SECONDA PARTE

 

< < < LA PRIMA PARTE


FRANCO.... nei precedenti anni - visti nella prima parte - uscito dal Centro Paracadutisti di Viterbo, nella Scuola Sabotatori dei Carabinieri - (suo Istruttore era ORESTE LEONARDI > , il Capo Scorta di Moro ucciso dalle BR con altri 4 colleghi in Via Fani) dopo il corso era stato inviato nel costituente plotone di Alpini Paracadutisti, a MERANO (in Alto Adige) dove vi erano i primi fermenti e i primi attentati del terrorismo nelle valli altoatesine - ("i bombaroli" di Klotz & C).
Fare antiterrorismo e l'artificiere - proprio a Merano - per Franco non fu una passeggiata fra le valli del "Sudtirolo".
(Il ritaglio sopra del giornale i terroristi lo fecero trovare accanto alla ferrovia fatta saltare nelle notte. "Siete avvertiti !!").
Cionostante una volta congedato, Franco volle rimanere in Sudtirol proprio a Merano. Dove ci si sposò pure. Divenne un valido rappresentante della Galbani, e scarpinando per quelle stesse valli, quando più tardi (14 anni dopo) li dovette lasciare, ebbe nostalgia dei luoghi e dei suoi abitanti, che erano stati con lui sempre dei gentili, seri, affabili clienti.

Primna a Merano, nei paracadutisti, oltre al normale addestramento, Franco frequenta 3 corsi specifici: di ROCCIA alle Torri del Vaiolet (dove diventa istruttore), 3 corsi di NUOTO a Merano, 3 corsi di GHIACCIO alla Marmolada, 3 corsi di ESPLOSIVI (diventa aiuto ARTIFICIERE), 3 corsi di PUGILATO-JUDO a Merano, 3 corsi di SCIATORI sul Monte BONDONE (dove diventa anche qui istruttore).

Dopo 4 anni di permanenza in quel singolare plotone (erano poco meno di 50 uomini), nel 1961 Franco sarebbe diventato sottufficiale sergente; ma non solo, a causa di carenza nell'organico nell'esercito italiano, si apriva per questi sottufficiali con un Corso Speciale a Torino la carriera militare come ufficiali, soprattutto quelli che possedevano ottime note caratteristiche o si erano distinti nelle doti di comando. Per farla breve, senza gli anni di anzianità vigenti allora nell'esercito, per meriti si poteva scalare la carriera, fino a diventare alle soglie della pensione Generale (cosa che infatti avvenne a un suo commilitone con le stesse sue caratteristiche; fece appunto il Corso e oggi é un generale in pensione).

Questa vita militare, soprattutto in quel reparto speciale, per Franco anche se rischiosa era appagante, perché era una vita dinamica, piena di varie attività. Insomma gli piaceva molto, ma - una volta passati gli anni di gioventù in questo ambiente - era il futuro che lo aspettava che non gli piaceva. Non si vedeva proprio in una perenne vita in caserma o dietro una scrivania di qualche fureria. Guardando fuori - (era uno dei pochi in caserma ad acquistare un quotidiano nazionale) - Franco era invece attirato da un'altra vita. E fuori c'era ed era iniziato il "boom economico" degli "anni sessanta" . Per tutti gli italiani si stava aprendo un mondo dalle condizioni favorevoli, soprattutto chi - puntando sulla propria intraprendenza e volontà ("Dove c'è la volontà, c'è il modo per farcela" Einstein) - desiderava migliorare il suo stato sia economico che sociale; insomma stavano cambiando in Italia molte cose (il cosiddetto "miracolo economico" non veniva dal cielo, era il frutto di chi stava sgobbando) ed era (io che avevo cominciato a sgobbare già a 13 anni) un momento propizio per chi voleva approfittare delle mille opportunità che si stavano aprendo nel mondo del lavoro. Un mondo (ricordarlo sempre) nè ostile nè favorevole, dove ogni uomo può agirvi se soltanto sa volerlo. E non c'è che un modo di agire: Volere....Cominciare.... Continuare.
"Farò" non è nulla! "Faccio", che con la "volontà" é l'unico modo per farcela; ecco la soluzione...la sola!!!

Per Franco questo diventò il nuovo "vangelo" !!
Tanto più che verso la fine dell'anno 1960 ci fu per Franco l'incontro con una bella fanciulla e con essa il reciproco sbocciare di un amore; così spontaneo, fatto di tanta semplicità, che Franco - fino allora "duro" - da tempo sognava, guardando il suo prossimo futuro; e allora senza più indugi all' inizio del '61 decise di congedarsi dai paracadutisti.
Nei suoi progetti esistenziali l'intenzione era quella di iniziare con un lavoro un nuovo percorso della sua vita, poi - appena possibile - fermarsi dalla vita frenetica che si era inizialmente imposto di fare e quindi poi crearsi anche una famiglia allietata da figli.
Franco non essendo uno spaventapasseri, di ragazze "morose" ne aveva avute a decine, ma non si era mai più voluto innamorare dopo il tragico passato ricordato sopra. Si era creato una corazza ai sentimenti. Mai più impegni affettivi oltre la pura e sola amicizia e il divertimento.
Ma questo divertimento era valido quand'era militare in caserma, ora volendo a
ndar fuori - col nuovo progetto esistenziale - bisognava cambiare registro, avere - nel conoscere una giovane donna - delle attenzioni meno superficiali e materiali, quindi anche qui bisognava agire oltre che bene anche con una ponderata serietà.

Quelle che aveva conosciuto fino allora erano tutte belle "pupe". Bimbe vanitose. Piene di se. Impregnate di infantile narcisismo. Sempre convinte di essere le più belle del reame. Con addosso un grande egocentrismo e con la maggior parte di esse convinte che il mondo girava intorno a loro, mentre - proprio perché oche - chi gli girava attorno erano altrettanti "ochi" che volevano solo beccare, per essere vanitosi irresistibili conquistatori di belle pupe. E di queste - sempre più disinvolte e sempre più disinibite - non mancavano a quei tempi. Dalla notte dei tempi bigotti, le giovani donne si stavano risvegliando.

Ricordiamoci che negli anni sessanta erano caduti tutti i tabù sessuali. Iniziava l'era del consumismo, della moda, dell'estetica, dei balli rock, dei Beatles, delle Bardot, della minigonna, della moda, dei profumi, ecc. ecc. - ci fu il moltiplicarsi delle festicciole in casa (non c'erano ancora le discoteche, bastava avere in casa uno spartano giradischi e poi ballare e limonare) insomma nasceva il permessivismo a tutta birra; le donzelle cominciarono a vivere una certa inconsueta libertà (per la prima volta nella storia) fuori dalle case dei bacchettoni matusa e quindi anche fuori dalla bigotta morale cristiana. E alcune, pur essendoci le prime pillole (dalla Chiesa bollate come "strumento di Satana") - facendone a meno per incoscenza o per la istintiva trasmissione della specie - ne approfittarono oltre misura senza riflettere, complice l'ignoranza sessuale. Infatti negli anni '60 oltre al boom delle nascite ( 929.000 - 980.000 - oggi anno mentre dal 2000 in poi non raggiungiamo le 500.000 nascite) ci fu anche il boom degli aborti nelle fascia delle spovvedute minorenni di facili (incoscienti) costumi.


Tutti gli anni '60 furono una baraonda, iniziava la nuova malattia del secolo: nasceva con la moda avanzante il culto dell'apparire, associato (con le frequentazioni dei due sessi) a un intenso (non più represso, ma istintivo) desiderio di appagamento sensuale che la morale cristiana aveva bollato fino allora come "concupiscenza" e che le loro mamme e nonne - loro malgrado - avevano da secoli dovuto reprimere - come talpe - nel chiuso della loro tana.
( Racconta Franco "Mi viene ancora oggi da ridere, per una singolare avventura avuta con una 18enne (!). Dopo averla baciata varie volte, quella corse dai genitori a dire che era incinta. E i genitori mi convocarono per sentire che serie intenzioni avevo. Ovviamente dissi ciò che io avevo fatto e non fatto alla loro figlia, cioè che l'avevo solo baciata. Cosa che la donzella confermò. Finimmo col ridere. La 18enne era appena uscita dalle scuole di monache e queste gli avevano insegnato "il comportamento" da tenere con gli uomini. E il bacio era il peccato mortale con la.... relativa "conseguenza").

Solo negli anni '70 spuntò poi il cerebrale femminismo e l'emancipazione > > > . ("l'utero é mio e me lo gestisco io") e così cominciarono anche loro a ponderare, a riflettere, ad essere meno oche. Oltre che una emancipaziojne, fu da quel momento una vera "liberazione"!! Che ebbe poi la sua affermazione prima con la legge del divorzio (1° Dicembre 1970) poi con quella dell'aborto (29 Giugno 1978). (i voti - tanti - furono anche dei partiti cosiddetti cristiani).
Un crescente incremento di unioni lo si ebbe poi con i sempre più numerosi matrimoni civili o le convivenze. Ma la prima coppia che si unì solo civilmente, ricevette l'anatema dei preti. Infatti due giovani colpevoli di essersi sposati in Comune con il rito civile, invece che in chiesa - furono bollati in una chiesa di Prato dal pulpito da un solerte monsignore come "farneticazione" infatti monsignor Pietro Fiordelli definì dal pulpito in chiesa, in una omelìa i due coniugi «pubblici peccatori e concubini», come se il legale matrimonio civile non avesse alcun valore. Fu condannato per diffamazione per essere andato contro le leggi dello Stato (laico) vigenti, ma poi fu assolto (da bigotti giudici) dopo che il cardianale Lercaro fece suonare le campane a morto e addobbare tutte le chiese con i paramenti in nero e dopo aver inviato al citato prete celebrante questa lettera pastorale "...poiché risulta all’autorità ecclesiastica che i genitori hanno gravemente mancato ai propri doveri di genitori cristiani, permettendo questo passo immensamente peccaminoso e scandaloso, la Signoria Vostra, in occasione della Pasqua, negherà l’acqua santa alla famiglia del peccatore e ai genitori della "peccatrice. - La presente sia letta ai fedeli" .

Il "mostrarsi" era - abbiamo detto - già diventato un culto (selfie ante litteram). I fotoromanzi d'amore settimanalmente spopolavano fra le giovani donne, facendole sognare con i beniamini che vi comparivano in mille e mille immagini in pose appassionate, con abbracci e casti baci.
E infatti - complici appunto queste immagini così attraenti - gli approcci alle belle ragazze erano per Franco, sempre le sue estemporanee fotografie. Prima, lui in caserma, era un affermato fotografo dei paracadutisti e dei militari tutti, e infatti il suo primo lavoro lo trovò proprio come fotografo-reporter presso uno studio fotografico di Merano.
(Con le credenziali che aveva, e un lasciapassare del 4° Corpo d'Armata - nonostante il terrorismo -
aveva l'accesso in tutte le caserme dell'Alto Adige, quindi poteva contare su una potenziale clientela di circa 6-10.000 militari).
Ma fuori dall'ambiente militare iniziò anche ad essere il fotografo cosiddetto da "marciapiede", o presente nelle varie feste.

In queste ultime sfoggiò la sua tecnica preferita per fare - senza la minima timidezza - delle avances alle più belle donne sole o con amiche, o anche a passeggio, dicendo loro "non ho mai visto una donna così bella, sono un fotografo, la prego si faccia fare una fotografia, lei potrebbe diventare una delle eroine dei fotoromanzi"; 9 su 10 accettavano; così dopo uno scatto sulla nota "Passeggiata di Sissi" o alla "Tapainer", con la consegna delle foto a casa della bella, avveniva la reciproca conoscenza. Non era una tecnica da cascamorto, ma solo una simpatica intraprendenza, che non é sempre sgradita alle belle donne soprattutto se un po' vanitose e ovviamente coscienti di essere belle.
Del resto anche qui, se non "si osa" e si é "audaci" non si ottiene nulla. Invece in questo modo Franco avvicinava, conosceva, parlava e faceva amicizia con le più belle ragazze di Merano e di Bolzano.

Poi - rotto così il ghiaccio - seguiva la consegna delle foto, qualche appuntamento, qualche uscita serale, tanti inviti alle festicciole da ballo nelle varie case di amici (allora molto di moda), oppure invitandole a una giornata a sciare o in montagna; anche se poi finiva tutto dopo qualche settimana. Questo perchè spesso le vanitose sono tutte un po' "stronzette", e in loro - nell'esplorazione dell'anima di chicchessia - dominava la atavica "chiusura mentale" . La superficialità era il loro "vangelo", la vacuità lo stile di vita. Non per nulla la "bella macchina" o i "balli dei pomeriggi" i famosi "The danzanti", o le serate danzanti (dalle ore 20 alle 22, perché non c'erano ancora le nottambule discoteche) erano i richiami più determinanti e ricorrenti per i giovani maschi per conoscersi e flirtare.

