MA PER CAPIRE BENE IL PERIODO NON
SI PUO' FARE A MENO DI LEGGERE PRIMA, CIO' CHE AVVENNE
AL TERMINE DELLA 1ma GUERRA MONDIALE
LO SCONQUASSO DELL'EUROPA CHE ANCORA OGGI NON E' FINITO

* * * ANNO 1919 - CONFERENZA DI PACE A PARIGI - VINCITORI E VINTI > > > >

Questo testo non vuole essere apologetico, ma solo riferire un clima politico e la cultura del tempo, ciò che veniva pubblicato e quindi ciò che si leggeva. Quindi - senza fare alcun commento - riportiamo fedelmente i testi, non per dare torti o ragioni, ma per capire. E' dal passato che si costruisce il presente e su questo si costruisce il futuro. Volerlo ignorare, il passato, si rischia di ripetere gli errori contenuti in tanti demagogici "Vangeli" che ogni tanto vengono riscritti da un nuovo "uomo della provvidenza". - Più avanti - così saremo imparziali - troveremo anche gli altri "vangeli" quelli di LENIN, quelli di STALIN, quelli di NAPOLEONE di GARIBALDI di GIOLITTI l' 'ISLAM gli EBREI, le varie RELIGIONI gli STATI UNITI ecc. ecc.- EL FASCISMO)

seguono 34 altri link
su Mussolini e Fascismo

MA INIZIATE SUBITO con

Mussolini fece tutto da solo? ) > >
(in breve: la nascita del fascismo, la guerra, la resistenza, le leggi razziali, l'antifascismo
l

EPOI LA TABELLA
riguardante HITLER e la sua guerra >>>>

E ANCHE
LA DISASTROSA GUERRA ALLA FRANCIA
CHI LA VOLLE? MUSSOLINI O GLI ITALIANI? >>>>>

INFINE ANCHE
LA COSIDDETTA "LIBERAZIONE" detta anche "RESISTENZA" >>>>>>>

FACCIAMO QUI UNA LUNGA PREMESSA:

POI PIU' AVANTI, IN FONDO LA BIOGRAFIA:

"Fascismo" per molti nel ventennio significava dire "Mussolini". Cioè che Mussolini era il "fascismo" e che il "Fascismo" era "Mussolini". (lo disse poi anche Montanelli >QUI > in rete - >, lui che era fascista tutto di un pezzo, quello che scriveva su "Civiltà Fascista" in queste pagine > > > ; lo stesso che quando ci fu la Guerra in Eritrea scrisse "Questa guerra è per noi come una bella lunga vacanza dataci dal Gran Babbo in premio di tredici anni di scuola. E, detto fra noi, era ora !!" - " Nessuno di noi si augura che la guerra finisca, abbiamo un solo desiderio: continuare!" - Ma non fu di parola perché nella disfatta DOPO LA GUERRA ALLA FRANCIA, poi scrisse "I più fecero come chi scrive, cioè nulla. Ci lasciammo portare dagli avvenimenti quasi dissolvendoci in essi, e senza contribuirvi nè in un senso nè nell'altro".
Infatti come tanti altri comandanti come lui.... non contriburono. Potevamo Vincere?
Nella "Resistenza" con i suoi trascorsi molti diffidavano di lui. Nel '47 scrisse un pamphlet "Il buonuomo Mussolini". Uno scritto che non era di certo un incoraggiamento per i comunisti, infatti lui scrisse: "se prendono il potere i comunisti, che naturalmente avranno alle spalle le forze armate sovietiche, noi ci battiamo."-
E nel '76 per impedire la salita al potere del partito di Berlinguer, divenne un DC, famosa la sua frase "Turiamoci il naso e votiamo DC". - Quando poi nel '77 le BR gli sparono alle gambe, rialzandosi a fatica disse nostalgicamente "Il fascismo mi ha insegnato a cadere in piedi".
- Fautore di una destra ideale (!!) divenne ammiratore di Berlusconi, perché favorevole a una coalizione con la Lega Nord e il MSI (!!) . Che nel 1994 Vittorio Sgarbi, lo definì "un fascista".
Anche se il "fascismo" era morto da tempo con Mussolini".
(la nomea "fascista" era del 1882-1892 di orientamento socialista, erano gli agitatori confluiti poi nel "FASCIO OPERAIO" sempre socialista. - E "fascista" voleva dire attaccare gli avversari sul piano personale fisicamente”.

Quando Mussolini fu appeso a Piazzale Loreto era dunque morto anche il fascismo, o meglio dire il "mussolinismo". E gli ex fascisti (cambiando subito casacca) applaudirono pure. Dalla sera alla mattina erano diventati tutti "antifascisti"!!.

Ma prima nel ventennio - fino alla caduta di Mussolini, tutti erano diventati "mussoliniani" cioè "fascisti". Prova ne sia che molti (anche noti capi) militarono in seguito nella sinistra comunista dichiarandosi "antifascista" e con loro tutti coloro che erano stati "fascisti". Perfino nella Repubblica di Salò, dove la sinistra aveva appoggiato la "Socializzazione" che aveva il marchio di "socialista" ma che di certo non era "bolscevica" come alcuni di loro volevano. Ed alcuni remarono contro.
Ma la stessa "Socializzazione" del '43 non era di certo gradita neppure ai "Padroni". Perché si parlava di coogestione delle fabbriche, accesso agli utili, politica sociale. Uno spauracchio per tutti loro.

Cambiate le acque, il 25 aprile, proprio i "Padroni" che avevano finanziato la "Resistenza" (vedi in altre pagine i denari distribuiti)- e non é che erano diventati improvvisamente stalinisti, e sensibili al proletariato, più semplicemente si preparavano un alibi per un domani per rimanere "Padroni" - . Sovvenzionarono il movimento e concertarono con loro una vaga linea per difendere il posto di lavoro degli operai; organizzavano perfino dei finti scioperi. E nel farlo utilizzavano anche i "Partigiani" di sinistra; ma il loro unico vero intento era quello di salvare le proprie fabbriche.

Ma alla "liberazione" del 25 aprile (non dei "Partigiani" ma "liberazione" degli ex nemici poi chiamati "Alleati" il 29 aprile dopo che avevano finalmente oltrepassato il PO) la prima cosa che chiesero i "Padroni Italiani" (anche loro prima Ex fascisti) al nuovo (vantato) governo provvisorio del CLN, fu la cancellazione del decreto 375. Cosa che il CLN per prima cosa fece lo stesso giorno 25.
I "Padroni" tornarono a fare i Padroni". Fu uno smacco per i comunisti di Togliatti che aspettavano di "Bolscevizzare" l'Italia; infatti attesero invano l'entrata a Trieste dei Titini. Cosa divenuta impossibile con gli anglo-americani in italia. Che se solo ci avessero provato avrebbero fatto la fine dei comunisti in Grecia: Churchil ci aveva riempito i cimiteri.


LA RESISTENZA IN UNA SCIAGURATA GUERRA
Ma di questa guerra, vogliamo essere un po' realisti ?
o giriamo il mestolo dentro la pentola
degli italiani.... ieri "fascisti" e..... oggi tutti "antifascisti"
senza voltarci?

L'accusa ricorrente dell'"antifascismo" a Mussolini é sempre stata quella
di aver scatenato una sciagurata guerra.
Che gli italiani si dice "non volevano" e si dice ancora oggi" non erano mai stati dei "fascisti".
Ma perchè questi antifascisti di oggi i loro nonni e i loro padri
non si tennero le mani in tasca invece di gridare "Guerra! Guerra!" ???

Mussolini poi pagò appeso a Piazzale Loreto con i ganci da macellaio
in una "spettacolare bellezza" scrissero i giornali.


Gli USA poi in una altrettanto sciagurata guerra in Vietnam
dove intervennero 2.500.000 uomini, i morti e feriti furono ca. 215.000,
700mila giovani veterani soffrirono di traumi psicologici,
molti si suicidarono, mentre 500.000 americani disertarono riparando in Canadà.
Di Vietnamiti ne uccisero ca. 2-3 milioni con le più sofisticate armi. Ma furono sconfitti.
Quella guerra spaccò la società americana in due.
Fu la prima disonorevole sconfitta della superpotenza americana, creduta invincibile.
Eppure per i responsabili del disastro con l'onta della sconfitta -
i 5 Presidenti USA che l'avevano dichiarata, sostenuta e persa -
nessuno pensò di appenderli in un distributore di benzina assieme alla loro donna.

Analizziamo bene - SUBITO - in questa pagina i fatti
e giriamoci il mestolo dentro >>>>>>


UNA MIA OPINIONE SUI FATTI
Qui sotto esprimo le mie modeste opinioni e i fatti che io stesso ho vissuto. Voi dite la vostra.
Se esiste ancora la reciproca libertà; dite qualcosa sugli attuali "accoglimenti" , "invasioni", "resistenze".

 

Certo che ci fu la "LIBERAZIONE" detta anche RESISTENZA, fatta dai "Partigiani" ma rispetto ai grandi numeri della guerra in Italia fu marginale. Il contributo fu praticamente irrilevante sul piano militare e perfino osteggiato dagli angloamericani stessi. Loro operavano col metodo "tayloristico", ottimizzare al massimo le proprie risorse di mezzi e uomini, non concepivano minimamente una "guerra di bande" simili a quelle fatte dai partigiani. Inoltre Churchill diffidava perché la maggior parte erano di sinistra, che volevano fare "l'insurrezione" con mire bolsceviche. Verso la fine del '44 le volevano perfino sciogliere le bande. Mandarli tutti a casa.
Rimandarono. Ma dopo aver fatto accordi ben precisi.
Che attuarono subito dopo la "loro" "liberazione" entrando Domenica 29 Aprile a Milano, sciogliendo tutti i gruppi, e facendosi consegnare tutte le armi; e solo da questo giorno l'Italia fu liberata dai nazisti ormai in ritirata dopo la resa di Wolf.
Le sfilate esultanti di partigiani ci furono, i loro capi in abiti borghesi, senza armi in mano e senza essere preceduti o seguiti dagli angloamericani "liberatori".



Mentre nella liberazione della Francia,
il 25 agosto 1944
ai Champs Elysees e sotto l'arco di trionfo,
nell'entrare a Parigi gli angloamericani
fecero sfilare in testa al corteo Charles De Gaulle,
nella sua divisa come Capo
della lotta di liberazione francese (ma che si opponeva al suo interno ai partiti comunisti e socialisti)
con al suo fianco un soddisfatto Churchill
. Lui ad avergli dato ospitalità per anni in Inghilterra, suo grande ammiratore, e come lui nemico tenace dei bolscevici.

Quel giorno a Milano era Domenica 28 aprile

 


Tuttavia dopo lo scioglimento, ma solo più tardi (come contentino per alcune azioni a loro gradite) fu rilasciato ai partigiani italiani un "Certificato al Patriota": Vennero consegnati dalle autorità, controfirmato da un ufficiale alleato e da un comandante partigiano insieme ad una misera pensione.
(Il "contentino" fu che fra le persone che hanno goduto dei benefici INPS, (erano ca. 30.000 - non 500.000) vi erano anche i responsabili della pulizia etnica perpetrata dai partigiani titini contro gli italiani). Compresi quelli della "Strage di Schio" che il 7 luglio 1945 - due mesi dopo la fine della guerra, partigiani della "Brigata Garibaldi" massacrarono mitragliandoli dentro una stanza 54 detenuti ritenuti fascisti tra cui 17 donne, la più giovane di 16 anni (!!!). Più che altro questa fu una vendetta belle e buona, un odio per vecchi rancori. Alcuni erano solo parenti di chi era stato fascista.
Il capo banda fu poi condannato a morte da un tribunale di guerra. Ma poi venne l'amnistia Togliattiana. E in seguito fu anche premiato.
Si è sempre anche parlato molto dei famosi 7 FRATELLI CERVI fucilati dai fascisti, ma nessuno ha mai ricordato i 7 FRATELLI GOVONI, trucidati dai "partigiani" (Brigata Garibaldi) l'11 maggio, a fine guerra), 13 giorni dopo la "Liberazione" Solo in seguito Fausto Bertinotti, riconobbe l'innocenza dei 7 fratelli Govoni. ("non hanno fatto niente, sono solo vittime, ma non come attori della storia" - quindi bastava non essere attori per essere fucilati). Alcuni responsabili non furono mai puniti altri ripararono all'estero. Risultò poi che i 7 fratelli non erano mai stati fascisti.

Come al solito in tutte le celebrazioni la verità storica passa in seconda piano. Tutti i ricordi della guerra partigiana serve per dirci che l'Italia era stata prima fascista e grazie alla retorica resistenziale si vuole far passare gli italiani tutte vittime del fascismo. E che anche l'intera nazione era "razzista".
Chi invece aveva fatto carriera sotto il fascismo (e poi la conservò), e anche chi aveva fatto grandi affari (e continuò a farli) rimase zitto zitto.
(ma possediamo un poderoso volume di 800 pagine dove sono riportati i profili e le immagini dei 2000 "ferfidi assertori e ricostruttori" del periodo fascista italiano. C'é di tutto; i più noti industriali e banchieri italiani, apprezzati notabili, professionisti, famosi intellettuali, giornalisti, artisti, scrittori, maturi nobili, principi, conti e marchesi, ecc. Tutti ex fascisti). (nel dopoguerra e fino al "93 zitti zitti hanno fatto la "grande abbuffata" >>>>>> >


Parlare di antifascismo come un ideale unico non ha mai avuto un fondamento: in realtà vi era stata alla nascita del fascismo solo UNA breve opposizione democratica socialista (borghese, liberale -
appoggiata dagli industriali)
e UNA opposizione comunista (dal '21 ex socialisti, votati al bolscevismo prima leninano poi staliniano) che guardava al rovesciamento del capitalismo. Era infatti di Lenin il motto «Noi dobbiamo sterminare la borghesia come classe»).
Fra i due opposti poli con divergenti opinioni,
l'opposizione proprio della borghesia fu breve, la riforma politica e sociale in senso progressista (nel "Programma" del '19) non venne respinta ma semmai - dopo l'errore della sinistra con il "Biennio rosso" con gli scioperi selvaggi e le occupazioni delle fabbriche - si reagì....

In quel clima, nel '21 i nuovi borghesi si appoggiarono proprio al nuovo partito fascista, che prometteva più legalità e si schierarono proprio con Mussolini con il loro consenso i "fervidi assertori e ricostruttori" .
Questi l'antifascismo lo lasciarono alla sinistra e questa si pentì come vedremo, con Togliatti, che avrebbe voluto lui fare il vincente "programma del '19").
Questo consenso degli italiani fu molto più ampio e autorevole di quanto si pensi e si legga in alcuni libri di storia dalla memoria corta o del tutto assente.
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FU PROPRIO QUESTO CONSENSO A FAR DECOLLARE IL FASCISMO.
DA SOLO MUSSOLINI AVREBBE FATTO BEN POCO.

 


DA SOLO M. POTEVA FAR BEN POCO

Oggi invece si da del "fascista" verso alcuni italiani solo perché vorrebbero conservare la propria civiltà, le proprie leggi, la propria cultura, le proprie tradizioni, la propria religione, la propria casa. Certe accuse sono un alibi per usare violenza con metodi fascisti, operando con la censura, con insulti, minacce, manifestazioni di odio.
Il fascismo così tanto vituperato sta tornando ma.... singolare....a parte inverse con la volontà di una dittatura di sinistra. Lo abbiamo visto anche al Salone del Libro di Torino. (che non è privato ma pubblico). Non vogliono dare visibilità agli editori “diversi” - detti "fascisti" operando proprio con gli stessi princìpi fascisti che hanno negato per anni la libera espressione con la censura. E poi dicono nulla, quando allo stesso Salone vi è lo stand dove vi sono il libri dello Sharia dell Islam!!! Paesi dove vige un'altra forma di diritto, come la pena di morte, le lapidazioni, la poligamia con il Nikah e altre violazioni, e con un'altra "Legge di Dio".
Per noi il Maggio è la festa della Madonna, per loro è il mese del "Ramadam" (che oggi asseconda anche il Papa baciando ai capi islamisti perfino i piedi.
“Quando il mese di Ramadan inizia, le porte del Paradiso vengono aperte" Diceva Il profeta Maometto.

E aperte sono oggi anche le piazze d'Italia.....

e presto...... anche a SAN PIETRO sarà aperta

"splende di luci nuove"


"Il Corano è la luce nel buio, illumina il cammino dell'uomo"
va dicendo Leoluca Orlando in Sicilia

Ultimamente PAROLIN, Segretario di Stato Vaticano: "L'Occidente dovrà chiedere scusa a papa Francesco". Perchè non diamo la "umana" "accoglienza" a chi professa un 'altra religione. Forse perché oggi una religione vale l'altra. Forse un giorno i miei nipoti vedranno in piazza San Pietro per la benedizione un papa non argentino, ma senegalese, nigeriano o perché San Pietro diventata una moschea ci sarà forse un Iman islamico.
Ma qualcosa del genere nella Storia è già accaduto, con Lutero, e con Enrico VIII, aveva 6 mogli ed é anche diventato papa dei protestanti.
Tempo addietro facevano le "Crociate" contro gli infedeli. E non molti anni fa i comunisti erano scomunicati dai papi, oggi ci vanno a braccetto con il "grido" "aprite i porti". "siamo tutti fratelli".
Ma questi "altri fratelli" non sono affatto d'accordo. Dicono "Hallah è più grande".
Dicono che Il mondo è lì solo per loro e non può essere contaminato da altre religioni.
Mentre a Vicofaro un "contaminato" prete "accogliente" parla già di scomuniche a Salvini, rischiando un sisma al nord con centinaia di chiese deserte. Mentre un altro ha fatto celebrare il Ramadam nella piazza della Cattedrale con i preti a guardare, e con i parrocchiani piuttosto "indignati").

Forse nella ultima San Remo il vincitore Mahmood, avrebbe attirato meno attenzione se avesse usato il suo vero nome di battesimo Alessandro (visto che dice di essere nato a Milano quindi italiano - lui dice che non parla arabo ma poi inserisce nella sua canzone una frase in arabo).
Altri (ma chi?) facendo i furbetti, se lo sono accaparrato, inneggiando il trionfo della multiculturalità, che questi sono le nuove "risorse", e che in Italia non c'é razzismo. Che siamo tutti fratelli.
E Mahmood profetizzza "Rappresento i giovani europei che vogliono restare uniti".
Che fortuna che abbiamo! L'Unione Europea é salva! Grazie a Mahmood.
Ma per farlo vincere hanno ignorato noi "fratelli cretini" che avevamo votato diversamente.

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TORNIAMO UN PO' INDIETRO

L'ANTIFASCISMO MILITANTE NEL '36 aveva già fallito.

 

L'antifascismo militante - dopo i successi di Mussolini nel '36, aveva perso le speranze in un crollo del fascismo. Così Togliatti elaborò una nuova strategia, basata sulle affinità che legava fascismo e socialismo. (ricordiamo che in quest'ultimo Mussolini ne era già uscito nel 1914).

Questo ritorno ai metodi e alle antiche violenze fasciste, sembra ciò che voleva un dispiaciuto Togliatti nel '36 quando lanciava l' "Appello ai compagni in camicia nera" - "Giovani fascisti! -"Noi comunisti facciamo Nostro il Programma Fascista del 1919" - " E' ora di prendere il manganello !!!!! " - Togliatti era tutt'altro che "antifascista!!! -
("Siamo come voi")
Per il fascismo lui provava solo gelosia e invidia!!


https://www.lintellettualedissidente.it/storia/compagni-e-camerati-lappello-di-togliatti-del-1936/

Prima del '19 vi erano state sì organizzazioni basate sulla utopistica democrazia operaia, al grido "potere al proletario", come in Russia. Ma con i fallimenti dei diversi scioperi, sorsero le critiche negli stessi organismi sindacali, e tante altre critiche e diverbi nella stessa direzione del Partito socialista che incoraggiarono i capitalisti ad agire, attuando a loro volta le serrate.
Il programma di Mussolini era più realistico, meno utopistico, più riguardoso verso i 5 milioni di italiani che avevano fatto la guerra, e più aperto anche alla nascente nuova borghesia pur qualche volta nei loro confronti irriguardoso "avete fatto soldi con la guerra? e allora adesso dovete fare sacrifici e pagate anche voi").
(fu poi infatti Lenin a rimproverare la sinistra, di "essersi fatto scappare l'unico che poteva fare una rivoluzione in Italia" - Ricordiamoci che Mussolini era stato un socialista!).

A quel punto la nuova borghesia iniziò ad appoggiarlo sempre di più, fino a quando dal '22 in poi divennero i "Ferfidi assertori del fascismo"
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TORNIAMO ALLA LIBERAZIONE detta RESISTENZA del '45

Nell'azione cosiddetta della "RESISTENZA", dopo un breve periodo iniziale apolitico vi erano confluiti gruppi di differenti ispirazioni, anche se il pensiero dominante era comune a ogni uomo che ne faceva parte. Ed era quello di combattere l'esercito invasore nazista e i fascisti filo-nazisti; ma lo stesso dicasi per i fascisti della RSI (fino allora cresciuti nel culto della Patria e del Giuramento al Re e a Mussolini) e che ai loro occhi (ma non solo loro ma anche di tutti gli italiani che subivano i bombardamenti) gli invasori erano semmai gli anglo-americani, quelli che bombardavano terrorizzando le città e i paesi. Fra l'altro c'era la coscrizione, e il non presentarsi voleva dire essere dei disertori.

(Qui chi scrive, con i suoi familiari, non solo era contro i fascismo..... ma era anche contro gli americani.
Nel primo caso....
Per non far catturare dai tedeschi mio zio con cui vissi l'intera guerra (abitavo a Chieti nella dependance di Palazzo Mezzanotte, dove prima si rifugiarono i fuggiaschi dell'8 settembre, poi vi si insediò il comando tedesco, ed infine pure quello americano dopo i 10 mesi di stallo sul Sangro).
Io venivo rinchiuso con lui in uno sgabuzzino di un sottotetto onde evitare che nelle improvvise perquisizioni io 8enne dicessi qualcosa di sbagliato o di compromettente. Uscivamo guardinghi solo la notte. Poi passata la prima bufera
lo zio con una idea geniale trovò un banale stratagemma, prese dalla sua tipografia un fac-simile referto medico-ospedaliero (di ogni stampato in tipografia si conserva sempre una copia), lo compilò a suo nome, prese una vecchia gamba di gesso (usata anni prima da mia nonna) se l'applicò con delle bende a una delle gambe e con una vecchia carrozzella lo sospingevo fin dov'era la tipografia, dove poi entrava e non solo stampava manifesti ufficiali ma anche manifestini clandestini fino a notte tarda (che poi io infilati nella cartella consegnavo a quelli che furono i primi partigiani d'Italia) poi rasentando i muri lo riaccompagnavo a casa. Lo stratagemma funzionò. Ci andò sempre bene. Ma nei controlli avevamo sempre il cuore in gola.
Nel secondo caso....
Con gli americani e i loro bombardamenti fummo colpiti anche noi. Io uscii vivo da sotto le macerie. Ma sembra che ce l'avessero con me, perchè un giorno mentro giocavo in piazza a pallone con i miei compagni, improvvisamente comparve un caccia a mitragliarci. Le pallottole ci sfiorarono, ma quello non contento di non averci preso, fece una inversione per tornare, ma toccò con un ala il campanile e precipitò proprio davanti a noi. Noi ragazzi davanti a quel corpo sfracellato che penzolava dalla carlinga, facemmo la felice danza tribale della morte, infierendo su quel cadavere, sputandogli addosso. Eravamo diventati anche noi pazzi. E quelli erano i "liberatori"!.
( qui l'intera mia odissea a Chieti >>>>

 


A osteggiarli poi gli americani (sia durante come nel dopoguerra) c'erano anche i "rossi", perchè il loro "faro" era il bolscevismo, la terra dove si distribuiva latte e miele. - Nei Kolchoz, nelle "proprietà agricola collettive" con a capo un borioso esponente del Partito. In fila a lavorare uomini e disgraziate donne.


