ritardò di 6-7 settimane, non aveva tutte le divisioni, e in più l'inverno in Russia arrivò in anticipo di 6 settimane. Divennero e fatali 12 settimane che provocarono il disastro; si fermarono alle porte di Mosca, poi la disfatta; infine la trappola di Stalingrado.
Era andata quasi meglio a Napoleone, perchè lui Hitler non arrivò mai a Mosca; comunque giunsero entrambi alle porte di una città vuota, data alle fiamme dagli stessi russi, con temperature a 40-52 gradi sottozero (non accadeva da 142 anni) con tutti i rifornimenti bloccati dalla neve.
Comandante in capo nel 1812 era un certo generale Kuzov, mentre l'uomo che stava attendendo Hitler si chiamava generale Zukov. (un anagramma fatale!). Entrambi con lo stesso alleato: il generale "Gelo".

Fatto singolare, e non certo di buon auspicio, Hitler per invadere la Russia, scelse la data del 22-23 GIUGNO, lo stesso giorno quando Napoleone decise di invadere la Russia.
Hitler voleva sfidare il destino? Vinse il destino! E nel suo bunker a Berlino si uccise.

A Mussolini andò peggio:
DICEVA: "basterà un titolo sul giornale e ti ritrovi nella polvere"
ma peggio di così non poteva finire, si ritrovò appeso a piazzale Loreto.
(e pensare che proprio lui criticava Napoleone dicendo: "Si é fidato troppo degli uomini").

Uno di questi era Montanelli: ""I più fecero come chi scrive, cioè nulla. Ci lasciammo portare dagli avvenimenti quasi dissolvendoci in essi, e senza contribuirvi nè in un senso nè nell'altro. Quelli di noi che vennero richiamati alle armi, cioè quasi tutti, non furono soldati traditori, ma nemmeno buoni soldati". (L'Italia dell'Asse, 1a ediz. Rizzoli, 1981, pag 446).
E se lui che comandava e
aveva "contribuito", facendo "nulla", Mussolini poteva vincere una guerra?

Forse aveva ragione quanto scriveva la Chicago Tribune,
in merito alla "farsa del "processo di Norimberga", scrisse:

" La triste verità è che nessuno dei vincitori ( gli "alleati"!? Nda)
è innocente dei crimini che sono stati attribuiti solo agli sconfitti".

LA FARSA DEL PROCESSO DI NORIMBERGA > > >

"Un processo (cambiando le carte in tavola - Nda) tenuto dai vincitori a carico dei vinti non può essere imparziale perchè in esso prevale il bisogno di vendetta. E dove c'è vendetta non c'è giustizia.". (John Kennedy - Presidente USA)

E la Strage di Patton a Biscari? Giustificata! Il bombardamento di Dresda pure! Quelli sulle città italiane anche, come del resto tutti quelli del cinico HARRIS >>>. "che era pagato per uccidere", "che aveva eseguito degli ordini", e poi altrettanto si giustificò Sweeney il pilota che sganciò l'atomica sul giappone "Ho ubbidito a un ordine". - Truman: "Fu fatto per salvare i nostri uomini" ) (due pesi e due misure).
E quest'altra pagina che pochi conoscono - L'INFERNO SU BARI - Mistero assoluto !!! >>>>>

 

E in Italia! Come tradizione, fini tutto a "tarallucci e vino".
Nessun responsabile! Nessuna processo. Anzi qualcuno fu anche decorato!
((((( compresi quegli ottusi generali che in Russia mandarono gli alpini nelle pianure "a piedi"
con le scarpe di cartone (di fronte ai tedeschi si giusticarono, che i "nostri" erano "auto-trasportati" cioè a piedi !! ) ,
e in Africa dove impiegarono stupidamente i Paracadutisti come semplice "fanteria",
invece di compiere una preventiva e audace missione di aviolancio per impossessarsi di Malta. -
fino allora presidiata da un modesto presidio inglese - - Una ottusità che poi pagammo caro ))))

PRIMA SI FECE LA "SCENEGGIATA"
( un provvedimento di "alta moralità" )

"Via i prefetti" aveva tuonato LUIGI EINAUDI rientrando dalla Svizzera dopo il 25 aprile con l'Italia liberata "via tutti i suoi uffici e le sue ramificazioni. Nulla deve più essere lasciato in piedi di questa macchina centralizzata. Il prefetto se ne deve andare, con le radici, il tronco, i rami e le fronde. Per fortuna, di fatto oggi in Italia l'amministrazione centralizzata é scomparsa. Non accadrà nessun male se non ricostruiremo la macchina oramai guasta e marcia. L'Unità del Paese non é data da prefetti e da provveditorati agli studi e dagli intendenti di finanza e dai segretari comunali e dalle circolari ed istruzioni romane. L'unità del Paese é fatta dagli italiani".
Retorica. Parole al vento, buoni i propositi, ma c'é l'incapacità di realizzarli dentro un sistema che non é cambiato, ha solo cambiato la camicia.
Infatti lui stesso ( proprio lui) LUIGI EINAUDI nominato Presidente della Repubblica nel 1948, riconfermerà molti vecchi prefetti del regime (22), e (proprio lui) ne farà degli altri che con il regime avevano iniziato la loro carriera.

E i tanti responsabili? perfino già condannati? furono tutti assolti !
TUTTI LIBERATI...
( erano troppi !!! "un notevole numero" )

Nella Costituente e poi nella Costituzione si scriveva (Art. 49). "Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale". Meno uno ! Il risorto partito fascista. Che non era una "libertà associativa".
VI erano infatti limitazioni (XII disposizione transitoria) al diritto di voto dei capi responsabili del regime fascista oltre che ineleggibili. Questo però non impedì prima delle elezioni del '53 ad Almirante di fondare il MSI, (dove poi prese solo a Roma il 14,2 % dei voti, a Palermo il 23,8% ecc. ccc. - e fu eletto anche alla Camera). Anche se pochi mesi prima Scelba (della DC) il 20 giugno 1952, aveva già varato la sua Legge (punitiva) n. 645 art. 4, in materia di "apologia del fascismo".
Scelba, fece solo un dispetto e costernò PIO XII, che (lo abbiamo già ricordato sopra) gli ex fascisti li voleva invece alleati alla DC.
Almirante fu poi inquisito, ma solo nel 1972. La Camera autorizzò a procedere nei suoi confronti; ma il processo non fu mai portato a termine. E l'MSI - poi DN andò a briglia sciolta fino al 1993 quando a sdoganare la destra di Fini intervenne Berlusconi mentre si apprestava a fondare il suo partito per presentarsi alle elezione del '94.

I commentatori scrissero: "BERLUSCONI ha sdoganato FINI! Berlusconi era socialista con Craxi (finito nella polvere) mentre ora scopriamo che è di destra. Che cosa ha in mente di fare Berlusconi?" - Il "Nuovo Duce?" Il "Kaiser?"

Con i missini e gli anziani bigotti, Berlusconi approfitta di "Mani Pulite" e fonda il Centro-Destra!!! - Va con la Lega di Bossi. (nonostante avesse detto "con lui nemmeno un caffè").
E vince le elezioni del '94 - LA GENESI > >

E aggiunse "Ho intenzione di governare a lungo". (l'Unità 03/08/1994) - Poi rompe con Bossi che va a sinistra e gli da del " Berluskaiser". Poi sconfitto da Prodi, Berluscvoni dà dei "coglioni" gli elettori del centrosinistra. Tuttavia poi conclude nuovamente il patto Pdl e Lega. Ma poi eccolo svolazzare anche a sinistra, con il "Patto del Nazareno". - Che dura (sembra) poco. Nel 2018, ritorno alla Lega e FDI, mentre 5 Stelle sale e la sinistra renziana sprofonda.
Il futuro? sarà scritto nei libri di Storia che sua figlia editrice non mancherà di pubblicare.

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Ora dobbiamo ancora scrivere sul 1943 in Sicilia !!!
(un dramma!)

Nel Sud, dopo il 25 luglio '43 e peggio ancora dopo l'8 settembre, l'Italia era ormai divisa in due, e Roma aveva abbandonato la Sicilia. Fino a quando arrivarono effettivamente le truppe americane a occupare l'intera isola; che era diventata già terra di nessuno. I tedeschi non c'erano a contrastarli e molti soldati italiani abbandonarono il campo; alcuni furono fatti (facilmente) prigionieri dagli anglo-americani, ma molti altri li accolsero come salvatori; e se prendiamo atto dell'opinione pubblica e della realtà dell'isola, in Sicilia dal popolo riemergeva una straripante adesione all'indipendentismo. (che era un antico sogno fin dai Vespri Siciliani del 1282, poi del 1647, quello del 1795, quello del 1820, e quelle del 1849 (Garibaldi e Savoia).

Già il 28 LUGLIO '43 era uscito il "MANIFESTO SEPARATISTA", che chiedeva agli Alleati la Sicilia fosse eretta a Stato sovrano indipendente, a regime repubblicano. Anzi chiedevano di diventare uno Stato USA.

Questo comportamento scatenò la rappresaglia delle truppe inviate dal nuovo "capo" Badoglio. Che spararono sulla folla (un massacro, ci furono 30 morti, 150 feriti, numerosi arresti).
La risposta dei siciliani non si fece attendere:


A guidare ìl separatismo, in quel contesto vi era un capopopolo, esponente dei separatisti, appartenente all’elite prefascista. Poi Presidente: Andrea Finocchiaro Aprile (con stretti contatti con i servizi segreti sia inglesi sia statunitensi, per cercarne l'appoggio). Lui iniziò a guidare il Movimento Separatista (EVIS - che riusci a contare quasi mezzo milione d'iscritti), comprese i vantaggi della lotta dell'''EVIS e diede seguito ai seri contatti con gli USA per realizzare finalmente il "sogno" dei siciliani. E non è (fino a quel momento) che a loro dispiaceva.

"Nel 1964 Guglielmo di Càrcaci, che fu presidente della Lega giovanile separatista così si espresse nel corso di un'intervista rilasciata al quotidiano palermitano l'Ora: "E' vero !! Gli alleati subito dopo lo sbarco in Sicilia favorirono lo sviluppo del movimento indipendentista. E noi già sognavano la 49ma stella dell'Unione".