Per Franco una delle sue ultime conquiste - conosciuta (sempre con una fotografia) negli ultimi mesi della sua vita militare (1960) da paracadutista, sembrò essere diversa. Era molto dolce, adorabile, anche se - riflettendo poi in ritardo - era ancora un po' immatura con i suoi quasi 17 anni. Ma quando a Natale con i vari inviti a pranzo a casa sua in occasione delle feste gli presentò e fu accettato dalla sua famiglia, l'affetto diventò un tenerissimo legame con lei e la sua famiglia, e quei giorni per Franco furono stupendi.
Iniziò così Franco a vivere una "cosa bella".
Con lei stupendamente sensuale ma anche molto determinata (così sembrava), decisa a condividere i progetti di Franco; esistenziali, quali il lavoro, l'affetto e la tradizionale famiglia.
Non era importante che lei fosse stata fino allora una nullastudiante, nullafacente, nullaleggente, ma solo impegnata da sera a mattina a farsi bella; viveva anche lei il periodo edonistico avanzante, gli anni '60, dove stava sbocciando prepotentemente "l'apparire"; quindi ci avrebbe pensato poi lui a
modificarla la sua bella, a farla interessare alle mille cose belle della vita e del creato

E allora caddero le ultime incertezze su cosa - il "duro" Franco - doveva fare. Nel marzo del '61 - anche se doveva
a malincuore
abbandonare una vita dinamica e avventurosa - dopo 4 anni si congedava dai paracadutisti, ed iniziò - come detto sopra - a fare presso uno Studio Fotografico il reporter ("da marciapiede"). Non era certo il punto d'arrivo di Franco (la fotografia non era ancora considerata un'arte ma un espediente del vivere); e lui mordeva i freni per fare altro. Ma per iniziare una nuova "scalata" poteva anche bastare. Bisogna pur partire dal basso per salire su una vetta. E in verità non ci volle poi molto per salire: un paio d'anni.

Ma non bastò invece alla impaziente "pupa", e per Franco venne non solo la disillusione ma venne a crearsi una situazione penosa. Lo smarrimento fu grande soprattutto perché - a parte l'abbandono - subì una umiliazione.
Il dispiacere del brutale distacco fu enorme; ma più che altro fu una demoralizzazione verso se stesso, di essere stato così stupido nel credere a una "pupa"; e doppiamente stolto di aver potuto pensare che quella fosse la persona che avrebbe dovuto accompagnare i tanti momenti magici che lui si proponeva di vivere con lei.
Per lei - ricordiamolo - Franco aveva abbandonato i Parà; il dispiacere fu grande. Ma forse Franco non pensava ancora che - con questa delusione - sarebbe diventato ancora più forte. Del resto solo chi cade ... impara a rialzarsi.
E' la classica Resilienza. "Ciò che non uccide, rende più forte". (Friedrich Nietzsche)

Questa "pupa" - durante una sua vacanza in montagna - conosciuto e poi convintasi di aver accalappiato il suo appariscente "Principe Azzurro" - cioé un buon partito - spintavi dalla vanità o dalla pressante ambizione materiale - al suo ritorno a casa si permise immeritatamente di liquidare Franco dalla sera alla mattina, con una pedata, senza preavviso, brutalmente, perfino umiliandolo; un improvviso vero e proprio rifiuto, dicendogli (anzi gridandogli in faccia) che lui era un povero fotografo della domenica "da marciapiede", uno senza arte nè parte, uno "sfaccendato", un "fallito", mentre.....come a volersi giustificare, il suo nuovo amore era invece..,.... "un uomo speciale", "che gli dava fiducia", "fiducia nell' avvenire". (con le tante feste mondane dove lui la conduceva, e con lei - che narcisista com'era - vi si pavoneggiava con i vaporosi vestiti, i profumi e i "balocchi").

Un atteggiamento incredibile, visto il trasporto sensuale, affettivo e possessivo che lei aveva provato prima per Franco. La ingrata lo ripagava così di tutti i puri sentimenti che Franco fino allora le aveva donato, assieme ai progetti che aveva fatto per lei ancor prima di abbandonare - sempre per lei (molto a malincuore) - la sua amata vita libera di paracadutista, di sciatore e di rocciatore. Dove il suo "balocco" per lui era semmai l'azione, la volontà, l'intraprendenza.

Ma la "Pupa" all'improvviso scelse diversamente. La bella vita era sì una bella vita... ma con l'altro. Quella fatta con Franco, era solo la sua prima esperienza affettiva e anche sensuale che però finiva lì, lei voleva iniziare la sua seconda esperienza puntando a "un matrimonio bellissimo" con "l'uomo speciale". (suoi i corsivi).

Ma poi il destino non l'ha premiata affatto. Anzi gli é stato crudele. Prima la "bella" dovette aspettare 5 anni per farsi sposare dal sempre tentennante "uomo speciale", che "ritardava il suo assenso" (
copyright della Pupa), poi subito dopo sposata il destino gli riservò una avvilente tubercolosi, e a quel punto ovviamente dall' "uomo speciale" fu platealmente cornificata con una che lei considerava "scialba" ma che indubbiamenete era più... sana, oltre ad avere altre doti; nè bastò pateticamente controllargli il telefono, nè bastò un investigatore messo alle sue calcagne (ma a che pro?); si ritrovò (anche se guarita) "vedova bianca" qual'era poi diventata per... opportuniste convenienze economiche; poi - con la improvvisa successiva morte dell'infedele ("un ictus") - divenne anche prematuramente "vedova nera"; con - le conseguenti - limitate risorse economiche. Insomma una vita buttata al vento, non proprio "bella" ....tantomeno.... "speciale".

Insomma quella "pedata" data a Franco non pagò affatto. Ma lo sappiamo tutti che spesso l'ambizione (materialistica) e la vanità (narcisistica) non fa inumidire gli occhi dalla felicità, ma molto spesso il destino riserva altro, che accompagna al disinganno il proprio io e di conseguenza é la causa di una infelice e cupa solitaria esistenza.
La morale potrebbe essere questa: "Chi acquisisce felicità sulla infelicità altrui, nel resto della sua vita non può che aspettarsi tristezza".
Poi in questa sua tristezza solitaria - dimenticando gli errori da se stessa causati, oltre quelli causatogli dall' "uomo speciale" (e non entro in squallidi e boccacceschi particolari) - il rancore nasce e cresce, cresce - e ci si trasforma spesso in gufi; si proietta così sugli altri (che non sono per nulla causa dei suoi errori) la propria amarezza che si ha dentro. In un palese rancore si giudica in toto tutto il mondo "cattivo" e tutte le persone "ipocrite", "false", "infide"; dispensando giudizi spesso "maligni" anche verso coloro che vivono invece gioiosamente e che con atti e parole vorrebbero esprimere umanamente solidarietà e comprensione a un destino come il suo.
Se ne potrebbe fare un romanzo, tanti sono gli elementi che nascono e si accavallano, con gli affetti, i sentimenti gioiosi, poi i tradimenti, i posteriori drammi e la successiva tragicità della vita. Infatti a questa buia esistenza di una pupa, Franco sta dando vita a una narrazione che sarà anche quella dei nostri tempi così effimeri e precari con l'edonismo imperante. Fatto di niente prima.... del niente assoluto.

Poi - a distanza di tanti tanti anni - 50 - forse in una sua cupa nostalgia, o forse nei suoi momenti più sereni e lucidi, uscendo dal buio interiore e rintracciando in rete il sito di Franco e la sua e-mail, la rancorosa pupa é stata capace - a distanza di anni - di inviare allo stesso un patetico disegnino (senza accompagnarlo di un rigo) che indubbiamente é sortito retrospettivamente dal buio dell'anima e poi partorito da una profonda solitaria tristezza. Ma a chi si manda un quadrettino così patetico e romantico? Con due che si tengono per mano e si fanno luce. Cosa vorrà dire questa malinconica ed idilliaca immagine con due che si fanno strada, Franco non lo sa proprio!!! Aspetta che la pupa (oggi una malata vecchietta) gli dia una spiegazione, un "perché".
Anche perchè Franco non é abituato a vivere le buie tristezze solitarie; tuttaltro !! I lumi per camminare se li é sempre creati da solo!! E molto spesso sono stati degli arcobaleni !!!
(Ma forse sarà stato uno slancio di pentimento tardivo, cioé quando a 74 anni si fa il bilancio della propria vita, così scioccamente buttata via; senza ammetterlo per uno stupido e ipocrito orgoglio. - Quando invece sarebbe bastato aggiungere alla tenera immagine un rigo "ho voglia di rivederti"; avrebbe ricevuto non solo comprensione, ma anche una tenera carezza. E con una carezza si vive meglio e.... si vive anche di più, perché la solitudine spegne l'energia vitale. Vivere non è solo respirare!).

Mi viene in mente la splendente CONTESSA CASTIGLIONE la «divina», aspirante "Imperatrice di Francia", sempre al centro dell'attenzione alla corte francese, mandata da Cavour per motivi politici ma poi "usata" e buttata via da Napoleone III. La bellissima donna, cui era sempre piaciuto ostentare la sua bellezza e i suoi stravaganti vestiti per primeggiare a corte come la "favorita" dall'imperatore" (usando "il cuore posto nel basso ventre" - definizione corrente nelle invidiose altre favorite di palazzo), arrivista com'era mirava molto in alto, ma poi - tramando contro la gelosa imperatrice, forse per liberarsene e diventare lei Imperatrice, organizzò un falso attentato - scoperta, fu allontanata dalla corte e dalla società ed ebbe perfino il divieto di rimettere piede in Francia.

Non accontentandosi di una persona qualsiasi, a una età ancora possibile, si chiuse nella sua solitudine, incupita, insofferente e sospettosa di tutti. A poco più di 40 anni si isolò in casa come una monaca di clausura in modo triste e angosciante; non gli varrà coprire tutti gli specchi di casa con un velo nero per non guardare svanire le sue beltà giorno dopo giorno, né gli varrà a eliminare per casa tutti i suoi bellissimi ritratti di famosi pittori e le tante immagini di famosi fotografi.
(quella a fianco me ne ricorda una - stessa posa- fatta proprio alla Pupa - che sicuramente l'avrà anche lei tolta dalla parete.)
La Contessa visse di fantasmi e di cose morte, più nessuno fu ricevuto e ammesso alla sua casa per non farsi vedere in decadenza e quindi invecchiare, perché incapace di rassegnarsi al declino, odiando tutto e tutti; vivrà sempre sola con i suoi rancori; con il disperato rimpianto della sua epoca d'oro, per la giovinezza perduta e forse tardivamente capì di aver puntato troppo in alto e su cose caduche; fu di conseguenza dimenticata e abbandonata da tutti, fino a una solitaria fine senza amici attorno; sola con l'"affetto" di due cagnolini, che - lasciò scritto - (quindi non amò nemmeno quelli) li volle soppressi e seppelliti con lei, e lei stessa desiderava essere inumata con la sua preziosa vestaglia azzurra delle sue "calde notti parigine" di un tempo che fu.

Morì con il collo storto a forza di guardare all'indietro, e non furono esaudite queste eccentriche e necrofile sue volontà perché lo scritto testamentario comparve solo dopo che era stata seppellita in una fossa comune, senza alcun amico (e tantomeno amiche, che lei credeva di avere) a recitargli una frettolosa prece.
Si salvarono però i due cagnolini che così vissero felici e contenti... più di lei.


Franco invece, il "nullafacente" il "fallito"
- in quegli stessi giorni della infame "pedata", (mentre lei si divertiva in montagna col suo "uomo speciale") pur seguitando a fare la domenica il "fotografo da marciapiede", nello stesso periodo presso un altro datore di lavoro, durante la settimana stava facendo sorveglianza in una particolare fabbrica con due turni di lavoro dalle 6 alle 22; cioè 16 ore al giorno !!! Tale era la volontà e la determinazione per emergere professionalmente, economicamente ma anche per farsi ritornare il sorriso.
Poi, sei mesi dopo - acquistato un auto - fu assunto (parlantina e presenza ce l'aveva) come rappresentante di una grande azienda alimentare locale a Merano, ma dopo solo altri sei mesi da una grande industria alimentare italiana (la Galbani), ed infine tre anni dopo fu scelto come ispettore per tutta l'Italia da una grande Multinazionale (La Henkel).
Poi - per l'uomo che non era "speciale" - venne tutto il resto !!!
"Quella" sicuramente non aveva capito nulla del volitivo carattere di Franco; delle sue qualità morali e della sua tenace laboriosità; lei dei suoi progetti non sapeva che farsene, voleva tutto e subito. Gli affetti? Un accessorio da prendere a "pedate".
Che il destino poi riservò a lei.