Di conseguenza in Italia dal '44 al '45 ci fu una vera e propria guerra civile con "certi" partigiani che avevano altre mire non certo per ristabilire libertà e democrazia. Volevano solo imporre il boscevismo. Molte azioni di "questi" partigiani furono mirate a creare anziché evitare le rappresaglie. (lo scrivono gli stessi Bocca, Spataro, non certo fascisti come Pansa) >>>>

Ma è anche vero che poi la "LIBERAZIONE" fu fatta dagli angloamericani a ovest e a est con potentissime armate con milioni di uomini, con l'Italia colpita dagli stessi angloamericani con devastanti bombardamenti, perché per loro noi eravamo i "nemici", per aver l'Italia "intrapreso una guerra d'aggressione".
(nel 1945 gli USA possedevano 46.000 aerei, 20.000 carri armati, 17 milioni di tonnellate in navi).
(Relazione dei 3 Capi militari Comandanti Supremi degli USA - In originale) >>>>>> >
Sorprendente (e fu la loro carta vincente) la cooperazione delle tre armi
(come in Italia - (sic!) dove le tre armi erano in perenne geloso contrasto, spesso perfino ignorandosi reciprocamente).

Del resto per liberare l'Italia il "bomber command" della RAF e la USAAF di bombe ne usarono a sproposito non solo per distruggere le città ma per attaccare il morale della popolazione civile. Persuadendo gli italiani che il responsabile era il governo di Mussolini, suo l'errore per il quale doveva pagare la popolazione, dicendogli che la guerra era ormai persa.
Milano, Genova, Torino, Taranto, Napoli, Catania, Palermo, Cagliari ebbero la prima ondata di bombardamenti seguita da manifestini che dicevano che ce ne sarebbero stati ancora se non cacciavano i nazisti. E cosa potevano fare quelle prime bande di partigiani? Poco!
Fare una rivoluzione come volevano fare i comunisti "rossi" sotto una grandine di bombe non era facile. Churchill non lo avrebbe mai permesso. Con il suoi aerei avrebbe riempito i cimiteri di tutte le città (come aveva fatto in Grecia). Conveniva fare degli accordi, dei compromessi. E in tal senso non furono pochi i contatti in Svizzera sia con alcuni capi di partigiani che in segreto anche con il "burattino" Badoglio (che del resto per questo era stato messo lì a governare) .
In seguito appare sorprendente una certa assenza di ostilità nei confronti dei "bombaroli". Del resto i pesanti attacchi aerei sulle città italiane era il prezzo da pagare. Causarono immani distruzioni e ca. 100.000 morti di civili. La strategia era: "bombardare, bombardare, bombardare il "ventre molle" (By Churchill). Come a Milano quando avvenivano in pieno giorno. Tutti i bombardamenti di Milano > >in rete > > >

 

(anche al Trattato di Pace >qui in originale > + i giornali ecc. > > seguitarono a chiamarci sempre "nemici" non "alleati"- e precisarono pure che ("l'Italia si è arresa senza condizioni", anche se essa ha usato il termine Armistizio" (cioè l'Italia dovette consegnare le 3 armi, Marina, Aviazione, Esercito).
(Nè si afferma in alcun punto che nella "Liberazione" vi ha contribuito la "Resistenza". I Partigiani sono del tutto ignorati).

Nella liberazione bisognava andare sì con coraggio oltre il fascismo ma bisognava anche gettare i semi culturali e morali per formare una nuova repubblica senza più le violenze del tipo Piazzale Loreto. Lì non si esercitò sicuramente il coraggio. I veri "liberatori" ne erano perfino indignati.

Forse fu una rivalsa di alcuni contro chi aveva scatenato una guerra? Forse, ma in certi casi - purtroppo - per alcuni quella violenza fu dettata anche da ragioni personali, da questioni private, individualiste, e anche di una parte politica, non di certo collettiva.

Ma anche oggi la retorica di certe celebrazioni ufficiali non sono infatti per nulla collettive. Da una parte come dall'altra si ha sempre l'impressione di essere sotto attacco costante.
E se esiste ancora oggi questa impressione é perché non si é fatto nulla per la pace di tutti. Si dice che l'intenzione era per gli ideali comuni della libertà, della democrazia e della giustizia sociale.
Ma non dimentichiamo il tentativo del partito comunista che voleva fare una rivoluzione bolscevica sotto il vessillo della Resistenza; che però - fortunatamente - finì con i compromessi dei governi democristiani.

Compromessi?
Eppure qualcuno (gente che - per l'età - non ha mai fatto sicuramente il partigiano) va ancora oggi dicendo "noi partigiani non siamo in congedo, siamo sempre mobilitati". Ma contro chi? Nessuno. Per cosa? Zero. Tutto un bluff. O vogliamo tornare scannarci tra di noi?


Abbiamo dovuto cedere agli USA 120 basi in Italia. Si dice per difenderci da aggressioni. Ma oggi partono da qui le "missioni di pace umanitaria" contro Paesi spesso a noi sconosciuti, e sono loro che decidono per noi dove portare la "democrazia" se necessario anche con la forza.
Noi che andiamo dicendo che abbiamo combattuto l'invasione nazista, abbiamo poi ricevuto in cambio l'invasione atlantista. Ci dicono cosa dobbiamo fare, dove possiamo acquistare, dove starnutire.

Oggi i partigiani liberatori cosa dicono? Tutti zitti. Nessuna voglia di lottare. Del resto noi e loro non ne saremmo capaci, non abbiamo armi, aerei, portaerei, missili e bombe atomiche.

Nella memoria storica che circola si racconta che il fascismo era l’esercizio della violenza con le censure che esercitava il regime ma si rimane poi stupiti quando constatiamo che gli antifascisti a loro volta ancora oggi fanno ricorso alla violenza e alle censure.
Da apprezzare sono le migliori intenzioni, ma le buone intenzioni esercitate con la violenza e la censura non portano da nessuna parte non certo a quella che dovrebbe essere una sana convivenza civile.

Vogliamo tutti la democrazia, poi in certi casi la si vieta. Vogliamo la libertà di espressione ma poi la si censura. Vogliamo la legge è uguale per tutti ma poi per alcuni no. Vogliamo le libertà ma poi ognuno si prende le sue. Vogliamo la cultura per tutti ma poi certi libri sono vietati. Andiamo dicendo che ’Italia è un posto per tutti mentre altri più prudenti dicono l'incontrario.
Si ha l'impressione che noi tutti invece di essere dei soggetti pensanti siamo diventata tutti depensanti.

Abbiamo dimenticato tutti "UN TRISTE GIORNO" . Altro che "liberazione" !!
La realtà fu diversa. E non lo scrivo io !!!.

Il "Corriere della Sera", il 14 febbraio scrisse in prima pagina a caratteri cubitali



"Firmata a Parigi la nostra dura condanna"
"Amaro silenzio in tutta Italia"


Mentre la stampa inglese scrisse: (nel trafiletto in rosso)

"RASSEGNATEVI" !!!

C'era poco da festeggiare sia a Milano che nel resto d'Italia !!!
Eppure si festeggia ancora oggi dopo 74 anni (La "Dura Condanna")

Quando proprio a Parigi per ascoltarla questa condanna
prima di prendere la parola un pessimistico De Gasperi disse amaramente:

"Tutto lo sforzo che devo fare, é ricordare agli ALLEATI che li abbiamo chiamati così
perchè li abbiamo creduti tali" 

(comun. Ansa, 7 agosto 1946, ore 10.25)

Ripeto: nessuno ha mai chiamato a Parigi gli Italiani "ALLEATI".

E alla conferenza del severo e umiliante Trattato di Pace,
dove a Parigi era stato tutto già deciso
spartizioni territori, cessione colonie, danni di guerra , occupazioni ecc. ecc.
De Gasperi fece loro una
toccante premessa...
"Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto,
tranne la vostra personale cortesia,
é contro di me.
Sono citato con la mia qualifica di ex nemico,
considerato come imputato
dopo che i più influenti di voi
hanno già formulato
in una lunga e faticosa elaborazione le loro conclusioni".
-----------------------------

Forse a Parigi gli "scortesi" non avevano dimenticato un suo articolo
su «L’Illustrazione Vaticana» del 3 ottobre 1937.

Quando ci fu l'incontro dei DUE per suggellare l'"Alleanza" "Fascismo-Nazismo"


ALCIDE DE GASPERI - Titolo: "Mussolini e Hitler parlano al Mondo"
"Non erano soltanto due ministri che s’incontravano, ma due grandi popoli".
"Italia e Germania hanno ricostituito dalle fondamenta lo Stato unitario"
"La civiltà di questo vecchio continente è nata dalla fusione di elementi latini e germanici"
"Nei reali interessi dell’Italia e della Germania non esistono elementi di divisione"
«La solidarietà italo – tedesca è una solidarietà attiva e vivente. Uno sbocco e un risultato di affinità morali o di comuni interessi"
" Se si vuole arginare il bolscevismo, è necessario intraprendere un’attiva collaborazione"
"Regime e nazione sono termini indissolubili e non si colpisce l’uno senza ferire l’altra."
" Questa collaborazione è stato il motivo dominante dei discorsi pronunziati dal Führer e dal Duce."
" Ed è per questo che all’incontro Mussolini–Hitler non si volgevano soltanto gli sguardi del popolo italiano e del popolo germanico, ma quelli di tutti i popoli europei che cercano una guida"
" Ora il Fascismo e il Nazionalsocialismo sono prima di tutto due visioni della vita che rispondono a tutte le domande della coscienza individuale"
" E’ per questo che le dichiarazioni di Mussolini e di Hitler dischiudono le più fulgide prospettive."
(qui l'intero articolo > >

(e qui il discorso integrale di De Gasperi a Parigi > > >

e...... L'IMPERO COLONIALE DELL'ITALIA ????
A PARIGI FINI' NEL RIDICOLO !
(perdemmo le Colonie per 1 solo voto, di un ubriaco !!! )

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Dopo la loro "liberazione" venne la loro '"occupazione" quando crearono l' AMGOT (l'Allied Military Government of Occupied Territories) emettendo perfino il denaro (le Am-Lire). - "Loro a comandare, noi non contiamo più nulla" (By Badoglio).
Furono infatti pure loro a scegliere i Governi a loro graditi e anche tutti i prefetti nelle varie città, e questi erano tutti ex fascisti. Loro a installare sul nostro territorio 120 basi.

POI SI ARRIVO' ALLA COSTITUENTE

Certo nella nuova Costituzione iTALIANA, l’elemento determinante, fu l’antifascismo e una spinta forte furono fra i Partiti i "compromessi". Poi qualcuno disse che era meglio parlare di "intese" di "patti", di "accordi".
Anche se un "compromesso" era richiesto dal momento storico . Fatto sotto l’influenza della fine di una dittatura e con la presenza al tavolo di forze ideologizzate che hanno guardato alla Costituzione Russa del 1918 (aggiornata poi da Stalin nel 1936) come a un modello da cui prendere molte indicazioni. ( ne possediamo una copia originale, stampata a Mosca
che riproduciamo integralmente QUI >>>

Nei 556 Deputati della Costituente, non dimentichiamo che vi erano circa 200 deputati di sinistra (comunisti e socialisti).
Fu lo stesso RUINI rispondendo a una intervista su Candido ad affermare
“La nostra Costituzione non è applicata in più norme ed in più istituti; io ho affermato e deplorato più volte; e lo ripeto ora… Vi sono errori e responsabilità. Si è lasciato che dell’attuazione del testo costituzionale facessero bandiera e monopolio partiti che intendono valersi della Costituzione per promuovere al di là di essa un regime diverso e contrario".

(tutti i lavori della Costituente, i nomi dei 556 deputati, la loro appartenenza politica >>>>>

Se oggi la Costituzione è intoccabile, il motivo é chiaro. Esistono ancora i "compromessi". La sinistra non demorde. Anche se oggi non guarda più ai "Kolchoz" bolscevici ma ai grandi capitalisti e alla finanza occidentale.

Allora l' "antifascismo" della sinistra fu all'acqua di rose. Del resto se fosse stato irruento, o Churchill o gli Americani, sapevano cosa fare. Meglio quindi fare i compromessi.

E a proposito di "compromessi" Luigi Einaudi - diventato Presidente della Repubblica - lui i prefetti ex fascisti li voleva subito eliminare, ma poi proprio lui ne dovette nominare altri 30 sempre ex fascisti. Anni dopo la Liberazione, 62 prefetti su 64 provenivano dall’amministrazione fascista, e con loro tutti i 241 viceprefetti. Quasi tutti i questori – 120 su 135 – avevano fatto parte della polizia fascista. E Guido Leto, che della polizia politica fascista era stato il capo, dopo aver contribuito nel dopoguerra a riorganizzare i servizi segreti terminò la carriera come direttore delle scuole di formazione della polizia.
Infine c'era GAETANO AZZARITI - detto "il camaleonte del secolo breve" (By N. Pirozzi). Era nel fascismo Presidente della Commissione sulla Razza, il cosiddetto "Tribunale della Razza"; in tale veste, giudicò, emise sentenze, comminò pene e condanne.

A tale proposito: Le "Leggi razziali fasciste" in Italia (al pari di quelle naziste) furono emanate dal Re con il Regio Decreto 1389 il 5 settembre 1938. (tutti i documenti storici in proposito >>>> ). Queste leggi escludevano gli ebrei dalle istituzioni, dalle varie professioni, dalle scuole . Ma non c'era mai stata alcuna deportazione. Solo il 16 ottobre 1943 (quindi dopo l'8 settembre e l'invasione tedesca - con il Re in fuga che le aveva lasciate invariate) fu fatto il rastrellamento di 1259 ebrei al Ghetto di Roma . Nessun fascista italiano fu ritenuto abbastanza fidato da Kappler per partecipare all'azione. Anche se poi nella RSI al Nord alcuni "fanatici, fascisti, cattivi" contribuirono ai rastrellamenti.
Ma anche a Roma vi erano "fanatici, cattivi, ebrei" che consegnavano i loro conoscenti e perfino il loro famigliari ai nazisti; furono 747. Una di loro (la bellissima Celeste Di Porto - soprannominata "pantera nera") pur anche lei del Ghetto era amante di un nazista e gli indicava i nomi e gli indirizzi di ebrei che si erano nascosti. ( la lista Ebraica >>>>

Il 2 giugno 1953 AZZARITI fu fatto Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica. Il 3 dicembre 1955 nominato giudice costituzionale dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. Il 6 aprile 1957 Presidente della Corte Costituzionale e vi rimase in carica sino 1961, giorno della sua morte. (ne parleremo più avanti - nella 3a parte di "Mussolini fece tutto da solo").
(La Boldrini e la Segrè non hanno nulla da dire su questa anormalità?).

Personalmente a me non piace che si vada in ogni scuola per dire ai bambini che verso una popolazione- quella ebrea - che era un millesimo degli italiani - abbia fatto del becero, razzismo, deportazioni e uccisioni di ebrei. O fare monumentali memoriali o spedizioni di studenti ad Auschwitz per far rivivere "l’atmosfera da incubo e l’incubo del deportato”. Come voler far ricadere una grave colpa su tutti gli italiani stessi a futura memoria. Vi erano - come detto sopra - allora fanatici italiani cattivi, e fanatici ebrei cattivi (fino al punto che alcuni di essi - per denaro - facevano nei rastrellamenti spiate dando ai nazisti gli indirizzi di ebrei per farli arrestare). Ma fino al 19 ottobre 1943, a nessun ebreo era stato dagli italiani fatto del male. E riferendomi alla indignazione e al raccapriccio dei forni crematori, io ritengo un orrore raccapricciante anche il "forno crematorio" che in un colpo solo (risparmiarono i gas) fu buttato dagli angloamericani sui giapponesi.


Quanto alle persecuzioni bisognerebbe allora permettermi di ricordare anche coloro che oggi vivono nella striscia di Gaza
sono "esseri umani" che vivono oggi loro l'incubo. ( i cui superstiti in futuro racconteranno poi ai loro nipoti..... 'l'errore di esser nati e aver vissuto come palestinesi").
E vorrei anche ricordare che nel 1933 (sul New Yorl Times) furono gli ebrei a dichiarare guerra alla Germania, a volerne perfino l'estinzione. Su libri e giornali - che incitavano all'odio razziale verso i tedeschi, scrivevano: "bisogna strangolarla economicamente!!", "bisogna castrare tutti tedeschi !! ", "Per il bene dell'Umanità !!", "fare una guerra santa !!", "deportarli o renderli schiavi !! ". "la "Germania deve morire !!!", "Germany must perish !!! ". (giornali e libri sono spariti - ma nelle biblioteche esistono ancora!! >>>>>)

 

Volendo ritornare ad Azzariti e altri gerarchi bisogna qui dire che gli occupanti si fidavano più degli ex fascisti che non degli altri; "chi ha tradito una volta lo farà anche una seconda volta" (fu la considerazione fattami quando io entrai a far parte di un reparto italiano della Nato - Dov'era impossibile farne parte anche se si aveva un lontano parente comunista. - E altrettanto fecero in Germania, con gli ex nazisti, che vennero comodi per tenere a bada a Est il comunismo.


Alcuni elementi comunisti (che erano dominanti ma solo fra i partigiani al Nord) lottavano per unirsi all''Unione sovietica", per la dittatura e il comunismo. Tutti questi anomali "compagni" (con dentro nelle loro file 5-6 mila Russi giunti in Italia a dar man forte !!!!!!! ) non hanno affatto lottato per liberare l'Italia, ma bensì per tentare di imporre la dittatura sovietica nel Nord. E più sensibile a questo richiamo era soprattutto il proletariato più controllabile dai sindacati di sìnistra.

Eppure guardando oggi le "Commemorazioni" (con la pelle di chi è morto 74 anni fa) sembra che nei partigiani non ci sia stato nessun italiano. Dobbiamo tutto alla Russia, agli Iugoslavi, e agli ebrei. ( E' la Storia é manipolata, bellezza!!! )

Si sono però dimenticati che in Abruzzo, a Ortona, sul Sangro, a Montecassino, ci sono imponenti cimiteri di guerra, dove alcune tombe non hanno nemmeno un nome. Sono di anonimi britannici, canadesi, polacchi, indiani, tutti morti per liberare l'Italia dai nazisti. Di partigiani "liberatori" "rossi" nemmeno l'ombra. Per loro nessun "Giorno della Memoria". Eppure oggi certi soggetti 74 anni dopo (quindi avevano più o meno appena 5-10 anni))dopo quei tragici fatti si atteggiano loro ad eroi con stendardi di LIBERATORI.

Infatti il Centro e il Sud era già libero dal 9 giugno '44 per merito di questi "dimenticati" assieme ad alcuni Italiani senza il "fazzoletto rosso". Qui vi erano state le prime formazioni di partigiani apartitici; piccolissimi gruppi, ma già numerosi che si erano già formati in Abruzzo subito dopo il 9 settembre. A Chieti e nei dintorni già nella notte fra il 9 e il 10. ( io ero ancora decenne, ma c'ero e in un certo senso anche attivo).

Le azioni di guerriglia partigiana in Abruzzo iniziarono subito all'indomani del 9 settembre e termineranno il 9-10 giugno 1944, quando i reparti paracadutisti della "Nembo" (Folgore) entrarono per primi a Chieti e poi a Pescara, liberandole. Seguiti dagli angloamericani che iniziarono da quel momento a risalire verso il Nord, grazie proprio al "sacrificio" della Nembo.

Di bande in Abruzzo se ne formarono nei dintorni di Chieti non una ma ben 48, con circa 3500 uomini.
(la più famosa "la Maiella" che risalirono pure loro l'Italia e che li troveremo addirittura a Bologna e a Bologna e in Veneto a liberare Asiago).

Ha ragione oggi la "antifascista" Boldrini nel dire che "quella" "liberazione" fu fatta ( per assolverli dalle anomalie?) non solo dai comunisti rossi, ma anche da altri compagini politiche. Ma dimentica che insieme a queste furono i Paracadutisti della Folgore, la Nembo (lei che alle sfilate non li saluta perchè fascisti) e che - ricordo - dopo la liberazione di Chieti, metà di loro - tra il 1° e il 9 luglio 1944 - morirono a Filottrano > > - in quella che è stata definita la più cruenta battaglia sostenuta dal Comitato Italiano di Liberazione. (i caduti erano gli stessi che mi portarono sulle spalle quando entrarono a Chieti e li portai perfino alcuni di loro anche a casa mia per rifocillarli - dove mi stregarono con le loro gesta - perché poi diventai anch'io Paracadutista (poi antiterrorista) e come istruttore alla Scuola Carabinieri Sabotatori, avevo Oreste Leonardi, il Capo Scorta ucciso al sequestro Moro. Da chi? dalle Brigate Rosse!!).

Quindi io c'ero, la Boldrini NO. Ma si possono sapere questi fatti leggendo un minimo di Storia.

A prendere la redini di alcune di queste bande in Abruzzo fu il maggiore serbo Mattiasevic, che inizia a dare consigli preziosi a queste formazioni: "non concentrarsi, ma formare piccole bande". Era la diabolica tecnica che era stata riservata a Hitler in Iugoslavia: "ogni uomo deve essere soldato, comandante e stratega di se stesso".
Pochi storici parleranno di questi episodi della resistenza abruzzese contro i tedeschi. Non ne parlano perchè questa sorse spontanea, e perchè dentro non c'erano solo comunisti, antifascisti, ma anche fascisti. E questo non era quindi in linea con la (in certi casi demagogica e monopolizzata) Resistenza partigiana di sinistra del Nord; nè del resto quei fascisti che vi parteciparono convenne loro riferirla, perché era disonorevole parlare di defezioni dai loro ranghi.

Queste rivolte in Abruzzo sorsero spontanee... senza fazzoletti rossi al collo (fra questi uomini c'era anche il futuro presidente della Repubblica Ciampi. Che in una recente visita proprio in Abruzzo ha così sintetizzato le motivazioni primarie di queste bande non ancora ideologizzate: "fu un impulso istintivo a ribellarci".

Ma in quel caotico frangente, bisognava dunque decidere con chi stare; dove schiierarsi? in una unità partigiana o in quella di Salò? Gli scrupoli non erano pochi. Seguire l'istinto o attenersi agli ordini dei capi? Disertare o non disertare? Tuttavia ognuno prese le sue decisioni. Giuste? sbagliate?
Fu così difficile che un esemplare esempio fu la decisione che prese Franco e con lui in Italia tanti altri come lui. Poi processato !!
Vi riporto qui una di queste decisoni che è "paradossale" per chi vorrebbe semplicizzare TUTTO DA LEGGERE >>>>

Ora dato che erano "istintive" e non seguivano una razionalità educativa, ognuno seguì la propria coscienza; ed alcuni agirono con i riflessi incondizionati di quell'educazione ricevuta in gioventù (piuttosto pressante) e alcuni scelsero Salò.

Non dobbiamo quindi condannare chi scelse un'altra barricata dove combattere. Fino a poche ore prima del 8 settembre, gli oppositori al regime erano considerati traditori, banditi, antifascisti: questo era l'imprinting che tanti avevano ricevuto dai loro "maestri". Mica potevano girarsi da soli l'interruttore della propria coscienza.
Agirono pure loro come Ciampi. Andando o da una parte o dall'altra. Ma tutti conservando ognuno le proprie idee. Che erano piuttosto diverse rispetto al Nord.

Perchè ricordiamo qui - che poi al Referendum e nelle successive elezioni politiche, il Centro e il Sud, votarono per la monarchia e il fascismo -
(5.927.000 a favore Monarchia- 3.358.000 a favore Repubblica - e nel '53 oltre la Monarchia, il MSI in alcune città del Sud prese perfino il 23,5% dei voti) vedi elezioni in ogni città italiana >>>>>

ALLE PRIME ELEZIONI DEL 2 GIUGNO 1946
A Milano il PCI prese il 24,9 dei voti ---- A Roma prese il 13,4 --- A Napoli prese l'8,2 --- A Palermo prese il 2,2

MARSHALL dagli USA era stato del resto molto esplicito all'Università di Berkeley il 20 marzo: a solo un mese dalle elezioni. Aveva affermato che gli aiuti economici agli italiani, che erano già diventati in tre mesi milioni di $, "sarebbero cessati nel caso di una vittoria elettorale in Italia dei comunisti".