"Del resto: Ogni siciliano notava che la Carta Atlantica stabiliva che Gran Bretagna e Stati Uniti non desideravano mutamenti territoriali che non fossero d'accordo i desideri, liberamente e democraticamente espressi, delle popolazioni interessate. Dunque, certi mutamenti territoriali erano permessi, previsti, possibili, anzi naturali. Chiederli non era un sacrilego. Ottenerli, un diritto. E ognuno concludeva: dunque che con un plebiscito si finiva sotto il controllo degli Alleati".
(Cfr. Luca Cosmerio, Quel che si pensa in Sicilia (ed Saes, Catania 1947, pagg. 2 e 3).

"Poi ad un certo punto, d'improvviso, fu come se non ci conoscessero più" (idem).

Erano subentrati accordi tra le due potenze, con notevoli pressioni esercitate dai servizi segreti sia americani sia inglesi per cercare di attirare ciascuno nella rispettiva sfera d'influenza sia l'Italia che l'isola.
E quindi, il sogno dell'Indipendenza Siciliana cessava, andava sotto altre pressioni dei politici romani; dove in cambio dell'Indipendenza, promettevano di dare alla Sicilia una Autonomia. I separatisti irremovibili furono messi al bando, e con un decreto legislativo luogotenenziale del principe Umberto di Savoia, fu costituito l'Ispettorato generale di polizia in Sicilia, alle dirette dipendenze del Ministero dell'Interno per reprimere i ribelli. Insomma ancora una volta gli indipendentisti siciliani furono marchiati come "briganti", con una parola però più moderna: "banditi".

A quel punto, una parte del Movimento Indipendentista Siciliano più moderato decise di entrare nella legalità. Mentre i "ribelli" furono chiamati "banditi", come Salvatore Giuliano che dell'EVIS, era il braccio armato del Movimento Indipendentista Siciliano, e che iniziò e ingaggiò poi una guerriglia contro le autorità. Morì più tardi ammazzato a tradimento da un certo Pisciotta. (ma rimase sempre un segreto di Stato la sua vera fine).

Il Movimento (ora legale ma moderato) aveva dunque deciso di partecipare alle elezioni per l'Assemblea Costituente. Il separatismo moderato ebbe così da Roma un riconoscimento con uno statuto speciale concesso dal re Umberto II nel maggio 1946, ma appena 17 giorni prima del referendum istituzionale del 2 giugno che poi trasformerà l'Italia in Repubblica; fu così che la Sicilia con quel "Statuto Sabaudo", pur con il RE decaduto e esiliato, divenne parte integrante della Costituzione Italiana; ma autonoma.
Per la cronaca, Andrea Finocchiaro Aprile, con la sua leadership andò a costituire la prima Assemblea regionale siciliana
, m
a nelle elezioni del 1948 la (potente e clericale ) DC romana ebbe sull'Isola un incremento del 156% rispetto al Referendum (prese il 45,9 % dei voti).
Finocchiaro si dimise. E così la Sicilia ricevette da Roma il "contentino": l'Autonomia.

Fu la fine di un sogno!!

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L'altro sogno infranto (nella sinistra) fu poi quello,
a pochi giorni prima della liberazione.
E ci andò bene!!

Quelle 2 bombe atomiche sganciate sul Giappone nell'agosto del '45, potevano essere usate ancor prima nella Pianura Padana già prima del 25 aprile se i comunisti avessero fatto il "golpe", che gli americani temevano avvenisse in Italia dopo la direttiva n. 16 di Longo ("l'insurrezione").
Harris con il suo Bomber Command che seguitava da mesi a bombardare l'Italia e la Germania, quando seppe nei primi mesi del '45 che in Usa c'erano in cantiere le bombe atomiche, e aver sentito qual'era la loro potenza distruttiva (era ancora in vita Roosevelt, poi morto in aprile) aveva chiesto di usarle subito in Italia. Non poterono accontentarlo perchè non erano ancora pronte. E non c'era ancora Truman presidente. Che quando lo divenne voleva farla subito finita con la guerra in Europa e che certamente lo avrebbe accontentato.

In un colpo solo - Harris avrebbe eliminato sia i tedeschi (anche se meno pericolosi, e già in trattative con gli Usa, tali da allarmare Stalin) e sia i bolscevichi dall'Italia del Nord (che gli alleati temevano avrebbero fatto entrare in Italia da Est quelli di Tito - che erano già arrivati a Trieste).
(qui i giornali dell'Epoca, > > i comunisti italiani "filorussi", si oppongono agli italiani "italiani" > >


Tuttavia Harris non demorse, si preparò a bombardarla Milano nel modo tradizionale. A tappeto.

Del resto a inizio anno '45, pur Alexander ottimista di superare la Linea Gotica e invadere la P.Padana, alla luce della lentezza di come avanzavano le forze alleate questo obiettivo appariva un miraggio, come aveva anche ammesso a fine anno ai capi di Stato Maggiore inglesi Wilson. Vi era insomma uno stato d'animo di sfiducia e di scontento tra le truppe angloamericane che si manifestò anche con casi di diserzione. Nei pressi di Bologna Alexander rimase alla difensiva tutto gennaio-febbraio, in attesa di una offensiva finale - prevista per fine marzo primo aprile - per piombare con tutte le forze terrestri sulla Pianura Padana ovviamente senza i bombardamenti in corso di Harris.

Harris quindi in quel febbraio ricevette l'ALT, di attendere (anche perché vi erano avanzate trattative di una resa dei tedeschi) e lui usando i suoi soliti bombardieri (540) già carichi e pronti per l'incursione, invece che su Milano il 12-13 febbraio li dirottò per andare a fare cinicamente la "tempesta di fuoco" sulla indifesa Dresda dove causò 100 000 morti.

Su Milano in questo inizio di febbraio, il cinico Harris aveva in mente di fare ciò che aveva avuto intenzione di fare il 27 luglio del '43 (all'indomani del "tradimento", con l'Italia non ancora invasa (il 9 settembre) dai tedeschi). Lui voleva sbarazzarsi subito così di tutti i fascisti italiani e fare terra bruciata a una eventuale invasione dei tedeschi in Italia.
Lui già allora voleva preventivamente distruggere Milano (vedi documento originale di Harris >>> ) con un target di 15.000 tonnellate di bombe, che poi furono (é scritto nel documento) "dirottate" ("available for Germany") su Amburgo dove i suoi 2.350 bombardieri scaricarono una pioggia di bombe causando 50.000 morti.

Quindi anche questa volta Harris (dispiaciuto) il 12-13 febbraio fu costretto a cambiare obiettivo.
Ma non è che mancarono nei successivi mesi la razione di bombe su Milano VEDI >>>>
I "liberatori" anglosassoni quando entrarono il 30 aprile a Milano avevano già distrutto 10.770 edifici, 63 Chiese, 144 Scuole, 144 Ospedali-Istituti.
E seguitarono a bombardare tutta la zona Est per mandare inequivocabili avvertimenti ai Titini che stavano dilagando sul confine, ed erano già arrivati a Trieste.

Dobbiamo qui ricordare che l'Armata Rossa il 21 aprile aveva completamente accerchiato Berlino. Quindi il fronte orientale aveva in pratica cessato di esistere. In pochi giorni i russi si sarebbero disimpegnati a est. Pronti per andare poi dove?? Scendere in Italia!!!
I sovietici in quel momento avevano a disposizione complessivamente 2,5 milioni di uomini, 6.250 carri armati, 7.500 aerei, 41.600 pezzi di artiglieria e mortai, 3.255 lanciarazzi multipli Katyusha, e 95.383 veicoli a motore, molti dei quali di fabbricazione (!!!) statunitense. (che beffa sarebbe stata!)
Ciò che appunto temevano gli angloamericani, era che una volta liberata Berlino, quindi disimpegnati a Est i Russi sarebbero scesi in Jugoslavia a dar man forte ai Titini entrando da Trieste e nel resto d'Italia.
Poi tutto si risorse nell'arco di 10 giorni. Il 30 a Berlino e a Milano e il 2 maggio a Trieste.

 

ULTIMA CONSIDERAZIONE


Ricordiamo che gli Angloamericani non erano affatto NS. "ALLEATI" come dicono gli Italiani, ma eravamo noi "NEMICI". Lo ribadirono chiaro e tondo al "Trattato di Pace" (dove non fummo nemmeno invitati -
(ovvio - i nemici sconfitti non si invitano!!).
Inoltre "l'ARMISTIZIO" del 9 settembre lo chiamarono così solo gli italiani, mentre per i "vincitori" era una..... sconfitta !! era ......

una "Resa Incondizionata" di un'italia sconfitta sul campo"


.... con l'obbligo della consegna delle 3 armi, la Marina, l'Aviazione, l'Esercito. Oltre a pagare i debiti di guerra, rinunzia alle colonie, divieto di armarsi anche a scopo difensivo, e cedere la sovranità di alcuni territori per le loro BASI in Italia (>>>> ) “avendo l'Italia intrapreso una guerra di aggressione” (premessa, cpv. 2°) e ribadivano: "tutte le clausole avranno solo carattere punitivo".

(da notare che alla "Difesa di Roma" (dai nemici angloamericani), il giorno 10 settembre, la divisione Centauro si unì a quelle tedesche - Calvi di Bergolo (genero del.... Re
(in fuga già il 9), parlando al proprio esercito, dopo aver consegnato Roma ai tedeschi, aveva detto che...
"era non solo patriottico ma era un onore entrare e giurare dentro l'esercito di Hitler").

E scrivono pure gli angloamericani nel "Trattato": "si fa inoltre notare che l'Italia ha dichiarato guerra alla Germania su nostra sollecitazione, solo il 13 ottobre del 1943")!!

Avendo poi dovuto aderire alla NATO, in caso di guerra intrapresa dagli USA in qualsiasi luogo, l'Italia dovrà unirsi a loro e prepararsi a partire con uomini e mezzi
(per le "azioni di pace" (!!?? Sic.).

Ma anche alla "Resistenza" (dall'Italia detta di "Liberazione") non gli fu dato alcun peso, anzi entrati a Milano Alexander intimò il disarmo di tutti i "Partigiani".
Ma questi buona parte delle armi le nascosero, in attesa di disotterrarle per il giorno della "riscossa" "tutta rossa".
Che per fortuna dell'Italia non avvenne mai. Anche se Churchill era sempre pronto con i "rossi" a riempirci i cimiteri come aveva fatto in Grecia ("i patti sono patti"!)
(ma i "rossi" non erano i soli a voler dar vita a una guerra civile).....