Quella che assieme doveva essere una "vita bella" in due, questa opportunità l'ha poi avuta e vissuta solo Franco. Ottanta anni felici, interessanti, ricchi di emozioni, di avvenimenti stupendi; gioiosi, belli, dinamici e... soprattutto molto stimolanti per raggiungere altre mete. Altro che "sfaccendato" , "fallito", e "uomo non speciale".
Per Franco quell' umiliazione ricevuta era proprio immeritata, quelle due offensive parole gli rimasero scolpite a fuoco.
Ma era quello che ci voleva per far scatenare il suo Ego. Anche se Franco, fino allora non ne aveva mai avuto bisogno. Sapeva il fatto suo, il giudizio della "Pupa" fu solo una gratuita blasfemia. Dal cielo lui era sempre sceso come un'aquila, non aveva mai lasciato la testa sulle nuvole.


E anche quando andava in mezzo alle nuvole in montagna dopo averle scalate,
dalle cime, sapeva come scendere.


Furono questi - insieme a quelli già visti sopra - attimi di esperienze fantastiche...
che ti accompagnano per tutto il resto dell'esistenza....
fino all'ultimo giorno... fino all' ultimo attimo di vita.
Di certo non sarebbero state offuscate con la "pedata" di una pupa
che bramosa com'era ambiva solo a festosi "uomini speciali" .

ma non essendo uno spaventapasseri,
prima o poi l'anima gemella Franco l'avrebbe trovata eccome

Agli arditi la fortuna è quasi sempre amica. E come diceva Voltaire ...
"Il successo é sempre stato figlio dell'audacia".
e per fare il paracadutista e il rocciatore, a Franco non gli mancava
di certo l'audacia, l'ardimento, la determinazione.
La fortuna - e qualche stimolante carezza più sincera - fece poi il resto.

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Lui, prima, sempre intraprendente, nei 4 anni di vita militare era diventato istruttore di Paracadutismo, istruttore di Sci, istruttore di Roccia, istruttore di Nuoto -
(nella foto qui a fianco), fotografo ufficiale dei paracadutisti; fino a pochi mesi prima i commilitoni in caserma pendevano sempre dalle sue labbra per il suo grande sapere ..... (in caserma oltre che (cosa strana per un parà) si mise anche a dipingere, e si era fatto una biblioteca di circa 200 volumi - così erudito e carismatico tra i suoi commilitoni, fino al punto che passò alle dirette dipendenze del generale della Brigata; che in una temporanea assenza del comandante, affidò per 40 giorni il comando del reparto dei paracadutisti proprio a Franco. Lui insomma nei Paracadutisti, in montagna, sulla neve, nei cieli, si sentiva come un re, godeva della stima non solo dei suoi colleghi, ma anche dei suoi superiori. Per le sue ottime capacità organizzative, era addetto alla sussistenza alimentare dei paracadutisti; era lui il mattino presto ad andare a prendere il pane, lui a fare la spesa, della frutta e verdura, della carne dal macellaio, dal lattaio, dall'alimentarista, quindi lui a far confezionare il pranzo e la cena)
- per 4 anni - era stato insomma un "imperatore".
E non sarebbe stato di certo l'opinione di una presuntuosa "pupa" a farlo deprimere, sconfortare, demoralizzare. Anzi...
Franco era un paracadutista! un rocciatore! capace di osare e di affidarsi (come fa un parà) un po' anche alla fortuna. Imprimendosi ancora una volta la fiducia, relazionando d'attacco ... senza mai mollare. La determinazione e l'osare era sempre stato il suo pane quotidiano. Ma non per ripicca, era semplicemente la sua indole.
Inoltre non rimpianse nulla e nessuno. Tantomeno a rammaricarsi della frivola e volubile "pupa" che così facendo fu poi lei stessa a buttare al vento il suo destino. Se fosse accaduto il contrario, indubbiamente Franco sarebbe vissuto per il resto della vita col rancore, mentre invece il rancore (trovandosi dei cocci in mano) semmai è poi nato in lei.
Franco quei giorni non può dimenticarli !! L'umiliazione subita nemmeno. E anche se quella ferita non è di certo divenuta una piaga, né le "ali" gli erano state mozzate, la cicatrice è rimasta. Ed é umano che ciò possa accadere. Capita a chi si fida un po' troppo delle persone superficiali e delle (solo) belle e vanitose "pupe".


Prima di allora i suoi amici erano stati tutti nell'ambiente militare; quanto alla sua famiglia e amici di gioventù erano tutti in Piemonte; fino alla "pedata" ricevuta, ogni sera era stato a cena da lei; tutte le sue ore libere erano - possessiva com'era - dedicate a lei; a Merano non conosceva nessuno all'infuori di lei e di quella gioiosa famiglia che era diventata il suo quotidiano rifugio. Ed è ovvio che si sentì tradito e nei primi giorni tristemente solo.

qui sotto: prima (sereno), dopo la pedata (triste e smunto), poi il ritorno al sereno.

Ma lo abbiamo già detto: nelle avversità non solo della vita materiale ma anche in quelle sentimentali si può benissimo imparare anche a "ballare" .... stringendo i denti.
E ballando, ballando - sugli stessi denti può anche ritornare il sorriso e la serenità. Agli audaci - lo abbiamo già detto - la fortuna premia.

Non c'era altro da fare, stringendo i denti, sfidando questa volta se stessi e la dura realtà del mondo del lavoro e buttarsi a lottare con il coraggio di un parà e la temerarietà di un rocciatore. Il coraggio è del resto avventura, una sfida sul gusto dell'incerto e delle cose ancora da tentare. La temerarietà invece è una sfida a se stessi. E a Franco non gli mancavano nessuna delle due. Il brutto periodo della guerra, poi a lavorare già a 13 anni, gli aveva temprato il carattere il fisico e la mente; e sappiamo che nelle avversità si impara molto, e nella fatica e nelle ostilità della vita soffrendo si cresce. Non era lui certo un "bamboccione" vissuto nella bambagia.

Inizia così la sua travolgente vita, (di "uomo non speciale") prima - come detto - come rappresentante di un grossista locale a Merano, poi appena sei mesi dopo viene assunto come venditore-rappresentante in una grande industria alimentare italiana (la Galbani) per tutta la zona dell'Alto Adige;
(per 6 giorni alla settimana - il già citato "attila delle vendite" - nelle valli altoatesine, scarpinando in estati e inverni, pur non conoscendo una parola in tedesco, con la sua correttezza, gentilezza, onestà, scrupolosità, e 40-50 visite al giorno, riuscì in Alto Adige a far diventare clienti tutti i negozi e gli alberghi della Val Gardena, Val Venosta, Val Passiria, Val Senales, Val d'Ultimo, Alpe di Siusi, Solda ecc. ecc. Per tutti i clienti era diventato non solo un venditore ma un loro amico).
Così attivo (12-14 ore al giorno, come al solito) e quindi dinamico, così produttivo e capace (altro che "sfaccendato" e "fallito") che dopo appena tre anni, dopo aver alla Galbani decuplicato le vendite, notato da un manager in vacanza in Val Gardena, viene assunto da una grande multinazionale (Henkel, - Dixan ecc.) per le vendite ai consumatori all'ingrosso; gli affidano tutto il Trentino-Alto Adige, e con gli accezionali risultati ottenuti (anche qui moltiplicò per dieci le vendite) subito dopo, gli diedero la Costa Romagnola (in piena esplosione alberghiera e quindi di lavatrici) e lui dopo poco più un anno cosa fa?... non delude, col sorriso sulle labbra, decuplica anche qui le vendite! In poco più di due anni, fra stipendio e percentuali sulle vendite (di solito era un 10% sul venduto, ma queste erano previste a uno/due milioni di fatturato - ma lui ne faceva 10 di milioni!!) riuscì a guadagnare come lo stesso manager suo scopritore. E nel corso di due-tre anni era riuscito a creare sulla costa romagnola addirittura il lavoro per 7 nuovi agenti-rappresentanti.

Ed allora - non avendo lui degli impegni familiari - dalla sede della multinazionale in Italia a Milano, da quello stesso manager suo scopritore diventato Direttore Generale in Italia della stessa multinazionale, ecco Franco nel '65 promosso ispettore vendite (trainer di tutti i 170 venditori sparsi nelle 100 città d'Italia) cioé per tutto il territorio nazionale; altro che "fallito"; pur seguitando ad abitare a Merano. Dove il "fallito" non si fece mancare proprio nulla; dopo poco più di un anno si era già comprato casa, e dopo 2 anni lo "sfaccendato" Franco si comprò perfino una bella Fiat 124 Spider Pinin Farina.

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erano bastati soli 4 anni per arrivare così in alto !!

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Poi,
proprio lì ....
a Merano .................
sulla famosa
"Passeggiata di Sissi" .....
proprio davanti
alla sua statua
che troneggia
nella stessa passeggiata.....



< galeotta ancora la sua tecnica d'assalto.
La fotografia!!! Anche questa volta tutto uguale come le precedenti conquiste. Ma questa volta un po' diversa, più ardua, oltre che impegnativa)


 


.......... ecco spuntare un vero fiore di fanciulla, questa volta meno "bimba", già 22 enne, quindi meno "pupa", con meno cipria addosso, con nemmeno un velo di rossetto, con un viso tutto acqua e sapone, con meno grilli per la testa, per nulla immatura, già indipendente con il suo lavoro (diplomata infermiera professionale, strumentista in sala operatoria, assistente di un famoso primario del più famoso Centro Traumatologico d'Italia), lei da sola (i genitori a Bolzano) da alcuni mesi si era preso a Merano un piccolo e grazioso miniappartamento, a 500 metri dal Castello, proprio della Imperatrice Sissi.

 

 

 


Già alle sue prime parole lei conquistò subito Franco.
Aveva tutti i suoi stessi interessi culturali, musicali, artistici ed anche sportivi: montagna, sci, mare, e tante tante letture.
Non era certo una delle "pupe/bimbe" , con le loro giornate vuote e amanti delle piume di pavone, e che con la superficialità che le contradistinguono sono poi capaci anche di pontificare severi giudizi verso gli altri (e dare del "fallito" e "sfaccendato" a un tipo come Franco).

Questa ragazza dopo averlo conosciuto aveva una ferrea fiducia in Franco, lo apprezzava per quello che era veramente e non per come doveva apparire.

E anche Franco nei suoi confronti; perchè seppe questa volta - con quel solare sorriso - di aver trovato la ideale compagna della sua vita, non una delle "Pupe-bimbe" viziate, pusillanimi, amanti dei belletti, dei lustrini e piume di pavone, impigliate nella rete del loro sconfinato (patologico) amor proprio, colmo di infantile vanità, con la loro egocentrica certezza (che è poi l'egocentrismo infantile) convinta di essere "la più bella del reame". L'unica!! La sola !! Adatta - lei - solo per gli "uomini speciali".

Invece sbagliava,
e per quanto la "pupa" fosse belloccia, lei non era affatto..... l'unica ad esserlo ...

.... quest'altra bella ragazza, Franco... (dopo aver fatto una gran fatica per avere da lei - dopo il primo - un nuovo appuntamento-incontro ) ogni volta che la rivedeva si emozionava, non gli sembrava neppure vero di parlare e intrattenersi con lei; culturalmente sapeva cose quasi più di lui; a un incontro, sottobraccio aveva non il solito frivolo settimanale da servetta o i soliti fotoromanzi, ma un numero della rivista "Le Scienze". Insomma lo stupiva sempre.
Con i vestiti poi lo sorprendeva ad ogni incontro, era sempre impeccabile, accurata, elegante, raffinata...

E pur essendo molto bella ..........

 

... la sua migliore virtù era la intelligente modestia
espressa con una squisita dolcezza...
... con un volto solare ma anche espressivo...

...seria, ma anche.... molto splendente, rassicurante...
gioiosa, serena... sempre attenta ai fatti e sempre curiosa...
Parlando di cultura, sbalordiva Franco, spesso ne sapeva più di lui.

Infatti come Franco, anche lei era amante dell'arte, dei viaggi, della musica, delle letture, della Storia...
e non ultima, aveva la passione per la montagna e lo sci, oltre il mare...

 


Il 1° dell'anno con lei - CINQUANTA ANNI FA

 

Lei era molto amante del proprio interessante lavoro. Nel centro dove lavorava, il suo primario Prof. Rispoli, era all'avanguardia in Italia nei primi pionieristici interventi di "Osteosintesi" (uso dei chiodi nelle fratture ossee). Lei era la sua assistente in sala operatoria, era la sua strumentista e non raramente compariva con lui in Televisione, quando sotto i ferri c'erano dei personaggi importanti o famosi come i calciatori o i Vip.