Le due minacce fatte arrivare su tutti i pulpiti d'Italia e zelantemente rinvigorite in ogni più sperduta contrada dai Comitati Civici, della DC paventando agli italiani lo spettro dello stomaco vuoto, aziende in crisi e l'anima dannata, "realizzarono" "il miracolo"!
In piazza Duomo a Milano, arrivano i primi camion della War Relief Services Il cardinale Schuster gli va incontro, benendo la "grazia di Dio". O meglio la "grazia degli americani".
--- DAGLI AMICI DEI "ROSSI" , DALLA RUSSIA - NULLA!!! SOLO PROCLAMI.

Cosa ottenne l'Italia dall'ERP (Ente Ricostruzione Europea)
in termini di aiuti...
... dopo tre anni di attività 1948-1951

VEDI QUI >>>>>
Fonte originale: il generale riepilogo della pubblicazione curata dalla
"Missione Americana ERP" in Italia - Ufficio Stampa - Divisione Informazione -giugno 1951
("Storiologia" possiede il documento originale stampato in Italiano a Roma a fine 1951)

SONO ELENCATE IN OGNI REGIONE TUTTI I NOMINATIVI DEI BENEFICIATI (nessuno comunista !)

"Certi" comunisti al Nord naturalmente aspiravano a un regime comunista: sarebbe stato ben strano il contrario. Era nel loro DNA dai primi anni della Rivoluzione Russa. Quindi se avessero preso il potere i partigiani "rossi" è presumibile che in Italia si sarebbe instaurato un regime comunista come poi avvenne in tutta l'Europa orientale dalla Polonia alla Romania all’Albania fra l’entusiastica approvazione dei comunisti italiani.

E più tardi entusiasti e con manifestazioni di giubilo furono quando giunsero proprio in Albania i "Maoisti".
(ma durò poco- più tardi ci pensarono anche qui gli USA)

Poi c'è stata la pace in Europa ma solo grazie agli anglo-americani. Non grazie ai Titini sovietici e i suoi simpatizzanti in Italia. Negli accordi di fine guerra, fra Russi e Americani l'Italia restò nella sfera di influenza americana e non fu possibile ai comunisti (praticamente ai partigiani "rossi" ) di prendere il potere con le armi (spuntate).

Certo che le elezioni in Italia nel '48 furono irruenti e battaglieri, con gli anatemi lanciati dai pulpiti, o con le processioni dell'anno Mariano che percorsero in lungo e in largo tutta l'Italia, provocando nel popolino scene d'isterismo - in ogni luogo avvenivano miracoli con la Madonna "piangente di dolore"... "per il pericolo rosso incombente").
Tutte le associazioni cattoliche furono usate per rinfocolare con ogni mezzo "la paura del comunismo" che é presentato come l'"Impero del Male", "una sventura per l'Italia qualora si insinuasse nella vita civile italiana questo cancro", "una disgrazia incalcolabile", "un salto dentro un abisso dove non esiste Dio".
L'"AVVISO SACRO" alle porte delle chiese era del resto chiaro: "E' scomunicato e apostata chi scrive, legge e diffonde la stampa comunista.... chi vota per esso.... ed è estesa la sanzione anche a quei partiti che fanno causa comune con i comunisti".
Per la Chiesa, il giornale l'Unità (Organo del Partito Comunista Italiano) era una "apologia" dell'odiato comunismo!!!. Anche se poi pure loro trasformarono l'ideologia cattolica che l'animava in ideologia del potere.
Sembra oggi che è apologia del fascismo se un giornale, un libro, una manifestazione non è allineata al "coro".

 

Poi c'è stata la pace in Italia ma solo grazie agli anglo-americani. Non grazie ai Titini sovietici e i suoi simpatizzanti in Italia. Negli accordi di fine guerra, fra Russi e Americani l'Italia restò nella sfera di influenza americana e non fu possibile ai comunisti (praticamente ai partigiani "rossi" ) di prendere il potere con le armi (spuntate).

Se questi ultimi sognarono all'inizio di abolire gli oppressori e di applicare il principio "siamo tutti italiani" creduto un giusto diritto, questo si è poi dimostrato un mito teoretico, perché le genti tendono a congiungersi e a disgiungersi secondo le necessità e le insoddisfazioni, a causa di altri soprusi che accendono nuovi rancori pieni di pericoli.
(anch'io allora dovrei essere pieno di rancori verso gli angloamericani: sono uscito vivo da sotto le macerie di casa mia bombardata da loro; e sono anche uscito vivo da una mitragliamento fatto in una piazza, vivo perchè poi il caccia, toccando il campanile cadde e si sfasciò proprio davanti a me. Ho dimenticato per vivere serenamente senza odi)

 

LA RESISTENZA AL NORD

Ritorniamo ancora a Milano nel '45.
Il comando generale delle formazioni partigiane del nord Italia è affidato a Luigi Longo; Pietro Secchia ne è il commissario politico. Si passa subito dalla iniziale spontaneità delle bande, alla precisione logistica con un organico inizialmente aperto a tutti i "patrioti", cioè senza discriminazione politica. (come in Abruzzo). Si guarda più all'azione militare, anche se non viene abbandonata del tutto (da parte dei "rossi") la subordinazione al partito.
DI DIO, il comandante partigiano del CLN, conia i motti "Tutto per l'Italia", "Da noi non si fa politica". (durò poco! Lui era di orientamento cattolico (!!)
i suoi appartenenti portavano al collo un fazzoletto azzurro; non "rosso" !!!).
Finì ucciso in Val d'Ossola (medaglia d'oro al valor militare).

"Da noi non si fa politica" Lui diceva. - All'inizio fu proprio così. Non si faceva politica. Ma nessuno immaginava una così lunga durata della guerra, una così lunga "latitanza", "diserzione", "fuga", "sacro dovere patrio", "difensori del territorio", "impulso istintivo a ribellarsi" ecc. ecc. Qui ognuno gli dia il nome che più gli aggrada.

Le prime "bande" sono dei "rifugi" di quel patriottismo astratto (di stampo risorgimentale) che piaceva sia ai partigiani ma anche ad alcune formazioni fasciste della RSI; entrambe si appellano alla Patria piuttosto che al partito.

Un patriottismo astratto che vi ricorsero tutti coloro che si sono sentiti (come se fosse un fenomeno biologico) investiti individualmente dall'onta di quanto accadeva, da una parte come dall'altra.

Ad entrambi non piaceva affatto (qui sta la componente biologica) l'invasione del proprio territorio di chicchessia, nè dai nazisti-fascisti (arroganti) nè tanto meno dagli anglo-americani (che bombardavano le città); i primi sappiamo erano alleati delle ex regolari truppe Regie dell'Italia, poi della RSI. Mentre i secondi (gli USA) da anni e fino al giorno 25 aprile venivano rappresentati sempre al popolo italiano come dei famelici lupi capitalistici.

Quando questi bombardavano venivano chiamati "assassini" di povera gente. "Ignobili assassini". Del resto Milano nell'aprile del '45 era stata mezza distrutta. (altro che "alleati").


Questi "alleati" avevano già distrutto 10.770 edifici, 63 Chiese, 144 Scuole, 144 Ospedali-Istituti. Spesso le bombe le buttavano a casaccio, per terrorizzare. (vedi l'infame e impressionante bombardamento a GORLA >>>> dove si vergognò perfino la morte ). E seguitarono anche dopo il 25 aprile a bombardare tutta la zona Est per mandare inequivocabili avvertimenti ai Titini che stavano dilagando sul confine, ed erano già arrivati a Trieste.

Kardelj, capo delle forze di liberazione slovene e luogotenente di Tito, ai capi comunisti dell'Alta Italia, parlava di una "comune presa di potere nella regione Giulia di comunisti italiani e sloveni".
Contribuì poi a gettare benzina sul fuoco la lettera di PALMIRO TOGLIATTI, segretario del partito comunista, con la quale si ordinava al comando della brigata Garibaldi-Natisone di porsi alle dipendenze operative del IX Corpus sloveno; la lettera conteneva anche il testo dell'ordine del giorno da approvare:
"I partigiani italiani (!!???) riuniti il 7 novembre in occasione dell'anniversario della Grande Rivoluzione accettano entusiasticamente di dipendere operativamente dal IX Corpus sloveno, consapevoli che ciò potrà rafforzare la lotta contro i nazifascisti, accelerare la liberazione del Paese e instaurare anche in Italia, come già in Jugoslavia, il potere del popolo".

Del resto dentro "rossi" italiani vi erano (a guidarli?) numerosi sovietici (ca. 5000 al nord - 1884 solo in Romagna).
(ci hanno poi detto - e ci dicono ancora - che avevano lottato per la Resistenza Italiana)
Ma era questo "patriottismo" italico o russo ?

Che fosse piuttosto astratto anche nei partigiani questo patriottismo non ci sono dubbi ma quando tra loro scoppieranno i primi litigi, le cose cambieranno; la tanto declamata coscienza nazionale divenne poi un colabrodo, con i vari buchi delle ideologie filosovietiche (filotitine), o filo americane, o filoindipendiste (Sicilia) - o con le ostilità dei vari partiti nuovi che andranno a formarsi, con quelli vecchi e stravecchi che miravano a consolidarsi, spesso con titolari che dopo lunghi esili all'estero si accingevano a tornare, e pur non vantando nessun merito, non solo volevano comandare ma svalutavano l'opera di quelli che (in quegli anni mentre loro erano all'estero) avevano duramente lottato e pagato con la propria pelle.

Nell'azione della Resistenza, dopo un breve periodo iniziale apolitico vi erano confluiti gruppi di differenti ispirazioni che abbiamo ricordato sopra, anche se il pensiero dominante era comune a ogni uomo che ne faceva parte. Ed era quello di combattere l'esercito invasore (tedesco) e i fascisti filo-nazisti, ma lo stesso dicasi per i fascisti (cresciuti nel culto della Patria e del Giuramento al Re e al Duce) che ai loro occhi gli invasori erano gli anglo-americani, quelli che bombardavano terrorizzando le città e i paesi.

Occorreva forse una ideologia per condannare lo scempio di Gorla > > ? Quei bambini oltre che italiani erano innocenti.

Tutti gli italiani - dal '40 al '43 erano da tre anni che eseguivano i ciechi ordini di un Governo, di un Re capo di uno Stato Sovrano, che avevano dato accoglienza e fatta un alleanza; non potevano certo gli italiani cambiare in poche ore la disciplina e gli insegnamenti ricevuti in venti anni, e tanto meno cambiarli poi con quel bollettino di Badoglio e del Re (l'armistizio) così ambiguo e oscuro, ma anche falso, perchè mentre il disco ogni quarto d'ora alla radio ripeteva quel comunicato i primi a scappare furono proprio loro. Se diserzione ci fu, il primo esempio venne dall'alto. (fra l'altro la prima tappa di quella fuga fu la casa di chi qui scrive: Palazzo Mezzanotte a Chieti)
Anche i primissimi partigiani al Nord pure loro per contrastare la ritirata dei tedeschi agirono con atti risoluti andando anche allo scontro diretto con dei commando e con la guerriglia. Il 19 SETTEMBRE '44 i tedeschi per rappresaglia incendieranno 350 case di Boves, in provincia di Cuneo - trucidando per gli appoggi dati ai partigiani - 40 civili.

Da questo episodio ebbe inizio la cruenta lotta partigiana anche nell'Italia del nord.

Queste azioni inizialmente furono concepite e coordinate da gruppi compositi, ma subito dopo, all'interno di alcuni gruppi, sorsero numerose contrapposizioni di carattere ideologico, dove ognuno, a fine conflitto pensa già di varare il suo progetto politico, chi di stampo rivoluzionario, chi più moderato, chi quello riformistico (la stessa cosa era accaduta dopo la fine della Grande guerra).

Iniziano così vari scontri dialettici (poi anche di reazione violenta) in cui i programmi di come condurre l'azione di rinnovamento nel dopo conflitto divergono moltissimo: in tante strade quante erano le ideologie, che vennero fuori giorno dopo giorno fino al 25 aprile e poi anche oltre.
I comandanti improvvisati, venivano continuamente esautorati perchè dall'estero piombavano in Italia i fuoriusciti a prendere loro le redini dei vari movimenti. E alcuni di loro non è che avevano le idee chiare. Erano rimasti al 1919-22. Nelle stesse sinistre si formarono sei correnti. Con la fazione bolscevica che aveva in mira gli scopi che più direttamente la riguardavano per una propria affermazione politica nel dopoguerra.

Due erano fondamentalmente le correnti di pensiero in contrapposizione: il CLN - (frangia GAP, dov'era predominante la sinistra "rossa") che affermavano "attribuire ai Comitati di liberazione nazionale un effettivo ruolo di governo e solo dopo estendere la partecipazione ai partiti".
Gli Azionisti e la futura DC, invece affermavano "I Comitati di liberazione sono una esigenza contingente legata a necessità e soddisfatta questa si deve aprire "il libero e opposto gioco dei partiti". - Parole!!
La guerra non è ancora vinta, ma tutti fanno progetti. E ognuno si mette a fare i propri. Anche - come vedremo - scannandosi fra di loro.

Non era stato previsto questo periodo che diventasse così lungo, e proprio questo permette ad ogni corrente politica (spesso persino all'interno del proprio colore politico) di preparare ed elaborare sempre di più nei dettagli il proprio "personale" programma, spesso in contrasto con quello degli altri.
Alcuni lo vogliono rivoluzionario (quelli rimasti al 1919), altri ritengono che una volta esaurita l'azione militare ci si debba scontrare sul piano elettorale. Nasceranno insomma molte incomprensioni che assumeranno anche nel tardo dopoguerra toni forti con durissimi attacchi verbali; e nel 1948 (nel dopo elezioni con l'attentato a Togliatti) questi attacchi torneranno in superficie quasi sfiorando un altro dramma; quasi un'altra guerra civile, non per un pericolo nazionale proveniente dall'esterno, ma a nome di due ideologie (questa volta all'interno del Paese) che non volevano trovare nessun punto d'incontro (perfino dentro gli stessi schieramenti di sinistra); ognuna con inamovibili pregiudiziali (vedi i socialisti di Saragat).

Il problema era questo: Bisognava scegliere con chi schierarsi, non si poteva e non si doveva più rimanere passivi. Molti furono i giovani che si trovarono a dover gestire una realtà nuova. Fino ad allora avevano solo ubbidito, avevano vissuto quei primi anni di guerra senza esserne coinvolti. Ma ora, con i tedeschi che avevano invaso il nostro paese, con i fascisti che tornavano alla ribalta dopo il 25 luglio e il Re che aveva abbandonato Roma, l'azione era diventata una necessità.

Naturalmente il timore delle rappresaglie era forte. Proprio per questo, all'inizio la Resistenza fu un fatto minoritario. Non più di 4000 persone erano disseminate nelle bande per le valli alpine e appenniniche, di cui 1650 in Piemonte, 300 in Lombardia, 700 nel Veneto, 200 in Liguria, 2-300 in Emilia, 250 in Toscana.
Erano questi coloro che non avevano risposto alla chiamata alle armi: quindi disetori.
Per evitare queste diserzioni nella RSI (che era il governo del Nord) venne emanato un bando che comminava la pena di morte ai renitenti e ai disertori e nello stesso tempo chiamava alle armi le classi del 22' e del 23'.
(Il dubbio-avventura di FRANCO - era Disertare o non disertare? fu poi una beffa da non credere !!! >>>>


Anche a causa di questi improvvisi e forzosi arruolamenti in molti scelsero la via della montagna, non solo per scappare ma per organizzare al meglio la lotta armata. E proprio per questo atteggiamento i nazi-fascisti presa coscienza degli aiuti
che la gente dava ai disertori, emanarono il 25 aprile 1944 un decreto dove venne stabilito che tutti i militari entrati nelle bande di "ribelli" erano disertori e tutti coloro che li appoggiavano puniti con la pena di morte; stessa sorte toccava a chiunque avesse dato rifugio, fornito vitto o prestato assistenza ai neo-partigiani.


Nel periodo compreso tra il 9 settembre 1943 e la fine di aprile del 1945 è stato calcolato che nella lotta caddero decine di migliaia di partigiani ( compresi i civili che li avevano aiutati o nascosti). E altrettanto furono i caduti della parte avversa.
Già perchè a un certo punto vi erano italiani partigiani che davano la caccia agli italiani fascisti, e questi italiani fascisti davano la caccia a gli italiani partigiani. Insomma una guerra civile!!

Dunque fare il partigiano o fare il repubblichino si rischiava in entrambi la pelle. Non c'era scampo, sia da una parte della barricata che dall'altra. Fare una scelta razionale non era possibile. Schierarsi da una parte e comprendere quella che era diventata una guerra politica con i cinici interessi territoriali dei Grandi non era facile, neppure ai politici di prima grandezza. Sia il comune cittadino come per l'intellettuale, spinto da una dottrina e da alti ideali, per entrambi la menzogna e la delazione era motivata e giustificata, e perfino l'assassinio o la strage diventava un'azione eroica (da entrambe le parti - vedi via Rasella).

Ma i cosiddetti "alleati" non si preoccupavano più di tanto; se la prendevano con calma; del resto loro avevano imponenti mezzi, uomini e tanti aerei che ormai volavano indisturbati, a bombardare, bombardare, bombardare. Questo era l'ordine di Churchill. - Ricordiamoci che era di Churchill il motto "La nostra potenza ci ha posti al di sopra degli altri".

Tuttavia proprio Churchill entrò in fibrillazione, quando le truppe sovietiche dopo aver travolto le armate tedesche, con i suoi 912.000 uomini, 20.000 cannoni, 3000 carri armati e 3200 aerei, aver liquidato i tre Paesi Baltici, e si sono affacciate su Briga, dove stavano travolgendo ogni resistenza arrivando al confine della Iugoslavia unendosi ai partigiani slavi di Tito, accolti come salvatori il 9 dicembre entreranno a Belgrado già ripulita dai Titini.

Churchill prima non aveva mai creduto nella grande efficienza russa nè credeva che tutto sarebbe avvenuto in così brevissimo tempo. Ora invece temeva dalla Iugoslavia uno sfondamento in Italia che non sarebbe stato difficile ai russi e ai titini, visto il grande sostegno delle numerose brigate partigiane italiane comuniste in Friuli e Venezia Giulia, con già dentro nelle loro file ca. 5000 sovietici - non è stato mai detto il motivo, anche se la sinistra "rossa" ha sempre affermato che era un aiuto dato alla legittima "Resistenza" contro il nazifascismo).

Il 27 SETTEMBRE - Inspiegabilmente l'offensiva alleata sul fronte italiano già lenta, la pressione sulla linea Gotica viene sospesa anche quando ormai - con i mezzi che loro avevano - potevano benissimo proseguire verso la pianura Padana. Troviamo il generale Clark che conduce l'armata, a imprecare contro i suoi stessi superiori "E' una vergogna che non ci si permetta di sfruttare questa vittoria e avanzare". (Ma lui non è un politico!)

Politico lo è invece Churchill che il 9 ottobre vola a Mosca da STALIN. Vuole mettere fine allo stallo con un chiaro colloquio onde eliminare i suoi dubbi e le sue paure bolsceviche. La sintesi é questa: "Sistemiamo le nostre faccende nei Balcani. Procediamo a offerte e controfferte stiracchiate". Dal blocco appunti strappa un foglio a quadretti, sprofonda in una poltrona, e butta giù a matita la spartizione dell'Europa in una forma cinica (lo afferma lui stesso), sintetica e lapidaria.
Scrisse le percentuali da mettere nella rispettiva influenza militare, politica ed economica.
Molotov scriverà nelle sue Memorie "Churchill era disposto a "svendere" i Balcani pur di mantenere il predominio sulla Grecia" e sull'intera Europa".

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SU CHURCHILL è doveroso fare questa premessa:
Fervido ammiratore di Mussolini, e del suo antibolscevismo, forse (anche se il "carteggio" non è stato mai trovato) era stato CDhurchill a incoraggiare Mussolini a fare una guerra alla comunista Grecia, a spingerlo ad attaccare sui Balcani per distogliere Hitler dall'Europa. Gli Italiani si impantanarono in Grecia, Hitler per non perdere uno Stato mediterraneo e (per i suoi segreti progetti) averlo alle spalle come nemico, corse in suo aiuto; con non pochi problemi; ritardando la sua invasione in Russia che gli fu poi fatale !!!
A parte il "carteggio" mai trovato e che fu un incubo per Churchill, resta il fatto che Mussolini nella sua ultima intervista (il 22 aprile; 6 giorni prima (!!! >>>>l'abbiamo QUI >>>>) della sua esecuzione).accennò "Ho una documentazione che la storia dovrà compulsare per decidere....Io sono tranquillo....Non so se Churchill é, come me, tranquillo e sereno....". (fu la sua condanna a morte - da parte di chi? vennero comodo a Churchill i tanti da lui odiati comunisti). Valiani sibillinamente, disse in seguito «La morte di Mussolini deve rimanere un mistero". quindi aggiunse, «Londra ha suonato la musica, ed il PCI è andato a tempo!».
Se Churchill ( e non solo lui ) ammirasse Mussolini non ci sono dubbi (basta leggere gli estratti della stampa mondiale >>>>> QUI >>>> )


Ne prendiamo solo qualche estratto: (con sicuramente molto dispiacere dei tanti "antifascisti":
(ma è Storia bellezza!!)

CHURCHILL: "Le leggi del Duce e dei suoi fedeli sono una pietra miliare nell’ evoluzione mondiale…."
CHURCHILL: "Se fossi italiano, sono sicuro che sarei stato interamente con voi dal principio alla fine, contro i bestiali appetiti e le passioni del leninismo”
CHURCHILL: “Il genio romano impersonato da Mussolini. Il più grande legislatore vivente"
EDEN (Min. Est. Brit.) “Mussolini con la sua antiveggenza vuole che sia rispettata la sovranità dei piccoli Stati"
S. HOARA (ex ministro degli esteri inglese)“Mussolini è il massimo statista dell’ Europa moderna”
GORDON LANG (Arcivescovo di Canterbury) “ Mussolini è l’ unica figura che giganteggia sull'Europa”
LLOID GEORGE (Primo Ministro del governo britannico) "Benito Mussolini passerà alla storia come il genio del dopo guerra"
CHAMBERLAIN (Ministro degli Esteri britannico) "...il signor Mussolini sta lavorando per la grandezza della sua nazione e porta sulle sue spalle un peso tremendo”
B. SHAW: "Il popolo era tanto stanco dell’ indisciplina e sentiva il bisogno di un Mussolini, il suo adorato tiranno”
Ma anche in America lo si ammirava. (ancor di più al Crollo di Wall Street)
ROOSEVELT "Sono rimasto davvero ammirato del modo come Mussolini concepisce e risolve i maggiori problemi del giorno
EDISON “Beati voi italiani che avete Mussolini. E’ il più grande uomo europeo”
KNICKERBOCKER (Il più famoso giornalista americano): “Benito Mussolini è fiero di essere italiano e ha reso gli italiani fieri di essere italiani”
OTTO KAHN (Magnate della finanza americana)" “Il cambiamento che si è verificato nel paese dopo l’ avvento di Mussolini al potere ha del miracoloso…. Tutte le nazioni gli debbono gratitudine"
GANDHI : “Il Duce è uno statista di primissimo ordine"
LUDWIG : (Storico ebreo tedesco) “Nel mio giudizio, Mussolini è il più notevole uomo vivente: la sua figura si profila gigantesca fra i grandi uomini della storia. E' questa una delle ragioni della sua grandezza di fronte al mondo".
Infine PIO IX:In occasione dei Patti Lateranensi. (presente PIO XII, Pacelli) ".... siamo stati nobilmente assecondati. Ci voleva un uomo come quello che ci ha dato la Provvidenza, che ha ridato Dio all’ Italia e l’ Italia a Dio”. Quest'opera di "beatificazione" e di "santificazione" dell"Unto dal Signore" era avvenuta l'11 febbraio festa della Madonna di Lourdes che - si disse - "compì il "miracolo". (e non fu Mussolini a dirlo ma il clero).
(
Ma i posteri non ne parleranno più)

Nel successivo 24 marzo del '29 alle elezioni politiche gli italiani votarono il Fascismo il 98,43 %. e nel successivo 1934 il 99,85. Mancavano i lattanti, cioè solo quelli che non sapevano leggere, e data anche l'età erano gli unici che non capivano ancora nulla. Gli altri ne avevano la facoltà. Eppure....finì come sappiamo. Tutti dietro all'"Uomo della provvidenza".