..... perché Churchill non era il solo ad avere certe ciniche intenzioni. SCELBA in una intervista a Federico Orlando affermò: "Mantengo il riserbo. Ma posso solo dire che non avremmo ceduto il potere....Reclutammo uomini affidabili, creando una serie di poteri per l'emergenza; una rete paramilitare segreta parallela a quella ufficiale, ma ad essa superiore, che avrebbe assunto automaticamente ogni potere in caso di insurrezione". Ed anche Cossiga (sua la "Gladio") a Sassari, "armato di mitra Sten e bombe a mano, eravamo pronti difendere le sedi dei partiti e noi stessi nel caso che i comunisti avessero tentato un colpo di stato".
E le stesse intenzioni ci furono poi nei giorni dell'attentato a Togliatti nel '48.

Gli Italiani l'hanno chiamata sì "LIBERAZIONE"
ma per i vincitori era invece una legittima "OCCUPAZIONE"
di un territorio NEMICO a cui l'Italia aveva nel 1940 dichiarato guerra.

E come nemici a Parigi ci trattarono!!

 

Torniamo al 1940
quando tutto iniziò...

seguito poi dai dolorosi eventi.....di una Guerrra Mondiali.

Ma prima ancora dobbiamo tornare alla vigilia delle "Leggi Razziali in Germania",
e le successive "Leggi Razziali in Italia"
dove troviamo la chiave di lettura delle stesse
e di conseguenza la successiva guerra sia Hitleriana che Mussoliniana.
E sono verità taciute!

 

NOTE: Voglio precisare che la mia non è assolutamente una posizione ideologica, ma é che quando approfondisci la storia ufficiale, non si riesce mai a dare un senso logico agli eventi - i conti non tornano mai. E questa confusione non fa che aumentare l'ignoranza di molti di noi su ciò che vorremmo invece capire.

Hitler fin da quando era stato un vagabondo a Vienna con la fedele compagna la fame, dipingendo e allestendo cartelloni pubblicitari per i negozianti, o meglio elemosinando qualche soldo dai bottegai ("dove grassi salumieri mi disprezzavano"); forse perché non pagato o perché truffato da questi mercanti iniziò a disprezzarli. Molti di questi bottegai erano ebrei (a Vienna ne vivevano ca. 200.000 dediti al commercio, ed era anche un centro della cultura ebraica oltre ad esserlo anche quello bancario - come i banchieri Rothschild. Nei dintorni oltre che decine di sinagoghe, vi erano quartieri col loro nome: Juden-dorf, Juden-au, Juden-furt, Juden-hof, Juden-weis e Juden-leithen).
Compagno di scuola nelle elementari era il geniale ebreo Ludwig Wittgestein. Abbandonato gli studi, quando arrivò a Vienna, Hitler non era ancora un antisemita, ma egli non farà poi in seguito nessun mistero del modo e del perché lo è diventato. Fu proprio il contatto fisico con gli Ebrei a Vienna.
In questo ambiente (allora godereccio) il ventenne nulla facente Hitler senza mai un soldo in tasca iniziò il suo disprezzo. Scriverà in seguito: "il ricordo più' triste e infelice che ho di Vienna è ricordare quella gente felice di Vienna". "A Vienna io non ho conosciuto il significato della bella parola "gioventù".
Un singolare libro "Sull'Austria e la Vienna Ebraica" é il seguente >>>>>>

Poi Hitler dopo essere andato volontario in guerra (In Germania non in Austria dove qui subì l'umiliante "non idoneo"), venne la disfatta, con le pesantissime condizioni dei danni di guerra che sarebbero durate per la Germania fino al 2010. Oltre alla requisizione di importante industrie minerarie e industriali che strozzarono l'intera economia tedesca dal 1919 al 1933.

In quella disfatta il Kaiser era fuggito, "due milioni di morti per nulla e quattro anni di sacrifici inutili" va imprecando Hitler reduce di quella guerra. A lui gli crolla il mondo addosso e lancia il suo anatema che contiene già interamente il germe del duro nazionalismo (patriottico) tedesco: "tanti morti e una disfatta perché un mucchio di criminali ha ardito alzare le mani sulla patria".
I criminali secondo Hitler sono quelli della borghesia tedesca ebrea, molto vicina a quella che ha fatto la rivoluzione bolscevica del '17; quella con i grandi capitali, che Hitler accusa di avere scoraggiato i militari a proseguire la guerra (ritenendola già perduta); di aver così provocato la disfatta e poi giunti alla fine di questo disegno criminale, di aver poi provocata la caduta della monarchia per salire al potere del nuovo Stato Mercantile Tedesco.
Li accusa di essere i responsabili di una resa, della liquidazione dell'impero, della vendita della Germania ai nemici. Tutto questo lo scriverà poi anche nel suo Mein Kampf.
Dove coltiva le idee di Chamberlain e Gobineau ( vedi >>>>>> ) che gli parlavano della nefasta "aspirazione ebraica verso il dominio mondiale".

( Fu soprattutto con l'opera di Joseph Arthur Gobineau col suo logorroico Saggio sull'ineguaglianza delle razze che si consumò il passaggio dalla teoria razziale al razzismo. Affermava che la razza è alla base della civiltà e che quindi la degenerazione della razza comporta un decadimento della civiltà )

Per Chamberlain (inglese !!) e Gobineau (francese!!) i nemici della Germania erano gli ebrei "perchè sono l' incarnazione del capitalismo e del comunismo mondiale". All'attento Hitler gli elencava infatti quegli ebrei che "hanno inspirato e guidata la rivoluzione russa e che ora siedono 17 su 22 nel Consiglio del Popolo e nello stesso Comitato centrale del partito sovietico, 6 su 9". Infine gli ricordava "i nomi più importanti della ideologia comunista (come Marx, Trotzski, di origine ebrea) che avevano dato forma a un bolscevismo che non era altro che un capitalismo spinto agli estremi".
"Perfino Molotov ha come moglie una ebrea: Scemciuchina Karp. Figlia di una dinastia finanziaria ebrea a New York. Con i quali Molotov mantiene (e manterrà !! ) ottimi rapporti per le forniture americane di navi, armi, macchine utensili all'Urss".


A questo punto, con tutto l'odio messo in corpo, Hitler si fece paladino anche della guerra. Ma aveva bisogno di soldi per farla. Gli ebrei in Germania erano ricchi, proprietari di case, di commerci, di banche etc, nell'inflazione del marco (Weimar) si erano comprati tutto per un pezzo di pane.

Così decise di appropriarsi del tesoro degli ebrei iniziando ad accampare storie sulla razza superiore germanica e tutte quelle cretinate varie. Le persone più ricche in Germania in quel periodo, fino al '33, erano i banchieri e la maggior parte era ebrea, soprattutto durante tutto il periodo della famosa e terribile inflazione della Repubblica di Weimar, dove gli appetitosi prestiti dei soldi a destra e a manca, li aveva portati al settimo cielo della finanza mondiale. Anche perché agli ebrei tedeschi si erano affiancati anche molti ebrei della finanza USA.

Hitler - ma furono gli stessi ebrei a inviperirlo con il boiocottaggio delle merci tedesche in tutto il mondo (vedi più avanti - ma di questo nell Storia non si accenna mai !!!) - puntò l'indice verso di loro accusandoli della grave crisi del Paese; iniziò a promuovere campagne contro gli ebrei e convinse la popolazione che loro erano la causa di tutte le disgrazie e che quindi andavano eliminati al più presto.
Scatenando una guerra economica e confiscandogli i loro beni, nessuno doveva più niente a questi usurai. Avevano accumulato beni e proprietà praticando l' usura a tassi altissimi, avevano accumulate ricchezze a spese dei tedeschi, e quindi questi rosi dalla gelosia e dall’invidia era lecito saccheggiarli. E ovviamente chi aveva debiti con loro non poteva che essere d'accordo. Ma questo era ancora un odio di carattere religioso ed economico, era sì antiebraico, ma non era ancora razziale.

Ma non era una cosa nuova. Gli Ebrei - lo sappiamo dalla storia - erano sempre stati il capro espiatorio in tutti i paesi cristiani d'Europa da secoli. Quando qualcosa non andava la colpa era sempre del malvagio ebreo, l'uccisore di Cristo, i deicidi.
Durante il Concilio Laterano del 1215 il Papa Innocente III, un nemico giurato degli ebrei, fece rilasciare una serie di norme che dovevano segnare il destino degli ebrei per molti secoli. Vietò per esempio ai cristiani di prestare denari (considerato materia vile e sterile) contro interessi, (inizialmente chiamato "usura" qualunque fosse il tasso esercitato), Era dunque peccaminoso e lo lasciò fare solo agli ebrei già comunque esclusi dalla "salvezza divina".

Molti, soprattutto i contadini quando i raccolti andavano a male - dovevano rivolgersi prima o poi a un ebreo per farsi prestare dei soldi - con tassi anche al 50%; poi nelle difficoltà per i rimborsi - ovviamente - cresceva l'odio verso le loro "sanguisughe". Un pretestuoso rancore verso di loro cedendo alla ricorrente tentazione di non restituire quanto dovuto: vuoi con un apposito provvedimento dell’autorità, vuoi con uno "spontaneo" (o anche qui: prestestuoso) scoppio di violenza popolare che si scagliava contro il quartiere ebraico dopo aver ascoltato qualche infiammato (diciamo ben orchestrato) sermone religioso sul martirio di Gesù.
Odio che diminuiva solo quando gli imperatori - che avevano pure loro un gran bisogno di denaro - diventavano molto più tolleranti nei confronti dei "banchieri" ebrei dai quali spesso dipendevano pure loro.