Non era insomma - lo abbiamo già detto - una delle "Pupe-bimbe".
Quanto diverso era questo nuovo amore!!! E Franco non voleva di certo lasciare in circolazione una donna così stupenda nel corpo e nella mente; non perchè vi erano in giro a Merano tanti "mosconi" - a lei del tutto indifferenti, perchè lei - pur girandogli attorno - non era per nulla incline agli amori "usa e getta" come le "pupe-bimbe" sopra citate; lei con molta serietà mirava a crearsi un lavoro e una tradizionale famiglia. Ma anche Franco conoscendola era della stessa idea, era proprio lei la donna da sempre presente nei suoi progetti, era la donna che con la sua intelligente pazienza, con lui così dinamico (fin troppo!) e così intraprendente (faticoso a seguirlo!) l'avrebbe dovuta accompagnare nella sua frenetica e interessantissima vita; era proprio lei la incantevole e dolcissima donna che avrebbe desiderato trovare la sera a casa dopo una giornata frenetica; per amarla ma anche per parlare con lei di altre mille e mille interessanti realtà oggettive che circondano i viventi sulla Terra.
Le affinità e l'intesa, c'erano entrambe. Quindi....
Franco dopo alcune domeniche e serate trascorse assieme ( e un'altra fotografia a casa sua dove lo presentò alla sua famiglia - qui é con la sorellina..... ( la futura cognatina Cecilia, 14 anni più giovane di lei)....

... poi .... subito dopo, qui sotto insieme,
rotto ormai il ghiaccio... in un viaggio di piacere a Milano

 

..., iniziarono a dirsi reciprocamente tutto e quindi entrambi a scoprirsi; lui affascinato dal suo interessante mestiere ma anche lei attratta dalla sua spericolata vita e dal suo dinamico lavoro, dopo altri incontri e una bellissima domenica trascorsa in montagna sulle Dolomiti, e dopo il primo casto bacio, Franco tornando a casa dalla montagna quella sera stessa aveva capito cosa doveva fare senza avere altre incertezze.
Nel week end successivo, nuovamente in montagna (con in tasca già pronto nell'astuccio un bel "solitario") Franco decise la sua vita e senza tanti giri di parole, mentre erano a pranzo, gli disse "io cara Vittoria ti voglio sposare!! subito! Dillo ai tuoi. Domani stesso - se lo desideri anche tu - inizia pure a fare le carte! E se vuoi - monti con me nella spider - e ti porto sabato prossimo in un famoso Atelier a Milano a comprare il più bel vestito da sposa, i confetti e le bomboniere".
Pur sorpresa dalla improvvisa - ma molto determinata - dichiarazione, anche lei sembrò non avere incertezze: "si, quasi quasi lo desidero anch'io". Franco a quel punto - lasciandola di stucco per la tempestività - le prese la mano e gli infilò il "solitario". Pur emozionata sparì il suo "quasi" e abbracciandolo con gli occhi lucidi dalla felicità, gli sussurrò "sì ...lo desidero anch'io, tanto, tanto".
Tre mesi dopo... Franco ... a pochi passi da casa sua, nella romantica chiesetta di San Valentino, con accanto il più bel parco d'Italia ("Castel Trauttmansdorff ", il famoso castello di Sissi)...

....la condusse all'altare.


Viaggio di nozze non esotico e festaiolo, ma molto spartano e molto intimo:
nelle cuccette del Rifugio Locatelli, con davanti la "Trinità delle Dolomiti",
le 3 Cime di Lavaredo, come suo desiderio e dal rocciatore Franco ovviamente condiviso.

poi ...nella sua licenza matrimoniale - affiancandolo in un viaggio di lavoro nel Sud.... a Napoli...
.... insieme nel romantico paradiso di Sorrento.....poi Capri...


poi Ravello....

poi Amalfi .....

a Positano...

I suoi genitori - anche se all'inizio un po' restii per la chiacchiera che Franco aveva - dopo aver conosciuto il dinamico e vivace sposo, al matrimonio gli fecero un gradito complimento: "siamo contenti, e siamo sicuri che con uno come te a nostra figlia non gli mancherà mai il pane".
Non si sbagliarono!
Nel primo anno, come nido d'amore - pur avendo i mezzi - vissero nel miniappartamento come due passerottini. Lui spesso era in viaggio in giro per l'Italia, e lei nelle sue assenze, per non dormire sola, quando era possibile, si faceva mettere le notti al Pronto Soccorso. In un anno guadagnavano insieme il costo di un appartamento di 100 mq.

 

 

Poi, in appena poco più di quattro anni,
l'emarginato e spiantato Franco
bollato dalla "bimba-pupa"
come un "nullafacente" e "fallito",
aveva messo su famiglia con una stupenda donna,
gli (<< ) erano nati due bambini
e aveva già acquistato
non una ma tre case
di cui una al mare,
una in campagna con 10 ettari di terreno
e una....
a Vicenza
- una piccola Villa Palladiana :
"Villa Muzzi".
dove poi
si trasferì per fare il manager
in una famosa azienda pubblica municipale.


(Singolare fu l'acquisto della Villa:
sceso a Vicenza per trovare un appartamento,
quasi di sfuggita,
mise gli occhi su un edificio
che dall'esterno sembrava quasi un rudere,
il parco un bosco di sterpaglie. Franco è curioso,
pensa alle sue letture di architettura del '500;
si informa: infatti la costruzione
era una piccola e graziosa Villa Palladiana,
dello Scamozzi

(1548-1616 - collaboratore e poi continuatore del Palladio)
,
lasciata nel totale abbandono durante l'ultima Guerra M.
Pur essendo privata,
era sotto la tutela artistica
dell'Ente Ville Venete,
che però non aveva denari per dare
dei contributi per ristrutturarla.
Franco prende una decisone
(gli ci volle un bel coraggio!!
più di un lancio !!),
l'acquista lui
(costava poco più
di un appartamento medio nuovo);
e con i suoi soldi
si impegna
in prima persona
con le Belle Arti e l'Ente Ville Palladiane

a riportarla
all'antico splendore
e a rivalorizzarla.



Passò solo un anno,
con l'opera
orgogliosamente
compiuta,
Franco
ne prende
possesso
e con
la famiglia
scende a Vicenza

ci va ad abitare

e inizia a fare il manager
.

 

 


Poi ...

 



Poi ...
venne
tutto
il resto!!



Altro che "sfaccendato" e "fallito" come pensava la sua ex "pupa" !!! Semmai questo due aggettivi per Franco sono sempre stati un vero e proprio stimolo per decuplicare la già presente fiducia e tenacia che aveva in corpo, ponderando e relazionando sempre d'attacco senza mai mollare, operando 12-14 ore al giorno. Percorrendo in lungo e in largo tutta la penisola. In seguito anche tutta l'Europa.
Lui sapeva benissimo come aveva prima vissuto, operato, agito, arrampicato, tuffato nel cielo. Bastava mantenere quel ritmo e restare intraprendente com'era sua natura.

Non era certo stato nè un parassita della società, nè tantomeno un cascamorto di "bimbe". Nè era mai stato un perdente, un "fallito" uno "sfaccendato", tuttaltro.
Così ad ogni successo invece di rallegrarsi con se stesso, come augurio successivo i due aggettivi se li ripeteva all'infinito, "io fallito??", "io sfaccendato??" e via un'altra sferzata, un altro attacco, un'altra "vetta", un altro "tuffo".
Era o no uno scalatore, un paracadutista, un ex guerriero?

Quindi ritorniamo allo "sfaccendato" e "fallito" Franco..
che in quegli anni è invece in movimento e in piena vigoria vitale
oltre ai successi sul lavoro...

All'inizio dell'anno del suo matrimonio con Vittoria, Franco - come già detto - era stato promosso ispettore per tutta l'Italia per la grande multinazionale Henkel (reparto ingrosso, grandi utilizzatori, ospedali, alberghi, comunità ecc.). Iniziò così per 10 anni la frenetica e interessante vita di "globetrotter" sull'intera penisola (altro che "sfaccendato" - 150.000 kilometri all'anno !! In 10 anni 40 giri del Pianeta! - 170 venditori sparsi per l'Italia, dove Franco insegnava qualcosa ad ognuno di loro, ma... anche.... stando con loro una settimana, apprendeva sempre qualcosa; le loro passioni, le loro letture, i loro hobby, le loro svariate culture. Oltre che - curioso com'era - visitava le 170 cittadine italiane con ognuna la loro storia, le loro genti, i musei, ecc.

Abbiamo detto che Franco è un incontentabile. Ma che si giova nel lavoro anche dell'acculturazione per non sentirsi soltanto un  mercante, ma un realizzatore sociale che ha improntato ormai la propria vita al passo veloce e quindi.... cambia e... cresce.
Da ispettore a manager organizzatore di una multinazionale, altri dieci anni per l'Italia e l'Europa, poi manager di un'importante azienda pubblica vicentina....(che in soli due anni ha poi rivoluzionato) e infine... dopo così tante esperienze ....manager di se stesso... creando la FRANCOMPUTER S.n.C. Primo in Italia (1980) a vendere e per dieci anni a dirci a voce, sulla stampa e in TV, cos'erano e a cosa servivano i computer. L'ultimo eccesso in fatto di evoluzione personale.

L'inizio fu veramente singolare. Ma lui era Franco !! lo "sfaccendato" il "fallito"!!

Alla fine dell' anno 1980, con due figli adolescenti, intenzionato a fermarsi dalla frenetica vita, lascia il lavoro di manager alla municipale e acquista nel centro di Vicenza una spaziosa tabaccheria che aveva anche la licenza di cartoleria e giocattoli. Passano soli pochi mesi e lui la stravolge con un'idea geniale.

In tabaccheria aveva un cliente particolare, un professore di Filosofia, autore di vari libri. Erano anni e anni che Franco si interessava di filosofia; racconta "gli dissi che avevo seguito le conferenze fatte a ricordo della presenza a Recoaro Terme di Nietzsche, il mio amato filosofo. Lui non lo sapeva, se l'era persa, ma io mi ero procurato tutte le relazioni che poi gli diedi perché desiderava leggerle.
Ma poi parlando d'altro mi disse che aveva un figlio negli Stati Uniti, alla Silicon Valley, che da poco aveva realizzato il microprocessore.
Suo figlio era nientemeno che FEDERICO FAGGIN".
capo progetto dell'Intel 4004, il primo microprocessore al mondo, e di tutti i primi microprocessori dell'Intel.
"Quando lui venne per una breve visita in Italia, lo incontrai e mi raccontò che in America con la sua invenzione stava decollando l'informatica di consumo. Stavano approntando il primo PC alla IBM. E tante altre industrie si stavano buttando a costruire piccoli computer anche con scopi ludici.
Io alla Henkel anni prima avevo già preso confidenza con il grande IBM 360, ero in relazione con il capo centro, e dato che io giravo tutta l'Italia, al rientro in sede lui mi voleva sempre accanto, perché avevo tutte quelle informazioni di marketing che io mi procuravo e che lui desiderava avere e che poi inseriva nel computer per ricavarne una massa di dati. Quel genere di lavoro mi aveva affascinato e la gigantesca macchina pure".

"Ora - mi diceva Faggin - negli USA c'erano i piccoli computer che operavano e avevano capacità quasi quasi come i grandi. Ed ecco l'idea geniale: mi feci arrivare dall'America il primo PC IBM, un prototipo. Lo misi in bella mostra e in funzione in un angolo della tabaccheria, e tramite la stampa lo pubblicizzai, ma nessuno si interessò. I grandi (quelli che sanno già tutto) lo snobbavano, mentre per i giovani era un arnese ancora troppo professionale. Conclusione non ne vendetti nemmeno uno; l'IBM il suo primo PC 1980 (detto Junior) non lo fece nemmeno arrivare mai in Italia, e il computer mi rimase lì. Ce l'ho ancora come cimelio !! ".

"La pubblicità? soldi sprecati!!
Altro che novità assoluta!!!", e "sogno di tutti !!!". L'Italia era indietro!!!
"Ma non fu un acquisto e una fatica sprecata, tutt'altro!!! . Mi servì eccome!! Con il tempo che avevo a disposizione in tabaccheria ebbi - prima di tutti gli altri - tutto il tempo (un paio d'anni) per capire cosa era, cosa poteva fare, e a chi poteva interessare un computer. Ed essendo dentro una tabaccheria non mi mancavano i curiosi che davano una sbirciata al "matto" chino su quella macchina "infernale" di cui tutti parlavano ma che nessuno conosceva.

Faggin in una nuova visita, mi disse "lascia stare i computer professionali, in America stanno spopolando gli Home Computer, buttati su questi, vedrai che in breve anche in Italia ci sarà il boom; e punta soprattutto sui giovani!! In America sono migliaia a comprarli e addirittura ci sono i componenti in scatola di montaggio per costruirsi un computer "fai da te", dove poi moltissimi giovani realizzano programmi d'ogni genere".