 

Torniamo al 9 ottobre del '44.
V
edremo Churchill subito all'opera proprio in Grecia.
Quando si ritrovò i partigiani comunisti che avevano già buttato fuori i tedeschi e si stavano impadronendo della Grecia. Churchill giudicò necessario sbarazzarsi di loro. Confiderà (e quindi Molotov non sbagliava) nelle sue Memorie: "avevamo pagato il nostro prezzo alla Russia, e non dovevamo esitare a sbarazzarci di quella gente". Infatti il tentativo dei partigiani fu subito soffocato nel sangue; li bombardarono, li mitragliarono, li deportarono, li annientarono, ci riempirono i cimiteri.
Stalin rimase in silenzio mentre i comunisti greci venivano fatti a pezzi. E' ancora Churchill a scrivere "Stalin non ci fece una parola di rimprovero, si attenne strettamente e fedelmente al nostro accordo del 9 ottobre, fatto sul foglio a quadretti".

L'Italia come vedremo a fine anno '44 e inizio '45, se non trovava una soluzione interna avrebbe fatto la stessa fine; i 30 o i 100.000 partigiani sarebbero stati spazzati via alla maniera greca. E i russi sarebbero rimasti a guardare (senza intervenire).

Tutti quei timori espressi poi dai politici italiani nel dopoguerra fino agli anni '70 (la tanto temuta invasione russa) erano solo frottole che raccontavano, utili solo a loro. I patti di Mosca e Yalta sarebbero stati sempre rispettati! dagli alleati, come dai russi. Chi scrive a fine anni '50 era dentro un reparto speciale della Nato. L'ultima preoccupazione dei comandanti della Nato era proprio un'invasione russa; considerata "impossibile".

L'Italia come vedremo, se non trovava una soluzione interna avrebbe fatto la stessa fine; i 100.000 partigiani sarebbero stati spazzati via alla maniera greca. E i russi sarebbero rimasti a guardare (senza intervenire).

In NOVEMBRE ('44) , con l'inverno alle porte, pur lanciando disperati appelli agli Alleati, i gruppi di partigiani sulle montagne vengono abbandonati al loro destino. Dal cielo non giungono più rifornimenti, nè armi nè viveri. Gli inglesi si giustificheranno dicendo che erano piccole "comunità comuniste", "inferni bolscevichi", dei "sovversivi".
Sono i "fantasmi" che vede in ogni luogo Churchill. Fu dunque facile ai repubblichini (ripetiamo alcune teste calde) sferrare l'attacco a questi italiani dichiarati "banditi" e.... "sovversivi" perfino dalle stesse forze angloamericane. Fu facile a questi "italiani neri " far fuori altri "italiani" considerati tutti "rossi" .

ITALIANI CONTRO ITALIANI !!
13 NOVEMBRE . I partigiani già falcidiati da queste operazioni "riuscite" come abbiamo appena letto sopra, come se non gli bastasse, sono investiti da una doccia fredda. Messi quasi KO dagli stessi (creduti) "alleati". Il comandante delle forze angloamericane generale ALEXANDER impartisce per radio a tutte le formazioni partigiane i suoi Ordini dove invita i "Partigiani a sospendere le azioni di guerriglia in attesa che riprenda l'offensiva alleata in primavera".

Il proclama é ambiguo, non dice chiaro e tondo "andate a casa" ma è implicito. Una assurdità, persino inconcepibile. La prima parola che venne spontanea ad ogni "combattente" fu "tradimento" (Un altro!). Lo dirà persino un generale americano che era con loro a coordinare la guerriglia, assieme a tutti quei prigionieri angloamericani liberati dai partigiani, che sbandati, non potendosi ricongiungere con i propri reparti erano saliti pure loro sulle montagne. (Ma molti erano espressamente addestrati per entrare in queste formazioni di "ribelli", per poi relazionare ai vari comandi le forze e le intenzioni "politiche" di questi gruppi, considerati da tutti loro bolscevichi).

Gli effetti di questo proclama, a parte lo sconcerto psicologico che piegava e umiliava l'opera fino allora svolta dai volenterosi guerriglieri, furono micidiali per altre ragioni:
1) Ora Kesselring sapeva che non ci sarebbe stata una offensiva americana fino a primavera.
2) I partigiani che scendevano dalle montagne potevano essere catturati uno a uno prima della primavera.
3) Si permetteva così ai repubblichini di organizzarsi e agire con la repressione e le rappresaglie.

E questi ultimi la faranno la repressione, e sarà in questi mesi molto dura; il periodo dove la Resistenza pagò un alto contributo di sangue. I caduti si conteranno in circa 50-70.000. Ma non dimentichiamo che morirono anche dall'altra parte 40.000/50.000 fascisti (o fascisti per forza della coscrizione); ed anche questi erano "italiani".

Un calcolo politico giocato con un cinismo spaventoso. Aveva Churchill (era suo il proclama) paura di contrarre con la Resistenza partigiana italiana un debito superfluo, di nessuna utilità, anzi pericoloso sul piano politico, e decise di scaricarla (ma proprio per questo) nel momento che era diventata molto efficiente, organizzata, capace forse di risolvere più velocemente la situazione su tutta l'Italia settentrionale, ostacolando le azioni fascio-naziste.
I comandi di queste unità partigiane erano ormai diventate delle vere strutture militari, con una direzione strategica molte volte superiore alla considerata "alleata", che se da una parte disponeva di ingenti mezzi, dall'altra non conoscevano affatto il territorio e il terreno dove si muovevano, nè bastavano avere le cartine topografiche.

Ma abbiamo già detto che forse proprio per questa efficienza la Resistenza rappresentava un pericolo nel lasciarla crescere e ingigantire e ne fu quindi decretata la fine, giocando sulla pelle dei partigiani.
Ma soprattutto aizzando italiani contro italiani alla vendetta.

Ma i comandanti di queste unità partigiane non si scoraggiarono. Più determinati e più decisi dei Greci, non mollarono. ("ci vogliono mandare a casa dopo tanti sacrifici e tanti caduti; faremo da soli!" - era ormai questa la consegna. Non proprio gradita agli alleati). Infatti il.......

2 DICEMBRE dopo 15 giorni di caos (un altro 8 settembre), e tanta rabbia in corpo che s'insinuava sempre di più nell'animo di questi uomini logorati e dispersi in valli, montagne, città e anfratti e con un inverno davanti da vivere alla macchia; era impensabile tornare a casa!!! come voleva Alexander !!)
Fu allora presa la decisione dal comando del CLN Alta Italia di partire per Roma dove il....

Il 7 DICEMBRE- PIZZONI, PAIETTA, SOGNO e PARRI, scavalcando proprio il generale ALEXANDER, conferiscono con WILSON capo di tutte le forze nel Mediterraneo. Da lui ottengono maggiore comprensione: la sospensione del proclama di Alexander, un consistente sostegno militare e il necessario appoggio per paracadutare viveri e armi onde poter salvare così decine di migliaia di partigiani in trappola sparsi nell'arco alpino.

Gli alleati a Roma accettano, ma chiedono ed esigono che siano inquadrati e coordinati dai propri generali. Minacciano altrimenti (appellandosi alle condizioni dell'armistizio, che conoscono però solo loro) il totale smantellamento delle formazioni partigiane "con ogni mezzo" (come in Grecia?); non vogliono intralci ai loro piani.
I capi partigiani, come del resto avevano già fatto i rappresentanti del governo del Sud, al "buio", dovettero anche loro firmare le condizioni. Che poi era una sola: quella di mettersi a disposizione e sotto l'ombrello degli Angloamericani

Non solo ma sottoscrissero anche un'impegnativa capestro:
1) Totale e immediato smantellamento delle formazioni partigiane a liberazione avvenuta;
2) Pieno riconoscimento delle autorità angloamericane e del governo dalle stesse gradito, formato e imposto;
3) Massimo impegno per tutelare gli apparati produttivi attualmente gestiti dai tedeschi.

Nei primi due articoli fu dura firmare ma non c'erano alternative: "prendere o lasciare"; lasciare voleva dire abbandonare i partigiani al loro destino o fargli fare la fine dei partigiani greci: mitragliati dagli aerei a bassa quota.
Il servizio informativo curato dagli infiltrati tra le file partigiane, era del resto in grado di segnalare tutti gli obiettivi "caldi"; quindi ci sarebbe stato un preciso intervento piuttosto drastico se l'accordo non veniva rispettato.

Il 16 dicembre ci fu l'ultimo discorso di Mussolini al Lirico. Irrealisticamente parla della situazione del Paese, militare economica e politica, crede ancora in un capovolgimento della situazione, crede ancora nella vittoria tedesca, nonostante tanti attriti con i comandi tedeschi, che seguitano come in passato a disprezzare i soldati italiani e a rimproverare Mussolini di circondarsi di uomini inetti oltre che antitedeschi.

Lui insiste, ritrova la grinta ma non ha pathos, relaziona ma non é convincente, parla ma non crea feeling, fa l'ottimista ma nel farlo si appoggia alle immaginarie arme segrete di Hitler, capaci di cambiare le sorti della guerra; e vi si aggrappa "sono tali da ristabilire l'equilibrio". Crede ancora ai vaneggiamenti hitleriani, pur avendo davanti a se' tutti i segni premonitori della catastrofe. (e di nascosto capi nazisti che stanno a sua insaputa trattando la resa).

Eppure il Corriere della Sera del giorno dopo scrisse "Da Milano la nuova riscossa", "Il Duce all'Italia e all'Europa". "Duce, Duce, Duce. Il ritorno dell'invocazione non ha sosta; lo spettacolo non é mutato nel volgere degli anni, nonostante gli eventi rovinosi Duce, Duce, Duce. l'urlo della folla. Il Duce sorride, il Duce é commosso saluta e guarda".
E ancora "Le fiere parole suscitano nuove grandiose dimostrazioni di entusiasmo".

<< "in una fervida atmosfera di riscossa"


I milanesi che leggono cosa mai dovrebbero capire? Nulla! perché tutto il discorso, anche scritto sui faziosi quotidiani, portava fuori della realtà oggettiva, quindi solo al Nulla. I giornali erano anch'esso una nullità. Dei falsi storici.
Qui il discorso integrale in questa pagina extra) .Lirico.....> > >

Questo mentre 3 milioni di uomini stavano dilagando in Europa, e 16.000 aerei erano pronti a decollare dalle ormai vicine basi con un potenziale bellico tale da radere al suolo, tutta la città di Milano, e anche le altre in Pianura Padana (qualcuno lo aveva già deciso - vedi documento del Bomber Command).

Una incursione mancata fu quella destinata a polverizzare Milano con 15.000 ton. di bombe, poi da Harris dirottate in Germania il 13 e il 15 febbraio, a Dresda, che rase al suolo l'intera città e causò oltre 100.000 morti.

Perché mancata? In Italia il IV corpo della 5a armata USA supera il Po nei pressi di Guastalla e di Luzzara, e lì si ferma .
Nel settore dell'8a armata britannica, il XIII corpo stabilisce alcune teste di ponte oltre il Reno, mentre l’8a divisione del V corpo raggiunge Ferrara e il Po a Pontelagoscuro, e l' si ferma. Mentre la 92a divisione riceve l’ordine di procedere non in Pianura Padana ma in direzione di Genova; il IV corpo punta sull’aeroporto di Villafranca, a sud di Verona, e lì si ferma. Reggio Emilia viene raggiunta dai reparti della 34a divisione, e l' si ferma. Anche il XIII e il V corpo britannico (8a armata britannica) riescono a stabilire alcune teste di ponte appena oltre il Po, rispettivamente a Gaiaba e Stienta, e a ovest di Pontelagoscuro, ma anche queste si fermano.
(è il famoso stallo molto criticato dall'ingenuo Clarke).

Per conto del CLNAI il Comando Corpo Volontari della Libertà e la Direzione del partito comunista italiano guidata da Luigi Longo (il capo politico-militare delle formazioni partigiane comuniste della Resistenza italiana) il 10 aprile 1945 dirama a tutti i capi partigiani delle valli, la "Direttiva Insurrezionale"nell'Italia settentrionale; conosciuta come "Direttiva Longo, n. 16".
In quei giorni di aprile le colonne tedesche già in ritirata sono incalzate e vengono attaccate dai partigiani provenienti da ogni valle.


La direttiva di LONGO del 10 aprile (
fino allora segreta ma da giorni a conoscenza degli angloamericani con gli infiltrati) era quella che aveva maggiormente preoccupato Churchill & C. . Se gli insorti di Milano il 25 aprile si fossero collegati con i "rossi" ad Est, vi era il pericolo di una invasione non solo dei Titini ma degli stessi Russi.
E in effetti il successivo 1° MAGGIO a Trieste con ancora in corso l'insurrezione le truppe di Tito entrarono in città. Alcuni reparti degli Alleati neozelandesi avevano già raggiunto i dintorni di Trieste, ma furono costretti a ad arretrare.
Incominciano per Trieste e per la Venezia Giulia i "tragici" 45 giorni". Fra il 1°e il 2 maggio le truppe di Tito occupano Trieste, Gorizia e l'Istria. Resistono le truppe dell'Esercito Croato, che poi il 15 maggio si arrenderanno agli inglesi.

LA OSCURA IPOTESI. - Le 2 bombe atomiche sganciate sul Giappone nell'agosto del '45, potevano essere usate ancor prima nella Pianura Padana già prima del 25 aprile se i comunisti avessero fatto prima o dopo il "golpe", che gli americani temevano avvenisse in Italia con la direttiva n. 16 di Longo ("l'insurrezione").

HARRIS con il suo "Bomber Command" che seguitava da mesi a bombardare l'Italia e la Germania, quando seppe nei primi mesi del '45 che in Usa c'erano in cantiere le bombe atomiche, e aver sentito qual'era la loro potenza distruttiva (era ancora in vita Roosevelt, morto poi in aprile) aveva chiesto di usarle subito in Italia. Non poterono accontentarlo perchè non erano ancora pronte. Fra l'altro non c'era ancora Truman presidente. Che quando lo divenne voleva farla subito finita con la guerra in Europa; e se fossero state disponibili certamente avrebbe accontentato Harris. Ecco perchè a Clark e agli altri reparti imposero di fare melina. Di non invadere la Valle Padana. Doveva rimanere sgombra.

Se fosse stato possibile, con quella sua ideea in un colpo solo - Harris avrebbe eliminato sia i tedeschi (anche se meno pericolosi, e già in trattative con gli Usa, tali da allarmare Stalin) e sia i "rossi" dell'Italia del Nord (che gli alleati temevano avrebbero fatto entrare in Italia da Est quelli di Tito - che erano già arrivati a Trieste).
(qui i giornali dell'Epoca, > > i comunisti italiani "filorussi", si oppongono agli italiani "italiani" > >

Tuttavia Harris non demorse, si preparò comunque a bombardarla Milano nel modo tradizionale. A tappeto.
Del resto a inizio anno '45, pur Alexander ottimista di superare la Linea Gotica e invadere la P.Padana, alla luce della lentezza di come avanzavano le forze alleate questo obiettivo era rimandato. Come aveva anche ammesso a fine anno ai capi di Stato Maggiore inglesi Wilson. Vi era insomma uno stato d'animo di sfiducia e di scontento tra le truppe angloamericane che si manifestò anche con casi di diserzione. Nei pressi di Bologna Alexander rimase solo alla difensiva tutto gennaio-febbraio, in attesa di una offensiva finale - prevista solo per fine marzo primo aprile - per piombare con tutte le forze terrestri sulla Pianura Padana ovviamente dopo i bombardamenti che avrebbe fatto Harris.
Harris quindi in quel febbraio ricevette l'ALT, di attendere (anche perché vi erano avanzate trattative di una resa dei tedeschi) e lui usando i suoi soliti bombardieri (540) già carichi e pronti per l'incursione, invece che su Milano il 12-13 febbraio li dirottò per andare a fare cinicamente la "tempesta di fuoco" sulla indifesa Dresda dove causò 100 000 morti.

Lo avrebbe fatto su Milano in questo inizio di febbraio. il cinico Harris aveva del resto in mente di fare ciò che aveva avuto intenzione di fare fin dal 27 luglio del '43 (all'indomani del "tradimento", con l'Italia non ancora invasa (il 9 settembre) dai tedeschi). Lui voleva sbarazzarsi subito di tutti i fascisti italiani e fare terra bruciata a una eventuale invasione dei tedeschi in Italia. (che avvenne poi solo dopo l'8 settembre)

Lui già allora voleva preventivamente distruggere Milano (vedi documento originale di Harris >>> ) con un target di 15.000 tonnellate di bombe, che poi furono (é scritto nel documento) "dirottate" ("available for Germany") su Amburgo dove i suoi bombardieri scaricarono una pioggia di bombe causando 50.000 morti.

Quindi anche questa volta Harris (dispiaciuto) il 12-13 febbraio fu costretto a cambiare obiettivo puntando su Dresda.
Ma non è che mancarono nei successivi due mesi le sue razione di bombe; lo abbiamo visto nelle immagini come era ridotta Milano in Aprile.
I "liberatori" angloamericani quando entrarono il 30 aprile a Milano, con i loro bombardieri avevano già distrutto 10.770 edifici, 63 Chiese, 144 Scuole, 144 Ospedali-Istituti. Spesso le bombe le buttavano a casaccio, per terrorizzare. (vedi l'infame e impressionante bombardamento a GORLA dove si vergognò perfino la morte ).
E seguitarono anche dopo il 25-26-27-28-29 aprile a bombardare tutta la zona Est per mandare inequivocabili avvertimenti ai Titini che stavano dilagando sul confine, ed erano già arrivati a Trieste.

Poi rientrato il pericolo della "insurrezione" a Milano, il 30 aprile vi entrarono e per prima cosa "sciolsero e disarmarono i partigiani". E vi si insediarono.

L'Italia scampò dal pericolo di una "insurrezione-rivoluzione"? - Le circolari di Togliatti e i giornali dell'epoca ci dicono molte cose (circolaretogliatti) > > >
Togliatti (fu abile) riuscì a legittimare il suo "comunismo" trasformandolo da "avanguardia rivoluzionaria" a partito di "integrazione di massa". Deludendo alcuni iscritti che invece volevano subito il salto rivoluzionario, l'ora X, il fantomatico "PianoK" ( ci mancò poco che scattasse - ma che sarebbe finito sicuramente come in Grecia - e questo Togliatti lo sapeva benissimo)

 

Dobbiamo qui ricordare che l'Armata Rossa il 21 aprile aveva completamente accerchiato Berlino. Quindi il fronte orientale aveva in pratica cessato di esistere. In pochi giorni i russi si sarebbero disimpegnati a est. Pronti per andare poi dove?? Scendere a Trieste ed entrare in Italia con l'aiuto della "insurrezione" evocata da Longo !!!??!!!
I sovietici in quel momento avevano a disposizione complessivamente 2,5 milioni di uomini, 6.250 carri armati, 7.500 aerei, 41.600 pezzi di artiglieria e mortai, 3.255 lanciarazzi multipli Katyusha, e 95.383 veicoli a motore, molti dei quali di fabbricazione (!!!) statunitense. (che beffa sarebbe stata!)

Ciò che appunto temevano gli angloamericani, era che una volta liberata Berlino, quindi disimpegnati a Est i Russi sarebbero scesi in Jugoslavia a dar man forte ai Titini entrando da Trieste e poi nel resto della Pianura Padana in stato di insurrezione
Stalin era arrabiatissimo nell'apprendere che gli angloamericani erano (a sua insaputa) in trattative con i tedeschi.
Poi - con i vari patti - tutto si risolse nell'arco di 10 giorni: il 30 a Berlino e Milano, il 2 maggio anche a Trieste.



Sopra, l'area (non ancora invasa) dove poi gli angloamericani entrarono solo dopo il 25-26-27-28-29-30 aprile, ma non perchè "liberata" dai partigiani. Questi il giorno dopo, il 30 (con l'entrata a Milano degli angloamericani) dovettero sciogliersi e consegnare le armi a quelli che l'Italia chiamava"alleati".
L'attacco della 5ª armata (operazione Craftsman) era stata fissata per il 9 aprile 1945, ma ebbe poi inizio solo il 15 aprile. Con la supremazia aerea pressoché assoluta, con oltre 2.000 bombardieri che sganciarono 2300 tonnellate di bombe (un record per la campagna d'Italia) che fece crollare definitivamente il 19 aprile il fronte tedesco. La Linea Gotica a Bologna era ormai ormai rotta; i tedeschi iniziarono la loro ritirata. Il 22 e 23 i britannici riuscirono a superare il Po. Il 26 raggiunsero Verona il 27 attraversarono l'Adige.

Mentre a Milano era già scattata l' "insurrezione armata" che ben presto assunse i connotati di una vera e propria guerra civile contro i repubblichini di Salò, mentre l'inseguimento alleato verso i tedeschi incontrò ovunque una resistenza pressoché nulla, perché era già in ritirata. Del resto la loro resa era già iniziata con i negoziati dietro le quinte fin da febbraio tra il generale Karl Wolff, il capo delle SS in Italia, e Allen W. Dulles.
Come segno di buona volontà da parte tedesca già il 3 marzo era stato rilasciato il capo della Resistenza italiana Ferruccio Parri. Ciò che mirava Wolff era un cambio di alleanze in funzione anticomunista. Un cambio fatto alle spalle dei sovietici che fece infuriare Stalin.
(solo formalmente il 29 aprile a Caserta si sottoscrisse la resa incondizionata delle forze tedesche in Italia).

Il 25 aprile Wolff aveva già ordinato alle SS di non ostacolare i partigiani nelle loro operazioni di ritirata. (prova ne sia che quando poi il 27 aprile a Dongo fu catturato Mussolini su un camion di tedeschi in ritirata gli stessi ottennero il permesso di proseguire).

29 APRILE - IN ITALIA - Finalmente é stata decisa l’avanzata alleata nel Norditalia, come desiderava Clark: unità del IV corpo americano raggiungono Milano, in possesso dei partigiani dopo l'insurrezione e l'inseguimento degli ultimi tedeschi già in ritirata, mentre il V corpo britannico raggiunge Venezia, ma ad entrare primi nella città lagunare sono gli uomini del "Cremona". Mentre la 2a divisione neozelandese del XIII corpo britannico, avanzando in direzione di Trieste, raggiunge il Piave.
La 92a divisione della 5a armata USA raggiunge Torino dove i partigiani hanno inseguito gli ultimi tedeschi in ritirata. Mentre in Val d'Aosta avvengono scontri fra gli stessi partigiani italiani e le truppe francesi che intendono mantenere le posizioni già da loro conquistate nella valle.

Ma dobbiamo qui anche ricordare come era avvenuta il 21 la liberazione di Bologna.
Qui dove i bombardamenti avevano nei precendti mesi già distrutto migliaia di fabbricati. Quando finalmente decisero di entrarci il 21 aprile, seguitarono fino a poche ore prima a bombardarla, non curandosi se sotto c'erano partigiani o tedeschi. Oltre a molti tedeschi vi morirono moltissimi partigiani. Solo Alle 7 del mattino del 23 aprile cessarono gli ultimi bombardamenti ed entrarono in città (acclamati) con ancora i corpi caldi nelle strade e nelle case.

Ed avrebbero agito allo stesso modo se a Milano ci fosse stata la paventata insurrezione.