Nel 1349-1350 gli ebrei furono ritenuti responsabili della grande peste. In una cronaca dell'epoca, fonte: "Bibliothèque Royale de Belgique "Chrysostomos e l'arcivescovo Agobardo di Lione" i cristiani avevano attribuito agli ebrei un carattere criminale individuati, quelli che scatenavano periodicamente la peste per eliminare i cristiani. Ogni volta che il flagello della peste colpiva l'Europa aumentavano le sommosse popolari antiebraiche, i massacri e saccheggi, spesso con il tacito consenso – se non con l'appoggio attivo – delle autorità, soprattutto quelle religiose.
Un esempio per tanti casi simili: nel 1349, a Strasburgo, furono sepolti vivi 2.000 ebrei ritenuti responsabili di quella terribile epidemia (anche se morivano pure loro). Il pretesto era sempre per la "concorrenza religiosa", per il "deicidio". Così per secoli e secoli.

Poi (soprattutto in Germania durante la terribile inflazione di Weimar l'atavico "odio teologico" si trasformò in un altro tipo di odio per la concorrenza "economica finanziaria ebraica" esercitata dal 1919 in poi. Nonostante rappresentassero meno dell’1% della popolazione (ca. 500.000), avevano raggiunto nel 1933 nel settore economico-finanziario posizioni di alto livello tali da essere additati, a causa della loro presunta cupidigia, come responsabili della stato di crisi in cui da anni versava la Germania.
Nell'inflazione di Weimar ci fu un vero e proprio catastrofico  crollo della moneta tedesca;  in parte connesso coi pagamenti delle gravose indennità di guerra, e in parte al disavanzo commerciale;  Il governo per pagare aveva cominciato a fare ciò che fanno tutti i governi, quando non sanno più come affrontare una montagna di spese incontrollabili: stampava più banconote.

Oltre all'atavico antiebraismo cristiano, il passo fu breve per trasformare l'odio dei tedeschi da una vera o presunta "questione economica" a una odiosa vera e propria "guerra antiebraica"; in seguito poi sfociata in "guerra razziale".

Ma poche persone conoscono queste motivazioni. Il crescente odio razziale.
Che ha un singolare precedente.

L'ascesa di Hitler coincise quasi subito con la dichiarazione di guerra contro la Germania da parte dell’ebraismo internazionale e fu fatta molto prima che fossero attuate le misure ritorsive e le sanzioni contro gli ebrei da parte dello stesso Hitler.

I dirigenti ebraici negli Stati Uniti e in Gran Bretagna determinarono che era necessario lanciare una guerra contro la Germania. Non ancora contro Hitler che nel marzo del '33 - a un mese dal suo insediamento - non era ancora il leader indiscusso della Germania. (Führer, lo diventerà solo il 2 agosto 1934).
Ma già prima del suo insediamento, tutti i giochi erano stati già fatti. E nel nuovo governo, dentro il partito nazista non c'erano solo gli Hitler, ma c'erano gli scontenti, gli arrabbiati, i disoccupati, e c'erano pure i grossi personaggi della Germania Guglielmina, i grandi notabili, i grandi industriali che non producevano più nulla: il principe Augusto figlio del Kaiser, i grandi banchieri con le casse vuote, la Deutsche Bank, la Commerz Bank, la Dresder Bank. I grandi industriali dei colossi chimici Farben, gli Henkel, i Schnitzler, i Bosch, i Thyssen, i re della gomma Conti, dell'acciaio Voegler, delle Assicurazioni Allianz. Poi i gruppi Simens, Aeg, i Krupp, gli Junker e tutti gli industriali, della Reichsverband. La Adler Sa, Aeg, Astra, Auto-Union, Bmw, Messerschmitt, Metall Union, Opta Radio, Optique Iena, Photo Agfa, Puch, Rheinmetall Borsig Ag, Schneider, Daimler Benz, Dornier, Erla, Goldschmitt, Heinkel, Solvay, Steyr, Telefunken, Valentin, Vistra, Volkswagen, Zeiss-Ikon, Zeitz, Zeppelin e altre innumerevoli (l'80% - poi venne assorbito anche il restante 20%)

Infine al banco di comando nazista si insediò Schacht, l'economista di fama mondiale, un mago della finanza, che dirigeva la prestigiosa Reich Bank. Improvvisamente si dimette e diventa il consigliere economico del caporale Hitler. E sarà lui - Schacht - il vero autentico autore dello straordinario "super miracolo" tedesco. Che iniziò ad allarmare il resto del mondo soprattutto l'ebraismo internazionale.

Quando Hitler salì le scale per entrare nel Reichstag, trovò tutta la politica economica già pronta, già pianificata, con una struttura economica altamente organizzata, già razionalizzata. E senza questo coordinamento già pronto e in atto, Hitler non era certo l'uomo da riuscire a modificare l'economia di una Germania nell'arco di due mesi.
Schacht salì subito in cattedra, ed esercitò: a) il controllo del commercio estero; b) si occupa del controllo dei cambi; c) rifiuta di svalutare il marco; d) dispone che per ogni transazione per l'uscita di valuta estera occorre una licenza; e) stabilisce che tutti i pagamenti esteri devono essere rimessi alla Reich Bank (che prima guidava lui) f) e che le importazioni devono essere effettuate solo in quei paesi disposti a ricevere marchi e non valuta convertibile.

Hitler firma tutti questi interventi, ma di queste cose non ne capisce nulla, nè del resto poteva metterci le mani, non era nemmeno capace di fare una divisione e una moltiplicazione decente; aveva la quinta elementare!
In questa rosa di provvedimenti c'era materia tecnica da far impallidire un grande economista. Ma anche questi con tutta la buona volontà, data la mole di formule e di cifre, non potevano certo averla elaborata e organizzata in un mese. Questo era un lavoro di anni e anni fatto in sordina dalle migliori menti dell'alta finanza. C'era l'arte e l'espressione del vertice di tutto l'intero mondo economico tedesco.
E su questi "maghi" - da quel momento - come per una rivalsa i tedeschi iniziarono a proiettare i loro desideri di riscatto che aspettavano da anni, dopo la batosta, l'umiliazione e il capestro delle "riparazioni di guerra" inflitte a Wersailles (132 miliardi di marchi oro - da pagarsi fino al 10 ottobre 2010) (per dare un'idea della enormità, basti dire che l'oro esistente nel mondo era pari a 35 miliardi di marchi oro.

Dopo queste mosse del nuovo establishment tedesco, il resto del mondo é in allarme. Sono stati messi alla porta tutti quelli che i tedeschi ritengono che hanno portato - da Weimar in poi - allo sfacelo l'industria tedesca, la finanza, le banche, lo stato sociale, l'economia tutta.
E
i responsabili vengono indicati gli ebrei che - durante la Weimar - erano stati infatti ai vertici di innumerevoli attività non solo economiche e finanziarie, ma avevano anche influenzato la politica.

E gli ebrei - ovviamente - si allarmarono. Soprattutto negli USA, dove gli ebrei erano circa 2 milioni, anche qui spesso ai vertici dell'impero economico statunitense; che non era ancora uscito dalla grande depressione del '29 nonostante il New Deal di Roosevelt; che però era basato su deficit di un bilancio o quanto meno su nuove forme di tassazione o di assistenzialismo (quindi committente lo Stato); mentre quelli tedeschi erano tutti investimenti privati, degli industriali, della Reichsverband.

I risultati della Wirtschaftslenkung (impresa privata guidata) si fecero infatti in un paio d'anni subito sentire: la produzione sale già a fine 1934 al 3,2%; nel 1935 é al 5,5%; nel 1938 aveva raggiunto il 18,1%.(!) L'occupazione: dei 6 milioni di disoccupati, nel 1936 ne aveva assorbiti 4,5 milioni, due anni più tardi era quasi del tutto scomparsa, era meno di 500.000 (C.W Guillembaud The Econony Recovery of Germany 1933-1938, Cambridge 1939).

C'era insomma da allarmarsi. C'era in atto in Germania una pianificazione. Ed era sotto una direzione (e che direzione!) con alla guida le migliori teste del mondo finanziario e industriale della vecchia Germania. Fu chiamata Wirtschaftslenkung (impresa privata guidata). Una potente macchina economica che aveva anche scopi politici. In effetti quella dal '33 al '38 sfruttando la demagogia populistica di Hitler aveva anche queste mire. Non era però solo una macchina politica secondo scopi economici (anche se il Deutsche Volkswirt nel 1937 scriveva ancora "lo Stato è sotto tutti gli aspetti pratici socio di ogni impresa tedesca", in effetti era l'incontrario, ogni impresa tedesca (riunite nella Reichsverband (una specie di nostra Confindustria) era socia dello Stato, e lo era di maggioranza. Che ben presto diventò potente. Tale da allarmare più tardi lo stesso Hitler che si arrogò la "direzione" di questa pianificazione prendendone il controllo, economico e militare.

Tuttavia la Reichsverband in breve tempo gli rilanceranno l'economia, gli costruiranno opere colossali, ricreeranno la grande industria e la ricerca, ma soprattutto ricostruiranno in breve tempo il più potente esercito. Il tutto partendo da una nazione in sfacelo, in ginocchio, con una Germania che prima del '33 aveva perso persino la sua identità.
Un bilancio che nessun visionario poteva realizzare. Nessun uomo politico poteva aspirare a tanto, salvo essere un visionario come lui, oltre avere dalla propria parte i potenti appoggi; un pazzo se non ha a fianco dei sani non cambia il volto a una nazione, e non lo cambia neppure uno tutto sano se non ha, uno, cento, mille seguaci (poi furono milioni) e soprattutto se non ha i mezzi, i grandi capitali e i veri cervelli che manovrano questi mezzi e questi  denari; una montagna di denaro.

Il desiderio di elevare a potenza mondiale la Germania non era solo una visione politica di quel caporale che nel 1923 alla Birreria era ancora una figura poco più che ridicola, ma era il desiderio dell'èlite, della grande industria, dei grandi banchieri, che approfittarono del demagogo, dei generali che volevano riscattarsi, e infine dell'ultimo dei protagonisti: il popolo. 
Impresa non difficile, perché ci vuole ben poco a un "seduttore politico" populista  per far nascere il culto intorno alla sua persona. Soprattutto se si hanno a disposizione per la propaganda le influenti categorie (i grandi monopoli tedeschi) accennate sopra.

Cosa sarebbe accaduto nell'arco di un paio d'anni? Una crisi economica industriale e finanziaria nel resto del mondo!!! USA Compresa.
Gli stessi Usa nel '39, alla vigilia dell 2a G.M. non avevano ancoro risolto i loro problemi. Il loro toccasana fu poi la benedetta " Crociata in Europa" (Copyright: Eisenhower).