Racconta ancora Franco: "Cambiai registro. Feci quindi arrivare alcuni esemplari di TI 99 Texas Instruments e qualche Commodore (Vic 20) , alcuni progranni, tanti giochi; ci lavorai notte e giorno per capirci qualcosa, poi li piazzai al centro della tabaccheria, e fra un pacchetto di sigarette e la vendita di un francobollo, mi divertii a scoprire i segreti e le potenzialità di quelle macchine; e a farli scoprire a chi era curioso, che cosa facevano questi computer di cui si sentiva tanto parlare".

E da lì ha inizio la grande "avventura!!". E che avventura !!!



Bastava entrare per tanti motivi nella tabaccheria, poi una volta dentro si poteva sbirciare cosa stava facendo Franco al computer, si poteva avere da lui tante informazione, e se l'interesse c'era, alla fine il curioso, di computer se ne portava uno a casa.
Molti giovani non sarebbero mai entrati in un asettico negozio di macchine d'ufficio. Ma per il timore di passare da ignoranti anche molti non più giovani e anche professionisti non avrebbero mai varcato la soglia di un negozio tecnologico, si sarebbero sentiti a disagio.
Ma in una tabaccheria no !! ed era molto semplice, bastava entrarci a comprare le sigarette o un francobollo e poi con noncuranza sbirciare in fondo alla tabaccheria dove c'erano 3 computer sempre in funzione e con Franco alla tastiera, quasi sempre circondato dai primi acquirenti che volevano sapere tutti i vari segreti.


Il segreto delle vendite fu proprio questo. Fare avvicinare gli utenti al misterioso oggetto, poi a stregarli ci avrebbe pensato LUI... il Computer stesso. Franco non aveva dubbi. Il computer avrebbe non solo affascinato, ma ben presto avrebbe rivoluzionato il modo di operare e anche quello di vivere.
Il suo modo di fare andava oltre lo spirito da "venditore"... lui riusciva a trasmettere empatia facendoti sentire come a casa fra amici... insomma quando eri dentro al suo negozio, non eri un semplice curioso o acquirente. Anzi lui si accalorava quando doveva spiegarti cos'era un computer. E stavano li per ore e ore ad ascoltarlo.

E gli avventori furono proprio tutti stregati !! Così tanto che il negozio in breve tempo divenne troppo piccolo per contenere ogni giorno e a tutte le ore centinaia di potenziali clienti curiosi e centinaia di clienti effettivi oltre i soci del Club che Franco aveva nel frattempo creato in giro per tutta Italia.
Stupisce anche i suoi amici, pur conoscendo che tipo era Franco. Anche se alcuni andavano dicendo "è matto!!", "crede troppo ai computer", e qualcuno molto cattivo, sulla stampa che parlava sempre di Franco, o che riportava mezze pagine di martellante sua pubblicità, scrisse "caro Franco riusciremo a sopravvivere anche senza computer!".

"Questo qui non aveva capito proprio nulla! Stava perdendo contatto con la realtà, ma il poveretto non lo sapeva".

E a proposito della stampa, Franco riconoscente di tanta pubblicità che riceveva gratis dai tanti articoli , decise di affidare a loro e mettere - a loro giudizio - in palio un computer per le scuole, con una specie di concorso.



Franco racconta ancora "Non avevano capito nulla neppure all'Annona del Comune, che mi mandarono più volte i Vigili minacciando di fare verbali: "Non può vendere i computer in un negozio di giocattoli e di cartoleria, perchè occorre la licenza di Macchine di Ufficio della locale Camera di Commercio. Computer significa computare, fare calcoli, quindi occorre la licenza e minimo 200 mq di negozio". Io rispondevo: "ma quale macchine d'ufficio, in Francia lo chiamano "ordinator", e la maggior parte lo acquista per giocarci. Ma fate il piacere!! Non fate ridere tutta l'Italia e soprattutto in America dove sui computer ci giocano i ragazzini di 10 anni"
"Furono abbastanza comprensivi (anche perchè al figlio dell'assessore dell'Annona gli avevo proprio io venduto un computer) ma anche alla locale Camera di Commercio furono comprensivi, corse ai ripari e stabilì che bastavano anche 50 mq. e una licenza creata a doc nella 14ma tabella. Ma (la burocrazia!!) bisognava fare il Corso per ottenere quella tabella. Cosa che feci, con il paradosso (questa é la burocrazia!) che ai miei esaminatori ero stato io a vendere il loro primo computer e a tutti loro perfino insegnarlo, a loro dire cos'era il computer e così pure ai loro iscritti in una famosa conferenza alla stessa C.C. e alla Fiera dell'Elettronica, 2 ore di spettacolo ripreso dalla Televisione con lo staff di Piero Angela".

"Alla fine, presa la (formale) nuova licenza, acquistai con i primi promettenti proventi (avevo già venduto 375 computer) un grande negozio e abbandonai la Tabaccheria.
I tempi erano maturi. Bisognava battere il "ferro caldo".

Per ingrandirsi si presentò l'occasione che Franco non si fece scappare. Difronte al negozio, sul Corso, restaurarono un bel palazzo; sotto i portici vi era un bel grande negozio, Franco lo acquista, lo arreda di persona all' "americana" e ci trasferisce i suoi computer. Tanti tanti computer !!! E tante sedie !!! Senza alcun impegno, bastava sedersi e "toccare" e "provare" i computer, e lui ti era subito vicino a dirti come funzionavano, e così...ti stregava.

Ormai - e non solo in città - tutti lo conoscevano come "Franco, quello dei computer" e lui colse l'occasione per fondare proprio una S.n.C. con il nome-logo "FRANCOMPUTER"



Quando apre il negozio, Franco sbigottisce i suoi concittadini ed anche la stampa - che gli dedica pagine intere. Nemmeno a Milano o Roma esisteva un negozio simile. Allora non esistevano negozi di soli computer, li vendevano i grandi i negozi di macchine d'ufficio oppure gli Home quelli di elettrodomestici. Ma nessuno li spiegava. Si limitavano a dire come si faceva ad accenderlo e poi di seguire le istruzioni. Che spesso erano solo in inglese.


Nel nuovo negozio, come suo carattere, Franco stupisce, e senza badare a spese, piazza tanti computer sulle scrivanie in modo da far smanettare i clienti, soprattutto i giovani. Franco aveva capito che bastava farglielo toccare e a stregarli ci avrebbe pensato LUI "il computer".
Infatti furono proprio i giovani i primi ad acquistarli, e cosa molto importante furono loro i primi sponsor - con il passa parola - della ormai nata S.n.C. Francomputer, che divenne anche il procacciatore di programmi, di listati, di periferiche, di giochi.
Di computer Franco - a fine anni Ottanta - ne venderà 6000. Di stampanti alcune migliaia. Di Programmi una vera montagna!!
Aveva due telefoni che scottavano per le intere 24 ore; con i 6000 computer a casa dei clienti, questi o di giorno o di notte appena avevano un problema, si attaccavano al telefono anche alle tre di notte "mi si è bloccato tutto, cosa devo fare ho paura di perdere il programma che sto facendo".
Spesso erano delle banalità, ma le tante banali inezie erano allora la normalità per gli smanettatori a digiuno di tutto.

Quindi come mantenere i contatti con così tanti clienti per dare assistenza, proporre le novità, le innumerevoli periferiche, vendere i tanti programmi?

A Franco non gli bastava più avere il Club che aveva ben presto fondato, con circa 12.000 soci (di ogni genere: professionisti, politici, manager, dirigenti ecc. ecc.) sparsi per l'Italia. Avere così tanti soci era del resto una grossa e ottima opportunità per ricavarci anche un utile. Quindi...

Ed ecco allora un'altra fantastica idea. Franco abbiamo detto all'inizio era nato dentro un tipografia. Ed allora cosa ti fa?
Nel 1980 in Italia non esisteva nessuna rivista di computer, così a redigerla a confezionarla e addirittura a stamparla con i suoi stessi computer è lui stesso, ogni mese, 80/100 pagine, con dentro i segreti, le notizie varie e i listati di interessanti programmi che si procurava in giro per il mondo o dagli stessi volenterosi pionieristici clienti.
Ogni mese con l'invio di una circolare a tutti i clienti e soci sparsi per l'Italia, Franco li avvisava dell'uscita del numero della rivista, elencava i contenuti, spiegava alcuni segreti, inseriva alcuni programmi listati, poi anticipava -descrivendoli- i giochi o le periferiche che erano disponibili in negozio. (ebbe l'idea di interpellare la Epson, dicendo che il club aveva 12.000 potenziali clienti. Spuntò un prezzo ultra bassissimo di una stampante: così ai suoi soci ne vendette in un paio di settimane quasi 1000).
Insomma quasi tutti rispondevano, ordinando la rivista e mille altre cose che in giro non si trovavano. Sua moglie Vittoria ogni giorno spediva attraverso le Poste 50 pacchi e pacchettini.
E cosa singolare, molti gli inviavano poi i loro lavori, di ogni genere, che per altri utenti erano delle nuove scoperte delle potenzialità delle macchine e che cosa queste erano capaci di fare !!!
Ebbe così tanta fortuna la rivista fatta in quel modo, che Franco ne allestì una per ogni più diffuso computer: Texas, Commodore, Sharp, Sega, Amstrad, Atari ( sotto queste due ultime e quella del Texas TI99, ancora molto spartana).

Oggi quelle riviste sono diventate dei veri e propri cimeli dei più popolari computer degli anni '80.
In rete qualcuno ha digitalizzato pagina su pagina quelle riviste, come se fossero dei papiri egizi dell'antichità.
E infatti, ultimamente sono entrate nel grande Museo dell'informatica a Torino - Con "le Storie di Uomini e Macchine".
MUPIN
http://mupin-to.blogspot.it/ > > > > > > > >

 

Museo creato dal dinamico Carlo Randone - che guarda caso - é lo stesso che negli anni '80 era un socio (ragazzino) di Torino; Franco gli aveva venduto prima uno, poi via via altri due computer, e lui aveva realizzato moltissimi programmi. Aveva poi iniziato a camminare così veloce, che pochi anni dopo - laureatosi - é diventato un grosso dirigente italiano della IBM e insegna macchine e informatica ai politecnici.

Un altro "antico" socio (Ciro Barile di Roma) le riviste le ha addirittura digitalizzate pagina dietro pagina e messe sia in rete che sullo smarphone. A vederle Franco si é perfino commosso.
http://www.ti99iuc.it/web/_upload/image/Francomputer/sfogliabile1/index.html > > > > > > >

Commosso perché soprattutto a rileggere quelle righe dove lui ogni mese presentava la rivista, dopo aver visto dove oggi siamo arrivati con l'informatica, Franco si é sentito un "profeta". Aveva visto molto molto molto lontano!! Non così le scuole e peggio ancora gli addetti alle istituzioni. La Regione Veneto e i Commercianti locali, emanarono un bando - con contributi a fondo perduto consistenti - per tutti coloro che volevano iniziare una attività imprenditoriale innovativa e tecnologica. (!!??)
Francomputer vi partecipò. Ne scelsero 100. Ma Franco risultò tra gli esclusi. Meglio di lui c'erano 100 tali che mettevano in piedi una banale sede casalinga per insegnare.... la lingua Inglese o come si cucina il baccalà. Nei prescelti c'era in prima fila il proprietario di un negozio di elettrodomestici che vendeva i computer tra un tostapane e un frullatore dove al massimo il commesso diceva come si accendevano. (E quel proprietario - a cui andarono i contributi - era dentro nel Consiglio dell'Associazione dei Commercianti. Capito!!??)
Queste erano dunque per i decisionisti regionali una "attività imprenditoriale innovativa"!!. Da vergognarsi!!
La stessa Regione anni dopo ha poi fatto un sito per promuovere il turismo in Veneto. E' costato centinaia di migliaia di Euro, e il risultato un clamoroso flop. Poche migliaia di visite al mese, nemmeno 500.000 all'anno, quando Storiologia e Cronologia arrivò a contarne quasi 500.000 al giorno, con un totale fino ad oggi di oltre due Miliardi di visite !!! (senza contributi !!!)
Quanta lungimiranza!! Che considerazione!! Quando Franco era già su pagine intere dei giornali, nelle trasmissioni TV, teneva conferenze alla Camera di Commercio, nelle scuole. Oltre alle migliaia di persone a curiosare nel suo più che "innovativo" punto vendita, che - per la Regione Veneta - non era - su 100 altre prescelte - abbastanza una "attività imprenditoriale innovativa".

 

Con le riviste che stampava,
anche senza la lungimirante "Regione Veneta" ,
Vicenza diventò il baricentro degli appassionati di computer.
Se vuoi leggere l'intera pagina della Stampa, che ovviamente quelli della Regione non leggevano
vedi qui l'ingrandimento con il testo >>>>
Riallacciandomi a quanto detto sopra Franco poi, non stampò solo riviste, ma anche 180 manuali tecnici o libri-istruzione dei programmi. Si procurava gli originali, poi senza badare a spese li faceva tradurre, e poi via in centinaia e migliaia di esemplari.