 

UNA NOTA: In alto Adige di "liberatori partigiani" nemmeno l'ombra. Vi era l'occupazione nazista favorita dagli Sudtirolesi Bolzanini che non parteciparono nemmeno al Referendum e alle elezione del 46.
Avendo pagato nel ventennio l'oppressione fascista,
c'era di conseguenza una forte antitalianità. Che sfociò poi negli attentati.

Toccò in seguito al sottoscritto......
(Uscito dalla Scuola Paracadutisti Carabinieri Sabotatori di Viterbo
con mio istruttore Oreste Leonardi, il Capo scorta di Moro, ucciso in Via Fani)

....... fare per 4 anni antiterrorismo in Alto Adige.
E fare
antiterrorismo e l'artificiere per Franco
a Bolzano e Merano non fu una passeggiata fra le valli del "Sudtirolo".
(in una sola notte fecero 300 attentati)!
(il "bombarolo" Klotz dominava la scena)
(mentre oggi sua figlia
è alleata
con la sinistra di Renzi e la Boschi -
eppure la Klotz va dicendo "Il sudtirolo non é italia")

TUTTI ZITTI !!

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PROSEGUIAMO

Dopo l'entrata a Milano degli angloamericano il giorno 29.....il...

30 APRILE - - Il generale americano CLARK (che aveva sostituito l'inglese Alexander) aveva reso più distensivo i rapporti tra CLN ed Alleati) proclama che "l'offensiva alleata ha sgominato 25 divisioni tedesche....e resa nulla l'insurrezione partigiana (!!!!) . La potenza militare della Germania in Italia è praticamente cessata, salvo qualche combattimento isolato".

Il 4 maggio - Firma ufficiale della resa delle truppe tedesche.
Termina la guerra in Italia !!

 

I partigiani, già il 25 aprile, avevano ricevuto l'ordine perentorio di Alexander (ma era di Churchill) di sciogliersi e consegnare le armi. Questo era stato deciso come abbiamo visto sopra anche a Roma. Non volevano ripetere quanto era accaduto in Grecia, dove lo stesso Churchill stroncò sul nascere l'insurrezione comunista, riempendoci i cimiteri. ("i patti con Stalin erano patti" - Churchill).

Questo sciogliersi e consegna delle armi avvenne solo il 30 aprile, quando di fatto gli angloamericani presero possesso della città di Milano e dell'Italia.

 

A conferire la Medaglia d'Oro al Valor Militare per la Resistenza. La Presidenza della Repubblica ufficialmente con decreto lo ha fatto solo 16 luglio 2018. Non si capisce questo ritardo di 73 anni !!
 

Fra l'altro i partigiani ebbero anche la beffa da coloro che fino allora li avevano aiutati e finanziati: industriali grandi e piccoli. Questi provvidero nel corso dei mesi precedenti alle formazioni partigiane in Italia e all'estero a rifornirli di denaro, di armi, nascosero i ricercati, aiutarono le loro famiglie e dissimularono gli scioperi (pur pagando gli scioperandi) per non produrre per i tedeschi, ma soprattutto per impedire che gli impianti fossero trasferiti in Germania, o fatti saltare perchè minati dai tedeschi.
La Fiat procurò a 3000 persone falsi documenti per poter dare collaborazione agli agenti dello spionaggio americano. La Edison diede aiuti finanziari a fondo perduto al CLNAI per 70 milioni. Altri 70 milioni giunsero dalla Pirelli. 20 dalla SNIA. Altrettanti dalla Montecatini. Gli stessi Crespi del Corriere versarono cospicui contributi al CLNAI, oltre che versare 3 milioni per il riscatto di un capo della resistenza fatto prigioniero (nome tenuto sempre segreto). A questi nomi famosi dell'imprenditoria vanno aggiunti i contributi di altre 300 fra industrie grandi e piccole. Si calcola che questi contributi alla resistenza furono circa 8 miliardi di lire di allora, che sarebbero oggi anno 2000, circa 500 miliardi di lire. Non pochi !!

Fu uno sforzo colossale oscuro, sotterraneo, ma poderoso, fino alle ultime giornate della liberazione.
Altro che "lotta di popolo", erano imprenditori decisi a salvare i propri macchinari, i propri impianti. E dal CLNAI questi industriali ottennero pure.... (ma guarda un po'!!!) l'impegno che alla liberazione e nel governo provvisorio, avrebbero subito abolito il decreto legislativo fascista n. 375, quello della "Socializzazione delle imprese". E proprio lo stesso 25 aprile dal CLNAI con un documento la legge fu abrogata. I "Padroni" tornarono a fare i "Padroni".
Addio al motto di Lenin "Noi dobbiamo sterminare la borghesia come classe" - Ben presto diventò più forte di prima).

Così, abrogata la legge 375, le aziende tornarono (sottraendosi all' "annientamento fisico della classe proletaria" così tanto bramata dai "rossi") ai legittimi padroni, e poterono cominciare subito a produrre, dando l'avvio al successivo "miracolo economico" (ma non è che poi si salvarono dalla solita nomina di "sfruttatori del proletariato" e "razza padrona".

La lista delle "generose" imprese era contenuto in un opuscolo uscito del 1948. Ma poi é diventato introvabile; fu fatto sparire; avrebbe sminuito la retorica resistenziale che doveva essere tramandata ai posteri come "lotta del popolo" dei "partigiani rossi", la "Liberazione" da loro fatta.
Ma noi abbiamo un altro introvabile opuscolo originale dove figurano tutti i contributi ottenuti dal Piano Marshall. Regione per regione, e tutti i nomi delle aziende beneficiate fino all'anno 1951.
Dove troviamo le maggior beneficiate proprio quelle di sopra che aiutarono in sordina la resistenza.
PIANO MARSHALL - TUTTI I NOMI >>> e le somme elargite regione per regione >>>>

 


Che poi l'Italia sia diventata "de facto" una "colonia statunitense", cioè schiava degli USA (a partire dal Piano Marshall e alla cessione di 123 basi in Italia) questo è un altro discorso. L'Italia dovette "pagare" (subire) l'occupazione militare del suo territorio via via con le basi e i vari depositi di armi statunitensi (vedi il Trattato di Pace già citato sopra)
(oggi la base strategica per il Mediterraneo e per il Medio Oriente è in Italia a Vicenza - dove nessun politico e nemmeno un presidente della Repubblica può metterci piede - non è Italia !!). le-basi-e-installazioni-militari-degli-usa-in-italia

Chi crede di rimandare a casa, tutti i soldati Americani in Italia con tanti ringraziamenti non conosce gli accordi segreti fatti con la loro "Liberazione" (accordi non certo fatti con quelli; i partigiani detti "liberatori").

E sono gli stessi USA (chiamata NATO) che ci dicono ancora oggi dove dobbiamo noi andare a fare le loro guerre. E ultimamente (Trump con l'Iran) ci impone di non acquistare il loro petrolio. Che dobbiamo anche subire - con grave danno italiano - le sue sanzioni verso la Russia di Putin.
In Italia, è noto, "non si muove foglia senza che gli USA non voglia". Siamo volenti o nolenti di fatto una "colonia".

E se gli USA faranno una guerra alla Cina e alla Russia, dove si schiereranno quella decina di 90enni suprestiti ex "partigiani rossi" italiani?
Forse l'Italia (ex partigiana o no) si troverà anche ad appoggiare Israele quando questi - come hanno intenzione - faranno una guerra all'Iran?

I "rossi" nostrani, faranno
come i comunisti italiani e francesi che applaudirono Hitler a Parigi? Poi - all'invasione di Hitler della Russia - gli stessi comunisti furono mandati a combattere (!!!) proprio i comunisti nelle steppe Russe.

Eppure ultimamente manifestazioni e rivendicazioni di ex partigiani (e sciami di strane alleanze ideologiche - sinistra tutta compresa) da alcuni anni e nel corso del 2019 mirano con l'accoglienza delle centinaia di migliaia di profughi, non per motivi umanitari ma per oscuri motivi politici. E van dicendo che la negazione dell’accoglienza e la chiusura dei porti sono un’altra forma di violenza. Ma quella imposta con la forza di decreti legge ed ordinanze non è forse anche questa una violenza? Un calcolo cinico, che scarica su cittadini impreparati i problemi che poi nascono nelle comunità. Dove oltre quella impoverita dalla crisi e del lavoro che manca, si mescola l’insicurezza e la paura che in certi quartieri periferici é drammatica, ben lontana dal voler condividere qualcosa; soprattutto quando vedono in giro numerosi nullafacenti; dove imperversano furti, scippi, rapine, borseggi, violenze, racket della droga, stupri, disordini e aggressioni agli stessi poliziotti; e che solo i giornali locali queste esternalità negative riportano nella loro cronaca.

Quelli nazionali ormai fanno parte del "coro" e tacciono. Sembrano pure questi legati all’"industria dell’accoglienza". E sembrano ignorare i problemi, solo perchè giornalisti profumatamente pagati non vivono in un quartiere assediato, non temono l'occupazione della propria casa, perché loro hanno e girano con 10 uomini di scorta.
(io personalmente ho avuto già 3 "visite", nell'ultima non trovando nulla da arraffare, per la rabbia, mi hanno defecato nel soggiorno, dopo aver saccheggiato il frigorifero. Se li avessi affrontati e feriti oggi sarei io indagato e forse dovrei pagare anche i danni a loro arrecati, o finirei io in prigione e non loro. - Che bella Italia abbiamo !!! - Ma fino a quando?). - I miei vicini non escono nemmeno più di casa per non trovarla al ritorno occupata. Eppure siamo al punto che se sbarri la porta di casa ti danno del razzista. Uno di questi miei vicini che aveva partecipato alle manifestazioni dell'accoglienza, andato al mare per le vacanze al ritorno ha trovato la casa occupata dai profughi con donne e bambini. Adesso non fa più le manifestazioni cantando "Bella Ciao".



Infatti dalle loro pagine - complici - in coro appoggiano coloro che chiedono di garantire diversi diritti dei migranti richiedenti asilo: l'accogliemento; l'ospitalità; la loro registrazione anagrafica; il diritto alla residenza; l' accedere al Servizio Sanitario Nazionale; di trovare a loro un lavoro; di frequentare corsi di formazione; di aprire un conto corrente; di accogliere i minori stranieri non accompagnati fino al completamento del percorso di studi e quindi formazione; e più in generale l' integrazione. Anche se sono di altre etnie, culture, religioni, regimi politici; con certe fazioni che sono ostili alle nostre secolari tradizioni, patrimoni di conoscenze, formazioni intellettuali.

Noi stessi nel formarci le nostre famiglie non prendiamo in considerazione la coabitazione con suoceri o suocere se non abbiamo reciprocità di interessi o manca l'empatia necessaria alla convivenza. Figuriamoci con degli estranei !! E questo non é razzismo! E' convivenza civile! Protezione della propria cultura; in una parola..... la nostra identità.

E in un'altra parola si vuole salvare il nostro "esistente" - perché altrimenti si ha una delegittimazione sul piano qualitativo ed umanamente anche emotivo. Globalizzazione sì, perché viviamo su un piccoli pianeta, ma calma non lasciamoci affogare in un meticciato culturale e civile senza avvenire perché senza storia. Non siamo ancora in un bioparco.

Essere "razzisti" non è essere contro i gialli o i neri, ma significa non volere che alcuni di essi ti occupano la casa. Che quando lo fanno, tu non puoi nemmeno denunciarli perché - ti dicono le autorità preposte - di loro non sanno nulla, chi sono, come si chiamano, da dove vengono. E se fai a loro del male - anticipando quello che vorrebbero fare a te rapinandoti o violentando tua moglie o figlia - rischi una denuncia e la richiesta di danni e ovviamente l'accusa di razzismo.

Ma il Global Compact Europeo: ha un obiettivo primario: "abbattimento delle barriere per aiutare chiunque vuole emigrare dal suo Paese e raggiungere il Paese che lui desidera". Vivendo ovviamente a nostre spese.

Esiste in alcuni italiani un clima ostile emergente preoccupato?: é infondato! “C’è solo ferocia, c’è solo cattiveria È come se volessero in qualche modo snaturare il dna degli italiani e delle italiane". (By Boldrini)
(già !! sono invece ospitali, non temono attentati, furti, stupri, scippi e violenze varie; sono felicissimi di accoglierli nelle loro case)

Ma perché ? Ce lo dice il Sindaco di Palermo..
Il "Nostro sole viene dall'Eurabia"
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Esiste in alcuni italiani un clima ostile emergente preoccupato????: é infondato! “C’è solo ferocia, c’è solo cattiveria È come se volessero in qualche modo snaturare il dna degli italiani e delle italiane". (By Boldrini)
(che certo sono invece ospitali, non temono attentati, furti, stupri, scippi e violenze varie; e sono felicissimi di accoglierli nelle loro case).
Ma chi lo dice vive in fortezze, ha le scorte, è superprotetto. Gli è facile parlare così.


Così questa volta - reagendo all'infondato e pretestuoso "clima razzista e fascista" - una modesta parte sinistroide dell'Italia (altri 45-50 milioni sono però di tutt'altra opinione) sta facendo alleanze e accoglimento con altri invasori (chiamate "risorse"). Sembra essere ritornati al 1940, quando accogliemmo festosamente un "Caporale" e le sue "camice brune". Ed erano loro pur sempre Europei, non della savana.

Certo che a vedere oggi a Ferrara e Modena l'ANPI, la CGIL, l'ARCI e alcuni del PD, (tutti "accoglienti") inveire con insulti e minacce, "Salvini appeso a Piazzale Lreto", "Salvini muori" con scontri e cariche delle forze dell'ordine, contro chi vorrebbe frenare la marea di immigrati, non è rassicurante per l'Italia. Ricordiamoci bene chi erano i macellai a Piazzale Loreto. (adesso chi vuole questo clima?). modena- parte-un-lancio-di-sassi-la-polizia-carica

Gli italiani non sono nè razzisti nè violenti, al contrario di certi Paesi detti "democratici" che sono stati fondati sull'eliminazione fisica di chi c'era prima e sulla messa in schiavitù di intere popolazioni. (ricordiamoci in America: invasioni e annientamento di indiani).

Ma fu così anche un certo "cristianesimo" con gli "infedeli"; e che oggi invece più in basso di così questo nuovo (!) cristianesimo bergogliano non era mai andato, nè si era mai visto in secoli e secoli. Facendo avanzare coloro che oggi sono convinti di avere una superiorità morale e religiosa diversa dalla nostra.
L'islam è "altro da noi", è altra cultura, altra idea di concepire la propria vita, famiglia, idea di Stato, e che che minano con la loro autorità civili e religiose dalle fondamenta la nostra Storia e la nostra Civiltà.

"Appartiene ad Allah tutto quello che è nei cieli e sulla terra. "Temete Allah!" (Corano Sura IV, 131)

Sarebbe curioso sapere da che parte combatteranno gli "accoglienti" e Papa Francesco, nel nuovo "Paradiso terrestre", abitato da tanti Adamo poligami.... che così con più donne faranno tanti tanti figli ripopolando l'Italia e l'Europa.

Dicono: “La Sharia non è solo l’unità di Dio. La "democrazia islamista", é l’unità di tutti".
( Redouane Ahrouch - oggi fondatore del "Parti Islam" in Belgio
, Il Partito islamico che sfida l'Europa: "Nel 2030 saremo maggioranza".
http://www.ilgiornale.it/news/mondo/partito-islamico-sfida-leuropa-nel-2030-saremo-maggioranza-1580470.html

"L'unità di Dio é solo la Sharia" "ed é l’unità di tutti".
Aboliremo i crocefissi nelle scuole, e perfino nei cimiteri, per non affendere un altra religione.

Forse é per questo che si vendono o si demoliscono Chiese vuote. E' in atto un declino del cattolicesimo europeo.
L’ultimo caso arriva da Utrecht, in Olanda, l’arcidiocesi più grande dei Paesi Bassi ha deciso di mettere in vendita direttamente la propria cattedrale. Ma anche in Italia, in rete già ci sono chiese in vendita all'asta > > .
Mentre in altri Paesi i fanatici di altre religioni le chiese cristiane le distruggno anche con dentro i fedeli.

 

Di questo passo noi italiani prepariamoci a vivere gli ultimi giorni, come ex italiani. Sempre meno perché poco prolifici. Ma ci penseranno le "nuove risorse". Una donna e 4 uomini saranno sufficienti per far nascere 18-20 nuovi italiani

La stessa Kyenge che ha fondato in Italia il movimento
Afroitalian Power
(potenza degli africani-italiani)

emigrata dal Congo,
è figlia di un uomo con 5 mogli, e ha 35 fratelli.

Ma per gli stranieri abbiamo anche...
Stephen Ogongo, Keniota, caporedattore di 10 testate del gruppo
“Stranieri in Italia” (con un sito di
oltre 1.500.000 visite)
Ha creato anche una scuola di formazione politica per immigrati...
"per formare la futura classe dirigente del Paese".
"Per le elezioni europee, per difendere i diritti degli immigrati" ha fondato il partito "Cara Italia" .
Obiettivo "Creare dei Parlamentari di tutte le origini,
che possono diventare anche "Presidente della Repubblica
".
"porteremo avanti una lotta senza quartiere"
http://www.ilgiornale.it/news/politica/nasce-partito-immigrati-sar-lotta-senza-quartiere-1650155.html

QUELLI DELL'ANPI COSA FARANNO?
SCENDERANNO DAI MONTI O CI ANDRANNO A BRACCETTO?

Certo che a vedere oggi l'ANPI, la CGIL, l'ARCI e quelli del PD, (tutti nobilissimi "accoglienti") inveire con insulti e minacce, "Salvini appeso", "Salvini muori", "Salvini fascista", a lanciare sassi, con scontri e cariche delle forze dell'ordine, contro chi vorrebbe arrestare la marea di immigrati, non è per nulla rassicurante per l'Italia.
Quando vediamo oggi appendere i manichini dei politici loro rivali ai ponti, vogliono farci ricordare quella loro "eroica" impresa tribale a Piazzale Loreto, che il giornale "Italia Libera" chiamò "una naturale spettacolare bellezza"
Sembra voler dire : "Se andiamo noi al governo, apriremo tutti i porti, con "umanità" accoglieremo 2-3-4 milioni di immigrati, e ci daranno poi una mano per appendere a Piazzale Loreto tutti i fascisti".

NON E' UNA BELLA PROSPETTIVA !!

ma visto che "l'EURABIA E' VICINA" >>>>>
diventeranno anche gli accoglienti pure loro servi.

ADESSO SIAMO NOI I "BARBARI"
E GLI ACCOGLIENTI AVRANNO UN ALTRA "LIBERAZIONE"
per cosa? "PER PROTEGGERE L'UMANITA'" (nello stemma)


 

FINE

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Il paradosso é che festeggiamo il 25 aprile come una Liberazione
(fantomatica perché in realta fu fatta dagli angloamericani)
in seguito a una invasione di non italiani disumani ma nazisti
Mentre oggi lo festeggiano italiani che vogliono essere
"liberi" e "umani" di accogliere appena alzati dal loro letto caldo,
altri invasori non italiani.
Un atteggiamento che stona con le parole di "Bella Ciao"

VEDI ANCHE
"LA LIBERAZIONE" >(la cosiddetta "Resistenza" )>>>>

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RIGUARDO ALLL'ANTIFASCIMO OGGI IMPERANTE

Oggi si da dell’antifascismo e razzismo verso alcuni italiani che vorrebbero conservare la propria civiltà, le proprie leggi, la propria cultura, le proprie tradizioni, la propria religione, la propria casa, la propria identità. Le accuse della sinistra sono un alibi per usare violenza con metodi fascisti, operando con la censura, con insulti, minacce, manifestazioni di odio. Il fascismo sta tornando ma a parte inverse con la volontà di una dittatura a sinistra. Lo abbiamo visto anche al Salone del Libro di Torino .
Non vogliono dare visibilità agli editori “diversi” operando con gli stessi princìpi fascisti che hanno negato per anni la libera espressione con la censura. Poi non dicono niente, quando allo stesso Salone vi è lo stand dove vi sono il libri dello Sharia dell Islam!!! Paesi dove vige un'altra forma di diritto, come la pena di morte, le lapidazioni e altre violazioni con un'altra "Legge di Dio".
L'impegno é non fare entrare i centri sociali; si arriverà al marchio sull'avambraccio ai personaggi sgraditi? Tutti contro un editore piccolino, dimostrando di averne paura. Tutti allineati al pensiero unico, ovvero militanza al partito. Si allontana un editore fascista per potere accogliere il libro di Halina Birenbaum (in un infantile "gioca lui non gioco io") una delle moltissime memorialiste bambine sopravvissute ad Auschwitz.
(Anche PIVNIK SAM scrisse "l'Ultimo sopravvissuto" e in base a ciò che racconta nel suo libro, visto che era entrato nel 1939 da bambino, io sarei morto dopo pochi mesi. Lui invece ci ha vissuto 6 anni. E non fu affatto l' "ULTIMO". Visti poi i successivi tanti libri di memorie degli ex bambini sopravvissuti. (ma non li gassavano subito i bambini?).
Quindi alla israeliana Birenbaum si concede la vetrina, mentre non la si concede al piccolo editore; la si concede invece - in una paradossale contradizione - all'emirato arabo che storicamente osteggia lo Stato di Israele.

Per il momento si limitano a cacciare gli editori; poi forse i libri scomodi li bruceranno come faceva Hitler, Stalin, la Chiesa e tanti altri.

I libri da dimenticare e da bruciare sono tanti. Quelli scritti sulla Russia sui crimini di Stalin sono anche questi scomodi da dimenticare e bruciare?. Berlusconi aveva fatto sì stampare un libro "Il libro nero del Comunismo", ma poi si é alleato con Renzi e lo ha messo in soffitta. (Gli affari sono affari) Come fecero gli ex fascisti nel dopoguerra.

Questo ritorno ai metodi e alle violenze fasciste, sembra ciò che voleva un dispiaciuto Togliatti nel '36 quando lanciava l' "Appello ai compagni in camicia nera" - "Giovani fascisti! -"Noi comunisti facciamo Nostro il Programma Fascista del 1919" - " E' ora di prendere il manganello !!!!! " - Togliatti era tutt'altro che "antifascista!!! - Per il fascismo provava gelosia e invidia!! E come il fascismo voleva agire
https://www.lintellettualedissidente.it/storia/compagni-e-camerati-lappello-di-togliatti-del-1936/

 


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Come detto all'inizio io qui ho espresso le mie modeste opinioni e i fatti.
Voi dite la vostra. Ovviamente se esiste ancora la reciproca libertà;
anche per dire qualcosa sugli attuali "accoglimenti" , "invasioni", "resistenze".

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Torniamo proprio a Togliatti che stalinista convinto, voleva espropriare i ricchi per far lavorare - alla stakanov - i poveri a vantaggio dello Stato di tipo Stalinista..(operai e contadini al servizio dello Stato).
Mentre il fascismo non aveva mai predicato l’abolizione della proprietà privata, tantomeno l'espropriazione delle fabbriche, come prevedeva invece lo Stato stalinista.

Il seguito lo sappiamo: Molti degli ex fascisti diventarono nel dopoguerra anche capi del partito comunista e di altri partiti. Il riciclo fu impressionante. Ma fu di facciata. Conveniva. Gli anglo-americani presero per fame gli italiani tutti. E tutti se volevano mangiare diventarono filo-americani. Anche - di soppiatto - gli stessi comunisti.