Ci fu insomma un allarme, e la scintilla giunta dagli USA nel 1933, accese la miccia che diede poi l'avvio alla deflagrazione e a tutto il resto che sappiamo.

Ripetiamo: agli inizi del 1933, Hitler non era ancora il leader indiscusso della Germania e nemmeno aveva il comando delle poche forze armate. Hitler sì era una figura di rilievo in un governo di coalizione ma era ben lontano dall’essere lui stesso il Governo in persona. Questo si sarebbe verificato solo più tardi.

Il 12 Marzo 1933 il Congresso Ebraico Americano annunciò una protesta di massa al Madison Square Gardens per il 24 Marzo. La potente dirigenza ebraica chiese un boicottaggio delle merci tedesche. Nel frattempo, il 23 Marzo, 20.000 ebrei protestarono nella New York’s City Hall, mentre altre proteste furono inscenate fuori dalle linee navali della North German Lloyd e della Hamburg-American Shipping Co.
Boicottaggi economici ebbero luogo contro le merci tedesche in vendita nei negozi di New York City.

Era il 24 marzo. Hitler non aveva ancora fatto nulla.
Non ne aveva ancora i poteri.
Solo da poche settimane era salito sui gradini del Reichstag.

EPPURE .....

Il DAILY EXPRESS di Londra del 24 Marzo 1933, scriveva: "gli ebrei hanno già lanciato il loro boicottaggio contro la Germania ed il suo governo eletto". Il titolo “ Judea Declares War on Germany – Jews of All the World Unite In Action – Boycott of German Goods – Mass Demonstrations “ ("il giudaismo dichiara Guerra alla Germania" – "ebrei di tutto il mondo uniti nell'azione" – "boicottaggio delle merci tedesche" – "dimostrazioni di massa in molti distretti").
L’articolo descriveva una prossima “guerra santa” e continuava implorando gli ebrei di ogni parte del mondo di boicottare le merci tedesche ed intraprendere dimostrazioni di massa contro gli interessi economici tedeschi.
Che nel '33 stavano appena appena resuscitando dalla letale crisi.

Perfino il nostro Corriere della Sera del 1933, all'indomani della grande ascesa  non aveva dubbi sulla natura  del nazismo "la sua vera forza non é quella numerica, né la sua volontà! Sono  sani e vitali elementi della politica europea e mondiale".

Fu questo feroce e aggressivo attacco - dichiarato "guerra santa" - a scatenare poi in Germania, le "leggi razziali" e l’ebreicidio nazista ???
Nessuno ne parla. Eppure.

Secondo il DAILY EXPRESS di sopra: "Tutto l’Israele sparso nel mondo si sta unendo per dichiarare una guerra economica e finanziaria alla Germania. Quattordici milioni di ebrei sparsi in tutto il mondo sono raccolti insieme come in un’unica persona per dichiarare guerra contro i persecutori tedeschi e i loro discepoli. Il commerciante ebreo lascerà la sua casa, il banchiere la sua borsa valori, il mercante i suoi affari ed il mendicante il suo umile cappello per unirsi nella guerra santa contro il popolo germanico".
(Hitler non aveva ancora iniziato il "reciproco" boiocottaggio; lo farà solo il 1° aprile). Ma
le circostanze che lo hanno provocato vengono raramente descritte dalla Storia.

Il quotidiano DAILY EXPRESS cominciò così a scrivere che "la Germania sta ora affrontando un boicottaggio internazionale (con le misure di Schacht) del suo commercio, delle sue finanze e della sua industria. A Londra, New York, Parigi e Varsavia, gli uomini d’affari ebrei sono uniti per proseguire la crociata economica “. "“L’Ebraismo dichiara guerra alla Germania, Ebrei di tutto il mondo unitevi”. “Il popolo israelita del mondo intero dichiara guerra economica e finanziaria alla Germania". e aggiunge " si stanno facendo preparativi a livello mondiale per organizzare dimostrazioni di massa “ - “ la vecchia e riunita nazione d’Israele si affianca alle nuove e moderne armi per vincere la sua antica battaglia contro i suoi persecutori “.
Era insomma una guerra dichiarata.

La sostanza fu che la “Nuova Germania Nazionalsocialista“ venne dichiarata essere una nemica degli interessi ebraici e quindi bisognava strangolarla economicamente.
"Per il bene dell'Umanità ! ".

Tutto questo avvenne PRIMA che Hitler decidesse di boicottare in Germania le merci ebraiche nei negozi tedeschi il 1° Aprile 1933. E fu la sua una diretta risposta alla dichiarazione di guerra economica alla Germania da parte della dirigenza ebraica mondiale fatta il 24 Marzo 1933.

In seguito ci fu anche il delirante abraico "vangelo razzistico", nel libro "La Germania deve morire" di Theodore Kaufman (dove auspicava un vero e proprio piano di sterminio e la distruzione dell'intera Germania. (vedi >>>>>

MA ATTENZIONE !! fra l'altro Kaufman scriveva: «Non è una guerra contro Adolf Hitler. E nemmeno è una guerra contro i nazisti. È una guerra di popoli contro popoli, di popoli civili che tendono alla luce contro barbari incivili che amano le tenebre. È una lotta tra la nazione tedesca e l’umanità. Hitler non è colpevole di questa guerra più di quanto lo fu il Kaiser per la precedente". vedi >>>>>>

Non era Hitler colpevole, ma indubbiamente lui acquistò il libro, e da questo imparò come fare lui il boiocottaggio, la guerra e il razzismo, al pari degli ebrei.

Ed anche Louis Nizer ( tutto una vita da razzista) incitava all'odio contro i tedeschi e si proponeva lo sterminio del popolo tedesco con il suo delirante libro "Germany must perish"- ( vedi >>>>>
Non solo Hitler, ma anche il presidente Roosevelt acquistò il libro e ne fece la sua Bibbia, mentre Eisenhower ne fece stampare 100.000 copie da distribuire ai suoi capi militari.

Per non parlare del famoso "piano Morgenthau" (eliminazione di tutti i tedeschi) (vedi qui >>>>>
....ma anche QUI >>>>> scrive il suo famoso razzistico (!!!???) piano di smembramento della Germania con la castrazione di 48 milioni di uomini tedeschi, mirando a una estinzione biologica di tutto il popolo tedesco.

Morgenthau scrive pari pari come Hitler nel suo Mein Kampf: "Basterebbe impedire per i secoli la capacità e la facoltà di generare per liberare l’umanità da un immensa sventura".( Hitler, Mein Kampf)
Che è molto simile "Per il bene dell'Umanità !"
del giornale visto sopra.


Ma tutto questo è stato sempre omesso dalla storia. Chissà perché !!

Quanto sopra invece può essere veramente considerato non solo come “ il primo colpo sparato nella Seconda Guerra Mondiale" , ma anche il motivo del varo delle prime "leggi razziali" fatte da Hitler nel 1934, prima ancora di quelle più severe e restrittive del '38. Poi venne il resto.
Hitler si atteggiò a salvatore dalla depressione, dal trattato di Versailles e dagli... ebrei che iniziò pure lui (come faceva del resto Morgenthau - per i tedeschi -
) a chiamare gli ebrei "popolo di un'altra razza"....

Hitler insomma rispose al guerresco grido ebraico "La Germania deve morire", con il suo "L'ebraismo deve morire" inaugurando l'ebreicidio, varando le leggi razziali, le stesse deliranti azioni che dal '33 in poi avevano auspicato KAUFMAN e NIZER col "piano di sterminio" del popolo tedesco.

Insomma al mondo tedesco in cui Hitler iniziò a muoversi non mancava certo di un precedente cui ispirarsi.
Era perciò inevitabile, che il palese ed innegabile Razzismo degli ebrei, stimolasse in lui una reazione uguale e contraria. Destinato allo scontro frontale, specie se una delle due, come è il caso degli ebrei, volevano essere e restare padroni assoluti del campo.

Questo "piano di sterminio razzistico" degli ebrei nei confronti dei tedeschi, lanciato dal DAILY EXPRESS negli Usa, proprio negli USA non era cosa sconosciuta. Il termine "razzista" "Untermensch" derivava dal titolo del libro dell'americano Theodore Lothrop Stoddard del 1922 "The Revolt Against Civilization" - "La rivolta contro la civiltà: la minaccia del sotto uomo". "Ciò che oggi affligge il mondo é il processo razziale, che ha giù distrutto le grandi civiltà del passato e che minaccia di distruggere il nostro. Tale riesame del problema è stato tentato nel presente libro" Bisogna agire! (LOTHROP STODDARD. Brookline, Massachusett, 30 marzo 1922)

Ma ancora nel 1910 non era sconosciuto nemmeno l'abusato termine "antisemitismo" quando le comunità ebraiche degli Stati Uniti meridionali vennero spesso attaccate dal Ku Klux Klan, che si opponeva all'immigrazione "semitica" negli Usa e al crescente potere degli ebrei americani; convinti che i loro problemi economici fossero causati dall'usura dei banchieri ebrei. Nella loro lotta usavano volentieri i temi dell'antisemitismo (religioso) e "giudeofobica" di antica memoria.

Ma negli americani i piani di segregazione razziale e di sterminio di un altra razza, nel periodo coloniale del continente era già nel loro DNA di "civilizzatori" , quando nelle praterie vararono i "piani di sterminio" del "popolo rosso" (gli indiani). Nel 1868, il Generale Sherman incitava: "Meglio buttarli fuori al più presto possibile, e non fa molta differenza se ciò avverrà mediante l'imbroglio o uccidendoli". E aggiungeva il suo collega generale Sheridan "… l'unico indiano buono che io conosca è l'indiano morto".
Questi erano in tanti "Hitler"
ante litteram. In USA !!!
E sembra (secondo alcuni studiosi) che di indiani morti "rossi" e in seguito (fino a ieri) anche "neri", ne abbiano fatti ben 100 milioni. Altro che "diritti dell'uomo".
Chissà se anche gli indiani e i neri sopravvissuti, faranno un giorno "il giorno della memoria"!!