 

Invitato alla trasmissione televisiva di due ore dello staff di Piero Angela, alla Fiera di Vicenza, assieme al padre del microprocessore Federico Faggin, lui Franco Gonzato fu presentato come un "imprenditore tracciante", delle "innovazioni tecnologiche" visto che quel giorno, presente il ministro della Ricerca Scientifica Granelli, Franco presentò al mondo imprenditoriale, e illustrò a loro "cosa erano e.... cosa avrebbero fatto" in pochissimo tempo i computer che lui da vero pioniere già usava e vendeva ai primi coraggiosi ed entusiasti giovani utilizzatori in mezzo ai tanti matusa "colti" come quelli della Regione Veneta.
Il ministro in quell'ambiente fece una scontata domanda a Franco "lei che è un pioniere e li utilizza cosa ci riserva il futuro dei computer?", Franco nel rispondere seminò il gelo in platea: "futuro? ma quale futuro, io non so cosa succederà domani mattina, quando mi arriverà dalla California un nuovo computer
(allora 5 milioni di lire il costo) che può gestire in memoria un Data Base di oltre 20 milioni di nominativi e permettere poi dei controlli incrociati. Provate a pensare un computer simile in dotazione all'Ufficio delle Imposte! Sarebbero dolori per gli evasori !! "


Pochi mesi prima, sconcertato da alcune notizie di stampa, Franco intervenne con una lettera al Direttore di un giornale. E la lettera fece molto rumore. Arrivò perfino sui banchi del Parlamento con una interrogazione per far togliere il famigerato 34% di Iva che si voleva mettere sui computer. Franco aveva scritto a chiare lettere "Non bisogna temere l'avvento del Computer". " E il Computer non è affatto un bene di lusso !!!"
"A rileggere questa lettera, sembra che io ero in anticipo sui tempi e che viaggiavo di molto in anticipo sul futuro.
Inoltre qualcuno scoprì (sul giornale sottostante e poi incontrando Franco) che avevamo in California alla Silicon Walley, Federico Faggin, degno di un Nobel; e la serata sopra alla Fiera fu fatta proprio in suo onore dopo aver scoperto Vicenza e l'Italia, che avevamo uno scienziato che era più famoso in America che non in Italia".
Quelli delle Regione Veneta erano invece ancora all'età del pallottoriere.


( leggi l'intera lettera > >

Ma ancora più avveniristica fu quest'altra lettera, da Franco inviata al Giornale,
quando bocciarono sua figlia Susanna alla terza media,
mentre lei a 13 anni già viaggiava sui computer a tutto spiano, ma non così i suoi insegnanti.
Anche questa lunga lettera fece molto rumore. Anche nelle alte sfere.
E colmo dei colmi, a 15 anni (Franco dopo averla assunta in negozio), Susanna
a 16 anni già insegnava ai professori nella sede delle Scuole Magistrali
La lettera la troviamo QUI >>>

A 16 anni era già sui giornali!!

Franco, fu poi in seguito (alla faccia della Regione Veneta) invitato dalla Camera di Commercio di Vicenza e spiegò agli industriali e commercianti con la massima semplicità cos'erano e cosa facevano i computer. Questo gli valeva che i giorni seguenti il suo negozio era presa d'assalto. (in uno storico giorno, ne vendette 52 di computer !!). Vicenza divenne una delle città più informatizzate d'Italia. (alla faccia della Regione Veneta). Con perfino la scuola in ritardo a guardare. Anzi molti nemmeno a guardare. Salvo qualche raro professore, ma di sua propria iniziativa, cui spesso Franco regalava alcuni programmi, e a qualcuno - insegnante di matematica - regalò persino il computer intero. (era questo un simpatico modo per ricevere poi da loro come gratitudine degli ottimi programmi, oppure per insegnare a Susanna l'alta matematica, e che cos'era la logica boleana, tanto necessaria alla programmazione).


Sempre alla faccia della lungimirante Regione Veneta, la notorietà della Francomputer raggiunse altre province. Milano in particolare. Ed erano così tanti i milanesi soci del Club (e anche negozianti che calavano su Vicenza per fornirsi da lui di programmi) che piombavano al negozio di Francomputer, che alla fine Franco decise di aprire una succursale in piazza Duomo a Milano, nel mezzanino del Metrò....davanti alla Rinascente ...dove passano tutti i milanesi. Fu un altro - scontato - strepitoso successo!! Ma Franco dice "fu una bella e grande mia soddisfazione per il quasi mio analfabetismo scolastico. Io che insegnavo a ingegneri e professori di università !! A Milano !!! ". (alla faccia della Regione Veneta)


Poi venne Roma e - visto i tanti soci siciliani del "Francomputer Club che mi scrivevano, tutti amanti del computer - anche Palermo.

Sull'avvento del MODEM qui sorvoliamo in fretta. A Franco a parlarne gli viene ancora oggi da piangere. Franco, ricevuto dall'America il primo accoppiatore acustico (si collegava alla cornetta del telefono) fece il suo estemporaneo primo esperimento presso la sede di una grande Banca italiana che sembrava interessata a questa novità tecnologica. Filò tutto liscio, banca e filiali colloquiavano perfettamente tramite computer e telefono. Eppure, l'A.D. della banca presente all'esperimento, non fu per nulla convinto "va bene sì, ma "la cosa" qui non avrà futuro, la riservatezza delle operazioni bancarie non possono passare attraverso un banale doppino telefonico".
Che lungimiranza!! Nel 1986 eravamo ancora in pieno medioevo tecnologico! Quel dirigente liquidava l'avvento di Internet come..... "la cosa"!!! (come quelli della Regione Veneta).

Ma non era il solo; dire che si poteva utilizzare il banalissimo doppino telefonico per creare quella che sarà poi internet, era per molti (tecnici compresi) una barzelletta. Una barzelletta - secondo loro - che circolava già da due anni.

L'ottusità tecnologica nelle menti eccelse dei nostri (patetici e vecchi) governanti- amministratori e dirigenti di grandi imprese la troviamo appunto nel 1984, quando ancora una volta dimostrarono di non capire e di non sapere utilizzare con efficacia i mezzi "innovativi tecnologici" che avevano già a portata di mano.
Infatti Stet, Sip, Cset e Ministero delle Poste
(in quest'ultima a suo tempo anche a Marconi gli risero in faccia), parteciparono a un seminario di Telecomunicazioni tenutosi a Como; assistettero con la ISS di Firenze e la Centrale di Turro a Milano agli esperimenti (i primi al mondo) che fecero i bravissimi tecnici scienziati (i migliori al mondo) della Italtel; poi, senza averci capito un bel nulla, (come quelli della Regione Veneta) quella bella gente presente dicendo che era tutta roba da fantascienza, se ne tornarono tutti a casa. E sapete cosa fu presentato quel giorno? L'ISDN, la trasmissione digitale, una centrale di commutazione fonia-telefonia e dati digitalizzati, indi la progettazione e la pianificazione della comunicazione ad alta velocità. (per farla breve era Internet !!)
Se qualcuno vuole documentarsi su tutta la dimostrazione fatta quel famoso (nero) giorno, la relazione, il progetto, e l'invito ai politici e industriali di interessarsi a questa tecnologia rivoluzionaria, apparve (intanto erano passati altri due anni) sulla rivista telematica "Trasmissioni Dati e Comunicazione" nell'Ottobre 1987, sul numero 30. Un numero storico, da conservare in bacheca, in bella vista nel museo degli (o)errori politici.
Franco ancora oggi ha su una scrivania i due (orrori) storici oggetti che avrebbero potuto conquistare il mondo, in anticipo di quasi 30 anni. !!!!!! Dice Franco "a pensarci mi viene da piangere dalla rabbia".

Con degli amici universitari di Padova, Franco si dilettava con questo Modem a banda fonica (con max 1200 Baud rate) a inviare e ricevere messaggi. L'avevano chiamato Bollettin Board, ed era non solo l'INTERNET di oggi ma anche il FACEBOOK di oggi.

Purtroppo c'era l'ottusità delle menti eccelse. Che come di solito sono i politici, i governanti, gli amministratori. (come quelli delle Regione Veneta). Che di solito parlano a vanvera di telecomunicazioni e non sanno nemmeno come funziona una radio a galena. I politici non sono mai lungimiranti, guardano solo il loro tornaconto, al loro presente, perché solo questo ovviamente porta voti.
Del resto ricordiamoci di Marconi e di Faggin, il primo per brevettare la radio dovette andare in Inghilterra, il secondo
(era alla Olivetti) dovette andare negli USA a inventare il Microprocessore alla Intel. (è noto che gli Agnelli non volevano un decollo né della Olivetti, nè dell'informatica in Italia).
Ecco qui sotto il "mostro", ancora oggi avveniristico. (lo conservo ancora come un gioiello)



Il tecnico di telecomunicazione (!!) con il quale Franco aveva illustrato il progetto, era molto scettico "va bene per lo scambio in fonia di qualche messaggino tra amici, mentre per farlo diventare di massa ci vorrebbero delle antenne ripetitrici ogni 4-6 km, quindi migliaia e migliaia di antenne-celle su tutto il territorio, oltre che grandi e potenti antenne sulle città, capisci Franco che è una cosa improponibile ??!!", irrealizzabile !!!
Così "improponibile" che oggi - dopo quasi 30 anni - vediamo le antenne delle "celle" in ogni cantone.

Lungimirante lo era invece un anziano 70enne, un certo Piero. Un anonimo cliente come i tanti del Club di Francomputer, che abitava a Roma, che spesso presentandosi solo e sempre come Piero telefonava per sapere le ultime novità sui computer e sui programmi. Appreso dalla rivista che Franco aveva il "Modem", cosa faceva e come si usava, e che a Roma non esisteva ancora, un bel giorno telefona a Franco: "Sono Piero, guarda che parto da Roma e vengo a prendermi il Modem, vengo di persona così me lo spieghi ben bene". Due giorni dopo due macchine della Polizia scortavano un auto blu che si fermò davanti al negozio: entrò il personaggio "Ciao Franco, sono Piero da Roma, sono venuto a prendermi il Modem". L'anonimo Piero era il Presidente della Corte Costituzionale! Pochi giorni dopo, l'arzillo - ma già tecnologico - signore (non come quelli della Regione Veneta, ancora fermi alla tecnologia del Baccalà) telefonò "lo sai che non mi muovo nemmeno più da casa, col tuo modem e il computer faccio tutto in pantofole".

Così un certo Ugo: scriveva a Franco "ti invio duecentomila lire, ma se non bastano fammelo sapere; inviami tutto quello che hai e che trovi, qui sui computer siamo tutti nella piena ignoranza". L'anonimo Ugo era nientemeno che il Presidente della RAI, Ugo Zatterin assieme a Claudio Lavazza. (lettere nello storico archivio di Franco - VEDI > > > > ).
Così anche un certo ingegnere di Cracovia. Scese a Vicenza e rimase un paio di giorni da Franco. Volle sapere ogni cosa, conoscre e addestrarsi sui computer; alla fine si portò via un po' di tutto, compresi due computer completi. Solo nel compilare la fattura per l'invio tramite Valigia Diplomatica per il... Vaticano e la Polonia, Franco scoprì che l'aveva mandato papa Wojtyla in persona, molto interessato ai computer.
(fattura nello storico archivio di Franco)



E ancora Medioevo quando in una famosa Fiera dell'Elettronica (ovviamente assenti quelli della Regione Veneta) nel suo stand (sempre preso d'assalto), a uno dei sui Computer, un Texas, Franco lo fece parlare con un sintetizzatore simulatore vocale appena arrivato dagli Usa. Piombarono nel suo stand incuriositi quelli della RAI, e alla sera al Telegiornale, il computer di Franco con una voce ancora metallica salutava gli spettatori dal teleschermo: "Io sono il computer che parla, qui dalla Fiera dell'Elettronica saluto tutti i telespettatori della Radio Televisione Italiana".

Ancora Medioevo, quando Franco collegando al computer una banale telecamera da portone (allora erano a immagini fisse e sequenziali), oltre che a riprodurre le immagini sul monitor, le stampava. Erano le prime prove pionieristiche del nostro più moderno scanner di oggi. Franco inquadrava il cliente con la fotocamera digitale e subito dopo dal video e dalla stampante veniva fuori il suo ritratto. Per molti sembrava un miracolo. Era il digitale! ma molti (anche se colti) non sapevano né capivano cos'era il digitale. Altro che "Selfie" !!