Questi i nomi legati alla storia del successivo cosidetto "antifascismo": Alessandro Natta, Giorgio Bocca, Longo, Nenni, Spadolini, Pintor, Calamadrei, Pietro Ingrao, Biagi, Bobbio, Antonio Amendola, Buzzati, Guido Carli, Calamandrei, Carlo Cassola, Vittorio de Sica, Massimo Giannini Severo, , Mario Mafai, Alberto Lattuada, Indro Montanelli, Alberto Moravia, Pietro Nenni, Aldo Moro, Eugenio Scalfari, Vittorio Valletta, Elio Vittortini, Cesare Zavattini, Renato Guttuso, Vittorio Zincone, Luigi Gui, Edilio Rusconi, Carlo Bo, Alberto Mondadori, Michelangelo Antonioni ecc. ecc. tanti tanti altri che se non sapete chi erano con sorpresa li.....
leggerete tutti QUI nella lista >>>>

E i simpatizzanti della RSI furono ancora di più ..... anche questi li...
leggerete tutti QUI in (in rete) video >>>

"Via i prefetti" aveva tuonato LUIGI EINAUDI rientrando dalla Svizzera dopo il 25 aprile con l'Italia liberata "via tutti i suoi uffici e le sue ramificazioni. Nulla deve più essere lasciato in piedi di questa macchina centralizzata. Il prefetto se ne deve andare, con le radici, il tronco, i rami e le fronde. Per fortuna, di fatto oggi in Italia l'amministrazione centralizzata é scomparsa. (!!!!!) . Non accadrà nessun male se non ricostruiremo la macchina oramai guasta e marcia. L'Unità del Paese non é data da prefetti e da provveditorati agli studi e dagli intendenti di finanza e dai segretari comunali e dalle circolari ed istruzioni romane. L'unità del Paese sarà fatta dagli italiani".

Retorica. Parole al vento, buoni i propositi, ma c'era l'incapacità di realizzarli dentro un sistema che non era cambiato, aveva solo cambiato la camicia.

Infatti lui stesso ( proprio lui) LUIGI EINAUDI nominato Presidente della Repubblica nel 1948, riconfermerà molti vecchi prefetti del regime (22), e (proprio lui) ne farà altri 30 che con il regime avevano iniziato la loro carriera.
Quindici anni dopo la Liberazione, 62 prefetti su 64 provenivano dall’amministrazione fascista, e con loro tutti i 241 viceprefetti. Quasi tutti i questori – 120 su 135 – avevano fatto parte della polizia fascista. E Guido LETO , che della polizia politica fascista era stato il CAPO, dopo aver contribuito nel dopguerra a riorganizzare i servizi segreti terminò la carriera come.... (!!) Direttore delle scuole di formazione della polizia.

Infine c'era GAETANO AZZARITI - Detto da Nico Pirozzi nel suo libro " il camaleonte del secolo breve". Era nel fascismo Presidente della Commissione sulla Razza, il cosiddetto "Tribunale della Razza"; in tale veste, giudicò, emise sentenze, comminò pene e condanne. Il 2 giugno 1953 viene fatto Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica. Il 3 dicembre 1955 fu nominato Giudice Costituzionale dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. Il 6 aprile 1957 AZZARITI é nominato Presidente della Corte Costituzionale e vi rimane in carica sino al 5 gennaio 1961, giorno della sua morte.
(la Segrè non ha nulla da ridire?)
(ne parleremo più avanti - nella 3a parte di "Mussolini fece tutto da solo").

Bisogna qui però dire che gli occupanti si fidavano più degli ex fascisti che non degli altri; "chi ha tradito una volta lo farà anche una seconda volta" (fu la considerazione fattami quando io entrai a far parte di un reparto italiano della Nato. Dov'era impossibile farne parte anche se si aveva un lontano parente comunista.
E altrettanto - é risaputo - fecero in Germania, con gli ex nazisti, erano comodi per tenere a bada a Est il comunismo).

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TORNIAMO ANCORA INDIETRO

Quanto alle condizione sociale e politiche del momento, per far nascere il "Mussolinismo" i tempi erano diventati maturi nel '19. L'Italia da 4 anni era prostrata non solo dalla guerra ma anche dal trattato di pace e dai debiti fino al 1984 !! Era stata una discussa vittoria (fatta con un "armistizio" (un cessate il fuoco) che dopo averlo firmato, gli italiani invasero il Tentino-Alto Adige già in ritirata), "tragica, "costosa", "mutilata", e con davanti "ipoteche" per 66 anni).
Da 4 anni, 5 milioni di reduci dalla guerra ne videro di tutti i colori (scioperi, sommosse varie, devastazioni; erano diventati tutti "fascisti" (ripetiamo: una nomea questa che era del 1882-1892 di orientamento socialista, agitatori confluiti poi nel "FASCIO OPERAIO" sempre socialista) ma poi il colore nero nero lo fecero vedere i "Padroni" (quelli che con la guerra si erano arricchiti) che per ritorsione, con le "serrate" avevano messo a spasso anche quelli che lavoravano compresi gli ex imboscati.
La politica - alla finestra - latitava, nessuno aveva una soluzione per la grave situazione.
Nell'aria c'era una reazione anti-capitalistica: che a quel punto era legittimata da una base sociale, non solo essenzialmente proletaria, ma anche militare, ivi compresa la nuova nascente piccola e grande borghesia (la Stampa ne é testimone e anche i....
2000 fervidi assertori del fascismo....QUANTA BELLA GENTE ........>>

Nè dobbiamo dimenticare chel'ascesa del fascismo coincise con l'entrata in massa dei cattolici in politica, mentre i recalcitranti furono costretti su invito del Vaticano ad espatriare, come Don Luigi Sturzo. Una entrata quella dei cattolici che poi favorì i "Patti Lateranensi" (il Concordato). Un miracolo - dissero - fatto nel giorno della Madonna di Lourdes dall' "Uomo della Provvidenza".
Ricordiamo che Sturzo nel '19 aveva insediato alla Camera
100 nuovi deputati (destra e sinistra per la prima volta dall'Unità non erano nella maggioranza). Ma poi lui si era apposto al nascente Fascismo, e a quel punto le alte gerarchie cattoliche si opposero a lui, liquidandolo.

La sinistra invece - sempre nel '19 - ne venne fuori beffata e amareggiata, anche se in Russia la rivoluzione era diventata cosa fatta, e quindi essa mirava a imitarla. Vedevano nel bolscevismo la panacea di tutti i mali italiani. Cacciare i padroni e i latifondisti. "Potere al Popolo!!!" - "Basteranno alcune insurrezioni simultanee in due tre province e una insurrezione nelle città". - "Mille rivoluzionari decisi a tutto, e la rivoluzione è fatta" (P.N. Tkacev, Socineija, II, p. 277). Ma non fu facile gestirla, prima con Lenin, poi andò peggio con Stalin
Solo Mussolini invece iniziò a vedere i pessimi risultati della Rivoluzione Russa: "Bello i soldati uniti al popolo! Bello il collettivismo! Bello la distribuzione delle terre! Male invece i nuovi dittatori statali nelle fabbriche e nelle campagne".
Non era certo questo il suo (sognato da giovane) socialismo sociale.

Nel 1919 Mussolini parlò chiaro!! "La nazione italiana è come una grande famiglia. Le casse sono vuote. Chi deve riempirle? Noi, forse? Noi che non possediamo case, automobili, banche, miniere, terre, fabbriche, banconote? Chi può, deve pagare. Chi può, deve sborsare...E' l'ora dei sacrifici per tutti. Chi non ha dato sangue, dia denaro".(Mussolini, Il Popolo d'Italia 10 giugno 1919).

In consensi non mancarono: così i grandi quotidiani salutarono la svolta a destra:

ALBERTINI direttore del Corriere d. Sera : "Il fascismo ora interpretato é l'aspirazione più intensa di tutti i veri italiani" .

Gli fece eco La Stampa di Torino: "Il governo Mussolini é l'unica strada da percorrere per ridare agli italiani quell'"ordine" che tutti ormai reclamano intensamente".

Nasce così il "Mussolinismo" detto anche "fascismo" ( simile a quello del 1882, di stampo socialista, che era ribelle), e che fu simile con i suoi primi seguaci, che lui non gradiva affatto, perché puntava all'ordine, non alla Vandea.
Ma a parte le sue qualità (se c'erano o non c'erano - sarà la Storia a dirlo) di certo non erano limitate, dato il temperamento combattivo dell'uomo; inoltre chi gli permise di salire in alto fu la imbelle classe politica che non aveva capito durante e dopo la guerra, proprio nulla.

NENNI infatti dirà in seguito " ...era l'ora più propizia per un invito ad abolire il passato..... era per i socialisti l'ora in cui si decideva la loro sorte....persero la grande occasione!".
E perfino LENIN ebbe a rimproverare poi ai socialisti: "avete perso con Mussolini la grande occasione, l'unico che sarebbe stato capace di fare la Rivoluzione in Italia".

Dunque nacque poi il "ventennio" (non certo dal proletariato) un importante programma economico delle partecipazioni statali e del sistema bancario, che si può definire storica per l'economia e l'imprenditoria italiana. Unico in Europa e forse nel mondo. Mediante una complessa opera di riorganizzazione nacque l’IRI e altri enti di gestione, con maggioranza o totalità delle azioni di oltre 250 grandi complessi finanziari ed industriali (e una quarantina in corso di liquidazione) che saranno poi il volano della ricostruzione e della crescita negli anni del dopoguerra. Vi erano dentro il 25% di tutta la "raccolta" bancaria italiana, il 25% della produzione elettrica nazionale, il 57% dei telefoni, il 43% della produzione siderurgica, l'80% delle costruzioni navali, oltre notevoli quote nell'industria meccanica minore. ( i faziosi vogliono negare anche questo?).
"C'era - ha scritto A. De Stefani - un bilancio in disavanzo e lo si doveva equilibrare; c'era un debito pubblico e lo si doveva pagare; c'era una Lira svalutata e la si doveva rivalutare. C'era il disordine e la pluralità dei comandi, e si doveva ristabilire l'ordine e l'unità del Comando. Dal 1929 e il 1932 tutto il mondo stava assistendo a un drammatica crollo non solo della produzione industriale".
Ma venne LUI il protagonista al cubo (dotato di un senso dello Stato che pochi in Italia prima e dopo di lui hanno dimostrato di avere) ALBERTO BENEDUCE > vedi >> , che poi - morto lui - nel dopoguerra (sposando Idea Socialista (questo il nome della figlia), ci lasciò suo genero Enrico Cuccia (molto elogiato da Mussolini in persona).
A fine guerra Cuccia divenne il direttore generale di Mediobanca, che in breve tempo diventa il centro del mondo finanziario e politico italiano. Cuccia
(non rilasciò in vita sua mai una intervista) era l'unico a sapere chi "aveva avuto" e chi "aveva dato". Nacque così la "Grande abbuffata", più tardi i "Carrozzoni" quella che poi nel '73 Scalfari chiamò "la Razza Padrona" (Uno Stato che in pochi anni (esulando quasi sempre dall'economia e dal buon senso) con la spregiudicatezza privatizzò tutto, aziende strategiche, istituti di credito, o dando in gestione-concessione per quattro soldi, demanio, beni pubblici, telefonia, elettricità, industrie navali, porti, autostrade.
Così l'inetto Stato privatizzando (a discrezione, con i suoi politici) ha creato un altro Stato di proprietà privata, (perverso, spesso con dentro gli stessi politici) senza esercitare la giusta vigilanza e i poteri di controllo sullo svolgimento delle attività; una proprietà privata che sa fare solo i suoi conti, in attivo, anche quando gli aerei restano a terra, le navi affondono o i ponti crollano.
Uno smembramento dell'IRI (SME ecc.) lo fece Prodi nel '93 quand'era lui il Presidente (ma anche consulente della Goldman Sachs - e nello stesso tempo Garante del Sistema, perfino nella costruzione della nuova TAV !! 1993!! ).
Diventato Presidente del Consiglio a sostituire Prodi all'IRI ci andò Gian Maria Gros che non fu da meno vendette "Autostrade" e dopo cinque anni, LUI (!!!) va a presiedere proprio il fondo di chi le possiede. Una anomalia tutta italiana. E che fosse "suicida" lo abbiamo visto !!

 

Insomma parlando e agendo così Mussolini ebbe non pochi consensi, e fu da lì che inizia "l'avventura" mussoliniana; all'inizio piuttosto indefinita. Ma nel '22 diventa invece determinata: sul sociale, sulla finanza, e anche sull'imprenditoria. E non fu di certo la Marcia su Roma, a battezzare e a iniziare la sua avventura. Ricordiamo che fu il Re (forse temendo di perdere il suo trono) a dargli i poteri. Poi furono gli italiani tutti a darglielo, di ogni ceto.
E lo furono ancora nel '40, all'inizio della 2nda G.M. quando gli italiani tutti, stampa, preti, e perfino i comunisti italiani (ricordiamoci che questi a Parigi applaudirono Hitler che era allora alleato dei russi) premevano tutti per montare sul carro dei vincitori (vedi tutta la Stampa dell'epoca).
Il resto è cosa nota. Ma non dimentichiamo che se Mussolini non si fosse affiancato a Hitler, questi dopo la Francia, sarebbe sceso dalle Alpi e dal Brennero per dare una lezione allo "sleale socio" che tergivisando con il suo "non belligerante" non aveva rispettato il "Patto d'Acciaio".


(qualcosa del genere era accaduto già nella 1ma Guerra Mondiale. l'Italia per l'entrata in guerra decise di non rispettare la famosa alleanza con Germania e Austria e scelse di mantenersi "neutrale". Scelse la strada del "non intervento"; poi dopo un anno (ma aveva già fatto un patto segreto "di Londra", con l'ebreo Sonnino) l'Italia decise di unirsi ai Paesi della Triplice intesa (Francia, Regno Unito e Russia). Cambiò insomma alleato e dichiarò guerra agli ex amici. (e non c'era allora Mussolini - Fu l'ebreo Sonnino a fare - in gran segreto - i nuovi patti, all'insaputa dello stesso Governo ).

Quanto alla 2nda G.M. come sarebbe finita la guerra di Hitler in Europa, non era facile a dirsi. Ma sembrò una ripetizione della 1ma G.M. I patti questa volta li aveva fatti Mussolini (Patto d'Acciaio) ma al dunque tergivisò; anche qui scelse la "neutralità", "non belligeranza" (piuttosto ambigua - ma altro non poteva fare - L'Italia non era la Germania!).

L'Italia con Hitler aveva fatto un alleanza nel 1938 ("Patto d'Acciaio"). Ma come forza i due Paesi erano diseguali; le iniziative politiche e militari erano prese sempre da Hitler. ("quando fa una guerra lui me lo manda a dire a cose fatte") infatti i suoi interventi li decise Hitler autonomamente, mettendo Mussolini sempre davanti al fatto compiuto e imponendogli la partecipazione. Poteva Mussolini (e ci stava pensando) cambiare alleato? Unirsi a Francia e Inghilterra? (come l'Italia spuduratamente fece già nel 1915?).

PERCHE' POI MUSSOLINI INTERVENNE NELLA GUERRA

QUI MAGGIORI PARTICOLARi > > > >

 


Per come poi finirono Polonia, Francia e Inghilterra l'Italia se non si fosse schierata con Hitler sarebbe andata incontro a un suicidio. Hitler avrebbe punito Mussolini per il suo voltafaccia e avrebbe invaso dopo la Francia in poche ore anche l'Italia, trasformandola in una "colonia" tedesca.

I tedeschi in poche settimane sbaragliando francesi e inglesi erano diventati "invincibili" (lo scrivevano tutti i giornali con i loro panegirici), e gli USA nel 1940 erano ancora lontanissimi dall'idea di entrare in guerra in Europa. Non ne avevano neppure il motivo né il pretesto. Del resto i loro affari li stavano comunque facendo con i famosi "aiuti e prestiti" all'Inghilterra. E facevano affari anche nel resto del mondo, visto che la concorrente Europa non esportava più nulla. E addirittura lo fecero poi con la Russia (con i comunisti!) fornendo navi da guerra, aeroplani, carri armati, munizioni e materie prime).
E' ozioso domandarsi perché gli USA intervennero nella Prima e poi nella Seconda Guerra Mondiale. Su "Il Gazzettino del Popolo" il 7 aprile 1941 ( !!! ) - (che possediamo in originale) vi è era in un articolo, con in anticipo la risposta. "Gli USA vincendo avrebbero cambiato l'Europa!" - E così fu.

Nel '43 montando sul carro del vincitore, abbiamo infatti poi "vinto"(!?) con quelli che noi abbiamo prima chiamato "nemici", poi chiamato "alleati". Abbiamo poi subito dopo formato una "Democrazia", ma non prima di aver fatto una "Alleanza" non espressa dal popolo ma imposta; questa volta non più con un "Patto d'Acciaio", ma con un patto - anche qui - con forze diseguali, con la NATO (detta "Forza Atlantica") ma con una netta preponderanza strategica, militare e politica degli USA. E - come aveva fatto Hitler nel '38 - anche gli USA hanno poi preso iniziative politiche e militari nel resto del mondo. Per ultimo con il sostegno Inglese e Francese anche in Libia. Non solo, ma intervenendo anche nei Paesi (al di fuori della nuova Unione Europea e del Patto Atlantico) hanno imposto sanzioni, come in Russia. O ad agire per proprio conto in Corea o in Cina.

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ORA ARRIVIAMO ALLA

BIOGRAFIA DI MUSSOLINI

Nel corso del 1911, fra le tante manifestazioni e scioperi) anche violenti in molte città d'Italia contro la guerra turca a Tripoli e Bengasi, una di queste manifestazioni in particolare assume rilevanza storica, quella di Forlì dove a guidarla è il figlio di un fabbro e di una maestra elementare di Dovia-Predappio: di 27 anni, già con un ricco passato di antimilitarista e di militanza socialista. Da tempo - per come si comportava dentro e fuori la sezione- soprattutto con la sua irruenza nei comizi - aveva già ricevuto dai suoi "colleghi socialisti" l'appellativo di Duce
.
Lui e i suoi "agitatori" della piazza (come quelli dell'irruento socialista "Fascio Operaio" del 1883 chiamati appunto "fascisti") furono chiamati pure loro "fascisti", come del resto tutti quelli della allora sinistra violenta. Solo quando Mussolini fondò il "Fascio di Combattimento" nel 1919 (volendo lui interpretare la rivoluzione e l'ordine giocando la carta del nazionalismo, non alla maniera "Russa") i suoi "concorrenti" socialisti iniziarono a chiamarsi "antifascisti". Ma di fatto "fascisti" erano stati e "fascisti" (nelle loro azioni) rimasero .

Del resto Togliatti (scocciato di essersi fatto scippare nel '19 la nomea di "fascista" (quello che doveva a oltranza terrorizzare i "padroni") , invidioso del successo di Mussolini, allora e ancora nel 1936, incitava i suoi "compagni camerati...." che nell'appello chiama "Ai fratelli di camicia nera".... "I comunisti devono far proprio il programma fascista del 1919 !!!!"......
"E' ora di prendere il manganello !!!!" vedi qui >>> -
Ma se lui di diventare fascista ambiva così tanto, di fatto lo era già.
Altro che "antifascista!!"

Premesso questo, ora andiamo a LUI.....


Si chiamava MUSSOLINI,
il suo nome BENITO

atto di nascita


Il Padre, Alessandro Mussolini, fabbro, - con inclinazioni rivoluzionarie e una solida fede socialista - ammirato dalle gesta di Benito Juarez, impose questo nome al  suo primo figlio quando nacque il 29-7-1883 a Varano dei Costa a Dovia, frazione di Predappio. Sua moglie, Rosa Maltoni, che aveva sposato nel 1882, fu insegnante e madre di questo bambino (in mezzo a molta miseria - dove metà della popolazione di Dovia nell'arco di pochi anni era quasi tutta emigrata in Brasile), fu anche nei primi due anni maestra di suo figlio nella stessa casa dove insegnava in due locali nella stessa casa che abitavano. Poi nel 1892 lo iscrisse nella Scuola dei preti Salesiani. La moglie fece credere al marito che si trattava di una scuola laica, visto che lui sicuramente non avrebbe permesso uno scuola di preti. Ma anche il figlio non è che ne era entusiasta non sopportava le quotidiane pratiche religiose. Ragazzo irrequieto e qualche zuffa con i compagni più le varie punizioni mise fine alla frequenza nell'istituto già in quarta elementare. Dai preti fu descritto come: "Giovane irruente, impulsivo, ribelle, ma molto intelligente" anche se una nota del direttore inviata ai genitori puntualizzava che "...la sua natura non é acconcia a un sistema di educazione di un Collegio Salesiano".
Per terminare la quinta elementare fu iscritto al collegio Giosuè Carducci a Forlimpopoli dove l'insegnante era proprio il fratello del Carducci, Valfredo. Concluse la quinta elementare frequentò le superiori nello stesso istituto, prima come interno poi come esterno. Ma anche qui non fu uno scolaro modello. Frequenti furono gli atti di indisciplina

In questa scuola di lui, come ragazzo, gli amici coetanei dicevano "non discute, picchia". Ma era - é lo stesso Carducci a dirlo - anche intelligente ed estroso, visto che a scuola in un tema "Il tempo è danaro" fece lo svolgimento in una sola riga su un pezzetto di carta che consegnò all'assistente dove si leggeva; "Il tempo é moneta, perciò vado a casa a studiare geometria, perché sono vicini gli esami, non le pare signor professore la cosa più logica?".
Il Consiglio dei Professori, riunitosi d'urgenza per mantenere alto il prestigio della scuola e il rispetto verso coloro che la frequentavano, sospese dalle lezioni per dieci giorni il ragazzo e inviò al padre una nota che raccontava il fatto, comunicava la sospensione e concludeva "voglia provvedere acciocchè il Figlio Suo non resti inoperoso per tanto tempo".

Ma il ragazzo non studiava solo Geometria, ma Storia, Politica, Musica, Poesia. E sempre con smania d’emergere soprattutto in politica; aderiva al marxismo, all'allora socialismo, all' attivismo anticlericale e a quello antimilitarista.
Divenne infine Maestro, ma il fascino di arringare la folla era il suo debole, tenne discorsi celebrativi su Verdi, Garibaldi e tanti altri, che entusiasmavano i presenti con le sue arringhe, dove poi, quasi sempre, lui sconfinava nella politica più accesa, coinvolgendo le masse con i suoi caratteristici atteggiamenti e una passionale oratoria.
L' "Avanti" il quotidiano socialista quando tenne il discorso su Verdi, riportò sul giornale l'applaudito intervento del "Compagno" Mussolini. Lui amava la folla!! E sapeva pure cos'era la folla, già a 18 anni.
Mussolini su "Psicologia della folle"
di Gustav Le Bon aveva imparato tutto. Sarà lui più tardi, quando era salito al potere come Duce, a confermarlo "Ho letto tutta l'opera di Le Bon e non so quante volte abbia riletto la sua "Psicologia delle folle" E' un opera capitale alla quale ancora oggi spesso ritorno". ( qui l'intero testo di LE BON > > )

Ma anche in una sua curiosa edizione su "MACHIAVELLI - Il Principe" ( vedi > > > )
In queste pagine su Machiavelli, è piuttosto singolare, che per fornire una comprensione al machiavellismo, andiamo a scomodare proprio Mussolini. Ma singolare non lo è affatto, perchè riusciremo a capire meglio l'opera del Machiavelli ma anche lo stesso Mussolini e il suo Fascismo.
Nelle tre paginette del preludio, c'è tutto il Mussolini, e c'è anche tutta l'essenza del suo fascismo. Ovvero l'idea di una educazione del popolo al fascismo !!
Il curioso, raro e singolare libretto (che possediamo) lo riportiamo integralmente, perchè all'interno Mussolini fa alcune singolari affermazioni (tutte fascistiche): sulla dubbia validità del potere esercitato dalla "sovranità popolare", e sulla utopica "democrazia popolare".
Per Mussolini il Principe del suo tempo è lo Stato. E lo Stato è il Principe, cioè - nei tempi moderni - Lui e solo Lui.
(Siamo lontani da quando (1905) - prima come anarchico poi come socialista - esaltava il proletariato come futura classe dominante, e faceva l'apologia della "rivoluzione violenta" indicata dalla dottrina di Hengel che presentava nella sua teoria la "morte dello Stato")
"La sovranità, al popolo - afferma Mussolini - gli viene lasciata tutto al più solo quando è innocua (es. quando deve scegliere il luogo dove collocare la fontana del villaggio). Mentre quando gli interessi supremi sono in gioco, anche i governi ultrademocratici si guardano bene dal rimetterli al giudizio del popolo. La sovranità applicata al popolo é una tragica burla. Il popolo tutto al più delega, ma non può certo esercitare sovranità alcuna".