 

ORA ....torniamo a quel 1938...
....quando Hitler invase l'Austria e poi con l'Anschluss (plebiscito) gli austriaci scelsero di diventare pure loro Nazisti.
Ricordiamo che prima, quando nel '34 (dopo l'assassinio del cancelliere Dollfus - forte oppositore del nazismo) Hitler aveva già tentato di invaderla l'Austria. Mussolini in quell'occasione aveva inviato 4 divisioni al confine del Brennero pronto a intervenire per l'indipendenza dell'Austria. Mentre Londra e Parigi non avevano mosso un dito. Anzi speravano che Italia e Germania si facessero la guerra.

Nel '38 purtroppo si ripete l'invasione tedesca seguita dall'annessione che andò questa volta a buon fine. Anzi al referendum gli austriaci (con voto escluso agli ebrei) si schierarono con un SI a Hitler il 99,71%.
(In Austria, a Daunau, la città che divideva l'austria dalla Germania, era da duemila anni che gli abitanti aspettavano il "liberatore". Hitler si prese la rivincita sui viennesi, andò di persona a distruggere le sbarre al confine, dove il padre era stato doganiere).

A non muovere un dito per l'Austria questa volta troviamo anche Mussolini. (Ciano fu nell'occasione realista "Che cosa dovremmo fare? Una guerra alla Germania? alla prima nostra fucilata tutti gli austriaci, tutti senza eccezione, si schiererebbero con i tedeschi contro di noi".
In due ore potevano già essere a Verona. Perché non era affatto escluso che gli Altoaesini (i Sutirolesi) avrebbero dato il benvenuto al Brennero ai loro cugini d'oltralpe. (cosa che poi fecero l'8 settembre del '43).

Ma questa volta contrariamente a quanto aveva fatto nel '34, Mussolini non si oppose; questo per evitare una guerra con la Germania; una guerra che avrebbe visto l'Italia sicuramente soccombenti, mentre Inghilterra e Francia sarebbero rimaste a guardare compiaciute.
E non era unico questo compiacimento. Nella cattolicissima Austria (questo alla viglia delle "Leggi Razziali" in Italia) tutto l'episcopato si era schierato con Hitler, sconfessando la famosa Enciclica di Pio XI ("Mit brennender Sorge" - che condannva il nazismo).

Tutti i vescovi austriaci sostennero il Nazionalsocialismo con la loro benedizione ed esortavano perfino i credenti a perseverare in questo senso. "Riconosciamo con gioia quanto il movimento nazinalsocialista nel campo del progresso civile ed economico, oltre che della politica sociale, ha fatto per il Reich tedesco e il suo popolo. Siamo convinti che grazie al nazionalsocialismo il pericolo del bolscevismo ateo sarà definitivamente debellato e distrutto". Compreso quello ebraico. In Austria nel '38 il 9% della popolazione era ebraica (nella sola Vienna ve ne erano ca. 200.000). Cosicché anche in Austria vennero applicate le "leggi razziali" . (e proprio nella stessa Austria - a ca. 25 km da Linz - nacque anche il campo di concentramento di Mauthausen che divenne uno dei "Lager" più famigerati)

E a Roma e al Vaticano, cosa dicevano? Si erano già accorti che l'art. 31 (del Reich-konkordat - firmato dal cardinale segretario di Stato, Pacelli nel '34) stava andando al macero?
Il nazismo non garantiva più l'autonomia delle organizzazioni giovanili nelle roccaforti cattoliche. I nazisti - chiudendole tutte - ne fecero tabula rasa. La riconosciuta religione era ormai quella nuova, una Chiesa "nazionale" "pangermanica", che avrebbe potuto portare a uno scisma simile a quella protestante e ortodosso. (questo fu il motivo dei "tanti silenzi" di Pacelli, nel frattempo diventato Papa).
In questa "chiesa nazionale pangermanica" non vi era più posto per nessuno, e soprattutto per gli ebrei, che da sempre consideravano nemica quella cristiana. Diffidenze reciproche per motivi religiosi vi erano sempre state (il cosiddetto ""antisemitismo religioso popolare") ma questa volta le ostilità (per altri motivi - soprattutto per quelli finanziari) verso i seguaci di questa "nuova religione" furono indirizzate alla "razza ebraica", in Germania e poi in Russia dove a inizio del '900 erano pari a oltre 5 milioni (la più grande comunità ebrea del mondo intero).
Che occupavano anche qui una posizione preminente nei partiti rivoluzionari. Infatti l'idea di rovesciare il regime zarista aveva attratto diversi membri dell'intelligencija ebrea russa.
(non dimentichiamo che lo Zar Alessandro II - promotore di un "antisemitismo popolare" - si disse che era stato assassinato proprio per questa sua intolleranza agli ebrei).
Non per nulla un numero rilevante di membri della fazione rivoluzionaria bolscevica furono poi ebrei, specialmente nel gruppo dirigente del partito quelli che avevano promesso una rivoluzione proletaria internazionale.
Due i principali partiti rivoluzionari: il Partito Socialista Rivoluzionario (PSR) e il Partito Operaio Socialdemocratico Russo (POSDR).

Gli ebrei diventano infatti maggioranza all'interno del Comitato Centrale del Partito comunista, superando persino i russi non ebrei.
Lenin ha scritto: “Il fatto che gran parte della media intellighenzia ebraica si sia stabilita nelle città russe ha reso un bel servizio alla rivoluzione e furono loro, in quell’ora fatidica, a salvare la rivoluzione” (O evreiskom v Rossii [Sulla questione ebraica in Russia], Mosca, Proletarii, 1924, p. 17).

Non solo, nelle città industrializzate dai "piani" staliniani si permise a questi ebrei-sovietici di trarre benefici di ogni sorta, del tutto sconosciuti all'epoca dell'Impero russo. Ma nacque pure una emancipazione culturale, economica e politica che scatenò contro i bolscevici il fanatismo e le ire di Hitler (e in seguito anche la guerra).

Abbandonati gli "antisemitismi" minori (di religione), Hitler si rivolse a quello di "razza", coinvolgendo anche i suoi alleati, in primis l'Italia.

La"religione nazionale" tedesca per Hitler doveva essere strettamente legata al cosidetto "pangermanesimo" che aspirava all'unificazione nazionale di tutti i popoli di lingua tedesca (ariani); non c'era posto per gli altri, soprattutto per i tedeschi ebrei e i bolscevici ebrei russi; una esaltazione quella di Hitler della razza tedesca che produsse una diffusione martellante dell'antisemitismo prima, poi quello di razza poi, fatta dagli ideologi come Arthur de Gobineau >>>>

E Mussolini cosa fa nel '38?
(che isolato com'è, comincia a temerlo Hitler, ne é perfino succube). Lo imita!!
Per mantenersi alleato di Hitler... vara anche lui le "leggi razziali"...
(lo sconcerto é vedere 500 autorevoli -ma servili- personaggi italiani firmare il "manifesto")
...poi diventando anche un antagonista, Mussolini
... diventa perfino bellicoso (pur atteggiandosi prima a "non belligerante")
e si mette a fare anche lui le "sue guerre".
("Hitler le fa e me lo manda poi a dire a cose fatte")
Lo vedremo, imitandolo (impreparato e sempre osteggiato da Hitler ) a scatenarsi in Francia, in Grecia, in Russia, in Africa. Con i giornali e gli italiani a spronarlo, a "rompere gli indugi" a "salire sul carro del vincitore"....

.... e quindi a prendere le "decisioni irrevocabili"
che lo porteranno prima alla sconfitta poi a Piazzale Loreto.


L'ora delle decisioni irrevocabili........

MUSSOLINI: 10 Giugno 1940 - "POPOLO ITALIANO CORRI ALLE ARMI"

10 Giugno Mussolini da Palazzo Venezia toglie gli indugi; annuncia al popolo italiano che l'Italia ha dichiarato guerra alla Francia e alla Gran Bretagna, schierandosi a fianco di Hitler che però il tedesco è quasi infastidito dalla notizia, perchè ha già annientato l'esercito francese ed è quasi alle porte di Parigi. (gli mancavano 4 giorni!!).
"Adesso tutti desiderano sparare il primo colpo di fucile. Il Re, lo Stato Maggiore, i gerarchi. Per quanto paradossale sembri, l’unico pacifista sono rimasto io, io solo!" Mussolini.



Il suo problema non era più quello se entrare o no in guerra, ma si era arrivati al punto che non si poteva più fare a meno di entrare in guerra.
Mussolini poteva forse cambiare atteggiamento e passare con armi e bagagli ai franco-inglesi?
Proprio con loro che il 10 giugno erano già entrambi con l'acqua alla gola?
Una volta a Parigi, dopo cosa avrebbe fatto Hitler?

Una immediata guerra all'Italia! Ai "traditori".
Che la impreparata Italia avrebbe dovuto sostenere da sola !!!
DA SOLA !!

QUI il 14 giugno , 4 giorni dopo l'annuncio di Mussolini
Hitler è sotto la Torre Eiffel !!!.

Ricordiamo che gli Usa e gli americani tutti non erano per nulla disponibili a intervenire in Europa. E non ne avevano nemmeno i mezzi per farlo, sia come "macchina produttiva", sia come "macchina logistica". La coscrizione obbligatoria fu fatta solo dopo, il 16 settembre 1940. E così pure come trovare una soluzione ai problemi riguardanti i fondi dà stanziare per avere una efficiente Marina, Aviazione, Esercito.
In USA erano in armi fino a metà '40 solo 170.000 uomini, che appena sei mesi dopo il 1° luglio 1941 erano già diventati 1.400.000 (lo leggiamo nella integrale Relazione Ufficiale dei 3 Capi di Stato Maggiore Comandanti Supremi, prima e durante il conflitto, con i preparativi, la mobilitazione, la logistica e le operazioni di guerra. QUI in originale >>>>>>>

Il 10 Giugno 1940, tutti gli italiani erano ubriacati dai travolgenti successi, dopo aver letto sulle pagine dei giornali i grandi titoli delle strabilianti vittorie di Hitler; sono tutti in attesa di una sola cosa, del grande annuncio. Sono tutti impazienti di saltare sul treno in corsa, prima che si allontani. Pochissimi sono quelli contrari. E non perché, per merito di Mussolini o di Starace gli italiani erano diventati tutti guerrieri, ma perchè c'era la convinzione, la certezza assoluta della vittoria tedesca. E non sbagliarono!!