Ancora Medioevo quando da Franco i primi Computer Atari, diedero l'avvio alla musica anche qui riprodotta in forma digitale, utilizzando il computer come sequencer, con vari software e interfacce MIDI. Un famoso pianista che stava tenendo un concerto al Teatro di Vicenza, passando per caso sul corso davanti al negozio di Franco, incuriosito dalla miriade di suoni di pianoforte che ne uscivano, entrò a curiosare, poi volle provare qualche tasto della tastiera musicale collegata al computer e rimase sconcertato. Suonando una sua improvvisazione sulla tastiera, la stessa veniva eseguita e appariva istantaneamente sul monitor con il rigo musicale completo di note; poi con la tastiera modificando due/tre parametri la si poteva riascoltare con un'altra cadenza, con un'altro tono, perfino con altri 16 vari strumenti, riproducendo le variazioni in mille modi diversi. Infine scegliendo un qualsiasi pezzo ovviamente memorizzato, lo stesso sempre con le note sul rigo musicale veniva subito riprodotto su un foglio bianco da una stampante. Il pianista era sconcertato: "metà della mia vita l'ho impiegata per ricopiare con la penna sulla carta pentagrammata le note che suonavo. Tutto tempo perso e sprecato".

Ma anche nella musica leggera ci furono dei veri pionieri: Franco vendette un Atari a un ancora quasi sconosciuto Zucchero (sua madre: "ancora dei marchingegni!!!"), ai Pooh, ai Mattia Bazar e in seguito a tanti tanti altri.

Medioevo tecnologico quando Franco spiegava cosa facevano e per che cosa erano utili i computer. I piu' grandi ostacoli li ha trovati in quelli che avevano proprio una cultura accademica, ma ormai cristallizzata. Ti ridevano in faccia architetti e ingegneri quando presentavi loro un Cad; ti facevano vedere con aria di sfida la matita, quella che secondo loro non sarebbe mai tramontata per disegnare un progetto. Così anche un famoso notaio, lui voleva anticipare i tempi. Acquistò due computer per il suo studio. Un mese dopo mi pregò di riprenderli indietro "mi dispiace, ma le mie impiegate sono negate per il computer, preferiscono la macchina da scrivere".
Oggi invece possiede 10 computer, ed è il più richiesto notaio della provincia di Vicenza.

E probabilmente i computer li hanno oggi anche quelli della Regione Veneta !!!! Hanno forse anche loro scoperto (in ritardo) la "innovazione tecnologica" ... la telecomunicazione!!!

Ma il piu' grande ostacolo fu nelle scuole di ogni grado, dove Franco andava per illustrare anche a loro cos'era il computer: si era semplicemente compatiti quando dopo una dimostrazione (per di più con Susanna 17enne che viaggiava veloce sui tasti più del padre Franco) con supponenza affermavano "Si puo' vivere e sopravvivere anche senza quel giocattolo, del tutto inutile al nostro sapere e alla nostra didattica logico verbale; con quella figurativa (del computer) ci si potranno fare al massimo solo i giochi, e forse, passata la moda, neppure più quelli!". Che lungimiranza!! (ed era una scuola Magistrale, cioè di futuri insegnanti che loro "preparavano" per l'anno 2000 !!).
E' invece passata di moda quella scuola, non il computer !!!

E non erano i soli. Basterebbe leggere gli interventi dei migliori giornalisti sui giornali dei primi anni '80 e '90, che ignoravano del tutto i computer. (uno di questi Montanelli "I Computer? non so cosa siano, nè voglio saperlo; io ho la mia Olivetti Lettera 22". Gli mancava di dire che era un nostalgico dell'inchiostro e della penna d'oca. E così anche Bocca "il computer? fatemi scendere!").
E così anche un giovane Mentana dal TG%; nel '90 - essendoci una crisi nelle vendite e un calo di fatturato nelle aziende dedicate al software - se ne venne fuori affermando che "si era sgonfiata la bolla dei tanti miracolistici computer".
A un famoso giornale, fu Franco a far scoprire e poi a vendere a un pioneristico redattore il suo primo computer con un modem incorporato. Singolare fu che questo redattore scriveva per il giornale articoli umanistici !! (arte, musica, teatro), non articoli scientifici. Un paio d'anni dopo al suo giornale lui diventò il più esperto in informatica. E ovviamente da quel momento redazione e tipografia erano perennemente in contatto proprio tramite il modem di un computer.

A Franco gli tornavano a mente ciò che scrivevano all'inizio del '900 i redattori di materie scientifiche. Sulla stampa, Marconi fu da loro ridicolizzato per la sua invenzione. La Radio fu subito bollata da tutti i “colti” intellettuali: "...è utile solo agli imbecilli senza una cultura". Dalla borghesia (colta) e dagli intellettuali (colti) fu rifiutata in blocco. "musica dalla radio? Ma volete scherzare? E' da plebei. Noi abbiamo l'intelligenza e una cultura, che ci permette di scoprire - cosa non possibile alla plebe - il fascino e il piacere di un concerto. Se non è dal vivo non è un concerto!".

Più tardi, la stessa televisione fu dichiarata senza futuro dagli stessi redattori "scientifici" e dai borghesi, perché adatta solo per gli ebeti plebei "tutti seduti a guardare una scatola, quando il mondo fuori corre, viaggia, vola, si diverte, fa viaggi, sport, ha i circoli di golf, di tennis, il club dell'auto, della boxe, della vela, del calcio, la mondanità. Ma si può essere così' stupidi? La Televisione? Si forse utile ai paranoici, ai visionari, ai poveri di spirito, ai vecchietti delle case di riposo, a coloro che vivono fuori dalla realtà del mondo. Poveretti! La nostra realtà invece è il dinamismo del nostro secolo, non quella fittizia e prolissa che è dentro quel bussolotto."
Dopo ci sedemmo tutti.

Ma questo è sempre accaduto, nell'arte, nella musica, nella letteratura, nella scienza, o nei prodotti più banali. C'e' nel colto sempre il rifiuto viscerale; è sempre estremamente supponente, perfino sprezzante nel dare un giudizio sulle novità. Solo lui crede di avere il metro della valutazione tramite il suo scrigno di sapere che lui crede infinito e universale, e anche se vede una vaga utilità nella nuove realizzazioni, afferma subito con la sua dialettica che sono fuori dai canoni universali, che lui (e solo lui) crede (con quel poco sapere scolastico) già messi a punto e quindi definitivi in eterno.
Questi "dotti" hanno mezzo chiletto di sapere e sono convinti di sapere tutto e di essere più sapienti di un pastore di capre.

Ma il motivo è sempre uno, il colto non vuole mai rimettere in discussione le sue conoscenze. Lo "stupido" invece... (coraggioso, avventato, o perchè solo 15-18enne - e furono proprio questi , senza porsi tante domande, a far decollare i computer) .... non ha questi problemi, vive il suo tempo, acquista il "nuovo" , e da' il primo colpo al volano con una sua - per quanto banale - nuova idea, e sempre lui a far iniziare il mercato, a incentivarlo, lo fa sviluppare, ne incrementa le potenzialità facendosi beffa dei sapientoni.
Ma è così anche nella moda, solo un bizzarro che irresponsabilmente non teme critiche si mette l'orribile vestito creato da uno stilista "creativo” e “bizzarro" quanto lui, che puo' contare solo su questi "ribelli", non su quelli che hanno già codificato un costume, un canone, dei parametri estetici (scaturiti - dicono i “colti” - da un "attento sapere" e dalla "tradizione"). Questi si chiamano "conservatori", e spesso è con questi che siamo rimasti fermi per secoli e secoli!!, nonostante tanta nuova cultura, conoscenze e tante invenzioni.

Una nota "fallimentare" (quindi anche questa da medioevo tecnologico) fu quando il bizzarro Franco (poco prima dell'avventura computer) mise in esposizione nel suo negozio le prime celle fotovoltaiche giuntegli da oltre oceano, grezze, sciolte a pacchettini, pronte ad essere impiegate. Lui si divertiva a costruire oggetti che poi funzionavano con i raggi del sole, con grande stupore dei clienti.

Oppure a costruire pannelli per ricavarci luce e forza motrice.
Franco credeva molto nel prodotto, fino al punto che ci spese soldi, e lo pubblicizzò sui giornali.
Furono soldi buttati via, un fallimento!!! Era troppo in anticipo nei tempi.

Gli unici a interessarsi fu l'ENEL, di celle ne acquistarono alcune per fare degli esperimenti e delle dimostrazioni nelle scuole. (fattura nello storico archivio di Franco).

Da Roma poi piombò uno del CNR, si fermò prima alla locale Camera di Commercio, chiedendo "ma è vero che qui a Vicenza in una tabaccheria si trovano in vendita celle fotovoltaiche?". Gli risposero di sì e gli indicarono la via dove c'era il negozio di "quel matto";fece così una visita a Franco. Le celle lui non le aveva mai viste, e rimase incredulo quando Franco gli diede in mano una radiolina che funzionava senza batterie, un mulino a vento che girava all'infinito, una lampadina accesa, tutto ad energia solare; alla fine Franco li regalò entrambi "se li porti a Roma! e li faccia vedere ai suoi "ricercatori" !!!".

Salvo la vendita di alcuni suoi strani giocattoli, la pubblicità non gli rese nulla, nessuno si fece vivo. Il pannello che era in vetrina (< vedi qui, in basso) non incuriosì e non interessò nessuno.
E non è che questa era l'idea di un "fallito" è che Franco era in anticipo sui tempi di.... 32 anni !!!!
Alla data del 13 maggio 1982, Franco aveva fatto scrivere nella sua pubblicità vista sopra:
"Siamo pronti per impianti di energia elettrica dal sole"
.
Ma era solo lui pronto, gli altri gli davano del "visionario", "quello lì legge troppa fantascienza", "se fosse vero quello che lui va raccontando, le grandi electric company si sarebbero già buttate nel business di quello che lui va chiamando "Energie Alternative"".

Franco spremendosi le meningi per farci uscire nuove idee, andò - dopo pochi mesi - decisamente meglio e alla grande con i Computer, ma solo grazie ai giovani, con i "colti", con gli "accademici", avrebbe fatto solo la fame. Perché anche su i computer gli davano del "visionario". del "matto". (per la Regione Veneta era meglio la sede di un insegnante di inglese!!)

Sì, un po' meglio con i computer, fu quella una pionieristica avventura durata dieci anni; ma quando poi nel 1990 si ritirò dalle vendite nella sua villa per fare più solo programmi, volle fare anche il pioniere di Internet che proprio a inizio anni '90 stava affacciandosi alla ribalta con i primi "Bolletin board" via modem e subito dopo dal "www".
Franco ne divenne così esperto, nei protocolli e a fare siti e pagine web, che estese il suo orizzonte alle tante aziende, offrendo competenza e creatività nel fornire una loro presenza con un loro sito in rete o a farsi pubblicità su altri siti.
Ma anche qui Franco era troppo in anticipo sui tempi. Dalle aziende (anche molto importanti) gli rispondevano: "No grazie, noi abbiamo i nostri tradizionali canali per farci conoscere, e altre forme (la stampa) per farci pubblicità". Che lungimiranza!!!
Perfino - volendo convincerlo - un suo amico albergatore; ieri: "No, no, grazie Franco, noi abbiamo una nostra tradizionale clientela epistolare". Oggi invece, dal loro sito su Internet arrivano il 95% delle prenotazioni.


Oggi perfino il muratore e l'idraulico di Franco hanno su Internet un loro sito.

 

Un'altra nota - questa invece simpatica ....
fu quando molti bambini rimasero incantati quando seguirono in TV, nella famosa trasmissione del sabato sera di Raffaella Carrà, le impacciate movenze del ROBOT "Il Topo", che Franco aveva imprestato alla RAI per la trasmissione, dopo aver fatto con successo un'altra sorprendente Fiera dell'Elettronica. (lo possiede ancora!).

Franco quell'esperienza dei computer la definisce ancora una esaltante avventura decennale oltre che una precisa conquista territoriale.
Aver introdotto per primo i computer in molte città italiane, industrie, scuole, banche, divenire a quel tempo l'unico fornitore di programmi, avvalersi di una pubblicità martellante (intere pagine di giornali e riviste) pro sè, essersi impadronito di conoscenze - per l'epoca ignote quasi a tutti - e nel saperle fruttare contattare migliaia di clienti sparsi ovunque, impegnando tutta la famiglia appassionatamente in una stressante attività lavorativa senza soste, ma per tutti alla fine giovevole e appagante e mai banale.

Intanto cresceva la famiglia. A cui Franco non fa mancare le attenzioni di padre.
Ogni tanto si prende qualche giorno di relax, facendo con loro con un nuovo camper tanti viaggi, non solo in Italia ma anche in giro per tutta l'Europa.
Per fargli scoprire altri luoghi, altra gente, altre bellezze, e nel giocoso divertimento coinvolgerli anche un po' nella cultura. Farli insomma diventare cosmopoliti in un mondo - che stava diventando - sempre più globalizzato.