Andiamo avanti.....

Diplomatosi maestro, come supplente insegnava a Gualtieri (che era il primo comune conquistato in Italia dai Socialisti), ma presto, pur avendolo i socialisti nominato Capo Sezione, ma anche perchè non gli avevano rinnovato la supplenza, Gualtieri gli venne a noia e il 9 luglio 1902 emigrò in Svizzera a Losanna come ormai facevano tanti disoccupati. All'inizio trovò lavoro come manovale presso una fabbrica di cioccolato nella vicina Orbe quasi sul confine. Entrava alle 6 del mattino e terminava alle sei di sera: 12 ore; lui non era abituato a lavorare tantomeno a così tante ore. La sera - racconterà in seguito - avevo le mani gonfie. Dopo una settimana si licenziò e tornò a Losanna nel quartiere dove vi erano tanti suoi connazionali che facevano i muratori, i minatori, gli artigiani. Iniziò a vivere due anni e mezzo senza risorse, in giro a fare il disoccupato, il poveraccio, anche se racimolava qualcosa facendo l'insegnante di italiano agli immigrati. Ma non sempre guadagnava abbastanza per sfamarsi; tuttavia frequentava le lezioni di economia-politica di VILFREDO PARETO il grande economista-sociologo che insegnava proprio a Losanna. E proprio a Losanna, non avendo più soldi per pagarsi un affitto, lui nelle notti si sistemò sotto le arcate di un ponte. La gendarmeria lo fermò, gli fece fare tre giorni in cella poi lo lasciò libero visto che aveva i documenti in regola. Anche se lo schedò come sfaccendato.

Molti anni dopo, nel fare una visita di Stato, portandoli al balcone dell'Hotel dov'era ospitato, indicò agli imbarazzati funzionari svizzeri presenti, le arcate del ponte visibili dalle finestre: "dormivo lì, non facevo male a nessuno, ma mi avete arrestato , come se fossi un delinquente".

Nelle varie ore perse iniziò a frequentare la redazione dell'Avvenire del Lavoratore, conobbe i socialisti; il segretario dovette aver pena per lui nel vederlo smunto; gli diede non solo qualche soldo ma gli procurò anche un letto. Poi lo invitò a collaborare, a scrivere qualcosa per il giornale. Non si fece pregare pochi giorni dopo usciva un suo articolo firmato Benito Mussolini.
E questo non fu solo l'inizio di giornalista ma anche della militanza socialista. A Losanna ci rimase 2 anni, scrivendo articoli, tenendo dei comizi, facendo dibattiti, che gli diedero una certa popolarità. Volle lasciare Losanna per Ginevra; Questo perchè aveva conosciuto una ragazza che frequentava medicina all'Università di Ginervra e volle raggiungerla, inoltre a Ginevra vi era una grande biblioteca dove andava spesso ad "abbeverarsi", a divorare libri, o a seguire corsi di Sociologia. Poi rientrò a Losanna.

In quel periodo leggeva molto. Sue letture preferite: Nietzsche, Marx, Schopenhauer. E scriveva anche molto. Ma nei suoi primi scritti non esordisce rivoluzionario; usa però il gergo socialista che ha assorbito a casa e poi nella redazione del giornale. Ma in questo primo periodo svizzero questo suo gergo inizia a essere originale soprattutto quando i dibattiti fra riformisti e rivoluzionari si fecero roventi. Lui non ha ancora un pensiero politico autonomo, ma è già un dialettico rivoltoso (del resto era a contatto anche con l'ambiente anarchico) e in questi primi interventi (oltre che su L'Avvenire del Lavoratore, anche su Il Proletario, Avanguardia Socialista) si permette già di scrivere che "il socialismo è un vasto movimento pietista, non l'avanguardia vigile del proletariato, ma una accolta di malcontenti, con alcuni vanitosi già compromessi con la borghesia che li usano proprio per far naufragare il socialismo". Sono dunque già frasi in libertà, fuori da certi rigidi schemi. (ma qualcosa del genere lo andava dicendo nelle sue lezioni a Losanna proprio Vilfredo Pareto)
Poi più tardi con le varie scuole, le varie dottrine, le frequentazioni e le letture più diverse Mussolini lo ritroveremo già autonomo, con una sua ideologia già in embrione.

Durante i 2 anni in Svizzera, fece una breve visita in Italia alla madre malata, ma aveva 21 anni e a casa trovò la cartolina di leva. Per evitare il servizio militare, contraffece la data sul passaporto e riespatriò in Svizzera, ma il documento falsificato fu scoperto alla frontiera dalla gendarmeria, fu arrestato e poi espulso, mentre nel frattempo in Italia lo condannavano per diserzione.
I giornali socialisti forlivesi enfatizzarono, uno scrisse: "E' stato cacciato dalla Svizzera il socialista Mussolini, il grande DUCE della "Prima" sezione socialista d'Italia". Era la prima volta che veniva usato il titolo di duce, che ricordavano gli antichi condottieri romani, ed era anche la prima volta che veniva indicato come "grande". Mussolini aveva poco più di vent'anni ed entrambi i due titoli non gli dispiacquero proprio per nulla. Anzi !!

In Italia, ci fu proprio in quell'anno l'amnistia per i reati anche di diserzione. Provvidenziale perchè gli evitò una condanna, ma il soldato dovette farlo, a Verona nel 10° reggimento bersaglieri. Nei 2 anni che si fece ci stava apparentemente bene, tanto che si prese perfino le lodi e i gradi di caporale, ma era di idee antimilitariste e predicava pure la diserzione quando scriveva agli amici. Proprio per questo era guardato a vista dai comandi militari.
Poi congedato, fece il maestro a Tolmezzo, ma poi anche lì divenne insofferente all'ambiente.

Lo andò a fare il maestro a Oneglia, in Liguria, dove si mise a dirigere con impegno anche un piccolo foglio socialista "La Lima". Qui scopre la sua "strada", il giornalismo, quello "rovente" e anticlericale, infatti, negli articoli si firma "il vero eretico", con accuse ai preti di essere i "gendarmi neri al servizio del capitalismo". Durante gli scioperi accennati all'inizio, Mussolini entra subito in diverbio con i socialisti, che sono già divisi in varie correnti.
A un capo crumiro, tenendo una mazza in mano minaccia di spaccarlo in due, l'altro non sta al gioco, va a denunciarlo, e la sera stessa è arrestato, processato per direttissima e condannato a 3 mesi. Conosce il carcere per 15 giorni; uscito, più baldanzoso che mai si ributta in politica, ma alla fine emigra nuovamente all'estero, a Trento (allora austriaca) dove passa intere giornate nella biblioteca comunale a leggere storia e saggi politici, e nello stesso tempo è impegnato a studiare pure il violino ("se diventerò bravo ho un mestiere di riserva"), infine trova la tanto sospirata occasione di poter dirigere un foglio. E' il febbraio del 1909 sale a Trento dove rimarrà fino al settembre dello stesso anno.

Il foglio é "L'Avvenire del lavoratore" socialista, gli da' impulso, dinamismo, fa raddoppiare le copie del giornale. CESARE BATTISTI il più attivo del socialismo trentino che dirige a Trento il "Popolo" lo scopre e lo vuole con se'; lo nomina Redattore Capo. Proprio Battisti nel presentarlo per la prima volta sul suo giornale, così lo descrive, "é uno scrittore agile, incisivo, polemista, vigoroso, con una buona cultura, multiforme e moderna", ma dopo appena qualche settimana, Mussolini gli diventa scomodo, incontrollabile e perfino pericoloso, perché questo suo redattore é impulsivo, interviene con rudezza con tutto il peso delle sua presa di posizione estrema e rigida che inaspriscono le polemiche con gli austriaci per l'autonomia del trentino, mentre Battisti sta operando in un modo più diplomatico, pur dicendo velatamente le stesse cose. Inoltre Battisti non voleva inimicarsi il clero locale, molto legato all'Austria. Non è che rompe del tutto con lui i rapporti, ma dopo un mese Mussolini già non scrive più sul suo giornale.

A Mussolini, Trento, gli sembrò troppo clericale, e aveva anche una profonda avversione per un giovane leader dei cattolici. Era Alcide De Gasperi capo dei popolari cattolici fermo oppositore dei socielisti, che dirigeva Il Trentino e dalle sue colonne  rimproverava gli insulti che lanciava il suo collega; ma Mussolini con i suoi articoli a sua volta lo attaccava, lo definiva "pennivendolo", "uomo senza coraggio", "un tedesco che parla italiano, protetto dal forcaiolo, cattolico, feudale impero austriaco e quindi un servo di Francesco Giuseppe". L'attacco ai preti intanto continuava. Gli avversari politici lo chiamavano "il cannibale dei preti", e quando in un paesino di Trento si scoprì una storia boccaccesca fra una contadina (in vena di santità) e il parroco locale, che l'aveva messa incinta più volte, Mussolini con la sua vena di scrittore salace, irriguardoso e fantasioso scatenò un putiferio nel raccontarne i retroscena, con il preciso intento di ridicolizzare tutto il clero locale.

In questo clima rovente, come agitatore più che polemista, che metteva a rumore la città trentina, Mussolini non poteva durare, infatti, la gendarmeria austriaca su segnalazione di anonimi, l'accusò assieme ad altri suoi amici socialisti del furto in una banca, gli perquisirono l'abitazione, forse trovarono manifestini anti-austriaci, forse alcune copie del suo giornale che andava spesso sotto sequestro, trovarono insomma una "giusta causa" e una vaga motivazione per arrestarlo e sbatterlo in prigione. Dopo aver odiato gli svizzeri, Mussolini in galera iniziò a odiare i trentini-austriaci, soprattutto quando, pur non provata né trovata nessuna accusa sui fatti addebitatigli, seguitarono a tenerlo in carcere senza un preciso motivo. Tanto che per protesta, e informando i socialisti con chissà quali mezzo, iniziò a fare un plateale sciopero della fame per attirare l'attenzione.

Per non farlo diventare un pericoloso martire dei socialisti o creare incidenti diplomatici con l'Italia, i gendarmi il 26 settembre dello stesso anno 1909 lo accompagnarono con i soli vestiti sdruciti addosso al confine di Ala, e lo diffidarono a non mettere più piede nella terra del Kaiser. Mussolini raggiunta Verona a piedi, racimolato qualche soldo alla stazione per il viaggio in treno, rientrò a Forlì, dove visibilmente umiliato passò l'inverno ad aiutare il padre vedovo a servire clienti in un osteria gestita assieme a una certa Annina Guidi, una sua vecchia amante, che morta la moglie si era poi deciso a viverci insieme, gestendo con lei appunto la sua trattoria. Un antico rapporto questo, fino al punto che alcuni mormoravano che da lei avesse avuto quella bimba cui avevano dato il nome di Rachele, e che la donna allevò. Benito aveva conosciuto Rachele bambina prima di andare in Svizzera, ora al suo rientro l'aveva ritrovata donna e piuttosto attraente; le sue attenzioni furono pari a quelle della fanciulla che a sua volta si invaghì presto del fratellastro.
Forlì gli stava stretta e lo divenne ancora di più quando anche in questa città lo arrestarono e lo misero di nuovo in carcere per quindici giorni per aver fatto un comizio non autorizzato.

Nel comizio, teorizzava la rivolta, e incitava a dare alle fiamme il Codice, ne auspicava un altro con nuove leggi. Il suo attivismo lo portava a porsi al di sopra delle comuni norme, e quindi auspicava la "necessita' della rivolta". Leggendo Nietzsche  lo aveva colpito una frase "vivere pericolosamente", e ne fece il proprio motto, tanto che pubblico' un saggio in tre puntate sul giornale "Pensiero Romagnolo", "La filosofia della forza", dove troviamo il pensiero del filosofo tedesco (il superuomo nicciano) che indubbiamente lo aveva affascinato e conquistato. Altrettanto quello di G. Sorel in "La funzione della violenza nell'agire storico". Più si bevve tutto d'un fiato - e lo assorbì centellinandolo - il suo autore preferito: Le Bon "Psicologia delle folle" VEDI > > ).


In carcere in quei pochi giorni dove era stato ospite utilizzò il tempo a scrivere. Dopo l'esperienza fatta a Trento, dove si era documentato storicamente di un certo periodo della vita politica di quel paese, scrisse un breve satirico romanzo proprio sul Trentino. Cesare Battisti a Trento lo pubblicò a puntate sul "Popolo", versandogli 15 lire a puntata, e che il pubblico lesse avidamente. Era un racconto fantapolitico "Claudia Particella, l'Amante del Cardinale", un modo per fare la "sua" feroce propaganda politica anticlericale, irridendo i cattolici e i bigotti.

Ma Forlì dopo le vicende del carcere gli divenne antipatica, anche perchè inutilmente bussò a tutti i giornali; infine pensò di emigrare anche lui in Brasile, come avevano fatto tanti abitanti di Dovia il suo paese. Aveva tanti vecchi amici di infanzia che appunto in Sud America poi erano emigrati, e non gli sarebbe stato difficile raggiungerli e avere nello stesso tempo un punto d'appoggio.

Valutò pure di accettare un posto come messo comunale ad Argenta; "sono stanco di stare in Romagna e sono stanco di stare in Italia", scrive a tutti; poi all'improvviso il 9-1-1910 la federazione socialista di Forlì lo nomina segretario della federazione e gli fa dirigere i quattro fogli di "Lotta di Classe". Mussolini ne è entusiasta, vede già il suo successo, ne è convinto, è sicuro di sè, si sbilancia anche troppo scrivendo "alla prossima ventata spazzerò via Giolitti", ed economicamente non teme più il futuro perchè prende 120 lire al mese; tanti da mettere su anche famiglia; infatti dopo 8 giorni dalla nomina, una sera torna a casa e presa Rachele sotto braccio, comunicò al padre e alla matrigna che sposava la sorellastra "senza vincoli ufficiali, ne' civili, ne' religiosi", e con una pistola in mano minacciò in caso di diniego il duplice suicidio. Ovviamente l'ebbe vinta. La notte stessa prese due lenzuola, quattro piatti con le posate, la rete di un letto e con Rachele si trasferì in una stanza in affitto con cucinino a 15 lire il mese; insomma "mise su casa". Era il 17 gennaio del 1910.

Mussolini aveva 27 anni, Rachele 17. Puntualmente dopo 9 mesi, il 1° settembre 1910  nasceva Edda. 27 giorni dopo si svolse lo sciopero di Forli!
(quello che abbiamo accennato in apertura) con Mussolini attivista in prima fila a contestare contro la guerra turca a Tripoli e Bengasi; per gli sbirri questa volta era un po' troppo; scattarono le manette. C'erano stati violenti tafferrugli, tanto da registrare alcuni morti e molti feriti. Mussolini finito in galera al processo volle difendersi da solo; tuttavia non evitò di prendersi 5 mesi di prigione. Ma ciò che ne seguì diede a Mussolini una fama non solo a Forlì. La galera gli fu utile per trasformarsi in vittima, in martire e quindi diventare ancora più popolare. (Hitler nel '23, a Monaco ottenne lo stesso risultato: il processo, la condanna e la galera per il putsch della birreria, si trasformò in un suo trionfo).

Durante i 5 mesi di prigione, per Mussolini la noia non è una sua amica; legge moltissimo, e scrive pure, e fra questi scritti compila una sua biografia; eccone una singolare paginetta: "Ho avuto una giovinezza avventurosa e tempestosa. Ho conosciuto il bene e il male della vita. Mi sono fatto una cultura e una salda scienza. Il soggiorno all'estero mi ha facilitato l'apprendimento delle lingue moderne. In questi dieci anni ho deambulato da un orizzonte all'altro: da Tolmezzo a Oneglia, da Oneglia a Trento, da Trento a Forlì. Sono tre anni che mi trovo a Forlì e già sento nel sangue il fermento del nomadismo che mi spinge altrove. Io sono un irrequieto, un temperamento selvaggio, schivo di popolarità. Ho amato molte donne, ma ormai su questi amori lontani si stende il grigio velo dell'oblio. Ora amo la mia Rachele e anch'essa profondamente mi ama. Che cosa mi riserva l'avvenire?" ( Benito Mussolini, La mia vita ).

Mussolini diventa così popolare negli ambienti socialisti che nello stesso 1912, appena uscito dal carcere, lo troviamo a dirigere proprio l'organo del partito socialista L'Avanti. Si fa  portavoce del proletariato ed inizia il 7 gennaio 1913 una feroce campagna contro "gli assassinii di Stato". Con indignazione si era scatenato per gli incidenti mortali  verificatisi durante gli scioperi dei lavoratori che chiedevano miglioramenti salariali, riduzioni d'orari, previdenze, pane e lavoro. Conflitti dove scopriamo all'interno di queste manifestazioni  non solo una forte tensione sociale fra padronato e operai, ma anche la prima forte spaccatura ideologica dentro i sindacati socialisti, tra i riformisti e i rivoluzionari. Due correnti di pensiero che divideranno in eterno le sinistre; e non solo quelle italiane.


Poi nel '14 giunse la ferale notizia da Sarajevo. Lo spettro di una guerra in Europa in pochi giorni prese corpo. Ma l'inizio di quella che doveva essere per tutti una breve guerra di pochi, si trasformò ben presto -dopo le prime battute- in una guerra mondiale che andrà a cambiare il mondo. Crolleranno in seguito tre imperi, il Reich tedesco verrà sbriciolato, muterà l'intera politica del vecchio continente, nasceranno due grandi influenze ideologiche e l'intera economia mondiale inizierà a prendere due sole direzioni; che non viaggeranno in parallelo, ma inizieranno a correre una contro l'altra fino al grande scontro ideologico nei successivi anni. Ognuna, durante questo lungo viaggio militare cercando -con tutti i mezzi- di allargare il proprio regno; che questa volta non è quello di uno Stato, nè quello di un solo Continente, ma di più continenti ed è in gioco l'egemonia sull'intero Pianeta. Una lotta che ben presto (terminata la prima, poi con la seconda "Olimpiade della morte") sarà ingaggiata più solo da due giganti: Usa e Russia.

MUSSOLINI dallo stesso giornale, il 20 settembre 1914 lo troviamo prima contro l'intervento in guerra dell'Italia, promuovendo perfino un plebiscito pacifista, poi subito dopo - la svolta - il 18 ottobre 1914 (l'articolo é una "bomba") lo troviamo improvvisamente schierarsi a favore; titola "da una neutralità assoluta alla neutralità attiva e operante" che gli costa la radiazione dal giornale e dal partito PSI.
Un socialismo quello del PSI neutralista ad oltranza, che già in crisi con la disgregazione dell'Internazionale socialista (i socialisti in Germania si sono invece schierati per la guerra) messo di fronte alle scelte sull'intervento in guerra, che tutti ormai consideravano imminente, e nelle alte sfere necessaria per biechi motivi,  lo troviamo - il partito socialista italiano -  schierarsi contro la guerra, e poi iniziata questa, a promuovere il disfattismo per l'intero periodo. Ma fin dall'inizio lo troviamo ad andare verso il suo immediato ma anche futuro fallimento. Altro che socialistizzare con una rivoluzione l'Europa !

Mussolini non é disposto ad accettare questo fallimento né le limitate vedute di molti dirigenti del suo partito.
L'idea che si é fatta Mussolini (ed é l'unico ad avere una certa lucidità in anticipo sui tempi) é che la rivoluzione socialista é fallita prima ancora di iniziare, e mai il socialismo potrà uscire dalla guerra, vinta o persa che sia, con nuove prospettive.
Le masse - andava dicendo Mussolini -  i milioni di individui (già presagisce che non sarà breve! e gravi di conseguenze) dopo aver combattuto, potranno imporre domani, a vittoria ottenuta, la propria pace alla borghesia con tutte le carte in regola, perché avranno una propria forza autonoma per farlo, e non avranno bisogno dei socialisti.
A guerra persa invece le colpe ricadrebbero solo sui socialisti, che il conflitto non lo volevano e hanno sempre disprezzato chi era stato chiamato a parteciparvi". (tanti, tantissimi, saranno cinque milioni e mezzo di italiani).

Insomma i socialisti erano dentro un vicolo cieco. Questo in sostanza aveva sostenuto Mussolini alla vigilia del conflitto, e il ragionamento era impeccabile; ma il guaio grosso fu che la guerra che doveva essere "lampo" fu invece lunga, inoltre quando finì terminò in un modo anomalo, non accontentò proprio nessuno; infatti i vincitori (per come furono trattati a Versailles) si ritrovarono in mano quella che fu poi definita una "vittoria mutilata". Le briciole di un lauto pasto che gli altri avevano consumato.
In altre parole, una frustrazione per entrambi, per chi l'aveva sostenuta  la guerra e combattuta (Mussolini e i 5,5 milioni di Italiani) e per chi aveva remato contro e profetizzato il totale fallimento, convinti di poter fare dopo la guerra la rivoluzione del proletariato.

Il 15 novembre del 1914, dopo l'articolo "bomba" e dopo la radiazione all'Avanti, MUSSOLINI fonda a Milano il Popolo d'Italia (finanziato e non del tutto disinteressatamente dalla Edison, dalla Fiat di Agnelli, dall'Ansaldo dei fratelli Perrone ecc. ecc.) con un indirizzo antisocialista, e con iniziali palesi appoggi all'irredentismo che va predicando D'Annunzio e De Ambreis (Ma poi con la "Vicenda Fiume "Mussolini prenderà le distanze dai due "rossi" - vedi annali partendo dal 1919).

Infine il 6 maggio del 1915, l'altra "bomba": Mussolini esce con l'articolo "E' l'ora". Poi abbandona non del tutto il giornale (terrà un diario di guerra fino al febbraio 1917) e molto coerentemente con quello che ha scritto, si offre volontario.

Non è il solo, parte D'Annunzio, parte Marinetti, e parte Cesare Battisti che incita "tutti al fronte con la spada e col cuore", poi in agosto parte finalmente anche Mussolini.
C'è in questo slancio forse anche un motivo umano, lui odia gli Austriaci; il suo é anche  un conto personale da regolare! I giorni di carcere a Trento, le accuse infamanti, e le umiliazioni ricevute hanno lasciato il segno! 

Al fronte Mussolini non ha la vita molto facile, sia con i soldati che lo ritengono un interventista e sia con lo Stato Maggiore che diffidano di questo ambiguo soggetto fino a ieri a sinistra come oppositore all'intervento. Era nota la sua renitenza, noto il suo antimilitarismo in piazza del 1911-12, e noto il suo passato di socialista. 
Al Distretto non si fidano proprio. Senza tanti riguardi al suo diploma di maestro e al suo mestiere di giornalista lo mandano al fronte, come soldato semplice col grado di caporale. Dopo 16 mesi di guerra, per quaranta giorni Mussolini va anche in trincea, sul Carso, in prima linea sotto le granate austriache; qui si guadagna perfino il nastrino.
Nel febbraio 1917 una sventagliata di schegge, non proprio del nemico, ma di un cannone difettato, lo colpisce. Resta gravemente ferito. Trascorre in stampelle quattro mesi all'ospedale di Ronchi. Qui nel portare conforto ai feriti troviamo una visita di  Re Vittorio Emanuele III. Di certo non immagina nemmeno lontanamente, nel preoccuparsi della salute e nello stringere la mano a questo semplice caporale sulle grucce, di trovarsi di fronte all'uomo che fra soli 5 anni legherà il suo destino a quello di Casa Savoia e a tutta la sua dinastia. Il Destino se era da quelle parti a fare qualche scherzo, quel giorno ne organizzò uno dei più singolari: l'incontro tra i due!!

Dopo la convalescenza, MUSSOLINI rientra al giornale nel luglio 1917. Le cose in Italia sono molto cambiate nel frattempo, l'interventismo, dopo tre anni di guerra, quasi inutili sul piano militare e politico, é in crisi, e sembra - soprattutto con la disfatta di Caporetto- che il disfattismo socialista fra le masse trovi un buon appoggio. Così andava dicendo Cadorna per giustificare i suoi tragici rovesci.