Tutti i giornali erano pieni di panegirici per Hitler.
Di ammirazione per le "formidabili armate che marciano vittoriose in Francia".

"La fulminea campagna tedesca all'inizio aveva diffuso diffuse preoccupazioni e terrore (fin dall'attacco alla Polonia c'era in Italia una congiura antitedesca: con i Savoia, Ciano, Grandi, Bottai, Balbo, Federzoni ecc), poi questo terrore cominciò a mutarsi in stupefatta ammirazione. Ciano che stava lavorando a questa corrente che doveva esautorare Mussolini, e addirittura lui prendere il suo posto come nuovo capo del governo con tanto di decreto del Re, vide il deserto farsi intorno a lui e.... uno dopo l'altro, gli antitedeschi, gli antinazisti e perfino gli antifascisti di ieri diventarono attivi fautori dell'intervento" (Ib. Alberto Consiglio) .

E cosa strana (ma non molto, viste le sue mire) proprio Ciano si schiera a favore in questo inizio della guerra, e sarà poi ancora lui a sostenere e a volere (lui l'ideatore, come vedremo) l'attacco all'Albania e alla Grecia ("per far qualcosa anche noi !"). (i documenti per l'attacco alla Grecia >>>> )

Si assistette così a un rovesciamento della pubblica opinione in poche settimane; dalla "non belligeranza", da un dissenso alla guerra, si passa alla psicosi interventista, alla sindrome del guerriero e, all'ossessionante timore di arrivare tardi.
Molti, da mesi rimproveravano a Mussolini che stava "guardando troppo da dietro la finestra", mentre Hitler con le sue folgoranti vittorie, dopo la Francia gli mancava solo di scavalcare con le sua armate le Alpi dalla Val d'Aosta e dal Brennero (una impresa molto più facile delle precedenti) e avrebbe brillantemente chiuso da solo tutta la partita con il "non belligerante" assente, che fino a 10 giorni prima, era stato poco fedele ai patti.


"Ma perché mai allora ci siamo alleati a Hitler? chi aspira spara, e chi non spara, spira" Scriveva una penna molto seguita: Appelius. Ma anche il Re e tutti gli italiani dicevano le stesse cose: “Il più delle volte gli assenti hanno torto”.

Ai primi di Aprile il Presidente Roosevelt invia un messaggio a Mussolini invitandolo a non schierarsi con la Germania; di riflettere prima di agire.
Lo stesso messaggio gli arriverà da Churchill.... (dal 10 maggio lui è Primo ministro) .... ma il 16 maggio, quando Hitler ha ormai scatenato l'offensiva e ha già invaso il Belgio e l'Olanda.

Se il 24 maggio Hitler non avesse fermato le corazzate e gli aerei la salvezza sarebbe stata impossibile anche per gli inglesi, la sorte della Gran Bretagna in quelle condizioni era segnata. Churchill nelle sue "memorie" scriverà "se Hitler avesse impiegato la sua divisione paracadutisti come poi fece a Creta, noi eravamo spacciati!".

Il 28 Maggio - capitola il Belgio, 500.000 uomini si arrendono, mentre le corazzate tedesche hanno così davanti la strada aperta per Parigi. Il piano grandioso e strategico di Hitler colse di sorpresa i francesi perché i tedeschi dopo il crollo del fronte belga, hanno ormai chiuso in una sacca altri 500.000 soldati francesi e inglesi.
Siamo quasi alla fine, a Hitler con le porte aperte in Francia, gli resta solo la presa di Parigi. Sono passati solo 20 giorni dal 10 Maggio e l'Europa all'alba di questo giorno é a un passo dal cambiare la sua carta geografica.
La Francia già non esisteva più, la Russia era alleata di Hitler e l'Inghilterra si era barricata in casa.
Per Mussolini la situazione di questi giorni, deve essere stata per lui penosa. (lui sempre stato antibolscevico, dover fare buon viso ai comunisti di casa propria, ricevendo da loro anche qualche sarcasmo ("non hai capito nulla, vedi invece Hitler!")

Il 29 maggio Hitler era ormai alle porte di Parigi, e vista l' imminente capitolazione della Francia, l'Italia non poteva più restare a guardare.
La Stampa tutta seguitava a ricordare che "l'Italia per fortuna é alleata di Hitler".
Tutti i giornali sono pieni di panegirici per Hitler. Di ammirazione per le "formidabili armate che marciano vittoriose in Francia". "Se insieme, fra pochi giorni anche noi brinderemo a champagne sotto la torre Eiffel".

Gli industriali che in questi 284 giorni di non belligeranza si erano mantenuti tiepidi (stavano facendo del resto ottimi affari con le esportazioni e la borsa) dissero che era un errore perdere l'occasione di vincere la guerra accanto all'alleato tedesco. Bisognava subito "correre in aiuto ai vincitori" prima che diventasse troppo tardi.

La stessa sera del 29 maggio Mussolini ha già costituito il Comando Supremo, al cui vertice c’è lui Mussolini e sollecita Hitler ad accettare la sua entrata in guerra. Hitler gli risponde di spostare di qualche giorno la data dell’intervento italiano già fissato dal Duce per il 5 giugno.
Mussolini vorrebbe già dare l'annuncio al mondo intero dell'entrata in guerra contro la Francia e l'Inghilterra. Hitler personalmente lo frena ancora, e gli consiglia il 10. Sa che la guerra lui l'ha quasi vinta, il 10 sarà sicuramente a Parigi e non vuole proprio spartire territori con chi arriva a cose fatte.

Alle ore 18 del 10 giugno tutta l'Italia pendeva dalle labbra di Mussolini affacciato al suo balcone o ad ascoltare le radio sparse in tutte le piazze della penisola. E se pazzo e irresponsabile era lui, lo erano in quel momento tutti gli italiani, era una esaltazione collettiva. Se Mussolini non avesse pronunciato la parola "guerra", gli italiani non gli avrebbero certo perdonato di aver trascurato questa occasione, con Hitler, che ormai gli mancavano solo poche ore per entrare a Parigi.
E non è da escludere che gli "acciaisti" lo avrebbero destituito e preso il suo posto.

Non un giornale, neppure clandestino parla di non intervenire. L'antifascismo é sporadico, né da segni di ripresa. Gli operai tutti (compresi le residue frange comuniste socialiste - del resto abbiamo visto già in Francia cos'e' successo) anche se non proprio favorevoli alla guerra risentivano dell'atmosfera (Hitler non era alleato con i Russi? E allora???!!!) , anzi si illudevano di trarne benefici, di non doverla neppure combattere (gli operai) perché erano convinti che loro sarebbero rimasti a casa, perchè addetti alla produzione. Inoltre tutti dicevano "al massimo quattro settimane e finisce tutto, e di sicuro non richiamano noi. Quelli che ci sono sotto le armi bastano e avanzano".
Infatti Mussolini, non attuò nemmeno una mobilitazione civile, com'era invece avvenuto in Italia nella Grande Guerra nel 1915. Solo qualche provvedimento nella distribuzione di alimentari.

Ne' si levò nessuna voce di dissenso dalla parte degli intellettuali (quelli che detestavano il fascismo e quelli che lo lodavano esaltandolo) avevano solo vaghe preoccupazioni, ma come scrive De Felice questi timori e preoccupazioni "erano solo di facciata".
PREZZOLINI che criticava il loro ambiguo disimpegno, affermava che "hanno il male intellettualistico, che li porta a discutere su tutto ma non assumersi mai rischi e responsabilità e, in definitiva a non agire".
Non di meno BERTO che di certo non era un "mistico" del fascismo "se non si volevano il fascismo e la guerra, bisognava pensarci prima. Ora ne siamo tutti più o meno responsabili, e starsene inerti a guardare gli avvenimenti è la cosa piu' vile che si possa fare".

Montanelli molti anni dopo invece scriverà: "I più fecero come chi scrive, cioè nulla. Ci lasciammo portare dagli avvenimenti quasi dissolvendoci in essi, e senza contribuirvi nè in un senso nè nell'altro. Quelli di noi che vennero richiamati alle armi, non furono soldati traditori, ma nemmeno buoni soldati". ("L'Italia dell'Asse, 1a ediz. Rizzoli, 1981, pag 446).
(potevamo vincere una guerra?!! facendo nulla?!!)
Quelli sopra rispecchiano il tenore di alcuni, ma gli altri, i bellicisti, usavano toni molto duri. I pacifisti, i neutralisti, gli inerti, erano senza mezzi termini bollati "dei grandi idioti", "dei coglioni", "dei vili".

In questa ora decisiva l'italiano era sicuro e certo che non era l'ora del fatalismo, né della diplomazia, ma quella dei fatti. Era insomma l'ora tanto attesa e che "bisognava muoversi!"
In America, raggiunto dalla notizia dell'intervento dell'Italia contro una Francia che stava capitolando, Roosevelt rilascia a Charlottesville, in Virginia, una dura e amara dichiarazione alla radio: "In questo 10 giugno, la mano che teneva il pugnale l'ha affondato nella schiena del suo vicino"
(Questo discorso alla radio lo abbiamo in originale. Lo metteremo in seguito).

Ma anche Gandhi, che solo un anno prima aveva dichiarato Mussolini che era il più grande statista del mondo, ora lo bollava come un "sciacallo".

Mussolini geloso dei successi di Hitler, - che ammira e invidia- si era illuso - intervenendo - di poterlo affiancare e con lui dividere la "torta" Europa. (Il successivo "fattore" Russia non lo ha minimamente mai preso in considerazione, anche se è stato lui stesso a suggerirlo a Hitler in gennaio - "di rivolgere le sue armate a est").
Era insomma deluso e quasi con vendetta cominciò a imitarlo, e forse voleva anche giocarlo. Ma l'alleato era invece troppo sicuro di sè (e delle sue armate) e sapeva di poterlo semmai lui giocarlo. Sbagliarono tutti e due, non avendo una minima intesa tra loro, né entrambi collaboravano per averne una. (Vedi poi all'insaputa di Hitler l'attacco fallito alla Grecia, e che Hitler nell'accorrere per aiutarlo (per non avere i Balcani alle spalle) ritardò poi fatalmente l'attacco alla Russia).