VIAGGIO A STOCCARDA


il bellissimo parco del Castello


POI, SUL RENO A KOBLENZA



A BON (a Casa di Beethoven) - Poi A COLONIA


AD AMSTERDAM (CASA DI ANNA FRANK E AL MUSEO VAN GOGH)


A BRUXELLES


COL NOSTRO CAMPER A BRUXELLES (L'ATOMIUM)



VIAGGIO IN SLOVENIA - ALLE GROTTE DI POSTUMIA


VIAGGIO A PARIGI


PARIGI ( sulla cupola di Notre Dame )


PARIGI - IL BEAUBOURG e IL LOUVRE


VIAGGIO IN SVIZZERA - GINEVRA - IL PALAZZO DELL'ONU


SEDUTI SULLO SCRANNO DELL'ITALIA


VIAGGIO IN JUGOSLAVIA - BELGRADO


VIAGGIO IN GRECIA - LE TERMOPILI CON LEONIDA


ATENE - L'ACROPOLI


LA PRIGIONE DI SOCRATE


ATENE VISTA DAL LICABETTO


VIAGGIO A MICENE - TOMBA DI AGAMENNONE


MICENE - LA PORTA DEI LEONI


EPIDAURO - IL TEATRO


LA VALLE DEI TEMPLI


VIAGGIO IN OLANDA A Kinderdijk, - NEL PAESE DEI MULINI A VENTO


VIAGGIO IN AUSTRIA - VIENNA, A CASA DI SISSI


A SALISBURGO - LA CASA DI MOZART
SOTTO, SALISBURGO

GRECIA - SALITA ALL'OLIMPO


VIAGGIO IN ENGADINA (SVIZZERA)

e ovviamente un po' di montagna


Al ritorno dai tanti viaggi, ovvio che a dedicarsi ai computer i suoi due rampolli non potevano essere meno del padre. Fin dall'adolescenza si appassionarono moltissimo e alla fine, dopo qualche anno ne sapranno più di lui.
La figlia ( Susanna > ) i primi passi sui computer li fa già a 13 anni, poi a 16 è già una reginetta dell'informatica alla annuale fiera dell'Elettronica; a 20 anni già consulente dell'IBM per la clientela che usa i nuovissimi AS-400. Indi libera professionista per gli stessi.
Ingegnere informatico il figlio ( Marcello > ) uno dei primi esperti in linguaggio Java, con sede a Milano e a Lugano, per i programmi di telecomunicazioni sui telefonini, industriali, delle Ulss e soprattutto su quelli finanziari e bancari (oggi opera appunto in Svizzera, operando nella sicurezza informatica di un grande gruppo di banche).


Dieci anni correndo così, dopodichè  il silenzio sulla maxigestione, una chiusura per eccesso di lavoro commerciale (avere 6000 computer in giro, e una diffusa specifica ignoranza, c'era da impazzire) quindi la necessità del rilassamento per potersi (dagli abusi fisici) restaurare. Franco curò molto professionalmente i figli e scelse di fare solo più i programmi, più redditizi come valore aggiunto, oltre che essere appagante visto che li faceva lui. Poi nelle pause ancora con un altro camper, e con i figli via in giro ancora in tutta Europa a fare il globe trotter,, poi al ritorno - sistemati i figli, pure loro nell'ambiente informatico - .....
.... una bella villa in campagna, e dentro a rinnovarsi, ancora una volta l'ex paracadutista a riproporre se stesso.
E così l'amor di pittura ha ripreso a funzionare, come una liberazione dallo schema, come il coltivare piselli, o seminare  fiori, libero dagli affanni, dagli impegni e dalle ore, tra passeggiate nel giardino e nell'orto e le incursioni sulle tastiere dei suoi numerosi computer sparsi in casa ovunque (ne ha 60, di tutte le "epoche"), con due/tre sempre accesi, caldi, con fili e fili che si uniscono a paraboliche, telefoni, modem, trasmittenti, che come una ragnatela ma anche come un "filo di Arianna" - lui afferma - ti portano nella "vetrina del mondo", dentro quell'universo dove gli  uomini  creano, pensano, agiscono. Che è poi la vocazione degli umani, o almeno così dovrebbe essere".

Sarà la volta per credere di più nelle sue capacità naturali? Per ora è intensa la sua produzione artistica, per di più non si estingue l'abbisognamento del sapere in mezzo alla sua sterminata biblioteca, ma non è più una corsa al galoppo della sicurezza, vi è certezza d'aver superato le fondamentali prove, ora la pittura può diventare delicata poesia libera dai soffocamenti, risultare perfino un sereno conforto sentimentale; e il computer o meglio quella cosa che lui ora chiama "rete"; ed è quello che lui ha sempre cercato nel suo peregrinare e... (afferma senza il minimo dubbio) trovato: sentirsi in comunione e  cittadino del mondo.

Non male come vita. Come dire che non esiste l'impossibile, c'è spazio per tutti, c'è sempre un libro aperto, un campo inviolato, che con la fiducia e la volontà è doveroso e vitale per tutti renderlo fertile e sviluppato.

L'ultima "pazzia"? è stata quella di far partorire un sito dai suoi computer e poi metterlo nella Rete che nei primi anni '90 stava nascendo (pioniere anche in questo - molto prima di Wikipedia). Un insolito sito, una cronistoria bimillenaria del mondo e quindi dell'Umanità, una STORIOLOGIA anno per anno, con testi alla portata di tutti, senza tanta erudizione linguistica e redazionale, ma con qui e là qualche relativa verità filosofica attualistica, semplice, ma sufficiente per interessare tanti suoi amici ed ex amici-clienti che lo conoscono più da vicino o che da lui hanno per la prima volta visto un computer o appreso che cos'era Internet.

Poche migliaia di pagine, e già c'era qualche sponsor interessato, ma che voleva poi lui dire cosa bisognava mettere o non mettere, e quindi l'ovvio rifiuto del "Franco libero". Anche perchè gli amici hanno cominciato a trattarlo quel sito come il sito da portarsi dietro nell'anno Duemila e anche nel dopo Duemila, così com'è, "naturale", senza "editor" e "visor" dall'alto; molto semplice ma singolare e degno di attenzione. E lui per non tradire questo gesto di affetto - inaspettato ma molto gratificante - ha deciso (subito, immediatamente!!! pagandosi perfino le spese) di non cederne i diritti a nessuno, di non svendersi per poi doverlo modificare, ma di servirlo così com'è. E intende -dopo la prima parte- riversare altri contenuti e ampliarlo a dismisura, forse 100 mila pagine, forse 200 mila, ma conoscendolo sono sicuro ne farà 1.000.000. Significa che terminate le prime pagine oggi disponibili,  fra qualche mese saranno tutte  in rete a beneficio di tanti amici che lo seguiranno in questa nuova avventura.
il suo sito è "STORIOLOGIA".

OGGI QUEL SITO HA RAGGIUNTO E SUPERATO 2 MILIARDI DI VISITE !! !!!



Da vero esperto informatico e maniaco della precisione con un programma astronomico ha fatto passare per giorni e giorni su un suo computer le 720.000 notti stellate alla ricerca di quella stella che brillava (??) a Betlemme (vedi l'anno 1 d.C.);  non contento, in alcune pagine dopo mesi di calcoli con i suoi computer, vi cita la popolazione che ci sarà  nei prossimi sessant'anni nelle città e nelle regioni d'Italia (ha le nascite di ogni città degli ultimi cento anni), oppure vi da  i minuti e i secondi dell'eclisse totale di Sole  del prossimo 2086 e perfino quello del 2187.



Lui al computer non scrive, gli parla, e sullo schermo vedi le parole trasformarsi in lettere, che riempiono pagine e pagine, poi fa un paio di clic, e "quelle" vanno per il mondo. E' cosciente dei suoi limiti e si schernisce che non sa scrivere, lui vuole solo raccontare, ha fretta, non corregge, fatta una pagina ne fa un'altra, sono piene di errori, ma lui va avanti, ha fretta di raccontare tutto. ("Abbiamo tutti - al massimo - 1000 mesi di vita, quindi ...")
Inoltre mi ricorda che per correggere "sono nati apposta gli scribacchini, che sanno fare solo quello";  lo diceva Napoleone che nello scrivere era proprio una frana. E altrettanto diceva Erasmo da Rotterdam a proposito di chi "nasce con la sola vocazione nel cercare un puntino fuori posto".

Invece a posto e dietro alle sue spalle lui ha una sterminata biblioteca, 30.000 volumi, molti rarissimi, introvabili (dal 1500 in poi, e non mancano circa duemila testi sull'informatica), 27.000 dischi, 100.000 giornali, dove cerca il fatto, il personaggio, puntando sicuro sul volume che ne parla, che ha già sfogliato e letto, e ricollega il fatto o il personaggio ad altri fatti e personaggi e spesso con il suo  vissuto di anni fa, e lo ricongiunge e lo riassume a suo modo con i suoi ricordi e la sua straordinaria e dinamica vita. Da fanciullo nel periodo della guerra, (vedi qui la drammatica storia... a Chieti ...è uscito vivo da sotto un bombardamento, vivo da un mitragliamento, ha visto fuggire a casa sua il re d'Italia, conosciuto di persona Montgomery, Churchill, Badoglio, Rommel, Togliatti, De Gasperi, Moro, Pasolini, Giovanni XXIII, ha vissuto in prima persona e in trincea il terrorismo, il miracolo economico, fatto il manager del consumismo, il pioniere delle nuove tecnologie,  girato il mondo
(ha tre milioni di chilometri di viaggi - che sono settanta giri intorno al mondo) infine è diventato un pioniere  dell'informatica.

Ne ha da raccontare! Sta facendo a suo modo il suo diario, il diario di questo nostro secolo, ma anche  qualcosa di più, perchè non è solo il suo ma é anche il nostro stupefacente secolo
.
(Corriere dei Berici - 7 Gennaio 1996 - Gabriele Scotolati)
Alla vigilia del 2000, anche il GIORNALE DI VICENZA, a Franco gli dedica una pagina intera.


i testi leggibili sono qui > > >

 

Qui termina la singolare biografia di Franco. Con una curiosità. Franco non ha frequentato
nessuna scuola. Salvo (negli anni della 2nda Guerra Mondiale) le elementari, e queste
tutte in una stessa aula, con un settantenne professore liceale di Greco e Latino da
vari anni in pensione, richiamato in servizio essendo tutti gli altri al fronte.
Poi Franco, a 13 anni iniziò a lavorare, in tipografia, a rilegare libri.
E a leggerli
!!! Tanti, tanti, tanti !! Come dire... e infatti Franco dice:

"Se si vuole cambiare il proprio destino si può.
Il mio "Credo?": quello di Nietzsche: "Il perdente è sempre l'uomo ignorante".
Tra le forze della vita ve n'è una molto importante: è la volontà, e basta usarla.
Poi imprimersi la fiducia e relazionare d'attacco senza mai mollare.
Se vi sono avversità o degli eventi negativi nella vita, si affrontano !!

Solo chi si da per vinto ha veramente perso !!! "

Lo abbiamo visto ! Più di così !!!

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Qui sotto i motti prediletti da Franco
per anni e anni, nel suo operare in giro per l'Italia e l'Europa
(3 milioni di chilometri - 70 giri del mondo)
li ha avuti sempre incollati sul suo cruscotto

Quanto allo spirito di avventura, al desiderio di cielo (come paracadutista)
e amore per le sue montagne (come scalatore e rocciatore)
questa è sempre stata un'altra sua amata poesia: di Whitman

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oltre i suoi cari, moglie, figlie, nipoti....
gli oggetti più amati: sono i suoi libri...
( ne ha collezionati 30.000 )

poi la musica....

( in 78, 45, 33 giri, CD, DVd, cassette, ne possiede 27.000 pezzi)

la montagna più amata: le Tre Cime di Lavaredo....


i fiori.... soprattutto del suo giardino ....


l'animale più amato: il passerotto (pettirosso)...

( che se non trova le sue quotidiane briciole sul davanzale, col becco mi picchia i vetri )

il paesaggio più amato: il cielo stellato ( l'Universo )



non occorre prendere auto, aerei, navi e mettersi in viaggio
abbiamo sempre sopra la ns. testa in ogni luogo lo spettacolo di 13 miliardi di anni
visibile a tutti noi che siamo ospiti su questo pianeta per soli.... 1000 mesi !!!!!
( Franco é già a 990 !! )
vedi TUTTI i "nostri/vostri" 1000 MESI > > > > > > >

Amici lettori fate come Franco .......

i 1000 mesi spendeteli bene !!!

............................

QUI TERMINA IL PRIMO VIAGGIO DI FRANCO

SE VOLETE
ORA PROSEGUITE CON IL TERZO

QUELLO ATTUALE ....

QUELLO "DEL RIPOSO" CON LA SUA BELLA FAMIGLIA, VEDI......

 

TERZA PARTE > > > >

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