Ma non é così, Mussolini è molto attento, si accorge che le masse hanno avuto uno scollamento dal socialismo e che questo (dopo la disfatta di Caporetto del 24 ottobre) non può certo aspirare alla vittoria di una rivoluzione dopo una guerra persa.
Infatti le cose cambiarono, per tanti motivi, interni ed esterni. E anche per tante coincidenze a favore. L'entrata in guerra degli Usa, la Rivoluzione d'Ottobre in Russia, le Germania in difficoltà (più politicamente che militarmente), l'Austria in uno sfacelo materiale e psicologico, ecc. ecc.

Alla fine, la guerra non fu persa, ma nemmeno vinta, passerà alla storia  come  la "vittoria mutilata" dopo le liti a Versailles con Wilson. Un finale che andò ancora di più a complicare le cose. Non c'erano politicamente né vinti, né potevano rallegrarsi quelli che la guerra l'avevano boicottata con il disfattismo. Con troppo accanimento, questo esito negativo e piuttosto umiliante (nonostante tanta retorica e i proclami) dai socialisti fu fatto pesare molto ai reduci; "che cosa vi dicevamo, ecco il risultato!" e giù il resto. E non era certo il modo migliore per fare nelle loro file proseliti nel chiamarli i reduci "grulli", "bei fessi". E chi era ritornato dal fronte (ed erano quasi 5 milioni) non voleva certo sentirselo dire dagli "imboscati".

Quello che Mussolini
temeva  accadde, come aveva previsto e profetizzato. I socialisti riformisti (con Treves e Turati) sono in difficoltà più di prima della guerra, e nemmeno parlarne di poter avviare un dialogo con i padroni; questi invece di concertare hanno preferito adottare la linea dura, si sono uniti in una confederazione e hanno adottato la strategia delle serrate. 
Mentre i massimalisti dichiaratamente rivoluzionari (con Gramsci e Bordiga) guardano con molta attenzione i fatti russi che avrebbero potuto far aprire anche in Italia delle nuove prospettive ("il paradiso": ed auspicano la prossima fine del capitalismo con la tanto attesa rivoluzione.
Ma non hanno i seguaci, hanno solo  i pochi (e difendono solo questi) che ancora lavorano e che sono poi quelli che non hanno fatto la guerra. Non hanno nemmeno le grandi masse di contadini (che per la maggior parte non sono salariati ma sono 3 milioni di piccoli proprietari di "fazzoletti" di terra) tutti timorosi di perdere con l'avvento del bolscevismo il loro "orticello", quindi sordi a tutte le sirene "sinistre". Non parliamo poi degli industriali; soprattutto quelli siderurgici. In Russia è questo settore il primo ad essere stato statalizzato (collettivizzato).

Insomma nelle due correnti, e tra queste e le masse si è creata una barriera di totale incomunicabilità. Non esiste più spazio per i socialisti. Mussolini è lapidario, caustico ma anche realista "Vogliono fare la rivoluzione, ma se li contiamo i conti proprio non tornano"

Mussolini se ne convince ancora di più quando inizia a vedere i pessimi risultati della Rivoluzione Russa:
"Bello i soldati uniti al popolo! Bello il collettivismo! Bello la distribuzione delle terre! Male invece i nuovi dittatori statali nelle fabbriche e nelle campagne".
Non era questo il socialismo che Mussolini sognava da giovane. In Russia il "padrone" autoritario e il grasso borghese zarista, usciva dalla porta e rientrava dalla finestra con la nascente "borghesia" statale di partito, ancora più autoritaria e  peggiore della precedente perchè non possedeva nè le capacità tecniche nè quelle organizzative. Gli esaltati operai credevano di poter mettere in riga i cervelli del vecchio management o impunemente di insultare i vecchi padroni.

Lenin dimostrando subito i propri limiti e le incapacità a organizzare uno Stato così vasto e burocraticamente così complesso, ha dovuto richiamare in fretta e furia ai loro posti nei vari apparati gli stessi funzionari zaristi e anche nelle grandi aziende i vecchi padroni, per riuscire a sopravvivere ed evitare il totale fallimento della rivoluzione che si stava avviando nell'anarchia. E quelli non si fecero pregare; soltanto che borghesi erano e borghesi rimasero. Non più al soldo del padrone ma del Partito, che in quanto a zarismo potevano competere.

Insomma Lenin riconobbe che nelle fabbriche oltre agli operai  era necessario che vi fosse qualcuno che conosceva i mezzi per produrre e che coordinasse con la disciplina gli operai nel loro lavoro. E questo qualcuno era quasi sempre un ex- funzionario zarista;  e che quindi per  incentivare l'economia ed aumentare la produzione era fondamentale e bisognava far ricorso a chi gia' conosceva il mestiere Per cui Lenin stimò necessario che, per esempio, medici, ingegneri, professori, burocrati, formatisi nelle scuole zariste venissero tutelati e ben pagati pur essendo "afflitti" da "una mentalità borghese". Insomma stava già iniziando il grosso problema della Russia e alcune teorie utopistiche iniziavano a fare acqua da tutte le parti, anche se in occidente pochi sapevano come stavano veramente  le cose, filtravano ad arte solo le conquiste; che tutti ora possedevano terre e i mezzi di produzione, nessuno invece parlava del caos di quest'anno, e del prossimo con già in atto le rivolte "contadine" e la repressione più dura che si stava scatenando contro i milioni di piccoli e medi proprietari terrieri (5 milioni) su 125 milioni di anime, che però possedevano il 90 per cento della terra coltivata dell'intero territorio dell'ex impero zarista; che non solo non volevano mollare i loro appezzamenti di terra, ma ciò che producevano volevano venderlo agli affamati delle città a prezzi da rapina. Non c'è da meravigliarsi se poi le Guardie Rosse staliniane mandavano in Siberia qualche "agrario"; alcuni di loro vendevano un uovo nelle città al mercato nero al costo di una paga giornaliera di un operaio) .

Del resto proprio MARX nella prefazione del Capitale, scriveva che "una società non può né saltare né eliminare per decreto le "fasi naturali" dello svolgimento".
E anche ZIBER scriveva pure lui che "…le "fasi naturali" dello sviluppo non potevano essere né soppresse né abbreviate: quindi anche la Russia avrebbe dovuto passare necessariamente prima attraverso il capitalismo".
Lenin prima che crollasse tutto, corse sì ai ripari, richiamando ai loro posti i burocrati zaristi, ma non poteva richiamare i capitalisti, né un moderno management economico né industriale, perché questi in Russia non c'erano.

Ma se non c'era in Russia il capitalismo, c'era invece in Italia, modesto ma c'era, e Mussolini anche lui come Ziber, già nel 1915 su Utopia scriveva: "I socialisti commettono un gravissimo errore, credono che il capitalismo ha compiuto il suo ciclo. Invece il capitalismo è ancora capace di ulteriori svolgimenti. Non è ancora esaurita la serie delle sue trasformazioni. Il capitalismo ci presenta una realtà a facce diverse: economica, prima di tutto".
Ma ancora prima, sempre su Utopia, del 15 gennaio 1914, scriveva: "Nella mente del proletariato, la "coscienza teorica" del socialismo sarà sempre amorfa, rudimentale, grossolana: come non c'è bisogno per essere buoni cristiani di aver letta e capita tutta la teologia, così si può essere ottimi socialisti pur ignorando i lavori e i capolavori della letteratura socialista, pur essendo completamenti analfabeti. I "sans-culottes" che mossero all'assalto della Bastiglia probabilmente non avevano nessuna "coscienza teorica" .

E già nel 1917 frenando gli entusiasmi delle prime trionfalistiche notizie dalla Russia, Mussolini scriveva: "....La rivoluzione non è il caos, non è il disordine, non è lo sfasciamento di ogni attività, di ogni vincolo della vita sociale, come opinano gli estremisti idioti di certi paesi; (il riferimento alla Russia è chiaro. Ndr) la rivoluzione ha un senso e una portata storica soltanto quando rappresenta un ordine superiore, un sistema politico, economico, morale di una sfera più elevata; altrimenti è la reazione, è la Vandea. La rivoluzione è una disciplina che si sostituisce a un'altra disciplina, è una gerarchia che occupa il posto di un'altra gerarchia" (1917, 26 luglio, Il Popolo d'Italia).

Torniamo al 1919.
L'Italia, nonostante non fosse nella lista nera delle nazioni perdenti, i tempi erano ostili. Per gli Italiani erano tempi che dall'esterno subivano dagli Alleati affronti che erano quasi oltraggi ("si accontentino di non aver più alle spalle gli austriaci" -
"li abbiamo aiutati? che paghino" Wilson -
Clamenceau fu pure insolente, disse che l'Italia si comportava da "capricciosa", da "ambiziosa".) e come se non bastassero questi affronti, all'interno, molti che avevano in qualche modo contribuito a sventare un grave pericolo (mancò poco con l'Austria al di qua del Piave e del Mincio e chissà fin dove sarebbe arrivata) ricevevano insulti, venivano devastati circoli e associazioni di ogni tipo, s'insultavano i militari in divisa, si distruggevano i migliori ricordi di lotte e sacrifici, bollandoli tutti come azioni delinquenziali.

Ma a parte questo, c'era inoltre anche un servaggio spirituale da cui l'Italia doveva liberarsi se voleva veramente mirare ad essere una nazione moderna.
Per troppo tempo si era andato dicendo che tutto quello che era straniero, tutto quello che proveniva dalla Francia, dall'Inghilterra era ottimo, e ciò che vi si diceva era Vangelo; si disprezzava in questi casi ciò che si presentava come prodotto genuino del genio italiano. Era dunque l'ora che il popolo italiano imponesse anche la liberazione da ogni asservimento allo straniero. E questo non era solo un "capriccio", ma era dignità.
(ricordiamo che l'impiego del "Made in Italy", fu quello che Mussolini in seguito poi battezzò per i prodotti italiani).

Al Governo Italiano, ai dirigenti della cosa pubblica -nonostante la conclusione vittoriosa della guerra- mancava il coraggio, mancava la forza, mentre il concetto di libertà era interpretato come licenza. Inoltre le masse operaie malcontente si lasciavano trascinare dai mestatori, la massa grigia andava dietro la corrente o ascoltava il tribuno di turno, senza neanche una parola di protesta.
Ma non bastava. Mentre il 12 gennaio a Milano si indicevano dai socialisti comizi per protestare contro gli imperialismi italiani (ma dopo, a Versailles tutti videro chi erano gli imperialisti!, non certo gli italiani!), con l'amnistia cagoiesca del settembre ai disertori, ritornava sul fante un'onda di fango. Quello stesso fante, che dopo 4 anni di trincea, troncati gli studi, troncato l'impiego, tornato a casa, non aveva che il nome di "ex combattente" che gli suonava di scherno e come un insulto; l'amnistia non lo dice chiaro, ma è chiarissimo che "Lui ha combattuto, per niente, bel fesso è stato!". Eppure prima li avevano chiamati "Eroi di Vittorio Veneto", e li avevano additati come esempio, magnificati, encomiati, premiati, con le medaglie, i nastrini, e le patacche di ogni genere.

Di fronte ad una dimostrazione o patriottica o del caroviveri, si inscenava subito una contro-dimostrazione socialista; di modo che agli ex combattenti, come ai primi cristiani, non rimaneva altro che ritirarsi nelle loro nude case diventate catacombe, per commemorare le date del martirio, per esaltare i giorni delle vittorie o per piangere gli amici morti nei giorni delle sconfitte. Negli angoli più oscuri di queste catacombe, a piangere per la disperazione, vi erano pure mogli, figli, fratelli, madri, di 650.000 loro cari che non tornarono mai più a casa.

Ma ecco nel marzo 1919 sorgere un movimento che reagisce alle violenze sovversive, e insegna - allo Stato, ai suoi inetti politici, e ai ciechi soggetti confusi da apologetiche notizie dall'Est - il proprio dovere.

L'Italia nel 1919 era afflitta da una situazione quanto mai critica dei rapporti sociali per il drammatico contrasto fra le precarie condizioni del proletariato e dei contadini che avevano pagato un alto tributo di sangue e sofferenze in trincea,  e il lusso smodato sfrontatamente esibito dai "pescicani", i nuovi ricchi che avevano tratto enormi profitti dalla guerra con le industrie belliche - (1976 stabilimenti con un milione di addetti - industrie che con la guerra (e gli imboscati) aveva non solo raddoppiato i profitti, ma li aveva perfino decuplicati).

Ma la delusione e l'intolleranza alle discriminazioni si erano estese anche al ceto medio e alla piccola borghesia, a una folta schiera di giovani ufficiali e di combattenti che non avevano trovato nel dopoguerra la realizzazione delle loro aspirazioni, nè un miglioramento economico e l'affermazione sociale cui credevano di avere diritto come contropartita dopo le benemerenze militari conquistate eroicamente sul campo di battaglia, che al dunque risultarono "patacche".

I tempi erano dunque maturi per una svolta radicale, maturi per quel fenomeno politico alimentato dalla violenza (ancora in forma potenziale) della lotta di classe, ma anche dal malcontento generale, e dalla paura dei conservatori che temevano la prima; erano insomma maturi per  il "fascismo di Mussolini".

"Questo fascismo mussoliniano non si presenta affatto come espressione di una dottrina politica, non ha come il socialcomunismo una filosofia alle spalle, ma è un punto di coagulo di tutte le paure, gli odi, i risentimenti di gran parte della classe dirigente e di ampi strati popolari contro il disordine sociale del dopoguerra, fomentato, agli occhi dei borghesi benpensanti da una classe operaia sempre più tendenzialmente rivoluzionaria. C'è un'invocazione di ordine e di disciplina, un bisogno di metodi forti contro la crisi diffusa, che il fascismo sa interpretare con decisione".
"Certo il fascismo non avrebbe potuto conquistare il potere se non avesse trovato connivenza e appoggio nei deboli governi del dopoguerra, oltre che aiuto concreto da parte del capitalismo liberale e della grande proprietà terriera, spaventati dall'accresciuta forza della classe operaia"
. (
Elio Gioaola, Novecento, Colonna Edizioni, 1999).
(basterà poi leggere "La mia nazione operante" (>>>> )per ritrovare i 2000 personaggi che appoggiarono Mussolini: Principi 6, Conti 45, Duca 4, Marchesi 15, Nobili 18, Professori 182, Avvocati 182, Militari 65, Commendatori e Cavalieri del Regno 280, Scrittori e giornalisti 26. Di giovani facinorosi ne troviamo solo una decina.)

Il giorno prima della fondazione dei fasci milanesi, a Dalmine, dopo uno sciopero i lavoratori di un'industria, seguendo le indicazioni del loro sindacato Uil, le maestranze avevano scioperato, occupando lo stabilimento, ma senza interrompere la produzione: Mussolini fece loro un discorso (pubblicato poi su "Il Popolo d'Italia" del 21 marzo) che era sì antisocialista ma ancora antiborghese:

Mussolini arringò così gli operai: "E' il lavoro che parla in voi, non il dogma idiota o la chiesa intollerante, anche se rossa. È il lavoro, che nelle trincee ha consacrato il suo diritto a non essere più fatica, miseria o disperazione, perché deve diventare gioia, orgoglio, creazione, conquista di uomini liberi nella patria libera e grande, entro e oltre i confini. Non siete voi i poveri, gli umili e i reietti, secondo la vecchia retorica del socialismo letterario, voi siete i produttori, ed è in questa vostra rivendicata qualità che voi rivendicate il diritto di trattare da pari con gli industriali... Voi giungerete, in un tempo che non so se è vicino o lontano, ad esercitare funzioni essenziali nella società moderna, ma i politicanti borghesi o semiborghesi non debbono farsi sgabello delle vostre aspirazioni per giocare la loro partita. Il significato intrinseco del vostro gesto è chiaro. Voi vi siete messi sul terreno della classe, ma non avete dimenticato la Nazione. Avete parlato di popolo italiano, non soltanto, della vostra categoria di metallurgici. Per gli interessi immediati della vostra categoria voi potevate fare lo sciopero vecchio stile, lo sciopero negativo e distruttivo; ma pensando agli interessi del popolo, voi avete inaugurato lo sciopero creativo, che non interrompe la produzione"

Non era un discorso che piaceva molto agli industriali, ma nemmeno dispiaceva, visto che l'Associazione Industriale mise a disposizione di Mussolini un locale per una singolare riunione.
Il giorno stesso che usciva sul giornale l' intervento di sopra, il 21 marzo, sorgeva il "Fascio milanese di combattimento", ed il 23 dello stesso mese si riunivano per la prima volta gli aderenti ai Fasci italiani di combattimento in Piazza S. Sepolcro sempre a Milano.

Così comincia una nuova storia d'Italia!

MUSSOLINI, dentro un locale di Via San Sepolcro a Milano, in una saletta messa a disposizione dal Circolo industriale (Una curiosità: C'erano anche 5 industriali ebrei a questa riunione, e fu proprio uno di loro (Goldman) a procurargli la sala della riunione !) costituisce con 871 soci (arditi, ex combattenti, ex interventisti) i FASCI COMBATTENTI, imprimendo al suo movimento un indirizzo fortemente antisocialista; e vuole essere così coerente (togliere ogni dubbio a chi li ha) che manda a incendiare L'Avanti, il giornale dei socialisti di cui Mussolini stesso era stato il direttore.

Ecco l'elenco dei presenti alla riunione del 23 Marzo: Angiolini prof. Francesco (Milano), Attal ing. Salvatore (Milano), Aversa. avv. Giuseppe (Milano), Barabandi Renato (Milano), Bartolozzi Ettore (Bergamo), Benvenuti Ettore ufficiale di marina (Milano), Besana Enrico (Milano), magg. Besozzi (Milano), Bianchi magg. avv. Camillo (Milano), Binda dott. Ambrogio (Milano), Boattini Vittorio (Milano), Bonafini Napoleone (Milano), Bonavita avv. Francesco (Milano), Boschi Ettore (Monza), Bosi Nereo (Piacenza), Bottini prof. rag. Piero (Milano), Bozzolo cap. Natale (Marchirolo), Brambillaschi Giovanni (Milano), Brebbia Giselda (Milano), Bresciani Italo (Verona), Bruzzesi avv. Giunio (Milano), Capodivacca Giovanni (Milano), Capurro Giuseppe (Sori), Carabellese avv. (Milano), Carli cap. Mario (Roma), Cattaneo rag. Luigi Natale (Milano), Cerasola rag. Federico (Milano), Chierini Gino (Milano), Chiesa Ernesto (Vigevano), Ciarrocca Guido (Milano), Colombi Giuseppe (Milano), Consonni Ferruccio (Milano), Corra Bruno (Milano), Costantino Michele (Bari), Cottarelli Leonardo (Cremona), Dagnino Ettore (Comigliano Lig.), De Angelis Ernesto (Napoli), Deffenu Luigi (Nuoro), Del Latte dott. Guido (Milano), Dessv Mario (Milano), Dondena Giov. (Milano), Ercolani Luigi (Cornigliano Lig.), Fabbianini Nino (Novara), Facchini Antonio (Milano), Falletti Pietro (Soresina), Falugi Quintilio (Sesto S. Giovanni), Farinacci Roberto (Cremona), Fasciolo Benedetto (Milano), Ferrara Gaetano (Milano), Ferrari avv. Enzo (Milano), Fiecchi Arturo (Genova), Franceschelli Aldo (Milano), Fraschini Alcide (Pavia), Franzi Erminio (Bergamo), Frigerio Armando (Milano), Funi Achille (Ferrara), Galassi Aurelio (Milano), Garibaldi Decio Canzio (Milano), Ghetti Domenico (Milano), Gioda Mario (Torino), Goldmann Cesare (Milano), Greppi mg. Filippo (Milano), Jachetti Francesco (Milano), Jeckling Manlio (Trieste), Longoni Attilio (Milano), Luzzatto on. avv. Riccardo) Milano), Mainardi Oreste (Cremona), Malusardi Edoardo (Milano), Mangiagalli sen. prof. Luigi (Milano), Manteca dott. Luigi (Milano), Masnata prof. Giovanni (Stradella), Marchi Marco (Verona), Marinetti F. T. (Milano), Marinelli rag. Giovanni (Milano), Martignoni Rodolfo (Musocco), Marzagalli Giuseppe (Greco Milanese), Marzari Quirino (Milano), Massaretti Luigi (Piacenza), Mazzi Tito (Varese), Melli Gino (Brescia), Mecheri Eno (Genova), Moili Mario (Monza), Momigliano avv. Eucardio (Milano), Morisi Celso (Milano), Moroni Paolo (Milano), Nascimbeni Mario (Vigevano), Pasella Umberto (Milano), Pesenti avv. Guido (Milano), Pianigiani Guido (Monza), Podrecca on. Guido (Milano), Pozzi Alessandro (Milano), Pozzi G. P. (Bergamo), Raimondi Carlo (Milano), Ranzanici Angiolo (Bergamo), Razza Luigi (Trento), Riva Celso (Monza), Riva Ubaldo (Bergamo), Rocca Giovanni (Sampieri darena), Rossi Cesare (Milano), Rossi dott. Carlo (Como), Rossi Giuseppe (Alessandria), Scarzi-Ranieri dott. Angiolo (Pegli), Scarani Cleto (Milano), Semino Virginio (Genova), Tacchini Ezio (Sestri P.), Tagliabue Enrico (Monza), Teruzzi prof. Regina (Milano), Vajana Alfonso (Bergamo), Vezzani Menotti (Monza), Zappi Ferdinando (Verona), Zoppìs (Milano), Zuliani Mario (Milano).
È presente la Giunta esecutiva del Fascio milanese: Benito Mussolini, cap. Ferruccio Vecchi, ten. avv. Enzo Ferrari, Mario Giampaoli, Ferruccio Ferradini, Michele Bianchi, Carlo Maraviglia.
Presiede Ferruccio Vecchi, che porge il saluto ai convenuti. Il saluto del Fascio milanese di Combattimento è recato dal pluridecorato al valore ten. avv. Enzo Ferrari.

Era stata annunciata la riunione fin dal 2 marzo, invitando i lettori de Il Popolo d'Italia, i reduci, e tutti i cittadini. Il 9 marzo viene ripetuto comunicando che "l'adunata sarà importantissima", "Sarà creato l'antipartito, sorgeranno cioè i Fasci di Combattimento che faranno fronte contro due pericoli: quello misoenista di destra e quello distruttivo di sinistra".

In quella sede, si danno convegno i fascisti della prima ora, un centinaio di "fedelissimi" tra cui Balbo, De Bono, Bianchi e De Vecchi, i futuri Quadrumviri della Marcia su Roma, e circa duecento aderenti che osservano e ascoltano. Mussolini interviene con un discorso, distinto in tre dichiarazioni, che poi il giorno dopo, il 24 marzo, il n.83 Il Popolo d'Italia, riportava integralmente, e che qui, pure noi riportiamo: (non aggiungiamo né togliamo nulla; diamo solo a lui la parola; che in crescendo gli italiani… leggevano e gli si… affiancavano; e se non fosse stato così, Mussolini non sarebbe andato molto lontano.
Non è storico dire poi, dopo ventidue anni, che nessuno era fascista, o che lo erano stati perché costretti. Era questo che leggevano, e i giornali nazionali, iniziarono a riportare e ad amplificare i suoi discorsi, i suoi scritti e le sue idee.
E quando ci fu poi la netta svolta a destra nel governo, così i grandi quotidiani la salutarono:

ALBERTINI direttore del Corriere d. Sera :
"Il fascismo ora interpretato é l'aspirazione più intensa di tutti i veri italiani"
.
Gli fece eco La Stampa di Torino:
"Il governo Mussolini é l'unica strada da percorrere per ridare agli italiani quell'"ordine" che tutti ormai reclamano intensamente".

 

Passiamo ora al preambolo e alle tre dichiarazioni di Mussolini:

continua ....>>>>

 

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