Torniamo al 10 giugno. Nessuno conosce i piani militari di Mussolini. Nemmeno Hitler che manda il suo controspionaggio a Roma, dove però il capo del servizio segreto non appura un bel nulla, tanto che dalla Germania Hitler gli manda un bel telegramma "o che lei è scemo o che gli italiani sanno mantenere il segreto".

Quel funzionario non era ne scemo, nè il Quartier Generale Italiano aveva segreti strategici. Più semplicemente la realtà era.... che in Italia i piani strategici nessuno li aveva mai fatti. Le tre armi, Marina, Aviazione, Esercito non si erano nemmeno viste tra di loro. Le insofferenza erano del resto risapute. Soprattutto con la nuova arma: l'Aviazione.

A capo delle Forze Armate ci dovrebbe essere il Re, è lui il capo delle Forze Armate, invece il comando (ma è sempre il Re a darglielo, lo da per "delega" a Mussolini in persona.

"Le grida di "Savoia" s'innalzano verso il balcone del Quirinale, che ha ancora le vetrate chiuse: ma ecco che queste si aprono, e subito dopo, il Re Imperatore appare; egli veste l'uniforme di marcia col berretto a bustina". (tutta la Stampa in coro).

"Non ci sono dubbi -prosegue il cronista- è già in partenza per le zone di operazioni. E da queste ha diretto ai soldati di terra, del mare e dell'aria il suo proclama: "Soldati....Capo Supremo di tutte le Forze Armate, seguendo i miei sentimenti e le tradizioni della mia Casa, come venticinque anni or sono, ritorno fra di voi".
(Corriere della Sera , edizione del pomeriggio, 11 giugno 1940).

Il Re si mette la bustina del combattente e parte a fare le ispezioni sul fronte.
Mussolini ricevuto per delega il comando, riversa sul confine italo-francese 300.000 uomini, richiamati e ammassati in gran fretta; impreparati, che non sanno nemmeno che tipo di guerra devono fare se offensiva o difensiva. Ma quello che è più grave non lo sanno nemmeno i generali.
Badoglio non vuole un attacco, Mussolini invece sì. Gli altri non di meno e con mille dubbi si mettono a litigare l'un l'altro, ognuno con le proprie convinzioni appoggiando chi Mussolini chi Badoglio.
Il 14 Giugno il comunicato tedesco annuncia che l'esercito francese ha cessato di esistere:
"Der vollige Zusammernbruch der ganzen franzosischen Front zwischen ..... Il crollo totale dell'intero fronte francese tra il canale della Manica e la linea Maginot a Montmedy ha fatto fallire la originaria intenzione del comando francese di difendere la capitale della Francia. Di conseguenza Parigi è stata dichiarata città aperta. In questo momento le truppe tedesche vittoriose, stanno entrando a Parigi"
(Questo discorso alla radio lo abbiamo in originale. Lo metteremo in seguito)
Città aperta significa, città risparmiata quindi i parigini festeggiano.

Il 15 Giugno con le sue armate già dentro Parigi, Hitler comunica a Mussolini che rifiuta nettamente l'aiuto delle sue truppe nelle operazioni che sta conducendo in Francia.
Il 17 Giugno il Furher ha raggiunto Parigi, sta brindando sotto la Torre Eiffel e sta aspettando le sue armate che al suono marziale e festoso della Badenweilermarch sfilino lungo i Champs-Elysees per raggiungere l'Arco di Trionfo.
Comunica a Mussolini di sospendere tutte le operazioni, perché i Francesi hanno chiesto l'armistizio (e seguendo il consiglio di Hitler i francesi lo hanno chiesto anche all'Italia) e di raggiungerlo a Monaco, dove a voce ..... gli ribadisce di non fare ulteriori operazioni belliche sul confine.

Ma il 19 Giugno Mussolini rientrato furioso in Italia é deciso a fare di testa sua.... con un pretesto, prende l'iniziativa di scatenare una offensiva sulle Alpi contro i francesi che stanno già firmando con Hitler l'armistizio.
Contro il parere di molti suoi generali, muovendo i reparti che erano appostati sulla difensiva; cambia i piani, lui ora li vuole all'offensiva. - Mussolini ha fretta, "voglio l'attacco subito". "se ci sarà qualche vittima sarà utile alla causa".


Nell'approntamento Mussolini fa lo stratega "precedenza alle armi della fanteria, mettendo in seconda linea le artiglierie". Una pazzia! Ed entra talmente nella parte del condottiero (Hitler fa questo no?) che si convince che lui può fare a meno del parere dello Stato Maggiore, dei tecnici, degli strateghi (Hitler fa questo no?) sarà lui a prendere le decisioni.
Seguono litigi di generali e un cambio nell'alto Comando. Parte l'offensiva rappezzata, improvvisata, disorganizzata, poi a complicare tutto, appena parte l'offensiva il 23 GIUGNO si scatena una tempesta di neve sul valico, trenta centimetri che bloccano non solo tutto l'apparato trasporti, ma il freddo congela mani e piedi di 2151 soldati rifugiatisi in grotte e anfratti, che non avevano addosso nè le scarpe adatte né erano stati previsti i guanti perchè era una campagna estiva ("da dopolavoro! di un paio di settimane").
Quella che doveva chiamarsi pomposamente la "Battaglia delle Alpi", finisce con la "Disfatta delle Alpi". Un disastro!!
Ma è solo il primo!!!

 

I successivi eventi li riportiamo in altre pagine.

QUESTA E' STATO IL FOLLE INIZIO DELLA GUERRA MUSSOLINIANA

FU LUI RESPONSABILE? O DEGLI ITALIANI ?
( FINO ALLA DISFATTA TUTTI FASCISTI - AL GRIDO "GUERRA! GUERRA!" )

POI NELLA DISFATTA TUTTI "ANTIFASCISTI" E TUTTI PARTIGIANI
( nascondendosi dietro una foglia di fico )

GIUDICATE VOI.

 

RICAPITOLIAMO IL 1940 INIZIANDO CON "EVVIVA LA GUERRA!!"... senza preparativi !!!! - POI LA GRECIA !!!!
IL DIARIO DI ROMMEL IN AFRICA (UNA IMPIETOSA ANALISI SU I "CAPI" ITALIANI)
IL DANNOSO ATTACCO ALLA GRECIA, UNA FOLLIA
1943 - LO SBARCO DEGLI ALLEATI, UN POPOLO NELL'INFERNO
1943 - UN INFERNO SU BARI - UN GRAN MISTERO !!!!
16-18 LUGLIO - BOMBARDATE ROMA, UCCIDETE MUSSOLINI ! (documento) - Poi il 25 LUGLIO !! (documenti)
8 SETTEMBRE '43 - IL RE E BADOGLIO , CHE GRAN PASTICCIO !!
I BOMBARDAMENTI DEL CINICO HARRIS ("non mi vergogno io sono pagato per uccidere"! )
LA RESA DI ROMA, LA FUGA DEL RE, DEI GOVERNANTI, DEI GENERALI ( io c'ero )
NASCE LA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA (SALO')
MUSSOLINI RITORNA SOCIALISTA - IL DECRETO DI SOCIALIZZAZIONE

L' 8 SETTEMBRE - CHE BEFFA PER FRANCO E PER TANTI TANTI ITALIANI !!!!!!
(alcuni che non si erano schierati né con i partigiani né con gli ultimi fascisti (R. di Salò)
a fine guerra furono dichiarati tutti "disertori" e condannati a 12 anni di reclusione - nel 1947 !!!

Ma cosa dovevano fare gli italiani ??

VITTORIO EMANUELE III - " LA FINE DI UN REGNO " (con l'Italia allo s-fascio" !!!!!!! )
1945 - L'EPILOGO - LE FOLLIE E LE VERGOGNE UMANE (PIAZZALE LORETO)

MILANO - 20 OTTOBRE 1944 - "BOMBE SU GORLA", DOVE SI VERGOGNO' PERFINO LA MORTE

MILANO - . BOMBE, BOMBE, BOMBE DEI "LIBERATORI"
TUTTO L'ANNO 1945 - QUASI GIORNO PER GIORNO
LA RESISTENZA - FRA MITO E STORIA - Tanto onore ma.... anche qualche pagina oscura
ACHILLE STARACE - CHE FINE !!!! ANCHE LUI A PIAZZALE LORETO
1945 - MUSSOLINI FUCILATO, MA DA CHI?
1945 - MUSSOLINI - CHI VOLLE LA SUA MORTE ?
LE RAPPRESAGLIE, DOV'ERA LA RAGIONE ?
1945 - FINALMENTE PANE E UNA CANDELA A TESTA !! ( per non dimenticare !!! )
BENEDUCE, DOPOGUERRA - LA GRANDE ABBUFFATA, poi venne CUCCIA
LA 2a G.M. COME FINI'- TRATTATO DI PACE - LA BEFFA DELLE COLONIE
CHE BELLA BEFFA ALL'ITALIA FATTA DAL RE - E IL SUO TESORO ? (finì dal rigattiere)
NASCE LA DEMOCRAZIA CRISTIANA ex Partito Popolare (che non usava il "Cristiano" nè la "croce")
ELEZIONI IN ITALIA DAL '46 AL '53 - RISULTATI DI TUTTE LE 92 CITTA'
1948 - IL PIANO MARSHALL IN ITALIA - TUTTI I NOMI DEI BENEFICIATI
 
LE CANZONI DEL FASCISMO - COSA CI E' COSTATA LA GUERRA
CINEMA - LA GRANCASSA DEL REGIME - NASCE CINECITTA'
 
MORTE DI MUSSOLINI - MA CHI VOLEVA LA SUA MORTE? (documento)
 
LE LEGGI RAZZIALI IN ITALIA - DOCUMENTI - IL RAZZISMO
LE LEGGI RAZZIALI IN GERMANIA - DOCUMENTI
SUL RAZZISMO IN ITALIA - OPINIONE E DOCUMENTI
 

SUL FASCISMO DI DE FELICE - 5 OPINIONI

 
MA COSA DICEVANO NEL MONDO DI MUSSOLINI, IN VITA E DOPO MORTO
CHE COSA AVEVA REALIZZATO IL REGIME DURANTE IL VENTENNIO
 
LA TERRIBILE ESPERIENZA DELLA GUERRA DI UN BAMBINO..... CHE QUI SCRIVE
ALTRI TITOLI PROSSIMAMENTE.......